La .streri “quannu moru nun mi diciti missa” di c.c. pag. 17- licata riabbraccia zeman, maestro

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  • La VedettaSp

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    Mensile Licatese di libera critica, cultura e sportOTTOBRE 2010ANNO 28 - N 10 - EURO 1,00 FONDATORE E DIRETTORE: CALOGERO CARIT

    LEDITORIALE

    di Calogero Carit

    Imedia nazionali hanno ripre-so ad occuparsi della nostracitt certamente non per par-lare delle nostre belle spiagge,dell 'avvio dell 'industria alber-ghiera, dei nostri prodotti inserra, del nostro buon pesce, masolo e soltanto del nostro sinda-co che governa dal confino e checostituisce "il paradosso sicilia-no". Cos ha fatto il quotidiano"Repubblica" che ha dedicatonell'edizione di sabato 2 ottobrealla nostra citt un'intera paginadella cronaca nazionale confe-zionata da Attilio Bolzoni e cosha fatto, a seguire, marted 5ottobre, la trasmissione televisi-va "Ballar" che al paradossoLicata ha dedicato qualche minu-to, senza alcun approfondimen-to. Qualcuno, il sindaco, suocognato Paolo Licata, l'assessoreSorriso e l'invadente vicesindacoArnone, tanto loquace quantosilenzioso il sindaco, sarannomagari felici, contenti di avervisto le loro immagini su uno deipi prestigiosi quotidiani nazio-nali, ma noi e sicuramente,assieme a noi centinaia di altrilicatesi, specie se fuori dai con-fini di quel "paradosso" che umi-lia la nostra citt per la testar-

    daggine di un clan sparuto dipersone che pur di restare legatea poltrone chiss per la difesa diquali occulti interessi permetteche sia veicolata l'immagine peg-giore della nostra citt consen-tendo che da gente che arriva dicorsa senta su una questionecos importante solo il parereomertoso di quattro vecchiettiseduti a godersi l'ultimo soledavanti all 'ex sede del PCI.Paradosso che permette all'invia-to di turno, a Bolzoni in questocaso, di definire "indicibile" lanostra citt, lui grande giornali-sta che si soffermato, come

    dichiara, per le strade a racco-gliere gli ultimi sfoghi. L'inviatodi Repubblica, che non ha scrittonulla di nuovo per chi abita inquesta "indicibile" citt, ha con-cluso il suo lungo servizio scri-vendo: "Appalti milionari mano-vrati, intoccabili, vicinanze equi-voche fra rappresentanti delleforze dell'ordine e imprenditorio altri amministratori sempreimpuniti".

    Bravo Bolzoni. Ci ha dato unagrande lezione di giornalismo.

    SEGUE A PAGINA 7

    APOTEOSI MEDIATICA PER GRACI. ALTRA VERGOGNA!Prima dalle pagine nazionali di Repubblica, dopo dagli studi di Ballar, Il caso Licata continua a far noti-zia, mentre nuove grane giudiziarie si addensano sui protagonisti. Ma Lombardo accelera licenziando undisegno di legge finalizzato a restituire Licata ai cittadini. E se il sindaco tace, il vice pontifica!

    ALLINTERNO

    PAG. 2 - RIBALTONI, PAPOCCHI, LETTERE APERTE EPROSPETTIVE CHIUSE di Anna BulonePAG. 4 - LICATA, UNA CITT DILECTA, OGGI REIETTAdi Pierangelo TimoneriPAG. 6 - INIZIA LA SQUOLA, APRIAMO PARENTESIGRAPPA di Francesco PiraPAG. 6 - LA SOCIET DEL BLATERARE TELEVISIVOdi Carmela ZangaraPAG. 8 e 9 - LUGLIO 1943. ASSALTO ALLA SICILIA diCarmelo IncorvaiaPAG. 13 - LARTE IMPROVVISATA DI VARIAZIONI diIlaria MessinaPAG. 15 - IL TESTAMENTO ARTISTICO DI ROSA BALI-STRERI QUANNU MORU NUN MI DICITI MISSA diC.C.PAG. 17 - LICATA RIABBRACCIA ZEMAN, MAESTRODI CALCIO. IL BOEMO INSIGNITO DELLA CITTADI-NANZA ONORARIA di Giuseppe Cellura

    Appena sopra largine alla foce del fiume sorgeranno le villette del porto turistico

    Vizi nazionali e locali

    di Gaetano Cellura

    Q uando Gherardo Colombo lasci la magistra-tura disse che lazione di Mani Pulite non erariuscita a fare della legalit un valore assolu-to. Prescrizioni, leggi modificate e abrogate ne aveva-no ridotto lefficacia: e la corruzione riprese a dilaga-re pi di prima, come niente fosse successo. La secon-da repubblica si cos rivelata peggiore della prima:quanto a senso dello Stato e dellinteresse generale.Letica pubblica ha fatto difetto alla classe politica delnostro paese, esclusi alcuni momenti significatividella sua storia. Penso allesperienza degasperiana diricostruzione. Al riformismo del primo centrosinistrache accompagn il boom economico degli anni ses-santa. Alla questione morale come questione politicasollevata da Enrico Berlinguer. Allunit del paese difronte al terrorismo. Ai magistrati che hanno combat-tuto e combattono (con la vita blindata) le variemafie. E in Sicilia, prima e dopo limpegno e il sacri-ficio di Falcone e di Borsellino, a uomini come DaniloDolci, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, donPino Puglisi. Hanno fatto da contraltare a tutto que-sto la mafia, le logge massoniche deviate, la corruzio-ne come pratica politica diffusa e in buona parte purecondivisa dai cittadini. Dulcis in fundo, il berlusconi-smo. Se Mani Pulite non ha saputo estirpare la corru-zione dal tessuto sociale e politico e se non riuscitaa fare della legalit un valore assoluto per la maggio-ranza dei cittadini, se nemmeno le esperienze e le-sempio degli uomini che abbiamo citato sono serviti, perch non esiste forse una societ civile miglioredella societ politica. E lo sdegno per i fenomeni dicorruzione, di arricchimento illegale, interessi perso-nali, familismo, di reati diffusi contro la pubblicaamministrazione solo apparente. E se vero, di brevedurata. Un paese normale avrebbe eletto e rielettopremier un uomo con un cos grande conflitto dinte-ressi? Avrebbe tollerato il ripetersi continuo di feno-meni di corruzione politica? Non sarebbe stato pirispettoso della Costituzione e della legge? Vecchiedomande, e di scontate risposte. Eppure tutto esempre da queste domande parte: il marcio dellavita pubblica e la legalit ridotta a valore assoluto sol-tanto per pochi. La politica di una citt specchio diquella del paese. Perch si fa politica in Italia e perchsi fa politica a Licata? Perch si faceva politica nelpassato? Salvo rare eccezioni, proprio per quello chedillegale emerge dalle intercettazioni telefoniche deipolitici cui nei giorni scorsi la stampa ha dato ampiorisalto. Tangenti e posti di lavoro per figli e parenti.Lo dice la storia della citt e quella del paese. La sto-ria di un costume politico diffuso e in larga parte ripeto da molti anche condiviso. Sarebbe ridottacom Licata se linteresse pubblico fosse prevalsosullinteresse privato? E se i vizi nazionali e locali non fossero gli stessi? Le intercettazioni sono stru-menti dindagine che non si conciliano con la societaperta e con i principi liberali. Ma se una democraziadecide di affogare, meglio farlo nel mare delle inter-cettazioni che in quello della corruzione.

    PORTO TURISTICO

    Arnone di Legambiente chiedelintervento del Prefetto

    A Licata una situazione in putrefazione,mentre in atto a Giummarella una enor-me speculazione economica, palesementeai limiti della legalit

    A PAGINA 3

  • La Vedettapolitica2 OTTOBRE 2010

    Ribaltoni, papocchi, lettere aperte e prospettive chiusedi Anna Bulone

    Q uando i partiti dimaggioranza e op-posizione sono incrisi entra in crisi anche lademocrazia e coinvolge tutti,a livello nazionale, regionale,provinciale e locale. Le lotteintestine si ripercuotono sullavita sociale dellintero Paese,trasformando la concretezzadella politica in un gossip edistogliendo lattenzione daquelli che sono i veri proble-mi che la societ civile siritrova ad affrontare. Facomodo che non si mettanonel piatto argomenti come leriforme (prima fra tutte quellaelettorale), il conflitto dinte-ressi, il federalismo, i proble-mi occupazionali, la giustizia,la scuola, perch anche il piingenuo degli elettori com-prende benissimo che lattua-le classe politica, narcisisticae inconcludente, non saprebbeche pesci pigliare in proposi-to. Allora, lunica soluzioneadottata risulta quella dirimandare le decisioni e smi-nuire i problemi, affidandosial fatalismo, senza lavanza-mento di proposte e progettiattuabili talvolta anche a costozero, utilizzando risorse giesistenti sul territorio.

    Mentre a Roma la tenutadel governo dipende da unacasa a Montecarlo, dallo sci-sma dei finiani e dal cerchio-bottismo dellMpA; la Sicilia(che produce il maggiornumero di parlamentari) colgoverno Lombardo quater,sperimenta il vecchio conso-ciativismo, una forma digoverno che garantisce unarappresentanza ai diversigruppi che compongono unpaese profondamente diviso.MpA, PD, UdC e PdL Siciliahanno dato vita a quello cheBarbacetto ha definito unpapocchio, lasciando fuori ilPdL nazionale, che tuttaviaappoggiato in Parlamento dalmovimento per le autonomie,

    tanto da consentire la tenutadel governo centrale.Unammucchiata politica sici-liana che si ripropone dopotanti anni, da quando, il 30ottobre 1958, il milazzismo(dal suo ideatore SilvioMilazzo) caratterizz il primogoverno autonomista regiona-le, fallendo miseramente nel1960. La Sicilia torna ad esse-re un laboratorio politico, coscome la stessa citt di Licata,che non potendo prescindereda questo caos istituzionale neviene travolta. Laboratori lecui cavie sono sicuramenterappresentate dai cittadinicostretti a subire decisioni dichi, forte del fatto di esserestato eletto o nominato, man-tiene in piedi teatrini costosi esenza utilit sostanziali, untirare a campare fin quando sipu. Alla provincia, il cuiunico sponsor il fantomaticobluff del progetto aeroportua-le, Licata presente con bendue (e dico due) assessori, maneanche in quei paraggi riescea decollare nulla di rilevante.E al Palazzo di Citt? L qual-cuno si gioca la propria parti-ta da solo, poi magari spie-gher alla cittadinanza come,perch e con quali mezzi.

    E innegabile che il graci-smo abbia appiattito la vitapolitica della citt fin dal suoprimo insediamento, con lapresentazione di un program-ma di governo privo di uncomune denominatore: rispo-

    ste certe ai problemi ancestra-li della citt. Le n