La Cena Di Trimalchione (Latin)

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  • 7/21/2019 La Cena Di Trimalchione (Latin)

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    Petronio Arbitro

    La cena di Trimalcionecommento di A. Ciarallo e E. De Carolis

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    Copyright MMXIIARACNE editrice S.r.l.

    [email protected]

    via Raffaele Garofalo,/ABRoma

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    I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,di riproduzione e di adattamento anche parziale,

    con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.

    Non sono assolutamente consentite le fotocopiesenza il permesso scritto dellEditore.

    I edizione: giugno

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    Indice

    Introduzione

    La cena di Trimalcione

    Bibliografia

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    Introduzione

    Le uniche notizie certe relative a Petronio sono in un famosopasso di Tacito (AnnalesXVI,-): da questo brano appren-diamo che ricopr prima la carica di proconsole in Bitinia e poi

    quella di console, esercitando con valore le sue funzioni.Terminata la sua carriera pubblica, essendo uomo di grande

    cultura ed eleganza, divent un protagonista della vita alla cortedi Nerone, dove divenne elegantiae arbiter per il suo gustodi equilibrata raffinatezza: la sua influenza sullImperatore di-venne tale che questultimo non faceva nulla senza avere la suaapprovazione.

    Questa considerazione indusse la gelosia del potente Pre-fetto del Pretorio Caio Ofonio Tigellino, che, corrompendouno schiavo di Petronio, perch testimoniasse contro di lui, lodenunci a Nerone indicandolo come uno degli ispiratori dellacongiura di Calpurnio Pisone.

    Neld. C., durante la seconda ondata di repressione, Petro-nio, invece di chiedere la grazia, prefer, durante un banchetto,suicidarsi tagliandosi le vene, non senza aver prima, per, tra-

    scritto su un rotolo le nefandezze di Nerone facendoglielo poirecapitare, testimoniandogli cos tutto il suo disprezzo. Comeultima azione spezz il suo anello sigillo per evitare che venisseusato per incolpare degli innocenti.

    IlSatyricon, considerato lantesignano del romanzo moder-no, ci giunto purtroppo in maniera frammentaria: la partepi completa quella del racconto della cena di Trimalcione.

    Il testo che presentiamo nasce dalla lettura di tre diverseedizioni: quella curata da Amedeo Maiuri del , seguita daquelle curate da Piero Chiara, pubblicata nel e da Andrea

    Aragosti con il testo latino a fronte nella sua tredicesima edizio-

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    La cena di Trimalcione

    ne delalla cui bibliografia si rimanda per lemendamentodei codici.

    Per lapprofondimento di alcuni termini particolari citatinel testo e ripresi nel glossario stato utilizzato il Calonghi,

    Dizionario latino-italiano, nelle sua terza edizione del .Le foto che illustrano il testo, provenienti da archivi privati,

    sono relative a diverse categorie di reperti rinvenuti in largaparte dallarea vesuviana mentre le scene ricostruttive sonotratte in particolare quadri di soggetto pompeiano di Lawrence

    Alma-Tadema e dei suoi seguaci.

    ***

    La trama delSatyriconsembra svolgersi in ambiente italiota:comincia in una citt della Magna Grecia, dove avviene anchelepisodio della cena, prosegue poi in mare aperto, su una navediretta a Taranto e sembrerebbe concludersi a Crotone, dove iprotagonisti Encolpio, Gitone ed Eumolpo fanno naufragio.

    Non abbiamo certezze sul luogo dove stata ambientata lacena. I diversi commentatori hanno proposto principalmentePozzuoli e Baia, anche se la localizzazione nulla toglie e nullamette al testo: in ogni caso alcuni elementi, che riportiamo quidi seguito, inducono a favorire la prima tesi.

    I riferimenti alla tenuta di Cuma (capp. e ), ai poderi diPompei (cap.), al mercato di Capua (cap. ) e a Baia (cap.)

    come luogo di confino fanno escludere queste localit.Gli accenni alle fontane pubbliche (cap. ), al mulino

    (cap. ) e ai due nomi di vie, Arco Vecchio e Vico Stretto(cap. ), non costituiscono indizi perch comuni alle cittromane del I sec. d. C. Gli unici riferimenti caratterizzantisono quelli relativi alla vicina spiaggia ed alla presenza di unporto, citati nei capitoli successivi alla cena, che limita lubi-cazione alle citt costiere, alla definizione di colonia (capp.e ), alle annotazioni relative al Corpo dei Vigili (cap. ),alla presenza di una Basilica (cap. ), di un anfiteatro (cap.) e di un teatro (cap.).

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    Introduzione

    La citt che, sulla base delle testimonianze archeologichee letterarie, sembra rispondere a tutti questi requisiti anchesecondo noi Pozzuoli, popolare citt di mare, che ben si addiceal racconto di Petronio. Per quanto concerne il circo (cap.),riteniamo che il riferimento sia a quello di Roma poich quellodi Pozzuoli fu costruito in epoca antoniniana.

    Sulla localizzazione, poi, della casa di Trimalcione, essa do-veva sorgere sulle pendici collinari di Pozzuoli, visto che il suoamico Scauro (cap.) prefer non recarsi alla casa paterna, chesorgeva sul mare.

    Egualmente controverso il mese in cui si svolge lepisodiodella cena, eppure cos non dovrebbe essere visto che si citaesplicitamente il luglio (cap.) quando il segretario leggegli avvenimenti della giornata.

    Daltra parte la data delluglio compatibile con le altredue citate, costituite dallannuncio che il padrone di casa sa-rebbe stato fuori ile ildicembre (cap.) e che uno degliospiti qualche tempo prima aveva affisso un cartello in cui sidiceva che avrebbe affittato la sua casa a partire dal primo luglio(cap.).

    La data delluglio stata messa in discussione perch neltesto si fa esplicitamente riferimento al freddo (cap. ), mabisogna tenere conto del fatto che le caratteristiche climatichedel tempo, tra laltro attentamente registrate dagli agronomiclassici erano certamente pi fredde e pi umide di quelle attua-

    li, tant che Roma a quel tempo aveva un clima piovosissimoed era circondata da faggete.

    ***

    Nel rileggere ilSatyricon, e in particolare il brano della cena,si resta colpiti dal realismo del racconto e dalle sue molteplicivoci, tanto da sembrare di essere seduti a tavola insieme aiprotagonisti, che rappresentano la societ del loro tempo, main cui anche oggi ci possiamo perfettamente rispecchiare: alcuni

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    La cena di Trimalcione

    modi di dire, osservazioni di maniera, molti proverbi ancora ciappartengono in maniera indiscutibile e sorprendente.

    Se, ad esempio, nel triclinio bisognava entrare con il piededestro (cap.), ancora oggi qualcuno sta attento a scenderedal letto con lo stesso piede. Il detto relativo allasino sul tetto(cap.) praticamente rimasto immutato, perch noi ci rife-riamo al cosiddetto asino che vola, cos come labitudine aricordare il buon tempo antico (cap.).

    Altri modi di dire e alcuni termini sono invece per noi didifficile comprensione sia perch non ci sono stati trasmessi,

    sia perch non bisogna dimenticare che il linguaggio della ce-na era quello correntemente parlato dal ceto popolare. Sonoqueste forse le ragioni per cui non riusciamo a comprendere inmaniera chiara i giochi di parole, che accompagnavano loffertadei doni (cap.:apophoreta) o ad interpretare, ad esempio, iltermineoclopetala(cap.), usato per identificare il segno zo-diacale del Sagittario, che, cos come per noi, potrebbe riferirsial totano per la sua forma ricordata anche nel nome scientificodella specieOmmatostrephes sagittatus.

    Soprattutto la figura di Trimalcione, uomo che si fatto das, anche se in maniera discutibile, proprietario di immensericchezze, ignorante, arrogante, teatrale e cantante a tempoperso, munifico solo al fine di ribadire la propria superiori-t, ben si pu identificare con alcuni personaggi e costumidellItalia di oggi.

    Proprio per questa sua attualit si riproposto il brano dellacena, cercando, pur nelladerenza al testo originale, di renderneagevole la lettura riassumendolo in alcune parti e di lasciarneintatta limmediatezza dei moti di spirito, dei proverbi e delleinvettive, cio quella del linguaggio popolare dellepoca, nellasperanza di invogliare alla lettura dellintera opera al fine dicogliere al meglio tutte le sfaccettature del racconto petroniano.

    Si aggiunga a questo che dal lavoro di Maiuri ad oggi, cioin questi ultimi sessanta anni, larcheologia vesuviana ha fattograndi passi: sono soprattutto i risultati degli ultimi diciottoanni di studi e di ricerche, caratterizzati da una lettura sincro-

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    Introduzione

    nica e diacronica delle antiche citt vesuviane e dallapportodelle scienze naturali applicate allarcheologia, a permettere diillustrare passo dopo passo la cena di Trimalcione, dimostrandocos che pur essendo la trama una invenzione letteraria, essa puntuale testimonianza del modo di vivere di una parte dellasociet del tempo.

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    La cena di Trimalcione

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    a cena di rimalcione

    .Al terzo giorno bisognava finalmente celebrare la cena diaddio, ma, sfiniti da tante traversie, pensavamo di andarcenepiuttosto che restare. Mentre pensavamo a come evitare quellaiattura, un servo di Agamennone ci venne incontro dicendo:

    Voi non ve lo immaginate neppure da chi si va a cena oggi! DaTrimalcione! Un uomo ricchissimo che nel triclinio ha piazzatoun orologio ornato con un suonatore di buccina per sapere diora in ora quanta vita ha perduto (Figura).

    Dimenticati tutti i nostri problemi, ci preparammo con cura eci facemmo accompagnare dal nostro schiavetto Gitone alle terme.

    Ancora vestiti, ci spostavamo da un capannello e laltro tra

    battute e chiacchiere, quando improvvisamente vedemmo unanziano calvo, vestito con una tunica rossastra, che giocava apalla con dei ragazzi dai lunghi capelli (Figura).

    Non furono tanto questi a interessarci per il loro aspetto,quanto il padrone che in pantofole si allenava con delle palle co-lor verde porro. Se ne cadeva una non la raccoglieva, perch unservo subito gliene porgeva unaltra togliendola da un sacco di

    . Appare gi diffuso lorologio ad acqua dotato di meccanismi utili a battere leore secondo modelli che vengono ricondotti a Ctesibio e ad Erone: essi probabil-mente erano utilizzati in interno e affiancavano le meridiane, che segnavano solole ore diurne, perch governate dal corso del sole. La buccina era uno strumento afiato usato soprattutto per segnalazioni e realizzato troncando lapice di una grandeconchiglia una volta comune nei nostri mari, laCharonia nodifera. Di solito il mecca-nismo dellorologio veniva messo in funzione dallinnalzamento del pelo dellacqua,che scandiva lora.

    . Statuine di togati sono state rinvenute nelle abitazioni di Pompei: esse presen-tano laccentuazione delle caratteristiche del corpo per intenti caricaturali. Lesem-

    plare rinvenuto in unabitazione del quartiere sul fiume Sarno (suburbio di Pompei)per lobesit del corpo, la testa calva, il largo volto con piccoli bulbi oculari ed il cortocollo massiccio sembra, per il suo goffo aspetto, limmagine del nostro Trimalcione,vestito con una tunica rossastra, che giocava a palla con dei ragazzi dai lunghi capelli.

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    La cena di Trimalcione

    Figura.Ricostruzione dellorologio di Ctesibio.

    cuoio. Notammo anche due eunuchi alle estremit del campo

    dalla forma circolare, uno dei quali reggeva un pitale dargento,mentre laltro contava le palle che cadevano a terra durante ilgioco (Figura).

    . Allesterno di un impianto termale potevano esserci piscine e spazi verdiper gli esercizi fisici e per giochi, come quello, diffusissimo, della palla da faresingolarmente o in piccoli gruppi prima di accedere alle cure termali. Trimalcione,

    insieme ai suoi schiavetti, era forse intento altrigonin cui tre giocatori posti ai verticidi un triangolo si tiravano la palla in una successione casuale. Si usavano due tipi dipalla: lapila, di piccole dimensioni, rigida ed imbottita di peli o piume, lafollis, pigrande, costituita da una vescica di maiale gonfiata con aria.

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    Figura. Tomba rupestre dalla via Portuense. Affresco con scena nei CampiElisi (Roma, Museo Nazionale Romano).

    Stavamo osservando questa curiosa scena, quando accorseMenelao che disse: Avete visto chi il vostro ospite? Poteteimmaginare come sar la festa!

    Menelao non aveva ancora finito di parlare, quando Trimal-cione fece schioccare le dita: a quel segnale corse leunuco

    che gli porse il pitale. Dopo aver orinato Trimalcione chiese dilavarsi le mani, che asciug sulla testa di uno schiavetto.

    .Sarebbe troppo lungo descrivere tutto quello che vedem-mo. Cos entrammo senza indugio nel bagno, dove, sopraffattidal sudore, ci rinfrescammo con acqua fredda (Figura).

    . Gli impianti termali erano molto diffusi nelle citt romane: venivano gestitidirettamente dal proprietario o dati in appalto ad un impresario (conductor), che

    riscuoteva la tariffa di ingresso e le rendite di eventuali botteghe ed appartamentiannessi. Il personale era costituito da custodi, guardiani di abiti, addetti ai massaggied alle unzioni, alla depilazione, al riscaldamento: tra i servizi offerti vi eranoanche quelli legati alla prostituzione. Gli impianti, aperti dalla tarda mattinata fino

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    Figura .Pompei, Terme del Foro,calidarium.

    alla sera inoltrata, erano frequentati da tutti senza distinzione di sesso ed erano ancheluogo di incontro per intrecciare relazioni sociali: ad essi si accedeva pagando unamodesta tariffa ed erano costituiti da una sezione maschile ed una femminile. Sedi piccole dimensioni vi si accedeva con orari distinti: fino alle ,circa eranoriservati alle donne, mentre nelle ore successive agli uomini. Ne attestato ancheun uso promiscuo, sebbene molto criticato. Lacqua per la vasca del calidariumerariscaldata mediante un forno, situato in un ambiente adiacente, mentre il vapore

    veniva convogliato in intercapedini del pavimento e delle pareti per mantenere illocale caldo. Gli altri ambienti di un impianto erano lapodyterium(spogliatoio), iltepidarium(una sala riscaldata per adattare il corpo) ed il frigidarium, sala rotondacon vasca, per il bagno freddo. Spesso cera anche un ambiente di forma circolarecon temperatura caldo-secca assimilabile allattuale sauna. Le cure termali avevanoanche una funzione terapeutica: con lazione corroborante delle abluzioni fredde sicontrastavano gli effetti del caldo oppure si usava fare un bagno molto caldo, seguitoda esercizi ginnici, per favorire la digestione. I massaggi completavano la seduta alleterme: essi venivano fatti utilizzando unguenti a base di olio di oliva, ma per i pipregiati si usava anche lolio di mandorla o di sesamo, in cui erano state messe a

    macerare essenze odorose e/o medicamentose. In genere gli unguenti avevano unodore moltopesante, perch dovevano coprire i cattivi odori fino al successivo

    bagno: ci avveniva non troppo spesso, perch era opinione comune che il lavarsitroppo frequentemente sgrassasse eccessivamente la pelle.

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    La cena di Trimalcione

    Figura . Gaetano DAgostino, Bagno Pompeiano, olio su tela, circa,

    collezione privata.

    Trimalcione, ricoperto di unguento, si asciugava con panni dimorbida lana (Figura) mentre tre terapeuti bevevano Falerno,che, litigando, versavano in buona parte per terra, con sua gioia,perch riteneva ci di buon augurio. Quindi, avvolto in un man-tello rosso, fu adagiato su una lettiga, preceduta da quattro servi,

    che portavano sul petto le falere, e da un carrettino (Figura) tirato a mano, sul quale era trasportato il suo prediletto, unragazzo stagionato, cisposo, pi brutto del suo padrone.

    . I tessuti pi diffusi erano in lana, di cui si conoscevano diverse qualit legatenon solo alla razza, ma anche alla disposizione della lana sul vello dellanimale, perch

    quella proveniente dal collo era considerata la pi pregiata. La lana pi preziosa eraquella, che proveniva dalle capre turche, a noi nota come lana mohair, citata daPlinio nellelenco delle materie pi lussuose in voga al suo tempo, seguita da quelladelle pecore di Taranto. Trimalcione doveva accontentarsi della lana di Taranto.

    . Nelle citt poich limpiego di cavalli e carri era soggetto a restrizioni, lusodella lettiga costituiva una valida alternativa. La loro diffusione era ridotta essendoun genere di lusso ed appannaggio dei soli cittadini facoltosi. Le lettighe, per le qualisi utilizzavano da quattro ad otto schiavi a seconda delle loro dimensioni, erano inlegno con decorazioni applicate in metalli preziosi o in bronzo con agemina di rameed argento. Non da escludere luso di legni pregiati e di intarsi in avorio e tartaruga.

    Linterno era dotato di materassi e cuscini mentre le aperture laterali potevano esserechiuse da tende. Ironicamente, al contrario della preziosa lettiga usata da Trimalcione,il suo giovane favorito, non certo di bellaspetto, viene posto su un carrettino tirato amano.

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    La cena di Trimalcione

    Figura . Particolare del rilievo di un sarcofago in marmo (Agrigento,Museo Archeologico Nazionale).

    Mentre Trimalcione veniva trasportato lungo la via, si av-vicin un flautista (Figura ), che gli accost lo strumentoallorecchio, suonando lungo tutto il percorso: seguivamo noi,gi carichi di meraviglia, insieme ad Agamennone.

    Giunti davanti alla casa trovammo affisso alla porta un car-

    tello su cui era scritto che lo schiavo uscito senza il permessodel padrone sarebbe stato punito con cento frustate..Sulla soglia era seduto un portiere vestito di verde con

    una cintura color ciliegia, che mondava i piselli in un piattodargento. In alto pendeva una gabbia doro con dentro unagazza screziata che gracchiava allarrivo degli ospiti (Figura).

    . Il flauto era lo strumento a fiato pi diffuso: ricavato in origine da una canna

    in cui venivano praticati dei fori per modulare le note. Furono successivamentesostituiti dalla tibia realizzata con elementi in osso e in argento e/o bronzo.

    . Luso delle gabbie di diverse dimensioni era piuttosto diffuso sia nelle abita-zioni che per il trasporto dei volatili: naturalmente Trimalcione non si accontentava

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    La cena di Trimalcione

    Figura.Villa di Livia a Prima Porta. Affresco con scena di giardino (Roma,Museo Nazionale Romano).

    Guardavo incuriosito, quando sobbalzai cos improvvisa-mente che quasi mi spezzavo una gamba.

    Sulla sinistra, vicino alla guardiola del portiere, era dipintoun grosso cane alla catena, che sembrava vivo, con al di sottoscritto in maiuscolo: ATTENTI AL CANE(Figura).

    di materiali comuni come il legno, il ferro e le reti in corda e la sua gabbia era inoro! Nel racconto della cena il mondo naturale del resto entra di continuo: nonsolo nella descrizione dei cibi, delle medicine o nella rappresentazione degli oggetti,cosa che appare naturale, ma anche nei detti e nelle espressioni di uso corrente, atestimonianza del fortissimo legame delluomo del tempo con la natura.

    . A parte i cani da caccia, si distinguevano i cani da guardia per la difesa dellacasa da quelli a difesa del gregge: i primi, tenuti al guinzaglio e perci definiti canida catena, erano preferiti di color nero perch cos erano meno visibili di notte

    e incutevano pi timore di giorno, i secondi, ossia i cani pastori erano preferitidi colore bianco per distinguerli meglio negli attacchi sferrati dai lupi soprattutto dinotte. Una pittura di genere popolare di un cane alla catena su un pilastro, benvisibile dallingresso, nella Caupona di Sotericussu via dellAbbondanza; altre due

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    Figura .Pompei, Casa di Paquio Proculo. Mosaico.

    I miei compagni si misero a ridere, ma io, riprendendomidallo spavento cominciai a guardare tutta la parete. Su di essa era

    dipinto un mercato di schiavi, ognuno con al collo le propriegeneralit, e Trimalcione ragazzo con il caduceo in mano, cheentrava in Roma guidato da Minerva.

    raffigurazioni di cani sono in mosaico allingresso della Casa del Poeta Tragico e dellaCasa di Paquio Proculo. La presenza di queste raffigurazioni nellabitato di Pompeiconferma la realistica descrizione dellingresso della Casa di Trimalcione. Gli altriallevamenti, ripetutamente citati nel testo erano finalizzati al lavoro, come quelli dei

    buoi, degli asini, dei cavalli e dei muli, tanto pi resistenti e quindi preziosi, se nati

    dagli onagri o asini selvatici, alleconomia domestica, come quelli degli ovi-caprini, deimaiali, delle lumache e dei ghiri, questi ultimi allevati in giardino in appositi recipientidi terracotta,o al guadagno, come quelli dei tori e dei cavalli selezionati per i giochigladiatori o per le gare sacre.

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    La cena di Trimalcione

    Figura.a:Ercolano, Casa del Sacello di Legno. Armadio in legno carbo-nizzato con Larario (SANP s.n.i.).b:Pompei, Casa I, XI, . Statuetta di Larein bronzo (SANP inv.).

    Nei quadri successivi il pittore, apponendo a ciascuna im-magine una didascalia, lo aveva raffigurato a scuola e nelle suesuccessive mansioni di amministratore. Lultimo dei quadri rap-presentava Mercurio che, sollevandolo per il mento, lo facevasedere su un podio: vicino era la Fortuna con in mano il cornodellabbondanza e le tre Parche che filavano oro.

    Sotto il portico alcuni servi battistrada si esercitavano agliordini di un maestro. In un angolo cera un grande armadioche conteneva i Lari dargento, una statua di Venere e unascatoletta doro con la prima barba di Trimalcione (Figura,

    . Oltre agli armadi lignei con scaffali per oggetti, ne esistevano altri dotati di unLarario, come attesta un esemplare in legno di abete carbonizzato alto,m proveniente dalla Casa del Sacello di Legno di Ercolano, che imita nella parte superiore

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    La cena di Trimalcione

    Figura

    . a: Pompei, Casa del Menandro (I, X,

    ), ala

    . Aff

    resco conCassandra e il cavallo di legno.b:Pompei, Casa del Menandro (I, X, ), ala.Affresco conLa morte di Laocoonte.

    a-b). Chiesi al custode quali altri soggetti fossero dipinti nellaparte centrale della parete e lui rispose che vi erano raffiguratilIliade, lOdissea (Figura, a-b) e uno spettacolo di gladiatori .

    .Non riuscimmo ad osservare tutto, anche perch erava-mo gi arrivati al triclinio, nella cui anticamera il soprintenden-te controllava i conti.

    Mi meravigliai nel vedere che ai battenti erano inchiodatidei fasci littori con al di sotto un rostro di nave in bronzo

    la facciata di un tempio etrusco-italico. I Lari, in origine spiriti degli antenati protettoridei campi, erano di grande importanza per la religiosit privata: avevano laspettodi due giovani danzanti conrhytone patera con il compito di proteggere la casa e le

    attivit legate ad essa. Nel Larario veniva conservata anche una scatoletta, talvolta inmateriale prezioso, contenente la prima barba tagliata, che, secondo il costume greco,veniva offerta agli dei . Il taglio della prima barba,depositio barbae, avveniva allet dicircaanni e si celebrava solennemente presso tutte le classi sociali.

    . Negli affreschi che decoravano le abitazioni venivano spesso ostentati gli interessiletterari del committente mediante la scelta delle composizioni da eseguire. Fra i soggettiriferiti ad opere letterarie vi erano quelli legati ai temi omerici. Pompei ha restituito duecicli pittorici relativi alla guerra di Troia rinvenuti nella Casa del Criptoportico (SecondoStile) e nella Casa diD. Octavius Quartio (Quarto Stile) oltre a diversi quadri con soggettilegati alla conquista della citt come la morte di Laocoonte ed il Cavallo di legno. Da

    unabitazione dellEsquilino a Roma provengono alcune scene databili alla met del Isecolo a.C., e riferite alle avventure di Ulisse e uno spettacolo di gladiatori.

    . Le abitazioni vesuviane attestano luso di appliques in bronzo infisse ai telaidelle porte, che erano costituite da due o pi battenti realizzati, cos come dimostrano

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    Figura

    .Pompei. Applique in bronzo con busto di toro (MANN s.i.).

    (Figura) sul quale era scritto:A Caio Pompeo Trimalcione se-viro Augustale, lamministratore Cinnamo. Dal soffitto pendevauna lucerna a due becchi con la stessa dedica, mentre altre duetabelle erano affisse agli stipiti: su una, se ricordo bene, erascritto: Il trenta e il trentun dicembre il nostro Caio cena fuori

    le analisi, in legno di abete incardinati, mediante elementi in osso, su montanti circolariin olmo o in castagno. Nella Casa del Tramezzo di Legno di Ercolano sulla duplice por-ta a due battenti, che separava latrio dal tablino, erano applicate maniglie circolari edappliques a forma di prora di nave in bronzo dalle quali pendevano mediante catenelledue lucerne. Altri esempi simili, con testa taurina, sono stati rinvenuti nella Casa diObellio Firmo e del Citarista di Pompei infissi ai pilastri laterali dellingresso al tablinoper legare le tende. Liscrizione ricorda lappartenenza di Trimalcione al collegio deiSeviri Augustalesal quale potevano accedere i liberti scelti annualmente dal consigliodei decurioni delle colonie e dei municipi con funzioni relative allorganizzazione di

    giochi e cerimonie sacre. Anche Abinna ed Ermerote, altri due personaggi della cena,facevano parte dello stesso collegio.

    . Oltre a torce e candele di quotidiano consumo, i sistemi di illuminazione inepoca romana erano costituiti da lucerne e lanterne, realizzate con materiali durevoli

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    Figura.Pompei. Lucerna bilicne in bronzo (MANN inv. ).

    (Figura). Sullaltra erano raffigurati il corso della luna e i settepianeti, mentre alcune borchie di diverso colore indicavano i

    soggetti alla moda del tempo. Se delle lanterne, di forma cilindrica in bronzo oferro, non possiamo seguire lo sviluppo tipologico, perch rinvenute in numerolimitato, per le lucerne abbiamo invece la possibilit di ricostruirne il susseguirsi dei

    modelli grazie al gran numero di esemplari scoperti. Tali sistemi di illuminazionevenivano usati sia in ambienti privati che pubblici, ma mancano gli elementi perlegare i modelli alla funzione delledificio in cui erano collocati. Lunica differenzaevidente nel fatto che la grande quantit di lucerne in terracotta ne dimostra lusogeneralizzato presso tutti gli strati sociali della popolazione, mentre, al contrario, ilridotto numero delle lucerne bronzee dipendeva dal loro maggior costo e quindiadatte ad una clientela di tipo medioalta. Tra le lucerne in bronzo erano frequentiquelle costituite da due becchi contrapposti e dotate di catenelle per essere sospese adun candelabro a pi bracci o ad appositi ganci infissi sulle pareti. Le lucerne venivanoalimentate con grasso animale o vegetale: il primo, costituito prevalentemente da

    sego e quindi molto fumoso, era utilizzato soprattutto per le lucerne di bronzo, ilsecondo, che utilizzava la morchia dellolio, per le lucerne fittili. Gli stoppini eranorealizzati con fibre di scarto delle piante tessili e i pi comuni in area vesuvianaerano di fibra di ginestra.

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    Figura . Pompei, VIInsula Occidentalis. Affresco con busti di divinit acui erano consacrati i sette pianeti (Inc. da MANN inv. ).

    giorni fausti e quelli infausti

    (Figura

    ). Sopraff

    atti da questenovit stavamo entrando nel triclinio, quando uno schiavettoche era l sullingresso, ci ricord gridando di entrare con il pie-

    . Per pregiudizi religiosi e per fini politici, i Romani stabilirono che le contro-versie legali e giuridiche erano consentite solo in alcuni giorni dellanno chiamatiFasti, mentre nei giorni Nefasti non si poteva condurre alcun tipo di pubblica attivit.Nei giorni Fasti ilPretorpoteva pronunciare le tre paroledo,dicoeaddico, cio am-ministrare la giustizia. Lelenco di questi giorni cos importanti per la vita pubblica,

    per lungo tempo restarono conosciuti ai soliPontifices, finch ne fu resa pubblica unacopia nela. C. Da questa prima lista se ne formarono successivamente delle altre,in cui furono aggiunte le principali festivit, i giorni di mercato, gli avvenimentinotevoli: si form, cio, il calendario romano poi modificato da Cesare.

  • 7/21/2019 La Cena Di Trimalchione (Latin)

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    La cena di Trimalcione

    de destro. Entrati tutti col piede giusto, ci venne incontro unoschiavo nudo in attesa della pena, che ci chiese di intercedereper lui perch gli erano stati sottratti i vestiti del valore di nep-pure dieci sesterzi dellamministratore,che aveva accompagnatoalle terme. Facendo attenzione ad indietreggiare con il piedegiusto, raggiungemmo lamministratore, che stava contando lemonete doro nella sua stanzetta, supplicandolo di condonare lapena allo schiavo. Lamministratore rispose superbo Non peril danno che mi arrabbio, quanto per la sbadataggine di quelloscemo. Mi ha fatto perdere labito da pranzo regalatomi da un

    cliente il giorno del mio compleanno: era un vestito di veraporpora di Tiro lavato una sola volta. Cosa volete che faccia?Ve lo regalo!

    . Grati per il favore, rientrammo nel triclinio, dove loschiavo da noi salvato ci venne incontro coprendoci di baci eringraziandoci per la nostra bont.

    Sono il primo coppiere disse e vi dimostrer la miagratitudine versandovi il vino del padrone.

    Una volta distesi sui letti (Figura) alcuni schiavetti ales-sandrini ci versarono acqua fresca sulle mani, mentre altri, can-tando si presero cura dei nostri piedi. Per verificare che tutti iservi cantassero a quel modo durante i servizi, chiesi da bere:

    . Illectus tricliniarisera il tipo di letto a gambe tornite pi importante edapprezzato nei livelli medio alti della societ romana. Simbolo del lusso derivava

    dal raffinato mobilio di et ellenistica ed entr in uso nella societ romana apartire dagli inizi del II secolo a.C., con la conquista della Grecia. La strutturaportante in legno era costituita da una o due spalliere a forma di cuscino ondulato,fulcra, e da un telaio rettangolare,sponda, formato da quattro traverse fra loroconnesse al cui interno era inserita una griglia composta da assicelle lignee oda un reticolo di nastri in materiale deperibile come il cuoio, la corda o ancorafili di metallo per sostenere il materasso. Su questa elegante struttura venivanopoi applicate le decorazioni eseguite in bronzo, spesso con agemina di argento erame, o in materiali preziosi come lavorio e la tartaruga a seconda della ricchezzadei proprietari. Dalle analisi condotte sui reperti di area vesuviana risulta che

    per la realizzazione della spalliera del letto veniva utilizzato prevalentementelegno di abete, mentre per i murali, che ne costituivano la struttura portante,legno di frassino particolarmente flessibile. Il legno delle spalliere poteva essereimpiallacciato con essenze pi pregiate oppure dipinto.

  • 7/21/2019 La Cena Di Trimalchione (Latin)

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    La cena di Trimalcione

    Figura . Amiterno. Letto tricliniare con decorazioni applicate in bron-zo con agemina di argento e rame su supporto ligneo. Chieti, MuseoNazionale.

    subito un giovane schiavo mi serv anche lui cantando tantoche sembrava di stare in un coro piuttosto che in un triclinio.

    Quando tutti si erano accomodati, venne servito un raffinatoantipasto: Trimalcione, al quale inusualmente era stato riservatoil posto donore, non si present sul momento.

    Lantipasto era costituito da olive bianche e nere contenute indue bisacce portate da un asinello in bronzo di Corinto posto alcentro di un largo vassoio: al di sopra erano due piatti in argentocon inciso il loro peso e il nome di Trimalcione. Dei sostegni di

    ferro portavano ghiri cosparsi di miele e di semi di papavero, e suuna graticola di argento, poggiata su prugne siriane e chicchi dimelegrane ad imitare la brace, salsicce calde (Figura).

    . Il banchetto romano usualmente si divide in tre portate ciascuna composta dapi cibi. La cena si apriva con la gustatio(Cap.) che consisteva di abbondanti antipastiaccompagnati da salse stuzzicanti e dal vino mielato (mulsum). Seguiva laprima mensacomposta da diverse portate,fercula, di carne e pesce (Cap.). Il banchetto proseguivapoi con lasecunda mensa(Cap.), termine derivante dallusanza greca di cambiare

    lapparecchiatura della tavola, con lofferta di frutta, dolci e a volte cibi salati come lesalcicce o formaggi. Le importanti serate conviviali si chiudevano con la comissatio: unsusseguirsi di brindisi regolati dal comissator. Lasinello probabilmente reggeva un vassoioportavivande o delle bisacce utilizzate come contenitori. Quello descritto nel testo