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Comunicazione e marketing responsabile Brindisi, 12-13 dicembre 2014 Rossella Sobrero

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  1. 1. Comunicazione e marketing responsabile Brindisi, 12-13 dicembre 2014 Rossella Sobrero
  2. 2. Highlights del nostro tempo Piccole azioni di CSR Comunicazione in cambiamento Strumenti in evoluzione Focus sullunconventional Assaggi di marketing tribale Pillole conclusive Programma
  3. 3. Lo sviluppo sostenibile la capacit dellumanit di rispondere alle esigenze del presente senza pregiudicare la capacit delle future generazioni di soddisfare le loro necessit. Secondo il rapporto Brundtland, lo sviluppo sostenibile impone di soddisfare i bisogni fondamentali di tutti e di estendere a tutti la possibilit di attuare le proprie aspirazioni ad una vita migliore.
  4. 4. La CSR, Responsabilit Sociale dImpresa la capacit dellimpresa di coniugare il business con lattenzione allambiente e al sociale. Va oltre il rispetto delle prescrizioni di legge: individua pratiche e comportamenti che unorganizzazione adotta su base volontaria, nella convinzione di ottenere dei risultati che portano benefici e vantaggi a se stessa e al contesto in cui opera.
  5. 5. Highlights del nostro tempo
  6. 6. Alcuni dei problemi pi allarmanti: 1. Riscaldamento del pianeta 2. Fusione dei ghiacciai 3. Deforestazione 4. Desertificazione 5. Aumento del consumo di acqua, energia, materie prime. Alcune delle possibili risposte: 6. Le organizzazioni diventano sostenibili 7. Cambiano gli stili di vita e di consumo 8. Nuove leggi, norme, accordi internazionali 9. Anche la finanza diventa etica 10. Pi collaborazione tra gli attori sociali.
  7. 7. 1 - Riscaldamento del pianeta
  8. 8. 2 - Fusione dei ghiacciai
  9. 9. 3 Deforestazione
  10. 10. 4 Desertificazione
  11. 11. 5 - Aumento del consumo di acqua, energia, materie prime
  12. 12. 6 Le organizzazioni diventano sostenibili
  13. 13. 7 - Cambiano gli stili di vita e di consumo
  14. 14. 8 - Nuove leggi, norme, accordi internazionali
  15. 15. 9 - Anche la finanza diventa etica
  16. 16. 10 Pi collaborazione tra gli attori sociali
  17. 17. Piccole azioni di CSR
  18. 18. Tre stakeholder importanti: piccole azioni di CSR
  19. 19. Dipendenti La CSR migliora la motivazione, il dialogo ed il coinvolgimento di dipendenti e collaboratori con ricadute positive anche sulla produttivit.
  20. 20. Dipendenti e collaboratori 1.organizzare la biblioteca aziendale 2.realizzare o migliorare larea ristoro 3.organizzare viaggi per i dipendenti migranti 4.fornire un servizio di aiuto per la dichiarazione dei redditi 5.definire convenzioni con palestre, librerie, negozi 6.organizzare aree attrezzate per la preghiera 7.istituire il servizio del maggiordomo aziendale 8.gestire colloqui di cortesia 9.adottare orari flessibili 10.gestire lascolto dei collaboratori e dei loro bisogni 11.promuovere azioni a sostegno alla paternit 12.prevedere aggiornamenti al rientro da lunghe assenza 13.organizzare corsi per la crescita culturale, non solo professionale 14.gestire un programma di pari opportunit per tutti 15.favorire la nascita di gruppi dacquisto tra i dipendenti.
  21. 21. Comunit locale La CSR migliora il rapporto con il territorio e limpresa viene percepita pi positivamente dalla comunit dove opera.
  22. 22. Comunit 1.promuovere attivit di volontariato dimpresa a favore del territorio 2.contribuire al restauro di un bene del patrimonio locale 3.favorire azioni di volontariato a favore del verde pubblico 4.sostenere mostre, fiere ed eventi locali 5.collaborare con le scuole del territorio 6.promuovere borse di studio 7.sostenere Organizzazioni Non Profit del territorio 8.partecipare a iniziative culturali promosse dagli enti locali 9.sostenere squadre sportive giovanili locali.
  23. 23. Ambiente Lattenzione allambiente uno dei pilastri di una strategia di CSR: dalle strategie per ridurre limpatto di processi e prodotti alla sostenibilit della filiera.
  24. 24. Ambiente 1.stimolare i collaboratori a risparmiare energia 2.offrire contributi per la mobilit sostenibile 3.installare impianti per la produzione di energie rinnovabili 4.adottare strumenti per la riduzione e lo smaltimento dei rifiuti 5.condividere con i fornitori un percorso per una filiera sostenibile 6.migliorare la logistica in unottica di sostenibilit 7.adottare una politica di acquisti verdi 8.eliminare luso della plastica 9.prolungare la vita dei prodotti 10.informare i clienti sulla gestione del fine vita dei prodotti 11.organizzare eventi sostenibili 12.modernizzare gli impianti produttivi.
  25. 25. 1. Verificare ci che stato gi realizzato 2. Esplicitare le esigenze e individuare le priorit 3. Mappare le priorit coinvolgendo gli stakeholder 4. Individuare gli strumenti di comunicazione da utilizzare 5. Definire le risorse disponibili in termini di costi e di tempi. Primi passi per avviare una strategia di CSR
  26. 26. I vantaggi di un approccio responsabile e sostenibile Adottare pratiche di CSR significa contribuire a uno sviluppo economico sostenibile: per creare valore condiviso con benefici per tutti, in particolare per lambiente, la comunit e i dipendenti.
  27. 27. Comunicazione in cambiamento
  28. 28. In un mercato in grande cambiamento cresce limportanza della comunicazione. Le imprese hanno oggi lopportunit di far capire ai consumatori e agli altri stakeholder il loro impegno e la loro capacit di contribuire alla soluzione dei problemi del pianeta. La scelta non pi tra essere o non essere green ma sullessere percepiti come organizzazioni capaci di integrare il business con la sensibilit sociale e ambientale: il nuovo paradigma partire dai valori per creare valore.
  29. 29. Uno scenario in grande cambiamento
  30. 30. In una situazione complessa, dove le sfide sono sia strategiche sia organizzative, imprese e comunicatori devono cambiare: fondamentale coinvolgere il pubblico in modo attivo, cercando di creare un rapporto che, grazie soprattutto alla tecnologia, diventa sempre pi relazionale.
  31. 31. la comunicazione da tutti a tutti
  32. 32. Oggi la comunicazione sempre meno a una via con il passaggio unidirezionale del messaggio da un emittente a un ricevente. La comunicazione di successo quella a rete, tipica della comunit, allinterno della quale le persone condividono valori, interessi e conoscenza: il web e il marketing non convenzionale stanno cambiando il modo di fare comunicazione.
  33. 33. i canali si sono moltiplicati
  34. 34. Lo sviluppo dellofferta dei media ha prodotto la moltiplicazione dei canali di comunicazione, un fenomeno che ha creato dispersione di audience e scarsa fedelt alle singole emittenti. Oltre alla crescita dei canali TV aumentato molto anche lutilizzo del web, in particolare dei social, come mezzo di comunicazione pubblicitaria.
  35. 35. esiste un sovraccarico di informazioni
  36. 36. Diventa sempre pi difficile prendere una decisione o approfondire una specifica informazione. Lo sviluppo della tecnologia ha provocato il fenomeno definito information overloading. La grande quantit di informazioni a cui si pu accedere attraverso il web rende pi difficile selezionare tra tanti stimoli ricevuti. Siamo nellepoca del multitasking e della costante attenzione parziale.
  37. 37. il virus pu diventare incontrollabile
  38. 38. La comunicazione virale, interessante fenomeno della nostra epoca, ha molte potenzialit ma anche qualche criticit. Il virus infatti si muove a volte in modo non programmato e non controllabile. La comunicazione diventa virale quando sfruttando la capacit comunicativa di diversi soggetti il messaggio arriva a un numero elevato di utenti finali.
  39. 39. il consumatore ha cambiato ruolo
  40. 40. Oggi il consumatore ha ben poco in comune con la tradizionale figura di cui il marketing si occupato per anni. un consumatore esigente, selettivo, autonomo, competente, proattivo, spesso poco fedele alla marca, che ha modificato il proprio stile di vita e di consumo: cerca esperienze pi che prodotti, emozioni e sensazioni pi che valori d'uso. Le nuove tendenze del marketing (relazionale, tribale, esperienziale) prendono avvio proprio da questa nuova realt.
  41. 41. Strumenti in evoluzione
  42. 42. Limportanza del logo
  43. 43. ciao
  44. 44. Packaging e punto vendita
  45. 45. ciao
  46. 46. ciao
  47. 47. I media classici
  48. 48. ciao
  49. 49. Il ruolo del web
  50. 50. ciao
  51. 51. Il ruolo strategico delle RP e degli eventi
  52. 52. Focus sullunconventional
  53. 53. Ci che oggi non convenzionale, domani semplicemente lo diventer.
  54. 54. ciao
  55. 55. La definizione di marketing non convenzionale appare per la prima volta nel 2004 prendendo il posto di altre definizioni: marketing alternativo e edge marketing. La nuova definizione riprende la terminologia militare: guerra e armi non convenzionali (guerrilla, sabotaggio, sovversione, attivit di intelligence) e di armamenti (chimici, batteriologici, nucleari) non regolamentati dai codici di condotta delle convenzioni internazionali. In Italia nascono alcuni anni dopo alcune realt dedicate alla comunicazione non convenzionale: per esempio Guerrilla Marketing, collettivo politico legato alle pratiche di communication guerrilla; Chuc, fanzine elettronica realizzata dai cool hunter di JWT; Ebolaindustries, che si definiva il prima viral engine italiano.
  56. 56. In Italia, i pionieri del movimento sono Alex Giordano e Mirko Pallera che danno vita al primo blog sul marketing non convenzionale NinjaMarketing.it. Il nome deriva dai famosi guerrieri che padroneggiavano larte dellinvisibilit. Rispetto ai Samurai, i Ninja riuscivano comunque a raggiungere i loro obiettivi strategici anche se si trovavano a combattere contro un nemico con molti pi mezzi a disposizione. Vincevano soprattutto grazie alla conoscenza del territorio, alla creativit e allintelligenza.
  57. 57. Alcune parole chiave
  58. 58. Ci sono alcune parole che, pi di altre, sottolineano il diverso approccio del marketing non convenzionale. Anche grazie alluso di questi nuovi termini si comprende meglio il cambiamento avvenuto che ha portato a un nuovo modo di pensare e fare marketing. Advertainment La capacit di tenere dentro ovvero catturare lattenzione e mantenerla allinterno di un ambiente o di unesperienza. E un neologismo composto da advertising, pubblicit, e entertainment, intrattenimento. Brand hijack Azioni dei consumatori finalizzate a cambiare la marca. Il dirottamento della marca pu vedere limpresa con il ruolo il vittima o di promotrice. Limpresa pu infatti co-creare il significato della marca insieme alla trib dei consumatori. Cool hunter Un modo per definire i cacciatori di tendenze, persone che hanno il compito di scoprire stili e tendenze culturali e di consumo in fase embrionale che spesso nascono nel substrato sociale.
  59. 59. Empowerment marketing Processo strategico per aiutare il consumatore a prendere consapevolezza del proprio potere. Il consumatore pu assumere in questo modo un maggior controllo su alcuni argomenti che lo riguardano. Fake Creare falsi una tecnica che pu essere utilizzata in una strategia di unconventional marketing. Per esempio, attraverso la creazione di un fake che pu essere imitazione, straniamento, invenzione e sovra identificazione. Grassroot Da grass, erba, e root, radice: sono iniziative che nascono spontaneamente in contesti locali organizzati. Con questo termine si definiscono anche i media alternativi che spesso hanno posizioni molto radicali. Holistic marketing E un marketing che considera e riconosce lampiezza e le interdipendenze che esistono nella vita sociale e nellambiente. Pu essere articolato in quattro varianti: interno, integrato, relazionale, socialmente responsabile.
  60. 60. Lovemarks Termine inventato da Kevin Roberts e che definisce marchi o prodotti a cui i consumatori sono legati da una relazione affettiva ed emozionale. Mainstream Letteralmente corrente principale, tendenza riconosciuta da una grande numero di persone. Spesso questa parola viene utilizzata come termine contrapposto a controcultura, sottocultura, underground. Netiquette Parola derivata da net, rete, e tiquette, buona educazione, che si riferisce al complesso di norme che regolano, o dovrebbero regolare, il comportamento degli utenti in rete. Product placement Il collocamento di un prodotto o di una marca allinterno di un contesto narrativo precostituito: un film, un programma televisivo etc. Lobiettivo integrare beni e servizi nella vita reale e in contesti coerenti con il brand in modo che il consumatore possa trovare associazioni simboliche e valoriali create dal contesto in cui il prodotto inserito.
  61. 61. Relationship marketing Un aspetto molto attuale del marketing che sottolinea la capacit di instaurare o rafforzare le relazioni con i clienti. Il marketing relazionale punta sulla fidelizzazione creando un rapporto tra brand e consumatore che possa durare nel tempo. Seeding Nel marketing virale le attivit di seeding corrispondono a quelle del media planning nella comunicazione tradizionale. Si tratta di impollinare video, notizie, link, concetti nei social network pi sensibili alla propagazione del messaggio. Sneezer Letteralmente il termine indica chi starnutisce e attacca il contagio, ossia chi racconta ad amici e parenti pregi e difetti di un prodotto, di un servizio, di un progetto. La loro opinione tenuta in grande considerazione: in questo senso possiamo dire che gli sneezer sono opinion maker.
  62. 62. Value marketing Insieme di attivit progettate da unimpresa e finalizzate ad offrire un valore aggiunto, un beneficio differenziale ai propri clienti. Questo approccio prevede che limpresa proponga una value proposition e che il valore sia generato attraverso un processo continuo a cui prendono parte i consumatori stessi. Word-of-mouth Letteralmente passaparola: la trasmissione di informazioni e opinioni su un prodotto o un servizio. Questo tipo di comunicazione, che avviene in modo informale da persona a persona, oggi potenziata grazie al web.
  63. 63. ciao Il manifesto dei Ninja
  64. 64. Il decalogo del marketing non convenzionale Come ogni arte marziale, anche il marketing non convenzionale ha alcuni principi o regole considerate fondamentali. Si tratta di 10 punti che evidenziano i principali cambiamenti e ricordano i passaggi dal vecchio al nuovo marketing. I principi che seguono vogliono fornire alcuni suggerimenti per lo sviluppo di strategie non convenzionali. Il pi interessante per l11 principio che dice Il marketing non convenzionale non esiste. Esiste solo un marketing, quello che funziona.
  65. 65. Regola n. 1 - Dal brand-DNA al viral-DNA Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni altra cosa. Il primo principio evidenzia la necessit di cambiamento. Si passati da unera in cui il brand era un re assoluto a unera in cui il cliente in una posizione di potere rispetto alla marca grazie alla possibilit di ri-codificare il senso dei messaggi a lui indirizzati. Ma sopratutto la capacit di produrre messaggi.
  66. 66. Regola n. 2 - Dai target alle persone Non ci sono target da colpire ma persone con cui risuonare. E necessario cambiare la prospettiva passando dallidea che necessario avere un atteggiamento diverso in una societ globalizzata in cui imprese e persone sono nodi di network sempre pi interdipendenti e interconnessi.
  67. 67. Regola n. 3 - Dagli stili ai momenti di vita Esci dallufficio ed entra nelle trib e nei loro momenti di vita. Il consumatore sempre pi imprevedibile quando non addirittura incoerente e contradditorio. Inoltre interpreta una molteplicit di ruoli che si manifestano in comportamenti anche molto diversi tra loro. Si tende ad assumere come criterio quello dei momenti di vita: le persone si incontrano anche in ambienti virtuali formando comunit attorno a interessi comuni.
  68. 68. Regola n. 4 - Dalla brand awaress alla brand affinity Non puoi piacere a tutti, scegli e alimenta le tue affinit. Muoversi in diversi scenari non per imporre la propria marca ma per cercare le affinit tra il brand e il consumatore. Lo scopo deve essere non tanto di imporre la propria immagine aziendale quanto diventare parte integrante dei diversi movimenti tribali.
  69. 69. Regola n. 5 Dalla brand image alla brand reputation Non costruirti unimmagine, conquistati una buona reputazione. Nel nuovo modo di concepire il marketing sempre pi importante che siano i consumatori, pi in generale le persone, a parlare bene della marca e non limpresa stessa. Sempre di pi emerge un principio: una buona reputazione dipende soprattutto dai comportamenti dellimpresa e non solo dal modo in cui lorganizzazione comunica.
  70. 70. Regola n. 6 - Dalladvetising alladvertainment Non cercare di persuadere, ma divertititi e stimola la conversazione. Il coinvolgimento delle persone diventa sempre pi importante: quindi necessario intrattenere le persone pi che tempestarle con messaggi pubblicitari. La convergenza tra i diversi media e la diffusione dei social network richiede una trasformazione nel modo di comunicare. Per esempio, ibridando la comunicazione con generi e linguaggi narrativi differenti: promozioni interattive, videogiochi, siti multimediali, filmati etc.
  71. 71. Regola n. 7 - Dal media planning al media hunting Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni altra cosa. Per capire come nasce una tendenza bisogna considerare prima di tutto i flussi emozionali e i dispositivi che possono innescare il cambiamento. Essere attenti ai segnali, che possono essere inizialmente anche deboli, pu consentire allimpresa di rivedere prodotti e servizi in funzione di nuove esigenze dei consumatori. Oggi la figura del trend setter pu essere ricoperta da chiunque: in una societ in rapida evoluzione, segni di cambiamento possono essere individuati anche dai singoli cittadini.
  72. 72. Regola n. 8 - Dal broadcasting al narrowcasting Non ci sono solo i mezzi di massa; pensa a quanto lunga la coda. Anche a causa della crescente frammentazione dei media e alla diminuzione dei costi di produzione e di distribuzione, oggi non si pu pensare di utilizzare un media unico (per anni la televisione stata al centro di quasi tutti i piani media). Secondo la teoria di Chris Anderson, La coda lunga, esistono oggi tante nicchie che rappresentano tanti pubblici importanti. La fioritura di tante nicchie di pubblico porta alla nascita di generi e stili diversi. Ognuno pu avere un pubblico.
  73. 73. Regola n. 9 - Dal fare comunicazione allessere comunicazione Perdi il controllo e sii parte del flusso co-creativo. Le imprese non possono dimenticare che oggi i consumatori sono sempre critici e sempre pi in grado di resistere alla proposte di marketing: le persone, anche grazie alla diffusione della rete, hanno imparato ad informarsi, a confrontarsi, a proporre idee. In generale il rapporto tra chi produce e distribuisce sembra diventare pi paritario. Partecipando alla creazione dei contenuti, il consumatore assume il controllo su temi che lo riguardano.
  74. 74. Regola n.10 - Dal market position al sense providing Non cercare un posizionamento sul mercato, ma il tuo senso nella societ. Anche se i prodotti delle grandi multinazionali continuano a vendere ci sono segnali che creano allarmismo sul futuro nelle imprese. Un brand oggi deve essere anche un fornitore di senso: non si deve quindi limitare a informare sulle caratteristiche del prodotto o del servizio ma anche condividere alcuni problemi sociali.
  75. 75. Unconventional: diverse tipologie
  76. 76. I tempi stanno cambiando e quindi deve cambiare anche il mezzo per comunicare: la pubblicit esce dal circuito tradizionale dei media per scendere tra la gente. Anche grazie alla tecnologia si pu raggiungere il consumatore non solo attraverso i canali tradizionali ma anche con strumenti diversi in tanti momenti della vita quotidiana.
  77. 77. Guerriglia Ambient Buzz Flash mob Ambush marketing Viral
  78. 78. Viral Oggi si parla di viral marketing quando unidea originale, grazie alla sua natura e al suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente. Il virus si diffonde attraverso il contagio.
  79. 79. Buzz La parola buzz onomatopeica e richiama il ronzio delle api. Il buzz marketing rappresenta la possibilit di raggiungere nel minor tempo possibile quello che viene definito sciame, cio un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti e servizi.
  80. 80. Tecnica specifica che utilizza le modalit dei guerriglieri, soggetti imprevedibili che attaccano quando gli altri dormono, si ritirano quando gli altri contrattaccano, conoscono le insidie del terreno, sanno come ottenere grandi risultati con pochi mezzi.
  81. 81. Flash mob un termine inglese, Flash lampo e Mob folla, nato nel 2003 per indicare una riunione di persone che intende mettere in pratica unazione insolita in poco tempo. Il Flash mob organizzato attraverso la rete e la sua caratteristica principale lo spettacolo o lintrattenimento.
  82. 82. Street Si sviluppa attraverso attivit non convenzionali organizzate per strada con il solo supporto di mezzi e persone (spesso anche attori o character).
  83. 83. Ambush Espressione comunemente usata nel mondo anglosassone. Riguarda lassociazione indebita e non autorizzata di un brand ad un evento mediatico.
  84. 84. Ambient Sfrutta uno spazio a volte chiuso (un negozio, un ascensore, una stazione, il bagno di una discoteca etc.) per coinvolgere il target. In queste situazioni le persone sono pi ricettive perch colte di sorpresa in un ambiente dove si sono recate per motivi diversi.
  85. 85. Assaggi di marketing tribale
  86. 86. Individui e comunit Lindividuo diventato centrale. Unico e differente, un soggetto in grado di impegnarsi in unazione individuale per produrre e dimostrare la propria esistenza. Anche rispetto al rapporto dellindividuo con la comunit molte cose sono cambiate. Per esempio, oggi la nozione di contratto sociale si sta sostituendo alla tradizionale nozione di comunit. Il contratto sociale una scelta volontaria e reversibile che ogni individuo pu compiere di associarsi ad altri individui. La comunit invece un obbligo subito, irreversibile e illimitato per ciascuno dei membri del gruppo.
  87. 87. Brand communities Creare comunit attorno a un marchio uno degli obiettivi che alcune imprese cercano di raggiungere. In alcuni casi si tratta di consumatori uniti da una stessa passione, per esempio guidare una moto Harley Davidson. Alcune di queste comunit vengono definite anche sottoculture di consumo. Una comunit di marchio invece meno estrema rispetto alle sottoculture di consumo: spesso si definisce specializzata in quanto si forma attorno a un prodotto o un servizio anche se i membri di queste comunit non si considerano fanatici di quel determinato marchio (ci non toglie che possono verificarsi scambi di opinione ai limiti dellintolleranza).
  88. 88. Il marketing tribale La strategia di marketing volta a creare comunit intorno a un prodotto o a un servizio prende il nome di marketing tribale perch analizza le trib di consumatori, cio gruppi eterogenei legati da passioni o emozioni comuni, e punta alla creazione del valore del legame gi presente in un marchio o un prodotto. Con il passaggio dallepoca moderna allepoca post-moderna, nel comportamento di molti consumatori si assistito a un parziale spostamento di interesse dal prodotto in s ai legami ed alle identit sociali che il bene di consumo genera.
  89. 89. Molti sociologi hanno messo in risalto come oggi, allo sradicamento moderno, in cui lindividuo rimasto solo, libero e in balia di valori quali quelli della libert, dellinnovazione e della globalizzazione, si accompagna una sorta di ri-radicamento post-moderno, in cui il soggetto fa parte di una comunit. Se la sottocultura di consumo pu essere assimilata a una setta, la comunit di marca molto pi aperta e non sempre questi consumatori hanno stili di vita omogenei.
  90. 90. La costellazione neotribale La costellazione neotribale si colloca in una posizione intermedia. La definizione di trib non comporta divisioni nette tra passione estrema e ammirazione per un marchio. Le trib possono formarsi attorno a un prodotto ma anche attorno a una passione. Loggetto della trib, che crea un legame tra i suoi membri, non limitato a un prodotto o a un marchio, come accade allinterno delle sottoculture di consumo, oppure nella comunit di marchio, dove il fine decisamente commerciale. La trib pu essere anche una collettivit di consumo ma molto pi di questo: si colloca contemporaneamente nellambito commerciale e anche al di fuori di esso.
  91. 91. Una costellazione neotribale non soltanto una trib di consumatori. Ogni gruppo neotribale ha comunque bisogni di prodotti, luoghi di scambi e servizi per svolgere i rituali che rafforzano lidentit collettiva dei suoi membri. La trib pu mostrare risvolti importanti di tipo commerciale ma tali elementi non rappresentano il fulcro della passione neotribale. Anche se, in questo caso, sarebbe pi corretto parlare di trib che consumano o di costellazioni neotribali che consumano.
  92. 92. Pillole conclusive
  93. 93. Quale futuro per la CSR La responsabilit sociale rappresenta uno stimolo all'innovazione, sia di processo e di prodotto sia di gestione dellimpresa. Un processo centrato su un diverso modo di considerare la societ e l'ambiente il cui risultato finale un bene o un servizio che soddisfa nuovi bisogni sociali e che pu al tempo stesso rivitalizzare i tradizionali modelli di business.
  94. 94. Dalla CSR alla Corporate Social Innovation necessario ripensare prodotti, servizi, processi e creare nuove opportunit per migliorare i risultati dellimpresa contribuendo alla soluzione di alcuni problemi sociali e ambientali. Questo approccio richiede una evoluzione dalla CSR alla Corporate Social Innovation: nel processo di cambiamento la comunicazione ha un ruolo determinante.
  95. 95. Il ruolo dei diversi attori Oggi i consumatori dimostrano maggior consapevolezza e, in generale, pi capacit critica; le imprese rispondono alle richieste del mercato attuando politiche di maggiore responsabilit e sostenibilit; la PA, anche se lentamente, inizia a trasformarsi.
  96. 96. Sempre pi sharing Cresce il desiderio di condivisione: la ricerca del consenso degli attori del territorio determinante per esempio per la costruzione delle infrastrutture; la collaborazione tra profit, non profit, pubblico, privato rappresenta la scelta, oggi quasi obbligata, per settori quali sanit e welfare etc. Aumentano i processi collaborativi: ascolto e condivisione sono diventati termini strategici per la crescita delle organizzazioni.
  97. 97. Limportanza del territorio Far passare i messaggi attivando persone e organizzazioni: questa una delle sfide che la comunicazione sociale deve affrontare se vuole essere vincente. Occorre creare fiducia dentro i luoghi della formazione, dello sport, della cultura, della convivialit per fare vivere esperienze positive legate ad aspetti concreti.
  98. 98. Il coinvolgimento della comunit Servono campagne di comunicazione in grado di mettere in moto reali processi partecipativi e lavorare sul cambiamento degli atteggiamenti e dei comportamenti delle persone. Farlo significa riannodare i fili delle relazioni nei paesi, nelle citt, nei quartieri.
  99. 99. Il futuro della comunicazione La comunicazione non pu cambiare il mondo ma pu contribuire a creare relazioni e reti utili per il miglioramento della societ. Pu avere anche un ruolo di denuncia per evidenziare i problemi, svolgendo una azione critica e sollecitando una riflessione allargata su quanto accade.
  100. 100. necessaria maggior innovazione: pi multicanalit, crossmedialit, digital migration. Bisogna investire in nuovi contenuti: pi attenzione a nuovi valori quali trasparenza, coerenza, correttezza. Si sente lesigenza di un approccio etico da parte delle organizzazioni e dei comunicatori.
  101. 101. Passione e ispirazione Bilanci sociali, codici etici, carte dei valori, certificazioni? Sono importanti ma non bastano per coinvolgere stakeholder e influenti. La comunicazione deve essere empatica, trasmettere positivit, creare emozioni. La CSR anche passione. Campagne di grandi imprese? Iniziative di respiro internazionale? Progetti articolati realizzati da importanti organizzazioni? E interessante conoscerli per cercare spunti, idee, suggestioni. La CSR anche ispirazione.
  102. 102. CIAO