Le stele di Apollonia - Bollettino d' · PDF file 2015. 4. 21. · Le stele di...

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  • Le stele di Apollonia

    Sull' Albania antica esiste una hiblio- grafia abhastanza cospicua , che in gran parte è stata raccolta in uno dei volumi dell'Ugolini 1). A questa vanno aggiunte le opere dell' Ugolini stesso, gli scritti di I",. Rey, puhhlicati nella rivista Alba- nia 2), nei quali sono esposti i risultati di quindici anni di scavi ad Apollonia, e infine il recente articolo di M. Gel'vasio 3). Quest'ultimo è l'unico che si occupi del- l'Albania antica in generale, avendone una visione sintetica, e che, come già aveva iniziato il Praschniker 4), accenni alle relazioni dell'arte d'Albania con quel- la di altri centri, e cerchi di sceverarne i caratteri propri. Ma, sia nell'uno che nell'altro di questi due autori, non si tratta .che di accenni.

    Gli scritti di tutti gli altri non sono che relazioni di viaggi o di scavi, che espongono forme o aspetti d'arte, ma che non si preoccupano dei prohlemi ad essi inerenti.

    lo credo tuttavia sia possibile riunire in gruppi alcuni dei monumenti rinvenuti in territorio albanese, quando questi mo- numenti presentino caratteri di concreta omogeneità stilistica, tali da giustificare congrui aggruppamenti, e si possa cosi cominciare a distinguere la produzione di un centro da quella degli altri. Non im- porta se per ora dohhiamo limitare la nostra indagine a prodotti d'arte indu- striale o decorativa, perchè sono questi, più ancora dell'arte aulica, quelli. che so-

    l) L. M. UGOLI l, Albania Antica, VoI. I , Appendi;e bibliografica.

    2) Albania, fase. I-V (1925-1935). 3) M. GERVASIO, L'Albania antica, in Japigia, X,

    (1939), fase. III, p . 35 sgg. 4) PRASCHNlKER, Muzakhia und Malakastra, iu Jahres-

    hefte d. oest. arch. Inst. , Bd. XXI-XXII (1920), Beihlatt, col. 132 (Apollonia). .

    5) Mi riferisco alla « Fanciulla di Valona », al busto di Fingia, e ad una statuetta bronzea dallo Scutarino, nota soltanto attraverso disegni. P er tutte, vedi UGO- LINI, op. cit., pp. 15, 81, 90 e fì gg. 14., 54, 62. Questi sono gli esempi noti, che tuttavia sono evidenti derivazioni

    prattutto rivelano il vero volto artistico d'un paese.

    Naturalmente, in quanto ho detto, in- tendo riferirmi all'arte del periodo greco, trascurando per il momento quello roma- no, che merita uno studio particolare, e quello «illirico », della cui arte ahhiamo ancora troppo pochi esempi perchè se ne possano fissare i caratteri 5).

    Se uno studio di sintesi d'un gruppo di monumenti, del genere di quello che io mi propongo in questo lavoro, non è ancora stato fatto, ciò si deve a varie r.agioni, che possono però essere sintetiz- zate in due principali: scarsezza, fino ad oggi, di materiali di scavo, e dispersione del patrimonio artistico nazionale. Infatti, oltre ai saggi eseguiti dalla Missione ar- cheologica Italiana .a Fenice 6), che han- no fatto conoscere alcuni monumenti del- l'architettura dell'antica città, ma nulla della sua arte figurativa, scavi regolari sono stati eseguiti solo a Butrinto e ad Apollonia. Il materiale venuto alla luce a Butrinto non ha caratteri particolari: tutte le opere, che sono state illustrate dall' U golini, rientrano nel quadro gene- rale dell' arte greca, anzi generalmente so-

    . no copie di opere celehri, come la Gran- de Ercolanese e la famosa Dea che, ormai è accertato, dipende da un tipo apollineo più volte ripetuto.

    Apollonia invece ha restituito una se- rie di monumenti - le stele - che presen- tano una tale unità di stile e di motivi

    dall'arte greca. Di grand is~imo interesse, invece, sareb- bero state senza dubbio due teste di fattura rozza e pri- mitiva, con caratteri barbarici, ch e l'anno scorso avevo notato, al mio arrivo in Albania, nella raccolta annessa alla Biblioteca di Elhasan : purtroppo, quando, al termine della guerra con la Grecia, libero da impegni militari, sono potuto tornare a Elhasan, le due teste non vi si trovavano più, nè, per quante ricerche abbia fatto e fatto fare, ho potuto averne notizia: molto probabilmente esse avrebbero potuto fornirci qualche indizio sull' arte . illiric a primitiva.

    6) L. M. UGOIINI, Albania Antica, Vol . II: L'Acro- poli di Fenice.

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    decorativi, da potere essere studiate come un complesso omogeneo, per quanto tale studio, in parte, dehha essere condotto solo sulla scorta di fotografie e descrizio- ni di altri esegeti, perchè alcune delle stele sono andate perdute. Di questa do- lorosa dispersione si può rendere facil- mente conto chiunque faccia scorrere innanzi ai suoi occhi le illustrazioni del Praschniker e del Patsch 7), che esibi- scono un ricco materiale, di cui soltanto una parte si ritrova nelle modeste l'ac- colte di Tirana, Durazzo, Fieri, Elhasan. Fortunatamente le stele erano state tutte fotografate, cosicchè è possihile esaminare e descrivere anche quelle che sono andate perdute, tanto più che i loro elementi sono molto simili a quelli delle altre che si conservano.

    * * * Uno studio sulle stele di Apollonia, di

    cui sono noti pochi esemplari, compresi quelli perduti, può semhrare prematuro, ma ad esso sono stato indotto da due considerazioni: innanzi tutto che il com- plesso è talmente omogeneo per tettoni- ca e schemi decOl"ativi, che anche i pochi elementi che lo compongono possono ha- stare per tracciare' con sicurezza un qua- dro d'insieme che ne metta in evidenza le caratteristiche comuni; in secondo luo- go che tale studio, essendo il primo che si compie su un complesso artistico alba- nese, potrà mostrare, forse, la via da percorrere per lavori dello stesso genere, e preparare così a grado a grado gli ele- menti per una visione completa della sto- ria dell'arte antica del paese.

    Poichè le stele di Apollonia sono una classe di monumenti non molto noti, e,

    7) P ATSCH, Das Sandschak Berat in Albanien (Schriften der Balkankommission, antiquarische Ahteilung III) ; PRASCHNIKER-SCHOBER, Archiiologische Forschungen in Albania und Montenegro (ibid. , VIII); PRASCHNIKER, op. cito

    8) p ATSCH, op. cit. , p. 177, fig. 151 (disegno non

    dato il cru:attere del presente lavoro, è necessario riconoscerne i singoli elementi ornamentali, sarà opportuno far precedere la trattazione da un elenco degli esempla- ri e dei frammenti che possediamo.

    l) Stele di Parmeniskos 8). È rettango- lare, leggermente rastremata nella parte supe- riore, che è coronata da un frontoncino (fig. l); questo reca nel campo, leggermente spostata a destra, una testa femminile, mancante de- gli occhi in su, resa di fronte, con il collo pie- gato. Al centro e sui lati, il sommo del frontone era ornato di acroteri, dei quali non restano che le tracce: dalla fotografia non mi è dato precisare di che genere fossero. Gli spioventi e la cornice inferiore, all'interno, sono sottolineati da una fila di astragali e perle. Il frontone pog- gia su di un fregio con modanatura a gola e dentelli, al disotto del quale è rappresentata a rilievo una vivace amazonomachia, le cui figure poggiano su un listello sporgente. Queste figu- re, in numero di nove, possono essere conside- rate come formanti tre gruppi: da sinistra ve n'è prima uno di cinque, poi altri due di due figure ciascuno: l'uno rappresentante un greco che afferra per i capelli un'Amazone caduta, mentre nell'altro un'Amazone sostiene per le ascelle il corpo esanime di una compagna. A si- nistra la lotta gravita intorno a un greco ca- duto , sul quale infìerisce un'Amazone dal lungo chitone, che avanza a gran passi, brandendo un'arma, ma di fronte a lei, dietro al caduto, si erge un compagno in atteggiamento di offesa, mentre, a sinistra, un'altra Amazone è trasci- nata per i capelli da un guerriero. Questa, pie- gata sulle ginocchia e quasi riversa, agisce co- me elemento d'unione tra il suo assalitore e il difensore del compagno caduto, del quale copre parzialmente le gamb e. La disposizione delle

    - figure secondo schemi triangolari - una figura diritta e una caduta alternate - come un ar- monico susseguirsi di arsi e di tesi, è un altro elemento di coesione della composizione, che V'aIe anche per il secondo gruppo a destra, men- tre il terzo è isolato, tanto più che è anche di- stanziato dalle rimanenti figure più di quanto queste non lo siano fra loro, come la ripresa del ritmo dopo la cesura.

    Lroppo fedel e); PRASCHNIKER, Muzakhia und lIfalakastra, col. 128, fig. 4·7. Alt. m. 1,06, largh. m. 0,55. È conser- vata al KlIDsthistolisch es Museum di Vienna. Debbo la fotografia all' Istituto Archeologico Germanico di Roma, e il permesso di riproduzione alla cortesia del Profes· sore C. Praschnikcr.

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    La figura mediana dell'Amazone con il lun- go chitone è il centro ideale della composizione, ai lati della quale gravitano tutte le altre figure: gli sguardi di tutti i guerrieri sono puntati su di lei, compreso quello dell'ultimo gruppo a de- stra, che solo per questo si unisce idealmente al resto della composizione: se non fosse per questo legame, esso risulterebbe come un grup- po staccato, estraneo all'insieme.

    Vien fatto di pensare che questa figura- zione sia stata tolta dall'artefice della stele da un fregio con la stessa rappresentazione: cosa molto probabile, perchè quello dell' amazono- machia è un tema che deve avere incontrato molto favore ad Apollonia in tutte le epoche. Oltre a un rilievo arcaico con figure di guerrieri in c