Magazine aprile 2012

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Magazine aprile 2012

Transcript of Magazine aprile 2012

  • ANNO 3 - N.2 - MARZO/APRILE 2012 - PERIODICO DELLA FONDAZIONE COSTRUIAMO IL FUTURO - DIRETTORE RESPONSABILE: ANGELO FRIGERIO

    Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Spesso abbiamo sentito usare e abusare di questa frase. Ma io credo che mai come oggi, essa ri-assuma in modo sintetico e mirabile la discussione attorno al tema del lavoro. Il Parlamento attende il testo che do-vrebbe dare il via alliter legislativo del provvedimento. Eppure da settimane i quotidiani sono pieni di veti incrociati che se da un lato testimoniano lo spi-rito conservatore di alcune parti della societ italiana, dallaltro non sembra-no un buon viatico per una discussione che dovrebbe affrontare il merito delle questioni e non fermarsi alla difesa ide-ologica di istituti che dopo quarantan-ni, forse, sarebbe meglio ripensare.Insomma, nascondendosi dietro batta-glie di principio, si completamente perso di vista lobiettivo: il lavoro. Inteso non solo come difesa dei diritti che pure sono importanti, ma come capacit di far ripartire la crescita del Paese. Uno studio recente di Banki-talia ci dice che negli ultimi anni la ricchezza delle famiglie (il possesso di beni che hanno un valore di mercato) ha assunto un ruolo preminente nella vita degli italiani superando di gran lunga la produzione. Cio, a fronte di una crescita dei patrimoni abbiamo assistito ad un calo del Pil. Al punto che se nel 1987 le famiglie di giovani under 34 avevano un livello accettabile di ricchezza, oggi sono precipitate. Contestualmente, invece, cresciuta la ricchezza di nuclei familiari di pensio-nati. A fare la differenza non pi la capacit di mettersi in gioco dei cittadi-ni, di crescere, di migliorare la propria condizione, ma la fortuna o meno di nascere in una famiglia ricca, di aver accumulato risparmio, di ricevere doni o eredit, di saper giocare con il mer-cato azionario. Non possiamo accettare questo assunto. Anche perch coincide necessariamente con una visione dispe-rata del nostro futuro. (...)

    SEGUE A PAGINA 4

    Editoriale

    Una riforma per la crescita

    Maurizio Lupi

    Siamo tuttiimprenditoriIl libro di Raffaello Vignali racconta la storia di una leggeal servizio di chi tiene in piedi il Paese.Quando un amico ti chiede di recensire un suo libro sei orgoglioso e insieme timoroso, perch temi che lamicizia possa limitare la capacit di giudizio. La situazione si complica se poi sei stato compartecipe della vicenda raccontata: la storia di una legge, quello Statuto delle imprese che Raffaello Vignali ha voluto e ottenuto nonostan-te tutto e nonostante tutti. E quanto successo a me quando Raffaello mi ha chiesto di scrivere a proposito del suo La grandezza dei piccoli. Lo Statuto delle impre-se, una rivoluzione copernicana.. Una storia di successo parlamentare e di un parlamentare, un bravo deputato che dice di s quanto stato capace, un racconto che potrebbe a prima vista sembrare autore-ferenziale.Poi ho letto il libro. La mia preoccupazione si dissolta, perch in realt nel testo c molto, molto di pi.Vignali parla delle picco-le e medie imprese e degli imprenditori. Di come lo Statuto sia una speranza per loro e di come loro siano una certezza per lItalia e la via per uscire dalla crisi. Lo fa senza tecnicismi o sofismi, lo fa andando oltre, perch in ogni pagina del libro lui parla di te, parla di me. Per-ch siamo tutti imprendito-ri (in Italia lo sono in senso proprio ben dieci persone su cento) di quella straordinaria impresa che ci stata affidata alla nascita e che si chiama vita. Scrive Vignali: Si pu lasciar scorrere la vita, su-birla, come lacqua su un sasso, impermeabili a tutto; oppure si pu vivere la propria esistenza da protagonisti, in qualunque situazione ci si trovi. La scelta quella tra lessere imprenditore, cio una persona che scommette con ragionevolezza sulla positivit della vita e per questo costruisce e innova, cade e si rialza, lotta e riparte instan-cabile, oppure essere prenditore, vale a dire uno che non ama la vita, che si colloca come un

    parassita nel tempo che scorre inesorabile, ricco solo del proprio cinismo e della propria indiffe-renza.Da piccolo, allinizio della primavera, mia mam-ma mi dava sempre un ricostituente, per affron-tare il cambiamento di clima e tonificare il mio esile corpo di bimbo. Leggere il libro di Vignali come prendere un super ricostituente contro linverno della crisi ed aprirsi a una primavera di speranza. Questo ricostituente fa bene a tutti: se sei un lavoratore, dipendente o imprendito-re non importa (limprenditore un lavorato-re che esercita il suo mestiere insieme con altri

    lavoratori come lui dice a ragione Vignali), riacquisti consapevolezza della digni-t di ci che fai e di quello che sei; se sei un giornalista scopri che la casta com-posta anche di persone che lavorano per il bene comu-ne; se sei uno dei soloni le cui teorie strampalate e pericolose Vignali confuta sapientemente (perch in fondo un solone uno che grandemente solo, perch rinchiuso tra le mura del proprio pregiudizio) hai loccasione di convertirti; vale anche se sei una casa-linga, un pensionato, uno studente, persino se sei di-soccupato, perch linfinito lavoro che la vita ha biso-gno di sostegno continuo,

    di un metodo e della certezza della meta.Come ho detto allinizio, lorigine del libro una legge, grande e importante, e lindicazione dei suoi frutti, presenti e futuri. Futuri perch lo Statuto delle imprese lapprodo di tre anni di lavoro parlamentare ma soprattutto il punto di partenza per una politica al servizio di chi tiene in piedi il tessuto economico e sociale italiano, le piccole e medie imprese. Per questo il caso di dire: fatta la legge, comin-cia il lavoro!

    Antonio Palmieri

    Antonio Palmieri presenta La grandezza dei piccoli Alla scopertadellEuropa

    Diventare grandi rimanendo piccoli

    Ballar: domande e risposte

    Sperimentazione e innovazione

    Nicola Orsi e Tiziana Colla, dello staff di Costruiamo il Futuro, incontrano i rappresentanti di alcune prestigiose istituzioni comunitarie.

    Intervista a Paolo Preti. Il docente della Bocconi curer lo studio sulle reti dimpresa promosso dalla Fondazione.

    Il giornalista Giovanni Floris

    chiude il seminario con

    una lezione su come

    si realizza un talk show.

    Intervista a Valentina Aprea,nuovo Assessore allIstruzione, Formazione e Cultura della Lombardia.

    alle pagine 6 e 7

    a pagina 3

    a pagina 4

    a pagina 8

  • 2 Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012

    I soci raccontano

    Con lentusiasmo si diventa grandi

    Guardare oltrelobiettivo

    Vincenzo e Cristina Colombo raccontano la storia di unazienda: fatta di passione e lavoro.

    Da una tesi sulle caldaie, al comando della Beretta. Giorgio Pastorino si racconta.

    Fondata nel 1962 la Torneria Automatica Al-fredo Colombo srl , grazie ad una spiccata voca-zione per la precisione esecutiva, diventata in breve tempo un vero e proprio punto di riferi-mento per affidabilit, precisione ed eccellenza qualitativa nella realizzazione della minuteria tornita di precisione.

    Linnovazione, caratteristica che fa parte del Dna dellazienda, il fattore che da sempre imprime la spinta necessaria per potenziare e migliorare costantemente capacit produttive, efficienza e flessibilit .

    Grazie a cospicui investimenti per acquisire le tecnologie pi avanzate, nonch ad un pro-gramma di formazione continua che coinvolge tutti i collaboratori, stato messo a punto un processo produttivo decisamente allavanguar-dia. Lintero processo produttivo, dallacquisi-zione dellordine alla spedizione dei pezzi finiti al cliente, costantemente monitorato con un sistema informatico che garantisce alti stan-dard qualitativi in ogni singola fase. Il processo di tornitura il vero e proprio cuore pulsante dellazienda, in ogni fase del ciclo produttivo precisione e accuratezza sono standard ai quali lazienda si attiene scrupolosamente.

    Abbiamo incontrato Vincenzo e Cristina Co-lombo, figli di Alfredo, che oggi portano avanti lazienda con passione e determinazione e ab-biamo chiesto di raccontarci quali ritengono essere i loro punti di forza.

    Ci che caratterizza la nostra azienda e che ci ha permesso di crescere in questi anni una forte passione per quello che ogni giorno fac-ciamo, passione per la precisione, per la qualit concreta spiega Vincenzo Colombo - Limpe-gno quotidiano e le enormi energie dedicate allazienda non possono essere giustificate solo da un riscontro economico. Ci che alimenta il nostro lavoro sono le congratulazioni di un cliente , il piacere di condurre lazienda in una crescita globale e il gusto di condividere con i collaboratori le soddisfazioni e i risultati otte-nuti. Riteniamo che il patrimonio umano sia il vero valore aziendale, proprio per questo mo-tivo stato sviluppato in questi ultimi anni un nuovo sistema premiante e incentivante legato ai risultati.

    Aggiunge Colombo Per restare sul mercato fondamentale continuare a investire in tecno-logia, in processi produttivi innovativi per for-nire al cliente un servizio completo e non pi il solo pezzo tornito come avveniva anni fa per le aziende delle nostre dimensioni. E per que-sto che abbiamo proseguito , anche durante la crisi, nel programma di innovazione e miglio-ramento continuo, elementi fondamentali sia

    per il nostro cliente che per i nostri collabora-tori. Per soddisfare maggiori volumi, la capa-cit produttiva stata ampliata ed il personale incrementato. Per garantire migliori tempi di risposta, la progettazione e realizzazione degli utensili speciali stata internalizzata e il servizio offerto sar ampliato con lintroduzione di un reparto di assemblaggio automatico. Sul piano della qualit abbiamo aumentato la tecnologia di controllo automatico al 100% e lobiettivo 2012 operare nel rispetto della norma ISO TS 16949, nel 2013 vorremmo ottenere la certifica-zione per lambiente e la sicurezza.

    Visitando i reparti produttivi evidente lat-tenzione particolare che lazienda pone nei confronti dei dipendenti. E altrettanto evi-dente il coinvolgimento che gli stessi hanno nellazienda, tanto che abbiamo deciso di in-contrarne alcuni.

    E Paolo a raccontarci un episodio che fa respirare il clima di unazienda che si muove, vivace, ansiosa di creare: Abbiamo voluto misu-rarci, un po per gioco, realizzando una bache-ca dove eleggiamo loperario migliore. Ciascu-no di noi ha un avatar, Fabio ad esempio, che gestisce la bacheca, Jack Sparrow. Alla fine del mese loperatore vincente viene premiato. Lazienda ha messo a disposizione un riconosci-mento economico, ma noi abbiamo chiesto di poter trascorrere una pausa pranzo con Vincen-zo e Cristina. In unazienda in crescita si rischia di perdere il contatto con i proprietari, i nostri titolari si interessano di quello che facciamo e ci sono riconoscenti, per noi questo ha un grande valore. Il riconoscimento vale pi di un premio in denaro.

    Daniele, assunto nel 94, ha visto crescere lazienda, ha visto cambiare la tecnologia ma i valori sono rimasti gli stessi: I problemi e le difficolt ci sono in tutte le aziende, io sono arrivato che eravamo in due, ora siamo pi di 40. Ne ho visti tanti arrivare, pochi andar via e comunque tutti col sorriso.

    Marco confessa che nonostante la sveglia sia dura e il lavoro impegnativo, il team un grup-po giovane, dinamico e affiatato. Anche Agosti-no daccordo: la possibilit di lavorare insie-me a persone con cui si condivide la passione, la grinta, lentusiasmo porta a fare grandi cose, non solo in azienda, anche nella vita.

    Fabio, il pi giovane aggiunge: sono cresciu-to qui, mi hanno insegnato tutto, lo pu dimo-strare il mio faldone degli appunti.

    Per dirla con gli operai: ce ne fossero di aziende cos.

    Carlotta Borghesi

    I dipendenti della Torneria Automatica Alfredo Colombo Sncallingresso dellazienda

    Questa non la storia di unazienda. mol-to di pi. la storia di un uomo: un imprendi-tore, che non doveva fare limprenditore e con una passione per linsegnamento. Cos ama de-finirsi Giorgio Pastorino, perch luomo non ha mai una sola personalit, ma ne contiene tante, ciascuna con potenzialit straordinarie, ma desti-nate a volte a rimanere inespresse. difficile rias-sumere in poche parole lincontro con unespe-rienza profonda. Lascer il compito alla voce di questo grande lavoratore, che a Lecco ha guidato un colosso come la Beretta per trentanni, por-tandola da un fatturato di circa 1 miliardo di lire nel 1972 a quasi 500 miliardi nel 2000. C un filo rosso che conduce la vita delluomo attraver-so eventi che appaiono casuali, ma forse cos non sono. Il racconto inizia cos, a Genova, nel 1961. Pastorino, studente alla facolt di ingegneria, decide di chiedere al professore una tesi speri-mentale su un motore: suo malgrado gli viene as-segnato lo studio di una caldaia. Incontra ci che sar al centro di tutta la sua vita professionale. E incontra la donna che sar sua moglie, sorella del suo compagno di tesi.

    Dovranno passare alcuni anni, prima che si chiarisca il suo destino. Dopo un periodo alla Edison, Pastorino si trova a lavorare a fianco delling. Beretta, e dopo qualche anno lazienda entra in un un periodo di crisi e trasformazio-ne. Le opportunit nascono sempre dai grandi problemi. Ci ritrovammo unazienda in grande difficolt, per la perdita del cliente/socio, sul quale si era puntato per lo sviluppo e per cui io stesso ero a Lecco. Per me fu loccasione di trovare spazio, essendo giovane andavo bene nel nuovo. Lattivit riprese con nuovi clienti: Fiat, Same e la Beretta cominci anche a fare calda-ie a cherosene unifamiliari e a costruire una sua rete vendita: una vera innovazione. Nellambito della missione nel riscaldamento unifamiliare, Io volevo realizzare le caldaie murali prosegue Pastorino ma Beretta non era della stessa idea. Prima di morire mi lasci un documento bellissi-mo, dove indicava le ragioni, valide e profonde, per cui la Beretta non avrebbe dovuto fare queste caldaie. E concludeva: per se ci credi falle. Fu un atto di fiducia che diede vita ad una storia ar-rivata fino ad oggi.

    La Beretta cominci cos a produrre caldaie murali. Ho avuto anche fortuna: i grandi co-struttori di caldaie non avevano capito le poten-zialit del prodotto, e poi ci fu lo sviluppo del gas. Intuendo che non potevo realizzare tutto da solo per cultura e competenza, mi affidai a for-

    nitori terzi di componenti per la loro esperienza nellambito specifico, mantenendo allinterno progettazione, montaggio e distribuzione. Que-sta decisione ci ha salvato perch ha consentito una riduzione dei mezzi finanziari necessari per lo sviluppo prodotto. Fu una vera rivoluzione e un grande successo. E si venne a delineare quel-la che Pastorino definisce, non del tutto positi-vamente, azienda fortezza: il termine legato proprio al successo. Unazienda che cresce in modo esponenziale e ottiene un risultato duratu-ro, mantenendo la stessa classe dirigente, tende a chiudersi in se stessa, rischiando di indebolirsi. Occorre spiegare, a questo punto, come Giorgio Pastorino ha saputo guidare un team di manager verso un risultato dirompente, che nessuno po-teva immaginare. Per farlo necessario tornare alla passione per linsegnamento, perch, come spiega per dirigere unazienda con grandi po-tenziali di mercato, occorre avere pi autorevo-lezza che autorit. Occorre guardare la direzione in cui il successo probabile e duraturo. Ho di-retto la mia azienda per trentanni secondo indi-rizzi e non secondo obiettivi. Elevandomi dalle contingenze, puntando dritto verso una visione di lungo periodo. Tale comportamento ha gene-rato attorno a me una squadra di persone, che non agivano pi da semplici manager, ma come imprenditori veri e propri, capaci di darsi degli obiettivi in autonomia, anche se coordinati da me, e di seguire la mia indicazione per quanto riguardava, invece, lindirizzo e la strategia di lun-go termine.

    Poi i problemi legati alle dimensioni di un mercato che diventava globale, portarono la Be-retta a far parte della Riello, unazienda familiare italiana, dai molti valori condivisi, compatibile con lo sviluppo definito, ma caratterizzata da una competizione interna alla famiglia, che ne avreb-be compromesso a lungo termine la coesione.

    Poi luscita nel 2000, una nuova avventura imprenditoriale in un settore innovativo ad alta tecnologia, la crisi, con la fine della nuova attivi-t. Oggi le competenze sviluppate in tutti questi anni si sono riversate su Deltacalor, lazienda vo-luta e realizzata dai miei due figli, sostenendoli nello sviluppo attuale - conclude Pastorino - e poi ho imparato a perdere, che , sul piano per-sonale, una esperienza altrettanto interessante dell avere successo. Non si pu raccontare in un pranzo una vita intera, ma bastano poche pa-role per capire quando ci si trova di fronte ad un grande uomo.

    Carlotta Borghesi

    LAGENDA

    Venerd 13 aprile

    ore 21

    Centro Sportivo P

    aolo VI-Barzan

    Incontro con S.E. C

    ardinale Carlo Ca

    ffarra

    e Bruno Vespa. -A

    ssieme allon. Ma

    urizio

    Lupi parleranno d

    ella

    Questione educa

    tiva oggi

    13 maggio ore 11Osnago Fiera di ManifestaGiornata finale del Premio Costruiamo il FuturoPremieranno le organizzazioni meritevoli lon. Maurizio Lupi e la cantante Anna Oxa. possibile iscriversi al premio fino al 30 aprile. Invitiamo le organizzazioni non profit operanti in ambito socioassistenziale e sportivo a partecipare per ricevere premi in denaro e medaglie doro.

    Sabato 26 maggio ore 10Seregno, Teatro San Rocco.Premiazione del concorso

    di giornalismo in-formazione per le scuole

    medie superiori. A premiare le classi vincenti il Ministro Lorenzo Ornaghi.

    tienitiaggiornatosugli eventi

    dellaFondazione

    www.co

    struiamoilfuturo.it

  • Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012

    Presentato a Missaglia La prima politica vivere Lintervista: parla Valentina Aprea

    Approfondire sempre le ragioni

    Sperimentazione e innovazione

    Maurizio Lupi e Fausto Bertinotti si confrontano.Come lavorare per il bene del cittadino?

    Sono i cardini del programma studiato dal nuovo Assessore allIstruzione, Formazione e Cultura della Lombardia.

    Non facile parlare di politica senza scende-re in inutili scontri ideologici e lasciando spazio a contenuti importanti, esperienze di vita che possano innanzitutto raccontare una storia. successo a Missaglia, dove pi di cinquecento persone si sono riunite per assistere ad un di-battito quantomeno singolare: Maurizio Lupi e Fausto Bertinotti. Il padrone di casa era proprio Lupi che ha voluto promuovere un incontro per presentare alla Brianza il suo libro: La prima politica vivere. Il convegno, organizzato dalla Fondazione Costruiamo il Futuro, stato mode-rato dalla giornalista Elisabetta Soglio.

    Nonostante la distanza politica Lupi e Berti-notti hanno interpretato, ciascuno a suo modo, una passione che nasce dalla volont di lavorare per il bene del cittadino. Ed hanno saputo ap-profondire una crisi evidente. Non sono cre-dente ma in politica credo molto in una resur-rezione ha esordito Bertinotti Io dico che la politica morta. E quindi deve riflette sui suoi errori. Ma perch la politica morta? Non per-ch non ci siano le persone. morta perch si separata dalla vita quotidiana della gente. stata

    divorata dalleconomia. A queste affermazioni il presidente di Costruiamo il Futuro ha rispo-sto partendo proprio dallesperienza brianzola: La politica muore quando manca la volont di essere protagonisti, se luomo non mosso dalla ricerca di una positivit della realt. Per me que-sto uno degli incontri pi importanti. Per quel-la che stata la mia storia. Perch arrivando qui, in Brianza, la prima volta che sono stato candi-dato nel 2001, ho dovuto rimettermi in discus-sione. Capire la ragione per cui facevo politica.

    Lincontro con gente che non mi appartene-va, mi ha spinto a stare di fronte a nuove storie, passioni, esperienze. Alla crisi di oggi dobbiamo rispondere con testimonianze, con la vita vera, con un esempio che si possa seguire. La politica pu rinascere solo nel momento in cui si mani-festa una passione per s stessi. Ed ha concluso dicendo: Noi la pensiamo diversamente, venia-mo da storie diverse, ma se partiamo dal fatto che vogliamo la stessa cosa, potremo lavorare insieme, con confronti che non possono che ar-ricchire.

    Carlo Cazzaniga

    Valentina Aprea il nuovo Assessore allIstru-zione, Formazione e Cultura della Lombardia. Ha deciso di lasciare la capitale ed il suo incarico di pre-sidente della VII Commissione alla Camera (Cultu-ra, Scienza e Istruzione) per la Regione. Labbiamo incontrata nel suo nuovo ufficio, arredato da ma-gnifici capolavori degli artisti di Brera.

    Assessore Aprea. appena arrivata da Roma per dirigere un Assessorato importante come quello dellIstruzione. Quali sono le prime impressioni?

    Passando dalla Camera a Citt di Lombardia mi sembrato di arrivare nel XXI secolo, lascian-do la storia ed entrando in un ufficio del futuro. Il palazzo bello e funzionale, una sede ottimale per fare un lavoro di riflessione, progettazione e rappresentanza. Ho cominciato a conoscere le per-sone, i dirigenti. Che sono agguerritissimi, abituati a immaginare soluzioni a favore dei cittadini e di un modo sussidiario di governare i servizi. Abbiamo stabilito una giorno alla settimana di riunioni, per trovare e speri-mentare nuove risposte guardan-do alle migliori pratiche nazionali ed europee.

    Parliamo di quanto state facen-do: nel disegno di legge Misure per la crescita, lo sviluppo, loccu-pazione si legge che la Regione in-tende rimuovere gli ostacoli che frenano lo sviluppo attuando una semplificazione anche nellam-bito che La riguarda. Quali sono questi ostacoli, come intendete superarli?

    Si portano a regime ottime esperienze gi verificate negli anni scolastici, come il raccordo tra istruzione professionale statale e istruzione e formazione professionale regionale, frutto di un accordo con il Ministro Gelmini, ed altre esperienze come la bottega scuola, i tirocini, lapprendistato. Si tenta di migliorare la qualit del servizio scolastico, anche pubblico, intervenendo sulla possibilit per le scuole lombarde di speri-mentare, secondo accordi precisi che verranno presi con il Ministero, la possibilit di far incontrare domanda e offerta, con riferimento ai docenti che vengono chiamati a supplire per un anno i titolari.

    Cosa significa?La legge prevede una sperimentazione per i sup-

    plenti annuali, aventi diritto a lavorare nelle scuole lombarde, con possibilit per le scuole di bandire concorsi di istituto in modo tale da poter scegliere, tra gli aventi diritto, quei docenti che maggiormen-te condividono il progetto educativo della scuola. Insomma, non pi unassegnazione al buio fino ad esaurimento delle graduatorie, ma una scelta con-sapevole e una ricerca reciproca di condivisione del progetto educativo al fine di dare migliore qualit al sistema educativo. La strada tutta in salita, per-ch le norme nazionali non prevedono questo uti-lizzo; stiamo trattando tenacemente con il Ministe-ro e stiamo convincendo i colleghi della conferenza degli assessori regionali perch si possa arrivare a stipulare questo accordo.

    Per nel disegno di legge sulle semplificazioni si parla anche di attuazione dellautonomia nellam-

    bito dellistruzione, attraverso la definizione di un organico e la costituzione di reti territoriali scola-stiche

    Certo. Ma quando il Ministero parla di sperimen-tazioni non intende dire che le regioni possono sperimentare. Anche questo abbiamo contestato al Ministro Profumo, ma loro vogliono aprire uninte-sa, un dibattito nella Conferenza Stato Regioni, in particolare con la Commissione IX per introdurre il concetto di rete territoriale, il concetto di orga-nico funzionale, ma su input del Ministero. E non va bene. Perch il Titolo V della Costituzione parla chiaro e quindi dovremmo avere lo stesso potere di proposta e di modifica del sistema.

    I dati relativi alla dispersione scolastica sono pre-occupanti. Anche in Regione Lombardia si registra questo problema?

    Noi non abbiamo un forte problema di dispersio-ne perch abbiamo posto in essere un sistema che

    prevede, accanto ai percorsi statali, dei percorsi di istruzione e formazio-ne professionale di diversa durata e finalit, consentendo un immediato inserimento nel mondo del lavoro e unarticolazione pi flessibile del sistema scolastico. Si tratta adesso di misurare il successo di tali percorsi.

    Cosa vi preoccupa maggiormen-te?

    In Lombardia siamo preoccupati di diffondere la qualit e leccel-lenza. La collusione del percorso di istruzione non sempre coincide con una qualifica o con una gratifi-cazione di competenze elevate. Noi

    lavoriamo per superare la mediocrit, allargare le sfere e le eccellenze e creare intorno alle agenzie formative e alle scuole autonome circuiti culturali e di competenze tali da elevare sempre di pi i livelli di apprendimento. Peraltro non partiamo da zero: pensiamo ai sistemi museali, a quelli delle biblio-teche, le mostre, gli eventi qui in citt di Milano. Si tratta di creare un raccordo tra la scuola e tutto quello che la Regione offre.

    Quali sono le altre priorit che ha potuto verifica-re in questi giorni?

    Laltra priorit riguarda la digitalizzazione dei settori formativi. Abbiamo appena concluso una riunione con gli editori di Editech, che presente-ranno leditoria del XXI secolo. unofferta nuova rispetto a quella che storicamente conosciamo, si tratta di tornare a preparare i docenti, accorciare il divario che c tra insegnanti e studenti sulla co-noscenza di tali strumenti e sollecitare la curiosit.Noi desideriamo che la formazione sia un tempo utile per sviluppare competenze nuove e non solo per acquisire le conoscenze della tradizione occi-dentale. Naturalmente mi riferisco alle lingue, al patentino informatico, che tutti i ragazzi che vanno a scuola devono poter conseguire in tempo utile, e poi lapprendistato, lalternanza scuola lavoro, la possibilit di fruire dei servizi culturali. Tante inizia-tive che ci vedono impegnati fino a giugno per po-ter presentare alla fine dellanno scolastico un pro-gramma di nuove iniziative per lanno prossimo.

    Tiziana Colla

    3

    La tavola rotonda di ErbaIl 12 marzo il libro La prima politica

    vivere stato presentato anche a Erba, presso la Biblioteca Civica. Assieme a Mau-rizio Lupi, autore del libro e vicepresiden-te della Camera, sono intervenuti Antonio Palmieri, deputato e responsabile internet e nuove tecnologie Pdl; Paolo Del Debbio, docente di Etica e Economia ed etica del-la pubblicit allUniversit IULM di Milano ed editorialista de Il Giornale e TgCOM24; Marcella Tili, sindaco di Erba. A moderare lincontro Giancarlo Ferrario, direttore del Giornale di Erba.

    I relatori al termine dellincontro. Da sinistra: Maurizio Lupi, Elisabetta Soglio e Fausto Bertinotti.

    Nella foto sopra, da sinistra: Marcella Tili, Maurizio Lupi, Giancarlo Ferrario, Paolo Del Debbio e Antonio Palmieri.

    PRESENTAZIONE

    Valentina Aprea

    LA PRIMA POLITICA VIVERE30 gennaio 2012SI RINGRAZIANO

  • 4 Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012

    La ricerca

    Diventare grandi rimanendo piccoliIntervista a Paolo Preti. Il docente della Bocconi curer lo studio sulle reti dimpresa promosso dalla Fondazione.Il meglio del piccolo. lultimo volume pub-

    blicato dal Professor Paolo Preti, docente ordinario di Organizzazione e Personale presso lUniversit Bocconi di Milano. Studioso delle piccole e medie imprese, di organizzazione interna, gestione del personale, sviluppo e accordi interaziendali. Sar lui a guidare la nuova ricerca che la Fondazione Costruiamo il Futuro pubblicher durante lanno 2012. Il tema di interesse primario, in particola-re in una Brianza caratterizzata, pi di altre zone dItalia, dalla diffusione capillare di micro imprese familiari: le reti dimpresa.

    Se ne parla da tanto ma nella pratica si tratta di esperienze nuove, appena avviate che mostreranno nel prossimo futuro i primi risultati. La ricerca si fo-calizzer su alcuni casi pratici, prendendo in esame anche alcune realt locali. Lautore de Il meglio del piccolo ci introduce in un mondo molto pi forte di quanto si pensi, una realt viva, capace di trainare il nostro paese e produrre ricchezza.

    Nella sua pubblicazione Il meglio del piccolo indica le caratteristiche fondamentali delle aziende italiane: piccola media dimensione, vocazione im-prenditoriale, propriet familiare, attivit manifat-turiera. Queste sono le aziende capaci di produrre in Italia?

    Partiamo da un dato statistico: allestero, in Fran-cia, Germania, negli Stati Uniti, ci sono piccole me-die imprese. Ma esse partecipano in misura mini-ma alla creazione di ricchezza del paese. In Italia invece il contributo delle aziende che presentano le caratteristiche citate altissimo, di molto supe-riore rispetto a qualsiasi altro grande paese a noi paragonabile. Qualunque sia la misura macroeco-nomico presa in esame: pil, export, occupazione. Poi c un secondo elemento. Chi viene in Italia studia le bellezze architettoniche, la predisposizio-ne al bello ed al gusto, nel tessile, nellabbigliamen-to, nellalimentare. difficile che venga a studiare leconomia. I pochi che lo fanno sono interessati esclusivamente a questa peculiarit del nostro pa-ese.

    Come si spiega la nascita di un tessuto produtti-vo di questo genere?

    Molti critici pensano che questo modello vada

    superato. Io credo invece che sarebbe interessante avviare studi di comprensione di questo fenome-no. Purtroppo un percorso simile pu nascere solo nel momento in cui si riconosce limportanza e la positivit di tali aziende. La mia spiegazione par-te innanzitutto da un dato storico: il nostro un paese frastagliato, fatto da 8.500 comuni, il 75% con meno di 10.000 abitanti. Abbiamo solo due grandi metropoli. In questo siamo molto distanti dalla Francia, per esempio, che storicamente vive intorno a Parigi. Questo fattore va unito alla for-te determinazione a mettersi in proprio creando unimpresa nel proprio comune e dando lavoro a persone che vivono nello stesso territorio. Di con-seguenza molto facile che queste aziende nasca-no e molto difficile che crescano. LItalia inoltre caratterizzata dai distretti: la cui nascita mi porta ad introdurre un terzo elemento. A fronte della crisi del 68-73 venne istituito larticolo 18 dello statuto dei lavoratori, un tema ancora oggi attualissimo, nel maggio del 1970, che non prevede il sindacato sotto i 15 dipendenti. facile immaginare come questo articolo, spinse gli imprenditori a trasforma-re unazienda da 90 dipendenti in 6 da 15, perch in quegli anni il sindacato era fortissimo. Si venne-ro cos a creare nuove aziende, sempre nello stesso luogo e nacquero i distretti. Questo un fenomeno di micro, parcellizzazione dellimpresa. Noi abbia-

    mo parecchie leggi che, pur nascendo con un altro scopo, finiscono per favorire la nascita di piccole imprese.

    Le pmi sono quindi un fenomeno positivo. Pre-sentano secondo lei anche delle criticit?

    Potrei farne unenunciazione teorica, ma repu-to che le positivit siano di gran lunga superiori. Noi siamo secondi in Europa solo alla Germania. Il mercato interno si fermato. LItalia sta in piedi solo grazie allexport. Se in Italia abbiamo il 90% di piccole medie imprese, allora vuol dire che sono proprio queste che esportano in tutto il mondo. Non credo che la Fiat esporti le automobili, sem-mai esporta le fabbriche.

    La Fondazione Costruiamo il Futuro promuo-ver una ricerca sulle reti dimpresa, che vedr proprio Lei nel ruolo di curatore. Come nasce il progetto e cosa si aspetta da questo lavoro?

    Nasce dallidea che diventare grandi impossibi-le. Ma allo stesso tempo necessario per raggiunge-re obiettivi pi complessi. La soluzione diventare grandi restando piccoli: facendo rete. Di accordi interaziendali, di possibilit delle imprese di unir-si se ne parla da anni, ma ad unenunciazione di principio non sono mai seguite esperienze interes-santi. La rete ha grandi possibilit, perch permet-te all imprenditore di restare padrone. Condivi-dere i capitali difficile perch limprenditore molto individualista, aspetto positivo, ma allo stesso tempo fa fatica a collaborare, aspetto negativo. Con le reti limprenditore continua a fare le cose di pri-ma ma per un 10, 20% dellattivit collabora con altre imprese per fare ricerca, andare sui mercati esteri, acquistare assieme. Questa modalit risolve il problema di diventare grandi assecondando la volont di autonomia. Credo che questa formula sia destinata ad avere successo. Dal 2009, quando si data una normativa alle reti dimpresa, sono state create 214 reti, sono tutti esperimenti allinizio, la maggior parte di pochi mesi fa. Non abbiamo an-cora i risultati. Attraverso la ricerca che pubbliche-remo intendiamo mettere a fuoco quello che sta accadendo e siamo molto curiosi di vedere come si evolveranno le cose.

    Tiziana Colla

    Una riforma per la crescita(...) La forza dellItalia, al contrario, ed stata proprio la capacit dei suoi cittadini di rischiare il proprio, di non rassegnarsi anche quando la realt sembrava contraddire questo slancio positivo. Non a caso possiamo contare su una fitta rete di piccole e medie im-prese che in alcuni settori rappresenta-no dei veri e propri punti di eccellenza. Imprenditori che in questo momento, al contrario di ci che dicono e pensano in molti, non desiderano licenziare i propri dipendenti, ma avere la possibi-lit di ripartire garantendo a loro e ai loro operai un futuro migliore. Lo dimostrano le priorit che questo mondo ha sempre posto nel dibattito pubblico: non finanziamenti a pioggia dalle istituzioni, ma meno burocrazia. Perch se gli iter sono pi veloci, se i tempi sono certi, unattivit pu pro-grammare e crescere.Certo, poi c il nodo delle risorse. Nes-sun imprenditore pu accontentarsi di sapere che le banche hanno problemi, che i soldi presi a condizioni favorevoli dalla Bce servono per attivit che nulla hanno a che vedere con il credito. Per-ch non ci chiediamo una volta quali sono i problemi reali? Le nostre impre-se hanno bisogno di essere sostenute, di qualcuno che dia loro credito. Non solo sottoforma di prestiti, ma anzitutto come sinonimo di fiducia.Ed a questo punto che si innesta un dibattito serio sul tema del lavoro. Dia-mo fiducia a chi, con enormi sacrifici, ha costruito la propria intesa. Perch dobbiamo necessariamente trattarlo come qualcuno che non vede lora di cacciare tutti e chiudere la propria azienda. Personalmente sono convinto che lidea che una maggiore libert in uscita porter automaticamente ad una impennata delle assunzioni, sia pura utopia. Questo non significa che larticolo 18 debba rimanere cos come . Dopo 40 anni, forse, giusto pensare a formu-le di tutela che siano pi rispondenti allattuale natura del mercato del lavoro. In tal senso occorre sicuramente ragionare sugli inasprimenti che la rifor-ma, cos come enunciata dal governo, sembra introdurre in entrata. Smontare molti degli istituti previsti dalla legge Biagi significa peggiorare considere-volmente il sistema. La flessibilit non e non pu essere sempre considerata come un sinonimo di precariet. Per questo, pi che al posto fisso, pensiamo e siamo favorevoli ad percorso continuo prima.Due ultime considerazioni che mi sembrano importanti. I canali di finan-ziamento e di agevolazioni fiscali sono tutti improntati sul modello della media e grande impresa, vanno rimodulati (si pensi ai fondi disponibili a Cassa Depo-siti e Prestiti, inaccessibili oggi nei fatti dai piccoli). Non possiamo dimenticarci che il no-stro tessuto imprenditoriale per oltre il 90% costituito da Pmi. E non dimenti-chiamoci nemmeno che limprenditore spesso anche un padre di famiglia. Per questo ragionare, accanto al tema del giusto inserimento delle donne nel mercato del lavoro, su incentivi e age-volazioni fiscali per la famiglia significa aiutare anche limprenditore.

    Maurizio Lupi

    SEGUE DALLA PRIMA

    Morti bianche e tutela del credito. Ma non basta

    Morti bianche: le chiamano cos ma non hanno nulla di candido. Sono quelle che avvengono nei cantieri e nelle fabbriche. Operai e manovali che - per mille motivi, fra cui lincuria e la mancanza di prevenzione - perdono la vita sul posto di lavoro. Li ricordano e li commemorano tutti: dal Presidente della Repubblica ai sindacati, fino ad arrivare al sindaco e al sacerdote.

    Tutto bene, tutto giusto. Ma chi ricorda le altri morti bianche? Quelle degli imprenditori, per la stragrande maggioranza piccoli, che si uccidono perch non riescono a far fronte ai debiti? Chi aiuta le loro famiglie? E quelle dei loro dipendenti?

    Certo, qualche rigo in cronaca. Parole di circostanza che non asciugano le lacrime. Ma soprattutto non vanno alla radice del problema. Perch? Perch suicidarsi a 47 anni, come Vincenzo Di Tinco di Taranto? O a 45, come Paolo Trivellin di Vicenza? Oppure ancora a 60, come Ivano Polita di Noventa del Piave?

    Lelenco potrebbe continuare a lungo. La crisi un ciclone che investe tutto e tutti. E i pi deboli soccombono. La storia di Vincenzo Di Tinco em-blematica. Di mestiere faceva il commerciante: le bancarelle del mercato prima, un piccolo negozio di abbigliamento dopo. Aveva un problema con la banca e una tratta da 1.300 euro da pagare a fine mese. Il colloquio con un funzionario, il no al prestito, il suicidio. Una corda e un albero nella sua casa di campagna. Tutto in poche ore. Viene alla mente il titolo di un film: Non si uccidono cos anche i cavalli?

    Ivano Polita invece faceva il falegname. Una piccola azienda che, nei tem-pi doro, lavorava con i Benetton per la posa dei pavimenti in legno dei loro negozi. Poi arriva la crisi. Il lavoro non manca. Ma un conto consegnare i prodotti, un altro farsi pagare. E cos il castelletto piange, la liquidit

    manca, la banca non anticipa pi. Ma gli stipendi degli operai, gli affitti, il materiale bisogna continuare a pagarlo. Mi sento solo, scrive Ivano. Cos non posso pi vivere. Lo trovano nel suo ufficio, dove lavorava sino a sera tardi, impiccato a una trave. Amaro il commento di Luca Zaia, il governatore del Veneto: Scandaloso. Una volta il fallito era chi aveva debiti. Oggi chi ha crediti.

    Certo, si tratta di casi estremi. Ma sono la punta di un iceberg. Di quella piccola e media impresa, ovvero lossatura produttiva del nostro Paese, che non ce la fa pi. Fra banche che hanno stretto i cordoni della borsa, clienti che non pagano, pratiche burocratiche sempre pi lunghe, inutili e avvilenti. Ma mai possibile che tre aziende venete convochino i giornalisti perch Equitalia non rimborsa loro 14 milioni di euro (avete capito bene, 28 miliardi di vecchie lire) di Iva?

    In tutto questo la bagarre sullarticolo 18 e sui provvedimenti sul lavoro fa sorridere. I problemi sono altri. E il primo, e pi importante da affrontare, la tutela del credito. Parliamoci chiaro: in Italia chi non vuole pagare, non paga. Non veniteci a raccontare storie. E ora che la politica attivi al pi presto quei meccanismi in grado di tutelare chi lavora bene e con professionalit. Bisogna farlo in fretta. Le notizie sulle morti bianche non le vogliamo pi sentire. Ma non basta.

    La politica pu aiutare ma non risolve il problema della solitudine. Ecco allora lesigenza di un gruppo di amici che si mettono insieme per aiutarsi a fare impresa. Passione, amicizia: e se Vincenzo, Paolo, Ivano avessero incontrato un luogo cos? Chiss

    Angelo Frigerio

    Paolo Preti

  • Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012

    Case history

    Lunione fa la forza. Un esempio concretoTecnoelettrica Brianza, F.lli Spreafico, 3C Catene, Cremonini, Machiavelli, OMB, Officina Colombo. Sette aziende insieme per un progetto innovativo.

    Nel 2009 viene istituita una normativa che re-gola laggregazione tra imprese, permettendo loro di aggredire il mercato con una forza contrattuale maggiore. Si tratta di una pratica sempre pi diffu-sa, capace di sostenere il mondo delle piccole me-die imprese che costituiscono lossatura del nostro paese, portando l85% del pil nazionale.

    Una di queste esperienze nata proprio in Brianza, nel lecchese, dallunione di sette aziende che hanno deciso di mettersi assieme per diventa-re pi forti: Tecnoelettrica Brianza, F.lli Spreafico, 3C Catene, Cremonini, Machiavelli, OMB, Offici-na Colombo.

    Sono sette aziende prevalentemente impegna-te sul mercato come terzisti, che hanno deciso di unirsi, ed affrontare nuovi obiettivi. Abbiamo in-contrato il manager di rete, Maurizio Ammanna-to, per farci raccontare questa esperienza.

    Come nato questo progetto?Tutto nato 6 anni fa, in ambito Confartigiana-

    to Imprese, con un gruppo di imprese tutte pro-duttrici, non della stessa filiera, che avevano inten-zione di unirsi con un slogan: piccolo non bello, ma piccolo insieme bello. E quindi PIB: Progetto Innovazione Business. Il nome nato proprio per dire che lunione fa la forza. Abbiamo comincia-to a mettere in piedi unattivit di aggregazione , considerando che i tempi necessari sono lunghi. Mettersi insieme, fare rete, non una moda, ma la strada per uscire dalle crisi.

    Nella pratica come inizia un percorso di questo genere?

    Si inizia con piccoli progetti, come gli acquisti o i trasporti, per vedere dei risultati positivi fin da subito. un modo di capire come insieme si pos-sono raggiungere degli obiettivi. Comincia cos a crearsi un rapporto di fiducia che nella rete fon-damentale. Dopo qualche anno abbiamo deciso di sviluppare linterazione tra le aziende, realizzando un prodotto da portare direttamente sul mercato. Abbiamo raccolto le idee, classificandole secondo tre categorie: innovativit, ritorno a breve, legame con lattivit delle aziende partecipanti. I primi due prodotti sono stati presentati ad un bando re-gionale e uno dei due ha vinto: il lampione a led.

    Cos avete iniziato a cercare finanziamenti?Siamo arrivati nel periodo giusto: nel 2008 lEu-

    ropa ha elaborato una normativa lo Small Business Act, con lintento di indicare ai paesi europei una maggiore attenzione verso le pmi. In Italia segui-to il contratto di rete, una forma giuridica definita per le associazioni di imprese. La Regione Lom-bardia, in particolare, si sta impegnando a soste-nere queste pratiche, attivando numerosi bandi, perch senza laiuto dei finanziamenti pubblici si fa fatica a sostenere grandi progetti. Mentre con i soldi si pu fare innovazione.

    Quanto conta linnovazione per unazienda?Linnovazione non un discorso una tantum.

    Ma un processo continuativo. Altrimenti prima o poi arrivano i cinesi che fanno tutto a met prez-zo. E linnovazione pu essere fatta a 360. Non riguarda solo il prodotti, ma anche i processi, ad esempio si pu andare insieme verso i mercati esteri, o lorganizzazione interna.

    Voi avete presentato al bando regionale un pro-dotto innovativo: il limulux. Come funziona, quali sono le qualit, le caratteristiche peculiari?

    Vincendo questo bando ci stato possibile ap-procciare lUniversit, in particolare lIstituto di Chimica di Milano e lavorando assieme abbiamo dato vita ad un prodotto estremamente innovati-vo. Non solo infatti il lampione a led, ma au-topulente. La calotta infatti strutturata in modo tale che, con i raggi ultravioletti del sole, si attiva un film capace di sgretolare lo sporco ed eliminar-lo grazie alla pioggia che viene prima raccolta e poi eliminata. Ad oggi neanche Enel ha un pro-dotto simile.

    Lei ha potuto osservare il lavoro svolto da queste imprese che si sono unite, dando vita ad unaggregazione che vuole competere con aziende

    molto pi grandi. Ci sono dei vantaggi ad essere una rete?

    Si attivano scambi che producono idee migliori. Accade come in un formicaio: se si osserva un for-micaio realizzato da una formica estremamente semplice, quello fatto da due pi complesso, ma non semplicemente moltiplicato per due. Lef-

    fetto moltiplicativo delle idee subisce un proces-so esponenziale. Tante idee brillanti emergono dallunione di pi persone. Inoltre la rete pre-senta una flessibilit capace di affrontare le crisi in modo dinamico: le grandi aziende fanno fatica a trasformarsi. Le piccole mettono insieme sei o sette imprenditori; se decidono di fare una cosa il

    giorno dopo implementata. Lunico svantaggio del piccolo consiste nellaspetto finanziario. Ag-gregandosi per le pmi ottengono la forza finan-ziaria delle grosse aziende, mantenendo lagilit delle piccole, laccesso diretto al mercato, la cono-scenza del cliente e la propria autonomia.

    Carlotta Borghesi

    5

    Da sinistra: Stefano Machiavelli, Machiavelli; Riccardo Bongiovanni, O.M.B. ; Innocente Colombo, Officina Colombo; Maurizio Ammannato, direttore di rete; Paola Spreafico, F.lli Spreafico; Walter Cortiana, 3C Catene; Daniele Riva, Cremonini; Gaetano Riva, Tecnoelettrica Brianza.

  • 6 Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012

    Visita al Parlamento di Bruxelles

    Alla scopertadellEuropaNicola Orsi e Tiziana Colla, dello staff di Costruiamo il Futuro, incontrano i rappresentanti di alcune prestigiose istituzioni comunitarie.

    Ore 8 partenza, obiettivo Bruxelles. La permanenza sar breve ma intensa, con unagenda fitta di appuntamenti con le varie istituzioni europee. Atterriamo allaeroporto Charleroi, pi economico ma a 1 ora dalla citt, e dopo vari cambi di mezzi giungiamo al Parlamento Eu-ropeo, palazzo allavanguardia e smisu-rato. Incontriamo subito Mario Mauro -presidente della delegazione del PDL al gruppo PPE - e Gianni Pittella - vicepresi-dente vicario del parlamento - entrambi presidenti di Meseuro. Il loro ufficio del centro studi non ha niente a che fare con gli uffici italiani, pomposi e ricchi di anti-chit. Qui si respira unaria di modernit, di burocrazia e di interculturalit.

    Passiamo un po di tempo con loro che ci illustrano Meseuro e cosa significa essere parlamentari europei italiani. Fini-to il colloquio la segreteria di Mario Mau-ro ci fa visitare il parlamento, passiamo corridoi e scorciatoie che solo i segretari conoscono per ritrovarci proprio l nella sala plenaria. Dopo un pranzo fugace gi ora di andare al secondo appunta-mento a le Berlaymont ci sta aspettando Antonio Tajani. Il commissario europeo per lindustria ci accoglie entusiasta del-la nostra visita e ci spiega il suo ruolo e la distanza che lItalia ha nei confronti dellEuropa. La mentalit a Bruxelles differente da quella italiana, forse perch devono far convivere 27 paesi di culture e tradizioni differenti. Usciamo dal Berlay-mont piove, eh si perch il clima in Bel-gio cos piove poi sereno e poi ripiove. Ci prodighiamo in metropolitana e arri-viamo a Place de Champ de Mars, dove ha la sede la Regione Lombardia, palaz-zo rinascimentale e gonfalone verde che sventola, un po ci sentiamo a casa. Ci presentiamo un po inzuppati a Gianlo-renzo Martini, capo delegazione che ci accoglie offrendoci un caff espresso italiano! Ci travolge con la sua voglia di far conoscere in Italia il loro operato e loccasione rappresentata da Casa Lom-bardia. Girando per la citt scorgiamo le Petit Sablon, le Gran Sablon. Prendiamo un aperitivo con alcuni funzionari della commissione - qui il clima informale ti permette di incontrare tutti con estrema facilit.

    LEuropa, burocratica ma trasparente, forse poco ironica. Abbiamo da imparare ma anche da insegnare.

    Prossima missione tornare a Bruxelles con i soci, visitare con loro le istituzioni ma anche occasione per stare insieme. Quindi preparatevi a partire!

    Tiziana Colla

    Meseuro: per un dialogo sociale culturale e umanoCosa significa Meseuro?Mauro: Meseuro un vento che

    soffia nel Mediterraneo da sud-est tra lo Scirocco e il Levante. Il fatto che non sia conosciuto ai pi non deve farlo sembrare indifferente e la sua brezza discreta non va con-fusa con debolezza. Meseuro pu rappresentare quellaria gentile che rischiara lorizzonte permettendo di vedere pi lucidamente le sfide del presente e che avvicina le coste mediterranee verso un futuro carat-terizzato da interessi comuni.

    Perch avete deciso di dare vita al Centro Studi Meseuro?

    Pittella: Poich unire le nostre forze rappresenta limpostazione migliore per affrontare le sfide del-la area europea e mediterranea. La nostra storia, sia italiana che euro-pea, rimanda allincontro di popoli e civilt che sono nate e si sono sviluppate sulle sponde del mare di Ulisse. Il Mediterraneo la culla delle grandi civilt, da quella fenicia a quella greca; da quella romana a quella cristiana, senza dimenticare la civilt arabo-musulmana e la storia del popolo ebraico. Questo incontro ha prodotto moltissimi esempi di fusione da cui si sono generati irripetibili risultati sotto il profilo artistico e culturale.

    Mauro: Larea del Mediterraneo rappresenta uno snodo cruciale per la crescita economica dellUnio-ne europea. Anche se il Mediterraneo ad unana-lisi politica ed economica si presenta oggi come unarea marginale rispetto ai grandi centri decisio-nali del mondo, esso, tuttavia, rappresenta unarea ritenuta strategica rispetto ai destini mondiali. Qui si trovano infatti alcune grandi questioni dalla cui risoluzione dipende, in parte, la pace mondiale. Con let moderna la centralit politica e culturale del bacino del Mediterraneo si eclissata, cos come la sua ricca tradizione culturale fortemente impre-gnata dellesperienza religiosa passata in secondo piano.

    Quali sono i vostri obiettivi?Mauro: Attraverso il Centro Studi Meseuro inten-

    diamo instaurare innanzitutto un dialogo sociale, culturale e umano, che abbia come presupposto la comprensione reciproca e la promozione di valori fondanti delle nostre civilt. A questo fattore im-prescindibile legata la buona riuscita della coo-perazione sul piano innanzitutto politico, attraverso la ricerca incessante di un dialogo riguardante la politica di sicurezza per sviluppare relazioni sem-pre pi incisive tra i paesi interessati. Il secondo, ma non meno importante livello di cooperazione quello economico. Siamo convinti che il moltiplicarsi degli accordi e degli scambi ha favorito e continuer a favorire lestensione di relazioni economiche e so-ciali equilibrate tra le parti.

    Pittella: Meseuro sar inoltre un luogo di incon-tro tra organizzazioni euro-mediterranee, tra rap-presentanti delle istituzioni e tra i protagonisti del mondo dellimpresa. Parallelamente si offrir come centro di elaborazione per chi, condividendo il no-stro spirito, sapr elaborare proposte innovative per le sfide dellarea mediterranea.

    Di che cosa si occupa nel concreto il centro e

    quali sono gli ambiti di intervento?Pittella: Le aree principali di interesse del Centro

    Studi Meseuro, che da ottobre 2011 una associa-zione internazionale senza scopo di lucro di diritto belga, sono lenergia, listruzione e la formazione, il dialogo interculturale, limmigrazione, lagroalimen-tare, le reti di infrastrutture e logistica, la ricerca, le micro e piccole medie imprese. Meseuro si occuper di promuovere le iniziative che fondazioni, associa-zioni e i singoli aderenti si prefiggono di realizzare negli ambiti sopra citati, ponendo particolare atten-zione al soddisfacimento dei bisogni socio-econo-mico e culturali della popolazione europea con par-ticolare riferimento allarea sud del Mediterraneo, nonch a promuovere e divulgare studi e ricerche per la tutela e la valorizzazione delle giovani profes-sionalit in ambito globale.

    Mauro: Contribuiremo altres a creare nei giovani la formazione di unidentit e di una cultura medi-terranea allinterno di una pi ampia cultura euro-pea e, soprattutto, a costruire unarea di sviluppo comune della zona euro mediterranea. Infine desi-deriamo promuovere lo sviluppo della cultura tecni-ca, la ricerca scientifica e industriale, linnovazione tecnologica e lapplicazione delle regole e norme tecniche nei settori della scienza e delle tecnologie riguardanti lambiente, con particolare riferimento al settore energetico ed ai problemi inerenti, dif-fondendone la conoscenza e mettendone in rilievo limportanza economica, ambientale e sociale.

    Quali sono le opportunit che offre allEuropa una collaborazione politico-economica con i paesi Mediterranei?

    Mauro: La storia di cooperazione effettiva tra Unione Europea e paesi del Mediterraneo abba-stanza recente, ma dal 1995 sono stati fatti molti progressi in questo senso. Nel 1995 con il processo di Barcellona stato avviato il partenariato euro-mediterraneo tra lUnione europea e i paesi del Me-diterraneo del sud che, allinsegna della reciprocit e della solidariet, finalizzato alla creazione di una cooperazione di natura politica, economica e socia-le. Tra il 1998 e il 2005 lUnione europea ha stipulato sette accordi euro-mediterranei di associazione con la Repubblica Araba dEgitto, lo Stato dIsraele, il Re-gno Hashemita di Giordania, la Repubblica Libanese, il Regno del Marocco, la Repubblica Tunisina e la Repubblica Algerina Democratica e Popolare. Questi

    accordi conferiscono unadeguata disciplina al dialogo politico tra nord e sud, fungono da base alla progressiva liberalizzazione degli scambi nello spazio Mediterraneo e stabili-scono infine le condizioni della cooperazione in ambito economico, sociale e culturale tra lUnione europea e i paesi partner.

    Pittella: Il progetto dellUnione per il Me-diterraneo potr giocare un ruolo importante per la pace e potr contribuire allo sviluppo dellarea euro-mediterranea e dellEuro-pa intera, se in futuro sapr esercitare con concretezza e visibilit il proprio ruolo. Esso potr rappresentare un utile strumento sia per lintegrazione economica e regionale che per la cooperazione ambientale tra i paesi mediterranei.

    Quali sono i problemi che incontra-te in questo lavoro di costruzione di una collaborazione con paesi spesso distanti dallEuropa sul piano sociale, culturale e

    politico economico?Pittella: Oggi non vi alcun dubbio che il futuro

    dellEuropa dipende in grande misura dal modo in cui riusciremo a far convivere le culture e le religioni nellUnione europea e riusciremo a convivere con i nostri vicini. Uno dei grandi obiettivi della Centro Studi Meseuro quello di essere un punto dincon-tro e di dialogo permanente, attraverso una trama di rapporti ed un collegamento organico con personali-t, gruppi, associazioni di diversi paesi mediterranei.

    Mauro: Il dialogo con ebrei e musulmani non pu essere un dialogo astratto n deve dare per scontato che lesperienza religiosa sia vissuta nella sua veri-t e nella globalit delle sue dimensioni. Per questo anche nei rapporti con i paesi del Mediterraneo il nostro metodo sar certamente quello dei padri fon-datori dellEuropa unita: ci che ci unisce pi forte di ci che ci divide. Questo dialogo deve fondarsi sul rispetto e sulla verit.

    LEuropa spesso vista come unentit lontana e priva di opportunit. Come secondo lei la colla-borazione, lunit e la sinergia tra paesi europei possono incidere nelle relazioni internazionali?

    Mauro: Nel corso degli ultimi dieci anni, la nostra attivit di parlamentari europei ci ha dato la possibi-lit di comprendere, da una prospettiva pi ampia ri-spetto a quella locale e nazionale, la portata epocale delle sfide che le nostre comunit sono chiamate ad affrontare. Siamo convinti che il ruolo della politi-ca, a livello internazionale ma n on solo, sia proprio quello di promuovere i valori della comprensione e del rispetto reciproco nel pieno riconoscimento dellaltro. Promozione che non deve per limitarsi alla retorica degli ideali, ma che deve fondarsi su iniziative concrete che permettano ai pi diversi set-tori nel campo dellattivit umana di interagire gli uni con gli altri.

    Pittella: Abbiamo deciso di dar vita al Centro Stu-di Meseuro per lEuropa del Mediterraneo proprio perch la nostra intenzione quella di creare uno spazio condiviso in cui i rappresentanti della societ civile, delle istituzioni e del mondo imprenditoria-le provenienti dalle due sponde del Mediterraneo possano confrontarsi e incontrarsi. Questo spazio condiviso potr essere luogo reale di relazione e via concreta e fattuale per incidere anche nelle relazioni internazionali.

    Nicola Orsi e Tiziana Colla al Parlamento Europeo

    Mario Mauro Gianni Pittella

    Intervista a Mario Mauro e Gianni Pittella, del Centro Studi per lEuropa del Mediterraneo.

  • Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012 7

    Casa Lombardia: uno strumento indispensabile

    Durante la visita alla delegazione del-la Regione Lombardia a Bruxelles siamo rimasti sorpresi nello scoprire lefficacia di questo strumento tecnico, operativo e amministrativo che funge da coordina-mento tra le strutture regionali e gli uffici europei. Volevamo approfondire con Lei come sia nata questa realt e quali siano i compiti che svolge.

    Partiamo un po dallinizio. La sede di Regione Lombardia nata alla fine de-gli anni 90. Lesigenza concreta di avere degli spazi, che porta alla necessit di un investimento, ci ha fatto fare un salto qua-litativo nel 2005. In quegli anni si sviluppa in modo importante Casa Lombardia, un insieme di uffici a disposizione del sistema regionale lombardo: un sistema economi-co, sociale, culturale che ha bisogno di un appoggio, per approfondire le tematiche o confrontarsi su progetti, o capire come ci si pu attrezzare per diventare soggetti che normalmente rispondono a bandi comu-nitari. Nasce allora lesigenza, da parte di

    enti pubblici, ma anche privati, lesempio di Assolombarda eclatante, di avere uno spazio fisso da condividere con gli altri. Tale condivisione crea uno scambio di informa-zione continuo, ed una collaborazione con chi lavora per la giunta della regione su os-servazioni, valutazioni e sviluppo di attivit. Casa Lombardia un continuo ricambio di soggetti. un dinamismo molto interes-sante e molto utile.

    Come si rapporta la Regione Lom-bardia con gli enti che vivono allinterno della Casa?

    Questi enti lavorano in autonomia. Allesterno noi usciamo con un marchio di sistema Lombardia di relazioni anche po-litiche, che per devono in qualche modo anche essere garantite dalla presenza della struttura della giunta che fa da cappello e da garante.

    A Bruxelles ci sono le delegazioni di numerose regioni. Liniziativa di Casa Lombardia un esempio unico?

    Per quanto riguarda le regioni italiane la

    Lombardia offre un esempio unico di svi-luppo del ruolo della delegazione. Da un punto di vista europeo invece non siamo arrivati per primi. Quando abbiamo aperto alla fine degli anni 90 tutte le altre regio-ni europee avevano gi una loro presen-za stabilizzata e sviluppata. Noi abbiamo cercato di prendere spunto anche dalle iniziative degli altri. I catalani e gli scozze-si, ad esempio, hanno al loro interno una struttura simile a Casa Lombardia. Oggi ci possiamo paragonare con le prime regioni in Europa.

    Chi pu entrare in Casa Lombadia, in che modo?

    Ci sono alcune regole fondamentali. La regione privilegia lente pubblico o para-pubblico e il privato viene garantito dalla presenza di associazioni come Assolom-barda o il sistema di Unioncamere di Re-gione Lombardia.

    Un privato potrebbe entrare?Non possiamo accontentare tutti i priva-

    ti. Tuttavia cerchiamo di soddisfare le esi-genze delle imprese dialogando con gli enti rappresentativi.

    Ci potrebbe fare qualche esempio concreto dei progetti che state portando avanti?

    Le faccio un esempio di poche settima-ne fa. Per poter partecipare ad una gara europea, abbiamo messo insieme una di-rezione generale della giunta, una fonda-zione pubblica che si occupa di energia, la Energy Lab, che ha sede da noi, e lEnea, che lente nazionale per lenergia. un bel lavoro perch questi soggetti non si conoscevano. Ce ne sono tanti altri: oggi ad esempio siamo stati invitati, assieme al Politecnico di Milano, dal governo della Re-pubblica Serba perch volevano avere da noi informazioni su come lavorare e sug-gerimenti pratici. Inoltre ci hanno proposto di collaborare, raccogliendo le nostre espe-rienze mantovane e quelle di alcune loro regioni, su progetti legati alla navigazione dei fiumi interni. Sulla qualit dellaria: co-ordiniamo un gruppo di regioni europee, le pi industrializzate, nella presentazione di proposte utili a garantire il rispetto della salute dei cittadini e, allo stesso tempo, lo sviluppo economico.

    In definitiva siete in grado di fornire supporto a chi deve rapportarsi con lEu-ropa.

    Certamente. Noi appoggiamo in con-creto, dando consigli a chi ci chiama, so-prattutto alle Universit, li accompagniamo presso gli uffici, dai funzionari che cono-sciamo, cerchiamo di condividere i sug-gerimenti che ci vengono dati per cercare di predisporre al meglio la proposta. C un lavoro di formazione, informazione e supporto, un sistema pratico per chi vuole avere successo e condividere qualcosa di nuovo.

    Semplificazione, accesso al credito, green economy

    Quali sono le opportunit offerte dallEuro-pa?

    Cittadini e imprese devono guardare allEuro-pa come a una opportunit di crescita e di svilup-po. LUnione un grande spazio di libert dove viaggiare, lavorare, avviare unattivit imprendi-toriale senza pi barriere. Le nuove generazioni possono studiare, specializzarsi, imparare a fare impresa in altri Stati Ue grazie a programmi quali Erasmus per giovani imprenditori o per studenti universitari.

    Gli strumenti di comunicazione utilizzati dallEuropa sono sufficienti?

    Vi sono margini di miglioramento, per quanto siano gi operativi numerosi strumenti. Vi faccio lesempio di Enterprise Europe Network, una rete dinformazione il cui obiettivo quello di avvicinare gli strumenti europei alle imprese sul territorio aiutandole a sfruttare pienamente le oppor-tunit del Mercato interno. Stiamo lavorando per migliorarne il funzionamento e, in particolare, vorremmo che fosse in grado di raggiungere le imprese in modo molto pi capillare.

    Le PMI svolgono un ruolo decisivo nello sviluppo del capita-le industriale. Con quali pratiche intendete sostenere le azien-de, anche quelle piccole?

    La politica europea in favore delle PMI riassunta nello Small Business Act. Tre temi sono al centro di questa importante strate-gia: semplificazione, accesso al credito, accesso ai mercati. Sono personalmente impegnato per diminuire gli oneri amministrativi esistenti e per fare in modo che la disciplina futura sia proporzio-nale alle effettive possibilit delle imprese. Altro fronte essenziale

    laccesso al credito: senza capitali non vi pu essere innovazione. E per questa ragione che la Commissione ha proposto che con Horizon 2020 e COSME siano stanziati 83 miliardi per misure dirette a sostenere le imprese europee. Non basta. Nel dicembre del 2011 ho presentato una strate-gia complessiva per laccesso al credito fatta di misure volte a favorire lutilizzo di strumenti come il venture capital o i mercati borsistici che spesso non sono conosciuti dalle PMI. Infine vorrei sotto-lineare limportanza della green economy: il futuro dipende sempre di pi da una maggiore efficien-za nelluso delle risorse, puntando sulle energie rinnovabili o sulle tecnologie chiave abilitanti. Ab-biamo bisogno di una terza rivoluzione industriale

    che renda pi efficiente e pi adeguato alle sfide future il nostro attuale modello economico.

    Come favorire aziende e imprese nella competizione a li-vello globale?

    Oggi solo il 13% delle imprese europee esporta fuori dai confi-ni della UE. un risultato modesto che va migliorato se vogliamo beneficiare della crescita che, debole in Europa, invece molto forte in altre aree del mondo come la Cina, lIndia, la Russia o il Brasile. Per la prima volta, abbiamo una vera strategia per linter-nazionalizzazione delle PMI. Lho presentata lo scorso novembre. Migliore comunicazione, una vera diplomazia europea al servizio delle imprese, maggiore coordinamento e migliori sinergie tra i diversi operatori attivi in questo settore, pi forza a strumenti come le reti dimpresa, anche trasfrontaliere: ecco alcuni stru-menti per aiutare le imprese ad affrontare i mercati globali.

    Antonio Tajani, commissario europeo per lindustria e limprenditoria, spiega come aiutare le imprese ad affrontare le sfide globali.

    Antonio Tajani

    Parla Gianlorenzo Martini, responsabile della Delegazione di Regione Lombardia presso lUnione europea.

    Gianlorenzo Martini

  • 8 Costruiamo il Futuro Magazine - Marzo/Aprile 2012

    Il corso in-formazione

    Ballar: domande e risposteIl giornalista Giovanni Floris chiude il seminario con una lezione su come si realizza un talk show. Il tema della settimana, gli ospiti, i servizi e i sondaggi.

    Ballar un mercato di Palermo. Abbia-mo scelto questo nome perch volevamo creare un posto che fosse popolare e libero: dove chiunque pu fare domande e propor-re risposte, esattamente come al mercato. Chi arriva cerca qualcosa. Cos ha esordito Gio-vanni Floris, conduttore di Ballar, al corso concorso in-formazione, promosso dalla Fon-dazione Costruiamo il Futuro. Davanti ad una platea composta da 800 studenti delle scuole medie superiori, il giornalista ha tenuto lulti-ma lezione del seminario dedicato al giorna-lismo che vedr la conclusione il 26 maggio, con la premiazione degli elaborati migliori per mano del Ministro Lorenzo Ornaghi. Le classi vincitrici si aggiudicheranno premi in denaro, destinati alla scuola di provenienza, e forniture di materiale, come lavagne mul-timediali.

    Lultima lezione si svolta il 24 marzo al teatro San Rocco di Seregno. Tema: il talk-show. Floris ha cominciato raccontando la sua storia: Fin da piccolo volevo fare il gior-nalista. Alle medie facevo il giornalino di classe, al liceo mi occupavo di tematiche di attualit. Poi allUniversit mi sono convinto che non ce lavrei mai fatta. Perch il mondo

    del giornalismo era un mondo chiuso, legato alla politica. Ho fatto alcuni colloqui e sono stato preso a lavorare al Banco di Roma. La notte prima di firmare il contratto non ho chiuso occhio. E cos Floris ha deciso di co-municare al padre, che lavorava in banca, che avrebbe rifiutato il posto, per inseguire le sue ambizioni di ragazzo. La risposta stata Bra-vo. Salvati almeno tu.

    Erano gli anni di Tangentopoli ed un siste-ma politico stava crollando, una situazione simile a quella di oggi. Voi vivrete unepoca come la mia. - afferma Floris - I periodi di crisi sono un vantaggio per i giovani, perch trova-no spazio per inserirsi.

    La fortuna ha contribuito ad aiutare il gior-nalista. Fu inviato a New York per sostituire un collega in ferie: era lestate del 2001. A settembre Floris si ritrov da solo a seguire tutta la vicenda delle Torri Gemelle. Poi arrivato Ballar. La lezione proseguita ana-lizzando nello specifico come si realizza una trasmissione: la scelta del tema della settima-na, degli ospiti, come si realizzano servizi e sondaggi, come vengono distribuiti i compiti. Non sono mancati riferimenti alle tematiche di attualit, come la discussione sullarticolo

    18. Il centro sinistra ha paura che si masche-rino licenziamenti discriminatori sottoforma di licenziamenti economici. La Fornero non daccordo spiega il conduttore -. Ma noi non abbocchiamo al dibattito politico. Andia-mo fin dentro al dibattito sociale. C un vero tema: il paese ha paura del licenziamento e basta. Lhanno subito per molto tempo i pre-cari. Adesso si scopre che diventa una legge. Questa la grande paura dellItalia.

    Ma il primo elemento da mettere a fuoco, per realizzare una trasmissione quello che si vuole realizzare. Con Ballar afferma il giornalista noi cerchiamo di proporre, ogni settimana, un posto dove si discute, si cerca, si scopre la verit. una trasmissione aperta, nessuno sa come finir, si pu sapere solo alla fine. La lezione si chiusa con un invito ai ragazzi: Ognuno dovrebbe fare il lavoro per cui nato. Ma difficile che questo accada. Tuttavia non c altra fase nella vita in cui uno pu sperare di riuscirci. Solo a ventanni si pu tentare. E ci sono due strade: la prima avere il coraggio di provarci, la seconda stu-diare, moltissimo. Questi sono gli unici stru-menti che avete.

    Carlo Cazzaniga

    Russia: unopportunit da cogliere con attenzione

    Lidea di invitare lamico on. Valentino Valentini insieme al console onorario Pier Paolo Lodigiani per parlarci della Russia si rivelata vincente. I nostri ospiti sono infatti tra i massimi esperti delle relazioni economiche tra il nostro paese e la Russia e delle opportunit commerciali e di intrapresa che quella grande e ricca terra rappresenta.

    Ne scaturita una serata ben riuscita e di gran-de interesse per tutti i numerosi soci presenti.

    Dopo uno scambio di saluti accompagnati da un aperitivo di benvenuto, la serata iniziata con una panoramica di carattere generale sullargomen-to fatta dal console Lodigiani, che da pi di venti anni vive in Russia ed diventato un importante operatore economico nella regione del Krasnodar. I nostri ospiti si sono prestati volentieri a un dialogo informale e molto concreto sulle tematiche poste dai nostri soci, che sono intervenuti con domande e richieste di chiarimenti ciascuno secondo il pro-prio ambito dinteresse. La Russia viene vista come opportunit, ma al tempo stesso spaventa per la grandezza e la poca conoscenza, questa lidea dif-fusa degli intervenuti.

    Si quindi parlato del delicato argomento dellin-dividuazione e delle modalit di collaborazione con un eventuale partner russo; del quadro normativo allinterno del quale unimpresa che decida di en-trare nel mercato russo si trova, con una partico-lare attenzione al diritto societario e alle diverse e minori tutele che esso offre rispetto a quello italia-no; delle modalit attraverso cui interfacciarsi con la pubblica amministrazione e le regole che sotten-

    dono la partecipazione a gare e appalti. Il console ha ribadito il concetto che per intraprendere una nuova attivit in Russia, la conoscenza del territorio e dei suoi usi e costumi fondamentale. Un primo approccio lo si pu avere contattando la Camera di Commercio e lICE, che possono dipanare le prime problematiche, ma fondamentale essere l in prima persona, senza delegare. Si parlato di energia, agricoltura, costruzioni, turismo. Si ovviamente parlato della grande richiesta che la Russia esprime in tutti i settori riguardo al Made in Italy, ma anche della scarsa capacit delle nostre aziende di essere presenti in modo sistematico ed efficace a causa della poca propensione dei nostri imprenditori a concepire la loro presenza, anche fi-sica, allestero e a creare aggregati di imprese che abbiano la massa critica sufficiente per competere su quei mercati dove indispensabile fare sistema. Tra il buffet di prodotti tipici valtellinesi e un risotti-no aromatizzato al limone sono inoltre state fornite informazioni sulla fiscalit russa e sul sistema do-ganale vigente.

    In estrema sintesi si pu dire che i nostri ospiti ci hanno descritto la Russia come una terra di enormi risorse e grandissime potenzialit, ma che richiede grande prudenza e una indispensabile capacit di presenza costante e continuativa sul campo a diretto contatto con i propri clienti e stakeholders. Una serata piacevole che ha arricchito tutti i parte-cipanti nella conoscenza del gigante Russia e della cucina valtellinese.

    Lino Iemi, Francesco Sangiorgio

    Maurizio Lupi e Giovanni Floris

    Visita allistituto In-presa: studiare il Medioevo cucinando

    unidea proposta dagli insegnanti di In-presa, la scuola professionale di Carate Brianza, fre-quentata dai ragazzi che di studiare non hanno tanta voglia. E cos, per fare imparare il Medio-evo i docenti si sono inventati un nuovo metodo: farlo cucinando. I camerieri accolgono gli ospiti in costumi tradizionali e invitano gli imprenditori di Costruiamo il Futuro e lospite donore, Paolo Liguori, a sedersi in una bellissima sala apparec-chiata secondo le usanze dellepoca. unocca-sione per presentare le attivit di questa scuola che accoglie studenti in difficolt, prevenendo labbandono scolastico e aiutandoli ad inserirsi nel mondo del lavoro. Prima di cominciare il pran-zo i ragazzi del corso di aiuto cuoco ci guidano in un mondo lontano, dove non si usavano le posate, dove servi e padroni ancora mangiavano assie-me e ciascun tavolo doveva essere occupato da

    12 persone. Sotto la guida degli insegnati hanno imparato come storia, comportamenti, tradizioni, usanze si sono evolute per poter servire al me-glio i commensali. Il banchetto inizia degustando un vino speziato e assaggiando pescecane con bianca agliata e mostarda di uvetta. Si prosegue con i tortelli da infermi con seppia e crema di mi-glio. Ogni piatto accompagnato dalla spiegazio-ne dei ragazzi mentre si aggirano indaffarati tra i tavoli. Si conclude con dariolla allacqua di rosa. C anche il tempo di ascoltare un intervento del direttore editoriale di TgCOM24 che ci parla del mondo dei giovani e della multimedialit.

    La vita si pu capire solo allindietro, ma si vive solo in avanti recita il men. stata davvero una bella lezione. Quando si insegna con passio-ne si ottengono grandi risultati.

    Carlotta Borghesi

    Paolo Liguori assieme ai cuochi di In-Presa

    INCONTROLA QUESTIONE EDUCATIVA OGGI13 aprile 2012SI RINGRAZIANO