MADRI ASSASSINE

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    11-Jun-2015
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“Una donna che uccide suo figlio”, sosteneva Lombroso, “è un errore della natura”. Sbagliato. Oggi, più che mai, è un errore, o meglio un crimine, della cultura...

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LA SINDROME DI MEDEA L'infanticidio sempre stato una accezione negativa del genere umano (e non solo, visto che si ritrova anche in molte specie animali), ma il suo significato e la sua valenza sono differenti a seconda delle diverse culture: ad esempio, per i gruppi di cacciatori-raccoglitori come i boscimani o gli aborigeni australiani, o ancora i gruppi artici, l'infanticidio diventa un mezzo per il controllo demografico; le donne infatti non possono farsi carico di altri figli prima che quelli che hanno non siano stati svezzati; le cause che concorrono a determinare tutto ci sono legate a fattori ambientali, alimentari e di energia domestica. Gli Yanomani dell'Amazzonia sopprimono il neonato se questo deforme perch sarebbe un peso troppo esoso per la madre e la comunit o, in caso di parto gemellare, il bambino pi debole viene sacrificato perch la madre non pu allattarli entrambi. Andando ad analizzare le culture altre rispetto a quelle occidentali, vediamo come l'infanticidio sia s una pratica diffusa, ma che trova una spiegazione ed anche un preciso significato nelle questioni riguardanti il gruppo cultuale e la sua sopravvivenza. Ad esempio, presso alcune comunit dell'India e dell'Africa, come riporta Levi-Brull nel suo lavoro Anima Primitiva, la soppressione di neonati non omicidio perch il bambino appena nato non considerato un essere umano completo, lo diventer in seguito, e il suo status di adulto sar scandito da una serie di riti di passaggio. Si possono fare anche esempi eccellenti della nostra storia, come gli antichi romani, che gettavano dalla Rupe Tarpea i figli deformi, per non parlare poi del diritto di vita e di morte che il pater familias aveva sui figli. In tempi pi recenti, possiamo citare anche degli infanticidi istituzionalizzati, come quello in Cina che con la legge del 1979 - Legge eugenetica e protezione della salute - impone alle famiglie di non avere pi di un figlio e maschio. Molte bambine non sono mai venute alla luce, molte non sono state registrate all'anagrafe, molte sono state abbandonate. Rimane il fatto che per gran parte di loro si persa ogni traccia. Aldil di quest'ultimo, che rientra nel discorso pi ampio del disconoscimento dei diritti elementari del bambino, importante cercare di capire come sia possibile che in una societ come la nostra, fortemente sviluppata, tecnologizzata, cosmopolita, evoluta, ci siano sempre pi spesso casi di infanticidio. Ma chi sono le madri che uccidono i propri figli? Spesso sono donne normali, dall'esistenza tranquilla che solo per una drammatica disattenzione procurano la morte dei piccoli. il caso di donne che mentre allattano fanno cadere accidentalmente i bambini per terra, o quelle che stendendo i panni sul terrazzo, vedono precipitare dai piani pi alti dei palazzi i piccoli, o ancora madri che mentre preparano la colazione lasciano i figli sul letto in cui troveranno la morte soffocati tra il materasso e la spalliera. La moderna psichiatria ci insegna che questi drammi, puramente casuali, orrendi nella loro semplicit, altro non sono che strategie inconsce elaborate dalle donne. Ma la casistica veramente ampia, sono i motivi pi diversi quelli che portano al delitto: ci sono donne passive e negligenti nel ruolo materno; donne che uccidono per vendicarsi del proprio compagno (e ultimamente fatti di cronaca riportano di padri che uccidono figli per vendicarsi delle loro ex-mogli o exconviventi); madri che uccidono i figli perch li ritengono colpevoli di tutte le loro frustrazioni, non ultimo il cambiamento nell'aspetto esteriore; donne che riflettono sui figli le violenze che esse stesse hanno subito da bambine; madri che uccidono figli non desiderati; madri che negano la gravidanza e focalizzano il neonato; madri che spostano il desiderio di uccidere la loro madre cattiva ed uccidono il figlio cattivo; madri che desiderano uccidersi e uccidono il figlio; madri che uccidono il figlio perch pensano di salvarlo o per non farlo soffrire; madri che prodigano cura affettuose al figlio ma in realt lo stanno subdolamente uccidendo, (questa quella che viene definita Sindrome di Munchhausen per procura). Poi ci sono anche situazioni che concorrono a determinare il dramma ma che non sono la causa principale e sufficiente a provocare il delitto. Ricordiamo il sentimento inadeguato alla maternit, la presenza di psicopatologie acute, l'abuso di sostanze quale alcool e droghe e poi la presenza di situazioni emotive problematiche che si sviluppano all'interno di rapporti sociali e familiari multiproblematici. Proprio per questo,

molto spesso, dopo il delitto, vengono chiamati in causa i Servizi Sociali. L'opinione pubblica si interroga sul motivo per cui donne instabili siano state lasciate libere di agire. Le cose sono sempre molto pi complesse di quanto appaiano. Non detto infatti che le donne che stanno maturando inconsciamente questi delitti siano in contatto con assistenti sociali o psicologi o psichiatri, o che abbiano coscienza di non stare bene o che qualche loro congiunto abbia idea che non stiano bene. Inoltre, per quanto un servizio sociale pu seguire una persona che presenta disturbi della personalit, non pu prevedere ci che delegato al libero arbitrio. Lo sprofondare nell'abisso pu essere talmente repentino da non dare a nessuno il tempo di accorgersene, perch il tutto degenera in un istante. Accanto a questo, per, ci sono molti bambini che sono stati salvati perch prontamente tolti alle famiglie o perch curati i genitori. Quello che sappiamo per certo che ogni qual volta maturano delitti di questo genere subito viene chiamata in causa l'infermit mentale, l'incapacit di intendere e di volere. Una madre che uccide il proprio figlio sicuramente pazza. Questo perch noi culturalmente, nonostante la violenza che ci circonda, non siamo pronti ad ammettere che una madre pu uccidere il figlio, un figlio a cui lei stessa ha dato la vita. Ma non sempre le cose stanno in questo modo, a volte si uccide avendo la piena coscienza di farlo. questo il nodo che sono chiamati a sciogliere i professionisti della legge e della psiche, per destinare poi queste donne negli ospedali psichiatrici giudiziari o negli istituti penitenziari comuni. Spesso, per tentare di dare una spiegazione a delitti cos efferati, si chiama in casa l'ambiente di riferimento, il microcosmo in cui si vivono le esistenze. chiaro che gi una situazione sociale e affettiva fortemente compromessa pu concorrere a determinare soluzioni finali cos drammatiche, ma non sempre gli infanticidi maturano in ambiti problematici, spesso i bambini vengono uccisi anche in famiglie normali, per bene, che all'apparenza non presentano alcun problema economico o affettivo. Le cause vanno dunque ricercate s nel sociale ma anche nell'individuale, nella personalit dell'omicida, nella sua storia privata e nel suo progetto di vita. Da tutto questo si comprende come la gestione di casi di infanticidio o di figlicidio sia estremamente complessa anche perch si va ad immettere in un ambito culturale fortemente caratterizzato dal primato del concetto di famiglia, forse pi che in altri paesi europei. La situazione appare particolarmente problematica proprio perch il bau bau, l'uomo cattivo, il demone ctonio, ce lo ritroviamo in casa, tra le pareti domestiche, con le mani sulla culla. (opere citate: Lvy-Bruhl, Anima Primitiva; Hritier F., Sulla Violenza, Meltemi 1996; Nivoli G., Medea tra noi: le madri che uccidono il proprio figlio, Carocci 2002). DEFINIZIONI (tratto da Fenomenologia del Serial Killer di Gianluca Massaro) Il complesso (o sindrome) di Medea e la sindrome di Munchausen per procura riguardano l'infanticidio e il figlicidio compiuti quasi esclusivamente da donne. Entrambi i comportamenti, se ripetuti nel tempo, possono dar luogo a casi di omicidio seriale. Il primo prende il nome dal mito greco di Medea, che uccise i suoi due figli per vendicarsi del tradimento subito dal coniuge, Giasone. Alcune donne, poste in una situazione di stress emotivo con il compagno, utilizzano i figli per scaricare la loro aggressivit, arrivando addirittura ad ucciderli, allo scopo di far del male all'altro coniuge. La madre, in crisi psicotica, soffre di un delirio di onnipotenza materna e si autonomina giudice di vita e di morte, uccidendo il figlio per non farlo soffrire; in questo modo, si rimpossessa completamente dei figli, estromettendo il padre. Il secondo comportamento patologico deriva il suo nome dal barone di Munchausen, un personaggio letterario che intratteneva i suoi ospiti raccontando avventure impossibili. Il primo studioso ad usare questa espressione fu il dottor Asher, nel 1951, utilizzandola per descrivere le persone che si rivolgono insistentemente e inutilmente a medici, lamentando continuamente dei disturbi che, in realt, sono

inesistenti, fino al punto di riportare conseguenze dannose a causa dei ripetuti accertamenti o addirittura dei numerosi interventi chirurgici. Nel 1977, il pediatra Roy Meadows il primo ad utilizzare il termine sindrome di Munchausen per procura, descrivendo la situazione nella quale uno o entrambi i genitori inventano sintomi nei propri figli o addirittura procurano loro disturbi e poi li sottopongono ad una serie di esami ed interventi che raggiungono il risultato di danneggiarli. Meadows analizz personalmente diversi casi e, in ogni circostanza, era la madre a provocare i sintomi e la met di loro possedeva capacit infermieristiche apprese in qualche corso. Gran parte delle madri aveva, in precedenza, sofferto a sua volta della sindrome. Meadows verific anche che, in tutti i casi, il padre era l'elemento passivo della coppia e, spesso, era presente una notevole discrepanza, sia a livello intellettuale che sociale tra i coniugi, con la donna di livello pi elevato. L'omicidio seriale di bambini, a sua volta, si divide in due categorie: l'omicidio seriale motivato da pedofilia e l'infanticidio seriale. I bambini sono delle vittime ideali in quanto