Maggio-Giugno 2016 Anno N.3 Esente ... · PDF filemeno Montale o Calvino. Mi avessero detto...

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Care lettrici, cari lettori,

un altro anno volato... Un anno ricco di incontri, di letture, di scambi, di cui abbiamo cercato, almeno in parte, di fare tesoro nelle pagine del nostro giornalino. Grazie a tutti quelli che anche quest'anno hanno messo a disposizione della Biblioteca di Sallustio il loro tempo, la loro fantasia e la loro passione per la lettura e la scrittura. Un impegno che stato premiato dal Lions Club International con il simbolico dono di un libro per i nostri giovani redattori, in occasione dell'incontro Il 1946, le Donne, la Repubblica, tenutosi nell'aula magna del nostro Istituto il 10 marzo scorso. Per congedarci prima di queste vacanze ormai imminenti, abbiamo voluto farvi una sorpresa: il contributo che uno scrittore affermato ci ha inviato per la rubrica Il topo di biblioteca. Si tratta di Eraldo Affinati, brevemente presentato da una nostra redattrice in testa alla recensione del suo romanzo Vita di vita.

In questo ultimo numero, con la rubrica L'angolo della poesia, fa poi ingresso nel giornalino il tema della pace, che speriamo di poter sviluppare il prossimo anno. Anche il Bandini

diventato infatti una delle 100 scuole per la pace e la fraternit, che il 9 ottobre 2016 prenderanno parte alla Marcia della Pace PerugiAssisi (si veda lo spazio dedicato nel sito del nostro Istituto), alla quale vi invitiamo a partecipare numerosi. Ma intanto, come ricorda la poetica immagine scelta per la rubrica Bibliopolis, prima di partire, non dimentichiamo di aggiungere almeno un libro alla valigia delle nostre vacanze...

Filomena Giannotti

Un cammino particolare Ci sono letture che, forse, pi di altre educano nel difficile e faticoso cammino della vita e aiutano a trovare o a ritrovare se stessi, a crescere e maturare per raggiungere lautenticit e, con essa, altri uomini. Un nuovo Umanesimo , oggi, necessario. Ma quale? Quello dei classici antichi, dei filosofi esistenzialisti e marxisti, o quello della tradizione ebraica e cristiana? Linterrogativo resta aperto. Senza dubbio, ognuno deve scegliere la propria via e perseguirla con risolutezza.

Un piccolo capolavoro, dono prezioso, pu suggerire a tutti noi questo itinerario pedagogico, educativo per aprirsi al mondo, agendo con responsabilit, senza desiderio di potenza. Il cammino delluomo, edito per la prima volta nel 1948 allAia, del filosofo Martin Buber, impegnato, durante la sua

vita, nella costruzione della pace tra ebrei e palestinesi, e conoscitore dei maestri chassidici (esponenti di quel movimento religioso ebraico a carattere mistico, sorto in Polonia alla met del sec. XVIII). Il libro raccoglie racconti che parlano al cuore di ogni uomo e obbligano a pensare, a rispondere alle grandi domande di senso, al Dove sei nel mondo?. Il racconto chassidico insegna che luomo chiamato a non sfuggire alle responsabilit della propria vita e, solo se non si nasconde a se stesso, pu iniziare il suo cammino. Si tratta di un cammino particolare, perch con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non mai esistito, qualcosa di primo e unico, e ciascuno tenuto a dar corpo a questa unicit e irripetibilit, non invece a rifare ancora una volta ci che un altro - fosse pure la persona pi grande - ha gi realizzato. Ci ricorda che la diversit degli uomini, ovvero la differenziazione delle loro qualit e delle loro tendenze, che costituisce la straordinaria risorsa del genere umano. In un mondo che pare regredito agli istinti primordiali, pensare a se stessi e alla propria salvezza non la via

Maggio-Giugno 2016 Anno N.3 www.istitutobandini.it Esente da autorizzazione C.M. n.242 2/9/1988

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giusta, ma mero egocentrismo. Una lezione da imparare perch la nostra vita possa diventare cammino.

Alessandra Gentili Per chi non legge... Capra! Capra! Capra! Non lurlo sgraziato di Sgarbi verso il malcapitato di turno. Capra, una vera capra, con rispetto per il grazioso ovino, ero io ai tempi del liceo scientifico. Penso che non sia esistito mai allievo pi ignorante di me, soprattutto ai tempi del biennio. Non sapevo niente di niente. Non avevo idea di chi fosse Hemingway o Salvator Dal, men che meno Montale o Calvino. Mi avessero detto che erano i componenti dei Beatles ci avrei creduto senza battere ciglio. Lunica mia passione era il calcio giocato: giocavo in una squadretta di calcio amatoriale e mi interessavo di Fiorentina, sapevo tutto di Pagliari e Sella, due dei suoi giocatori, ma niente altro. E per me era tanto! Il mio mondo finiva a Trequanda, e mai e poi mai avrei pensato di uscire dai confini del Granducato di Toscana. A ripensarci ora mi vergogno come un cane, sempre con rispetto verso la bestiola. Non so come, ma riuscii a finire gli studi, senza mai essere rimandato. I miracoli, quelli terreni, esistono! Mio padre, carabiniere, sperava, per il pargoletto, un futuro da ufficiale, non sapendo che mai avrei sopportato la dura vita dellAccademia militare, fatta di obblighi, di ore di studio e di massacranti prove fisiche. Non era per me, con grande delusione per il genitore. Di leggere libri proprio non ne volevo sapere. Finito il liceo, non avendo nullaltro da fare, miscrissi alluniversit. Ero consapevole che potesse essere, come poi si rivel, interessante, anche se di studiare proprio non avevo voglia. Se nel frattempo avessi trovato un lavoretto, tanto di guadagnato. Iniziai a frequentare le lezioni. Durante una pausa ed unaltra, colloquiando con i miei pari corso, mi accorsi di quanto fossi inadeguato. I miei compagni sapevano tutto di tutto: di economia, politica, persino di sport, compreso il calcio. E ne sapevano pi di me, informati, come erano, dai quotidiani sportivi. Io NIENTE. Dovevo sempre stare zitto, non potevo mai dire la mia, semplicemente perch non avevo alcuna idea su niente. Capii che cos non poteva andare. Mi recai in biblioteca e chiesi un libro di lettura. Il bibliotecario mi chiese quale. Uno, risposi. Sul bancone cera Donne di Bukowski e me lo porse. Da allora iniziai a leggere e non mi sono pi fermato. Ho scoperto quanto fosse bello ed interessante leggere. Leggere di tutto, a condizione che mi appassionasse. La lettura di libri mi ha permesso di crescere, di confrontarmi con me stesso, di formare una mia coscienza critica e di acquisire la convinzione di poter dialogare con chiunque, esprimendo senza paura le mie idee, che pian piano venivano a formarsi. La lettura mi ha permesso di fare il salto e diventare un uomo, non un semplice bambolotto privo di cognizioni. Mi ha permesso di scrivere per quotidiani: ho avuto esperienze per La Nazione e per alcuni giornali locali. Ho scritto per Autosprint. Un mensile

degli anni Novanta, Millionaire, mi aveva riservato una rubrica. Qualcuno sostiene che per questo ha chiuso, per a me dava gusto: mi faceva sentire importante. Tante grandi, piccole soddisfazioni

culminate con la pubblicazione di un romanzo. Ho persino pensato di poter fare lo scrittore! Beh. non esageriamo. Ora la lettura per me uno svago imprenscindibile.

Il libro mi fa compagnia in tante occasioni. Non sono mai solo. E la solitudine non sempre piacevole. Il libro diventato un compagno fedele, altruista e stimolante. Un compagno che mi consente continuamente di crescere, anche se sono gi grandicello! Difficilmente chi non legge, legger questo scritto, ma proprio a loro che lo vorrei dedicare: non sapranno mai cosa si son persi! Chi ama la lettura, di contro, lo invito a continuare: un libro sar un amico fedele, vi dar stimolo a confrontare le idee, al libro potrete raccontare i vostri segreti, certi che non li confider mai a nessuno.

Mario Scaccia

Con un po di filosofia Per essere padroni di se stessi L'ultimo numero di quest'anno dedicato ad

uno dei pi grandi filosofi del XIX secolo: Arthur Schopenhauer. Figlio di un ricco banchiere di Danzica, Schopenhauer ebbe un'educazione europea, viaggi in vari Paesi, si istru nelle lingue e letterature moderne non meno che in quelle antiche, avendo cos la possibilit di evadere dalla vita provinciale che conducevano molti tedeschi (anche se coltissimi) di quel tempo. Il fallito tentativo di iniziare la carriera dell'insegnamento non serv che a rivelare l'incompatibilit del suo carattere con la cultura accademica, dalla quale si distacc molto presto. Schopenhauer prese a vivere come libero studioso e a sviluppare i temi della propria filosofia, gi tutti indicati nell'opera del 1818, Il mondo come volont e rappresentazione. infatti la volont il punto centrale del pensiero di Schopenhauer, o meglio, l'interpretazione della realt profonda come volont. Volont da intendersi, per, non come volont deliberata, che si proponga uno scopo e punti coscientemente alla sua realizzazione, bens come tendenza, originariamente inconsapevole. La volont cos intesa, si manifesta sotto forma di realt particolari, sensibili, e queste costituiscono il mondo come rappresentazione. Schopenhauer, dopo il suo fallimento accademico, detest fortemente la filosofia dei professori, che gli appariva vuota ostentazione. L'insuccesso letterario delle sue opere, bench brillanti, lo accomuna ad alcuni dei pi grandi scrittori del XX secolo. Uno di questi Italo Svevo, che dalla sua filosofia riprende l'intrigante aspetto della critica degli autoinganni, quegli alibi che ogni individuo tende a creare dentro di

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s. In parole povere si dice che non si pu fare qualcosa, mentre in realt non la si vuole fare. E a quanti di noi almeno una volta nella vita capitato di trovarsi di fronte ad un autoinganno per evitare qualche compito noioso o un'uscita con un amico che non volevamo vedere? D'altra parte, per, l'essere umano non perfetto, pu solo guardarsi dentro e cercare di fare del suo meglio riguardo le emozioni che prova, accettandole: essere consapevoli di ci che si prova dentro d