LA STAMPA CLANDESTINA DELLA LA STAMPA CLANDESTINA DELLA RESISTENZA IN UNA RACCOLTA DOCUMENTARIA...

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    17-Jun-2020
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  • LA ST A M PA C L A N D E ST IN A D E LL A R E SIST E N Z A

    IN U N A R A C C O LTA D O C U M EN T A RIA

    Abbiamo già avuto occasione di dare sommaria notizia, al Congresso di Genova, della raccolta di tutta la stampa del M ovi' mento di Liberazione Nazionale, che è in corso presso l’Istituto Giacomo Feltrinelli di Milano: vogliamo qui illustrare più ampia- mente i criteri che hanno ispirato tale raccolta, e le difficoltà che si sono incontrate nel corso della sua formazione.

    Quanto alle difficoltà, esse dipendono, per la maggior parte, dal fatto che molta parte del materiale propagandistico è andata distrutta, durante la stessa occupazione nazifascista, e in tempi po­ steriori. Che durante l’occupazione il materiale venisse distrutto, appena compiuta la propria funzione, è cosa ovvia, dato il rischio mortale che il possesso di giornali o volantini implicava. Tuttavia, le dimensioni di questa sistematica distruzione non sono note, nep­ pure approssimativamente: ne potremmo avere un’idea, se sapessi­ mo quale volume ebbe all’incirca la propaganda clandestina di: quel­ l’epoca e confrontassimo questo dato con l’entità del materiale su­ perstite: ma, purtroppo, non si può conoscere il punto di partenza, se non per induzione, in base a qualche cifra che riguarda questa o quella zona, in questo o quel ristretto periodo, per questo o quel movimento.

    Quello che è certo, comunque, è il fatto che le proporzioni della propaganda clandestina erano molto più vaste di quanto general­ mente si possa ritenere: e che il materiale superstite, per quanto ne rappresenti una minima parte, costituisce ancora un patrimonio con­ siderevole. La ricerca avviata dall’Istituto Feltrinelli, ricerca che an­ cora è ben lungi dal potersi ritenere compiuta, ha posto sotto i nostri occhi più di quattromilacinquecento oggetti diversi, tra opuscoli, giornali, manifestini, riviste. Si ha pertanto ragione di ritenere che assai più numerosi siano stati i testi pubblicati alla macchia se si pensa che, per esempio, nella sola Torino, per un periodo di diversi mesi, le sole organizzazioni comuniste provinciali e di settore pub­ blicarono quotidianamente diversi testi differenti, che si aggiun­

  • 4 Laura Conti

    gevano ai giornali e alle riviste di ispirazione centrale, come l'Unita e La nostra lotta. Le tirature erano naturalmente basse, se si con- frontano con le tirature dei giornali legali, ma molto alte se si pa­ ragonano con la possibilità di diffusione delle pubblicazioni clande­ stine, e con i pericoli che tale diffusione portava con se. Nelle grandi città le tirature del materiale stampato si aggiravano, in media, tra le diecimila e le ventimila copie: ma la tiratura normale di cinque­ mila copie per una piccola città, come per esempio Verona, dimo­ strava la grande audacia dell’impegno. Si deve considerare infatti che, particolarmente nelle città di provincia, il raggio di diffusione era molto ristretto, così che, ad esempio, il materiale veronese non giunse nè a Trento nè a Padova. Più ampio era però il raggio di diffusione delle pubblicazioni che venivano preparate nelle grandi città, tanto che a Padova, dove non si trova materiale proveniente da Verona, si trova invece materiale proveniente da Milano, e al­ trettanto accade a Trento: anomalia apparente, che si spiega col fatto che l’organizzazione politica clandestina tendeva a collegare le città minori piuttosto alle città principali che tra di loro.

    E ’ da ritenere che i testi preparati per la diffusione clandestina abbiano superato largamente il numero di diecimila: e questa ipo­ tesi concerne solo gli oggetti che sono passati sotto i nostri occhi sino ad oggi, e quelli di cui, nel corso della ricerca, abbiamo sentito parlare: ma può darsi che altri e molto numerosi siano quelli che non abbiamo mai visto e di cui non ci è pervenuta neppure una vaga notizia: tuttavia, preferiamo attenerci a un’ipotesi molto ristretta, ma che sia basata o su prove o almeno su notizie di una certa fon­ datezza. Di questi testi le tirature erano in media, come si è visto, relativamente alte, pur tenendo conto del fatto che il materiale ci­ clostilato o dattiloscritto non potè avere che tirature molto basse, di poche centinaia o poche decine di copie. Si ragiona qui, forzata­ mente, per induzione; ma non si è lontani dal vero se si pensa a diecimila testi, e a una tiratura media di mille copie: nel qual caso si giunge a una cifra molto ragguardevole, di dieci milioni di copie. Anche volendo ridurre di molto, per prudenza, questo totale, dob­ biamo' sempre considerare cifre di qualche milione.

    Ora si presenta spontanea una riflessione; sono esistiti in Italia, non moltissimi anni fa, ma quindici anni fa, alcuni milioni di oggetti indubbiamente interessanti, sia sotto il punto di vista storico, sia sotto quello della semplice curiosità. Ebbene, è accaduto il contrario

  • La stampa clandestina 5

    di quel che è accaduto alle schegge della croce di Cristo, che si dice siano così numerose da poter con esse ricostruire non un albero ma una foresta di alberi: nel caso nostro invece, quel che è rimasto è rigorosamente autentico, ma di una foresta è rimasta solo qualche scheggia. Una distruzione impressionante: chi di noi vuol indagare, non nell’ambito dei resistenti, ovviamente, ma in una più larga cerchia di conoscenti, e soprattutto fra i giovani, quanti abbiano avuto modo di leggere qualche giornale o volantino del Movimento di Liberazione, si stupirà di udire un’enorme quantità di risposte negative. Non vi è un giovane, di una certa cultura, o almeno ani- mato da qualche interesse, che non abbia avuto tra le mani o sot­ tocchio, una volta nella sua vita, un francobollo raro, o un fram­ mento di vaso etrusco, o uno scarabeo egiziano, o una pianta tropi­ cale, o un animale esotico... ma la quasi totalità dei giovani italiani, anche colti e curiosi, non ha mai potuto prendere visione di qual­ cuno di quei milioni di fogli che pure hanno circolato nel nostro Paese, circa quindici anni fa.

    Questo fatto ci costringe a riflettere sulle nostre responsabilità: e perfino, qualche volta, a chiederci se non avremmo dovuto arri­ schiare qualche cosa di più per non disperdere e non distruggere in modo così imponente un patrimonio prezioso. Questo, naturalmen­ te, è un pensiero ozioso, perchè tutti noi, messi ancora una volta nel rischio di perdere la vita per salvare un giornale, con molto buon senso sacrificheremmo ancora una volta il giornale: e però consi­ deriamo con grande gratitudine e ammirazione quei pochi che, con grave rischio, hanno conservato qualcuno di quei cimeli che oggi con fatica raccogliamo.

    Abbiamo, tuttavia, molte responsabilità per quel che è acca­ duto in questi quindici anni: per l ’inerzia e l’incuria con cui ab­ biamo troppo lungamente dimenticato l’esistenza di questo proble­ ma, e lasciato disperdere il nostro patrimonio, o almeno quel che ne rimaneva, cessato il terrore nazifascista. Per quindici anni abbiamo lasciato che la polvere cancellasse i cattivi inchiostri di guerra, o che l’umidità ammuffisse la cattiva carta di guerra; per quindici anni abbiamo lasciato che i topi divorassero quel che rimaneva di ciò per cui molti sacrificarono la vita, o che gli eredi stolti lo vendessero allo straccivendolo o lo gettassero nella stufa; per quindici anni abbiamo lasciato che persone di buona volontà e di ottime intenzioni faces­ sero scempio di oggetti preziosi, malamente incollandoli su pannelli,

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    e trascinandoli in mostre ed esposizioni di cui poi il materiale è an­ dato disperso, e forse termina oggi di ammuffire e scolorirsi in qual­ che magazzino o cortile dimenticato. Questo è purtroppo il quadro incredibile della nostra incredibile negligenza: e dobbiamo dire di noi stessi che siamo davvero persone per lo meno molto strane, se ci è stato più facile partecipare a una lotta rischiosa, che costringerci a una elementare e ovvia diligenza. Dopo aver constatato con ama­ rezza tutto ciò, dobbiamo però cercare di: rimediare agli errori compiuti.

    A questo punto, stanno sotto i nostri occhi le schede, come si è detto, di circa quattromilacinquecento oggetti. Vediamo un po’ quali sono state sinora le fonti di raccolta e di reperimento; di che tipo sono gli oggetti che abbiamo avuto occasione di considerare e come se ne può avviare una classificazione e suddivisione, che ne agevoli l’uso agli studiosi.

    Anzitutto, si deve riconoscere che, nel quadro di una gene­ rale negligenza, alcuni ambienti ristretti hanno fatto lodevolissima eccezione: proprio per questo si è potuto accedere ad alcune rac­ colte che ci hanno fornito un primo contingente di materiale, e la possibilità di una prima fondamentale suddivisione, sulla quale ar­ ticolare poi le ricerche e gli inserimenti successivi. Le raccolte più importanti sono tre: quella dell’ Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, a Torino, quella dell’ Istituto Nazionale per la Storia del M. d. L. a Milano e quella dell’ Istituto Feltrinelli. Oltre a que­ ste principali, sono ottimamente ordinate, per quanto il loro mate­ riale sia molto limitato, la raccolta di Trento presso il Museo del Risorgimento e della lotta per la Libertà, e alcune raccolte romane, precisamente quella del Museo della Liberazione di Roma, e quella dell’Istituto Gramsci. In altre città e provincie tuttavia non abbiamo la possibilità di disporre di raccolte già ben ordinate. E ’ vero, ad esempio, che una collezione importante esiste a Padova: ma ci sem­ bra di dover ritenere che il materiale veneto sia ancora in grandis­ sima parte disperso;