Leggende Cristiane

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    UNIVERSITYOF CHICAGO

    LIBRARY

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    GUIDO BATTELLIi-,

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    LE PI BELLE

    GGENDECRISTIANETRATTE DA GODICI E DA ANTICHE STAMPECOMMENTATEE ILLUSTRATE

    CON 32 TAVOLE FUORI TESTO

    TERZA EDIZIONE RIVEDUTA

    ULEICO HOEPLIEDITORE LIBRAIO DELLA REAL CASA

    MILANO1928

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    ^*i->r- Jt^.UfssS^K^- B

    inteoduzio:n e

    E vero quanto scrive Giovan Battista Vicoche natura di cose nascimento di esse\non sar disutile al lettore conoscere l'origine *di questo libro, perch tale notizia varr a

    chiarirneil

    carattere, a giustificarne i limiti ed a preci-sarne il fine.- Da molti anni, nell'insegnare Storia dell'Arte in

    Firenze, io ho dovuto accorgermi che i nostri giovanistudenti di liceo o di scuole magistrali, mentre hannouna sufficiente conoscenza delle favole mitologiche,sono del tutto ignari della storia ebraica e cristiana;non conoscono i racconti del Vecchio Testamento nle parabole del Nuasro, non hanno mai letto il libro deiSalmi lih il Vangelo, e solio poi perfettamente all'oscurodi tutto quanto si riferisce alla vita e ai miracoli deiSanti. Com' possibile che in tali condizioni essi pos-sano intendere le numerose e quasi direi infinite figura-zioni plastiche ond' cos ricca l'arte rehgioSa del MedioEvo e del primo Rinascimento? Quanti e quanti giovaniche conoscevano per filo e per segno tutte le pi minute

    particolarit della mitologia pagana, ho visto amniu-tolir d'un tratto dinnanzi alle meravighose porte di bronzod'Andrea Pisano e del Ghiberti, dinnanzi alle pitture del

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    Vm INTBODTTZIONE

    Ghirlandaio nel coro di S. Maria Novella e a quelle di

    Agnolo Gaddi in Santa Croce, nelle cappelle giotteshe

    dei Peruzzi e dei Bardi e dinnanzi alle pitture di Masac-cio nella Chiesa del Carmine Quante volte nel corso deUemie lezioni dovetti avvertirli di non confondere Gio-vanni Battista con l'Evangelista, Maria di Magdalacon la peccatrice d'Egitto, San Paolo apostolo con l'ere-mita della Tebaide, Sant'Antonio abate con l'omonimodi Padova, Santa Caterina d'Alessandria con la dome-nicana senese vissuta tanti secoli dopo Se poi m'acca-deva d'illustrare le pitture del Mantegna agli Eremitanidi Padova, queUe di Piero deUa Francesca neUa chiesad'Arezzo, quelle del Carpaccio a Venezia, o quelle delPinturicchio nell'appartamento Borgia in Vaticano,

    bisognava che io raccontassi avanti la leggenda della

    Croce e quelle di San Giacomo e di San Cristoforo, di SanGirolamo e di Sant'Orsola, di San Sebastiano e di SantaCaterina, se volevo che i miei giovani fossero in gradod'iatendere quelle figurazioni. Io non potevo riferirmia nulla di ci ch'essi avevano studiato in classe, ne sug-gerir loro alcun libro che li mettesse in grado di acqui-

    stare tali cogniziom', per la sempHcissima ragione cheun tale libro non c'era ^.Ecco dunque com' nato questo volume. Dall'infi-

    nito materiale agiografico onde ricca la nostra lettera-tuta medievale, ho trascelto una quarantina di leggendedelle pi belle, delle pi commoventi, delle pi pittore-

    ^ Per esser sincero, dir che talora consigliavo, non senza ram-marico, la Legenda Aurea del Varagine, nella traduzione francesedel Wyzewa. Mi era doloroso confessare che nessuno dei nostri editoriaveva ancora pensato a stamparne un volgarizzamento italiano. Talevergogna fortunatamente cessata, perch Arrigo Levasti ci ha final-mente dato una bella edizione di questo libro, pubblicata a cura dellaLibreria Editrice Fiorentina.

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    INTBODUZIONE IX

    sche, di quelle che hanno maggiormente ispirato i nostriartisti, e che perci era

    maggiormenteutile far conoscere

    ai giovani^.Potevo limitarmi a trascrivere uno dei tanti volga-

    rizzamenti del Varagine (ve ne sono di pregevoli perfedelt e per eleganza di dettato), ma poich quest'autoreil 'pi delle volte abbrevia e spesso confonde i fatti,cos ho preferito, quand'era possibile, ricorrere alle fontistesse da cui il Varagine attinge: alle Vitae Patrum, dicui abbiamo una mirabile versione del Cavalca; allenarrazioni pseudoambrosiane del martirio di Sanf^Agnesee di San Sebastiano, che qui per la prima volta vendonopubblicate nella nostra liagua ^; alle ingenue leggendemonastiche del Paradiso Terrestre, del Pozzo di San

    Patrizio e della Navigazione di S. Brandano; alle stu-pende narrazioni della vita di S. Giovanni Battista edella Maddalena, che insieme con quella di Sant'Orsola,possono considerarsi come il fiore piti splendido dellanostra letteratura agiografica medievale. Dal Varaginestesso per molte cose trassi, lasciando in dispartecerte sue considerazioni morali e certe curiose

    etimologieche avrebbero stancato e distratto il lettorCj senza pro-fitto alcuno. Mi giovai, quand'era possibile, delle pubbH-cazioni a stampa del Manni, dello Zambrini, del Manuzzi,del Bosio, del Rossi e d'altri, che nei bei giorni del pu-rismo, pubblicavano leggende a fine puramente filo-

    logico, per trovarvi i fiori di lingua, o magari per far

    dispetto alla Crusca, rimproverandole di non averli ac-

    ^ Mi son limitato alle leggende de' Santi, perch della Storia ebraicae delle origini del Cristianesimo i nuovi programmi molto opportu-namente fanno materia d'esame tanto nelle scuole classiche comenelle magistrali.

    ^ Queste due leggende escono contemporaneamente in due vo-lumetti della Collezione Fiori di letteratura ascetica e mistica da me

    diretta, presso l'Editore Gianniai di Firenze,

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    INTRODUZIONE

    colti nel suo Vocabolario: tenni presente le pubblica-zioni del D'Ancona e del Villari, rivolte a tutt'altro fine,

    quello cio di far conoscere lo spirito dell'et medievale,di cui l'Alighieri doveva poi essere la voce sovrana; e

    quando mi venne a mancare l'aiuto della stampa, ricorsiai Codici: cos che delle quaranta leggende qui ripro-dotte, ben sedici ono inedite.

    Questo materiale raccolto da varie fonti ho distri-buito in modo che formasse un'unit organica; e cosanzitutto ho collocato le leggende che si riferiscono alSalvatore o alle persone che ebbero immediato contattocon Lui, poi via via quelle degli Apostoli e degli Evan-

    geHsti, dei Martiri e delle Vergini, degli Eremiti e dei

    Pellegrini, dei Vescovi e dei Confessori, finendo coi quat-tro grandi Dottori della Chiesa: Gerolamo, Ambrogio,Agostino e Gregorio. In tal modo si pu dire che quirappresentato tutto il periodo eroico della storia della

    Chiesa, dal suo nascere al suo definitivo trionfo, non solonel campo rehgioso e morale, ma ben anco nel camposociale e poh'tico, perch con Gregorio la Chiesa ha ormai

    conquistata quell'autorit e quel potere che le donazioni

    di Pipino e di Carlomagno non faranno che riconosceree consacrare giuridicamente.

    Ad ogni leggenda ho fatto seguire brevi Annotazionicon riferimenti letterari ed artistici, perch i giovani,ai quali il volume particolarmente destinato, potesseroavere le prime indicazioni per le loro eventuali ricerche.Per ciascuna

    figurasi

    potrebbescrivere ima

    completamonografia artistica, ed anzi per alcune di esse si gicominciato a farlo ^, ma io di necessit dovevo limitarmi

    ^ Ricorder la Leggenda della Croce di Piebo Mazzoni, le ormainumerose monografie pubblicate dal Laurens nella sua collezione L'Artet les Saints e il recentissimo magnifico volume del Ventum: L'Artea S. Girolamo, Milano, F.lli Treves, 1924.

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    INTEODTTZIONE'

    XI

    a pochi cenni e a brevi notizie. Ci valga a scusarmi

    presso gli eruditi, che non vedranno citato questo o quellavoro, questa o quell'opera d'arte.

    Le postille a pie' di pagina non hanno altro scopose non quello di render chiara e spedita la lettura: nonpretendono di risolvere i molti problemi di cronologia,di storia civile e religiosa, di teologia e di liturgia che iltesto suggerisce. chiaro che non era mio compiton il discutere l'autenticit dei fatti narrati, ne l'inda-gare il processo psicologico onde le leggende stesse sison venute formando. La parola leggenda va presa quinel suo stretto significato etimologico: ci che si leggesulla vita d'un Santo; ci che infinite generazioni hannoletto e creduto; ci che i poeti per molti secoli hannocantato e gli artisti scolpito e dipinto. Scorrendo questepagine noi veniamo direttamente a contatto con l'anima,con la vita, con la fede dei nostri padri. Il pensiro e ilsentimento di un'et, quando riveste mirabile formad'arte, come avvenne della nostra letteratura agiograficadel Medio Evo, divien parte integrale deUa civilt diuna nazione, onde a nessuno lecito ignorarlo. Lo sto-rico, l'artista, il credente troveranno qui dunque materiadi riflessione, di studio, di commozione. Se il pittores'estasier nel leggere la maravigliosa descrizione dellaforesta piena di fiori e di animali salvatici di cui il Bat-tista giovinetto parla con tanta ingenua freschezza difantasia, lo studioso dei problemi psicologici rester

    profondamente colpito dall'intensit di sentimento chespira nella leggenda della Maddalena, e sentir tutta la

    passione angosciosa di quella notte insonne che precedel'incontro della peccatrice col divino Maestro, quand'essaspia dalla finestrella della sua casa il tramonto delle stellesulle acque del Giordano e il sorgere dei primi barlumi

    dell'alba;mentre i

    giovanis'accenderanno d'entusiasmo

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    Xn INTBODUZIONB

    per l'eroismo intrepid delle vergini cristiane, che nonnascondono la loro fede, che non tremano dinnanzi ai

    pi crudeli tormenti, ma senza esitazione offrono spon-tanee alla spada del carnfice la bianca gola onde il

    sangue zampilla come vermigUa rosa. Cecilia, Agnese,Lucia, Orsola e Dorotea valgon bene gli eroi leggendaridi Plutarco, e sono poi infinitamente piti degne dellanostra ammirazione e deUa nostra stima che non tutte

    le Lesbie, le Lydie e le Lalagi catulliane ed oraziane dal.

    volubile cuore e dai facili amori. Noi sorprendiamo quiattraverso queste mirabili prove di fermezza eroicadinnanzi alla morte, il nascere della nuova coscienzamorale e religiosa sotto l'influenza del Cristianesimo,che rende all'uomo la sua dignit, alla vita il suo valore,al sacrificio la sua ragione suprema: l'obbedienza alDovere.

    In queste pagine c' dunque ben altro di quantonon sospettassero i nostri nonni puristi, di quel che in-teressava i diligenti raccoglitori dei fiori di lingua:c' lo spirito della nuova vita morale, della nuova arte,della nuova Fede.

    Menata sum, o vitae novae exordia,novisque vivo Christiana legibusl

    vien fatto di gridare con le parole di Sant'Ilario di Poi-tiers.

    Di questa nuova vita, di cui si rende interprete tutta

    la poesia latina cristiana da Prudenzio a San Bernardo,da Papa Dmaso a San Bonaventura, i giovani ritrove-ranno l'eco frequente nelle Annotazioni, appunto perinvogharli a cercare e a conoscere la letteratura cristianadel Medio Evo, cos indegnamente trascurata fino adora non solo nelle scuole medie ma anche nelle Uni-versit; quasi fosse consentito di saltare a cuor

    leggero

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    INTBODTJZIONE XTTT

    dieci secoli di storia, con la comoda scusa che gli scrittorilatini di

    quell'etnon obbediscono alle

    regoledella

    gram-matica e della prosodia e non s'ispirano ai modelliclassici. Ma se la loro frase non ha l'ampiezza e la sono-rit ciceroniana e se il loro verso non ha l'armonia ora-ziana, vibra pur non ostante a traverso le loro paginelo stesso entusiasmo e la stessa fede che cre il biancomiracolo delle Cattedrali e forz i pesanti blocchi di

    marmo ad animarsi di tacita vita e a sollevarsi leggerinell'azzurro per esprimere il divino sogno delle anime,

    l'aspirazione dell'infinito.

    Anche per questo rispetto adunque il volume gioverad accrescere la coltura dei nostri giovani.

    E avrei finito, se non dovessi fare un'ultima, avver-tenza riguardo all'ortografia del testo. Riprodurre lagrafia originale dei Codici sarebbe stato lo stesso cherendere il libro illeggibile; senza contare che, trattandosidi scritti di mano diversa e di tempi diversi, sebben nontroppo lontani, ne sarebbe riuscita la piti bizzarra vested'Arlecchino che la fantasia di un filologo potesse mai

    Immaginare. D'altra parte non c'era nemmeno da im-porsi la norma d'una uniformit assoluta, dato che benespesso lo stesso Codice, a breve distanza, usava indiffe-rentemente due modi differenti: comune e commune,pazienza e pazienzia, munistero e monisterio. Ges eJesti. In tanta incertezza, ho creduto opportuno tenereuna via di mezzo: conservare le forme arcaiche l doveil carattere della narrazione mi pareva lo richiedesse, eavvicinarmi all'uso moderno dove lo stile era pi sciolto,pi somighante al nostro ^. Se mi sono ingannato, se ho

    ^ In alcune leggende ho chiuso tra parentesi quadre le frasi deltesto latino che eremo state omesse dal traduttore, ed ho collegatoil racconto con didascalie in corsivo quando ho abbreviata la narra-zione. ^

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    XIV INTBODUZIONE

    abusato di quH' aeqia potestas che Orazio voleva riser-

    vata ai pittori e ai poeti, ne chiedo scusa ai filologi diprofessione e son pronto ad ascoltare i loro benevoli

    suggerimenti, dato che si debba fare una seconda edi-zione di questo libro.

    Quod erit demoTistrandum, direbbero i matematici.

    Firenze, 21 Marzo 1924.

    Giorno di San Benedetto

    Guido Battelli

    La dimostrazione venuta prima assai di quanto ionon osassi sperare. Esaurita in meno di tre mesi la primaedizione, se ne pubblic una seconda nell'ottobre 1924; edoggi esce la terza, che s'avvantaggia sulle precedenti peruna maggiore correzione del testo e per qualche aggiuntaalle note. Ai benevoli che mi furono larghi di suggerimentie di

    plauso,vada

    Vespresaionesincera della mia rico-

    noscenza.

    Firenze, Aprile 1928.

    Gr. B.

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    mDIOE BIBLIOGEAFICO ^

    1) TESTI.Jacobi a Vabag^ne, Legenda Aurea, vulgo Historia Longo-

    bardica appellata, a cura di T. Graesse, Breslavia, 1890(3^ edizione). Versione italiana, pubblicata a cura di A. Le-vasti, Firenze, 1924-26 (3 voi.).

    Sancii Ambbosh, Vita B. Agnetis et Ada Sancii Sebastianimartyris (in Migne, Patrologia latina, voi. XVH).

    GREGOBnTtjronensis,

    Degloria martyrum (in

    MonumentaGermanie historica. Script, rerum meroving. I).

    Domenico M. Manni, Vite de' Santi Padri volgarizzate dal Ca-valca, aggiunte le vite di alcuni santi scritte nel buon secolo della

    Kngrtfa, Firenze, 1732-35 (4 voi.).Stefano Bossi, La leggenda di Sanf Jacopo e di Santo Stefano,

    Firenze, 1834.FeanCesco Zambrini, Leggende inedite, Bologna, 1855 (2 voi,).

    Pasquale VilIiARI Tradizioni e leggende che illustrano la DivinaCommedia, Pisa, 1865.

    Alessandro D'Ancona, La leggenda di Adamo ed Eva, Bo-logna, 1870.Sacre Rappresentazioni, Firenze, 1872 (3 voi.).

    Paolo Toschi, Antico Teatro Italiano, Firenze, 1926 (2 voi.).

    2) STORIA DELLA CHIESA.FxjNK, Storia della Chiesa (trad. italiana), Roma, 1908 (2 voi.).Allabd, Storia delle Persecuzioni (trad. ital.), Firenze, 1918-23

    (5 voi.).Battschen, Manuale di Patrologia (trad. ital.), Firenze, 1912.Bertrand, Saint Augustin, Parigi, 1912.

    ^ Baggruppo qvii soltanto alcune opere di carattere generale,rimandando il lettore alle Annotazioni delle singole Leggende perle opere speciali.

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    XVI INDICE BIBLIOGBAFIOO

    Lecoy de la Mabchb, Saint Martin, Tours, 1881.BoNAitm, Sanf Agostino, Sani^ Ambrogio, San Gerolamo, Boma,

    1923 (3 volumetti).F. Ebmini, San Gregorio, Roma, 1924.P. Battitoi., Saint Gregoire le Grand, Parigi, 1928.

    3) LETTERATURALATINA DEL MEDIO EVO.Manittits, Geschchte der lai. Literatur des Mittlalters, Lipsia,

    1912.

    LabbioIiI/E, Histoire de la liti, latine chrtienne,Parigi,

    1921.

    Glement, Carmina e latinis christiania poetis excerpta, Parigi,1880.

    E. Du MebU, Posiea popidaires latines du M. Age, Parigi, 1843.Moke, Hymni latini M. Aevi, Fribiirgo, 1866 (3 voi.).Dbeves, Die Kircke der Lateiner in ihren Liedem, Monaco, 1910.Analecta hymnica M. Aevi, Lipsia, 1888 e segg. (48 voi.).LiETZMATsnf, Altkirchliche lateinische Poesie, Bonn, 1910.

    Gastoit BoissrEB, La fin du Paganisme, Parigi, 1897.Remy db Goubmont, Le latin mystique, Parigi, 1913.J. K. HtnrsMANS, La Gathdrale, Parigi, 1902.

    4) STUDI LETTERARI ED ARTISTICI.A. Gbat, Miti, Leggende e Superstizioni del M. Evo, Torino, 1892

    (2 voi.). .A. MagnaneIiIiI, Canti popolari narrativi del popolo italiano,

    Roma, 1909.C. Guebbieri-Cbooetti, Antica poesia abruzzese. Lanciano, 1914.M. Chini, Canti umbri, Todi, 1918.P. Mazzoni, La leggenda della Croce nlVarte italiana, Firenze,

    1911.

    D. GuEBANGEB, Sainte Ccile et la societ romaine du IV sicte,Parigi 1874.

    A. Ventubi, L^arte a S. Gerolamo, Milano, 1924.L'Art et les Saints: Saint Martin, Saint Nicolas, Saint Georges,

    Sainte Lucie, Sainte Catherine, etc, Parigi, 1920 e segg. (incorso di pubblicazione).

    Vebdeyen e EndepoIS, Tondcdus Visioen en St. PatriciusVagevuur, L'Aja, 1914.

    C. Wahltjnd, Brendans Meerfahrt, Upsala e Lipsia, 1900.

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    I.

    IL SALVATORE

    Surge, illuminare, Jeruaalem, quiavenit lumen tuum et gloria Dominisuper te orta est.

    Isaia, 60,

    1. Battelli, Leggende cristiane.

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    , -v

    LA NATIVIT DI NOSTRO SIGNORE

    [Scrittura inedijia, cavata dal volgarizzamento della Le-

    genda Aurea di Jacopo da Varagine: Codice Ric-cardiano 1254, carte 21-24 passim}*

    -Il nascimento del nostro Signore Ges Cristo, se-condo la carne, s avvenne, come alcuni dicono, com-

    piutidal

    tempod'Adamo

    cinquemilia dugentoventi-

    nove ^ anni, ma, come dicono altri, furono sei mila anni ^.A quel tempo che '1 figliuolo di Dio venne in carne,

    tanta pace era nell'universale mondo, che uno solo im-peradore de' Romani signoreggiava pacificamente tuttoil mondo. Che siccome Egli volle nascere per darci lapace dell'eternitade, cos eziandio volse che neente di

    meiio^

    la pace del tempo*

    alluminasse il suo nascimento.Adunque lo 'mperatore signoreggiante a tutto '1

    mondo ^ volse sapere quante Provincie e quante cittadee quante castella e quante ville e quanti uomini fossero

    * Questo codice, come appare dalla rubrica iniziale, fu cominciatoa scrivere nel 1394 e fu compiuto il 29 dicembre 1396 per Antonio di

    Guido Berti, saponaio a cui Messer Domenedio faccia grazia alla finesua e a tutti i fedeli cristiani . La lezione infinitamente superiore pereleganza di dettato a quella che fu messa a stampa per cura di NiccolMalebmi. a Venezia nel 1475 con gli splendidi tipi di Jenson, e venne poiriprodotta pi volte col titolo generico di Legendario volgare.

    * il testo latino dice ventotto.^ computatio autem sex milKum annorum inventa fuit a Methodio po-

    tiua myatice quam chronice (postilla del testo).* non meno, ancora.* del secolo, del mondo.'-5 Augusto.

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    LEGGENDECRISTIANE

    nel mondo; comand adunque che tutti gli uomini an-dassero alla cittade donde erano nati, e catuno offerisseal signore della provincia uno danaio d'argento chevalesse dieci danari della usuale moneta ^, per lo qualedanaio confessasse s sottoposto allo imperio di Roma.

    Essendo dunque Gioseppo della schiatta di David,s se n'and da Nazzarette, l dov'egli abitava, in Bei-lem, e con ci fosse cosa che si approssimasse il tempodi partorire della Vergine Maria, et elli non sapesse dellasua tornata, s la prese e mennnela seco in Bellem,non volendo il tesauro a lui commesso da Dio, lasciarloin mane altrui. E appresso n'andossi a Bellem, comeracconta Frate Bartolommeo ^ in uno libro ch'egli com-pose, dove dice ch'essa Vergine vidde parte del popolorallegrare e parte piagnere, la qual cosa sponendoglil'angelo, si disse: La parte del popolo che s'allegra il popolo pagano, il quale nel seme d'Abraam riceverl'eternale benedizione; la parte che piange si il po-polo de' Giudei, riprovato da Dio per li suoi mali me-riti. Et essendo giunti ambodue in Bellem, non pote-rono avere albergo, e s perch erano poveri, e s perchgli alberghi erano gi tutti presi dagli altri. Causarono

    ^

    dunque ad una coperta * sotto la quale i cittadini ne' dda non lavorare si ragunavano a sedere e a ragionareinsieme, et anche perch lo tempo era rio e non potevanostare fuori . Gioseppo apparecchi quiritto

    ^ una mangia-toia al bue all'asino. Sicch entro la mezzanotte della

    ^ valebat decem nummos usicales, unde et denariua dicebatur (postilladel testo).

    2 Bartolommeo Anglico, detto anche di Glanvilles, francescano, vis-suto nel XIII secolo, lettore di teologia nell'universit di Parigi, ntosoprattutto per la sua enciclopedia di scienze naturali, intitolata Deproprietatibua rerum, largamente usata nelle scuole del Medio Evo, e ci-tata da Salimbene, da Vincenzo di Beauvais e da Brunetto Latini. Neabbiamo una traduzione in dialetto mantovano di Vivaldo Belcalzer.Vedi lo studio di V. Gian, Torino 1902.

    ^ si rifugiarono.4 tettoia.^

    quivi.

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    IL SALTATORE

    domenica la Vergine santissima partorett il suo Fi-gliuolo, e sopra lo fieno lo richin

    ^ nella mangiatoia.Il nascimento di Cristo fa in cotale die per molte

    guise mostrato; per la distrazione del tempio dei Ro-mani e per lo cadimento della statua di Romolo, la qualecadde allora e stritolossi; e brievemente tutti gli altriidoli e le statue che in altri luoghi n'aveva pi, tutticaddero.

    Leggesi che Geremia profeta, discendendo nello

    Egitto dopo la morte di Godolia, s diede segnale airegi, ovvero ai sacerdoti dell'Egitto, che i loro idolicaderebbero quando la Vergine partorisse figliuolo, perla quale cosa i sacerdoti degli idoli in uno segreto luogodel tempio ordinarono una imagine di vergine portanteuno garzone in grembo, et ivi s l'adoravano *. Ma ri-chiesti poscia dal re Tolomeo [dissero] che questo eramisterio di paternale ordinamento che i loro maggioriavevano avuto da santo profeta, e cos credeano do-vesse avvenire infatti. Anche, siccome testimonia Inno-cenzio papa terzo, a Roma una fontana d'acqua si simut in licore d'olio, e uscette fuori e corse infino alTevere. E la Sibilla aveva profetato che quando ram-pollasse

    ^ fontana d'olio, allora nascerebbe il Salvatore.

    In quello d di Natale, come dice Grisostomo, adorandoi Magi sopra uno monte, una stella apparve appresso diloro, la quale aveva forma di bellissimo garzone, e neisuo capo risplendeva la croce, la quale parlando aiMagi, s disse loro: Andatene ia Giudea, et ivi adorateil garzone nato . Anche la quello die appartteno * inOriente tre soli, i quali, a pco, insieme tomaxono inuno corpo solare.

    *depose.

    ^ H culto tradizionale aUa Vergine che deve partorire era diSusoanche presso i Druidi delle Gallie: la cripta della cattedrale di Chartressi vuole che fosse appunto un grotta druidica in c\d si venerava laVierge qui doit enfanter. Vedi Mert.et, La Cathdrale de Chartres, Parigi1913, pag. 8.

    'scaturisse una polla.* apparvero.

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    6 LEGGENDE CRISTIANE

    In ci significava che a tutto il mondo soprastavail conoscimento di Dio in tre persone e in una essenza.

    Anche Ottaviano imperadore, come dice Innocen-zio III, avendo sottomesso tutto il mondo aUo imperioromano, in tanto piacque a' Senatori di Roma che ilvolevano coltivare ^ per Domeneddio loro. Ma il savioimperadore, sappiendo ch'elli era mortale, non si volseprendere nome dello immortale Dio, ma al loro impor-tuno preghiero ^ fece venire la Sibilla profetessa, volendo

    sapere per li suoi detti se maggiore di lui dovesse na-scere nel mondo. E con ci fosse cosa che il die di na-tale di Cristo richiedesse consiglio sopra ci; e la Sibillastesse in orazione nella camera dello imperadore, entroil mezzod apparve uno cerchio d'oro intorno del sole,e nel mezzo del cerchio era una vergine belUssima por-tante uno garzone nel suo grembo. Allora la Sibillamostr queste cose allo imperadore, e meravighandosimolto lo 'mperadore per la detta visione, ud una voceche gli disse: Questo l'altare del cielo, e disse a luila Sibilla: Questo fanciullo maggiore di te, perci silo adora. S che questa camera consegrata in onoredella Vergine Maria, onde insino al d d'oggi chiamataSanta Maria d'Aracoeli^. Intendendo dunque lo 'mpe-radore che questo fanciullo era maggiore di s, s gliofferette oncenso * e rifiut da indi innanzi essere chia-mato Iddio.

    ^ dal latino colere, il cui significato di onorare qm confuso dal vol-garizzatore con l'altro di coltivare.

    2 per preghiera. Anche Dante nella Vita Nova: S'ella non ti crede...alla Glie falle umil preghiero .^ sul colle capitolino. Secondo la tradizione. Augusto stesso avrebbequivi innalzato un'ara al Salvatore con la scrzionef Ara PrimigenitiDei. Si narra che l'Oracolo di Delfo, interrogato dall'Imperatore rima-nesse muto, ma finalmente cedendo all'insistenza dei sacerdoti, quasipresago della sua prossima fine, rispondesse con questo vaticinio:

    Me, puer hbretis, divo? Deus ipse gubernansCedere sedejubet, triatemque redire sub Orcum;4.ris ergo dehinc tacitis abscedito noatris.

    * incenso.

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    IL SALVATOBB

    Secondariamente il nascimento di Cristo fu mostratoancora per le piante e gli alberi, che in questa notte,

    come testimonia Bartolommeo nella sua compilazione,le vigne di E-igaddo ^, le quali menavano balsimo, fio-rirono e feciono frutto e diedero licore. Nel terzo luogofu mostrato per gli animali, s che '1 bue e l'asino permiracolo cognoscendo Iddio, colle ginocchia piegate s loadorarono^. Nel quarto luogo fu mostrato per la crea-tura ^, come per li pastori. E in quella ora vegghiavanoli pastori sopra la greggia loro, siccome usavano di farel'anno due volte, cio nelle pi lunghe e nelle pi cortenotti dell'anno, perci che costumanza fu anticamentede' pagani che in catuno sollistazio

    * cio quello di state,

    per la festa di san Giovanni Battista, e in quello delverno, per la festa del Natale, guardavano

    le vigiliedella notte per riverenza del Sole; il quale costume giera molto cresciuto appo i Giudei per l'uso di coloroche abitano tra loro ^. Sicch l'angelo di Dio apparvea' pastori e annunzi loro il Salvatore nato, e diedeloro segnale com'eglino il troverebbero, e immanta-nente con quello angelo fu fatta la moltitudine degliangeli che diceano: Gloria sia a Dio nelle alte cose,e in terra sia pace agli uomini di buona volont );sicch i pastori vegnendo e trovando tutto come l'angeloavea detto, s il narrarono poi agli altri.

    Della utilitade del nascimento di Cristo parla san

    ^ Engaddi, nella Giudea, famosa per i suoi floridi vigneti.2 Che gli animali parlino la notte di Natale tradizione disusa e

    ancor vivente nel popolo. Nella Spagna la messa di mezzanotte si chiamala misa del gallo perch si racconta che la notte di Natale il gallo, star-nazzando le ali, grid: Christus natus est Il bue chiese, mugolando: Uhi?la pecora e la capra risposero Betleemx il corvo chiese Quando? e la cornac-eia proh.ta: Hoc noctel L'asinelio allora ragli a tutta la comitiva: Eamua

    ^ dalle creature ragionevoli, oltre che dagli animali.* solstizio {solis statio).^ osservavano, rispettavano. Vigilie erano propriamente le scolte

    che annTinziavno le ore della notte.^ L'autore intende farci notare che l'uso di celebrare la festa del

    Sole era costiimanza pagana, non giudaica, e che gli Ebrei la cele-bravano per uniformarsi ai riti romani.

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    8^

    LEGGENDE CBISTIANE

    Bernardo. Tre mali avea la generazione umana; nelprincipio, nel mezzo e nella fine; cio nel nascere, nelvivere e nel morire. Il nascere era immondo, il vivereperverso, il morire pericoloso. Venne C5risto e contro aquesti tre mali rec tre rimedi per che ncque e vissee morio. H suo nascimento purg il nostro ^, la sua vitaammaestr la nostra, la sua morte distrusse la nostra.

    Ancora dell'utilitade di quello nascimento di Cristodice Agostino nel libro della Trinitade, nell'ottavo ca-

    pitolo, che l'umilt del fighuolo di Dio, la quale mostra noi nella sua incarnazione, fu a noi un esempio con-venevole il quale l'uomo tenesse in sacramento alto,per lo quale fosse sciolto lo legame del peccato nostro,ed in sommo medicamento, per lo quale l'enfiatura deUanostra superbia fosse sanata *. Che la superbia del primoumo fu contra a Dio, perci che fu contro al suo co-mandamento che gh aveva dato, che non mangiasse delfrutto del legno della scienza del bene e del male ^.

    ANNOTAZIONI

    Innumerevoli sono i componimenti letterari cui dette ori-gine la leggenda del Natale, cominciando dagli innografi cri-stiani dei primi secoli e venendo fino al Manzoni. Ricorderemo

    ^ Impia tunostrae domnsti crimina vitae, dice Papa Dmaso nelcelebre epigramma che conaincia Christe potens rerum, ecc.

    ^ L'umilt di Cristo nel vestire la carne umana stupendamenterappresentata nel citato epigramma damasiano:

    Mortalia corda

    Artiflcem texere poli, mundique repertorPars fuit humani generis, latuitque sv unoPectore, qui iotum late complectitur orhem;Et qui non spatiis terrae, non aequoris undisNec capitur coelo, parvos confluxit in artus.Quin et supplica nomen nexusque subistiUt nos surriperes letho, mortemque fugaresMorte tua, inox aetheras evectus in aurasPurgata repetis laetum tellure parentem.

    3 Vedi Genesi II, 17.

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    IL' SALVATORE 9

    l'inno di S. Ambrogio Veni, redemptor gentium, quello di Pru-denzioi che comincia Quid est quod arcfum circulum Sol jam re-currens deserit, e l'altro di Venanzio Fortunato Agnoscat omnesaecidum Venisse vitae praemium. Post hostis asperi jugUm Ap-paruit redemptor. Adamo da S. Vittore, il grande poeta cristianodel XII secolo, ispirandosi a KTotkero Balbulo, compose unasequenza dialogata sul Natale, dove immagina che i fedeli chie-dano alla Vergine: /

    Die nohis Maria,Virgo clemens et pia,Qvmnodo facta es genitrix,Quum tu sis plasma de te nascentis?

    Ed essa risponde:Angelus est testis

    Ad me missits coelestis.Processit ex me spes mea,Sed incredula manet ludaea.

    Onde poi la turba esclama:

    Credendum, est magis soliGabrieli forti

    Quam Judaeorum pravae cohorti.Scimus Ghristum processisse

    De Virgine vere:Tu nbis, naieBex, miserere.

    Il Natale forn argomento anche a vari Misteri; ricordiamola Rappresentazione e festa della Nativit di Nostro Signore,stampata alla fine del Quattrocento in Siena, e poi in FirenzeaUe Scale di Badia s.- a. col motto Et verbum caro factum est.

    Vedi A. D'Ancona, Sacre Rappresentazioni, Freize 1872, voi. I,pag. 191 e segg. Il Machiavelli nelle Istorie Fiorentine, all'anno1466 racconta che per togHer via l'ozio e dare che pensare agliuomini qualche cosa che levasse i pensieri di stato, fu fattauna rappresentazione quando i tre Magi vennero d'Oriente dietrola stella che dimostrava la nativit di Cristo, la quale fu di tanta

    pompa e s raagnifca che in ordinarla e farla tenne pi mesioccupata la citt.

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    10 LEGM^^ENDE CBISTIANE

    Anche la poesia popolare offre notevole contributo a questotema: basti rammentare i Vieux Nols che ancor oggi si cantanonelle varie

    provinciedi Francia \ In

    questecanzoni dialettali

    ogni regione va a gara nell' offrire al Bambino i doni della propriaterra, e cos la Borgogna le uve, la Beauce le granaglie, la Fiandrai tessuti, il Perigord i tartufi, e via discorrendo. Il pi beUo diquesti Nols quello intitolato II Natale delle Insegne. Giuseppee Maria arrivano a Betlemme sul far della sera stanchi, sfiniti,digiuni, assiderati. Per le vie c' gran folla di gente venuta peril censimento. Occorre trovare un ricovero per la notte immi-

    nente: e Giuseppe si dirige a tutte le insegne d'albergo che vedeesposte per le strade; ecco una grande casa dalle finestre illu-minate e la cucina odorante d'arrosto; Giuseppe tutto umilechiede se non c' una camera, ma l'oste risponde che ha soloappartamenti per la gente ricca,

    point de chambre petitepour vov,s, ines bonnes gens.

    Proviarao nell'altra strada, dice Giuseppe, ma la Ver-gine cosi stanca che domanda il suo braccio per appoggiarsi.

    Aidez-moi, donc, de grdce,je ne puis plus marcher;je me trouve bien lasse.Il faut pourtant chercher.

    Sulla porta c' una donna, proviamo:- Ma bonn et chre danie^

    dites, n'auriez-vous pointde quoi loger ma Jemmedans quelque petit coin?

    Ma l'ostessa, seria:Les gens de votre sortene logent point cans.Allez Vautre porte,c'est pour les pauvres gens.

    ^ Les Vieux Nols, Parigi, Gautier, s. a.

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    IL SALVATOBE 11

    E cos, via via, la dolorosa processione continua, fra umi-liazipni e ripulse successive. Chi. dice di non aver posto, chi non

    vuol saperne d'alloggiare povera gente. Qualcuno aggiunge allaripulsa lo scherno, e raccomanda di passare l'indomani. UAlberoVerde, il Cavallo Rosso, le Tre Corone, chiudono sgarbatamentele porte in faccia ai tapini.

    Solo un'ostessa ha un po' di piet per gli .sventurati, do-lente di non aver psto in casa, ma abneno fa riposare .un istanteMaria sulla panca presso la porta. Se non che il marito, sgridando,la chiama: Cosa stai costi a chiacchierare? Non vedi che notte? via, chiudi la porta e falla finita .

    Finalmente '

    Dans Vtat dplorableo Joseph est rduit,il dcouvre une tablemalgr la somare nuit.C^est la seule retraite

    qui reste son espoir:ainsi plus d'un propMteavait su le prvoir.

    La Spagna ha anch'essa un gran numero di Canciones edi Villancicos che si cantano per Natale e l'Epifania, tra le qualiricorderemo quelle di Lope de Vega: Las pajas del pesebre. Nino

    de Beln, Hoy son fiores y rosas, Mariana seran Mei; Nolloreis

    mis ojos; La nina a quien dijo el angel Que estaba de grada llena.Fra le laudi itahane ci baster ricordare quella di Jacopone, checomincia: Fiorito Cristo ne la carne pura , e l'altra, bellis-sima, attribuita al Cardinale Dominici: Di', Maria dolce, con

    quanto desio . Nella tradizione popolare rimasta, almeno in

    parte, un'antica laude che si legge ia un rarissimo opuscolo deiprimi del Cinquecento, conservato nella Riccardiana di Firenze:

    Oggi nato un bel bambinobianco, biondo e ricciutiao.

    La sua madre gli d la poppa,la lo cuopre con la sua cioppa^,

    ^gonnella.

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    12 LEGGENDE OMSTIANE

    perch la freddura troppache addiacciava il poverino.

    Oggi nato un bel bambino.Nato in terra il re del cielo,

    sol per nostro amore e zelo,fame, sete, caldo e gelogi patisce il piccinino.

    Oggi nato un bel bambino.

    A mezzanotte nato il sole,fatte carne le parole;nato gli rose e viole,ed un bianco pecorino.

    Oggi nato un bel bambino.

    Notte santa e luminosa,non pi scura e tenebrosama beata e graziosapoich 'n te nato il bambino.

    Oggi nato un bel bambino.

    Della greggia escon gi fuoricerti semplici pastori,portan cacio, frutta e fioried un bianco pecorino.

    Oggi nato un bel bambino.

    Hanno fatto un bel ridone,entram dentro ginocchi one,ensieine faremo orazionepoi bacerengU il piedino.

    Oggi nato un bel bambino.

    Siam qui presso a un podere,se ci venite a vederetutti vi farem godere,ammazzeremvi un pecorino.

    Oggi nato un bel bambino.

    Non meno numerose dei componimnti letterari sono lefigurazioni artistiche del Natale, quantunque soltanto i Pri-mitivi (Giotto, l'Angelico, Benozzo Gozzoli, il Perugino, il Pin-

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    IL SALVATORE 13

    turicehio, il Botticelli, il Francia, ecc.) abbiano saputo intenderela dolce poesia di questo avvenimento: nel 'Cinquecento il Cor-

    reggio colla sua famosa Notte della Galleria di Dresda si pre-occupa sopratutto di raggiungere effetti di luce, e il Veronesetrae pretesto dalla scena della Nativit per, rappresentare unodei suoi cortei pomposi di nobili e di cavalieri veneziani. Per lanovit e per la semplicit della composizione riesce invece sim-

    patico il quadro del Baroccio nella Pinacoteca Ambrosiana, dicui esiste tma riproduzione anche nella Galleria del Prado diMadrid. .

    Tra i fiamminghi fu Roggero van der Weyden che rappre-sent nel modo pi maravigUoso la scena della Nativit, nel fa-moso trittico che ora trovasi nel Museo dell'Imperatore Fede-rico a Berlino. La Vergine, tutta vestita di bianco, adora il fan-ciullo disteso a terra sulla paglia, mentre S. Giuseppe, che reggeun piccolo cero, fa schermo con la mano alla fanuna, perchquesta non offenda il neonato. Tre angioh inginocchiati sul pa-vimento e tre altri volanti sul tetto della stalla completano lscena, che tutta suffusa di profonda poesia e di sentimento

    religioso. La figure de la Vierge est intraduisible, d'ixne beautsurhumaine.... mais les mots ne disent rien; ce qui ne se peutrendre, c'est l'accent de candeur et de melanconie, c'est la surgied'amour qui jaillit de ces yeux baisss sur l'enfant minusculeet gauche, sur le Jesulus, dont le chef est ceint d'un nimbe rosetoil d'or. Jamais Vierge ne fut et plus extraterrestre et plusvivante.

    (Huysmans, ia Gathdrale, pag. 370).Lo sportello di destra rappresenta i Re Magi che osservanola stella luminosa, quello di sinistra la Sibilla di Tivoli che mostraad Augusto l'immagine della Vergine col figlio, nel sole.

    Tra i moderni, il francese Lue OUvier Merson nel quadro;Soir Bethlem ha saputo rendere il senso di smarrimento onde presa la famiglia di Nazaret vedendo sopraggiiuigere la nottesenza aver trovato un alloggio; e il tedesco Fritz von Uhde nella

    sua Santa Notte, la sorpresa da cui sono colpiti i pastori assi-derati quando, guidati dagli angioli, entrano nella capanna lu-minosa dove giace il celeste neonato.

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    LA LEGGENDADI S. GIOVANNI BATTISTA

    [Pubblicata dal Manni, voi. Ili, pag. 185 e seg.'\

    1. Visitazione della Vergine a S. Elisabetta.

    Giugnendo queUa gloriosa e benedetta Vergine, pienadi Dio e dello Spirito Santo, a casa di santa Elisabetta,entr nella casa e disse ch'eUa era parente di santaElisabetta. E vedendo costoro ^

    questacos venerabile

    e onesta giovane, corse una delle servigiali a santa Li-sabetta, ch'era in Neaberet in orazione, e disse: Ma-donna, e' c' venuta una giovane, e dice ch' vostraparente. Ella ne pi bella che gK angioli di Dio e pidilettevole a vedere. Veracemente credo che Iddio abitacon lei, che io mi senti' incontanente nell'anima mia

    una grandedivozione di lei . Elisabetta si

    levsu in-

    contanente e venne fuori della camera, e la Nostra Donna,s tosto com'ella vide questa santa vecchia, e siccomemaestra d'umiltade, incontanente le s'inginocchi, e sa-lutolla riverentemente; e santa Lisabetta s'inginocchia lei, poich s tosto, com'ella ud la voce di Maria,sent nel ventre suo l'allegrezza del fanciullo Giovanni,

    che sent nell'anima sua lo spirito della profezia, e pers'inginocchi baciandola, e levossi suso, e incominci a

    gridare: Onde ho io questa grazia che la Madre delSignore mio viene a me? . E la Donna Nostra intesebene queste parole e guatolla. Lisabetta gli comincia dire come il fanciullo nel ventre suo si faceva s grande

    ^intendi i servi.

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    SAN GIOVAiJNI BATTISTA 16

    allegrezza ch'ella noi potrebbe dire, e disse: Benedettase' tu sopra tutte le femmine, e benedetto il frutto del

    ventre tuo . E la Nostra Donna disse: Magnificatanima mea Dominum . E santa Lisabetta la men nellacamera sua e sedette un poco con lei e desiderava d'an-dare tosto a Zaccheria ^ e dirgli queste novene cos

    grandi, e per disse a lei: Riipsati, figliuola mia, e io

    voglio andare a dire a Zaccheria come tu ci se'. Egiugno alla camera di Zaccheria, e and a lui con sgrande festa che pareva ima femmina fuor di se, e Zac-cheria la guat e molto si maravigli; et ella inconta-nente gli disse: Rallegrati, graziosissimo vecchio, cheIddo t'ha prestata tanta vita; vedrai cogli occhi tuoila salute tua, e test vedrai la Madre del, Signore ditutta l'umana generazione. Allora Zaccheria, non po-tendo favellare?, fece ini grandissimo atto d'ammira-zione, e facevale cenno ch'ella gli dicesse il fatto. Esanta Lisabetta incominci a dire come la figliuola diGiovacchino e d'Anna era venuta, e come incontanentech'ella la salut, ella sent lo spirito della profezia, e

    dell'allegrezza del fanciullo ch'ell'aveva nel ventre, etutto il fatto ch'era istato, e disse: Veramente ti dicoch'ell'ha nel ventre il Salvatore del mondo . E Zacche-ria, uomo fedelissimo e santo che conoscea la donnasua santissima, incontanente diede fede alle parole, e

    gittossi in terra ginocchioni, e lev le mani a cielo eincominci a lodare Iddio nel cuore suo, e a .gittarelagrime d'allegrezza e con gran divozione. E allora silev santa Lisabetta, e and per la Dorma Nostra emenolla a Zaccheria, e fece cenno alla

    famigUa^che

    non entrassono con loro nella camera. E quando laDonna Nostra vide questo santissimo vecchio istare gi-

    ^ suo marito.2 Zaccharia era stato reso muto dall'angelo Gabriele, perch si era

    mostrato incredulo quando gli annunzi la sua futura paternit.' ai servi.

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    16 LEGGENDE CRISTIANE

    nocchioni colle mani levate a lodare Iddio, e inconta-nente si gitt ginocchione in terra e salutoUo con gran-

    dissima riverenzia; e Zaccheria sinuLnente fece a lei,e incontanente ebbe per fermo ci che gli era istatodetto. E levaronsi su tutti e tre, e puosonsi a sederecon grande letizia e divozione; e madonna Lisabettaincominci a domandare la Donna Nostra di questealtissime cose ch'erano fatte in lei, acciocch Zaccheriaudisse favellare lei di queste cose e ricevessene grandis-

    sima allegrezza. E la Nostra Donna, vedendo Iddioaveva manifestato loro il segreto e la verit della sua in-carnazione, pensomi ch'ella manifestasse loro il modoche Iddio tenne con lei nella incarnazione del suo*Fi-gliuolo, che non volse manifestare a Giuseppo, ch'erasuo isposo, infinoattantoch Iddio non glielo fece mani-festare prima all'angiolo suo.

    Ora istanno queste tre persone insieme in tantaallegrezza e consolazione ispirituale che parevano chefussono nel mezzo del paradiso, ragionando della mise-ricordia che Iddio aveva fatta al mondo e a' Padrisanti nel limbo ^, che avevano aspettato tanto tempo;e ragionando ancora insieme delle profezie e delle pa-role della Scrittura, le quali eran dette di questi ,duefigliuoli che quelle due donne avevano in corpo; e laDonna Nostra, che le intendeva, saviamente isponevaqual era di Giovanni, umilmente, e con reverenzia e convoce bassa, e 'n poche parole, essendo molto interrogatada loro. E quello Zaccheria, siccome discretissimo, fececenno a madonna Lisabetta che la menasse a riposaree facesse tutto ci che dovesse e potesse alla NostraDonna. E Lisabetta si lev e prese la Nostra Donna,e menlla neUa camera sua e diedele tempo di riposo,in tutto quel modo ch'ella potesse pensare che piti lepiacesse. E quando la Donna Nostra si part da Zac-cheria, e quello benedetto santo le guatava dietro e

    i quali sarebbero stati liberati da Ges nella sua discesa al Limbo.

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    M. Albertinelli

    (Firenze - Gali, degli Uffizi).

    La Visitazione.

    (fot. Brogi).

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    16 LEGGENDE CRISTIANE

    nocchioni colle mani levate a lodare Iddio, e inconta-nente si gitt ginocchione in terra e salutoUo con gran-dissima riverenzia; e Zaccheria similmente fece a lei,e incontanente ebbe per fermo ci che gli era istatodetto. E levaronsi su tutti e tre, e puosonsi a sederecon grande letizia e divozione; e madonna Lisabettaincominci a domandare la Donna Nostra di questealtissime cose ch'erano fatte in lei, acciocch Zaccheriaudisse favellare lei di queste cose e ricevessene grandis-sima allegrezza. E la Nostra Donna, vedendo Iddioaveva manifestato loro il segreto e la verit deUa sua in-carnazione, pensomi ch'ella manifestasse loro il modoche Iddio tenne con lei nella incarnazione del suo Fi-gliuolo, che non volse manifestare a Giuseppe, ch'erasuo isposo, infinoattantoch Iddio non glielo fece mani-festare prima all'angiolo suo.

    Ora istanno queste tre persone insieme in tantaallegrezza e consolazione ispirituale che parevano chefussono nel mezzo del paradiso, ragionando della mise-ricordia che Iddio aveva fatta al mondo e a' Padrisanti nel limbo ^, che avevano aspettato tanto tempo ;e ragionando ancora insieme delle profezie e delle pa-role della Scrittura, le quali eran dette di questi duefgHuoli che quelle due donne avevano in corpo; e laDonna Nostra, che le intendeva, saviamente isponevaqual era di Giovanni, umilmente, e con reverenzia e convoce bassa, e 'n poche parole, essendo molto interrogatada loro. E quello Zaccheria, siccome discretissimo, fececenno a madonna Lisabetta che la menasse a riposaree facesse tutto ci che dovesse e potesse alla NostraDonna. E Lisabetta si lev e prese la Nostra Donna,e menlla nella camera sua e diedele tempo di riposo,in tutto quel modo ch'ella potesse pensare che pi lepiacesse. E quando la Donna Nostra si part da Zac-cheria, e quello benedetto santo le guatava dietro e

    ^ i quali sarebbero stati liberati da Ges, nella sua discesa al Limbo.

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    M. Albertinelli - La l'esitazione.

    (Firenze - Gali, degli Uffizi). (fot. Brogi).

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    h-

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    SAN GIOVANNI BATTISTA 17

    benedicevala, e adorava il Figliuolo di Dio ch'era conlei, e con dolci lagrime di divozione rimase nella camera

    sua, ringraziando Iddio, tutto infocato d'amore e di le-tizia, tantoch non si potrebbe stimare. Oh Dio, che a pensare di quella benedetta casa dov' il Santo de'santi, il Fattore di tutti i re e il Signore de' signoriEravi la madre sua, santa sopra tutte l'altre sante esanti che furono e che saranno. Eranvi quelli due santivecchi Zaccheria e Lisabetta, alli quaH fu prima mani-festato il segreto della incarnazione che a persona chefusse in questo mondo, e anche v'era il loro figliuolo ^

    che era eletto da Dio per banditore della verit suaad apparecchiare la via dinanzi al Figliulo. Istato dunqueinsieme in una casa cotali madri e cotali fighuoH, an-cora vi stavano moltitudine d'angeli, a guardia dellaDonna Nostra e del FigUuolo ch'ella aveva q corpo.Istavano queste Donne insieme, e la maggior parte deltempo stavano all'orazione e a laude di Dio; e quandosi trovavano insieme, continovamente favellavano in-sieme delle Scritture .e delle profezie, e del tempo de'padri antichi e del tempo novello, e del Figliuolo di Dioche doveva venire, e sopra questo si dilettavano som-mamente; e Zaccheria si rallegrava q se medesimo, nonpotendo favellare, con grande festa di quello che Diogli aveva iUumiaati, e fedelmente credeva. Benedettae laudata sia tale ragunanza e compagnia, e anche be-nedetto sia quel luogo santo dov'glino abitavano

    quante dolci cose si possono pensare di queste duemadri di cotali figliuoli, istando insieme tre mesi e anchepi Ch'io mi

    pensoche la Kostra Donna voUe istare

    tanto che si ponesse il nome di Giovanni e che fosserenduta la favella a Zaccheria, sicch'ella udisse dellabocca sua quello che l'angiolo gli aveva annunziato diquesto benedetto figliuolo.

    ^ Giovanni, il precursore di Cristo, che doveva nascere da Elisa-betta.

    2. BattelII, Leggende cristiane.

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    18 LEGGENDE CRISTIANE

    2. La nascita di S. Giovanni.

    Ora vegnamo al parto di madonna santa Lisabetta,che quando ella si sent apparecchiare il partorire, equella incontanente volle che la Nostra Donna istesseallato a lei e non si partisse punto; e tanta era l'allergrezza ch'ell'aveva di vederla e del conoscimento ch'aveadi

    lei,che

    quasi pareche

    pocosentisse la

    penadel

    parto;e anche aveva grandissima allegrezza, ch'ell'era certad'avere figliuolo che sarebbe uomo e non femmina, eche viverebbe e non morrebbe piccolino, e sarebbegrande signore, cio singulare nel cospetto di Dio e ditutto il mondo; e bench l'avesse in corpo, disideravadi vederlo con gli occhi suoi tostamente.

    Or ecco che nacque questo benedetto fanciullo; emadonna Lisabetta comand alle balie che '1 non toc-cassono, e rivolsesi inverso la Donna Nostra e reve-rentemente la preg che eUa il dovesse prima toccareche niun'altra persona, e levarlo di terra, e comandalle bahe che le insegnassono, se bisognasse, perocchla Nostra Donna era di quindici anni, e forsech mai

    non ne aveva veduti nascere, perocch'ella non usavatroppo traile genti. E levando la Nostra Donna questofigliuolo di terra, s lo 'nvolse in uno beUissimo pannobianco e recosselo in grembo; e incontanente questobenedetto figliuolo, che prima piangeva, istette chetonel grembo di Madonna, e parve che s'accostasse a leie al ventre suo cos, come gH dicesse: Ora sono pressoa Colui che mi fece. E la Nostra Donna si fece venirel'acqua e la conca, e lavollo e f ascioUo questo benedetto

    figliuolo, e levosselo in collo e portello a Zaccheria, ed

    egli il guard con grande allegrezza e benedisselo collasua mano e incominci a lodare Iddio ^; e la Nostra Donna

    1 nel segreto del cuore, perch ancora non aveva recuperato la fa-vella.

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    SAN GIOVANNI BATTISTA 19

    riport il fanciullo aUa madre che gli desse il latte,

    e madonna Lisabetta era riposta in sul letto, e preseil fanciullo nelle sue braccia e benedisselo con grandegaudio e misegli il latte ili bocca, e si disse: Te'^,figliuolo mio, nel nome di Dio e del suo figliuolo incar-nato Gesti, nostro Signore. E il bambino quando udricordare Ges, parve che si facesse incontro al lattecon allegrezza, e la madre molto pi il benedisse. Eincontanente si sparse la novella tra' vicini e tra' pa-renti e amici loro, e fu s grande l'allegrezza che fossema' tra gli uomini; non si fece mai cotale allegrezzadella nativit d'alcuno figliuolo; e al d d'oggi basta ^,che la Chiesa ne fa magna festa deUa sua nativitade \ enon ci ha pi ninno santo di cui la Chiesa faccia festadella sua nativitade.

    Ora venne il d che '1 fanciullo si doveva circuncideree porre il nome: e ragunaronsi tutti e parenti e amicie vicini, e con grande festa s'apparecchiavano di cir-cuncidere il fanciullo, e domandarono la madre comedovesse aver nome; ed ella disse: Giovanni il suonome. Costoro si maravigHarono fortemente: Questonome non del tuo parentado. Non volendo porrequesto nome per detto della madre, andarono a quelbenedetto Zaccheria a domandare come dovesse averenome il fanciullo, ed egli scrisse: Giovanni era il nomesuo. E costoro molto si maravigHarono di quel nome,ma molto pi si maravigliarono che incontanente ri-torn il favellare a Zaccheria, e gittossi in terra incon-

    tanente, e incominci a laudare e benedire Iddio, cio

    Ges Cristo suo fighuolo incoronato, che sapeva cheaveva in casa sua la Madre e il Figliuolo, e molto pisi dilettava Zaccheria del Figliuolo di Dio incarnatoche del suo figliuolo ch'era nato; e cantando incominci

    ^togli, prendi.

    2 dura tuttora.^ il 24 di giugno.

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    quel bellissimo cantico, cio: Benedictus Dominus DeusIsrael,

    quiavisitavit et

    fecit redemptionem plebissuae.

    E seguitando disse come il Figliuolo di Dio era venutoper salvarci, e poi si rivolse inverso il suo figliuolo,e disse: E tu, fanciullo, profeta sei venuto per an-dargli innanzi, apparecchiando la via sua per confortarele genti che si disponessono a ricevere la salute nostra,e bandire della dottrina e della salute. Costoro ch'eranovenuti alla circuncisione di

    questo fanciullo,maravi-

    gliaronsi forte, e udivano bene queste parole, ma nonle intendevano, se non che dicevano intra loro che questofanciullo ch'era nato, farebbe grandi fatti.

    3. L'infanzia di S. Giovanni.

    Ora ritorniamo al fanciullo Giovanni che crescevaognind molto pii che non fanno gli altri fanciulli, ispe-zialmente nello 'ntendere. Incominci questo benedetto

    figliuolo, andando pi innanzi, a mostrare atti di solle-citudine; e quando le balie il portavano fuori trailegenti, incontanente si crucciava e piagneva, e non lo

    potevano racconsolare se non lo rimenassono in casa,e in tutto mostrava di volere istare col padre e collamadre; intantoch, quando la madre sua andava incamera per istare in orazione, si conveniva che '1 por-tasse seco, e ponevalo presso a se in alcuno luogo, e ilfanciullo stava tutto cheto e tranquillo, tanto che lamadre aveva adorato quanto piaceva a lei. E quandoquesto benedetto fghuolo cominci ad andare, si levavadi collo alla balia, e' andavasene per la casa entro, fa-cendo cotali sue cianciereUe; e le piti volte andava allacamera del padre e della madre, e talott'a ^ si chiudeval'uscio dentro, e ponevasi da un lato e faceva cotaliciancioline, e trastuUavasi con esso seco medesimo

    ^ talora.

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    tutto cheto. Manifestatamente il padre e la madre, ve-dendo che fuggiva lo stare traUe genti, di ci molto si

    maravigliavanoe

    rallegravano:e

    quandovenne il

    tempoch'egli poteva per se medesimo iscendere le scale e sa-lire, egli molto ispesso se ne andava nel giardino, ov-vero orto del padre, ch' a dietro aUa casa, e ralle-grandosi andava a spasso e talora cogliendo cotali fio-rellini e facendone cotali ciancerelle, e discorreva ^ perlo giardino cantando secondo suo modo VAve Maria,

    che l'aveva prima imparata, e la 3Iagnificat, e talorail Benedictus, e degli altri salmi. Alcuna volta si ponevaa sedere chetamente, e ragguardava il cielo e la terra e

    gli alberi e le piante, e tutte le cose che Dio avea fatte;e tanto si dilettava, comech fanciullino, che non pa-reva che mettesse piato

    ^ di tornare a casa. Alcuna voltas'addormentava, e gli angeli di Dio il guardavano.

    Ma da prima, quando cominci a far cos,, le balie n'an-davano caendo ^ nella piazza, e per le vie, e domanda-vanne la vicinanza se l'avessono veduto, e cos l'an-davano caendo con gran duolo; e quando il trovavano,poscia erano molto allegre, e ridicevano al padre e allamadre queste cose; ed eglino, come santi ispirati daDio, conobbono che questa era opera divina, e coman-

    davano alle balie e all'altra famigHa che qualora e'fusse nel giardino, lo lasciassono istare e non gli fa-cessono motto senza loro parola. E alcuna volta il padree la madre si facevano alla finestra, e ponevano mentequello fanciullo andare per lo giardino, e rallegravansie laudavano Iddio con tutto il cuore che avea dato lorocos fatto figliuolo, che buon principio ne vedevano e

    meglio n'aspettavano, e di ci pensare santamente sigloriavano. Quando pareva a loro discrezione, s manda-vano per lui e facevanlo mangiare e governare in tuttecose che bisognavano secondo la sua necessit, e sopra

    ^passeggiava.

    2gradisse, avesse piacere {placitum),

    ^ cercando.

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    tutte le cose che si potesse dare a questo fanciullo d'al-

    legrezza, si era quando gli leggevano la lettera ch'era ve-

    nuta, come la Nostra Donna avea partorito il suo Fi-gliuolo, sicch alcuna volta per desiderio di tenerlo conloro, s '1 menavano: Vieni, amor mio, che ti leggerla lettera; ed egli lietamente andava con loro. Ancoraper tenerlo con loro s gl'insegnavano i salmi e le pro-fezie, e il fanciullo attentamente ascoltava e apparava.Sempre quanto piti cresceva, dal mondo o dalle gentisi partiva, intantoch quando venne ne' tre anni e ne'quattro, poco il potevano tenere con loro il padre e lamadre, e incominci questo benedetto figliuolo ad usareper lo giardino e andare per le colture

    ^ qua e l, e- ta-lora si nascondeva in alcuno luogo per non essere costosto trovato, e ivi si dilettava di cantare queste coseche aveva imparate, e di pensare di Dio; e la madre

    e '1 padre lo mandavano cercando, e talora penavanobuon pezzo a ritrovarlo, e talora s'andavano dilettandocon lui insieme; e quando vedevano un bello alberofiorito, s '1 chiamavano, e dicevano: Vieni qua, fi-

    gliuolo mio, e vedi questa bella cosa che Iddio ha fatta ;e ponevansi a sedere e ponevanlo in mezzo di loro, ecominciavano a cantare: Benedictus Dominus DeusIsrael, e il fanciullo con loro; ispesse volte lo 'nvita-vano e dicevano anche la Magnificat o alcuno altrosalmo, e poi costoro lo rimenavano a casa. E quandoil fanciullo Giovanni si cominci a vedere la madre eil padre che andavano a lui con lusinghe, e conveni-vali pure tornare con loro, cominci ad andare piti alungi, ove costoro non lo potevano trovare, sicch'eglitornava a casa a sua posta ^. Alcuna volta era trovatoda certi vicini, e quelli venivano a casa della madre,e dicevano: Madonna, come lasciate voi cos andareil fanciullo vostro? noi il trovammo oggi in cotale luogo,

    ^ luoghi coltivati, campi.2 a suo piacere.

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    pi d'uno migKo dilungi di qui, e andava cantando isalmi e cotali altri canti che noi non gli avevamo an-cora uditi pi; noi nel vogliamo menare, ed egli fugge non si lasci pigliare. Alcuno altro lo rimenava ediceva: Perch lasciate andare cos questo fanciullo che cosi Piccolino?. E la madre rispondeva e diceva;Io non ne posso fare altro; lasciatelo guardare a Dio.E talora tornava tutto affamatuzzo, e la madre dolce-mente lo riprendeva, e diceva: Figliuolo mio, perchistai cotanto che tu non torni? perch vai cos a lungi? .

    E 1 benedetto fanciullo rispondeva: Madre mia, i' honevedute tante belle cose che le fece messere Domened-dio, che io non me ne sapeva partire; e quanto vadopi a lungi, tanto le truovo pi belle. E questo eraministerio d'angioli che '1 guardavano sempre, e glimostravano cose nuove, per muoverlo pi alla soli-tudine. Udendo questo il padre e la madre, pognamoche sono usi di vederlo e di tenerlo con loro, e' non-dimeno conoscevano la verit che questo era opera-zione di Dio, benedicevanlo e lasciavanlo fare. An-dava questo fanciullo sempre laudando Iddio in benee in meglio, e sempre si dilungava dalle genti pi l'unod che l'altro, sicch molto se ne diceva, e molti il trova-vano, e gi quasi il lasciavano istare; che pareva che

    questa cosa non si potesse n volesse fare ad altri; emassimamente perch il padre e la madre se ne stavanoe gi noi mandavano pi caendo, se non rade volte.

    4. L'ingresso nel deserto.

    Or venne, nel tempo che il fanciullo aveva cinqueanni, che un d fra gli altri incominci ad andare tantopi innanzi che egli non era andato alcuna altra volta,ch'egH entr in un bosco ch'era di lungi all'abitazionesua e delle genti, cio che non vi usava genti; e pen-somi che fusse presso al diserto dov'egli and poi. E

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    24 LEGGENDE CRISTIANE

    incontanente che questo benedetto fanciullo intrdentro, gli venne uno odore della solitudine, comepiacque a Dio, che parevagli essere quasi in un para-diso, dov'egli si dovesse riposare: e guardava gli alberidi sopra freschissimi, e la terra di sotto coperta, che

    pareva un prato pieno di divisati ^ fiori; e qui comincia lodare Iddio e posesi a cogliere di que' fiori che pigli parevano belli, e guatava pi l, e gli vedeva pibelli; quando andava pi oltre, pi gli trovava bellie. nuovi, e tanti n'avea gi che non gli poteva tenerein grembo. Egli s'alz la gonnella d'intorno e cogliefiori e mette in grembo; e tuttavia lodando Iddio e gri-dando a grande voce, questi fiori voleva recare a padree madre. E quando ebbe bene pieno il grembo, ed eglivide che era quasi gi passata l'otta

    ^ del tornare acasa, e' vennesene, cantando, s ratto che

    pareaun uccello

    che volasse, e con allegrezza grandissima di questo di-serto ch'egli aveva trovato che gli piaceva cotanto.La madre l'aspettava, e vedendo ch'era passata l'orache doveva tornare, stava in pensiero e pregava Dioche ghene rimandasse, e mandava fuori la famiglia suach'andassono a vedere da ciascuna parte; e se lo tro-vate, recatenelo in

    collo,che sar forse bene istanco.

    Ed ella istava alle finestre a vedere s'eUa lo sentisseo vedesse da nessuna parte. E in questo che ella istavacos, ed ella sent la voce del fanciullo che cantava laMagnificat ad alta voce; ed ella incontanente s'ingi-nocchi e rendeva grazie a Dio, ch'e' ne venne quellofanciullo per la strada. Con grande allegrezza tutta la

    famigUasi

    rallegrava, e madonna Lisabetta glisi

    faincontro, dicendo: FigHuolo, perch ci hai fatto cos?e perch se' istato cos a tardi? . E incontanente ilfanciullo s'inginocchi a lei, dicendole: Perdonatemi,madre mia, che io honne trovato oggi le pi belle cose

    ^ svariati,a

    l'ora.

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    (ch'io andai pi a lungi ch'io nn soglio andare) e vollirecarne a voi e a messere ^, per sono stato pi, che io

    non me ne poteva saziare, s v'ha bello istallo ^. E lamadre gli rispose incontanente e menollo alla cameradel padre; e il fanciullo fece quella medesima riveren-zia; e aperse il grembo, ch'era pieno di divisati fiorid'intorno intorno, e dice al padre: Qusti vi rech'io,

    perch voi gli vggiate. Ed eglino con divozione e conlagrime il domandarono, dicendo: Figliuolo, or dove

    andast oggi, che cosi belle cose trovasti?^). E il fan-ciullo rispondeva: Andai in cotale contrada e vidi unbosco pi l bene a lungi, e vennemi vogKa d'andarvi.Andai e non vi trovai persona, ed entrai dentro, e vidiche v'ha il pi bello stallo che io vedessi giammai, evidi quegli alberi freschi e gli ucceUi cantare; per terravedeva questi beUi fiori, e non v'era persona altri cheio, e quanto pi n'andava addentro nel bosco, se nonfossi ch'io voleva tornare a voi, io mi sarei istato lvolentieri. E il padre e la madre gli cominciarono adire: Figliuolo mio. non vi istare di notte, e il d nonandare troppo addentro nel bosco, che vi sono le fieresalvatiche che forse ti farebbono male. E il fanciullorispondea lietamente, e diceva: Io non ho paura nes-suna; or non fece le fiere messere Domeneddio? . Eglinorispuosono:. FigHuolo, s. Il fanciullo diceva: Ordunque mi star io con esso loro, com'io fo con voi;e non sapeva rendere ancora altra ragione.

    5. S. Giovanni s'inoltra nel deserto.

    E andava il fanciullo a questo bosco, sempre lau-dando Iddio, e giugneva al bosco; e quanto andava piaddentro, sempre trovava pi belle cose al suo parere;

    ^ il babbo.^ dimora.

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    e quando era andato un pezzo, ponevasi in alcun pratoa sedere o inginocchiato, e recavasi a memoria le cose

    ch'egli aveva lette di Dio e del Figliuolo suo, e sapevache la Nostra Donna era gi fuggita in Egitto col Fi-gliuolo suo, ed egli disiderava di vederlo, e diceva aDio: O Signore, quando potr vedere il Figliuolo e laMadre, e quando mi trover con lui? . E di questogittava dolci lagrime di gran divozione. E quando eraistato un pezzo, ed egli si levava e andava cantando:

    Ave, gratia piena, Dominus tecum, e Benedictus DominusDeus Israel; e altri versi ch'egli aveva imparati. Alcunavolta trovava cotali frutti salvatichi che sono per liboschi, e parevangli belH, e coglievano e assaggiavagli e

    parevangli buoni, perocch si destava molto la famuccia,e incontanente si pensava di arrecarne a messere emadonna^, e cos faceva. E incominci a trovare diquelle bestiuole piccole che stavano per lo bosco, e in-contanente corse a loro e presele e abbraccioUe, e re-cossele in grembo, e mesticavasi ^ con loro e diceva: Queste sono delle cose che ha fatte Domeneddio, chediceva messere e madonna ch'erano fiere salvatiche, evedi come sono belle; e tenevale uno pezzo e ralle-gravasi con esse e lasciavale andare, e queste bestiuole

    venivano a lui e stavansi con lui come fanno a noi ledimestiche; e se egli le trovava quando a otta egli avessedel pane, tutto il dava loro, e gi non pensava: Chemanger io per me? Tornava il fanciullo la sera sempre,e recava cose nuove, di quelle che trovava, al padree alla madre, e diceva queste novelle loro, com'egliaveva trovato delle bestiuole, e come elle s'erano istatecon lui in grembo e d'intorno; e il padre e la madrel'ascoltavano con allegrezza e venivanlo domandandodelle cose che faceva pel diserto, e '1 fanciullo lieta-mente e puramente il diceva loro. Ora avvenne che il

    ^ al padre e alla madre.2 domesticavasi.

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    fanciullo and pel diserto, cio per quel bosco, ed eragi tanto il diletto che egli aveva, ch'egli and tantoinnanzi fra '1 diserto che

    sopravvennela notte e non

    ebbe tempo di tornare a casa, o forse che non volle,o forse che non potette, o non se ne ricord; e il bene-detto fanciullo si puose in orazione, e veniva pensandosopra a tutte le cose che leggeva quando era a casa, ecos giocondando, e in tranquillo come quando egli eraa casa nella camera sua, e molto pi, perocch lo Spi-rito Santo lo 'nf ormava

    pi quando egliera^el diserto

    che quando egli era a casa, perocch '1 voleva menareper quella via.

    Ma diciamo ora del padre e della madre che vede-vano che il fanciullo non tornava a casa. Fortementesi svegHano in loro la tenerezza e l'amore, e Iddio da' santi questa battaglia, perch vincendo santamente,e' fossono

    pivirtudiosi e

    piatanti ^.

    Ela

    famigUaera tutta tribolata: chi piangeva di qua e chi di l,e dicevano alla madre: Vo' siete voi; or ch' a lasciarloandare cos piccolino, e non mandare persona con luin per lui?. Rispondevano le balie sue, e piangendociascuna diceva: Volentieri v'andere' io con lui, e pivolentieri mi starei nel bosco con lui, che io non mi

    starei qui: che tutta la mia allegrezza e letiziasi

    di

    stare con lui e vederlo. E dicevano: Oim, figliuolo,dove se' tu istanotte? ora se' tu colle bestie salvatiche?e s'elle ti faranno male, come viver io? . E madonnaEhsabetta inteneriva forte; ma pure confortava costoro,e diceva: Non temete, fighuole, che gli angioU lo guar-deranno e riavremlo domandassera sano e salvo. Eandpssene a Zaccheria, e diceva queste cose con lui,e come la famigha era tutta turbata, e come eglinodicevano, e cme lei medesima avevano fatta intenerire.E Zaccheria santo rispuose alla donna sua, e dice: Cheparole sono queste? non sai tu che questo fanciullo

    ^ pi forti.

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    28 LEGGENDECRISTIANE

    ne di Dio, ed fatto per andare innanzi al Figliuolosuo e apparecchiare la via? Dunque non credi che gliangeli suoi il guardino? Donna mia, se tu hai la fedeintera che Iddio ci ha manifestata di questo figliuolo,eh non temere, e' non te ne bisogna dare nulla fatica.Ancora vedi i segnali certissimi. Chi vedr mai, ovveroudirai dire di nullo fanciullo che nascesse in terra che

    aoperasse per questo modo nella sua fanciullezza?Adunque, donna mia, ponti in pace e lascia fare a Dio,e tu t'ingegna di riconoscere i beneficii di Dio, e spe-zialmente che ci ha dato cotale figliuolo per noi con-solare nella nostra vecchiezza.

    Or ecco che quando s'appressa l'altra sera e '1 fan-ciullo s'addrizza a tornare al padre e alla madre, la

    famiglia era tutta fuori a guardare in quelle parti on-d'eglino credevano che venisse; e

    quandoeglino il vidono

    da lungi, la letizia fu grande. Alcuni gli andava incontro,alcuno tornava a casa a dirlo alla madre, e tutti bene-divano Iddio, che l'aveva loro rimandato. E viene ilfanciullo tutto allegro e giocondo, e gittossi a' piedi del

    padre e della madre, e f' la sua reverenza usata; equegli lo ricevettono traile braccia con grande letizia.

    Egli semprerecava loro

    qualchecosellina nuova che

    egli aveva trovato andando pel diserto. Ora gli fannoapparecchiare da mangiare, e domandanlo dicendo:

    . Figliuolo mio, come facest istanotte che pass ? eperch non tornasti iersera? . E il fanciullo rispondevapuramente: Io andai pi addentro ch'io facessi ancora;trovai le pi belle cose che Dio avea fatte, che io vedessimai; e io cominciai a lodare Iddio e andare vedendo,e giovavamene s ch'io non mi raccordava di tornare;e quando io m'avvidi, era gi s notte che non sareipotuto tornare. E la madre il domandava: FigUuolmio, ove istesti tu istanotte? che facesti tu? Ed eglirisponde: Io m'abbatte' al pi bel prato ch'io vedessigiammai, e' pi be' fiori, e tanto mi dilettai di lodareIddio che l'aveva

    fatto,che la notte mi colse in

    verit,ed eravi uno arbuscello dall'una parte ohe aveva le ra-

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    mora ^ basse e le foglie ispesse, e io mi v'entrai sotto,e stava s bene che mi pareva essere nella camera; ericorda'mi di tutte le cose ch'io soglio leggere; e quandoio cantava, e gli uccelli mi rispondevano i pi begli versich'io mai udissi, e lodavano Iddio con meco; ma ionon poteva tanto fare ch'io gl'intendessi . E doman-dava aUa madre: Possons'egUno intendere? . E ma-donna diceva: Figliuolo mio, s, se Dio volesse. E '1fanciullo diceva: Or bene dunque ne vorj^ io pregaremesser Domeneddio che me gli faccia intendere . E lamadre diceva: Figliuolo mio, non avesti tu pauraninna? . Ed e' rispondeva che non punto. E il padrerispondeva: Donna mia, non te l'ho io detto che lapaura viene in noi per lo peccato? e chi non ha peccato,perch dee egli aver paura? Questo fanciullo fu santifi-cato nel suo corpo per la visitazione del Figliuolo di

    Dio e della sua Madre; adimque come dee aver paura? .E il fanciullo intende bene queste parole; e impercifondasi piti in umilt e 'n desiderio d'amore di Dio.

    Ora comincia il fanciullo a rimanere la notte. Segui-tando pi innanzi, rimaneva quattro o cinque d, comeseguitava oltre, istava dieci o undici d, e tornava acasa per la tenerezza del padre e della madre; ovveroche Iddio Voleva che il padre e la madre avessono an-cora alcuna ricriazione ^ di questo fanciullo nella suapiccolezza, sicch da' cinque anni a' sette pur mi pensoche il fanciullo benedetto tornasse alcuna volta a casa.Ancora mi penso che in questo modo s'accorda la dif-ferenza che si dice di lui, cio chi dice ch.'egli v'andin cinqu'anni e chi dice che v'and in sette: e di settesi tiene per fermo. De' cinque mi penso che fosse in questomodo: che v'andava e stava talvolta tornava a casa;e da' sette anni innanzi, mi pens che facesse alla di-sperata in tutto ^.

    ^ rami, e cos pratora, luogora per prati, luoghi, a imitazione delladesinenza neutra plurale latina.

    ^ricreazione, conforto.^ senza che i suoi sperassero pi di rivederlo. Bellissima espressione

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    30 LEGGENDE CRISTIANE

    6. Incontra la Sacra Famiglia che tornavadall'Egitto.

    Essendo Giovanni Battista nel diserto, in que' tempich'egli v'and, ecco che l'angiolo and in Egitto ad an-nunziare a Giuseppo, che v'era istato sette anni, che siritornasse colla madre e col figKuolo qui in Giudea nella

    terra sua. E viensene il benedetto Giuseppo colla Madree col Figliuolo per lunga via. Passando per questo di-serto, come Iddio voUe, venne l dov'era GiovanniBattista, e incontanente che vide venire da lungi la madree il figliuolo ispirato, da Dio, conobbegli, e incontanentecominci a correre inverso di loro, che soleva fuggirequando vedeva l'altra gente; e il fanciullo Ges inco-

    minci a correre inverso di lui, e giunse Giovanni egittossi tutto quanto in terra a baciare i piedi di messerGes; e Ges il prese per le braccia e levoUo suso ebaciollo nella fronte e poi gli diede la pace: u Pace teco,apparecchiatore della via mia . E Giovanni, reverentissi-mamente: aDeo gratias)y. E messer Ges gli fece cennoche egli andasse innanzi a far reverenzia alla madre ea Giuseppo. E Giovanni si gitt ratto a' piedi dellaDonna Nostra; e la Donna Nostra il ricevette con tantaallegrezza e con tanto amore che non si potrebbe dire;e incontanente lo ricevette fra le sue braccia e dice:Pace sia teco, figliuolo carissimo. E messer Gesdice a Giuseppo com'egli era Giovanni di Zaccheria;e Giuseppo corre incontro a lui, e Giovanni gli si gittaa' piedi e reverentemente saluta quello venerabile vec-chio.

    E fatte queste cose, pongonsi a sedere tutti quantiinsieme, e Giovanni s'appressa a Ges e alla Madrequanto poteva; e la madre di Ges incominci a direa Giovanni: Figliuol mio, ch' di Zaccheria e dellamia suora madonna EHsabetta? E '1 fanciullo rispuose: Madonna, bene amano Iddio; ma io non li vidi pi,

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    poich io fui in questo diserto. E stati un poco in-sieme allegramente, e Giovanni disse: Madonna, noisiamo qui troppo presso alla strada; se voi volete, an-dianne in alcun luogo dove io so che v' molto bello

    riposare, e non troppo dilungi, e ivi potrete stare comevoi vorrete. E quelli acconsentirono tutti, e dicono alui: Figliuolo benedetto, va' innanzi e mostraci la via.Ed egli ubbid immantanente; e messer Ges va innanzicon lui, stretti insieme

    quantosi

    puote;e bpn

    sapeaGes queUa via, pognamo che mai non vi fusse andatocoi piedi corporali; e giunsono a uno bellissimo prato,nel quale Giovanni pi volte s'era riposato, il qualeaveva intorno molti bellissimi e grandi ginepri, ed altriarbuscelli, e ivi allato vi avea una vena d'acqua bel-lissima: e pensomi che 'n questo diserto avesse di questecotali cose in

    pi luogora;e forse che v'aveva dei dat-

    teri, e in tal luogo n'era, come si dice nella Vita Patrum ^che in pi luogora se ne trovava; sicch Giovanni nesapeva in alcuno luogo che non era troppo a lungi. Pos-siamo credere che egli andasse per essi, acciocch n'a-vesse la madre e '1 figliuolo. E il benedetto Giuseppoaveva l'asio suo; levane in terra le cose e trova qual-

    che istagnatuzza^

    che aveva tra quelle sue cose nellesacca, e nappi da bere; e Giovanni presta-mente prendela stagnata e va per l'acqua, e messer Ges con lui in-sieme andava, e facendosi feste grandi, ad una fonta-nella piccola; e andavano ragionando insieme parole disantit, ovvero di salute; e recarono dell'acqua, e trova-rono la Nostra Donna gi a sedere sotto quel gineprobello, e Giuseppo sedeva con lei e riposavansi; e Gio-vanni tolse il nappo e lavollo molto acconciamente; emesser Ges prese la stagnata dell'acqua; e cos da-vano a bere a Madonna e a Giuseppo questi due be-

    ^ Antica narrazione della vita dei primi eremiti cristiani, mirabil-mente volgarizzata dal Cavalca. Vedine qualche tratto nella QuintaParte di questo volmne,

    2 recipiente di ferro stagnato.

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    32 LEGGENDE CRISTIANE

    nedetti giovani fanciulli. E l'allegrezza e la letizia eras grande di vedersi tutti insieme che non si potrebbedire. E cos stando, Giusepj)o trova la sacchetta delpane, e messer Ges tostamente toglie la tovagliolabianchissima e stendela in sull'erba innanzi a Giuseppoe alla madre; e Giovanni toglie i nappi e lavagli e ponglisu, ed apparecchia de' suoi cibi ch'egli aveva per s,e qualche meluzza salvatica e datteri, se n'avevanotrovati, ed andava cercando per ogni cosellina

    ^ che eglitrovava per lo diserto, che gli parevano buone. MesserGes sempre andava insieme con lui, e tornavano eponevano in sulla tovagha di queste coserelle, e Ma-donna e Giuseppo s si rallegravano di questi due fi-gliuoli vedendogli insieme, e guatavangli con tanta le-tizia che non si potrebbe dire; e posonsi giuso a man-giare tutti e quattro. Oh che letizia ne a pensare divedergli istare tutti e quattro insieme Oh quanta rive-renza avevano que' piccolini a que' grandi; e que' grandicome avevano sempre l'occhio sopra questi piccoletti,e porgevano loro le cose e facevangli mangiare Ohquanta letizia aveva Giovanni, quando la Donna No-stra gli porgeva le cose colla sua mano, perocch gliocchi suoi

    ragguardavano purealla Madre e al

    Figliuolo

    Oh Iddio, questo ne mangiare dilettoso, dov' il cibodell'anime cos abbondantemente mentre che senzaninna comparazione a queste cene si pascevano pil'anime che' corpi. Ancora gli angeh si dilettavano divedere cos costoro insieme; che dobbiamo pensare cheve n'aveva assai che sempre gli andavano guardandoe

    accompagnando. Oh quantodiletto ne a

    pensaredi

    questa cena questa la pi magna cena e la pi di-lettosa che mai si facesse per lo diserto. Adunque es-sendo qui tutti ragunati insieme e cos fatte persone,fu grande pasqua 2. E levati da cena con quanta reve-

    1 come bacche di mirtillo, lamponi, fragole salvatiche, e via dicendo.2

    festa.

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    PiNTURiccHio S. Giovanni e Ges.

    (Siena - Galleria B, Arti). (fot. Brogi).

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    32 LEGGENDE CEISTIANE

    nedetti giovani fanciulli. E l'allegrezza e la letizia eras

    grandedi vedersi tutti insieme che non si

    potrebbedire. E cos stando, Giusep^DO trova la sacchetta delpane, e messer Gesti tostamente toglie la tovagliolabianchissima e stendela in sull'erba innanzi a Giuseppoe alla madre; e Giovanni toglie i nappi e lavagli e ponglisu, ed apparecchia de' suoi cibi ch'egli aveva per se,e qualche meluzza salvatica e datteri, se n'avevano

    trovati,ed

    andavacercando

    per ognicoseUina ^ che

    eglitrovava per lo diserto, che gli parevano buone. MesserGes sempre andava insieme con lui, e tornavano eponevano in sulla tovaglia di queste coserelle, e Ma-donna e Giuseppo s si rallegravano di questi due fi-gliuoli vedendogli insieme, e guatavangli con tanta le-tizia che non si potrebbe dire; e posonsi giuso a man-

    giaretutti e

    quattro. Oh cheletizia

    ne a pensaredi

    vedergli istare tutti e quattro insieme Oh quanta rive-renza avevano que' piccolini a que' grandi; e que' grandicome avevano sempre l'occhio sopra questi piccoletti,e porgevano loro le cose e facevangli mangiare Ohquanta letizia aveva Giovanni, quando la Donna No-stra gli porgeva le cose colla sua mano, perocch gli

    occhi suoi ragguardavano pure alla Madre e al Figliuolo

    Oh Iddio, questo ne mangiare dilettoso, dov' il cibodell'anime cos abbondantemente mentre che senzaninna comparazione a queste cene si pascevano pil'anime che' corpi. Ancora gli angeli si dilettavano divedere cos costoro insieme; che dobbiamo pensare cheve n'aveva assai che sempre gli andavano guardando

    e accompagnando. Oh quanto diletto ne a pensare diquesta cena questa la pi magna cena e la pi di-lettosa che mai si facesse per lo diserto. Adunque es-sendo qui tutti ragunati insieme e cosi fatte persone,fu grande pasqua ^. E levati da cena con quanta reve-

    ^ come bacche di mirtillo, lamponi, fragole salvatiche, e via dicendo.2 festa.

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    PiNTURiccHio S. Giovanni e Ges.

    (Siena - Galleria B. Arti). (fot. Brogi).

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    SAN GIOVANNI BATTISTA 33

    renzia renderono le grazie a Dio Padre E poi quandofu il tempo, ciascheduno si puose a stare in orazione;e molt'altre cosereUe ci si possono pensare q questomezzo che sono di gran diletto.

    7. Appbende da Gest la sua missione.

    Ma vegnamo a quello a che io desidero di venire.Stando dunque in orazione ciascuno un poco cheto, par-tito ^ l'uno aU'altro; e san Giovanni si puose da quellaparte dov'era messer Ges, e un poco di lungi s'allog

    ^con grande reverenzia, e desiderava con tutto il cuoredi potere favellare un poco con lui; ma per reverenzianon gli diceva nulla.

    Ma messere Ges, che sapeva bene il cuore suo e il de-siderio suo, si rivolse e

    accenngliche egli andasse a lui; e

    Giovanni con tutta reverenzia gli si fece appresso, e Gesdisse a lui: Giovanni, dimmi ci che tu vuoi; e Gio-vanni rispuose: Messere, io disidero con tutto U. cuore difavellare con teco a solo a solo, che io so che tu hai lavera sapienza di Dio, e se' Iddio incarnato e fatto uomoper dare a noi salute; e secondoch m'ha detto il mio

    padre pi volte,tu

    glimandasti a dire

    per l'angiolotuo che io sarei apparecchiatore della tua via; che io

    disporrei la gente a ricevere la salute ed annunziareloro il regno del cielo e la scienza deUa salute, e pre-dicherei la penitenzia. Or ti dico. Messere, che insinoa qui continovamente mi vi ho sentito disiderio di fug-gire le genti e di stare q soUtudiue e di fare penitenziaq

    questo diserto;e

    bene hone avuto alcuna volta que-sto pensiero, che l'angiolo disse ch'io doveva ammae-strare le genti, ed io fuggo la gente, e forse non l'hosaputo disfinire

    ^questo pensiero come tu vorresti.

    Ma honne preso questo cotanto, che quando uterviene

    ^separato, lontano.

    ^

    adempiere.

    3. Battelli, Leggende cristiane.

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    34 LEGGENDE CRISTIANE

    ch'io vegga le genti passare, grido ad alta voce: Appa-recchiate la via del Signore e fate penitenzia, che s'ap-pressima ^ a voi '1 regno del cielo e la salute vostra; e parte ^ mi fuggo da loro quanto posso. Or dico, Messere,priegoti che dica se tu vuoi ch'io faccia cosi, e quantotempo quello che tu vuoi ch'io faccia per ora o perinnanzi; tu me l'hai a dire e ammaestrarmi in tuttoil tuo volere, ed io sono apparecchiato di farlo con latua grazia e per la tua boutade. Ed istava Giovannidinanzi alla faccia di Ges, e guardandolo gli parcaessere in paradiso e quasi temeva di reverenzia, pe-rocch messere Gesti gli mostrava un pochetto deUasignoria sua e dello splendore della faccia sua; sicchtutto l'ardeva d'amore dentro del cuore suo e dell'animasua; e quanto piti il vedeva, la reverenzia e l'amorepi gli cresceva. O santo Giovanni, che buono stalloera per te ora ivi or perch non dicesti, come dissePiero in sul monte : Stianci qui. Messere ^ ? ma purlascia che non andi' molto che si mescoler* questatua allegrezza per le parole che tu udirai rispondere.

    Adunque messere Ges dice a Giovanni: Ci che tuhai fatto insino a qui piace al mio Padre celestiale,

    poich eglite l'ha fatto fare, e mandati

    gli angiolisuoi

    a tua guardia che t'ammaestrino di ci che tu de' fare;e per va innanzi tenendo questi modi insino al cotaletempo, e da indi innanzi ti comincierai ad appressarepi inverso l'uscita del diserto; e comincieranno alcune

    persone a venirti cercando per la gran fama che uscirdi te per tutte le parti di Giudea, e ogni gente disiderrdi vederti e d'udirti. Allora non ti converr

    fuggireal tutto; ma converr che tu gli ammaestri del regnodel cielo e della giustizia sua; poi ti converr venire

    pi innanzi, e la moltitudine della gente Verr a te, e tu

    ^ approssima.2 frattanto. V. Dante, Purg. XXI, 19: E parte andavam forte.3 gui monte Tabor, quando GesU apparve trasfigurato. Matteo,

    XXVII, 44.* di dolore.

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    SAN GIOVANNI BATTISTA 35

    gli ammaestrerai, riprendendo i loro vizii, e facendoloro panra dell'ira di Dio e dispognendo gli animi loroa ricevere salute. E poi ne verrai al fiume Giordanoe battezzerai la gente nell'acqua; e questo sar figuradel battesimo che si far poi nella Chiesa mia novella;e la penitenzia che tu hai fatto e farai ancora, si moltoconvenevole, perocch coloro che debbono ammae-strare della penitenzia, la debbono q prima fare perloro; e per ci che tu hai fatto, ist bene. Confortati,fratel mio, di seguitare per innanzi grandemente e per-fettamente in tutte cose, e io sar sempre teco, jo-gnamo ch'io ti paia di lungi col corpo . Quando Gio-vanni si ud chiamare fratello, e poi ode che sar semprecon lui, trabocca tanto l'amore che non si potrebbedire n contare; e gittasi tutto in terra disteso e ponela bocca a' piedi di messer Ges, e non sa pensare co-m'egli mai s possa stare pi senza lui. E '1 SignoreGes il conforta e levai su dicendo: Sta' su, Giovanni,che io t'ho a dire altre cose. Ed il benedetto si levsu e ascolta; e messer Ges dice: Vedi che io verra te al fiume Giordano e tu mi battezzerai, e q quel divedrai lo Spirito Santo sopra di me e la voce del Padremio che dir come io sono suo

    Figliuoloe comander

    che io debba essere udito; e io, incontanente che sarbattezzato da te, m'andr nel diserto in su cotal montee starommi lass colle bestie quaranta midi ^ e qua-ranta notti, che non manger e che non ber; e questapenitenzia debbo fare in prima che io comQci a predi-care; e dunque non ti maravigliare se a te conviene

    imprimafare che ammaestrare. Poscia

    gUdice

    comediscender dal monte, e come egU chiamer gli dodiciapostoli e com'egli andr predicando e facendo mira-coli; e poi gli comincia a dire del fine, cio della mortee passione sua, e dicegli: Tu hai bene lette le profe-zie che si dicono di me; ma non l'hai ancora intese intutto; e incomincigli a dire tutte le profezie che mai

    1quel tanto del giorno che il sole sta sull'orizzonte.

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    36 LEGGENDE CRISTIANE

    furono dette di lui e del nascimento e del vivere e dellamorte e della resurrezione e dell'ascensione sua. Ma ve-gnamo al fatto deUa passione sua. Comincia messerGesti a raccontare tutte le 'ngiurie e tutte le villanieche dovevano essere intorno alla sua passione; comesarebbe preso e legato e menato dinanzi a' principie a' sacerdoti, e come gli sarebbe dato nel volto, e comeeglino gli sputerebbono nella faccia, e pelerebbongli labarba, e battuto alla colonna, e tutto l'ordine della

    passione appunto appunto. Ora t'aspetta, Giovanni Ba-tista; ora ne mescolata la tua allegrezza di tanto do-lore e di s gran compassione al Signore che, se nonfusse che Iddio il teneva, sarebbe caduto morto a' piedidi messer Ges. E cadde in terra, e messer Gesti il levsu e incominciollo a confortare e a dire della sua glo-riosa resurrezione e ammirabile ascensione, e dell'avve-nimento dello Spirito Santo; e bench Giovanni l'ascol-tasse e fosse lieto d'udire ogni cosa, nondimeno gli ri-mase uno chiavello ^ nel cuore di passione, che non passmai ne d ne notte che non piangesse e dolorasse, pen-sando di quella passione. Messer Gesti disse: Non di-ciamo pi oggimai, perch'egli tempo di dormire; mapuosegli silenzio, che non lo dovesse mai dire a persona;e levansi chetamente e vengonne alla Nostra Donna;ed ella gli ricevette dolcemente e pianamente gli puosea dormire amendue allato a se. Istanno dunque insinoalla mattina, bench poco dormissono; e la mattinas parlarono insieme tutti e quattro; e Madonna dissea Giuseppe: Se voi volete, io vorrei che noi n'andas-simo diritti alla casa di Zaccheria e di Lisabetta a ri-

    posarci con loro parecchi d, di che il disiderio loro fusseun poco adempiuto di vedere il Figliuolo di Dio, innan-zich noi tornassimo a casa, ed anche meniamo Gio-vanni con esso noi che sar allora compiuta allegrezza .E Giovanni Ueto, quando egU ode cotali parle, per

    ^ unchiodo,

    una trafitta.

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    SAN GIOVANNI BATTISTA 37

    istare pi con messere Ges e con Madonna e con Giu-seppo, ragguarda nella faccia Ges, che dice: Deh

    vuoi fare come Madonna hnne detto? E-ispuose: Ciche Madonna mia vuole, il voglio io. E Giovanni in-contanente prende le cose; e caricano l'asinelio e met-tonsi per la via laudando e benedicendo Iddio. E Gio-vanni sapeva troppo bene la via, e andava innanzitoccando ^ l'asineUo, e messere Ges con lui. E quan