L’inserimento dell’alunno diversamente abile nella .2.1 Handicap, disabilità, diversabilità

download L’inserimento dell’alunno diversamente abile nella .2.1 Handicap, disabilità, diversabilità

of 26

  • date post

    18-Aug-2018
  • Category

    Documents

  • view

    212
  • download

    0

Embed Size (px)

Transcript of L’inserimento dell’alunno diversamente abile nella .2.1 Handicap, disabilità, diversabilità

  • Linserimento dellalunnodiversamente abile

    nella scuola dellobbligo.Aspetti etici

    1

    1. INTRODUZIONE, 2

    2. LINSERIMENTO DELLALUNNO DIVERSAMENTE ABILE NEL MONDO DELLA SCUOLA DELLOBBLIGO, 3

    2.1 Handicap, disabilit, diversabilit, 3

    2.2 La normativa relativa allhandicap nella scuola dellobbligo italiana, 5

    2.3 Liscrizione alla scuola dellobbligo in Italia e le procedure necessarie per linserimento dellalunno diver-samente abile, 7

    2.4 La valutazione nella scuola dellobbligo dellalunno diversamente abile, 10

    2.5 Situazioni di criticit legate allinserimento dellalunno diversamente abile nel contesto scolastico, 11

    3. LINTEGRAZIONE SCOLASTICA DELLALUNNO DIVERSAMENTE ABILE, 12

    3.1 I gruppi di lavoro per lintegrazione scolastica presenti nella scuola, 12

    3.2 Le persone coinvolte nellinserimento scolastico, 13

    3.3 I rapporti della scuola con gli enti e con il territorio, 14

    3.4 Didattica per lalunno diversamente abile, 15

    4. UN MONDO DOVE C POSTO PER TUTTI, 16

    4.1 Al centro la persona e la sua dignit, 16

    4.2 La scuola come comunit di apprendimento e cantiere aperto alla vita, 17

    4.3 La qualit dellinserimento dellalunno diversamente abile, 19

    4.4 Lintegrazione scolastica: un progetto da condividere, 20

    4.5 Linserimento dellalunno diversamente abile come risorsa per tutti, 21

    4.6 Dallinserimento allinclusione, 22

    5. CONCLUSIONE, 23

    Bibliografia, 24

    Sommario

    di Elisabetta Stroppiana

    fi

  • 2

    Gi da alcuni anni da parte di organismi e associazioni a vocazione locale e internazionale in atto unopera dicrescente sensibilizzazione per linserimento e lintegrazione delle persone disabili nel tessuto sociale, da un latopuntando sul riconoscimento della dignit di tutti gli individui indipendentemente dalle condizioni personali, dal-laltro ritenendo che linserimento delle persone disabili nei contesti di normalit costituisca la prima ragione perla riabilitazione funzionale.Nel sistema delle scuole europee, in particolare in quello italiano, sono stati attivati programmi ad ampio raggiomirati ad integrare, per quanto possibile, gli alunni disabili, nella vita scolastica affinch possano svilupparsi eprogredire, nel contempo monitorando le situazioni ed interagendo con le istituzioni ed i governi per i fondi ne-cessari.Lesperienza scolastica italiana passata dalla logica dellesclusione presente dalle origini del sistema scolasticoitaliano almeno fino agli anni Cinquanta, a quella della medicalizzazione degli anni Settanta. A partire dalla seconda met degli anni Settanta cominciavano ad essere sperimentati modelli di integrazioneche prevedevano linserimento, accanto allinsegnante di classe, di un collega specializzato in attivit di anima-zione e/o riabilitazione, pian piano smantellando le scuole speciali, trasferendo gruppi-classe di alunni disabili nellescuole comuni, abolendo le classi differenziali e realizzando i primi tentativi di inserimento nelle classi normali.Dalla logica dellinserimento si poi passati negli anni successivi a quella dellintegrazione e, pi recentemente,a quella dellinclusione che ancora da consolidare.In tale percorso cambiamenti di mentalit socio-politico-culturale avevano infatti condotto ad una maggiore as-sunzione di responsabilit, non solo nelle diverse realt scolastiche, ma anche nei singoli cittadini che avevanoin qualche misura un ruolo legato al fenomeno della disabilit. Le norme di legge avevano talora anticipato e fatto maturare la sensibilit pubblica, ma specialmente le espe-rienze pi significative nel tessuto scolastico avevano anticipato e promosso le iniziative legislative stesse.Il diverso modo di percepire la disabilit ha portato nel corso degli anni allutilizzo di una diversa terminologiaentrata in uso anche nella scuola, almeno a livello normativo. Si infatti passati dalluso corrente della defini-zione di persona handicappata, oggi considerata desueta, ai termini attuali di persona disabile e poi di personadiversamente abile con lobiettivo non tanto di evidenziare gli impedimenti e lo svantaggio quanto le positivit ele attivit possibili, sostenendo la piena integrazione scolastica e sociale.Occorre tuttavia rilevare che nella pratica quotidiana non sempre vi la piena capacit e sensibilit da parte deglioperatori del mondo della scuola di vedere le persone con deficit in una prospettiva diversa, meno condizionatadalla constatazione del deficit, dalla diagnosi medica e pi attenta alla storia personale dellalunno ed al suo cam-mino potenzialmente acquisitivo di abilit. Si intravede quindi lesigenza da un lato di una maggiore capillaritdellopera di sensibilizzazione nella formazione degli operatori, in grado di penetrare nei singoli contesti scola-stici e di sostenerne le specifiche esigenze, dallaltro di rivedere alcuni modelli sociali di efficientismo legatiesclusivamente alle capacit di prestazione.Secondo i dati forniti dal Ministero dellIstruzione alla Commissione Bicamerale Infanzia nel corso di unaudizionetenutasi nel 2002, gli studenti in condizione di deficit frequentanti i vari ordini di scuola erano quellanno oltre140.000 con un aumento del 34% in dieci anni (Aprea, 2003).I recenti dati del rapporto ISTAT sulla presenza dei disabili nella scuola dellobbligo italiana per lanno scolastico2004-2005 hanno registrato nella scuola materna 14.876 alunni, nella scuola elementare 66.315 alunni, nellascuola media 51.334 alunni (MIUR, 2005).Ho scelto di trattare questa tematica poich ormai da pi di venti anni opero in qualit di docente di ReligioneCattolica nel mondo della scuola secondaria di primo grado, a stretto contatto con molte classi e di conseguenzacon molte situazioni in cui sono presenti alunni diversamente abili. Constato che in alcuni casi si pu parlare diun inserimento dellalunno diversamente abile solo parzialmente riuscito, a causa di dinamiche problematichespecie sul piano relazionale che si scatenano tra adulti e minori e che rallentano i processi di apprendimento ditutta la classe. In altri casi si pu parlare di una buona integrazione e di sinergie tra tutte le parti chiamate in gioco.

    fi

    1. INTRODUZIONE

  • 3

    Ritengo sia fondamentale dedicare la giusta attenzione ad un gruppo minoritario allinterno della comunit sco-lastica, che rischia di non essere considerato o tutelato, specialmente se tutto orientato nellottica delleffi-cienza e della produttivit. In quanto coinvolta in un compito educativo penso che al centro del processo formativo-educativo di cui re-sponsabile la scuola sia necessario porre sempre la persona dellalunno e tutelare la sua dignit, a prescinderedalle condizioni in cui . La scuola luogo di relazioni e di apprendimenti significativi e ritengo sia un diritto-dovere per tutti, alunni diversamente abili compresi, poterne usufruire per poter sviluppare al meglio le propriepotenzialit. Penso sia importante la ricerca del benessere soggettivo e sociale della persona disabile in modo analogo aquello di tutti coloro che usufruiscono del servizio scolastico che strumento formativo ed educativo in quantoinsegna a conoscere, a fare, a vivere con gli altri, ad essere.Legato alla mia esperienza di docente vi poi il riconoscimento della presenza dellalunno diversamente abilein classe come risorsa umana che, da un lato, mette in discussione le modalit tradizionali di insegnare ed ob-bliga il docente ad aggiornarsi ed a re-inventare continuamente strategie di apprendimento e di comunicazione,dallaltro attiva tra i compagni dinamiche di relazione e di solidariet che permettono loro di crescere responsa-bilmente.In questo elaborato vengono usate differenti espressioni riguardo allalunno diversamente abile che riflettono laterminologia adottata nei documenti consultati e che in tempi successivi sono state modificate. Ho scelto lusodel termine alunno diversamente abile poich quello preponderante nella letteratura di settore, sebbene siada alcuni studiosi di pedagogia speciale considerato gi superato e sostituito da alunno con bisogni educativispeciali.Nella prima parte, dopo alcune informazioni relative alla terminologia abitualmente usata per definire lhandicape relative ai principali sistemi di classificazione, vengono esaminate la normativa relativa allhandicap e le pro-cedure necessarie per linserimento degli alunni diversamente abili nella scuola dellobbligo italiana. Si prendeatto di una serie di situazioni di criticit che talvolta possono verificarsi quando linserimento di un alunno di-versamente abile non adeguatamente predisposto.Nella seconda parte vengono indicate le componenti necessarie affinch possa verificarsi una buona integra-zione dellalunno diversamente abile nel mondo della scuola e nel suo ambiente di vita: i gruppi di lavoro speci-ficamente sullhandicap, le persone coinvolte nellintegrazione, la valenza della rete extrascolastica, limportanzadi metodologie e di strumenti didattici mirati.Nella terza parte vengono esaminati gli aspetti etici legati allinserimento dellalunno diversamente abile nellascuola dellobbligo sottolineando limportanza del riconoscimento della sua dignit di persona che pu avvenireproprio attraverso la scuola intesa come comunit di apprendimento in cui ciascuno pu essere risorsa per sestesso e per gli altri. Lesperienza scolastica permette linserimento dellalunno diversamente abile nella vita so-ciale e lo mette nelle condizioni di poter portare avanti un progetto di vita significativo e compatibile con le suecondizioni. Viene messo in evidenza che affinch lintegrazione sia reale e non circoscritta al contesto scolastico, indispensabile curarne la qualit e la condivisione con tutti coloro che sono parti in causa.

    fi

    2. LINSERIMENTO DELLALUNNO DIVERSAMENRE ABILE NEL MONDO DELLA SCUOLA DELLOBBLIGO

    2.1 Handicap, disabilit, diversabilit

    La terminologia usata correntemente p