LA GRANDE GUERRA In questo numero La Grande Guerra 1 · PDF fileguerra mondiale, la guerra...

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Periodico bimestrale stampato in proprio e inviato gratuitamente a soci e simpatizzanti - Anno X n. 58/59 LUGLIO/OTTOBRE 2014

Notiziario dell Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo di Verona

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 ( Conv. in L. 27/02/2004 N 46 ) Art. 1, comma 1, DCB Verona

In questo numero La Grande Guerra 1 La Russia oggi 2 Alpini in Raduno 3 La Basilica di S. Zeno 3 Come le foglie 4 Per sorridere e Sudoko 5 Vita associativa 6

della diplomazia internazionale: laccordo sulla distruzione delle armi chimiche in Siria, lapertura, senza precedenti, di un dialogo diretto tra gli Stati Uniti e lIran, la formazione di una coalizione di Stati, con la partecipazione di alcuni Paesi arabi, allo scopo di combattere lISIS. Tuttavia, rimangono ancora situazioni di crisi che minano la pace mondiale: si aggravano le tensioni tra la Cina ed il Giappone in Asia, in presenza dellincognita nucleare della Corea del Nord; si fa pi consistente la minaccia di Al-Qaeda nelle rivolte mediorientali ed africane indebolendo e spesso rovesciando il senso delle primavere arabe; si assiste al deteriorarsi della situazione in Siria, in Afghanistan ed in Iraq, con la costituzione del cosiddetto califfato ad opera dellISIS. Recentemente si sviluppata la crisi in Ucraina, con implicazioni dirette sui rapporti tra le due maggiori potenze nucleari, gli Stati Uniti e la Russia. Ne seguita la reazione della Russia di Putin, volta ad impedire un allargamento della NATO e dellEuropa a est e che ha comportato la secessione-annessione della Crimea e forti pressioni politiche e militari sulle regioni russofone, nel Sud-Est della stessa Ucraina. In tale quadro sembra ripetersi in Ucraina la situazione della Serbia un secolo dopo. Fortunatamente, la situazione geopolitica, economico, militare dellEuropa oggi profondamente diversa da quella della prima met del Novecento. Le organizzazioni internazionali e le alleanze politico-militari da 70 anni garantiscono la pace, la globalizzazione ha interconnesso la situazione di ciascun Paese a quella degli altri Stati nel mondo. Tale sistema, sebbene fragile, non pu essere distrutto da una prova di forza unilaterale. Nel mondo di oggi sono in atto scosse di assestamento volte alla realizzazione di un nuovo equilibrio geopolitico che segue lera bipolare (Stati Uniti-Unione Sovietica) e quella unipolare (Stati Uniti sola superpotenza), dopo il crollo dellimpero comunista. Come nei terremoti, le scosse che si susseguono vanno tenute sotto controllo, con prudenza e determinazione, per evitare che una scossa (guerra) inattesa, pi forte delle precedenti, distrugga quanto si costruito per la pace, dopo il conflitto mondiale di cento anni fa. A un tale controllo dovrebbe poter partecipare, con lautorit necessaria, lUnione Europea, nata proprio per reazione alle tragedie del Novecento. In alternativa, con unEuropa debole e divisa politicamente, si dovr pagare un prezzo altissimo per il riequilibrio globale, ove la Russia impiegher ogni mezzo per tornare protagonista sulla scena mondiale e gli Stati Uniti saranno sempre pi coinvolti nelle grandi sfide del Pacifico.

Essa fu innescata dalle contraddizioni politiche esistenti tra gli imperi e le nazioni europee e dai fermenti culturali del tempo, influendo in modo determinante sui cambiamenti (la Rivoluzione sovietica, il Fascismo, il Nazismo, la Seconda guerra mondiale, la guerra fredda) che segnarono tutto il xx secolo. In occasione di questo anniversario osservatori internazionali e storici cercano di tracciare un parallelo tra la situazione europea di quegli anni e quella dei giorni nostri. Per tale raffronto, tralasciando, per brevit di trattazione, larticolazione geopolitica dellEuropa, la descrizione delle alleanze, i fatti storici, i dati impressionanti del conflitto, ecc.. opportuno considerare la prevalente concezione politica e gli elementi culturali che vigevano in Europa allinizio del 900. La convinzione della propria potenza portava le varie nazioni a temere e a contrastare laffermazione degli altri Stati, specie quelli confinanti, dimostrando di non avere alcuna paura di entrare nella contesa per il potere mondiale. Esisteva in ogni settore della societ una disponibilit culturale alla guerra: dai vertici politici e militari, ai dirigenti e agli industriali per i quali essa rappresentava un toccasana per ogni problema e una occasione dalla quale trarre qualche vantaggio. Alla base di tutto cera la mancata percezione delle conseguenze distruttive di un tale evento, connesse ai mutamenti tecnologici e sociali in atto. Insomma nei palazzi governativi dell Europa del tempo si alimentava la grande illusione che uneventuale guerra avrebbe risolto i diversi problemi della societ, sarebbe stata breve e soprattutto lultima. Come sappiamo le cose sono andate ben diversamente e guardando alle sue conseguenze e agli eventi del secolo breve gli storici sono concordi nellaffermare che essa non ancora terminata. Anche nellEuropa doggi, pur alle prese con una crisi economica globale e sotto la minaccia del terrorismo di carattere religioso, si osserva qualche spiraglio di ottimismo, legato ad alcuni segnali di successo

LA GRANDE GUERRA

NON ANCORA TERMINATA.

di Renzo Pegoraro

La ricorrenza di cento anni dalla deflagrazione della prima guerra mondiale, scaturita dalluccisione a Sarajevo dellarciduca Francesco Ferdinando dAustria, erede al trono

degli Asburgo, sembra rievocare unepoca ed eventi tragici lontani, molto diversi da quelli del mondo odierno. Documenti, fotografie (tecnica disponibile per la prima volta), libri, film, testimoni oculari ci hanno tramandato, negli anni, gli orrori ed i massacri della grande guerra, inutile strage, cos definita dal Papa Benedetto XV.

Visitare oggi la Russia, viaggio che stato possibile realizzare

recentemente, fonte di emozioni, constatazione di realt

parzialmente ignorate e spunti di orgoglio. Le emozioni,

tantissime, originano dal constatare la molteplicit culturale,

che si estrinseca nella musica, nella danza, nella sfarzosit degli

ambienti religiosi e istituzionali che possibile visitare. E non

basta, perch colpisce anche il contrasto ricchezza-povert

nella popolazione, nel paesaggio e nellarchitettura. Al fascino di

chiese e palazzi che ricordano nei colori e nelle forme ci che

abbiamo letto o visto in immagini visionate, si contrappone

losservazione di case di legno fatiscenti e palazzi costruiti negli

anni 40 come residenze temporanee, ancora utilizzate, che nel

guardarle infondono grande tristezza. A partire dal 1999 la

Russia ha avuto una ripresa economica, voluta fortemente da

Putin dopo la sua elezione. Per il prezzo da pagare quel

contrasto, accennato prima, tra lesibizione di una ricchezza

sfacciata (i Russi li chiamano i nuovi milionari) e un salario

minimo di 150 euro. Il Paese, dopo lo scioglimento dellUnione

Sovietica (1991) ha dovuto affrontare varie sfide, compresa

ladozione di una nuova costituzione che ha concesso forti

poteri al presidente nel contesto della presenza di un partito

comunista che ha visto scendere la sua incidenza sino al 10-12

per cento. Le realt parzialmente sconosciute sono quelle

che si possono acquisire solo in loco, osservando e dialogando

con la popolazione. Essa non ha dimenticato il suo recente passato. E vero, dicono, che i Gulag sono responsabilit del

partito comunista, dei servizi di sicurezza, del sistema. Ma chi

ha creato questo sistema se non noi ? Malgrado ci per Stalin

nutrono sentimenti oscillanti dallodio alla riconoscenza.

Questultima per aver realizzato opere mastodontiche

(metropolitana, palazzi imponenti, canale del mar Bianco, piani quinquennali ecc.). In fondo il carattere del popolo Russo

prevalentemente fatalista e preferisce la dominazione alla

democrazia. Si affida a un capo che decide. A loro basta avere

pane, lavoro, istruzione e vodka. Oggi daltronde, a ben

osservare, la Russia, dopo un breve periodo di imperfetta

democrazia sembra avviarsi verso un nuovo regime con un

capo, Vladimir Putin, che, come si visto anche recentemente

nei fatti Ucraini, decide per tutti. Comunque ritengono il

Presidente una persona capace, viene sostenuto nelle sue

decisioni ma anche visto come un nuovo Zar. Sempre fra le

cose osservate, limpegno religioso, di una moltitudine di

persone, anche giovani, nelle chiese, monasteri e basiliche,

riaperte al culto dopo le distruzioni staliniane. In esse lo

splendore delle icone, avvertite come reali presenze del divino,

si accoppiano alla suggestiva bellezza dei riti ortodossi. Gli

spunti dorgoglio si avvertono quando, spesso, nel visitare

luoghi incantevoli formati da palazzi, giardini, chiese, opere

darte si constata che molte di queste sono state progettate e

realizzate da nostri connazionali. Ci riferiamo ad esempio

allarchitetto e scultore Bartolomeo Rastrelli, che ha progettato

oltre a molto altro, il palazzo dinverno dello Zar Pietro I (oggi

museo Ermitage) e il giardino allitaliana di Peterhof (sede

estiva di Pietro I) che ingloba la grande cascata, unica al

mondo. Ma ricordiamo anche Carlo Rossi che modell la citt

di S. Pietroburgo introducendo il neoclassicismo; Gaspare

Diziani che ha dipinto gli dei dellolimpo nellErmitage;

Aristotele Fioravanti, architetto e ingegnere che, su invito di

Ivan III, progett e diresse la costruzione della cattedrale

dellAs