Manuale di diritto processuale penale - giappichelli.it · Autori Adolfo Scalfati, Professore...

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Autori

Adolfo Scalfati, Professore ordinario di Diritto processuale penale Univer-sit degli Studi di Roma Tor Vergata

Alessandro Bernasconi, Professore ordinario di Diritto processuale penale Universit degli Studi di Brescia

Agostino De Caro, Professore ordinario di Diritto processuale penale Uni-versit degli Studi del Molise

Alfonso Furgiuele, Professore associato di Diritto processuale penale Uni-versit degli Studi di Napoli Federico II

Mariano Menna, Professore ordinario di Diritto processuale penale Secon-da Universit degli Studi di Napoli

Carla Pansini, Professore associato di Diritto processuale penale Universit degli Studi di Napoli Parthenope

Nicola Triggiani, Professore associato di Diritto processuale penale Uni-versit degli Studi di Bari A. Moro

Cristiana Valentini, Professore associato di Diritto processuale penale Uni-versit degli Studi di Ferrara

XXVIII | Autori

Abbreviazioni

Le magistrature ed organi correlati

Consiglio di Stato Consiglio Superiore della Magistratura Corte costituzionale Corte dappello Corte dassise Corte dassise dappello Corte di appello militare Corte dei conti Corte dei conti, sezione controllo Corte di cassazione, sezione I, II, III, IV,

V, VI, VII

Corte di cassazione, sezione feriale, Corte di cassazione, sezioni unite Corte di giustizia Comunit Europee Corte di giustizia CE Corte di giustizia dellUnione Europea Corte di giustizia UE Corte europea dei diritti delluomo Corte edu Corte internazionale di giustizia giudice collegiale giudice delludienza preliminare giudice di pace giudice istruttore giudice monocratico giudice per le indagini preliminari magistrato di sorveglianza Pretura Procura della Repubblica Procura generale Procuratore genale Procuratore della Repubblica pubblico ministero Tribunale

XXX | Abbreviazioni

Tribunale amministrativo regionale T.A.R. Tribunale di sorveglianza Tribunale militare Tribunale per i minorenni

Atti normativi

Atti parlamentari Atti parl.Circolare circ.circolare ministeriale circ. min.codice civile c.c.codice del diritto canonico c. dir. can.codice della navigazione c. nav.codice della strada c. str.codice di procedura civile c.p.c.codice di procedura penale c.p.p.codice di procedura penale del 1930 c.p.p. 1930codice penale c.p.codice penale militare di guerra c.p.m.g.codice penale militare di pace c.p.m.p.Costituzione della Repubblica Cost.decreto del Capo provvisorio dello Stato d.c.p.s.decreto del Presidente del Consiglio dei

ministri d.p.c.m.

decreto del Presidente della Repubblica d.p.r.decreto interministeriale d. interm.decreto legge d.l.decreto legge luogotenenziale d.l.lt.decreto legislativo d.lgs.decreto legislativo del Capo provvisorio

dello Stato d.l.c.p.s.

decreto legislativo luogotenenziale d.lg.lt.decreto legislativo presidenziale d.lg.p.decreto ministeriale d.m.disegno di legge d.d.l.disposizioni di attuazione e transitorie norme. att.disposizioni di coordinamento norme coord.disposizioni preliminari disp. prel.disposizioni regolamentari disp. reg.Gazzetta Ufficiale della Comunit Europea G.U.C.E.Gazzetta Ufficiale della Repubblica G.U.legge l.

| Abbreviazioni XXXI

legge costituzionale l. cost.legge delega l. delegalegge regionale l. reg.patto internazionale dei diritti civili e po-

litici Pidcp

regio decreto r.d.regio decreto legge r.d.l.regio decreto legislativo r.d.lg.regolamento reg.risoluzione ministeriale r.m.testo unico t.u.

Specifici provvedimenti normativi

Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea

Carta dei diritti fondamentali UE

Convenzione europea dei diritti delluomo Cedu d.p.r. 30 giugno 2000, n. 230 reg. ord. penit. d.p.r. 29 aprile 1976, n. 431 reg. ord. penit. 1976 l. 26 luglio 1975, n. 354 ord. penit. Patto internazionale dei diritti civili e poli-

tici Patto int. dir. civ. pol.

Protocollo n. 7 alla Convenzione europea dei diritti delluomo

Protocollo n. 7 Cedu

r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 ord. giud. r.d. 18 giugno 1931, n. 773 t.u.l.p.s. Trattato dellUnione europea Trattato UE Trattato di Lisbona Trattato di Lisbona

Abbreviazioni generiche

confronta cfr.cosiddetto c.d.eccetera ecc.esempio es.lettera lett.seguente s.seguenti ss.senza data s.d.vedi v.

XXXII | Abbreviazioni

Premessa

Il diritto processuale penale materia fluida; i continui interventi del legislatore spesso diretti a soddisfare lopinione pubblica insieme alla massiccia opera correttiva della Corte costituzionale, scuciono sistemi e sottosistemi, costringendo linterprete a rinnovare equilibri e a ricalibrare le categorie.

Il ruolo del giudice, soprattutto durante le indagini preliminari, il tratta-mento dellimputato, la tutela delle libert, lampiezza del potere cautelare, i procedimenti abbreviati, gli strumenti di controllo, il rapporto tra cogni-zione ed esecuzione rappresentano (esemplificativamente) settori in costante progresso, ancora oggi, sottoposti alla mutevole attenzione legislativa.

A questo fermento, si aggiunge il sistema multilivello di normazione con il quale bisogna fare i conti: si tratta della Cedu e delle norme dellUnione Europea applicabili nella lettura fornita dalle rispettive Corti e del loro impatto con la disciplina e le giurisdizioni nazionali.

Sintuisce, allora, che non facile scrivere un Manuale, genere letterario tradizionale, adatto a fissare i capisaldi della materia e a sviluppare, intorno ad essi, le linee esplicative della disciplina.

Un tempo, nemmeno tanto lontano, Opere cos duravano anni e costi-tuivano solidi punti prospettici dai quali osservare larchitettura del pro-cesso penale; oggi, i Manuali richiedono frequenti messe a punto, se non addirittura fulminanti quanto radicali trasformazioni, per adattarne i con-tenuti ai mutamenti normativi e interpretativi, talvolta capaci di alterare anche solo parzialmente la struttura complessiva dello specifico settore giuridico.

Dinanzi a tanta instabilit, la letteratura tenta di coniugare la congruit sistematica e laggiornamento della disciplina.

Ed ecco, allora, che un Manuale composto da pi Autori, dove ciascuno governa la propria parte, permette una stesura pi rapida dellOpera favo-rendone, al contempo, un pi flessibile e veloce rinnovamento.

Certo, un libro scritto da un solo Autore pu presentare maggiore coe-

XXXIV | Premessa

renza interna e manifestare migliore omogeneit linguistica; ma, al contra-rio, sconta una fissit di prospettive e una maggiore difficolt di aggiorna-mento.

Questo Manuale rivela una autonomia culturale nei singoli settori, se-condo le esperienze e la sensibilit di ciascun Autore, unita a linearit del-lesposizione concettuale; tuttavia, non si sottrae ad una trattazione organi-ca e coerente, grazie ad un lavoro di coordinamento strutturale e contenu-tistico.

15 Settembre 2015 A.S.

PARTE I

Princpi di Adolfo Scalfati

2 I | Princpi

1 | Obbiettivi processuali e modelli giudiziari 3

CAPITOLO 1

Obbiettivi processuali e modelli giudiziari

SOMMARIO: 1. Funzione del processo. 2. Verit come scopo. 3. Modelli. 4. (segue): in-quisitorio. 5. (segue): accusatorio. 6. Matrice vigente. 7. (segue): lineamenti strutturali.

1. Funzione del processo

In materia, la disciplina processuale diretta a verificare se e come adottare le norme penali, incluse le regole concernenti le sanzioni e le mi-sure di sicurezza; cos anche quando lesito culmina nel proscioglimento dellimputato, dal momento che il giudice avr risolto negativamente il dubbio sullapplicabilit della norma incriminatrice o avr adottato una formula di non punibilit, di non imputabilit, di esclusione della colpevo-lezza, di estinzione del reato, secondo la legge penale.

bene ricordare, tuttavia, che durante il processo si valutano anche vi-cede che influenzano liniziativa penale e la sua prosecuzione (es., impro-cedibilit per assenza di querela, morte dellimputato, ecc.). Tale rilievo schiude una prospettiva pi ampia, secondo cui laccertamento giudiziario oltre a dirimere linterrogativo sulladozione della norma sostanziale compie una verifica su se stesso e, cio, valuta le regole da applicare per il suo funzionamento: ad esempio, quando occorre stabilire se il giudice ricusabile, se una prova ammissibile, se consentito impugnare, ecc.

Si pu dire, pertanto, che la dinamica giudiziaria approda ad una deci-sione sullapplicabilit della legge penale dopo aver sciolto i nodi sulle norme procedurali da adottare; fino al punto di esprimere provvedimenti capaci di determinare lanticipato arresto della macchina, impedendo legit-timamente di conseguire lobbiettivo di base (es., pronuncia di non doversi procedere in presenza di un segreto di Stato).

4 I | Princpi

Naturalmente, lanalisi sulla legge applicabile postula vicende umane (es., un incidente mortale sui luoghi di lavoro, una lesione inferta con arma da fuoco, ecc.); anche queste sono oggetto di accertamento nella loro de-scrizione materiale. Anzi, il complesso itinerario del processo forgiato in modo da rispondere allesigenza di ricostruire episodi gi accaduti, ri-spetto ai quali occorre applicare le regole di diritto sostantivo. Sotto tale profilo, lesito presuppone, in linea di massima, un giudizio di fatto e un giudizio di diritto laddove il primo elabora la ricostruzione fattuale e il secondo individua, rispetto a questa, le norme pi idonee.

Al riguardo, occorrono talune importanti precisazioni. Premesso, com stato appena rilevato, che liter giudiziario lavora su

vicende trascorse, i protagonisti, secondo lottica di ciascuno e sulla base di poteri loro conferiti dalla legge, si attivano per elaborare un quadro fattua-le. Tuttavia, non trattandosi di un esperimento scientifico che tende a ri-produrre un evento in laboratorio, ma filtrando la dinamica ricostruttiva attraverso un reticolo di regole giuridiche, non detto che la fotografia dei fatti contenuta nella decisione coincida con lepisodio verificatosi in natu-ra, bastando che essa sia semplicemente verosimile; del resto, avrebbe na-tura divina il responso che stabilisse esattamente come sono andate stori-camente le cose.

Per meglio dire, laccertamento processuale, piuttosto che i fatti, ha ad oggetto la rappresentazione dei fatti allegata dalle parti, le quali indica-no ipotesi da sottoporre alla procedura dimostrativa; il contenuto finale della verifica manifesta semplicemente un enunciato naturalistico-descrit-tivo elaborato dal giudice.

In secondo luogo, il processo si snoda attraverso un insieme di regole che non rendono libero laccertamento, ma lo obbligano a percorrere canali predeterminati dal legislatore; la qual cosa, inevitabilmente, incrina la pretesa di eguaglianza tra il risultato ricostruttivo conseguito in giudizio e la morfologia del segmento storico rilevante. Si pensi, per esempio, alla necessit di pronunciare una decisione di proscioglimento quando sono contraddittorie le prove sulla condotta tenuta dallimputato: qui la solu-zione non riesce nemmeno a soddisfare laspettativa che siano descritti, senza ambiguit, gli episodi sul piano fattuale.

2. Verit come scopo

Nelle trattazioni classiche, si discusso con una marcata tendenza alla soluzione affermativa sulla possibilit che il processo penale fosse diretto

1 | Obbiettivi processuali e modelli giudiziari 5

al perseguimento della c.d. verit materiale; come se laccertamento giudi-ziario si dotasse della capacit di ricostruire i fatti storici e descrivere a po-steriori la condotta oggettivamente tenuta dallimputato. Del resto, lo stes-so richiamo alla verit, quale scopo del processo penale, implica una tensione etica che carica il fenomeno di un onere meta-giuridico. Rappre-senta un chiaro paradigma di questo pensiero lart. 299, comma 1, c.p.p. 1930, laddove stabiliva che il giudice ha lobbligo di compiere que-gli atti che appaiono necessari alla ricerca della verit: il legislatore era pervaso da unincrollabile fiducia verso lattitudine dellarsenale giudizia-rio a riesumare lesatto quadro storico della vicenda umana.

Nella prospettiva della c.d. verit materiale, lelaborazione del giudice sul terreno cognitivo sostanzialmente equiparata a quella di uno scienzia-to il quale capace di riprodurre gli eventi naturali in vitro, per compren-derne esattamente le caratteristiche. Si tratta di un pensiero fallace, basato sulla immedesimazione tra un fenomeno socialmente regolato (la dinamica processuale) e quello scientifico, frutto delle correnti ideologiche positivi-stiche trasferite nel settore giudiziario.

Nelle versioni pi evolute, preso atto che lobbiettivo si presentava trop-po ambizioso, allaccertamento penale stato affidato lo scopo di persegui-re la c.d. verit processuale, secondo un pensiero diffuso ancora oggi: la decisione mostrerebbe un quadro fattuale la cui solidit, se non coincide con un approdo scientifico peraltro messo in crisi quanto alla sua dimen-sione di assolutezza , si fonda sul migliore sforzo storico-ricostruttivo. una prospettiva in cui permane lafflato ideologico che circonda il processo penale, condotto in nome di (e proteso verso) una verit, stavolta, quali-tativamente minore e, senza dubbio, relativa.

Come intuibile, si tratta di prospettazioni alla cui base alberga una pretesa relazione tra caratteristiche della scienza (anche quella che approda a risultati relativi e falsificabili) e virtuosismi di un accertamento penale, al quale sarebbe attribuito il potere di osservare la retrospettiva fattuale in disarmante trasparenza. Ancora oggi, questo legame si nutre di un influsso neopositivista, soprattutto con lo sviluppo delle neuroscienze applicate; la trasposizione giudiziaria di saperi recenti alimenta una rinnovata opinione secondo cui il processo penale in grado di conseguire, anche grazie al pro-gresso tecnologico, un risultato ricostruttivo dei fatti sempre pi vero.

In ogni caso, va pure detto che dal complesso normativo vigente traspa-re una sorta di supremazia dellaccertamento penale, rispetto a tutte le al-tre forme di verifica giudiziaria o paragiudiziaria, quanto allaffidabilit co-gnitivo-fattuale; ne costituiscono conferma le norme dirette a stabilire che le circostanze appurate in sede penale, a determinate condizioni, sono da

6 I | Princpi

ritenersi incontestabili anche nei giudizi civili o amministrativi e, persino, nel contenzioso disciplinare (artt. 651-654 c.p.p.). Per quanto si tratti di un orientamento legislativo non recente, oggi, la scelta, lungi da possedere connotati ideologici, deriva da unesigenza di utilit attualmente ancora condivisa dal legislatore, bench niente vieti di ignorarla, come accade in ordinamenti di common law volta ad evitare decisioni disarmoniche tra le distinte giurisdizioni dello Stato, nei casi in cui la stessa vicenda sia esami-nata anche sotto profili non penalistici (es., le caratteristiche di una lesione personale provocata da una macchina malfunzionante hanno un proprio rilievo, contestualmente, dal punto di vista sanzionatorio e sul versante ri-sarcitorio oggetto di un parallelo giudizio civile).

Secondo unottica pi neutra, che non pretende di omologare laccer-tamento giudiziario allanalisi storica e tantomeno a quella scientifica, il complesso delle regole che governano il processo penale rappresenta un fenomeno pratico, utile al contesto sociale perch mira a stabilire se e come adottare la norma sostanziale; la conoscenza giudiziaria ha ad ogget-to la rappresentazione dei fatti fornita dalle parti e si realizza tramite un congegno denso di regole, i cui contenuti rispondono ad altrettanti valori da garantire, soprattutto sul terreno delle libert individuali. Sotto tale profilo, lesito ricostruttivo non pervaso da pretese scientiste e non ambi-sce a nessun tipo di verit, ma rappresenta semplicemente lepilogo so-cialmente accettato, al quale hanno contribuito i protagonisti, secondo le distinte prospettive, nel rispetto della legge.

Talvolta, sulla base di un uso linguistico pi antico e tendenzialmente scevro da aspirazioni etiche, dire che liter giudiziario consegue la c.d. veri-t processuale equivale solo a sostenere che il suo esito costituisce il frutto giuridico di un percorso normativamente regolato e che, una volta definiti-vo, deve considerarsi socialmente indiscutibile; cosicch, la decisione non pi controversa va considerata come verit nella sfera degli interessati. un pensiero da condividere: per quanto il giudicato non sia inossidabile, risponde ad un principio di utilit che la giurisdizione, ad un certo punto, statuisca conclusivamente le regole da applicare.

3. Modelli

Il complesso delle statuizioni o delle prassi giudiziarie notevolmente influenzato dalle forme di governo, dalle correnti politico-ideologiche do-minanti e, conseguentemente, dallo spazio di libert riconosciuto allindi-viduo.

1 | Obbiettivi processuali e modelli giudiziari 7

Quando la relazione tra Stato e individuo radicalmente asimmetrica e i diritti individuali sono posti ai margini, in nome dellinteresse collettivo o delle istituzioni, la durezza e linsensibilit dellapparato si trasferiscono sui modi dellaccertamento, delineandone contorni spiccatamente autoritari. Simile modo di concepire il processo penale sovente supportato dalle opinioni di chi lo ritiene uno strumento destinato a conseguire la verit; in tale ottica, lobbiettivo va meglio realizzato senza la collaborazione degli interessati, lasciando lavorare solo soggetti esperti (la magistratura) istituiti ad hoc.

Allopposto, quando la tutela delle libert individuali emerge tra gli ob-biettivi basilari dello Stato, le scelte concernenti lamministrazione della giustizia penale tratteggiano modelli di accertamento partecipati e traspa-renti, dove lesigenza della funzione giudiziaria trova un costante bilancia-mento con le garanzie della persona.

Detto a grandi linee, le due prospettive riflettono i caratteri essenziali dei sistemi, rispettivamente, inquisitorio e accusatorio.

Nei modelli del primo tipo, lapparato giudiziario (polizia e magistratu-ra) campeggia in ogni stadio del processo che, anzi, spesso impiegato come strumento larvatamente repressivo; laccusato subisce, con pochi margini di manovra, un potere pubblico indifferente alle libert e dotato di ampia discrezionalit. Nei sistemi del secondo tipo, la magistratura anche se composta da organi dellapparato statale fa i conti con le garanzie in-dividuali, talvolta intese come soglie invalicabili dellintervento giudiziario, talaltra concepite in posizione di bilanciamento con questultimo; qui la figura dellimputato, al centro di una dinamica scandita dalla legge, contri-buisce, con le proprie condotte, a determinare lesito della controversia.

Prima di tratteggiare le caratteristiche pi salienti delluno e dellaltro sistema, sono necessari alcuni rilievi.

Innanzitutto, accusatorio e inquisitorio rappresentano categorie genera-li enucleate dalla letteratura, la quale non sempre concorde nellindivi-duare i caratteri di un modello in contrapposizione allaltro; le componenti essenziali risultano pi o meno numerose, in base ai diversi punti di vista o al grado di analisi della materia.

In secondo luogo, pi realisticamente, ben difficile che le discipline processuali, soprattutto quelle vigenti, siano perfettamente inquadrabili nel-luno o nellaltro modello, spesso presentando elementi comuni ad entram-bi. Si pu sostenere, invece, che la struttura di un determinato processo, desunta dal complesso normativo, si ispiri al modello accusatorio piuttosto che a quello inquisitorio, o viceversa; mentre sarebbe difficile negare che persistano tratti tipici del modello al quale meno somiglia.

8 I | Princpi

Inoltre, stabilire se un determinato corpus processuale tenda al sistema accusatorio o inquisitorio pu dipendere anche dalle prassi applicative e dal-la mentalit degli operatori. Per esempio, unabitudine interpretativa volta a svincolare il potere giudiziario dai legami normativi che ne regolano le-sercizio, alimentato dallidea che gli arnesi processuali vadano impiegati per conseguire finalit repressive e perfino preventive, determina prassi non alli-neate alle ragioni ispiratrici di un sistema a tendenza accusatoria. Pertanto com accaduto anche durante la vigenza dellattuale codice di procedura penale la tensione verso il modello tradita da una ricerca interpretativa diretta a preferire soluzioni marcatamente autoritarie; talvolta, simile esigen-za si manifesta in maniera forte se la giurisprudenza compie scelte praeter legem dirette a proteggere una dimensione autoconservativa del potere.

Infine, anche lorganizzazione giudiziaria pesa sul funzionamento della disciplina processuale, soprattutto quando questultima protesa allattua-zione del sistema accusatorio; per esempio, premesso che la parit tra le parti uno dei caratteri di tale modello, la funzione di pubblico ministero affidata ad un magistrato appartenente ad un ordine ben garantito dalla Costituzione come accade in Italia incrina allorigine la simmetria pro-cessuale con la difesa, la quale assicurata semplicemente tramite la figura di un libero professionista.

4. (segue): inquisitorio

Si possono adesso tratteggiare i caratteri dei due modelli, tuttavia, con-siderando che la nomenclatura accusatorio e inquisitorio va adoperata con cautela, non senza aver esaminato il complesso della disciplina e lat-mosfera ideologica presente al momento in cui essa vive; il legislatore pu avere prodotto un determinato corpus normativo spinto da un disegno che, per, deformabile da interventi normativi posteriori, dalle decisioni della Corte costituzionale, dalle prassi.

Ed ecco le caratteristiche del sistema inquisitorio. Cominciando dai profili oggettivi, spicca innanzitutto la segretezza del-

laccertamento. Listruttoria si svolge senza che trapelino notizie e che le parti sappiano nulla delle dinamiche probatorie; anche il momento del giu-dizio non possiede quel grado di pubblicit che consente ai consociati di percepire cosa accade. Solo lesecuzione della pena una procedura che avviene in pubblico, per scopi di deterrenza.

Prevale, inoltre, la scrittura, nel senso che la decisione si fonda su risul-tati probatori preconfezionati dallautorit giudiziaria tramite verbali. Al-

1 | Obbiettivi processuali e modelli giudiziari 9

lorgano che decide del tutto indifferente se il materiale di prova sia for-mato in sua presenza, con il tributo delle parti, o se sia filtrato da una rac-colta effettuata dallinquirente; perlopi, le sorti della decisione dipendono dai contenuti della documentazione redatta da questultimo.

Altro profilo tipico dei modelli di matrice inquisitoria la commistione dei ruoli e delle fasi. Nella versione pura, la raccolta probatoria e la deci-sione sulla vicenda sono concentrate nelle mani dello stesso magistrato, il quale procede dufficio, effettua ipotesi investigative, acquisisce elementi utili a confermarle e, infine, giudica, essendo poco o nulla influenzato dalla difesa; qui quasi impossibile distinguere le linee di confine tra fase del-linchiesta e quella del giudizio.

Nellarea continentale europea, a partire dallera moderna, le prassi in-quisitorie si consolidano tramite interventi normativi; sono introdotte di-scipline specifiche, le quali trovano la massima espressione nellOrdonnan-ce criminelle del 1670. Spicca la sagoma del magistrato istruttore, che gesti-sce la libert dellimputato e acquisisce le prove; quando non ritiene di ar-chiviare, allestisce un dossier daccusa munito di minuziosi rilievi scritti de-stinati ad un pool di magistrati addetti alla fase del giudizio. In questul-timo segmento tollerata la presenza della difesa, perlopi diretta a fornire un contributo alla valutazione del materiale probatorio preconfezionato.

A partire dalle codificazioni ottocentesche affiora il magistrato del pub-blico ministero il quale al di l dellatto di sua spettanza costituito dal-liniziativa penale possiede funzioni simili a quelle dellistruttore, sebbe-ne le eserciti in procedimenti meno impegnativi; in linea di massima, il di-stinguo tra giudice istruttore e pubblico ministero risponde a esigenze formalistiche, considerando la sostanziale identit di ruoli, soprattutto in materia istruttoria e di misure de libertate.

Sul piano delle caratteristiche soggettive, dilaga la pretesa di ottenere la collaborazione dellimputato in vista dellesito processuale; in assenza di condotte spontanee, egli pu essere sottoposto ad un indeterminabile cata-logo di pressioni, incluse quelle che generano sofferenze fisiche.

Lo strumento originario, largamente impiegato nella gestione inquisito-ria dellaccertamento penale, costituito dalla tortura, in special modo, di-retta ad ottenere la confessione. Daltro canto, la tecnica inquirente ha via via affinato un vasto arsenale pur di strappare le dichiarazioni allimputato, fino ai tempi recenti, quando limpiego della custodia cautelare si presta-ta a diventare strumento volto ad ottenere la sua collaborazione; emble-matico come il legislatore, con l. 8 agosto 1995, n. 332 abbia avvertito la necessit di interpolare lart. 274, lett. a), c.p.p., avvertendo che le situazio-ni di pericolo per lacquisizione della prova circostanza la quale, insieme

10 I | Princpi

ad altre, permette la privazione della libert ante judicium non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o del-limputato di rendere dichiarazioni, n nella mancata ammissione degli adde-biti.

Espressione autentica del regime autoritario la presunzione di colpevo-lezza; se ne parla ancora nei lavori preparatori alla codificazione del 1930. Basta linizio della dinamica giudiziaria, anche tramite indagini di polizia, a trasformare limputato in un potenziale colpevole. In nome del principio, si legittimano trattamenti repressivi durante il processo, dalla privazione della libert personale senza termini massimi di durata, alla possibilit di effet-tuare ogni intrusione nella sfera privata, alla presenza di regole punitive verso chi non si mostra compiacente al potere giudiziario o tende a sottrar-sene. Inoltre, limputato che deve fornire le prove della propria non col-pevolezza, presumendosi la responsabilit anche in base a un risultato istruttorio insufficiente o di contrastante lettura.

Si tratta di un effetto ancora pi perverso se si pensa allincapacit del-limputato di realizzare unattivit investigativa, potere totalmente attribui-to allapparato giudiziario, e allassenza del diritto di confrontarsi con le persone (delatori) che lo accusano.

La marginalit della difesa altra caratteristica del sistema autoritario, in base al quale laccertamento penale un affare esclusivo dellapparato statale, del tutto sottratto al contributo dei soggetti privati coinvolti; si trat-ta di un dato che assume proporzioni significative, investendo in modo tra-sversale litinerario processuale, dallacquisizione delle prove ai reclami con-tro lincursione sulle libert, dallintervento in materia cautelare al contri-buto per la decisione.

5. (segue): accusatorio

Venendo allaltro modello, emergono caratteristiche in qualche modo speculari al precedente, a partire dalle sue strette implicazioni con regimi politici dove domina la tutela del pluralismo ideologico e delle libert.

Sul versante oggettivo, vige un regime di oralit. Il materiale istruttorio oggetto di valutazione, piuttosto che essere preconfezionato, acquisito con il contributo delle parti; in contrapposizione al principio di scrittu-ra, elemento tipico nel modello inquisitorio, si parla oralit postulando un metodo in cui le fonti di prova dichiarative rivelano (perlopi) la propria conoscenza dinanzi al giudice che via via matura le proprie scelte. Proprio a tal riguardo, lefficacia del metodo dialettico richiede che le prove si for-

1 | Obbiettivi processuali e modelli giudiziari 11

mino dinanzi al giudice che decide (principio dimmediatezza), consen-tendo a questultimo di averne una diretta percezione e di istituire un pi genuino collegamento tra listruttoria e il giudizio.

intuitivo, in ogni caso, come la traduzione concreta dei menzionati canoni sia proporzionata alla complessit dellaccertamento; per esempio, se la dinamica giudiziaria richiede numerose udienze peraltro distanziate nel tempo le une dalle altre e idealmente interrotte da eventuali pronunce incidentali loralit e limmediatezza rischiano di perdere effettivit. In-somma, si tratta di caratteristiche flessibili; ma il loro affievolimento convi-ve con assetti processuali di matrice accusatoria (lipotesi in deroga pi comune al principio dimmediatezza, per esempio, quella in cui listrut-toria, se indifferibile, anticipata dinanzi ad un giudice diverso da quello che decider la controversia).

Aspetto paradigmatico la pubblicit dellaccertamento. Essa implica una dinamica sempre conoscibile alle parti, soprattutto allimputato, in modo che egli abbia una effettiva capacit di difendersi, sfavorita principal-mente dalla segretezza dellintervento giudiziario. Ma in un sistema demo-cratico, il principio di pubblicit impone che anche la popolazione sappia come viene attuato il potere giudiziario esercitando, tramite la presenza del pubblico alle udienze, una sorta di controllo politico indiretto; il regime di trasparenza nel funzionamento dellapparato un postulato essenziale allattuazione del diritto di manifestare la propria critica, anche tramite la stampa o altri mezzi di comunicazione.

Un carattere coessenziale al sistema in esame il principio di parit dia-lettica. Le parti, titolari di interessi coinvolti dalla vicenda giudiziaria, con-tribuiscono tramite poteri, diritti e oneri loro attribuiti in modo paritetico alle scelte compiute dal giudice. Tale principio non si manifesta solo nella fase finale, quando occorre argomentare le (rispettive) conclusioni da offrire a chi decide; in maniera pi pregnante, il canone dialettico si realizza nella fase istruttoria, dove la prova elaborata tramite le parti (allegazioni dei fatti, produzioni, osservazioni, esami delle fonti dichiarative, e cos via).

Si tratta di un parametro che inverte completamente la logica del mo-dello inquisitorio nel quale, a partire dalle ideologie di fondo, campeggia la ricerca istruttoria affidata esclusivamente al laboratorio dellinquirente. Il regime accusatorio, invece, predilige un itinerario partecipato, dove gli in-teressati illustrano le proprie prospettive: qui la decisione epistemologi-camente matura se costituisce il frutto di un percorso in cui le parti posso-no esprimersi e fronteggiarsi ad armi pari.

Non sfugge come la centralit delle parti, per un verso, rifiuti lidea che il processo persegua il suo obbiettivo tramite un organo che indisturbata-

12 I | Princpi

mente ci lavori e, dallaltro, introduca lopinione secondo cui il miglior ap-prodo consiste in una decisione basata sul contributo dei contendenti. Da tutto ci segue un corollario: la netta distinzione tra chi accusa e chi giudi-ca; il primo, conduce liniziativa penale, investiga e coltiva uno scopo re-pressivo, mentre, il secondo decide sulle sue richieste senza condividerne attivit e interessi.

Da un punto di vista soggettivo, il modello accusatorio esalta le garanzie individuali. Innanzitutto, emerge la presunzione di non colpevolezza, in base alla quale laccusato considerato innocente fino alla decisione che accerta il contrario, con significativi effetti sul piano del suo trattamento processuale e sul versante della ripartizione del rischio relativo alla manca-ta prova di colpevolezza.

Spicca, poi, la valorizzazione del diritto di difesa, non solo quale insie-me di diritti volti ad accrescere la partecipazione attiva dellimputato, ma anche come regola della non collaborazione la quale, nelle forme basi-che, si traduce nel diritto al silenzio o a non dichiarare contra se.

Infine, il modello accusatorio valorizza le manifestazioni delle libert individuali potenzialmente compromesse dallesercizio del potere come la libert personale, la segretezza delle comunicazioni, la privatezza del do-micilio rispetto alle quali, naturalmente, affiorano interessi da bilanciare, legati alle esigenze dellaccertamento giudiziario.

6. Matrice vigente

Stando allart. 2, comma 1, l. 16 febbraio 1987, n. 81 delega per lema-nazione del nuovo codice nel processo penale vanno attuati i caratteri del sistema accusatorio, secondo criteri e principi puntualmente elencati dal medesimo provvedimento legislativo; chiara, pertanto, la tensione del-limpianto codicistico, bench si precisino in dettaglio le specifiche linee guida alle quali attenersi.

Tramite il d.p.r. 22 settembre 1988, n. 447 oltre ad una serie consi-stente di decreti legislativi di attuazione emersa una struttura impronta-ta innanzitutto alla separatezza tra le funzioni dei protagonisti processuali e una spiccata propensione alla tutela dei diritti individuali, perlomeno in raffronto ai contenuti del codice del 1930.

Affiora una netta demarcazione tra il ruolo del giudice e quello del pub-blico ministero, attribuendosi al secondo un potere investigativo e requi-rente, mentre sul primo incombe il dovere di pronunciarsi solo dietro im-pulso delle parti.

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Il giudice non formula ipotesi investigative, rimesse al magistrato dac-cusa, non esercita dufficio liniziativa penale e assume inevitabilmente una posizione di distacco dagli interessi in gioco.

Le prove sono acquisite con il determinante e talvolta esclusivo con-tributo delle parti, salvo ipotesi di assoluta necessit, tassativamente statui-te, nelle quali il giudice interviene autonomamente; sotto tale profilo, viene valorizzato il criterio dialettico, di cui si parler ancora, come metodo per conseguire lepilogo giudiziario.

Il netto distacco tra i ruoli processuali rappresenta un elemento molto significativo dellattuale modello, caratterizzando il punto di maggior vici-nanza alla matrice non autoritaria dellaccertamento. Anticipando argo-menti successivi, il magistrato del pubblico ministero realizza linchiesta preliminare, formula e conduce liniziativa giudiziaria; mentre si solidifica sul giudice la funzione decisoria o di controllo.

Tuttavia, la limpida separatezza tra le due figure influenzata, sia dal-linterpretazione delle norme, sia da qualche previsione controcorrente seminata qui e l nella disciplina processuale, sia dal contesto di ordina-mento giudiziario. Soprattutto in questultima ottica, lappartenenza ad un ordine comune (la magistratura ordinaria), la condivisione di prerogative di rilievo costituzionale e dei percorsi della carriera costituiscono indiretti fattori di apparentamento tra magistrati del pubblico ministero e magistra-ti con funzioni di giudice, dai quali scaturisce il rischio di appannare la na-tura non autoritaria del modello.

Nella codificazione vigente, inoltre, una particolare premura dedicata alla tutela dei diritti fondamentali dellindividuo (libert personale e del domicilio, segretezza delle comunicazioni, diritto di difesa, presunzione di non colpevolezza), attuata tramite articolati settori della disciplina (es., mi-sure cautelari personali, intercettazioni di colloqui, assistenza difensiva du-rante le indagini, controllo della magistratura su taluni atti di polizia, ecc.), dove emerge lo sforzo di bilanciare, da un lato, leffettivit dellaccerta-mento e, dallaltro, le prerogative della persona. In questa prospettiva co-me, del resto, la legge delega richiede la tutela delle libert notevolmente arricchita dallo sviluppo auto-espansivo della Costituzione e delle Carte sovranazionali sui diritti umani.

Quanto alla struttura, si evidenziano con precisione le fasi e i gradi in cui si snoda larticolazione principale, cio quella diretta a sfociare in una sentenza che definitivamente regoli lapplicazione delle norme penali al ca-so specifico. Nel procedimento di primo grado si distinguono le fasi delle indagini preliminari, delludienza preliminare (la quale ha un carattere e-ventuale, essendo esclusa nelle procedure relative a reati meno gravi), del

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dibattimento o dei riti alternativi; dopo la sentenza che chiude il giudizio di primo grado possono innestarsi i procedimenti volti ad instaurare i gradi successivi, secondo il complesso regime delle impugnazioni.

Prima di illustrare sinteticamente lo sviluppo per stadi del procedimen-to penale, bene precisare che uno dei caratteri salienti dellattuale model-lo la c.d. separazione delle fasi, espressione con la quale non si allude so-lo alla trasparenza processuale e al puntuale confinamento dei poteri al-linterno di ciascuno stadio: di separazione delle fasi se ne parla essenzial-mente con riguardo al rapporto tra indagini preliminari e dibattimento lad-dove, nella prima fase, le parti mirano ad acquisire elementi investigativi in vista delle proprie iniziative e, nella seconda, edificano, dinanzi al giudice, il materiale probatorio utile alla decisione.

Le investigazioni sono realizzate unilateralmente da ciascuna parte (so-prattutto dallapparato del pubblico ministero, anche se sono consentite le indagini condotte dalla difesa), secondo una propria ipotesi ricostruttiva; in linea generale, esse sono caratterizzate dalla segretezza.

Nella fase del dibattimento destinata a sfociare nella pronuncia con-clusiva sullimputazione la procedura dimostrativa rilancia pubblicit, oralit e immediatezza: le parti si confrontano in udienza pubblica, con identit di poteri, dinanzi al giudice che emette la decisione; la formazione del materiale istruttorio avviene soprattutto su loro impulso e contributo. La separazione, frutto di un netto distinguo strutturale tra i due segmen-ti, richiede che i contenuti dimostrativi assunti durante le indagini prelimi-nari (es., notizie riferite da persone informate dei fatti, elaborati di esperti designati dal pubblico ministero, ecc.) non penetrino al dibattimento dove, invece, il giudice si pronuncer utilizzando il solo materiale acquisito in tale fase con modalit dialettiche. Naturalmente, esistono eccezioni alla regola delle quali si riparler nelle diverse prospettive di approfondimento; qui ba-sti dire che il legislatore, a determinate condizioni, preferisce talvolta non di-sperdere il contenuto dimostrativo acquisito durante le indagini preliminari, consentendone luso anche per la decisione dibattimentale.

Sulla dorsale della separazione tra indagini e dibattimento, secondo loriginaria matrice, si consumato un conflitto ideologico al quale biso-gna solo fare cenno che ha coinvolto la Corte costituzionale, seguita in un primo tempo dal legislatore, fino al revirement approdato con la rifor-ma dellart. 111 Cost.

La regola secondo cui la decisione dibattimentale si fonda sulle prove formate con il tributo dialettico delle parti stata messa in crisi (in partico-lare, Corte costituzionale, 18 maggio 1992, nn. 254 e 255; d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv. con modificazioni dalla l. 7 agosto 1992, n. 356) dal

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principio innovatore della non dispersione degli elementi di prova. Al metodo dialettico, quale regola per formare la conoscenza giudiziaria di-battimentale, si affiancata, con pari dignit, lesigenza di conseguire lepi-logo indipendentemente da detta regola; si tratta di scelta alla quale diven-tano funzionali anche i dati conoscitivi assunti unilateralmente dal pubblico ministero in fase investigativa. E cos, il dibattimento si presenta permeabile agli atti dindagine (es., lettura dei verbali di dichiarazioni di un coimputato in un processo connesso il quale sceglie di sottrarsi allesame della difesa), dissolvendo i canoni fondamentali del modello accusatorio, ovvero, la sepa-ratezza tra le due fasi e la dialettica in tema di prova.

Dopo qualche anno, il legislatore si distacca dalla prospettiva inaugura-ta dalla Corte costituzionale e ritocca talune previsioni codicistiche (con l. 7 agosto 1997, n. 276) le quali, pi di altre, avevano inquinato il modello originario, consentendo agli elementi acquisiti dal magistrato daccusa di diventare materiale probatorio utile alla decisione dibattimentale; ma la Corte costituzionale interviene ancora con una pronuncia (sentenza 14 ot-tobre 1998, n. 361), che sterilizza una parte consistente della menzionata novazione legislativa, in virt di un parziale richiamo alle decisioni prima menzionate.

Infine, dinanzi alla perdurante svalutazione del metodo dialettico, il le-gislatore realizza una manovra riformatrice (art. 1 l. cost. 23 novembre 1999, n. 2) introducendo esplicitamente il principio del contraddittorio per la prova nellart. 111, comma 4, Cost., aspetto al quale segue in via di attua-zione il ripristino normativo del quadro codicistico originario (l. 1 marzo 2001, n. 63), volto a sancire limpermeabilit del dibattimento agli atti inve-stigativi. Oggi, vige una regola generale secondo cui la sentenza dibatti-mentale il frutto di un giudizio basato su prove formate dinanzi al giudi-ce di tale fase, tramite il contributo paritetico dei contendenti; spiccano i principi di oralit e immediatezza che, tuttavia come meglio si vedr nel-le opportune sedi soffrono di limitazioni secondo un fisiologico bilan-ciamento di interessi.

7. (segue): lineamenti strutturali

Volendone tratteggiare un panorama per blocchi, la procedura penale vigente manifesta, innanzitutto, fasi e gradi in cui si snoda la dinamica principale, cio quella diretta ad ottenere una pronuncia che regoli stabil-mente lapplicazione delle norme sostanziali nella vicenda posta allesame dellautorit giudiziaria.

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possibile metodologicamente distinguere il procedimento dal proces-so, intendendo, il primo, come il segmento che dura dallinizio delle inve-stigazioni fino allultimo atto che precede limputazione (ovvero, lesercizio dellazione penale) e, il secondo, come lo stadio che comincia dallimputa-zione e termina con la sentenza definitiva.

Il distinguo terminologico dovrebbe identificare due diverse nature del procedere, laddove la prima (procedimento) implica una sequela di atti, solitamente condotti dalla parte, di regola non assistiti dalla giurisdizione e, dunque, non sostenuti da un metodo dialettico mentre, la seconda (pro-cesso), richiede la stabile presenza del giudice che si pronuncia sullimpu-tazione tramite ogni garanzia partecipativa. In verit una nomenclatura che trova solo un parziale riscontro legislativo: la disciplina usa il termine processo per riferirsi allo stadio che inizia con limputazione e dura fi-no alla pronuncia conclusiva; mentre, di solito, con la parola procedi-mento il codice allude allintera dinamica giudiziaria, comprensiva an-che del processo.

Peraltro, la complessit strutturale cresce quando allinterno delle sin-gole fasi del procedimento principale (cio quello che attiene alla verifica sulladdebito mosso allaccusato) si innestano itinerari giurisdizionali, pi o meno significativi, diretti ad affrontare vicende funzionali allitinerario di base (es., acquisizione anticipata della prova, sospensione per ragioni di pregiudizialit, ecc.) o a risolvere questioni monotematiche (es. ladozione delle misure cautelari, lemenda dellerrore materiale, problematiche sulle-secuzione del titolo, ecc.): sono le c.d. procedure incidentali le quali, raf-frontate con la dinamica principale, implicano i requisiti dellaccessoriet, eventualit, della (tendenziale) sommariet e della precariet della pronun-cia. Nellinsieme, si tratta di percorsi che si presentano formalmente svin-colati dalla procedura principale, bench siano, in qualche misura, stru-mentali rispetto ad essa, influenziandola. Si capisce, pertanto, come la ter-minologia procedimento e processo, limpida allapparenza, entri in crisi appena si percepisce la poliedricit delle dinamiche giudiziarie.

Il procedimento principale si distingue in gradi; nel procedimento di primo grado emergono fasi ben distinte: le indagini preliminari, ludienza preliminare, il dibattimento, i giudizi speciali.

Le indagini preliminari sono contestuali o immediatamente successive allacquisizione della notizia di reato; consistono nellinsieme delle attivit investigative realizzate dalla polizia giudiziaria e dal pubblico ministero figura dominante presentandosi, a volte, di tale complessit da imporre lintervento di esperti e di corpi investigativi specializzati. Sul piano fun-zionale, la fase tende a verificare la consistenza di elementi a carico, idonei

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a sostenere laccusa nel giudizio. Nellipotesi in cui le risultanze investiga-tive si rivelino inadeguate, il pubblico ministero chiede larchiviazione, al-lesito della quale sulla base di un itinerario potenzialmente articolato in cui si inserisce la persona offesa il giudice per le indagini preliminari de-cider se accogliere o meno la richiesta.

Nel caso inverso, il pubblico ministero chiude le indagini con un atto formale, tramite cui svela i contenuti investigativi; poi, se non ci ripensa in base alle indicazioni fornite dalla difesa, egli formula latto daccusa (lazione penale) tramite la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dellimputato.

Questultimo atto serve da impulso per ludienza preliminare, fase de-stinata a misurare la sostenibilit dellaccusa, sia sul versante dei suoi pre-supposti formali, sia sul piano della consistenza investigativa a carico del-limputato; ludienza preliminare pi volte ritoccata dal legislatore principalmente diretta ad evitare un dibattimento inutile, provocando lar-resto del processo se mancano i requisiti di idoneit alla pretesa avanzata dal pubblico ministero. Tale segmento, pertanto, o conclude laccertamen-to giudiziario tramite una sentenza di non luogo a procedere (peraltro, sog-getta a revoca) o introduce il dibattimento attraverso un decreto.

Tuttavia, va chiarito che la dinamica appena descritta non lunica con-sentita al pubblico ministero; limpulso penale si pu manifestare tramite atti strutturalmente differenziati (secondo regole e condizioni fissate dal legislatore), volti ad introdurre percorsi semplificati nei quali manca lu-dienza preliminare. Per un verso, nei procedimenti per reati meno gravi, il dibattimento costituisce lapprodo di un decreto di citazione diretta a giu-dizio; per laltro, il codice contempla una molteplicit di forme per leser-cizio dellazione penale, volte ad innestare itinerari pi rapidi, anchessi privi delludienza preliminare: patteggiamento durante le indagini, decreto penale di condanna, rito immediato, giudizio direttissimo.

Il dibattimento, quando si svolge, costituisce il segmento pi articolato tramite cui si effettua lesame di merito sullimputazione. A sua volta ripar-tito in stadi, il dibattimento disvela tutte le potenzialit delle parti le quali, confrontandosi con identit di poteri, contribuiscono attivamente a deter-minare le scelte del giudice. Il settore dibattimentale pi rilevante costi-tuito dallistruttoria, dove la sforzo dialettico dei partecipanti nel costruire la prova raggiunge il culmine; emergono, nella loro dimensione pi traspa-rente, i principi di oralit, pubblicit e immediatezza articolati tramite una fitta rete di norme sconosciuta ad altri momenti processuali.

Lepilogo dibattimentale, la sentenza, chiude il primo grado di giudizio. Il dibattimento, per, non lunico percorso attraverso il quale si con-

clude il primo grado. Limpianto attuale contempla una serie di procedi-

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menti alternativi, concepiti per ragioni di economia giudiziaria, dove la verifica sullimputazione si realizza secondo modalit pi fluide e tramite una contrazione dei diritti delle parti: rito abbreviato, patteggiamento, de-creto penale di condanna, messa alla prova, oblazione; persino lesame della colpevolezza condotto dal giudice in forma tendenzialmente som-maria. In ogni caso, il dibattimento, per la sua caratteristica di favorire il ruolo delle parti, rappresenta un diritto che nessuno pu sottrarre allim-putato; e cos, le definizioni alternative richiedono che sia limputato ad esprimere la volont di concludere la sua vicenda con modalit meno ga-rantite, in cambio, ottenendo benefici in caso di condanna.

I gradi successivi al primo (appello, ricorsi per cassazione, revisione), le impugnazioni, presentano un carattere di eventualit, considerato che so-no introdotti dalle parti, secondo il proprio interesse. Il legislatore stabili-sce un complesso reticolo di previsioni dirette a individuare se, come e da chi le pronunce sono impugnabili, in sintonia alle regole costituzionali e sovranazionali.

Terminato il processo con una sentenza irrevocabile, inizia il segmento dellesecuzione, sempre pi importante, dove campeggia la figura del pub-blico ministero; il giudice interviene a richiesta delle parti, per valutare (persino la validit e) lefficacia del titolo, per rimodulare o estinguere la sanzione e, in genere, sulle disposizioni del provvedimento definitivo in or-dine alle quali sorgono controversie sullan e il quomodo attuativo. Talune materie del segmento esecutivo sono sottoposte alla giurisdizione specializ-zata di sorveglianza (misure di sicurezza personali, sanzioni alternative o sostitutive al carcere, trattamento del detenuto e suoi diritti).

Si ricordi, infine, che oltre al processo verso la persona adulta che rappresenta il corpo normativo di riferimento anche per altre discipline esistono procedure principali, previste da leggi parallele al codice di pro-cedura penale, le quali contemplano: laccertamento della responsabilit per reati commessi da minori, il giudizio per fatti dipendenti da illeciti pe-nali realizzati nellinteresse di enti economici, il procedimento per reati di competenza del giudice di pace.

00a Sommario [V-VI]00b Indice [VII-XXVI]00c Autori [XXVII-XXVIII]00d Abbreviazioni [XXIX-XXXII]00e Premessa [XXXIII-XXXIV]01 Parte I - Capitolo I [1-18]02 Parte I - Capitolo II [19-52]03 Parte I - Capitolo III [53-64]04 Parte II - Capitolo I [65-102]05 Parte II - Capitolo II [103-116]06 Parte II - Capitolo III [117-142]07 Parte III - Capitolo I [143-162]08 Parte III - Capitolo II [163-172]08 Parte III - Capitolo III [173-178]09 Parte III - Capitolo IV [179-184]10 Parte III - Capitolo V [185-200]11 Parte III - Capitolo VI [201-208]12 Parte III - Capitolo VII [209-220]13 Parte IV - Capitolo I [221-260]14 Parte IV - Capitolo II [261-290]15 Parte IV - Capitolo III [291-320]II.pdf16 Parte V - Capitolo I [321-378]17 Parte V - Capitolo II [379-388]18 Parte V - Capitolo III [389-412]19 Parte V - Capitolo IV [413-428]20 Parte VI - Capitolo I [429-438]21 Parte VI - Capitolo II [439-448]22 Parte VI - Capitolo III [449-464]23 Parte VI - Capitolo IV [465-482]24 Parte VI - Capitolo V [483-490]25 Parte VI - Capitolo VI [491-500]26 Parte VI - Capitolo VII [501-506]27 Parte VII - Capitolo I [507-524]28 Parte VIII - Capitolo I [525-540]29 Parte VIII - Capitolo II [541-570]30 Parte IX - Capitolo I [571-626]

III.pdf31 Parte X - Capitolo I [627-674]32 Parte X - Capitolo II [675-682]33 Parte XI - Capitolo I [683-704]34 Parte XI - Capitolo II [705-726]35 Parte XII - Capitolo I [727-756]36 Parte XII - Capitolo II [757-776]37 Parte XII - Capitolo III [777-804]38 Parte XIII - Capitolo I [805-836]39 Parte XIII - Capitolo II [837-842]40 Parte XIII - Capitolo III [843-850]41 Parte XIV - Capitolo I [851-882]42 Parte XIV - Capitolo II [883-942]43 Parte XIV - Capitolo III [943-968]44 Parte XV - Capitolo I [969-988]45 Parte XV - Capitolo II [989-1002]46 Parte XV - Capitolo III [1003-1018]47 Parte XV - Capitolo IV [1019-1036]

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