Introduzione: storia e geograia  greca arcaica cap. 8 Civiltà greca classica ed ellenistica cap....

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2 1. Introduzione: storia e geografa PAROLE CHIAVE Osserva l’immagine e la linea del tempo e poi rispondi. 1. Qual è il continente più sviluppato nel senso della longitudine (Est-Ovest)? 2. Ricordi che cosa sono l’equatore e i tropici? 3. Nell’età antica quali continenti erano conosciuti dai Greci e dai Romani? 4. Ricordi che cosa signifcano le sigle a.C. e d.C.? In autonomia 5. Durante la lettura del capitolo, sottolinea le frasi in cui trovi la spiegazione e la defnizione delle parole chiave elencate qui sotto. 1. fonte documento archeologia preistoria / storia geografia storica paesaggio carta geografica grafico cartogramma America Antartide Eurasia Africa Oceania Oceano Atlantico Oceano Pacifico Oceano Indiano a.C.|d.C. 150 a.C. 450 a.C. 1200 a.C. 750 a.C. 2000 a.C. 3500 a.C. 7000 a.C. Babilonesi cap. 4 Micenei cap. 8 Egizi cap. 4 Civiltà greca arcaica cap. 8 Civiltà greca classica ed ellenistica cap. 9, 10, 11 e 12 Minoici cap. 8 Sumeri cap. 4 Hittiti cap. 6 Civiltà e regni dell’India cap. 4 e 12 Ebrei cap. 6 Assiri cap. 6 Fenici cap. 6 Persiani cap. 6 Italia e Roma monarchica e repubblicana cap. 14, 15, 17, 18 e 19 Paleolitico Neolitico Preistoria cap. 2 L’Africa, tagliata dalla linea dell’equatore, è per gran parte compresa nella regione tropicale ed equatoriale. È collegata all’Eurasia attraverso la penisola del Sinai. L’insieme di Africa ed Eurasia per gli storici rappresenta il «vecchio mondo». L’Eurasia si estende quasi totalmente nell’emisfero settentrionale. Ne fanno parte l’Asia e l’Europa, che non sono separate da un netto confine geografico, ma dal punto di vista storico-politico vengono considerati come due continenti distinti. L’Oceania comprende l’Australia e molte isole minori, nell’emisfero australe. Gli Europei conobbero il continente australiano nel XVIII secolo. L’Antartide è il grande continente ghiacciato e disabitato intorno al Polo Sud. L’America, divisa in due (settentrionale e meridionale) è il continente più sviluppato nel senso della latitudine, Nord-Sud. È il «nuovo mondo»: gli Europei la scoprirono solo alla fine del XV secolo.

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2 1. Introduzione: storia e geografia

PAROLECHIAVE

Osserva l’immagine e la linea del tempo e poi rispondi.1. Qual è il continente più sviluppato nel senso della longitudine (Est-Ovest)?2. Ricordi che cosa sono l’equatore e i tropici?3. Nell’età antica quali continenti erano conosciuti dai Greci e dai Romani?4. Ricordi che cosa significano le sigle a.C. e d.C.?

In autonomia5. Durante la lettura del capitolo, sottolinea le frasi in cui trovi la spiegazione e la

definizione delle parole chiave elencate qui sotto.

In questo capitolo prenderai contattocon i campi di studio, i metodi e glistrumenti della storia antica e dellageografia. Le due discipline sonostrettamente legate, per la conoscenzadel mondo di ieri e di oggi.

1. Introduzione: storia e geografia

fonte documento archeologiapreistoria /

storiageografia

storicapaesaggio

cartageografica

grafico cartogramma

America

Antartide

Eurasia

Africa

Oceania

OceanoAtlantico

OceanoPacifico

OceanoIndiano

a.C.|d.C.150 a.C.450 a.C.1200 a.C. 750 a.C.2000 a.C.3500 a.C.7000 a.C.

Babilonesicap. 4

Miceneicap. 8

Egizicap. 4

Civiltà greca arcaicacap. 8

Civiltà grecaclassica

ed ellenisticacap. 9, 10, 11 e 12

Minoicicap. 8

Sumericap. 4

Hittiticap. 6

Civiltà e regni dell’Indiacap. 4 e 12

Ebreicap. 6

Assiricap. 6

Fenicicap. 6

Persianicap. 6

Italia e Roma monarchica e repubblicanacap. 14, 15, 17, 18 e 19

Pa

leo

liti

co

Ne

oli

tic

o

Preistoriacap. 2

L’Africa, tagliata dalla linea dell’equatore, è per granparte compresa nella regione tropicale ed equatoriale.È collegata all’Eurasia attraverso la penisola del Sinai.L’insieme di Africa ed Eurasia per gli storici rappresenta il«vecchio mondo».

L’Eurasia si estende quasi totalmentenell’emisfero settentrionale. Nefanno parte l’Asia e l’Europa, che nonsono separate da un netto confinegeografico, ma dal punto di vistastorico-politico vengono consideraticome due continenti distinti.

L’Oceania comprende l’Australia emolte isole minori, nell’emisferoaustrale. Gli Europei conobbero ilcontinente australiano nel XVIII secolo.

L’Antartide è il grandecontinente ghiacciatoe disabitato intorno alPolo Sud.

L’America, divisa indue (settentrionalee meridionale) èil continente piùsviluppato nel sensodella latitudine,Nord-Sud. È il «nuovomondo»: gli Europei lascoprirono solo alla finedel XV secolo.

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1. Strumenti per la storiaDocumenti e fonti Per ricostruire il passato gli storici fanno uso

di tutte le informazioni disponibili, scritte o materiali. Tutto ciòche viene dal passato e ci offre indizi utili è un documento e può es-sere usato come fonte storica se è interrogato, analizzato, collocatonel tempo, confrontato con altri documenti.

Sono fonti per la storia:– i documenti scritti (iscrizioni, libri, lettere, monete),– le testimonianze materiali (resti di antichi edifici, opere d’arte, og-

getti della vita quotidiana, raffigurazioni di ogni genere, sepolture).Le testimonianze portate dalle fonti possono essere involonta-

rie (cocci, strumenti di lavoro, ex-voto, resti di indumenti, lettere escritti di carattere privato), oppure volontarie (documenti fatti ap-posta per resistere nel tempo, come leggi, trattati, opere letterarie,monumenti celebrativi).

Alcune fonti rappresentano una testimonianza diretta del pas-sato, come i documenti d’archivio, le epigrafi, le lettere, le auto-biografie, i resti archeologici, le immagini dell’epoca; altre sono te-stimonianze indirette che arrivano attraverso un filtro soggettivo,come le opere letterarie e gli scritti degli storici e dei biografi, cheraccontano e interpretano eventi basandosi, a loro volta, su fonti divario genere.

Lo studio delle fonti richiede l’esercizio della critica, che è l’atti-vità d’interpretare i fatti e i documenti attraverso l’esame, la discus-sione, il ragionamento e il confronto.

Descrizione della fonte

Notizie sull’autore – Chi ha prodotto la fonte?– È contemporaneo agli avvenimenti documentati?– È coinvolto di persona negli avvenimenti documentati?

Tempo/spazio – Qual è la datazione della fonte? In che relazione è con la data degliavvenimenti documentati?– Qual è la provenienza della fonte? In che relazione è con i luoghidegli avvenimenti?

Destinatario – Per quale motivo la fonte è stata prodotta? È indirizzata a qualcunoo a qualche categoria di persone? Da che cosa lo si capisce?– È una fonte intenzionale, cioè fatta apposta per dare informazionisugli avvenimenti, oppure non intenzionale? Da che cosa lo sicapisce?

Tipologia È una fonte:– archivistica (documento amministrativo, legge, codice)– epigrafica o numismatica (iscrizione, graffito, moneta, medaglia)– letteraria (poesia, teatro, narrativa, orazione)– memorialistica (lettera, autobiografia)– storiografica (saggio storico, biografia)

Va considerata una fonte diretta o indiretta?

Analisi della fonte

Contenuto Su quale argomento la fonte può fornire informazioni?Quali informazioni se ne possono ricavare?Come si collegano queste informazioni alle tue conoscenze deiperiodo storico in esame e del tema specifico?Con quali altri documenti puoi fare collegamenti?

Attendibilità In base all’intenzionalità della fonte, allo scopo per cui è stataprodotta, al coinvolgimento dell’autore, l’informazione si puòconsiderare attendibile?

Ci sono diversi tipi di fonti storiche:quali?

Su quali elementi si basa il metododell’archeologia?

Cosa distingue la preistoriadalla storia?

Indizi

Gli indizi sono tracce einformazioni di ogni genere chepermettono di costruire un’ipotesiragionevole di come si sono svolti ifatti. Da tanti elementi parziali, con unattento lavoro di critica (cioè di scelta einterpretazione) è possibile costruire unquadro generale.Fonte

Il termine fonte è applicato allastoria in senso figurato: ogni elementodi conoscenza (testi scritti, oggetti,racconti orali, monumenti) alimenta ilfiume della conoscenza storica.Epigrafi

Le epigrafi (dal greco: «scrittosopra») sono iscrizioni su pietra ometallo fatte per essere esposte inpubblico. Sono documenti importantiperché in genere si riferiscono a leggi,opere pubbliche, commemorazionifunebri, festività e celebrazioni. Nelmondo antico erano un fondamentalemodo di comunicazione pubblica.

Analizzare un documentoLa scheda in basso a destra propone unagriglia di domande utili per descrivere eanalizzare criticamente le fonti scritte.Può essere utilizzata, insieme agli esercizidi volta in volta proposti, per lavorare suidocumenti della rubrica «Al lavoro sullefonti». Naturalmente si tratta di una grigliagenerale, che va adattata secondo lanecessità.

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4 1. Introduzione: storia e geografia

L’archeologia Le testimonianze materiali della vita del passatosono il campo di studio dell’archeologia (dal greco «scienza dellecose antiche»).

In molti casi i resti affiorano dal terreno: basta pensare a tantitempli greci o a certe tombe a tumulo etrusche. In altri casi sonosepolti nel terreno e vengono alla luce casualmente grazie a lavoridi sterro o di costruzione; spesso le città moderne sono cresciutenello stesso luogo di quelle più antiche e risulta difficile capire ilcontesto in cui si collocavano gli antichi monumenti. Di frequentesi trovano in fondo al mare relitti di imbarcazioni con il loro cari-co; l’archeologia subacquea ha portato alla luce, in tempi recenti,numerosi capolavori, insieme a una ricca documentazione sul com-mercio antico.

La conoscenza archeologica Il metodo dell’archeologia si è affi-nato nel tempo e utilizza oggi tecnologie modernissime. Ma si basasu pochi elementi fondamentali:– la tecnologia, cioè le tecniche di costruzione degli oggetti,– la tipologia, cioè le forme e i materiali di cui sono fatti,– la stratigrafia, cioè i livelli del terreno nei quali gli oggetti vengo-no trovati.

Il criterio della tecnologia stabilisce che un oggetto non può ap-partenere a un periodo precedente la diffusione della tecnica con laquale è stato realizzato. L’eventuale presenza di una lama di rame inuna tomba mostra che il ritrovamento non può essere attribuito alpaleolitico (un’epoca nella quale non si lavorava ancora il metallo),né al Medioevo (un’epoca nella quale, per costruire una lama, nonsi usava il rame, ma il ferro).

La tipologia degli oggetti (cioè lo stile con cui sono costruiti, laloro forma, la loro decorazione) consente di stabilire le preferenze,gli usi, le capacità tecniche di un’epoca. Gli archeologi hanno co-struito nel tempo delle serie di tipi di oggetti caratteristici di unacerta epoca e di un certo luogo (per esempio, vasi e oggetti di ce-ramica); in questo modo, per confronto, è possibile collocare sullalinea del tempo eventuali nuovi ritrovamenti. Basandoci su un cri-terio analogo possiamo, per esempio, fare una scala del passato deimodelli di automobile. [Fig. 1]

Il principio della stratigrafia afferma che le testimonianze ma-teriali delle attività umane non sono ammassate a caso, ma in stratidel terreno che vanno dal più recente in superficie, al più anticoman mano che si scava in profondità. Il corretto metodo di scavorichiede che per ogni strato venga realizzata una mappa precisa deiritrovamenti, per evitare che le informazioni vadano perdute. Il ter-reno è per l’archeologo come un libro di storia; ma ogni volta che sigira una pagina, questa non può essere rimessa al suo posto! [Fig. 2]

Archeologia dei paesaggi Le fonti scritte e l’archeologia, insie-me, aiutano anche a ricostruire i paesaggi del passato. Questi sonoin qualche misura presenti nel paesaggio attuale, perché ogni inter-vento umano si sovrappone ai precedenti, li assorbe o li modifica.È comune, per esempio, trovare nelle città moderne elementi delpaesaggio urbano del passato, resti monumentali, tratti di strada,parchi e giardini secolari, toponimi (cioè nomi di luogo) che fannoriferimento ad ambienti del passato. Tutto questo va interpretatocercando di ricostruire il contesto antico.

Paesaggio

Parte di territorio caratterizzato daelementi geografici (monti, pianure, corsid’acqua…), elementi ambientali (vegetazionenaturale, fauna), elementi costruitidall’uomo (coltivazioni, città, industrie, viedi comunicazione…). Abbiamo così, peresempio, il paesaggio agrario, industriale,lacustre, montano, urbano. Nel linguaggiocomune la parola si usa spesso per indicareun panorama, ciò che si abbraccia con losguardo.

1. Esempio di criterio tipologico. Icambiamenti nella forma delle ascepreistoriche e nelle automobili permettonodi mettere gli oggetti in una sequenzacronologica.

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La ricostruzione di antichi paesaggi rurali o urbani, di paesag-gi sacri o funerari (come le necropoli etrusche) ci aiuta a capire ilmodo di vivere e il modo di pensare degli antichi.

Collaborazione fra discipline diverse Gli oggetti dell’arche-ologia possono dirci qualcosa solo se vengono collegati a ciò chesappiamo dell’epoca nella quale si collocano e del luogo in cui sonostati trovati. Quanto alle fonti scritte, possono essere correttamenteinterpretate solo collocandole nel contesto della civiltà materialedel tempo.

Perciò alla conoscenza del mondo antico contribuiscono moltediscipline. Fra queste ricordiamo la storia dell’arte, la demografia(lo studio delle dinamiche della popolazione umana), la paleonto-logia (cioè lo studio dei fossili) e la geografia con le sue tecniche dianalisi dei territori, i modelli degli insediamenti umani e lo studiodell’impatto umano sugli ambienti naturali.

Storia e pre-istoria L’uso di fonti scritte è decisivo, perché molti-plica la quantità d’informazioni a disposizione. Per molto tempogli storici hanno ritenuto che si potesse raccontare la storia solo conl’uso di documenti scritti. Nacque così la distinzione fra storia epreistoria («prima della storia»). Facevano parte della preistoria leepoche in cui gli esseri umani non conoscevano la scrittura, che fu«inventata» per la prima volta in Medio Oriente e in Egitto, circacinquemila anni fa. Oggi non si attribuisce più importanza esclu-siva alle fonti scritte perché, grazie ai progressi dell’archeologia,siamo in grado di ricavare molte informazioni anche dallo studiodi oggetti, monumenti e ogni genere di testimonianza materiale. Ècomunque utile mantenere la distinzione fra la storia e la preistoria:ma quest’ultima va considerata semplicemente come «la storia piùantica» dell’umanità, quella di cui si sa meno. Le testimonianzemateriali (fossili, utensili, abitazioni e sepolture, resti di animali evegetali) sono l’unica fonte per lo studio della preistoria.

Contare gli anni Attribuire una data corretta agli avvenimenti èessenziale per raccontare la storia, perché permette di disporre i fat-ti in ordine cronologico.

Il sistema di computo degli anni in uso nel mondo occidentaleadotta la nascita di Cristo come punto di riferimento. Ogni av-venimento può dunque essere attribuito a un anno precedente lanascita di Cristo (avanti Cristo, a.C.) o a un anno successivo (dopoCristo, d.C.). Questo sistema, detto dell’era cristiana, fu introdot-to nel VI secolo da un monaco erudito, Dionigi il Piccolo. SecondoDionigi Gesù era nato nell’anno 753 dalla fondazione di Roma.

Le civiltà antiche hanno risolto in modi diversi il problema diattribuire una data agli avvenimenti. In Grecia, a seconda delle cittàsi faceva riferimento agli anni di governo del primo magistrato cit-tadino. Solo a partire dal III secolo a.C. gli storici greci comincia-rono a calcolare gli anni in base ai giochi Olimpici: questi furonoistituiti nel 776 a.C. e si svolgevano ogni quattro anni. Ogni avve-nimento veniva datato così: «nell’anno n della Olimpiade n».

I Romani indicavano gli anni con il nome dei consoli (i loropiù alti magistrati), che appunto restavano in carica un anno; dalI secolo d.C. cominciarono a contarli a partire dalla fondazione diRoma, tradizionalmente fissata al 753 a.C.

PresentePassatoLo studio della preistoria

Era

Il termine indica un’epoca, un periodo ditempo caratterizzato da un evento inizialecosì importante da essere usato per contaregli anni. Questa parola viene usata anche insenso più generale, per designare un periodocon caratteristiche particolari (per es. «l’eraspaziale», «l’era televisiva»). È anche untermine tecnico della geologia, dove indicale grandi partizioni del tempo geologico.La datazione secondo l’era cristiana non èl’unica oggi praticata al mondo. I musulmanicalcolano gli anni a partire dalla fuga diMaometto a Medina (detta «egira»),un fatto decisivo per la fondazione dellareligione islamica, che corrisponde al 622d.C. (se ne parlerà nel secondo volume).Ancora diversa l’era ebraica, che inizia conil 3760 a.C., data tradizionale della creazionedel mondo. In qualche caso, quando si vuoleevitare il riferimento alla religione, si trova,al posto di a.C., l’abbreviazione a.e.v. cioè«prima dell’era volgare, cioè comune».

2. Esempio di scavo stratigrafico nellacittà sumera di Nippur (oggi in Iraq). A ognicartellino corrisponde un diverso livello.

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6 1. Introduzione: storia e geografia

2. Gli spazi della storia anticaLa geografia storica La storia non può essere separata dalla geo-

grafia: si svolge nel tempo, ma ha come teatro lo spazio del nostropianeta.

L’ambiente geografico, la morfologia del territorio, il clima in-fluenzano la possibilità di creare insediamenti. I modi di vita, le cul-ture, lo sviluppo delle civiltà sono fortemente legati alla geografiadei luoghi. Per esempio, una delle più dinamiche società antiche,quella dei Fenici, si sviluppò nell’attuale Libano, in uno spaziostretto fra le montagne e il mare: privi di terre, i Fenici divenneroabilissimi commercianti e navigatori.

La geografia influisce anche sulle forme di aggregazione politi-ca: nei deserti, piccoli gruppi organizzati in tribù praticavano il no-madismo; nelle regioni separate da limiti naturali, come le valli dellaGrecia, le città furono organizzate come piccoli stati autonomi.

D’altro canto, l’azione delle comunità umane modifica l’am-biente. È questo un fenomeno molto marcato nell’età moderna econtemporanea, ma era pienamente in atto anche nel mondo anti-co: i fiumi erano deviati, le foreste tagliate, piste e strade creavanocollegamenti artificiali, le città organizzavano il territorio circo-stante.

Una disciplina specifica, la geografia storica, descrive gli am-bienti dell’antichità e la loro evoluzione servendosi di documenti,dell’archeologia, della toponomastica, delle ricerche di archeobo-tanica, di geologia e insomma sfruttando tutte le conoscenze e letecniche disponibili per lo studio del territorio.

I luoghi, gli ambienti fisici e i paesaggi hanno subìtomolte modifiche nel corso della preistoria e della sto-ria antica, in parte dovute a fattori naturali, in parte

all’uomo: le zone desertiche dell’Africa settentrionale si esteseroquattromila anni fa a causa dei cambiamenti climatici; la diffusionedell’agricoltura verso la fine della preistoria modificò irreversibil-mente la vegetazione delle zone temperate e ridusse le foreste; lebonifiche di età etrusca e romana trasformarono in maniera decisi-va la pianura padana.

Le fonti storiche parlano di interventi umani sull’ambiente na-turale: attività estrattiva, disboscamenti, urbanizzazione, bonifichee sfruttamento delle acque, ampliamenti del territorio agricolo.Molte testimonianze fanno capire che gli antichi erano consapevo-li dell’intreccio fra problemi ambientali e decisioni politiche e cimettono direttamente a contatto con la geografia dell’epoca.

Le modifiche ambientali e i problemi ecologici non sono esclu-sivi del mondo contemporaneo; anche se la tecnologia degli anti-chi era meno sviluppata di oggi, poteva essere assai distruttiva. Peravere un’idea di come doveva essere il paesaggio vicino alle anticheminiere, possiamo calcolare quanta foresta era necessario disbosca-re per far funzionare i forni e puntellare le gallerie. Possiamo imma-ginare quanto legname servisse per riscaldare le case in un tempo incui non esisteva altro combustibile che il legno. Il mondo antico (eanche quello medievale) aveva «fame» di legname e alcune zone,come i monti del Libano, la penisola Calcidica a nord della Grecia

Storia e geografia non possono essereseparate: perché?

In che senso si può parlaredi eco-storia per l’antichità?

Quali erano i confini del mondoconosciuto dai Greci?

Toponomastica

Parola derivata dal greco, che indica lostudio dei nomi di luogo. Spesso i nomirinviano a un lontano passato.

Usare l’atlante geograficoMolti esercizi di questo libro richiedono l’usodell’atlante geografico, essenziale per avereun’idea precisa dei luoghi, dell’ambientefisico. Per risolverli sono sufficienti le tavoleraccolte alla fine di questo volume. È benecomunque tenere sempre a portata di manoun atlante geografico per collocare nellospazio attuale le località, gli stati e i principalielementi geografici del mondo antico. Saràmolto più facile fissare le conoscenze e allafine si conoscerà meglio anche il mondod’oggi.

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e l’Italia meridionale furono sfruttati con grande intensità in etàgreca e romana, per fornire materia prima alle costruzioni navali,alla realizzazione di strade e alla fondazione di città. In questo volu-me alcuni paragrafi, appositamente contrassegnati, descrivono casiinteressanti o curiosi di «ecostoria».

La descrizione della terra La parola geografia deriva dal greco esignifica sia «disegno della terra», sia «descrizione della terra».Nel suo significato moderno fu usata probabilmente per la primavolta nel III secolo a.C. da un intellettuale greco, Eratòstene di Ci-rene. Era un astronomo e matematico famoso e, fra l’altro, calcolòla lunghezza del meridiano terrestre con buona precisione. La suaopera, dal titolo Geografia, non è arrivata fino a noi, ma sappiamoche era famosa nell’antichità. Nella carta geografica che avevaelaborato, Eratostene divideva il mondo in due parti, separate dauna linea orizzontale, una specie di parallelo, che andava da Cadi-ce (presso lo stretto di Gibilterra) all’Asia centrale. Le terre abitate(che i Greci chiamavano ecumene) si disponevano a nord e a sud diquella linea, che attraversava il Mediterraneo.

Secondo i Greci, il mondo conosciuto era circondato dall’Oce-ano. Nei racconti tradizionali che formano la mitologia greca, Oce-ano era un titano, un essere di sovrumana potenza figlio di Urano(il Cielo) e di Gea (la Terra). In questa massa sconfinata di acquasi trovava la sorgente dei grandi fiumi del mondo: il Nilo nel cuo-re dell’Africa, il Danubio attraverso l’Europa, il Don che scorrevanell’immensità della steppa eurasiatica, l’Indo agli estremi confinidel mondo culturale greco. La storia antica che è oggetto del nostrostudio si svolge quasi tutta all’interno di quel mondo, che aveva ilsuo centro fra il Mediterraneo, il Mar Nero e il Vicino Oriente,dove nacquero le più antiche civiltà. [Fig. 3]

Ecumene

La parola deriva dal verbo greco che significa«abitare» e indica l’insieme delle terreabitate. Ha la stessa radice di oikos, «casa,nucleo familiare»; da questa derivanoparole moderne come ecologia ed economia,cioè, rispettivamente, lo studio della vitanell’ambiente e lo studio di come organizzaree gestire le risorse della casa e dello stato.

Vicino Oriente

La denominazione è usata dagli storicidell’antichità, per indicare l’area checomprende la penisola anatolica, l’Egittoe i territori fra la costa del Mediterraneol’attuale Iraq e l’Iran occidentale. Si trattaevidentemente di un termine coniato inEuropa, rispetto alla quale appunto quelleregioni si trovano a Levante. Nell’usocorrente e per la storia attuale si parla diMedio Oriente per intendere, insieme aquest’area, anche le regioni più a est, fino alPakistan e all’Afghanistan.

Roma

Atene

Cartagine Cirene Alessandria

Assuan Berenice

Babilonia

Susa

Ecbatana

Persepoli

Bactra

Meroe

CELTI

IBERI

ETIOPI

TAURISCI

MAURUSII

NUBISABEI

IRCANI

RodiCreta

Tule

Cerne

CAUCASO

M. DEL TAURO

Taprobane(Ceylon)

PaludeMeotide

Nilo

IassarteOsso

TigriEufrate Indo

Gange

Boristene

PONTOEUSINO

MARECASPIO

MAREERITREO

MARESICULO

O C E A N O A T L A N T I C O O M A R E E S T E R N O

OC E A N O

A T L A N T I C O O M A R E E S T E R N O

Brettania

Libia

Arabia

Persia

Gedrosia

Sogdiana

Scizia

India

3. Il mondo secondo Eratostene, III secolo a.C.

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8 1. Introduzione: storia e geografia

3. Strumenti per la geografiaChe cosa studia la geografia Per molto tempo la geografia ha

avuto il compito di descrivere gli ambienti della Terra e i territoriconosciuti grazie alle campagne militari o esplorati da mercanti emissionari. La geografia quindi è una disciplina antichissima: an-che alle più antiche società era necessario conoscere il territorio pervalutare la disponibilità di acqua, le possibili vie di comunicazione,le risorse naturali…. La conoscenza geografica era necessaria (alloracome oggi) al potere politico: ne vedremo più di un esempio neicapitoli seguenti.

Oggi lo scopo primario della geografia è studiare le relazioni frale caratteristiche di un ambiente naturale e le modalità di insedia-mento umano, le attività economiche, le forme di cultura. Societàumane e ambienti s’influenzano reciprocamente ed è compito dellageografia spiegare il modo in cui questo avviene. [Fig. 4]

La geografia comprende diversi indirizzi. Quanto all’oggetto distudio si può distinguere fra geografia fisica e umana; quanto all’e-stensione si può distinguere fra geografia generale e regionale, comenella tabella che segue.

Geografia fisica(studia i fenomeni naturali dellasuperficie terrestre)

Geografia umana(studia gli aspetti economici, politici,culturali)

Idrologia (acque, marine o continentali)Climatologia (climi)Geomorfologia (forme del terreno)Glaciologia (ghiacciai)Oceanografia (studio dei mari)

Geografia della popolazioneGeografia politicaGeografia economicaGeografia sociale

Geografia generale(fenomeni su scala mondiale)

Geografia regionale(fenomeni relativi a regioni politicheo aree culturali e storiche)

Che cosa studia la geografia?

Quali strumenti usanoi geografi?

Che cos’è il GPS e a cosa serve?

4. Lago di Silvaplana(Engadina, Svizzera) in unaveduta aerea. In questotratto il lago, di origineglaciale, è quasi interrottoda un grande conoide, fattodel materiale trasportatoin epoche preistorichedalle acque provenienti daivalloni che si vedono sullosfondo coperti dal bosco diconifere. Su questo conoideè costruito un insediamentodi antica origine, Silvaplana:una condizione geograficamolto frequente nelle Alpi.Altri segni dell’attività umanasono il ponte, una vecchiastrada attraverso i campi euna moderna circonvallazione.Piccoli nuclei abitati sonodislocati nei dintorni, segnodi un’antica modalità disfruttamento del territorio.FOTO JULES KITANO

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Osservare e interpretare Per interpretare e descrivere territori esituazioni, i geografi seguono un metodo che prevede tre passaggi:l’osservazione, la raccolta e l’elaborazione dei dati, la spiegazione.A questo scopo si servono di strumenti come immagini, carte geo-grafiche e dati statistici.

Nell’esame di un paesaggio (osservato direttamente, oppure at-traverso una foto o un disegno) si dovrà avere cura di riconoscere eclassificare tre tipi di elementi:– gli elementi geografici, come corsi d’acqua, rilievi montuosi,

pianure…;– gli elementi ambientali come la vegetazione e la flora, la fauna,

gli aspetti geologici…;– gli elementi antropici, cioè umani come gli insediamenti, le

attività produttive o commerciali, le infrastrutture come pon-ti, strade, porti….I risultati di questa osservazione dovranno poi essere completati

con informazioni sulla storia del territorio, con eventuali dati sta-tistici sulla demografia e sull’economia per giungere a interpretarecorrettamente le relazioni fra uomo e ambiente in quel territorio.

Carte geografiche Le carte sono lo strumento principale dellageografia; permettono di raffigurare la superficie terrestre secondodiverse scale di riduzione. A questo scopo fanno uso di un gran nu-mero di simboli, per indicare i tipi di coltivazione, gli edifici storicio religiosi, le vie di comunicazione, i corsi d’acqua, i rilievi montuo-si. Questi simboli sono riportati nella legenda della carta.

La cartografia, cioè la tecnica di disegno delle carte geografi-che, ha radici antichissime, ma si è evoluta soprattutto a partire dalRinascimento, grazie alle esplorazioni, agli strumenti per l’osserva-zione e l’orientamento (bussola, cannocchiale) e ai progressi deglistudi di astronomia, geometria e topografia, che hanno permessodi rilevare i dati del terreno e di disegnare su un foglio piano, convarie forme di proiezione, la superficie della sfera terrestre. Oggila costruzione e l’aggiornamento delle carte si basa soprattutto sudati satellitari, cioè trasmessi da satelliti in grado di «fotografare»la superficie terrestre con estrema precisione, e su strumenti infor-matici per il disegno. Non ci sono più, ai nostri giorni, spazi vuotinelle carte per indicare territori sconosciuti; molto diversa era lasituazione per tutto il periodo – l’età antica e l’alto Medioevo – cheè oggetto del nostro studio.

Tipi di carte Le carte possono essere classificate in base alla tipologiadei dati che trasmettono. Le carte fisiche rappresentano i fenome-ni principali della geografia fisica (forme del rilievo, corsi d’acqua,mari, laghi). Le carte politiche trasmettono l’organizzazione politi-co-amministrativa di un territorio; riportano dunque i confini deglistati e delle regioni, gli insediamenti, le infrastrutture come strade,porti, ferrovie. Se nella stessa carta convivono dati di geografia fisicae politica, si parla di carte fisico-politiche. Vi sono poi le carte te-matiche, che raffigurano la distribuzione geografica di un fenomeno(per esempio la densità di popolazione, la produzione industriale, lemigrazioni, i traffici commerciali, una particolare situazione storica).Le cartine storiche sono dunque un particolare tipo di carta temati-ca, così come quelle che illustrano, nei capitoli seguenti, situazioni oproblemi di geografia umana, economica o culturale. [Figg. 5-7]

Scala di riduzione

È una frazione che indica il rapportofra la lunghezza di un segmento sulla cartae la corrispondente lunghezza sul terreno.Per esempio, 1:100.000 (si legge «uno acentomila») significa che un centimetro sullacarta corrisponde a centomila centimetri(cioè a mille metri) nella realtà. Più ildenominatore è piccolo, più la carta è riccadi particolari. Di frequente al posto dellafrazione si trova una scala grafica, cioè unsegmento con l’indicazione della lunghezzacorrispondente. Le carte possono essereclassificate anche in base alla scala, comemostra la tabella.

Oltre 1:30.000.000Planisferi emappamondi

Rappresentano tuttala Terra.

Da 1:1.000.000 a1:30.000.000Carte geografiche ogenerali

Riproducono interistati o continenti conpochi dettagli.

Da 1:100.000 a1:1.000.000Carte corograficheo regionali

Rappresentanointere regioni.Le carte stradaliappartengono aquesto gruppo.

Da 1:10.000 a1:100.000Carte topografiche

Riproducono piccoleparti di territoriocon molti dettagli.Le carte dei sentieriappartengono aquesto gruppo.

Da 1:10 a 1:10.000Mappe o piante

Servono ariprodurre edifici,quartieri o città conmoltissimi dettagli.

Orientamento e cartografia

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10 1. Introduzione: storia e geografia

Tabelle, grafici e cartogrammi La conoscenza geografica si basasu una gran quantità di dati statistici raccolti da istituzioni statali osovranazionali, oppure da gruppi di ricercatori indipendenti. I temisono assai vari: dalla demografia all’economia, ai fenomeni sociali(come la religione, l’analfabetismo, la povertà). Questi dati posso-no essere organizzati in forme diverse, a seconda della complessi-tà e dell’uso che si deve farne. La forma più semplice è la tabella,quando si tratta di dati di immediata comprensione. Più spesso si faricorso alla costruzione di grafici per rendere visibile una tendenzanel tempo o l’incrocio di vari dati.

I grafici sono di vario tipo [Figg. 8-9]:– areogrammi (o diagrammi a torta) per rappresentare la divisio-

ne in parti di un fenomeno;– diagrammi in forma lineare per mostrare l’andamento di un fe-

nomeno nel tempo. Un tipo di diagramma piuttosto complessoè il diagramma climatico, che riporta in uno stesso grafico i datidella temperatura e della piovosità, mese per mese, in una certalocalità;

– istogrammi per confrontare uno stesso dato (per esempio ilreddito) in diverse regioni o situazioni. Un istogramma moltoimportante è la piramide demografica (o piramide delle età),che mostra la percentuale di popolazione di un paese attribuitaalle diverse classi di età. [→ Cap. 3]

A volte è utile mescolare insieme strumenti grafici diversi, peresempio sovrapporre a una carta tematica altri elementi come dia-grammi a torta o tabelle. Si ottengono allora dei cartogrammi. Unparticolare tipo di cartogramma sono le metacarte: carte geogra-fiche nelle quali i diversi paesi sono al loro posto, ma raffigurati informa schematica e in dimensioni proporzionali alla grandezza cherappresentano. In questo modo risulterà evidente a prima vista qua-li sono gli stati più grandi o quelli più popolosi, quelli più ricchi dipetrolio o quelli economicamente più arretrati.

Le immagini da satellite Un tempo le carte topografiche pote-vano essere disegnate solo con l’esplorazione e il rilievo diretto delterritorio. Importanti passi avanti furono fatti con la fotogramme-tria, cioè con particolari tecniche di fotografia aerea. Da qualchedecennio sono state sviluppate tecniche di telerilevamento, checonsistono nel rilevare a distanza (da un aereo o da un satellite ar-tificiale) con appositi sensori le radiazioni elettromagnetiche as-sorbite o riflesse dagli oggetti sul terreno. Questi dati vengono poitrasmessi a una stazione a terra ed elaborati.

Grazie ai satelliti è possibile anche «mappare» fenomeni chenon sarebbero fotografabili da terra (per esempio l’area di mareinquinata dalla fuoriuscita di petrolio da una petroliera, lo sciogli-mento dei ghiacci artici o antartici). Il telerilevamento è dunqueutile anche per lo studio dei problemi ambientali.

Le immagini satellitari non sono fotografie nel senso tradizio-nale; non sono cioè immagini dirette di ciò che viene osservato,ma una serie di dati che vengono rielaborati con appositi program-mi informatici e trasformati in carte a colori particolareggiate e diestrema precisione.

La presenza di una rete di satelliti in orbita intorno alla terra hareso possibile lo sviluppo di un sistema di localizzazione di estrema

Metacarta

Il prefisso meta- deriva da una preposizionegreca che significa «oltre, dopo» e in molteparole composte indica trasformazione etrasferimento o successione. Una metacartaè dunque una carta trasformata in modo davisualizzare dati.

Più di 1000

Densità abitativaper km2

500-999400-499300-399200-299100-1990-99

7. Un esempio di carta tematica: la densità dipopolazione in Italia.

MarsigliaTolone

Nizza

Digne

AvignoneNîmes

Montpellier

Mende

Perpignan

Monviso3841R

od

an

oGolfo

del Leone

MAR MEDITERRANEO

Languedoc-Roussillon

Provence-Alpes-Côte d’Azur

RhôneAlpes

5. Un esempio di carta fisica: la Provenza,nella Francia meridionale.

Perugia

L'Aquila

ROMA

MARE

ADRIATICO

MAR

TIRRENO

LivornoArezzo

Viterbo

Macerata

Ascoli Piceno

Terni

Rieti

LatinaFrosinone

Teramo

Chieti

Pescara

Siena

Grosseto

Isernia

FermoToscana

Umbria

Marche

Abruzzo

Lazio

6. Un esempio di carta politica: le regionidell’Italia centrale.

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precisione, il GPS (Global Positioning System). Con appositi rice-vitori è possibile avere in ogni momento l’esatta localizzazione. Suquesta base tecnologica si basano anche i navigatori satellitari, or-mai diffusissimi. Vi sono anche sistemi GPS per l’escursionismo,ma questo non consente di rinunciare alla capacità di leggere la car-ta topografica (così come è bene mantenere l’abitudine e la capacitàdi usare in maniera autonoma le carte stradali).

Per i geografi le immagini satellitari sono una fonte di informa-zione da affiancare alle fotografie tradizionali, alle stampe, ai dise-gni e a tutti i mezzi per rendere una condizione geografica in formavisuale. [Fig. 10]

temperature (in C°)

Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic

precipitazioni (in mm)

Stoccolmapianura23%

montagna35%

Ripartizionedel territorio

italiano

collina42%

8. Areogramma: la ripartizione del territorioitaliano in base all’altitudine.

9. Diagramma climatico: temperatura e piovosità nei diversi mesi dell’anno aStoccolma.

10. La pianura campanavista dal satellite. La fotosatellitare (ripresa nel 2003)mostra l’area del Vesuvio e laregione circostante, fittamenteantropizzata fin dall’età greca eromana.FOTO INTERNATIONAL STATION NATIONALLABORATORY / NASA

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12 1. Introduzione: storia e geografia

Calotta polare artica

Calotta polare antartica

Zona temperata boreale

Zona temperata australe

Zona calda intertropicale

Equatore

Tropico del Cancro

Tropico del Capricorno

Circolo Polare Antartico

CircoloPolareArtico

Foresta pluviale(Regione equatoriale)

Zone calde

Savana(Regione subequatoriale)

Steppa tropicale(Regione arida)

Deserto caldo(Regione arida)

AMBIENTI DELLE ZONE CALDE

La regione equatoriale (o della foresta pluviale) è carat-terizzata da alte temperature e alta piovosità costanti tuttol’anno; non è possibile distinguere le diverse stagioni. Que-sto clima favorisce la crescita della foresta pluviale, una fo-resta fittissima di latifoglie perlopiù sempreverdi con alberialti decine di metri, rampicanti, felci giganti, liane. In questoambiente vive oltre la metà delle specie di piante della Terrae un’immensa varietà di animali.

La regione subequatoriale (o della savana) s’incon-tra allontanandosi dall’Equatore in direzione dei tropici.In questa zona vi è una netta distinzione fra due stagioni,quella secca (l’inverno) e quella umida (l’estate). La vege-tazione naturale è quella della savana, caratterizzata da alteerbe perenni, che sono rigogliose nella stagione delle pioggee s’inaridiscono nella stagione secca. Gli alberi sono in pre-

valenza baobab e acacie, resistenti alla siccità. Qui vivono igrandi erbivori come l’elefante, il rinoceronte, la giraffa, lazebra e molte specie di antilopi, insieme ai carnivori comeleoni, ghepardi e iene.

La regione arida (o delle steppe tropicali e dei deser-ti caldi) si trova in corrispondenza dei tropici, al di là dellafascia della savana. Sono luoghi caratterizzati da temperatu-ra molto alta e da scarsissima piovosità, con un’escursionetermica fra il giorno e la notte elevatissima. Nelle steppetropicali, che circondano i deserti, crescono solo erbe; neideserti la vegetazione è assente o scarsissima, costituita dapiante grasse o bassi cespugli. L’ambiente è caratterizzatoda distese sabbiose o sassose, con dune di sabbia accumula-te dal vento o montagne rocciose aspre e spoglie. Solo nelleoasi la vegetazione si fa rigogliosa, con piante preziose per

Quadri di storia mondialeIl quadro ambientale

Foresta mediterranea(Regione temperata calda)

Zone temperate

Foresta di caducifoglie(Regione temperata fresca)

Taiga(Regione temperata fredda)

Steppa temperata(Regione arida)

Deserto freddo(Regione arida)

Tundra(Regione subpolare)

Zone fredde

Gelo perenne(Regione polare)

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l’alimentazione come le palme da datteri. Le oasi cresconoin corrispondenza di una falda acquifera sotterranea; spessosono artificiali, cioè frutto della cura delle comunità del de-serto che costruiscono pozzi e praticano la coltivazione diorti e la piantagione di palme.

AMBIENTI DELLE ZONE TEMPERATE

In generale si riconoscono in questa fascia tre tipi di clima:mediterraneo, continentale e oceanico.

Il clima mediterraneo, tipico delle aree costiere alle me-die latitudini, è caldo e abbastanza arido. L’ambiente ori-ginario è la foresta mediterranea, costituita da aghifogliecome il pino marittimo e da latifoglie come il leccio e l’al-loro, ma anche da arbusti. L’intervento dell’uomo nel corsodei secoli ha ridotto di molto la presenza delle foreste, sosti-tuite in gran parte delle zone costiere dalla macchia medi-terranea fatta di soli arbusti. In questo ambiente è diffusa lacoltivazione della vite, dell’ulivo, degli agrumi.

Nelle regioni più lontane dal mare il clima continentaleè caratterizzato da inverni lunghi e freddi e da estati brevie calde, con moderate precipitazioni. Il clima oceanico, ti-pico della parte occidentale dell’Europa e dell’America, èinvece più piovoso, ma con temperature più miti. L’ambien-te originario di queste regioni è costituito dalla foresta di

latifoglie (oggi soprattutto querce, betulle, aceri, faggi), chenell’antichità ricopriva gran parte dell’Europa e dell’Ame-rica settentrionale e che oggi si è fortemente ridotta a causadella pressione antropica. Procedendo verso nord, la forestadi latifoglie si mescola alla foresta di conifere (come abeti epini), alla quale lascia il posto nelle regioni più fredde.

Nelle zone più interne a clima continentale si estendonoanche ambienti di prateria e di steppa arida (come la pusztaungherese, la pampa argentina e certe zone dell’Australia),adatte all’allevamento di bestiame allo stato brado.

AMBIENTI DELLE ZONE FREDDE

Le temperature sono quasi sempre sotto lo zero, le estati bre-vi, le precipitazioni scarse e l’ambiente inospitale.

Fino al circolo polare artico si estende la fascia della tai-ga, la foresta di conifere, che alle latitudini più basse si me-scola con la foresta temperata di latifoglie, soprattutto betul-le. Nella taiga vivono alci, renne, linci. Più a nord gli alberinon riescono a crescere perché il terreno è ghiacciato; iniziala tundra, costituita da muschi, licheni e piccoli cespugli.

Alle latitudini estreme è infine l’ambiente polare: a norduno strato ghiacciato che copre il mare (la banchisa polare);a sud un immenso continente ricoperto di ghiacci perenni.

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A Il popolamento della terra

Capitolo 2Natura e cultura:tappe della preistoria

1. L’umanità in cammino2. Il clima nella preistoria3. Il Paleolitico superiore4. La trasformazione del Neolitico5. Dal Neolitico all’età dei metalli

Laboratorio per le competenze

Capitolo 3 GEOGRAFIA OGGI

Popolazione mondialee demografia

1. La crescita della popolazionemondiale

2. Demografia e societàLaboratorio per le competenze

Quadri di storia mondialeIl mondo dell’allevamento edell’agricolturaPercorsi di cittadinanza attivaDiversi, ugualiCompiti di realtà

Questa sezione tratta il progressivopopolamento della Terra dal punto divista storico e geografico.Con una lunghissima serie di scambigenetici e culturali, elaborando lerisposte culturali più adatte allediverse condizioni, la nostra specie hapopolato il mondo intero.Dopo essere cresciuta lentamenteper migliaia di anni, la popolazionemondiale ha preso un ritmo di crescitamolto rapido negli ultimi due secoli.I demografi e gli storici ne spiegano lecondizioni e le modalità di sviluppo.

A. IL MONDO DI OGGI

Densità della popolazione mondialeIl livello più basso (meno di unindividuo per km2) caratterizzò ilpopolamento della Terra per quasi tuttala preistoria. Solo con l’introduzionedell’allevamento e dell’agricoltura lapopolazione cominciò a crescere.

Osserva la carta e rispondi.• Quali sono le tre aree del mondo con le

maggiori densità di popolazione? Se nonricordi i nomi, consulta l’atlante alla fine delvolume.

• Le densità non sono uniformi all’interno diciascuna regione. Come te lo spieghi?

• Come spieghi la presenza di tante zonequasi disabitate?

• Scrivi una breve didascalia mettendo aconfronto le due fotografie, entramberelative a un continente molto popolato.

Folla di persone ad Amsterdam.© JAN KRANENDONK/SHUTTERSTOCK

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B. LA LINEA DEL TEMPO

Andamento della popolazione mondialenegli ultimi 12.000 anniPer moltissimo tempo la popolazionecresce assai poco, mentre negli ultimi duesecoli si nota una decisa impennata.

Leggi il grafico e rispondi.• Per quale motivo, secondo te, per tutta la

preistoria la popolazione crebbe pochissimo?• C’è un periodo molto lungo nel quale la

popolazione non crebbe: quale?• Ricordi quali importanti progressi, fra

Settecento e Ottocento, favorirono la crescitadella popolazione?

C. PAESAGGI DELLA STORIA

Il Sahara verdeFra 10.000 e 6000 anni fa il Sahara era una regionepiuttosto umida e verdeggiante: i gruppi umani chelo abitavano raffigurarono nelle loro incisioni rupestrianimali della savana (felini, giraffe, antilopi, elefanti).Circa 5000 anni fa l’avanzata del deserto spinse peròquelle genti verso la valle del Nilo, dove più tardi sisviluppò la civiltà egizia.Nel Sahara orientale si trovano molte tracce di fiumie laghi scomparsi. A grande profondità si estendeuna grande riserva d’acqua, residuo di quelle anticheepoche, il cosiddetto Acquifero arenario nubiano: unlago fossile con 150.000 km3 di acqua dolce.

100 o più

Abitanti per chilometro quadrato

Da 50 a 99

Da 25 a 49

Da 10 a 24

Da 1 a 9

Meno di 1

2000

mil

ion

id

iin

div

idu

i

10 000 a.C.

8000

1000

2000 d.C.a.C. / d.C.2000 a.C.

Anno Popolazione(milioni)

10.000 a.C. 6

2000 a.C. 72

1300 a.C. 100

a.C. / d.C. 250

1000 250

1750 771

1804 1000

1927 2000

2012 oltre 7000

D e s e r t o d e l S a h a r a Acquiferoarenario nubiano

Nilo

MAR MEDITERRANEO

OCEANO

ATLANTICO

GOLFO

DI GUINEA

MAR

ROSSO

EGITTO

SUDAN

LIBIA

ALGERIA

MAURITANIA

MALI

CIAD

NIGER

Valle di Preone, Friuli.© DARIO ZANNIER

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16 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

PAROLECHIAVE

Età paleoliticaI gruppi umani vivono di caccia e raccolta

NomadismoTecnologia della pietra scheggiata

Nel corso della preistoriai gruppi umani passaronolentamente dai sistemidi ricerca ai sistemi diproduzione del cibo, condecisivi cambiamenti nellamentalità, nelle forme divita sociale e nell’ambiente.

Osserva la carta e la linea del tempo,poi rispondi.

1. Qual è il nome della specie alla qualeciascuno di noi appartiene?

2. Quali furono le tappe della diffusionedi Homo sapiens?

3. Quali innovazioni modificarono lacondizione dei gruppi umani? Quando?

4. Come vengono chiamate le età dellapreistoria caratterizzate, rispettivamente,dalla caccia/raccolta e dall’agricoltura/allevamento?

In autonomia5. Nel capitolo si parla di cambiamenti

nell’ambiente, naturali o prodottidall’uomo. Quali? Cerca la rispostascorrendo rapidamente i sottotitoli.

2. Natura e cultura:tappe della preistoria

La diffusione di Homo sapiens.A. Le più antiche tracce della nostraspecie (Homo sapiens) si trovano in Africacentro-orientale e meridionale e risalgonoa circa 200.000 anni fa. Homo sapiens sidiffuse poi in altre parti del continente efuori dall’Africa. Circa 40.000 anni fa i nostriantenati vivevano anche in Europa, Cina,Siberia e Indocina.

B. L’Oceania quasi certamente fu raggiuntada gruppi umani fra 40 e 35.000 anni fa, conil superamento di lunghi tratti di mare.C. Per ultimo fu raggiunto il continenteamericano. Gruppi di Homo sapiens vientrarono da nord-ovest, dalla Siberia,in diverse ondate fra 25 e 15.000 anni fa,attraverso un corridoio di terre emerse

che allora esisteva in corrispondenzadell’attuale stretto di Bering a causa di unafase climatica glaciale.D. Circa 13.000 anni fa c’erano ormaigruppi di Homo sapiens anche in tutto ilcontinente americano, fino alla Terra delFuoco.

evoluzionenatura /cultura

glaciazionicaccia /raccolta

transizioneneolitica

agricoltura /allevamento

metallurgia villaggio

Africacentro-orientale

150-100 000

Americameridionale

13 000

Americasettentrionale

14 000

Australia40 000

NuovaGuinea40 000

Giappone30 000

Siberia35-25 000

Qafzeh90 000

Europa40 000

Strettodi Bering

Strettodi Bering

OCEANO

INDIANO

OCEANO

PACIFICO

OCEANO

PACIFICO

OCEANO

ATLANTICO

9000/5000 anni fa12.000 anni fa30.000/18.000 anni fada 100.000 anni fa

Fine glaciazionedi Würm e

miglioramentoclimatico in Europa

Pitture nellecaverne: animali,scene di caccia,

figure umane

Inizia diffusionedi Homo sapiens fuori dall’Africa

Età neoliticaPrime forme di agricoltura

e allevamento

Sedentarietà e primivillaggi

Pietra levigata, ceramica

Estensione glacialecirca 20.000 anni fa

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1. L’umanità in camminoIl vantaggio di camminare su due gambe Circa 4-3 milioni

di anni fa, in un ambiente di savana e di prateria, nella parte cen-tro-orientale e meridionale del continente africano, si diffusero gliaustralopiteci, animali appartenenti alla famiglia zoologica degliOminidi [*]. Questi esseri si caratterizzavano per la postura erettae l’andatura bipede: erano cioè capaci di reggersi in piedi e cammi-nare sui soli arti posteriori senza aiutarsi con quelli anteriori, comeinvece fanno le scimmie antropomorfe. [Fig. 1]

Nei lunghissimi tempi dell’evoluzione [*], la postura eretta fa-vorì due modifiche fondamentali: la capacità di usare le mani comestrumenti di precisione e l’aumento delle dimensioni del cervello,dovuto al fatto che aumentavano le connessioni nervose necessarieper svolgere lavori più complessi.

All’evoluzione biologica si deve l’ominazione, cioè l’emerge-re del genere umano con caratteristiche proprie. Non dobbiamopensare all’evoluzione umana come a un processo lineare che parteda una forma arcaica e si perfeziona fino all’uomo moderno. Oggisi conoscono infatti molte specie estinte appartenenti al genereHomo, anche fra loro contemporanee, che si svilupparono in am-bienti e aree geografiche diversi o parzialmente sovrapposti. Alcunedi esse si trasformarono e diedero origine a una nuova specie, altresi estinsero: l’albero genealogico dell’umanità è stato paragonatodagli studiosi a un intricato cespuglio.

Come si è diffusa la nostra specie,Homo sapiens, nei continenti?

Che cosa ha significato, perl’umanità, la capacità di comunicarecon la parola e di dominare il fuoco?

In quali fasi viene suddivisala preistoria?

L’Africa orientale e i primi ominidi

Evoluzione In biologia, processoattraverso il quale le specie viventi– animali e vegetali – si sonomodificate e differenziate lungomilioni di anni, dalla comparsadelle prime forme di vita fino agliesseri più complessi. La teoriadell’evoluzione è stata propostada Charles Darwin nel 1859 eperfezionata nel XX secolo con glistudi di biologia e genetica. Darwinindividua la causa dei cambiamentievolutivi nella selezione naturale.Secondo tale principio, in naturasopravvivono di più gli individui chemeglio si adattano alle condizioniambientali; essi trasmettono lecaratteristiche «vincenti» alla loroprole per via ereditaria, innescandoun processo evolutivo che in tempilunghissimi trasforma la specie.

Specie Livello di base nellaclassificazione degli organismiviventi.

Classificazione (in biologia)Raggruppamento sistematico degliorganismi viventi e fossili in basealle loro caratteristiche biologiche.Le categorie che interessano inquesto capitolo sono: specie,genere (insieme di specie), famiglia(insieme di generi), ordine (insiemedi famiglie).

Ominidi Famiglia appartenenteall’ordine dei Primati. Allo stessoordine appartengono anche lescimmie, e fra esse le scimmieantropomorfe (dal greco, «di formasimile all’uomo»): scimpanzé,gorilla, orangutan. La famiglia degliOminidi, che si distingue per lapostura eretta e l’andatura bipede,comprende i generi Australopithecuse Homo. Ciascun genere èrappresentato da diverse specie,viventi o estinte. Di tutte le specie diominidi, l’unica tuttora esistente èHomo sapiens.

Le parole…della classificazione zoologica e dell’evoluzione

1. Una passeggiata fossile: impronte lasciateda ominidi di 3,7 milioni di anni fa a Laetoli inTanzania (Africa sud-orientale).FOTO J. READER

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18 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

L’origine africana del genere umano La più antica specie uma-na, Homo habilis, è documentata in Africa da resti fossili di circa2,5 milioni di anni fa.

Un progresso decisivo si ebbe circa 1,9 milioni di anni fa conHomo ergaster (cioè «lavoratore»), un ominide di corporaturasnella che fu probabilmente il primo a usare ciottoli scheggiatiadatti a tagliare le pelli e a spezzare le ossa degli animali morti permangiarne il midollo.

Da Homo ergaster derivarono le specie umane che per prime la-sciarono tracce fuori dall’Africa.

Recenti ritrovamenti permettono di affermare che 1,8 milionidi anni fa il genere Homo era presente nel Caucaso. I più antichi in-dividui rinvenuti in Europa occidentale (nella Sierra di Atapuerca,in Spagna) sono attribuiti alla specie Homo antecessor, cioè «esplo-ratore» e sono datati fra 1,2 e 0,8 milioni di anni fa. Le specie dif-fuse in Asia (Cina, India, Indonesia) vengono indicate come Homoerectus e i loro resti risalgono a un arco di tempo lunghissimo, da1,8 a 0,3 milioni di anni fa.

Gli studiosi ipotizzano che vi sia stata una seconda «uscita

2. Ascia a mano scheggiata con tecnicabifacciale, uno strumento già abbastanzaversatile.FOTO J. VERTUT

3. Ricostruzionedella capanna diTerra Amata (pressoNizza), riferita a Homoheidelbergensis circa400.000 anni fa.

4. Le varietà di Homo e le uscitedall’Africa: il «cespuglio» dell’evoluzioneumana in forma semplificata.

2 milioni di anni fa 1 milione di anni fa oggi

prima diffusione di Homo

Homo abilis

seconda diffusione di Homo diffusione di Homo sapiens

Europa e Vicino Oriente

Africa

Asia orientale

Homo antecessor

Homo erectus

Denisoviani(Homo heidelbergensis)

Homoheidelbergensis

Homosapiens

Homo heidelbergensisHomoneanderthalensis

Homo ergaster

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dall’Africa» intorno a 780.000 anni fa. Ne fu protagonista unaspecie più evoluta, detta Homo heidelbergensis dalla località, Hei-delberg in Germania, dove fu riconosciuta per la prima volta. Que-sta specie mostra una tecnologia più avanzata: la scheggiatura bi-facciale della pietra, che permetteva di ottenere asce taglienti edefficaci. Homo heidelbergensis è documentato in Africa, in Cina ein Europa occidentale. Sapeva fare un uso controllato del fuoco,costruiva capanne e aveva elaborato alcune forme di vita sociale.[Figg. 2-3]

La diffusione di Homo sapiens Il definitivo popolamento delpianeta fu opera di un’altra specie, Homo sapiens, l’uomo anatomi-camente moderno.

Il cranio aveva forma arrotondata, con la fronte larga e alta. Ledimensioni del cervello erano analoghe a quelle degli esseri umanidi oggi. I denti incisivi e molari erano più piccoli rispetto alle spe-cie più antiche. Lo scheletro era meno massiccio, ma il bacino eradiventato più avvolgente, così da permettere – nelle femmine – piùampie dimensioni del canale del parto, necessarie per far nascerefigli con un cranio più grande. La tecnica di lavorazione della pietrapermetteva di costruire utensili efficaci: raschiatoi, lame e strumen-ti appuntiti.

Gli studi più recenti confermano che Homo sapiens ha avuto ori-gine circa 200.000 anni fa, distaccandosi da Homo heidelbergensis,in Africa orientale e meridionale: questo continente viene dunquedefinito a buon diritto la «culla dell’umanità». [Fig. 4]

Dopo essere rimasto circa centomila anni in Africa, Homo sa-piens si diffuse su tutti i continenti in tempi relativamente brevi. Isette miliardi di esseri umani che vivono oggi sulla Terra apparten-gono tutti alla specie Homo sapiens, «l’uomo che sa». [→ carta p. 16]

L’incontro con una specie «cugina» Durante la diffusione diHomo sapiens, in Europa, Siberia e Asia meridionale erano ancorapresenti specie umane più arcaiche, che però in momenti diversigiunsero all’estinzione.

In un vastissimo territorio fra l’Europa e l’Asia occidentale vi-veva Homo neanderthalensis, l’Uomo di Neandertal, così chiama-to dalla valle presso Düsseldorf, in Germania, dove furono fatti iprimi ritrovamenti. Gli studiosi ipotizzano che questa specie si siaoriginata, circa 250.000 anni fa, dalla variante europea di Homoheidelbergensis: per questo la consideriamo una specie «cugina».

I Neandertaliani hanno lasciato tracce di sepoltura dei morti,un’attività che testimonia un certo sviluppo delle capacità di pen-siero. [Fig. 5] Probabilmente all’interno dei loro gruppi ci si prende-va cura di vecchi e malati. Con la diffusione della specie moderna,che era dotata di attrezzi più efficaci e forse era più aggressiva, rapi-damente l’Uomo di Neandertal si trovò confinato in zone semprepiù sfavorevoli e si estinse circa 28.000 anni fa.

La chiave del successo: la parola e l’uso del fuoco Il successoplanetario di Homo sapiens fu dovuto allo sviluppo funzionale delcervello – che lo rese capace di costruire strumenti sempre più effi-caci e di elaborare idee – e all’attitudine a cooperare con i membridel gruppo. Decisiva fu l’elaborazione di un linguaggio parlato:risultato di un’evoluzione che combinava modificazioni dell’appa-rato vocale con cambiamenti nella struttura del cervello. [Fig. 6]

5. Ricostruzione della sepolturaneandertaliana di Shanidar, nel Kurdistaniracheno, circa 60.000 anni fa.Il defunto era deposto coricato su un fianco.Pollini di fiori e semi di alcune piantemedicinali trovati sullo scheletro hannofatto pensare a una cerimonia funebre, mapotrebbero anche essere frutto del caso.HOOPERMUSEUM, MUSEO VIRTUALE DI STORIA, OTTAWA

6. Conformazione del tratto vocale nellescimmie e nell’uomo. In Homo sapiens lasezione verticale (laringe, corde vocali efaringe) è lunga come quella orizzontaledalle labbra al palato: questo rende possibilel’articolazione di tutte le vocali e consonantidelle diverse lingue. L’Uomo di Neandertalaveva il tratto verticale più corto; questo fapensare che potesse elaborare un linguaggioparlato più rudimentale. Alla nascita il trattovocale umano non è ancora definitivamenteformato; questo spiega perché sia necessariotanto tempo per imparare a parlare.

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20 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

La capacità di parlare permise ai gruppi umani di coordinare leazioni, di trasmettere conoscenze tecniche e tramandare la memo-ria del gruppo, di sviluppare forme di arte: in una parola, di costru-ire una cultura [*]. Lentamente maturarono le condizioni per unsorpasso di fondamentale importanza, che ebbe luogo negli ulti-mi millenni della preistoria: l’evoluzione culturale (attraverso latecnica, il pensiero e la parola) portò gli esseri umani a superare ivincoli dell’evoluzione biologica.

Un altro elemento fondamentale per l’affermazione dell’uomomoderno fu la capacità di produrre il fuoco, di accenderlo. Il domi-nio del fuoco rese più stabili i gruppi umani, accrebbe la loro sicu-rezza e rese più confortevoli le loro dimore. Cuocere i cibi, man-giare insieme intorno al focolare, ascoltare i racconti degli anzianiesperti e dei cacciatori più coraggiosi fu un «collante» essenzialeper quei piccoli gruppi dalla vita difficile e precaria. Più tardi la pa-dronanza del fuoco fu alla base delle tecniche di lavorazione dellaceramica e dei metalli. [→ Cap. 2.4 – 2.5]

I tempi della preistoria Per orientarsi nei lunghissimi tempi del-la preistoria si fa riferimento alla tecnologia di cui gli esseri uma-ni disponevano (vedi tabella). Le date servono solo come punto diriferimento generale; infatti, il passaggio da una fase all’altra dellapreistoria avvenne in momenti diversi nelle varie regioni del mondo.

Paleolitico (età paleolitica,cioè, dal greco, «della pietra antica»)

Da circa 2 milioni di anni fa a circa 12.000anni fa.Nel periodo più recente (il Paleoliticosuperiore, da circa 35mila anni fa) Homosapiens s’impone come unica specie umana.Una fase di transizione fra 12 e 10.000 annifa prende il nome di Mesolitico («della pietradi mezzo»).

Gli esseri umani costruiscono strumenti dipietra scheggiata o di osso. Vivono di cacciae raccolta: si spostano in piccoli gruppialla ricerca di prede e raccogliendo fruttispontanei. Abitano in ripari sottoroccia e ingrotte, poi in capanne di pelli, ossa e legno.Nel Mesolitico la tecnologia della pietra èassai raffinata: si ricavano schegge in serieda un unico nucleo di roccia silicea (selce).

Neolitico (età neolitica,cioè «della pietra nuova»)

Da circa 10.000 a 6/7000 anni fa. La tecnica di levigatura permette dicostruire strumenti più efficaci.Prime forme di allevamento e inizidell’agricoltura.Primi villaggi, ceramica e tessitura.

Età dei metalli(del Rame, poi del Bronzo)

Il primo metallo utilizzato, circa 6/7000 annifa, è il rame, facile da fondere.Intorno a 5000 anni fa si perfeziona latecnica di fusione del bronzo, una lega dirame e stagno.

Villaggi, scambi e prime società complesse.Durante l’età del Bronzo alcune societàfanno il loro ingresso nella storia,elaborando le prime forme di scrittura e leprime organizzazioni statali.

Cultura Il termine designa tutto ciòche l’uomo sa fare, sia materialmente(oggetti, strumenti, culturamateriale) sia mentalmente (lingua,tradizioni, visione del mondo, modidi apprendere, cultura simbolica).Sono capacità che non si ereditanogeneticamente – come accadeinvece per le caratteristiche fisichee la funzionalità degli organi vitali

– ma vengono apprese, trasmesse esviluppate nella vita sociale. È graziealla cultura che possiamo trasformarel’ambiente naturale, costruendostrumenti, o adattarci ad esso.Nel linguaggio quotidiano, si usa laparola cultura anche per intenderel’insieme delle conoscenze e dellecapacità (il «bagaglio culturale») diciascun individuo.

Antropologia culturale È la scienzache studia le culture. I gruppiumani e le società esprimonodiverse tradizioni culturali,che corrispondono a modellidi comportamento e a forme dipensiero caratteristiche.

Le parole…dell’antropologia culturale

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2. Il clima nella preistoriaLe glaciazioni L’intera vicenda del genere uma-no si svolge nell’era geologica detta Quaternario,iniziata circa due milioni di anni fa. In questo perio-

do la situazione climatica sulla Terra è cambiata più volte: lunghefasi fredde, le glaciazioni, si sono alternate a periodi interglacialipiù temperati e umidi. Si modificarono dunque più volte le condi-zioni di vita sulla terra e la distribuzione di animali e piante. Lastoria dell’umanità, fin dall’inizio, è una storia di migrazioni allaricerca di un ambiente favorevole e di cibo.

La conoscenza delle oscillazioni climatiche si basa su tecnologierecenti. Fra esse, ricordiamo lo studio dei sedimenti depositati sulfondo di oceani e mari o nei ghiacciai, l’analisi dei resti di fauna edi pollini inglobati nei vari strati geologici e archeologici. Questicambiamenti climatici sono stati spiegati in modi diversi, con va-riazioni dell’orbita terrestre o dell’attività solare, oppure con fasi difortissima attività vulcanica. [Fig. 7]

Durante le fasi glaciali aumentavano lo spessore e l’estensionedelle calotte polari, si abbassava di molto il limite delle nevi perma-nenti, i ghiacciai delle grandi catene montuose scendevano a coprirevalli e pianure sotto uno spessore di ghiaccio di centinaia di metri.L’ambiente vegetale e la fauna si adattavano: scendevano di quota esi spostavano verso sud animali e piante tipici della montagna e degliambienti nordici. La linea delle coste cambiava: il livello dei mari siabbassava di molto perché grandi quantità di acqua erano trattenutenei ghiacciai. [Figg. 8-9]

Nella più recente delle glaciazioni, detta di Würm (fra 80.000 e12.000 anni fa) il livello del mare si abbassò di almeno 130 metri,lasciando allo scoperto ampi tratti delle piattaforme continentali:lo stretto di Bering fra Siberia e Alaska si trasformò in una larga fa-scia di terraferma. Il fatto che tanta acqua fosse bloccata ridusse an-

Che cosa sono le glaciazioni?

In che modo i cambiamenti del climainfluenzarono la preistoria umana?

1.000.000 anni fa

Periodo glaciale Periodo interglaciale

4000 anni fa700012.00020.00050.000100.000200.000500.000

WürmMindelGünz Riss

7. Le ultime glaciazioni. In Europaquesti fenomeni prendono il nome daalcuni affluenti del Danubio, nelle cuivalli sono state riconosciute importantitracce. L’episodio corrispondente a Würmnell’America settentrionale viene chiamatoWisconsin, dall’omonimo stato americano.

8. Spaccato della grotta Cosquer, nei pressidi Marsiglia (Francia). Scoperta nel 1991,questa grotta si trova nel mare a circa37 metri di profondità. Durante l’ultimaglaciazione il livello dell’acqua era moltopiù basso e la grotta venne frequentata dagruppi umani fra 27.000 e 19.000 anni fa.La costa, che oggi è il regno della macchiamediterranea, era occupata da ampi tratti disteppa e da foreste di pino silvestre e betulle.

9. Figura di cervo nellagrotta Cosquer. Sulsoffitto della grotta(forse usata per ritilegati alla caccia) ci sonoraffigurazioni di animalie di mani umane.

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22 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

La linea ondulata delle temperature medie negli ulti-mi ottomila anni mostra che nel periodo interglacialein cui viviamo si verificano oscillazioni rilevanti, cheinfluenzano l’ambiente vegetale e la fauna, le attivitàumane e il paesaggio. [Fig. A]Attualmente la temperatura media mondiale è in au-mento, ma il grafico mostra che è tuttora più bassa ri-spetto all’epoca delle più antiche civiltà. Sembra peròche da decenni anche le attività umane siano respon-sabili di un’accelerazione del riscaldamento. Affronte-remo questo problema nel secondo volume.Dietro l’andamento sinuoso del grafico possiamo im-maginare lo sfondo ambientale delle società umane ei cambiamenti nelle condizioni di vita. Ma la tempera-tura è solo una parte del clima; bisogna tenere contodell’umidità o dell’aridità, legate a fattori come le cor-

renti marine e la disposizione dei venti.Per le fasi di clima migliore e più stabile possiamoimmaginare nuovi terreni messi a coltura a quote piùalte, un aumento degli insediamenti e della popola-zione, condizioni di vita più salubri. Al contrario, climipiù instabili e freddi implicano abbandono di colture,aumento delle zone paludose, migrazioni. Nei millennimolte comunità trovano comunque il modo di adattarsi,con l’intelligenza e la tecnica, alle condizioni più diffici-li: nel mosaico delle culture del mondo il rapporto conl’ambiente ha un ruolo decisivo.

A. Andamento delle temperature negli ultimi ottomilaanni. Come base di riferimento (freccia nera) è presa latemperatura media mondiale del periodo 1900-1950.

PresentePassatoClima e civiltà

+3°C

temperatura media degli anni 1900-1950

6000 a.C.Il Sahara èuna savana.

3500 a.C.In VicinoOriente sisviluppanole civiltàurbane.

2500 a.C.Clima stabilee mite.In Egitto sicostruisconole piramidi.

800-1200 d.C.Fase calda.Navigatorivichinghicolonizzanoparte dellaGroenlandia.

900-300 a.C.Fase fredda e umida chefavorisce l’agricolturamediterranea. Sviluppodelle civiltà greca,etrusca e romana.

200-500 d.C.Fase arida e freddanell’Asia centro-occidentale. Epocadelle migrazioni einvasioni barbariche.

1600-1800La temperatura media scendefino a 3° meno dell’attuale:è la «piccola età glaciale».Si riducono le aree coltivabili inEuropa e aumentano i ghiacciai.

OggiProgressivoinnalzamentodellatemperatura.

che l’umidità generale su tutto il pianeta: anche le zone tropicali edequatoriali furono caratterizzate da un clima particolarmente secco.Fu in questo periodo glaciale che Homo sapiens si diffuse ovunque.

L’interglaciale in cui viviamo A partire da circa 12.000 anni fainiziò, con un graduale innalzamento della temperatura globale eil progressivo ritiro dei ghiacci, una nuova fase interglaciale, quellain cui noi stessi viviamo. Questo generalizzato miglioramento cli-matico ha avuto fondamentale importanza per la storia umana, inquanto ha reso possibile – a partire dal IX-VIII millennio a.C. – losviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, creando le premesseper l’uscita dalla preistoria.

Anche all’interno del periodo interglaciale, comunque, si veri-ficano oscillazioni significative, tali da influenzare la storia umana.Oggi il ritiro generalizzato dei ghiacciai alpini e l’assottigliarsi dellacoltre glaciale nell’Artico sono segnali di un riscaldamento accele-rato nel quale ha un ruolo diretto anche l’attività umana.

Usare una mappa per riassumereSpiega il meccanismo della glaciazionefacendo, per ciascun elemento della mappa,un esempio tratto dal testo del paragrafo.

aumentano si abbassa

il clima

Nella glaciazione

le masse glaciali il livello del mare

è freddo secco

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3. Il Paleolitico superioreCacciatori e raccoglitrici Nel Paleolitico superiore e nel Mesoliti-

co il sostentamento dei gruppi umani continuò a dipendere dall’at-tività di caccia e pesca e dalla raccolta di frutti selvatici, bacche,semi, radici. I maschi avevano il compito di inseguire e abbattere laselvaggina e provvedere alla macellazione. Le femmine, legate perlunghi periodi alle necessità dell’allevamento dei piccoli, esplorava-no i dintorni degli accampamenti e si specializzavano nella raccoltadi radici selvatiche e frutti commestibili. Era una prima forma diconoscenza «scientifica» e furono le donne a perfezionarla.

Gli strumenti di cui gli uomini e le donne disponevano eranoormai il frutto di una tecnica raffinata. Oltre alla pietra, si usavanole ossa e le corna di animali e l’avorio di mammut per costruire armi(arpioni, propulsori per scagliare dardi), ami per la pesca, aghi perconfezionare, con le pelli, abiti o coperture di tende.

I gruppi umani del Paleolitico superiore vivevano in grotte oripari sotto roccia, oppure in accampamenti provvisori.

Sono state trovate anche numerose sepolture: l’uso di ornamentie l’accurata disposizione dei corpi fa pensare, in alcuni casi, a perso-naggi che avevano un ruolo particolare nel gruppo: forse l’anzianopiù esperto, il cacciatore più abile e forte, lo sciamano (o stregone)più bravo a curare le malattie. [Come vivevano – Vita nel Paleolitico: il

Riparo Dalméri, p. 24]

Prime forme d’arte Al Paleolitico superiore risalgono le primemanifestazioni che possiamo chiamare artistiche (sculture, pitturee disegni graffiti sulle pareti delle grotte). Il loro significato non èfacile da decifrare, ma certamente mostrano un’attitudine a elabo-rare simboli che è tipicamente umana.

Raffigurazioni di animali, come bisonti o cervi, sono scolpite inosso o in pietra, talvolta per impreziosire un utensile, talvolta comeoggetti senza una pratica utilità e dunque forse dotati di una fun-zione magica o simbolica. [Fig. 10] Alcune figure femminili – le co-siddette «veneri paleolitiche», scolpite in pietra o steatite – esibi-scono forme e attributi sessuali di proporzioni esagerate, forse perevocare magicamente la fertilità femminile, la maternità. [Fig. 11]

Nel Paleolitico maschi e femminehanno ruoli diversi e complementari:

in che senso?

Raffigurazioni e oggetti delPaleolitico ci trasmettono alcunecaratteristiche importanti delle

antichissime culture. Quali?

10. L’uomo-leone, statuetta in avorio dimammut, di circa 40.000 anni fa, trovata inuna grotta presso Ulma (Baviera, Germania).È conformata come una figura umana, macon il corpo di un animale predatore. Lamescolanza di tratti animali e umani puòalludere a un essere mitologico oppure aun individuo mascherato, forse un medico-guaritore, uno sciamano.ULMA, ULMER MUSEUM

11. La «venere» di Hohle Fels (Germania meridionale).Secondo alcuni archeologi questa statuina (alta 6 cm) inavorio di mammut è la più antica rappresentazione di unafigura umana: risale ad almeno 35.000 anni fa. È statatrovata nel 2008 all’interno di una grotta.UNIVERSITÀ DI TUBINGA / FOTO H. JENSEN

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24 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

Ma è soprattutto nell’oscurità di alcune caverne che sono statetrovate le più impressionanti tracce dell’arte del Paleolitico: raffi-gurazioni parietali di animali, scene di caccia, impronte di mani efigure umane. Mentre gli oggetti scolpiti o intagliati sono diffusi indiverse regioni, le raffigurazioni parietali si concentrano in alcunezone della Francia e della Spagna. [Figg. 12-14] Dal confronto conalcune culture primitive, è nata l’ipotesi che le raffigurazioni nellecaverne siano da collegare a riti magici per favorire un buon esitodella caccia, la guarigione dalle malattie, la predizione del futuro.

Come vivevano

Vita nel Paleolitico: il Riparo DalmériIl Riparo Dalmèri si trova sul lembo set-tentrionale dell’Altopiano dei Sette Co-muni, a 1300 metri di quota fra i boschidi Asiago, nella piana di Marcesina. È unfazzoletto di territorio trentino incunea-to nel Veneto sul bordo della Valsugana,dove mille metri più in basso scorre il fiu-me Brenta. Nelle montagne venete e tren-tine, che fanno da sfondo al panorama,sono state trovate molte tracce di campistagionali di caccia e di ripari preistorici.

Il riparo è stato scoperto da Giampa-olo Dalméri, studioso e ricercatore pressoil Museo Tridentino di Scienze naturali;gli scavi sono iniziati nel 1991. [Fig. A]

Tredicimila anni fa questa sporgenzadi roccia nel bosco riparava gli antichicacciatori paleolitici durante le loro sta-gioni di caccia, in un mondo che cam-biava aspetto con il ritiro dell’ultimaglaciazione, in un’esplosione di vitalitàanimale, vegetale, umana seguita al gran-de freddo.

Al Riparo si raschiavano le pelli deglianimali, si propiziavano i riti di caccia,s’invocava l’intervento degli sciamani.Sono state ritrovate ben 220 pietre di-pinte, larghe una spanna, con figure dianimali, e una grande il doppio con unafigura che è stata interpretata come losciamano, in atteggiamento rituale, conun copricapo sacro: una delle più anticherappresentazioni della figura umana.

Da questa immagine traspare già laconsapevolezza di un’organizzazionesociale e gerarchica fra gli uomini. Losciamano, il «capo», è più grande e inposizione dominante rispetto agli altricacciatori, dipinti su pietre piccole. Lasua posizione sembra indicare un ordine,sembra guidare e dirigere insieme uominie animali. [Fig. B]

Il testo della scheda è di Franco de Battaglia

A. Veduta esterna del Riparo Dalmeri.

B. La roccia con la raffigurazione dello «sciamano».

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L’orizzonte magico-religioso L’attenzione rivolta alle sepoltu-re, le pitture parietali e le altre testimonianze d’arte, fanno pensareche gli uomini del Paleolitico superiore avessero elaborato qualcheforma di sentimento religioso. Gli antropologi cercano di rico-struire il mondo spirituale dell’uomo preistorico. Essi riscontranoaffinità con la religiosità animista dei popoli cacciatori e raccogli-tori che sono stati studiati nel XX secolo e che in qualche misu-ra tuttora sussistono. L’animismo è una forma di religiosità che sitraduce in sottomissione e venerazione delle forze della natura edell’energia che sta alla base di ogni forma di vita. Probabilmentegli esseri umani della preistoria non facevano una distinzione net-ta fra mondo terreno e aldilà. Tutto ciò che non era spiegabile eraconsiderato governato da una volontà simile a quella umana ma su-periore, che poteva essere capita attraverso complessi rituali, provedi iniziazione e pratiche magiche. Ma si tratta solo di supposizioni,sia pur fondate: di questo mondo spirituale così lontano restanosoltanto vaghi indizi.

13-14. Cicli pittorici della Grotta Chauvet. Lepitture parietali presentano una eccezionalevarietà di soggetti: cavalli, leoni, orsi dellecaverne, rinoceronti, uri (un tipo di grandibovini ora estinto), impronte di mani. Anchela qualità è straordinaria: il disegno ètracciato da una mano sicura e per la primavolta il senso del volume è reso attraversolo sfumo del colore. La grotta fu frequentatamolto a lungo e in epoche diverse. Lamaggior parte delle raffigurazioni parietalisono state realizzate circa 20000 anni fa, maalcune vengono fatte risalire addirittura a31000 anni fa. La prima immagine mostrauna parte del «ciclo dei leoni», la secondauna parte del «ciclo dei cavalli». Sono fra lepiù recenti e meglio conservate.

12. Planimetria schematica della GrottaChauvet. La grotta, scoperta nel 1994, sitrova nella Francia meridionale, in una goladel fiume Ardèche, affluente del Rodano. Lacaverna penetra per oltre mezzo kilometronella parete rocciosa. Al suo interno sonostate individuate circa quattrocento figurepittoriche e numerosi graffiti.

Ciclo dei leoni

Ciclo dei cavalli

Ingresso attuale

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26 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

4. La trasformazione del NeoliticoPrime comunità sedentarie Il riscaldamento globale dopo l’ulti-

ma glaciazione favorì nella fascia temperata la diffusione di piantespontanee di alto valore alimentare, come graminacee e leguminose.

L’Asia occidentale e la Mesoamerica (America centrale) si rive-larono favorevoli ad attività pre-agricole, come la raccolta selettivadi granaglie. In Siria e Palestina sono stati trovati insediamenti (frail X e l’VIII millennio a.C.) di notevoli dimensioni, caratterizzatidalla presenza di un silo adibito alla conservazione di grano selva-tico. Evidentemente la disponibilità di risorse alimentari permet-teva a gruppi numerosi di risiedere a lungo nello stesso luogo, invillaggi.

La formazione di comunità sedentarie era il segno di un im-portante mutamento culturale: la ricerca di condizioni di vita piùstabili. Nacquero atteggiamenti nuovi negli uomini e nelle donnedella preistoria: attenzione ai ritmi della natura e delle stagioni, stu-dio delle fasi riproduttive di certi vegetali utili per l’alimentazione,tentativo di selezionare le varietà a maggiore rendimento, contatti etrasmissione delle conoscenze fra gruppi diversi.

La formazione di comunità sedentarie innescò una trasforma-zione di straordinaria importanza per i gruppi umani e per l’am-biente: il passaggio dalla ricerca alla produzione di cibo, con lanascita delle prime forme di allevamento e di agricoltura.

Dove nascono l’allevamentoe l’agricoltura?

Cos’è la «transizione» neolitica?

Come cambia la società duranteil Neolitico?

Contare gli anniFinora abbiamo datato gli eventi e i manufatti,lontanissimi nel tempo, in «anni fa», cioècalcolandone la distanza, per semplicità,rispetto al presente.Da qui in avanti passeremo all’indicazionein anni (secoli, millenni) a.C., che sarà ilsistema seguito nel resto del volume.È un utile esercizio convertire le datazionida un sistema all’altro. Ripercorri dunquei paragrafi 2 e 3 sostituendo, per quel cheriguarda il Paleolitico superiore, le datazioniin «anni fa» con datazioni in «anni a.C.».

Diffusione di piantespontanee

Raccolta selettiva

Allevamento

Primi esperimenti dicoltivazione

Avvio dell’agricoltura

Piante utili e facili da conservare

Animali docili e facili da far riprodurre

Costituzione di scortealimentari

Numerose specie dimammiferi adatti avivere in branco

Inizi dell’allevamento e dell’agricoltura L’allevamento e leprime pratiche agricole ebbero inizio in momenti e luoghi diversi,secondo sviluppi autonomi. I centri originari furono l’Asia occi-dentale, la Cina, la Mesoamerica, la regione andina, gli Stati Unitinord-orientali.

Nel campo dell’allevamento l’Eurasia fu il continente più fa-vorito; qui, oltre ad animali destinati all’alimentazione o a fornirelana e pelli, si trovavano animali domesticabili di grossa taglia,che ebbero un ruolo essenziale nei lavori agricoli e come mezzi ditrasporto. [Fig. 15]

Le tracce più antiche di agricoltura sono state trovate nella co-siddetta «mezzaluna fertile», [Fig. 16] la regione fra Palestina, Siriae alta Mesopotamia, dove nell’VIII millennio a.C. furono speri-mentate le prime coltivazioni di frumento e orzo, e in Cina, doveintorno all’VIII millennio si cominciò a coltivare il riso.[Quadri di storia mondiale – Il mondo dell’allevamento e dell’agricoltura,

p. 44]

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La pietra levigata e altri strumenti I progressi dell’agricolturafurono favoriti dal perfezionamento degli strumenti in pietra con ilprocesso di levigatura: da questa «nuova» industria deriva il nomedi Neolitico all’epoca che stiamo trattando. Fu possibile costruireasce più efficienti per diboscare [Fig. 17] macine e mortai per la mo-litura dei cereali, lame affilatissime e punte di freccia con alette, peruna nuova arma micidiale: l’arco.

Per dissodare il terreno i primi agricoltori usavano zappe di le-gno o di osso di animale. L’aratro fu introdotto solo nel IV millen-nio a.C., in Mesopotamia; il modello di base restò inalterato permillenni, fino al Medioevo. Molto presto apparve anche il telaioper la tessitura.

Grazie all’introduzione della vela furono raggiunte e popolatetutte le isole del Mediterraneo, che divennero ben presto i nodi diuna fitta rete di esplorazioni, scambi e trasmissione delle conoscenze.

La vita sedentaria richiedeva grandi quantità di recipienti per laconservazione degli alimenti e di stoviglie per la casa. Grazie ai fornicomunitari dei villaggi neolitici fu elaborata la tecnica della cerami-ca, cuocendo ad alta temperatura i recipienti di argilla opportuna-mente sagomati. [Fig. 18] Nel VI millennio a.C. la ceramica era ormaidiffusa in tutto il Medio Oriente. Il forno di cottura e il tornio delvasaio furono i primi strumenti tecnici oggetto di perfezionamentiimportanti: la ruota fu applicata al tornio nel IV mil-lennio a.C., e rese possibile produrre vasi più veloce-mente e soprattutto di forma più regolare. [Fig. 19]

15. Gruppo di mucche modellato conargilla del Nilo, circa 3500 a.C. Modellinidi questo tipo sono stati trovati in grandequantità nelle tombe egizie. La forma dellecorna, ricurva all’esterno, mostra chequesti animali appartengono a una varietàdi bovino originario dell’Africa, ora estinto;tutte le mucche di oggi discendono da varietàdomesticate in Asia.LONDRA, BRITISH MUSEUM

16. La Mezzaluna fertile nel contestogeografico attuale.

TigriEufrate

Lago diUrmia

Lagodi Van

MarMorto

GOLFOPERSICO

MARROSSO

MARCASPIO

MAR

MED

ITER

RA

NE

O

IRAQ

IRAN

TURCHIA

CIPRO SIRIA

ARABIA SAUDITAKUWAIT

GIORDANIA

ISRAELE

LIBANO

EGITTO

Linea costiera nellÕantichitˆ

17. Ascia di pietra levigatacon immanicatura inlegno di frassino, del V-IVmillennio a.C. Strumenti

come questo erano usatiper diboscare e per lavorare

i tronchi tagliati. L’ascia èstata trovata sulla sponda di unapalude; il legno si è conservato(cosa molto rara) grazieall’umidità costante del terreno.ZURIGO, MUSEO NAZIONALE SVIZZERO

18. Vaso di Tell Sabi Abyad(Siria), 5100 a.C. La decorazionericorda i cesti intrecciati divimini. Dapprima la ceramica eradecorata in maniera primitiva,con incisioni e bruniture; poidivennero sempre più complessele forme e le decorazioni, checaratterizzano le diverse epoche eculture.RAQQUA, MUSEO

19. Statuetta divasaio trovata inEgitto, IV millennioa.C. È ben raffigurato iltornio con la ruota.CHICAGO, UNIVERSITY OFILLINOIS

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28 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

Un cambiamento irreversibile L’introduzionedell’agricoltura ebbe conseguenze decisive sulle so-cietà umane e le trasformazioni dell’ecosistema fu-

rono irreversibili. Gli insediamenti stabili diventarono sempre piùnumerosi, collegati da piste e poi da sistemi d’irrigazione; i campicoltivati si estesero a danno delle foreste. [Fig. 20]

Vaste aree, intorno agli insediamenti umani, furono sottratte ailoro cicli biologici naturali. Ampi spazi di foresta furono tagliatiper fare posto alle coltivazioni e per costruire abitazioni e palizzate.Fra le piante vennero selezionate, per la semina, quelle a maggioreresa agricola, scelte fra le molte specie spontanee. Qualcosa di ana-logo avvenne con gli animali: si selezionavano le specie più adattealla domesticazione e parallelamente andavano riducendosi quelleselvatiche. La biodiversità, cioè la varietà di organismi viventi, ne-gli ecosistemi agricoli andava riducendosi. Inoltre, gli allevamentivenivano protetti contro i predatori selvatici e con ciò diminuivala possibilità di sopravvivenza dei grandi carnivori: probabilmenteanche per questo scomparvero dall’Asia occidentale i grandi felini.

La convivenza con gli animali di allevamento fu all’inizio fontedi nuove malattie e la mortalità nei villaggi doveva essere moltoalta. Nel tempo lungo del Neolitico però gli esseri umani sviluppa-rono gli anticorpi necessari per sopravvivere e si immunizzarono.Questo processo non avvenne nel continente americano, dove mol-ti degli animali comuni in Eurasia non esistevano. Le conseguenzefurono drammatiche quando, nel XVI secolo d.C., i conquistatorieuropei sbarcarono nel Nuovo Mondo introducendovi specie sco-nosciute. La mortalità nelle tribù indigene fu altissima e le portòvicino all’estinzione.

Rivoluzione o transizione? Per indicare il passaggio dai sistemipaleolitici di caccia e raccolta ai sistemi neolitici di produzione delcibo si parla di «rivoluzione agricola»: un cambiamento che hasradicato completamente le abitudini del passato, non con i tempirapidi di una rivoluzione politica, ma con una transizione duratacirca tre millenni. Oggi per definire questo processo si preferisceparlare di «transizione neolitica». Fu infatti un cambiamentolungo e complesso, legato in primo luogo alle forme di vita sedenta-ria e a tecnologie più avanzate, ma anche a nuovi modi di concepirela vita sociale, rappresentati dalla casa e dal villaggio.

I cambiamenti del Neolitico furono davvero rivoluzionari e pro-vocarono un’accelerazione del progresso nelle società che opera-rono questa transizione.

Vita sociale e nuovi atteggiamenti mentali Verso il V millennioa.C., nelle regioni in cui si era diffusa l’agricoltura, erano numerosii villaggi permanenti, caratterizzati dalla presenza di magazzini perle derrate e da edifici per il culto, segno di una certa complessità del-la struttura sociale. All’interno dei villaggi si creò una prima formadi divisione del lavoro: ai contadini si affiancavano gli artigiani,che costruivano attrezzi e suppellettili di ceramica.

Cominciarono a prendere corpo le idee della proprietà privatae dell’eredità. Si ritiene che generalmente la terra fosse di proprietàcomune, così come le scorte dei prodotti, mentre il bestiame eraproprietà delle singole famiglie. Potevano quindi crearsi differenzedi ricchezza all’interno del villaggio.

Riflettere e discutere: quanto durano lerivoluzioni?Le rivoluzioni politiche possono essere assaibrevi, nell’ordine di pochi anni: la rivoluzioneamericana (1776-1783), la rivoluzionefrancese (1789-1793), la rivoluzione russa(1917-1924).Le rivoluzioni tecnologiche e culturali sono disolito assai lunghe: da molti decenni, come laprima rivoluzione industriale (dalla metà delSettecento ai primi decenni dell’Ottocento),a secoli o millenni, come nel caso della«rivoluzione agricola».Ricordi qualcosa degli eventi citati? Metti incomune con i compagni le conoscenze.Per l’epoca attuale si parla di «rivoluzionedigitale»: che cosa significa? È terminata oè tuttora in atto? Quali esempi vi sembranopiù adatti a dimostrare l’importanza di questiprocessi tecnologici e sociali?

20. Ricostruzione del villaggio di CatalHöyük, in Turchia, che risale al VII millennioa.C. Le case erano addossate l’una all’altra el’accesso avveniva dal tetto.

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I villaggi erano composti di alcune decine di gruppi familiari oclan. Le famiglie comprendevano diverse generazioni e un sistemadi parentela assai ramificato (nonni, zii, cugini di vario grado, tutticon i loro figli e mogli). Il più prestigioso fra i capi famiglia fungevada capo del villaggio, aiutato dal consiglio degli altri capi.

Vivere in un villaggio implicava anche una rete di relazioniche si traduceva in coesione di gruppo e nella capacità di realizzareedifici d’interesse comune, come i depositi o le strutture religiose.Nasceva anche l’idea della contrapposizione fra «noi» e «loro»,cioè l’idea di proteggere i beni comuni dai gruppi vicini. Di con-seguenza anche la guerra – per allargare il territorio coltivabile eaumentare la disponibilità delle scorte o per tenere lontani gli «al-tri» – cominciò ad assumere contorni più complessi dei primitiviscontri fra gruppi rivali. [Come pensavano – Forme di religiosità nel

Neolitico]

I pastori nomadi Le aree coltivate, pur allargandosi con rapidi-tà, restarono per molto tempo come delle isole circondate da vastispazi stepposi, boscosi o troppo aspri per essere coltivati: le steppee le pianure dell’Asia centrale, la tundra siberiana, le regioni mon-tuose della zona temperata. In queste regioni, intere popolazioni ogruppi di pastori praticavano una forma di allevamento itinerante,spostandosi secondo le stagioni con le loro mandrie alla ricerca dipascoli. Allevavano, secondo le condizioni climatiche, cammelli,renne, pecore o bovini, più tardi cavalli (dal III millennio a.C.).

A differenza degli abitanti dei villaggi, nella mentalità dei pa-stori nomadi non esistevano confini, né limiti alle loro possibilitàdi spostamento. Questo divenne spesso – sia nelle lontane epochedella preistoria, sia in tutto il corso della storia antica – occasione diconflitto fra popoli sedentari e popoli nomadi. Questi ultimi peròsvolsero anche la funzione di contatto e scambio (di conoscenze edi merci) fra regioni lontane e diverse.

Come pensavano

Forme di religiosità nel NeoliticoNel Neolitico furono elaborati culti religiosi e pratiche rituali comunitarie, perinvocare la fertilità della terra e del bestiame. La terra appariva nutrice e fontedi vita, così come la donna nella famiglia; da qui probabilmente ebbe origine ilculto della dea madre, che si diffuse per millenni, fino in epoca storica. Lo tro-viamo documentato dal VII millennio a.C. in alcune zone dell’Asia occidentalee dell’Egeo. [Figg. A-B] L’abbondanza di idoli non deve fare pensare, però, a for-me di matriarcato, cioè di predominio sociale della donna nelle società agricole.Anzi, le donne furono sempre più legate alla casa, destinate a fornire una prolenumerosa per sostenere le necessità dei faticosi lavori agricoli.

B. Statuetta femminile seduta, da Sesklo (Tessaglia), IVmillennio a.C. La donna è raffigurata mentre tiene in braccio ilbambino. Atene, Museo Nazionale.

A. Dea madre di Çatal Höyük (Anatolia),VI millennio a.C. La donna siede su untrono con le mani appoggiate su duefiere. Ankara, Museo Archeologico, fotoDagli Orti.

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30 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

5. Dal Neolitico all’età dei metalliInizio della metallurgia La rete di contatti e scambi fra villaggi

s’infittì quando, in alcuni luoghi, si cominciarono a lavorare i me-talli, primi fra tutti il rame e l’oro, che si trovano in natura ancheallo stato puro (o nativo) e sono facilmente malleabili.

La prima età dei metalli è detta età del Rame. L’uso del rameè documentato a metà del V millennio a.C. nell’Iran centrale; nelcorso del IV millennio si estende in Bulgaria e, in seguito, in altreregioni d’Europa. Gli oggetti di rame erano preziosi e rari. Armi eornamenti di rame trovati nelle tombe contraddistinguono dunqueindividui di rango elevato, soprattutto guerrieri. [Fig. 21] [Come vive-

vano – Ötzi, un uomo dell’età del Rame]

Progressi della tecnica metallurgica La maggior parte deimetalli non si trova però allo stato puro, ma è inglobata in alcunitipi di rocce. La tecnologia progredì quando si capì che si potevaestrarre il metallo facendolo colare dalle rocce che lo contengono.Dopo il rame si imparò a riconoscere ed estrarre anche lo stagno eil piombo. Fondendo insieme rame e stagno, si ottenne il bronzo,una lega molto resistente.

Spesso la materia prima, in particolare lo stagno, doveva esserecercato molto lontano. Questo portò le comunità a uscire dall’iso-lamento e a stabilire contatti sempre più stretti con villaggi lontani,popolati da genti diverse. Minatori, fabbri e mercanti si aggiunseroagli agricoltori, agli allevatori e ai vasai. Il lavoro si specializzò sem-pre di più e la società divenne più complessa.

Nel Vicino Oriente, nel Caucaso e nella valle dell’Indo e in Bir-mania, l’età del Bronzo inizia intorno al 3300 a.C., nell’Egeo e inCina qualche secolo più tardi. Alla fine del IV millennio la metal-lurgia era diffusa fino all’Europa centrale, per poi estendersi a tuttoil Vecchio Mondo entro i primi secoli del II millennio a.C. [Fig. 22]

La crescita della popolazione mondiale Finché il sostentamen-to dei gruppi umani continuò a dipendere dall’attività di caccia eraccolta la popolazione crebbe pochissimo, per due ordini di mo-

In quali periodi si dividel’età dei metalli?

Perché la metallurgia portòalla formazione

di società più complesse?

Quale fu l’andamento dellapopolazione mondiale nella

preistoria?

21. Sepoltura di Varna (Bulgaria) del 4600-4200 a.C. In questa necropoli del tardoNeolitico sono stati trovati i più antichiesempi di artigianato dell’oro. L’oro servea decorare oggetti e parti del corpo di altovalore simbolico, come l’impugnatura diun’ascia e i contorni del viso del defunto:questo permette di intuire l’alto valoreattribuito a questo metallo e il rango elevatodella persona sepolta.VARNA, MUSEO

22. La diffusione dei metalli in Europa e Asiaoccidentale.

Tigri

Eufrate

Nilo

MAR MEDITERRANEO

MAR NERO

MAR

CASPIO

MAREDEL

NORD

Direttrici di affluenzadei metalli estratti

Prima diffusione dellatecnologia del bronzo

Giacimenti di rame

Giacimenti di stagno

Giacimenti dÕoro

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tivi: la durezza delle condizioni di vita e la difficoltà, per le donne,di spostarsi con i piccoli. Solo con l’insediamento in villaggi e conl’introduzione di allevamento e agricoltura (la «transizione neoli-tica») la popolazione poté aumentare. Fu comunque un processocon alti e bassi, perché le comunità umane erano assai dipendentidal variare delle condizioni ambientali.

Nel villaggio neolitico divenne possibile alle donne fare più figliperché la vita stanziale imponeva meno limitazioni e perché le di-sponibilità alimentari permettevano di mantenere un maggior nu-mero d’individui. La mortalità restava però altissima, soprattuttoperché – come mettono in evidenza molti studi – crebbe l’inci-denza di malattie nuove che si diffondevano facilmente grazie allamaggiore densità di popolazione nei villaggi.

Si pensa che intorno al 1300 a.C., verso la fine dell’età del Bron-zo, la popolazione mondiale fosse di circa 100 milioni. L’accelera-zione fu dovuta ai progressi nell’agricoltura irrigua in certe regio-ni: nei bacini fluviali del Tigri e dell’Eufrate in Medio Oriente, delNilo in Egitto, dell’Indo nell’attuale Pakistan e del Fiume Gialloin Cina. Accanto a immensi spazi pochissimo abitati c’erano alloradelle regioni con una densità piuttosto alta: là sorsero le prime cit-tà, poi le prime forme di stato e i primi imperi. [→ Cap. 4]

Anche in Europa c’erano, in quell’epoca, società abbastanzacomplesse e tecnologicamente avanzate. [→ Cap. 14.1] Tuttavia lecondizioni ambientali favorirono un tipo d’insediamento sparso,fatto di villaggi popolati da poche centinaia di persone e organiz-zati in clan e tribù. In Europa quindi il passaggio dal villaggio allacittà avvenne molto più tardi.

Come vivevano

Ötzi, un uomo dell’età del RameNel settembre 1991 una coppia di escursionisti tedeschirinvenne, presso un alto valico delle Alpi Venoste (in lin-gua tedesca Ötztaler Alpen, da cui il soprannome Ötzi),sul ghiacciaio del Similaun al confine fra Italia e Austria,il corpo mummificato di un uomo, nudo e per metà inglo-bato nel ghiaccio. Fu evidente ben presto che si trattava diun reperto molto antico. Nelle immediate vicinanze, infat-ti, furono trovate parti del vestiario e dell’attrezzatura chequell’uomo portava con sé.

Fra gli attrezzi spiccavano la lama in rame di un’ascia,un lungo arco, un pugnale di pietra levigata, alcune escheper accendere il fuoco. I resti del vestiario documenta-rono che quell’uomo era ben attrezzato per affrontare lamontagna: calzature in corteccia di betulla, gambali dipelle, una giubba anch’essa di pelle, un mantello fatto digraminacee e canne intrecciate, un copricapo di pellicciad’orso. [Figg. A-B]

L’uomo del Similaun è conservato a Bolzano, nel Mu-seo archeologico, in una teca di cristallo a -6 °C di tempe-ratura e con un’umidità del 98%. Per studiare Ötzi e la suaattrezzatura sono state impiegate tutte le tecnologie piùavanzate. Le datazioni al radiocarbonio permettono di af-fermare che morì attorno al 3300 a.C., forse colpito da unafreccia, durante una primavera abbastanza calda e secca. Il

vento deve avere dis-seccato il corpo primache venisse sommersodal ghiaccio.

Al momento della mor-te Ötzi aveva 45-50 anni, eraalto 1,60 metri e pesava 50 kg.Il suo stato di salute era moltoprecario: era malnutrito e soffri-va di artrite. Le sue arterie eranoostruite e i polmoni anneriti dai fuo-chi da campo.

Il DNA collega Ötzi con le attualipopolazioni del Nord Europa. Accuratistudi sui denti e sulla dieta hanno por-tato a concludere che egli faceva partedi una comunità di agricoltori e avevapassato la vita in un raggio di 80 km dalluogo del ritrovamento.

A. Ascia di rame con impugnatura dilegno e lacci in pelle.

B. Ricostruzione dell’Uomo delSimilaun con il suo abbigliamento.BOLZANO, MUSEO ARCHEOLOGICO DELL’ALTO ADIGE

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32 Il popolamento della terra 2. Natura e cultura: tappe della preistoria

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I concetti essenziali1. L’UMANITÀ IN CAMMINO

■ Il genere umano ha popolato la Terra partendo dall’Africacentro-orientale. Oltre un milione di anni fa, specie umane arcai-che raggiunsero l’Asia e l’Europa, ma poi si estinsero. Circa cento-mila anni fa Homo sapiens si diffuse su tutti i continenti ed è l’uni-ca specie umana oggi esistente. Homo sapiens, come tutte le specieviventi, è il risultato di un’evoluzione biologica. Tuttavia le suecapacità tecniche, il linguaggio e la predisposizione alla vita socialefinirono per dare il ruolo più importante all’evoluzione culturale.

■ La preistoria è un tempo lunghissimo, suddiviso in base alletecniche di lavorazione della pietra e dei metalli di cui gli esseriumani disponevano.

2. CAMBIAMENTI AMBIENTALI NELLA PREISTORIA

■ Durante la preistoria gli ambienti del pianeta cambiarono di-verse volte a causa d’imponenti oscillazioni climatiche. A lunghefasi fredde (le glaciazioni) si alternarono periodi interglaciali conclima più mite, come quello in cui viviamo.

3. IL PALEOLITICO SUPERIORE

■ I gruppi umani del Paleolitico superiore e del Mesolitico vive-vano di caccia e raccolta; quest’ultima era un’attività prevalente-mente femminile. Sapevano costruire strumenti efficaci di pietrascheggiata e osso. Abitavano in grotte o in ripari sotto roccia. Lenumerose raffigurazioni parietali (animali, scene di caccia, im-pronte di mani) sono le più antiche manifestazioni d’arte.

4. LA TRASFORMAZIONE DEL NEOLITICO

■ A partire da circa diecimila anni fa, in alcune regioni dell’Asiaoccidentale, dell’Europa e della Cina vennero costruiti i primi vil-laggi stabili e iniziò la pratica dell’allevamento e dell’agricoltura.Cambiò radicalmente il sistema di vita: fu questa la «transizioneneolitica», che produsse cambiamenti decisivi.

■ Nel villaggio neolitico si diffuse la tecnica della ceramica e sicrearono le prime forme di divisione del lavoro e di scambi. Lecomunità umane divennero sempre meno dipendenti dall’am-biente naturale e si crearono dei surplus di produzione alimentare.Nacquero nuovi modi di pensare: l’idea della proprietà privata,dell’eredità, forme di religiosità legate anche alla figura femminile.

5. DAL NEOLITICO ALL’ETÀ DEI METALLI

■ In alcune regioni dell’Asia occidentale e della penisola balcani-ca si diffuse, a partire da 6/7000 anni fa, la tecnica della fusionedei metalli, prima il rame e poi il bronzo (una lega di rame e sta-gno). La metallurgia favorì gli scambi su lunga distanza e nuovefigure di artigiani nei villaggi.

■ Con la transizione neolitica e lo sviluppo dei villaggi la popola-zione umana poté crescere in maniera significativa.

Completa le frasi con le parole giuste.a. L’ominazione è la fase dell’

biologica che porta alla formazione del umano.

b. La capacità di parlare e trasmettere le permise agli esseri umani di

costruire una .c. La neolitica (o anche

agricola) rappresenta il passaggiodai sistemi paleolitici di e

ai sistemi neolitici di produzionedel cibo, basati su e .Nel Neolitico vennero costruiti i primi

stabili.d. Durante la preistoria vi furono importanti

climatiche; a lunghe fasi fredde(le ) si alternarono periodi

.

Attività1. COLLEGAMENTIIndica nella seguente tabella, scrivendo rispettivamente B o C, checosa collocheresti sotto la voce «evoluzione biologica» e che cosasotto la voce «evoluzione culturale».

a. postura erettab. uso funzionale della lingua parlatac. cottura dei cibid. sviluppo della massa cerebralee. modifiche nella laringef. levigatura della pietrag. sepoltura dei mortih. dominio del fuoco

2. NEL TEMPO, NELLO SPAZIOLa cartina nella pagina a fronte mostra l’Europa occidentale circa20000 anni fa. Le coste avevano un andamento diverso dall’attua-le; la Sicilia era unita alla penisola, Sardegna e Corsica erano unitefra loro; l’Adriatico settentrionale non esisteva. La Spagna e l’Afri-ca erano unite e il Mediterraneo era una sorta d’immenso lago. Ache cosa si deve questa situazione? Prova a spiegarlo oralmente ocon un breve testo.

USARE LEPAROLECHIAVE

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3. PAROLE PER CAPIREScrivi una definizione delle seguenti parole:Cultura Glaciazione Sciamano

4. IN BREVESpiega con un breve testo (4-5 righe per ciascun punto) i seguentielementi della mentalità antica:a. Atteggiamenti mentali legati alla sedentarizzazione e alla vita

di villaggiob. Forme di religiosità fra Paleolitico e Neolitico

5. COLLEGAMENTIScrivi nella tabella, sotto ciascuna delle due categorie, almeno treelementi che possano essere collegati ad essa.

Caccia e raccolta Transizione neolitica

6. IN TRE MINUTINell’età neolitica si formano alcune categorie di persone che han-no compiti diversi da quello di procurare il cibo: prepara una rela-zione di tre minuti per spiegare quali sono e perché si crea questanuova possibilità.

7. LAVORARE CON LA MAPPAPrepara una relazione orale (di 3-4 minuti) per spiegare questamappa ai compagni.

In autonomiaPANORAMI POST-GLACIALILeggi il testo, osserva le immagini e poi con i compagni svolgi leattività proposte.La figura A mostra il panorama del Lago di Lucerna, che fa partedel lago dei Quattro Cantoni in Svizzera. Come gli altri laghi pre-alpini (il Lago di Garda e gli altri dell’Italia settentrionale, il Lagodi Ginevra e tanti altri sui due versanti delle Alpi), occupa una vallescavata dai ghiacciai quaternari.La figura B è una immagine dipinta della regione di Lucerna comedoveva essere 20.000 anni fa, quando la zona era coperta da unacoltre di ghiaccio dello spessore di 500 metri. È esposta nel parco Glet-schergarten / Giardino dei ghiacciai della città svizzera.

Confronta l’ambiente attuale con il dipinto e scrivi una breve di-dascalia dal titolo: L’ambiente del lago di Lucerna durante e dopole glaciazioni.Descrivi l’immagine A dal punto di vista geografico individuandogli elementi che caratterizzano il paesaggio.Limite delle terre emerse Ghiacciai

Dall’età neolitica all’età dei metalli

Villaggi

Forni per la ceramica

Aumento di popolazione

Contatti fra comunità

Perfezionamento dei forni

Ricerca ed estrazione

Lavorazione del rame, poidel bronzo

Aumento degli scambi

Maggiore complessitàsociale