INEDITO. STELE DEL MEDIO REGNO DAL MUSEO EGIZIO DI … · che significa “colonna” e che noi...

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    30-Nov-2018
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  • i n q u e s to n u m e ro :

    INEDITO. STELE DEL MEDIO REGNODAL MUSEO EGIZIO DI TORINO

    IL FEMMINISMO ISLAMICO

    LANTICO EGITTO E LA MUSICA

    Italiani in Egitto: Luigi Vassalli | Il Museo Egizio di Torino

    LArte di Shamira | I papiri di CarlaBOLLETTINO

    INFORMATIVODELL'ASSOCIAZIONE

    EGITTOLOGIA.NETNUMERO 1

    eg i tto log ia .net m a g a z i n e

  • Carissimi,

    La velocit lelemento che pi caratterizza ilnostro vivere quotidiano.Le molteplici attivit con cui riempiamo la no-stra vita la rendono necessaria, per poter rag-giungere in tempo i luoghi dei nostri interessi.Non questa la sede per valutare se abbia dav-vero senso correre tra un impegno e laltro, noiqui ne prendiamo solo atto e nellambito che cicompete cerchiamo di dare una risposta.LEgitto suscita sicuramente linteresse di moltepersone, che non sempre per riescono a inse-rirlo allinterno della loro rotta giornaliera. I sitiinternet con contenuti legati alla storia antica,pur contando numerosissimi iscritti alle rispet-tive news letter e community, si vedono sot-trarre spazio dai social network, che assorbonoin genere gran parte del tempo che le persone

    possono dedicare al web e alle sue innumerevoliapplicazioni.Cosa fare quindi per continuare con efficaciala nostra vocazione di divulgatori della culturaegizia? Per consentire a chi corre di avere conse uno strumento pratico e versatile dal qualepoter attingere notizie riguardanti lEgitto, intutte le sue numerose sfaccettature?Ci abbiamo riflettuto un po e abbiamo trovatoquella che secondo noi una soluzione:EM Egittologia.net Magazine, con il quale cer-cheremo di portare lEgitto antico e non solo allinterno di quella rotta, spesso caotica, chesiamo costretti a seguire tutti i giorni.Lidea di base stata quella di creare uno stru-mento, uno spazio, un filo.Uno strumento in grado di arrivare ai soci,

    agli amici della Community, agli amici di Face-book, a tutti coloro che sono iscritti alla new-sletter del sito www.egittologia.net e a tutti gliappassionati di storia antica.Uno spazio pensato per contenere articoli, spe-ciali, presentazione di libri, una selezione dellenews pi importanti provenienti sia dallEgittoarcheologico che dallEgitto moderno, per se-gnalare nuovi eventi o proporre una recensionedi testi gi pubblicati e tanto altro ancora, pen-sato per coloro che non dispongono del temponecessario da dedicare allantico Egitto, ma chevogliono saperne di pi.Un filo che unisce gli studiosi, gli appassionatie i semplici curiosi, che consente di ricevere co-modamente al proprio indirizzo di posta elet-tronica tante notizie di carattere egittologico e

    non solo.Non mi dilungo oltre perch un primo esem-

    pio di quello che vogliamo realizzare esempioche con il tempo e la disponibilit di tutti coloroche vorranno aiutarci potr sicuramente esseremigliorato lo state gi leggendo.Per qualsiasi informazione o per collaborarecon noi, non esitate e contattarci inviando unae-mail a [email protected]

    Un caro saluto

    Paolo Bondielli

    e d i t o r i a l e e d i t o r i a l e

    amabile lo scriba che conosce la sua professione (LEM 122, 5)

  • di Paolo Bondielli

    Mi impossibile far partire questo progetto senza rivolgere un saluto a Gil, perch la suaassenza mi ingombra i pensieri.Ed strano non ricevere le sue mail, che in occasione di eventi nuovi diventavano decinee decine, piene di consigli e perplessit, vignette satiriche e proposte fatte tra il serio e ilfaceto.Gil non era uno studioso di storia antica e di Egitto ne sapeva poco pi di un rapa, comemi disse durante uno dei nostri pranzi milanesi. Ma aveva un grande dono: la curiosit!Una curiosit che non era una semplice voglia di sapere, ma piuttosto una voglia di capireche non si esauriva con lacquisizione di nozioni, e il suo passato da pubblicitario ad altis-simi livelli, vissuto in gran parte quandola pubblicit italiana stava ancora cer-cando la sua strada, lo si percepiva pro-prio in questo suo modo di porsi difronte alle cose.La sua era una sorta di esuberanza cultu-rale, che talvolta lo portava talmente e te-stardamente fuoristrada da sfiorare illitigio con il suo interlocutore che nondi rado ero io al quale poi, una voltamesso di fronte allevidenza, rispondevasempre con: ubi major minor cessat!.Ma pi spesso le sue intuizioni hannoportato a lunghe e interessanti discus-sioni sui vari forum di Egittologia.net,consentendo di toccare aspetti dellAn-tico Egitto meno noti, ma proprio per questo sempre originali e intriganti.Ed grazie anche a questa sua esuberanza che il sito www.egittologia.net nato, si evolutoed rimasto attivo anche nei momenti pi critici, quando la sua presenza costante ha fattoper davvero la differenza.Adesso lo vorrei qua, accanto a me. Vorrei litigare con lui per la scelta di una foto, per unafrase o un punto e virgola! Perch da queste discussioni che ho imparato e avrei da impa-rare ancora molte cose, di quelle che non si trovano sui libri, ma che fanno parte di un vis-suto straordinario.

    Carissimo amico mioper quello che ho ricevuto da te, che davvero molto rispetto aquello che io ti ho dato in cambio, consentimi di chinare il capo e di dirti: ubi major minorcessat!.

    4

    gilberto sozzani

    IINN RRIICCOORRDDOO DDII UUNN CCAARROO AAMMIICCOO

    5

  • 76

    EM

    EMEM

    UN PROGETTO DI

    COLLABORATORI

    PROGETTO GRAFICO

    Paolo Bondielli

    Maurizio AGRO'Paolo BONDIELLIFranco BRUSSINOShamira MINOZZIAlessandro ROLLEFrancesca ROSSI

    Carla TOMASIArianna Zerillo

    Paola Inzolia

    In questo numero di :

    Introduzione al Magazine

    Le stele nellantico Egitto

    Il femminismo islamico

    Il palazzo del Museo Egizio di Torino

    Cowboy nellantico Egitto

    Luigi Vassalli

    LAntico Egitto e la musica

    ShamiraI papiri di Carla

    EEDDIITTOORRIIAALLEE

    AANNGGOOLLOO DDII FFIILLOOLLOOGGIIAA

    EEGGIITTTTOO MMOODDEERRNNOO

    ssppeecciiaallee

    EEGGIITTTTOO IINN PPIILLLLOOLLEE

    IITTAALLIIAANNII IINN EEGGIITTTTOO

    LLOO SSCCAAFFFFAALLEE

    AARRTTEE//VVAARRIIEE

    nneewwss

    p.2/3

    p.8/15

    p.16/19

    p.20/23

    p.24/25

    p.26/31

    p.32/35

    p.36/37p.38/39

    p.40/43

    ll bollettino non costituisce

    testata giornalistica e la diffusione di materiale

    non ha comunque carattere periodico ed condizionata alla disponibilit

    del materiale stesso.

  • Franco Brussino, studioso torinese gi noto agli appas-sionati della civilt egizia per aver svelato il mistero delPapiro Tulli, ci propone uno studio particolareggiato suuna ventina di stele risalenti al Medio Regno custoditepresso il Museo delle Antichit Egizie di Torino, chesono quasi del tutto inedite. In questo numero unin-troduzione generale sulle stele, nel prossimo le vi-

    cende legate a questo particolare gruppo e poi la pub-blicazione delle stesse con immagini, disegni, tradu-zione e traslitterazione dei testi.

    Ringraziamo il Museo delle Antichit Egizie di Torinoche ci ha gentilmente concesso le autorizzazioni ne-cessarie per poter pubblicare questo prezioso lavoro.

    Fin dai tempi pi remoti luomo ha cercato di riprodurre su un supporto ci che per lui

    rappresentava qualcosa di importante, allo scopo di averne memoria.

    E da questo impulso che quasi certamente nata la scrittura, inizialmente come mero

    supporto al progressivo espandersi del commercio e successivamente come espressione di

    un pensiero pi evoluto, che rispecchiava da un lato lesigenza di fissare dei canoni validi per

    tutti, dallaltra il desiderio di comunicare miti e leggende.

    E facile pensare che vi sia stata una prima fase di questo aspetto destinata a rimanere

    per sempre nel silenzio a causa dei supporti deperibili utilizzati. Ma quando luomo sceglie

    la pietra e lascia sopra di essa disegni e incisioni, comincia inconsapevolmente a parlare

    con uomini simili a lui, che migliaia di anni dopo ammirano con stupore i suoi tentavi di dare

    una risposta alle stesse domande esistenziali.

    La pietra un materiale eterno vecchio almeno quanto la Madre Terra e destinata a un

    tempo senza fine, o per usare unespressione cara agli egizi per durare milioni di anni.

    Gi nelle fondazioni di sepolture che precedono lepoca dinastica egizia vi un primo utilizzo

    della pietra intesa come struttura portante, ma con il regno di re Djoser che la pietra si

    eleva verso il cielo in un insieme di funzioni simbolico-architettoniche, meravigliando per-

    sino larchitetto che lha progettata, il geniale Imhotep.

    Segue lEt delle Piramidi dove la sola unit di misura utilizzata per larchitettura sacra il

    colossale! Immense costruzioni in pietra, che secondo un antico detto arabo incutono timore

    al tempo, si stagliano ancora oggi sulla Piana di Giza rivelando antichissime capacit e co-

    noscenze che ci lasciano senza parole.

    Ma oltre a queste opere straordinarie, gi dai tempi pi remoti, la pietra si unisce alle parole

    per dare voce alla supplica della gente comune, al desiderio di immortalit di un defunto e per-

    sino al potente sovrano dEgitto per promulgare i suoi decreti o decantare le sue vittorie.

    Vengono realizzati cos innumerevoli manufatti che oggi sono tra i pi rappresentativi

    della civilt egizia e che a essa immediatamente riconducono anche coloro che dellEgitto 1Per un approfondimento sulla Stele di Rosetta: Elli, A. La Stele di Rosetta e il Decreto di Menfi Torino, 2009.

    antico hanno nozioni elementari.

    Gli antichi egizi li chiamavanowD mentre noi oggi usiamo il termine greco ,che significa colonna e che noi traduciamo letteralmente con stele.

    Le stele sono lastre monolitiche realizzate con vari tipi di pietra e pi raramente in legno,

    che contengono iscrizioni solitamente geroglifiche accompagnate spesso da disegni che

    ancora oggi mantengono talvolta la loro policromia originale.

    In genere la loro forma rettangolare con uno dei lati corti quello verso lalto che spesso

    ha una forma centinata. Le misure e la qualit del materiale utilizzato, cos come la qualit

    artistica, variano a seconda del ruolo sociale del proprietario del manufatto e del periodo

    storico in cui stato realizzato, passando da stele che misurano qualche decina di cm per lato

    realizzate in comune pietra arenaria, a imponenti blocchi monolitici di basalto o granito.

    Grazie alle iscrizioni presenti nelle stele si potuto procedere a una sorta di suddivisione

    per aree tematiche che sostanzialmente possono essere ricondotte alle seguenti tipologie:

    Le stele regali

    Generalmente collocate nei luoghi pubblici o nei cortili dei templi e commissionate di-

    rettamente dal Palazzo. Possono contenere decreti, esenzioni fiscali ma possono es-

    sere anche di carattere pi squisitamente celebrativo. Un esempio del primo tipo

    la Stele di Rosetta che aldil dei motivi per cui nota al grande pubblico con-

    tiene un testo conosciuto come il Decreto di Menfi che risale ai tempi di Tolomeo

    V Epifane (204-108 a.C.) 1

    Nelle stele regali del secondo tipo fa parte ad esempio limponente stele di Amenho-

    tep II (1424-1398 a.C. circa) collocata da questo sovrano della XVIII dinastia allinterno

    del suo tempio presso la Sfinge di Giza.

    Alcune di queste stele sono state poste dai sovrani egizi in terra straniera, per ce-

    lebrare eventi legati al proprio prestigio personale, soprattutto di carattere militare.

    Le stele commemorative

    Strettamente legate alle stele funerarie di cui parleremo pi avanti, possono contenere

    lautobiografia del defunto o alcuni fatti salienti della sua vita, i suoi titoli, le formule

    relative alle offerte e si suoi familiari. Larea archeologica di Abido ne ha restituite

    uningente quantit, lasciate da uomini che non potendosi permettere una tomba in

    quel luogo sacro, ha voluto comunque voluto lasciare l un cenotafio come ricordo di se.

    Le stele votive

    Diffusi in modo particolare durante il Nuovo Regno, questi reperti ci mostrano il de-

    siderio degli antichi egizi di ricevere un intervento risolutore in uno degli aspetti

    98

    LE STELE NELLANTICOEGITTO

    a n g o l o d i f i l o l o g i a a n g o l o d i f i l o l o g i a

    In note:

  • seguita dallinvocazione che consiste, in questo tipo arcaico, in una bella sepoltura nella

    necropoli occidentale. Per la verit gi in questo periodo compare, pur se piuttosto rara-

    mente, anche la richiesta di pane e birra per poter vivere nellaldil, richiesta che verr suc-

    cessivamente sviluppata e che diventer comune nei monumenti funerari dei secoli a venire.

    In seguito la formula perde la seconda senza per mutare il significato e risulter cos

    scritta:

    tp di nsw, Htp (di) Inpw, xnty sH nTr: ors m Xrt imnt, iAw nfr wrt, nb imAx xr nTr aA $nm-Htp,

    offerta che il re d, offerta che Anubi (d): la sepoltura nella necropoli occidentale (dopo)essere divenuto molto anziano, il signore di privilegio presso il dio grande, Khnumhotep 2.

    Successivamente compare nelle tombe, accanto alla richiesta delle offerte, anche una

    formula particolare: lappello ai viventi. Con questa frase rituale il defunto si rivolgeva di-

    rettamente ai passanti e chiedeva loro di compiere i riti per poter rivivere nellaldil. Ve-

    diamo ora come veniva espressa la formula in quel periodo, come possiamo rilevare nella

    tomba di Nedjemib (V dinastia, regno di Dedkara Isesi):

    I anxw tpw tA, swAt(y).sn Hr is pn sobt n(.i) mw, ink Hr(y) sStA, pr n(.i) prt-xrw t Hnot m ntt m-xt.Tn ink mry rmT.

    O viventi sulla terra, che passerete presso questa tomba fate versare lacqua per me

    poich io ero un preposto ai segreti! Esca per me lofferta funeraria di pane e birra che

    presso di voi poich io ero un amato dalla gente.3

    Dopo avere considerato le formule che nellAntico Regno venivano adottate nei monu-

    menti funerari, possiamo passare ad esaminare le stele del Medio Regno. Il periodo che si

    considera per questi reperti comprende la seconda parte dellXI dinastia ed arriva sino al

    Secondo Periodo Intermedio. In queste stele, come regola generale, veniva impiegata la

    formula della richiesta delle offerte, e saltuariamente anche lappello ai viventi. Inoltre, solo

    nellXI dinastia, viene introdotta una nuova espressione che viene definita come formula

    di Abido, la quale consiste in una serie di invocazioni e di richieste rituali per giungere in

    pace al belloccidente ed essere accolto benevolmente dai grandi di Abido. Ne diamo qual-

    che passo significativo qui di seguito, precisando che questa formula pu presentare alcune

    varianti nelle diverse stele in cui si incontra.

    della propria vita quotidiana da parte delle varie divinit o di ringraziarle per

    averne ricevuti. Le divinit sono opportunamente inserite nelle stele assise su un

    trono o in piedi, con lorante inginocchiato che recita linvocazione o ringrazia.

    Le stele confinarie

    Venivano poste per definire i confini dei nomoi (province) in cui lEgitto sempre

    stato suddiviso durante la sua millenaria storia. In genere erano collocate lunghe le

    strade di accesso al nomo stesso in modo che i viaggiatori potessero identificarlo.

    Celebri sono le stele confinarie con le quali Akhenaton ha circondato la nuova citt da

    lui fondata nel Medio Egitto nei pressi dellattuale villaggio di El-Amarna, Akhetaton.

    Le stele giuridiche

    In queste stele venivano incisi talvolta testamenti, cessioni di terreni e altri atti uf-

    ficiali legati a quellamministrazione non riconducibile allattivit del sovrano, ma

    comunque concernente transazioni di un certo rilievo.

    Di seguito prenderemo in esame le stele funerarie, principalmente quelle che risalgono al Medio

    Regno, e in articoli successivi verr proposta lanalisi approfondita di un gruppo di stele custo-

    dite presso il Museo Egizio di Torino e risalenti proprio a questo periodo della storia egizia.

    Ringraziamo per la disponibilit la Fondazione Museo delle Antichit Egizie che ci permette

    di pubblicare i disegni dei reperti oggetto del nostro studio.

    Le stele funerarie egiziane avevano lo scopo principale di richiedere le offerte affinch ilka del defunto potesse sopravvivere nellaldil. Le prime stele compaiono gi nella IV dina-stia e ricalcano le modalit delle tabelle delle false porte1. Unica differenza il ricco dettagliodelle oblazioni che, tra laltro, ci fornisce unimportante documentazione sullalimentazionee sullabbigliamento dellepoca . Ma in questi documenti le offerte venivano semplicementeelencate, e ben presto i nobili egizi si resero conto che il solo, anche se ricco, elenco forsenon bastava, ed escogitarono un sistema pi mirato per chiedere ed ottenere tali benefici.Cos nella seconda parte della IV dinastia, praticamente durante il regno di Cheope o subitodopo, compare nelle tombe dei privati per la prima volta la formula della richiesta delle of-ferte. In un primo tempo questa formula fu redatta in tal modo:

    tp di nsw, Htp di Inpw

    offerta che il re d, offerta che Anubi d

    1110

    LE STELE funerarie delmedio regno

    a n g o l o d i f i l o l o g i a a n g o l o d i f i l o l o g i a

    In note:

  • ..

    +A.f biA nmi.f Hrt iar.f n nTr aA smA.f tA m Htp r imnt nfrt......spr.f r DADAt nTr(t) Dd.t(w) n.f iw-m-Htp in wrw nw AbDw di.t(w) n.f. awy m nSmt Hr wAwt imnt.....

    Possa egli attraversare il firmamento e possa percorrere il cielo! Possa egli salire pressoil dio grande ed essere sepolto in pace nel belloccidente!......Possa egli giungere al tribunaledivino e sia detto a lui: Benvenuto! dai grandi di Abido4! Siano date a lui le braccia nellabarca nescemet sulle strade delloccidente.....5

    Per completare il discorso sullevoluzione della formula delle offerte bisogna andare alla

    fine del Primo Periodo Intermedio. In questa epoca tale formula, dopo una lenta evoluzione,

    si codific in maniera stabile e, con qualche inevitabile variante, rimase pressoch inalterata

    per tutta la storia egizia. Le principali differenze rispetto alla versione pi arcaica consi-

    stono nel fatto che Osiride, corredato da una serie di epiteti, sostituisce Anubi come divinit

    principale (Anubi tuttavia comparir ancora sporadicamente dopo Osiride); inoltre si im-

    porr Upuaut, anchesso, come Anubi, dio dallaspetto di sciacallo. Oltre a ci lofferta richie-

    sta non consiste pi in una bella sepoltura, ma in una serie di mezzi di sussistenza (pane,

    birra, buoi, uccelli, stoffe, vasi di unguento, ecc...sovente espressi in migliaia) per poter vi-

    vere nella vita ultraterrena. Unultima osservazione: la richiesta di offerte che nel periodo

    pi antico rappresentato per lo pi sulle pareti delle tombe, in questepoca viene costan-

    temente incisa su stele che in gran numero possiamo ammirare nei vari musei sparsi per il

    mondo. Diamo qui un esempio di questa formula relativa ad una stele del British Museum:

    6 7

    tp di nsw Wsir nb dw nTr aA nb AbDw di.f prt-xrw t Hnot kA Apd Ss mnxt xt nb(t) nfr(t) wab(t)anxt nTr im,

    Offerta che il re d ad Osiride, signore di Busiri8, dio grande, (affinch) egli dia lofferta fune-raria di pane e birra, buoi e uccelli, stoffe e alabastri, e ogni cosa buona e pura di cui vive il dio9.

    Caratteristica delle stele del Medio Regno che riportano, oltre al nome del titolare,

    anche lelenco dei suoi numerosi parenti, per cui si assiste ad una lunga enumerazione di

    figli e figlie in aggiunta al nome della moglie e, talvolta, anche dei genitori. Tali liste di nomi

    ci forniscono anche importanti notizie sui titoli che questi personaggi portavano: possiamo

    cos conoscere quali erano le cariche e le occupazioni lavorative della gente in questo pe-

    riodo. Inoltre non poche stele riportano notizie biografiche sul titolare, che, anche se sono

    prettamente a carattere autoelogiativo, ci informano sul tipo di vita che i funzionari del-

    lepoca conducevano.

    Uno dei problemi che maggiormente ha assillato gli studiosi la datazione delle stele del

    Medio regno. Questi reperti possono essere classificati in quattro categorie. 1 Stele con il

    nome del sovrano e con la data del regno. 2. Stele con solo il nome del sovrano. 3. Stele con

    solo la data. 4. Stele senza alcuna registrazione. Per le stele 1 e 2 il problema della datazione

    non si pone: i reperti portano tutti i dati richiesti. Non solo, ma forniscono gli elementi di

    paragone per poter collocare quelle senza data. Per le stele di cui al n. 3 il problema iden-

    tico a quelle del n. 4: la registrazione di un anno di regno senza il nome del sovrano ha ben

    poco valore ai fini della datazione del reperto.

    Gli studiosi quindi hanno cercato avvalendosi del metodo comparativo per trovare quegli

    elementi che potessero essere utili per datare le stele del Medio Regno. I pi impegnati in que-

    sto tipo di ricerca sono stati P.C.Smither10, C.Bennet11, K.Pflger12 e legittologa italiana G.Rosati13.

    Il primo ha studiato la prima parte dellofferta, Htp di nsw , ed ha concluso che la forma (A) stata usata fino alla XIII dinastia, mentre la forma (B) ha sostituito

    la precedente dalla XIV dinastia in poi. Questo sistema stato sottoposto a critica e si

    giunti alla conclusione che pur non essendo del tutto corretto (infatti sono state trovate

    stele con la grafia (B) risalenti alla XII dinastia), tuttavia pu essere ritenuto valido, ma solo

    in maniera generale.

    Bennet si addentra invece nel merito delle formule riportate sulle stele del Medio Regno, e

    ne ha esaminate 121 che registravano la datazione completa. Quindi ha selezionato tutti gli

    elementi che comparivano nella formula (ad esempio la grafia di Osiride, i suoi epiteti di

    xnty-imntyw, nb AbDw, nTr aA, oppure lappellativo di imAxw del defunto ed altri ancora) ed arrivato ad una conclusione che ancora in gran parte accettata dagli studiosi moderni.

    G.Rosati, basandosi sul metodo di ricerca adottato da Bennet, prende in considerazione per

    lo pi reperti che vanno dalla tarda XII dinastia allinizio del Secondo Periodo Intermedio.

    Riassumer qui in breve le principali deduzioni, avvertendo che dalla comparazione di tutti

    gli elementi riportati si possono anche trovare situazioni discordanti fra di loro. In ogni caso

    bisogner tenere presente quanto affermato da Pflger, secondo il quale questi sistemi di

    datazione devono essere presi with grain of salt.

    1312

    metodi di datazione delle stelenel medio regno

    a n g o l o d i f i l o l o g i a a n g o l o d i f i l o l o g i a

    In note:

    In note:

    In note:

  • 11.. Forma grammaticale prt-xrw.XI din.: solo prt-xrw;XII din.: di.f prt-xrw ; di.sn prt- xrw se riferito a pi di.

    22.. Grafia di Osiride.XI din., inizio XII: c il determ. , di Osiride;XII din. non compare il determinativo; dopo Sesostri III il nome di Osiride viene anche scritto cos:

    33.. Titoli di Osiride.XI din.: nb AbDw, signore di Abidonb dw, signore di Busiri,xnty-imntyw, il primo degli occidentali,XII din.: sotto Sesostri I oltre ai titoli citati si aggiunge nTr aA, il dio grande; alla fine del regno diAmenemhat III si aggiunge nb anx Awy, signore vivente delle Due Terre.

    44.. Titolo di Osiride: xnty-imntyw, il primo degli occidentali.XI din. inizio XII din.: compare il determ. XII din.: non compare il determinativo.

    55.. Designazione del defunto imAx, o imAxw o imAxy, venerabileXI din. e nel regno di Sesostri I: comune;con Amenemhat II: n kA n imAxw;dopo Sesostri III il termine imAx scompare

    66.. Frase ...anxt nTr im, ...di cui vive il dioXI din.: assente;XII din.; compare per la prima volta con Sesostri I e prosegue fino alla fine della dinastia e oltre.

    77.. Frase m swt nbt, in tutti i suoi luoghi.XI din.: la frase tipica di questa dinastiaXII din.: rari esempi, poi scompare rapidamente.

    88.. Incenso e olio.XI din.: assenteXII din.: compare in questo periodo e diventa pi frequente verso la fine della dinastia.

    99.. Il geroglifico del papiro arrotolatoXI din.: la grafia sempre questa XII din. e oltre : .1100.. Il titolo nbt pr, signora della casa, portato da personaggi femminiliXI din. assente.XII din, compare a partire dal regno di Amenemhat III

    1111.. Fine XII din. ed oltre:- presenza di occhi wDAt- due sciacalli- anello Sn- epiteto wHm anx, che ripete la vita- la frase ddt pt qmAt tA innt apy, che il cielo d, che la terra crea, che il Nilo porta- titolo di Osiride HqA Dt, principe delleternit

    1514

    a n g o l o d i f i l o l o g i a a n g o l o d i f i l o l o g i a

    NNoottee1 - Cfr. M.E. Chioffi, G.Rigamonti, Stele della IV dinastia, Massa 2005.2 - Saqqara, tomba di Niankhkhnum e Khnumhotep.3 - K.Sethe, Urk. I,75. In questa breve formula si pu osservare un discreto repertorio di espressioni morfologichee grammaticali tipiche della lingua dellAntico Regno: il plurale viene formato con la ripetizione del determinativo, assente il pronome suffisso .i , nei pronomi suffissi plurali (sn, tn) e nella parola rmtmancano i segni del plurale.4 - Abido, citt del Medio Egitto, lodierna al Araba al Madfuna. Limportanza di Abido risale ai tempi pi antichi delledinastie egizie, in quanto i primi sovrani vi posero la loro residenza; in seguito la citt fu consacrata ad Osiride, poi-ch si riteneva che nei suoi pressi fosse stata sepolta la testa del corpo smembrato del dio. Nelle stele funerarieOsiride viene detto signore di Abido.5 - Stele BM n. 614.6 - La formula stata variamente valutata. In questo lavoro si seguita linterpretazione di Gardiner(GEG, pag. 170). Altri studiosi hanno dato versioni diverse. G.Lefebvre, pur mantenendo la traslitterazione di Gar-diner, traduce: che il re sia grazioso e dia..... (LGEC, 57); P.Grandet e B.Mathieu traslitterano e traducono in ma-niera diversa: d n(y)-sw.t Htp, faccia il re che si plachi (Osiride).... (GMEG, cap. 35.5).7 - Il gruppo si traslittera prt-xrw t Hnot (lett. luscire della voce per pane e birra), e si traduce convenzional-mente con offerta funeraria di pane e birra, oppure con invocazione funeraria di pane e birra.8 - Busiri, citt situata nel Delta centrale e corrisponde allodierna Abusir Bana. Fu considerata fin dai tempi piantichi la citt di origine di Osiride. 9 - Stele BM n.214.10 - P.C.Smither, The Writing of Htp-di-nsw in the Middle and New Kingdoms, JEA 25 (1939), pag. 34 e segg.11 - C.J.C.Bennett, Growth of the Htp di nsw formula in the Middle Kingdom, JEA 44 (1958), pag. 77 e segg.12 - K.Pflger, The Private Funerary Stelae of the Middle Kingdom and their Importance for the Study of AncientEgyptian Story, JAOS 67 (1947), p. 127 e segg.13 - G.Rosati, Note e proposte per la datazione delle stele del Medio Regno, OA, 19 (1980), pag. 21 e segg.

    AAbbbbrreevviiaazziioonniiBM: British MuseumGMEG: Pierre Grandet - Bernard Mathieu, Corso di Egiziano geroglifico, Torino, 2007.GEG: A.H.Gardiner, Egyptian Grammar, Oxford 1957.JAOS: Journal of the American Oriental Studies.JEA: Journal of Egyptian Archaeology.LGEC: G.Lefebvre, Grammaire de lgyptien classique, Le Caire 1955.OA: Oriens Antiquus.Urk: K.Sethe, Urkunden des Alten Reichs, Leipzig 1932-1933.

    In note: In note:

    In note:

    In note:

    In note:

    Franco Brussino

    Torinese, da oltre trentanni si interessa attivamente di Antico Egitto, approfondendo questa sua passione connumerosi viaggi di studio. diplomato in lingua egiziana antica presso la Khops gyptologie di Parigi ed ha col-laborato alla stesura di diverse pubblicazioni egittologiche con la traduzione originale di testi egizi. Ha redattolo studio Alle origini della letteratura egizia in Amenemhat I e Senusert I (Ananke, 2007) ed ha pubblicato il libroAmenofi II Lepopea di un faraone guerriero (Ananke, 2009). alle stampe, in attesa di pubblicazione, unsecondo libro dal titolo Ramesse I - Agli inizi della XIX dinastia, sempre per i tipi di Ananke.

    I suoi interessi culturali non si limitano all'egittologia ed ha coltivato parallelamente lo studio delle civilt pre-colombiane (Maya, Aztechi, Incas), compiendo - come per l'Egitto - viaggi in Mesoamerica (Messico, Guatemala,Honduras) e Per per approfondire la conoscenza di questi antichi popoli.

    Oltre ad essere apprezzato conferenziere, tiene da tempo lezioni di lingua egiziana antica e conduce corsi diegittologia e di civilt precolombiane presso lUniversit della Terza Et.

    In note:

    In note:

  • Il femminismo nel mondo islamico ha alle spalle pidi un secolo di storia, quasi del tutto sconosciuta inOccidente, fatta di lotte, attivismo e dirompente vi-talit. I movimenti femminili mobilitatisi in nomedella libert e dellemancipazione hanno una lungae profonda tradizione, anche se i paesi in cui sononati faticano a considerarli come parte integrantedella costruzione e della definizione delle identitnazionali. Eppure le lotte per i diritti delle donnemusulmane hanno camminato fianco a fianco con

    le lotte per lindipendenza e laffermazione degliStati nazionali. Inoltre il femminismo ha accolto ins diverse anime, come quella secolare o quellaislamica.A tal proposito nel mondo musulmano si assisteallemergere del femminismo islamico, un movi-mento che afferma luguaglianza di genere e pro-pone la riforma delle istituzioni patriarcaliattraverso una rilettura del Corano da un punto divista femminile. Numerose donne sostengono, in-fatti, la necessit di coniugare Islam e rivendica-zioni femministe. Questo movimento diffuso sia tra le donne chevivono in paesi a maggioranza musulmana sia inquelli della diaspora grazie a conferenze, riviste einternet, strumenti capaci di annullare le distanzee unire le anime femminili islamiche di tutto ilmondo.

    La reinterpretazione della tradizione islamica daun punto di vista di genere si attua attraverso lij-tihad, cio la ricerca sulle fonti religiose, che ilcredente pu intraprendere quando un passaggionel testo sacro presenta pi chiavi di lettura e in-terpretazione. Inoltre le femministe islamiche siservono, per rileggere i testi sacri, del tafsirlesegesi del Corano e si concentrano sullo studiodella vita del Profeta, delle sue mogli e delledonne che hanno ricoperto ruoli importanti nella

    storia dellIslam, come dimostrano le opere dellemaghrebine Fatima Mernissi e Assia Djebar.Va sottolineato che le teoriche del femminismoislamico non mettono in discussione il carattere sacro del Corano, ma sostengono che una sua at-tenta rilettura mostri che il vero messaggio reli-gioso non affatto misogino. Sono state leinterpretazioni dei testi sacri effettuate dalle elitemaschili ad introdurre i concetti di inferiorit esottomissione femminili. Si commetterebbe unerrore nel pensare che il femminismo islamico siaun movimento omogeneo, poich nella realtesso comprende varie posizioni accomunate dallaricerca dellaffermazione dei diritti delle donne inchiave islamica; la critica di genere della storiamusulmana viene affrontata in modo diverso inbase al contesto regionale e al posizionamentopolitico.

    Accanto alle femministe islamiche si trovano atti-viste, come legiziana Heba Raouf Hezzat e NadiaYassine, che affrontano un discorso di genere al-linterno di gruppi di militanza islamica. Non sonoesattamente definibili come femministe islamiche,anche se queste donne, che ricoprono ruoli impor-tanti in partiti politici e associazioni islamiste,hanno influenzato il movimento femminista.Le militanti islamiste hanno sradicato molti ste-reotipi legati al ruolo della donne nella societe hanno cercato risposte ai problemi della con-dizione femminile in una cornice religiosa.La riforma del codice di famiglia in Marocco(mudawwana) ha rappresentato uno dei suc-cessi del femminismo islamico, ma anche dellat-tivismo delle forze islamiste.Nonostante la vicinanza tra i due movimenti, ledifferenze politiche tra le femministe islamiche ele islamiste sono notevoli: le prime vogliono af-fermare un Islam progressista allinterno di strut-

    ture di governo laiche, le seconde sono impegnatenella realizzazione di Stati islamici, o almeno diStati influenzati dalla religione dal punto di vistaistituzionale. Ci che importante notare cheper entrambi i gruppi la centralit dellIslam nonimplica un ritorno al passato, ma una reinvenzionesociale alla luce delle nuove esigenze che caratte-rizzano il XXI secolo.

    LLaa ssttoorriiaa

    Il femminismo nel mondo arabo nasce alla finedellOttocento, allinterno della Nahdah, il movi-mento composto da intellettuali di diverse religioniimpegnati nella rinascita culturale dei paesi arabitra la fine del XIX e linizio del XX secolo. E auto-nomo dal femminismo occidentale, anche se cisono sempre state numerose interazioni tra attivi-

    ste arabe e europee ed caratterizzato da trattinazionalisti, indipendentisti e da una tendenza alpanarabismo.I fattori che hanno portato alla nascita del femmi-nismo arabo sono di due tipi: interni ed esterni. Questi ultimi riguardano la penetrazione econo-mica e culturale delle potenze europee e la criticadei colonizzatori verso la condizione della donna.I fattori interni, invece, sono legati al contesto so-ciale in cui presero forma le prime lotte perlemancipazione femminile. Infatti nelle citt del-lImpero ottomano, come in quelle egiziane, si pra-ticava la segregazione sessuale. Alle donne delleclassi alte era imposta anche la reclusione: pote-vano uscire raramente e solo coprendosi la testa eil volto. La segregazione era simbolo di status so-ciale e di prestigio. In realt solo le donne bene-stanti erano quasi totalmente escluse dalla vitapubblica, poich potevano permettersi di non la-vorare e delegare alla servit il compito di uscire

    per svolgere mansioni domestiche.Le donne delle classi inferiori non potevano rima-nere in casa e dunque si velavano e uscivano, ma solo per sbrigare gli impegni strettamente neces-sari. Le contadine, invece, non si coprivano mai ilvolto, in quanto il velo rappresentava un ostacolo allavoro.A questa situazione si aggiungeva la condizione diignoranza che accomunava le donne di tutte leclassi sociali. Le donne hanno cominciato a stu-diare solo dalla seconda met del XIX secolo: incasa e con precettori di solito europei quelle ap-partenenti alle classi alte; in scuole pubblichequelle dei ceti medi.Infatti in Egitto la prima scuola di Stato per ra-gazze apr nel 1873, ma vi erano gi scuole femmi-nili private, legate alle missioni cristiane o almondo islamico. Solo nel 1929 un ristretto gruppo

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    il femminismo islamico

    e g i t t o m o d e r n o e g i t t o m o d e r n o

    Le donne e lIslam. Un argomento che non facile da affrontare se si vuol rimanere al riparo dal qualun-quismo e dai luoghi comuni. Francesca Rossi, studiosa della cultura islamica, ci propone unampia rifles-sione su questo interessante argomento partendo da unintroduzione al femminismo nellIslam. Nei numerisuccessivi di EM verranno proposte le storie di alcune donne musulmane che sono state protagoniste diquesto processo di emancipazione.

  • di donne pot accedere allUniversit del Cairo.E proprio tra il 1870 e il 1890 che si inizia a parlaredi emancipazione femminile come elemento ne-cessario allo sviluppo dei paesi arabi e dunque diistruzione femminile. Non si pu dimenticare, a talproposito, che il dibattito sulla condizione delladonna a inizio Novecento per lo pi portatoavanti da uomini. Solo a partire dagli anni Ventidello stesso secolo si ha la nascita delle prime as-sociazioni di donne. E proprio in questo momentostorico che nascono anche i primi salotti letterariin Medio Oriente e appaiono molte riviste e opereletterarie femminili. Proprio sui giornali diretti escritti da donne e che si rivolgono ad un pubblicofemminile vengono elaborati i primi discorsi fem-ministi.La prima di queste riviste Al-Fata (La ragazza) fufondata ad Alessandria nel 1892 da Hind Nawfal.LEgitto considerato la culla del movimento fem-minista in Medio Oriente e il paese arabo in cui

    questo movimento si svilupp maggiormente.Comunque in tutto il mondo arabo la liberazionedella donna e la liberazione della nazione eranoprogetti che andavano di pari passo. I discorsi fem-ministi erano spesso intrisi di anticolonialismo. Leattiviste ritenevano che lemancipazione delladonna si potesse realizzare solo attraverso laffer-mazione di Stati indipendenti.

    IIll ffeemmmmiinniissmmoo iissllaammiiccoo ee llaa rreelliiggiioonnee

    Le cause che hanno contribuito allaffermazionedel femminismo islamico sono tre: lopposizioneallislamismo nelle sue forme pi retrograde e pa-triarcali; la critica allOccidente e alluniversalismodei diritti di cui il femminismo occidentale unadelle espressioni; il riaffermarsi della religionenellambito pubblico e privato.Per molte donne, dunque, la religione divenutauno strumento per conquistare diritti e spazi nella

    societ e il femminismo islamico il collante chetiene insieme diverse identit: essere donna, mu-sulmana, praticante e protagonista della realtstorica e sociale.A tal proposito alla fine degli anni Ottanta del No-vecento si andato diffondendo luso di rileggerein gruppo il Corano e altri testi importanti della tra-dizione islamica. Dagli incontri nelle case privatesi passati a riunione nelle moschee. In Egitto, peresempio, le donne hanno ancora labitudine di in-contrarsi in alcune moschee cairote per studiarele sacre scritture senza lintermediazione maschilee facendosi guidare da studiose formatesi in pre-stigiose universit come quella di Al-Azhar al Cairo.Come si gi detto, il movimento islamico si basasul principio che lIslam sia dalla parte delle donne,ma a causa di una distorsione nella lettura dei testisacri, questa verit rimasta nascosta tra le pa-role del Corano. Ristrette lite maschili si sono ar-rogate il diritto di interpretare il messaggio reli-

    gioso, negando il punto di vista femminile. La su-bordinazione delle donne il risultato della loroesclusione dalla formazione della giurisprudenzaislamica e dalloccultamento del loro ruolo soprat-tutto nel VII secolo d. C, cio alla nascita dellIslam.Le attiviste e le teologhe sostengono che non biso-gna confondere le leggi attualmente in vigore conil concetto di sharia : infatti le prime sono produ-zioni umane e quindi soggette allerrore, mentrela seconda rappresenta la volont divina che eterna e immodificabile. Dunque sono le leggi adessere patriarcali e non la sharia e di conseguenzanon ci sono letture del Corano corrette per ogniepoca. Al contrario: il libro sacro deve essere in-terpretato alla luce della realt vigente. Solo la co-munit formata da musulmani e musulmane pudecidere quale interpretazione vada accettata equale rifiutata e non una ristretta cerchia di uominiautolegittimatasi a parlare in nome della religione.Inoltre, secondo le femministe islamiche, Muham-

    1918

    e g i t t o m o d e r n o e g i t t o m o d e r n o

    mad ha dato pieni diritti di cittadinanza alle donneallinterno della comunit e ha sempre riconosciutoloro un nuovo status nella societ. LIslam, quindi,ha contribuito al miglioramento delle condizioni divita delle donne rispetto al periodo della Jahi-liyya, let preislamica: stata introdotta la proibi-zione di allontanare le donne mestruate dalle lorocase; la limitazione a quattro mesi del periodo du-rante il quale il marito pu negare a sua moglie diavere relazioni sessuali, dopo di che questultimapu chiedere il divorzio; la limitazione a un mas-simo di quattro del numero di mogli che un uomopu avere, accompagnata dallobbligo dellugua-glianza di trattamento; il riconoscimento del dirittoalleredit per donne e bambini; la condanna del-linfanticidio femminile; la proibizione di rendere lemusulmane bottino di guerra; limposizione che ladote sia una propriet della donna e non dei suoiparenti maschi.In conclusione le femministe islamiche ritengonoche il messaggio di liberazione delle donne sia ginel Corano fin dalla nascita dellIslam. Reinterpre-tare la propria tradizione religiosa rappresenta ilcammino necessario per arrivare allemancipa-zione. Dunque non occorre adattare usi e costumioccidentali per trovare la libert e non vero chelunico modello possibile di donna emancipata dalpatriarcato sia quello della donna occidentale.Nellopinione delle sostenitrici del femminismo isla-mico il femminismo occidentale ha la tendenza anon riconoscere percorsi alternativi. Si prenda ilcaso del velo: molte femministe islamiche non lo in-dossano, ma difendono la libert di scelta delledonne e non vedono contraddizione tra la spintaallemancipazione e luso di coprirsi il capo. A talproposito la studiosa egiziana Omaima Abou-Bakrdice: Questo tipo di indumento, culturalmente ac-cettato ovunque dalle societ musulmane, real-mente contrario allo spirito del femminismo? Lacoscienza femminista pu esistere solo in donnemediorientali che appaiono e si vestonoseguendo la moda occidentale?

    Francesca Rossi

    BBiibblliiooggrraaffiiaa

    Renata Pepicelli Femminismo islamico. Corano, diritti,riforme ed. Carocci 2010

    Leila Ahmed Oltre il Velo. La donna nellIslam da Mao-metto agli ayatollah ed. La Nuova Italia, 1995

    Ha conseguito la laurea in Lingue e Civilt Orientali allUniversit La Sapienza di Roma studiandocome prima lingua larabo, comeseconda lingua lebraico e comelingua europea linglese. Sta frequentato, sempre pressolo stesso ateneo, il corso di LaureaMagistrale in Lingue e CiviltOrientali.Durante la sua formazione ha trascorso un periodo ad Alessandria dEgitto per lapprofondimento della linguaaraba classica e dialettale e dellacultura islamica.E membra dellAssociazione Egittologia.net.Ha creato e gestito il primo sitoitaliano dedicato allautricefrancese Anne Golon http://digilander.iol.it/songlian

    Collabora con1. il sito italiano dedicato allautoreEmilio Salgari: www.emiliosalgari.it2. il sito dedicato alle donnewww.dols.net3. il sito di letteratura http://lafrusta.homestead.com/4. i portali di cinema http://www.bestmovie.it/ (sezioneNews); http://www.horrormaga-zine.it/5. il sito dedicato allantico Egittowww.egittologia.net6. il sito dedicato al cinema e ailibri Urban Fantasy: http://urbanfantasy.horror.it/7. il blog letterario Diario di Pensieri Persi:http://www.diariodipensieripersi.com/8. il giornale online Roba da Donne:http://robadadonne.likers.it/10. il giornale online Alchimia Magazine: http://www.alchimia-magazine.net/

    [email protected]

    Francesca Rossi

  • Il Museo Egizio di Torino venne fondato nel1824 dopo che, sotto il regno di Carlo Felice 1

    (1765 1831), su indicazione dello studioso Giu-lio Cordero di S. Quintino2 (1778 1857), la di-nastia sabauda si assicur la collezioneDrovetti3 (1776 1852) con atto dacquisto da-tato 23 gennaio 1824, per una spesa di quat-trocentomila lire. Ecco che quindi, nei primi mesi del 1824, le an-tichit, depositate fino a quel momento in unmagazzino a Livorno, giunsero via mare a Ge-nova e, da qui, per via terrestre, a Torino, dovefurono accolte trionfalmente su carri dartiglieria. L8 novembre 1824 il Museo Egizio di Torinoveniva finalmente inaugurato. I lavori di alle-stimento e di catalogazione impegnarono al-cuni anni e, finalmente, nel 1831 la collezionetorinese venne resa visitabile dal pubblico.Differentemente dagli altri musei Egizi delmondo, dove il criterio della raccolta tenevaprincipalmente conto dellarte e del gusto

    estetico ( i gabinetti delle meraviglie), a To-rino questo concetto venne subito superato:qui, oltre alle belle statue (tra le quali quellache considerata il capolavoro della statuariaegizia: Ramesse II) si espongono dallinizioanche oggetti pi umili di uso quotidiano, percercare di documentare la Civilt Egizia inogni sua sfaccettatura.La sede che ospita, sin dalla sua apertura, ilmuseo torinese il Palazzo dellAccademiadelle Scienze, gi sede del Collegio dei Nobilidiretto dai padri Gesuiti.E questo un palazzo secentesco costruito, suprogetto del Guarino Guarini4 (1624-1683), dal-larchitetto Michelangelo Garove5 (1650-1713)per i Gesuiti, al fine di ospitare un Collegio per irampolli delle famiglie aristocratiche. Una voltaespulsi i Gesuiti dal Piemonte nel 1783, i Savoiainsediarono in esso lAccademia delle Scienze(fondata nel 1757), che ne occup unintera ala.Per accogliere le antichit egizie il palazzo

    ANGOLODI

    FILOLOGIA

    2120

    museo egizio di torino

    il palazzo

    ANGOLODI

    FILOLOGIA

    venne terminato in alcune sue parti ancora in-compiute con linserimento di in grandiososcalone, ad opera dellarchitetto GiuseppeMaria Talucchi 6(1782 -1863).Ora, con il prossimo spostamento della Galle-ria Sabauda, partiranno i lavori di ristruttura-zione che modificheranno completamentelesposizione dei reperti egizi.Parlare della storia del palazzo significa par-tire dalle origini romane di Torino. Come testdetto ledifico secentesco, ma insisteva suunarea che presentava gi un utilizzo prece-dente con un notevole impianto stratigrafico.Visitando le sale, ora chiuse al pubblico per ilsempre imminente inizio dei lavori di amplia-mento, dei sotterranei del museo (doveranoesposte, a beneficio di chi non abbia ancoraavuto modo di visitare le collezioni torinesi, lesepolture dei nomarchi, in primis Dyefahapi ele magnifiche tele provenienti da Gebelein,nonch il sarcofago di Iqer, del Medio Regno,recante un passo dei cosiddetti testi dei sar-cofagi) ci si imbatteva, sulla sinistra proce-dendo verso il termine dellampio salone, in unmuro.In molti domandavano di cosa si trattasse. Eb-bene, questo muro costituisce parte della cintamuraria dellantica Augusta Taurinorum (nomelatino di Torino), fondata in et Augustea (30a.C 14 d.C.). Le mura avevano uno spessore dicirca 2,50 metri ed un altezza pressapoco di 7metri e delimitavano un perimetro rettango-lare di m 770X710, smussato allangolo Nord-Ovest. Il muro realizzato in opera cementizia. Laparte superiore presentava un filare in mat-toni, asportato in epoca imprecisata. Come inogni castrum romano sulle mura si aprivanoquattro porte (Porta Praetoria, Porta Principa-lis Sinistra, Porta Decumana e Porta Principa-

    lis Dextera). Da qui partivano gli assi principaliviari (cardo, da nord a sud e decumano, da estad ovest). Agli angoli delle mura ed ad inter-valli di otto metri erano presenti delle torri diguardia. Nel momento in cui il visitatore era nel sotter-raneo, estasiato dinanzi alla bellezza dei re-perti ivi esposti, si trovava al di fuori dellaTorino romana.Con la caduta dellimpero romano anche que-starea abbandonata e subisce un rapido de-grado.In epoca medievale sui resti delle mura, ormaiquasi invisibili ed in buona parte interrati, si in-sedia una taverna, con tutti gli annessi ed iconnessi delle taverne medievali. Ecco quindiche potremmo immaginare scene di vita quo-tidiana, con viandanti che giungono dal pi omeno lungo viaggio, chiedere alloste un pastoed una stanza per dormire oppure, con fareammiccante, lindicazione di qualche ragazzaper allietar la notte del solitario ramingo. Della taverna sono rimaste delle porte, copiadelle quali esposta sopra il muro romano,dietro lascensore. Ecco quindi vedere dipintoun monaco grassottello mentre sta entrandoin taverna e, nella porta di fianco, una corpu-lenta ostessa.Passano gli anni, la taverna viene abbando-nata e rasa al suolo, ed eccoci giungere nel pe-riodo secentesco con il sorgere sopra le sueceneri di un collegio di Gesuiti: il Collegio deiNobili. Divertente notare che nel luogo di per-dizione (la taverna medievale, con lo stuolo diprostitute) sorge adesso un luogo di preghiera!Ecco quindi partire i lavori allerigendo Palazzodei Nobili nel 1679, sotto la direzione dellarchi-tetto Michelangelo Garove, su progetto del-labate teatino Guarini, col patrocinio di CarloEmanuele III7 (1701-1773).

    1 Carlo Felice fu Re di Sardegna dal 1821 sino alla morte2 Fu un numismatico. Nel 1823 fu chiamato a far parte della commis-sione incaricata di catalogare la collezione Drovetti.3 Bernardino Drovetti: fu ufficiale dellesercito Napoleonico durante lacampagna dEgitto. In seguito svolse lattivit di console fran-cese in Egitto. Fu grande collezionista di antichit, raccolte prin-cipalmente nellarea tebana, che costituirono il nucleo dei museidi Torino, Parigi e Londra.

    4 Architetto e teorico dellarchitettura. Fu tra le figure principali delbarocco. Fu altres autore di alcune opere di matematica e filosofia.5 Lavor sotto i Savoia come urbanista ed architetto ducale. Realizzlaltare maggiore della Chiesa di San Filippo a Torino.6 Architetto. Fu autore di alcune tra le opere pi significative di archi-tettura neoclassica in Piemonte.7 Detto il Laborioso e soprannominato dai piemontesi Carlin. Re diSardegna, duca di Savoia, marchese di Monferrato.

    Uno dei medaglioni presenti nella Sala 1 raffiguranti personaggi storici, oggi non piu' visibili

  • 23

    tanti modifiche strutturali.E solo con larrivo dellEgizio che si hanno altri no-tevoli cambiamenti.Del grandioso scalone del Talucchi si gi accen-nato precedentemente. Intorno al 1880 il palazzofu ampliato, lungo via Eleonora Duse, con la costru-zione della cosiddetta Manica Nuova, che andava aracchiudere il cortile.Altre sostanziali modifiche dal lontano 1880 non sisono verificate: ora per, tra qualche tempo, do-vrebbero iniziare i lavori per il nuovo allestimentodel museo, ed il progetto prevede alcune sostan-ziali novit per il nostro amato palazzo. Non molti anni or sono, durante la pulizia della sala1 (quella delle stele, ora temporaneamente chiusaal pubblico) furono rivenute, negli angoli superiori,dei medaglioni con raffigurati dei personaggi sto-rici. Tali opere, quasi sicuramente ottocentesche,oggi purtroppo non sono pi visibili.E molto probabile che, durante i prossimi lavori diristrutturazione, altre opere similari rivedano laluce. Se ci accadesse sarebbe un arricchimentoper il museo stesso il lasciarli visibili.La breve storia strutturale del palazzo giungecos al termine, ma altro da dire v!Il Palazzo rischi, durante la seconda guerra mon-diale, di essere distrutto dai bombardamenti. Negliarchivi del museo si possono ancora osservare fo-tografie ritraenti i danni provocati dalle bombe ivicadute.Per preservare le antichit egizie dalla distruzionesi decise il loro trasferimento nel Castello di Agli,sicuramente pi sicuro di Torino in quegli anni. Ov-viamente non tutti i reperti si poterono traslarecol. Pensiamo solo allo statuario: non era certoagevole trasferire la statuetta di Sethi II!!! Evero, nell800 giunse sino a Torino, da Livorno (edallEgitto prima!), ma durante un periodo bellige-rante sicuramente era molto pi periglioso muo-vere reperti da una parte allaltra del nostromaiuscolo Piemonte. Tali reperti intrasportabili fu-rono protetti con la costruzione di celle in mura-tura riempite di sabbia, poste intorno alle statue.Tutte queste operazioni di imballaggio e prote-zione sono state immortalate in fotografie custo-dite negli archivi del museo.In conclusione, non solo occorre soffermarsi atten-tamente sui reperti del Museo, ma il Museostesso ad essere un Museo da visitare!

    Alessandro Rolle

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    Il progetto iniziale prevedeva la costruzione di uncomplesso su tre isolati del quale avrebbero do-vuto far parte il collegio, un seminario ed unachiesa. La posa della prima pietra, ad opera diMaria Giovanna Battista di Savoia Nemours8

    (1644-1724) datata 15 maggio 1679.Limpostazione prevedeva uno schema a forma diC, con un corpo centrale e due ali, disposto suquattro piani, dei quali uno interrato. Il collegio erastrutturato da otto camerate, per suppergi 90posti letto, da un refettorio, una cappella ed un tea-tro. Ed nel teatro, dopo la chiusura dellordine deiGesuiti, che venne allestita la sala riunioni dellaRegia Accademia delle Scienze, affrescata da Gio-vannino Galliari9 (1746 1818) nel 1787. Tale sala nota oggi come sala dei Mappamondi (il nome dovuto dalla presenza di due globi del cartografoveneziano Vincenzo Maria Coronelli10, 1650-1718).Gli affreschi di questa sala rappresentano motivilegati alle scienze studiate nellAccademia. La volta decorata con motivi geometrici ed il frontonedellaccesso principale ornato da figure allegori-che che rappresentano la Veritas (con squadra,specchio e cartiglio) e lUtilitas con la cornucopia.Al lato opposto della sala situato un piccolo ta-bernacolo, detto Tempio della Verit, sul quale sierge un frontone absidale, sorretto da finte co-lonne, ove possibile leggere il motto StudiisRerum Naturae et Math. Sul frontone sono incisele iniziali di Vittorio Amedeo11 (1726 -1796), il re cheaveva istituito laccademia.Unaltra sala molto interessante del palazzo quella cosiddetta dei cataloghi, nella quale sonocontenuti gli schedari della biblioteca ed arredata,come tutte le altre sale sullo stesso piano, da libre-rie in legno coprenti la totalit delle pareti. Lavolta, affrescata da autore ignoto, dedicata allor-nitologia, con rappresentati svariati tipi di volatili,come ad esempio struzzi, gufi, pavoni, pellicani.Tali sale sono ancora visibili allinterno del Palazzo.Nella sala dei mappamondi, in particolare, si sonotenute recentemente conferenze di vario genere. Cacciati quindi i Gesuiti il Palazzo diviene sededellAccademia delle Scienze, senza subire impor-

    8 Fu la seconda Madama Reale, dopo Cristina di Francia.9 Pittore attivo tra la fine del 700 e gli inizi dell800 a Milano e Torino.10 Religioso dellordine dei francescani. Fu cartografo ed enciclopedistaitaliano.11 Fu Duca di Savoia, Piemonte e Val dAosta e Re di Sardegna.

  • 2524

    cowboyNELLANTICO EGITTO

    In origine il bestiame costituiva gran parte dellimposta fiscale, sostituito gra-

    datamente e a partire dal Medio Regno (2064-1797 a.C. circa) sistematica-

    mente dalle imposte sugli amidi, prevalentemente il grano.

    Continu tuttavia a costituire una grande ricchezza per i villaggi e i privati ap-

    partenenti alle classi agiate, che nelle loro tombe fecero sovente rappresentare

    scene legate alle attivit di allevamento come il pascolo o il censimento dei capi

    di bestiame, che avvenivano nei loro grandi appezzamenti di terreno.

    Da un testa di una mazza cerimoniale, appartenuta al sovrano Narmer e risa-

    lente al Periodo Protodinastico (3200-2700 a.C. circa), apprendiamo che al ter-

    mine di una campagna militare vittoriosa il re riport nelle stalle reali 1.422.000

    capre e 400.000 bovini, chiaro indice che gi in quei tempi remoti il bestiame

    era considerato un bottino di guerra degno di essere commemorato in un do-

    cumento celebrativo di carattere regio.

    e g i t t o i n p i l l o l e e g i t t o i n p i l l o l e

    La dea Sekhmet

    Parte dell'utensile a testa di leonessa

    PPaaoolloo BBoonnddiieellllii

    Il termine cowboy ci riporta immediatamente alle immagini dei capolavori della

    cinematografia western, anche italiana. Il termine significa letteralmente ra-

    gazzo delle mucche e si riferisce a coloro che si prendevano cura del bestiame

    portandolo al pascolo, proteggendolo dai furti e dagli attacchi dei predatori.

    Tra le mansioni pi note del cowboy cera quella della marchiatura del bestiame,

    durante la quale venivano impresse sullanimale attraverso un attrezzo in me-

    tallo reso incandescente dal fuoco e pressato per qualche secondo direttamente

    sulla pelle le iniziali o un simbolo riconducibili al proprietario.

    Loggetto che vediamo nellimmagine proprio uno di questi attrezzi metallici,

    nella fattispecie in bronzo, utilizzati per la marchiatura a caldo del bestiame.

    Tuttavia il suo utilizzo non risale al periodo in cui sono ambientati i film western

    e non proviene dal continente americano, ma dalla Tebe della fine del Nuovo

    Regno (1543-1069 a.C. circa), e fu utilizzato circa di tre millenni prima della com-

    parsa negli Stati Uniti dei cowboys.

    Osservando con attenzione questo reperto, ospitato dal British Museum di Lon-

    dra con il numero di inventario AE 57321, si nota nella parte superiore la forma

    di una testa di leonessa, che indica lappartenenza degli animali da marchiare

    a un tempio dedicato alla dea Sekhmet, rappresentata appunto come leonessa

    o come donna con testa di leonessa.

    Utensile inbronzo per lamarchiaturadel bestiame

  • Tra i personaggi che pi legano il nostroPaese alla storia dellEgittologia moderna,Luigi Vassalli certamente tra coloro lacui esistenza presenta gli accattivantitratti dellavventura. Ripercorrere i fatti della sua vita, iniziataa Milano nel 1812 e terminata a Roma nel1887 con un colpo di arma da fuoco spara-tosi forse per mettere fine a un male incu-rabile, significa aprire un libro di storia eleggerne il contenuto attraverso gli idealidi un uomo che non racconta per sentitodire, ma per vissuto.Brillante ed eclettico studente allAccade-mia di Brera costretto a lasciare lItaliacome esule politico in seguito a una con-danna a morte che poi gli verr revocata in relazione a un complotto politico or-dito contro il governo austriaco. Il Vassalli infatti amico di Giuseppe Maz-zini e di molti mazziniani dellepoca, deiquali condivide le idee liberali che sonoalla base della Giovine Italia.1

    Durante il suo esilio forzato soggiorna inSvizzera, Francia e Inghilterra dove siguadagna da vivere insegnando italianoe vendendo i propri dipinti, per conclu-dere il suo viaggio forzato in Egitto in-torno al 1841. La distanza dalla Patria e ilsuo essere uomo errante non fa dimi-nuire il suo impegno politico e cos risultaessere tra i firmatari di una lettera apertaredatta a Londra, che prende posizione afavore del Menotti nella celebre vicenda

    27

    che vede il fratello del celebre Ciro contrap-posto a Giuseppe Vitalevi in un vero e pro-prio duello cavalleresco.2

    In Egitto, pi precisamente ad Alessandria,Luigi incontra altri esuli italiani ed entra afar parte di un ristretto gruppo di uomini li-berali raccolti attorno alla figura di GiuseppeCocchi, accettando anche un incarico nelgoverno della citt egiziana. Lungi dalles-sere appagato e con un occhio sempre vigilesui fatti che accadono oltre il Mediterraneo,nella sua amata Patria, durante i moti del48 chiede e ottiene un permesso per rag-giungere Milano e dare cos il suo contributoalla lotta per la liberazione dal giogo au-striaco. Come ben sappiamo le cose non andaronoproprio nel modo in cui il Vassalli e tanti pa-trioti speravano e cos ritroviamo il Nostrodi nuovo esule, prima in Francia e poi dinuovo in Egitto, dove viene reintegrato nellavoro che svolgeva in precedenza per contodelle autorit locali.La sua attivit di patriota tuttavia non hasoluzione di continuit, di fatti Vassalli tracoloro che realizzano e organizzano in Ales-sandria il Comitato di Soccorso, una strut-tura in grado di assistere gli esuli italiani chehanno raggiunto le sponde mediterraneedellEgitto.Ma unanima inquieta con linnato sensodella giustizia sociale non resta imbrigliatonella comoda vita di una piacevole cittadinaadagiata sul mare, e gi nel 1851 il Vassalli

    a Smirne3 insieme agli intellettuali GiuseppeRegaldi e Alfonso de Lamartine, dove peraltro si sposa con una ragazza del luogo re-standone vedovo solo dopo alcuni mesi.LEgitto accoglie ancora una volta Luigi Vas-salli che diventa un fidato collaboratore diMohamed Said4, che impegnato in unaprofonda riforma dellamministrazione in-terna egiziana. Ed partire da questo mo-mento che abbiamo notizie sul Vassalliegittologo che grazie alla sua intensa atti-vit archeologica, fatta anche di studi mirati,riceve lincarico di Ispettore agli Scavi.A dare un taglio scientifico e accademico aquesto aspetto del patriota milanese, sarlincontro con uno dei pi grandi egittologieuropei che abbia mai lavorato in Egitto, Au-guste Mariette, al quale nel 1853 vende ilsarcofago di Antef V5 per la somma di millefranchi francesi e del quale nel 1859 di-viene assistente.Intanto nel 1856 Vassalli, insieme a DiegoArangio, raccoglie denaro per una sottoscri-zione promossa da Nicola Fabrizi, con laquale intendevano acquistare 10.000 fucilida donare alla prima provincia che fosse in-sorta contro il governo straniero.Ma il 1859 anche lanno nel quale lAustriadichiara guerra al Piemonte e nel quale ilGranduca di Toscana Leopoldo II abdica efugge. Luigi Vassalli non sa resistere al ri-chiamo dei suoi ideali e nonostante sianopassati pochi mesi dalla sua nomina ad as-sistente di Mariette e lincarico ancora in es-

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    luigi vassalli

    i t a l i a n i i n e g i t t o i t a l i a n i i n e g i t t o

    UN EGITTOLOGO TRA LIMPETO DELLA GUERRAE LEMOZIONE DELLARTE

    Il Vassalli garibaldino

    1 Societ fondata da Giuseppe Mazzini quando era esule politicoa Marsiglia. Lo scopo della Societ, che aveva anche una propriarivista che portava il medesimo titolo, era quello di restituire lItaliain Nazione di liberi ed eguali, una, indipendente, sovrana.

    dellepoca. Alla fine dellOttocento la comunit di Italo-Levantini aSmirne era formata da circa 6000 persone.4 Mohamed Said Pascia fu Vicer dEgitto tra il 1854 e il 1863. Quartotra i numerosi figli sopravvissuti di Mohamed Ali, fu avviato dal padrea una carriera nella marina militare dove raggiunse il grado di ammi-raglio. Il suo nome principalmente legato allIstmo di Suez che co-stituisce ancora oggi una delle pi importanti voci delleconomiaegiziana.5 Sovrano appartenente alla XVII dinastia, primo di una serie di tre reomonimi. Secondo von Beckerath potrebbe essere padre di Rahotepe quindi fondatore della XVII dinastia. Sulla durata del suo regno nonvi sono notizie e solo un reperto indica il 3 anno del suo regno. Po-trebbe aver regnato tra il 1555 a.C. e il 1550 a.C. circa.

    2 Secondo quanto ritrovato nei documenti riguardanti i due esuli ita-liani, il Menotti a causa di una discussione sulloperato del gen. Ra-morino che caus la disfatta di Novara, schiaffeggi Vitalevi il qualenon pot far altro che sfidarlo a duello. Non potendo dar seguito allasfida in Inghilterra Vitalevi diede appuntamento a colui che lavevooffeso in Belgio, dove per il Menotti non si rec affatto. Il duello av-venne successivamente a Parigi dove Vitalevi rimase ferito.3 Citt della Turchia che fu coinvolta nello scontro tra lImpero Otto-mano e gli indipendentisti greci. Allo scoppio della Guerra dIndipen-denza Greca vi fu una feroce reazione dellesercito ottomano che tra le altre azioni di guerra dopo un duro assedio distrusse la co-munit di Italo-levantini di Chios che si era apertamente schierata afavore degli indipendentisti. I superstiti fuggirono verso la pi tolle-rante Smirne che divenne polo di attrazione per molti intellettuali

  • dei reperti esposti nei musei, la realizza-zione di cataloghi aggiornati, guide per con-sentire un maggior coinvolgimento deivisitatori allinterno dei musei, la nascita diriviste specializzati per consentire agli stu-diosi di pubblicare i loro articoli e la realiz-zazione di copie cartacee dei delicatissimipapiri.Una visione moderna del sistema mu-seale italiano che in gran parte ancoraoggi disattesa.Alla fine dello stesso mese, e probabilmentegrazie alle sue acute osservazioni, ricevelincarico dallo stesso Ministero di compiereunindagine approfondita sulla situazionedelle collezioni egittologiche italiane, permettere poi in atto quelle riforme che sa-ranno reputate pi necessarie nellinteressedella scienza.Visita cos le collezioni di Firenze, Bologna,Torino, Milano e Napoli, costringendo il Go-verno Italiano a chiedere al Vicer alcunimesi di proroga del congedo che era statoconcesso al Vassalli, per consentirgli di ter-minare lincarico e nel 1873 pubblica a pro-prie spese il libro I Musei Egizi dItalia, cheraccoglie i documenti del lavoro che avevasvolto per conto del Ministero della PubblicaIstruzione.Luigi Vassalli torna in Egitto e secondo i do-cumenti che lo riguardano ci resta almenofino al 1876, quando viene richiesta la suapresenza in una commissione che deve valu-tare la persona e i titoli accademici di Fran-cesco Rossi, al fine di assegnarli la cattedradi Egittologia presso lUniversit di Torino. IlVassalli nutre verso il professor Rossi unagrande stima e il suo giudizio sullassegna-zione a lui della cattedra di Egittologiapresso lateneo torinese a dir poco lusin-ghiero.La sintonia tra i due uomini di cultura la siintuisce dal modo in cui il Rossi lavorer nelsuo ruolo di professore, di vice Direttore delMuseo di Antichit Egizie e di autore di pub-blicazioni egittologiche.

    Nel primo caso operer uno di quei cambia-menti auspicati dal Vassalli per dare nuovoimpulso allEgittologia, modificando il titolodella cattedra da Antichit Orientali a Egit-tologia. Come vice Direttore del Museo Egi-zio si adopera per migliorare lesposizione ela didattica, mentre come autore di pubbli-cazioni egittologiche d alle stampe Gram-matica geroglifica-Copta (1877), IMonumenti Egizi del Museo di Antichit diTorino (1884), tra il 1887 e il 1892 pubblicaI Papiri Copti del Museo Egizio di Torino einsieme a W. Pleyte pubblica in fac-simileuna serie di papiri ieratici. Il tutto in lineacon le indicazioni che Luigi Vassalli avevadato parecchi anni prima al Ministero dellaPubblica Istruzione.La passione per la storia della Civilt Egizianasce probabilmente grazie al suo sog-giorno in Egitto come esule italiano, aiutatoanche dalla sua innata inclinazione artistica.Durante gli anni dellimpegno come patriotanella storia del Risorgimento Italiano, nonsmette di dedicarsi allo studio della materiache lo sta appassionando e possiamo affer-mare con buona sicurezza che la sua car-riera di egittologo durata circa venticinqueanni, dal 1859 quando gli viene conferitolincarico di Ispettore agli Scavi al 1883quando viene messo a riposo dal GovernoEgiziano e rientra in Italia definitivamente.Durante la sua carriera il Vassalli scava aSaqqara e Giza (1860), nelle necropoli te-bane di Dra Abu el-Naga, dellAssasif epresso il tempio di Hatshepsut a Deir el-Ba-hari (1862). Nel 1863 scava ancora a Dra Abu el-Naga ea Saqqara, dove presente anche durante ilavori dellanno successivo.Il Service de Conservation des Antiquits delEgypte, diretto da Mariette, nel 1865 lo no-mina direttore del Museo di Bulaq, dov cu-stodita la prima raccolta ufficiale di repertiegizi effettuata dal Governo Egiziano e checostituisce il nucleo originario di quella chediverr poi lattuale collezione egizia con-

    sere di Ispettore degli Scavi, si imbarca allavolta di Marsiglia per poi arruolarsi nel-lesercito piemontese. Quando il 10 maggio del 1860 Garibaldigiunge a Marsala con in suoi Mille, Vas-salli in Egitto gi da diversi mesi e se-condo i suoi diari tornato alle occupazioniprecedenti, compresa quella archeologica.Ma le attivit che fervono intorno al celebreevento siciliano non lasciano certo indiffe-rente linquieto Luigi, che non solo attivis-simo nel partecipare alla sottoscrizione diun fondo denominato Soccorso a Gari-baldi istituito a Genova, ma si imbarca in-sieme ad altri esuli italiani presenti adAlessandria dEgitto per unirsi ai Garibal-dini.Tuttavia in quello stesso anno evidente-mente prima di diventare un garibaldino esecondo gli appunti che ci sono pervenuti,Vassalli presente durante gli scavi in al-cuni tra i pi importanti siti archeologicidEgitto, tra i quali Saqqara e Giza.Dopo lesperienza vissuta al seguito di Giu-seppe Garibaldi, Luigi viene nominato Con-servatore di Prima Classe in relazione allacollezione egizia che era custodita presso ilMuseo Nazionale di Antichit a Napoli , in-carico che costretto ben presto a lasciareperch eliminato dallorganico, sostituitonel suo delicato compito da un semplice cu-stode.Tanto inutili le sue vibranti potreste quantoindispensabile il suo rientro in Egitto, doveper lennesima volta riprende il suo lavorodi funzionario pubblico e di archeologo.Da questo momento in poi la sua unica atti-vit sar quella di egittologo e la svolgerper intero nella terra dei faraoni. Un ruoloche anche il Governo Italiano gli riconosce,dando mandato al proprio Console dEgittodi negoziare con il Vicer un permesso spe-ciale che consenta a Vassalli di tornare inItalia. Il motivo di questa richiesta sta in unprogetto che lo stesso Vassalli aveva messoin cantiere circa dieci anni prima, durante

    la sua permanenza presso il Museo Nazio-nale di Storia Antica a Napoli e dove congrande intuizione suggeriva tra le altrecose una razionalizzazione degli spaziespositivi per consentire una didatticachiara ed efficace, lacquisizione di nuovi re-perti interessando direttamente il Vicer at-traverso lintervento del Console dEgitto edi sollecitare donazioni da parte degli ita-liani residenti in Egitto, che allepoca pote-vano acquistare a cifre irrisorie anchereperti di grande importanza.Vassalli ottiene il congedo temporaneo ecompletamente spesato dal Governo Ita-liano, sia per il viaggio che per lacquisto deireperti, torna nella sua Italia.Siamo giunti ormai nellanno 1871 e sonolontani i rumori e i suoni delle guerre e dellesommosse. Vassalli pu farsi assorbire com-pletamente dal suo incarico durante il qualerileva con puntualit le carenze relative allostudio dellegittologia e del collezionismomuseale in Italia.In due comunicazioni indirizzate in luglio alMinistero della Pubblica Istruzione, consi-glia vivamente listituzione di una Cattedradi Copto, la lingua che consent cinquan-tanni prima al francese Champollion la de-cifrazione della scrittura geroglifica, lapubblicazione continuativa e sistematica

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    i t a l i a n i i n e g i t t o i t a l i a n i i n e g i t t o

    Legittologo August Mariette

  • servata presso il Museo Egizio del Cairo. In questo periodo lavora anche presso Abidoe Dendera e d alle stampe un testo dedi-cato a Sua Altezza il Vicer, dal titolo Dunarappresentazione di sirene sopra un sarco-fago egizio dellepoca dei Lagidi. Memorialetta allIstituto Egiziano da Luigi VassalliConservatore presso del Museo dAntichitEgizie di S.A. il Vicer.Lanno dopo pubblica I re pastori. Studi diLuigi Vassalli Ispettore dei monumenti sto-rici e scavi archeologici di S.A. il VicerdEgitto, membro dellIstituto Egiziano e nel1867 a Milano presso la Tipografia Gugliel-mini pubblica I monumenti istorici egizi,il museo e gli scavi dantichit eseguiti perordine di S.A. il Vicer Ismail Pascia. Nellostesso anno realizza anche un album doveinserisce settantaquattro campioni di tes-suto di lino prelevato da mummie egizie cheattualmente custodito presso le CivicheRaccolte dArte Applicata e Incisioni a Mi-lano.Il contenuto dei suoi diari ci informa ancorache Luigi Vassalli era presente almeno finoal 1881 negli scavi di Edfu, Dendera, Saqqarae Abido. In particolare, a cavallo tra il 1880e il 1881, prende parte agli scavi presso le pi-ramidi di Unas e di Pepi I nella necropoli diSaqqara, dove sono stati ritrovati incisi sullapietra i celebri Testi delle Piramidi.E proprio in questo periodo, esattamente il19 gennaio del 1881, Auguste Mariettemuore a Bulaq lasciando un contenzioso perla sua successione tra Francia e Germania i due principali protagonisti dellarcheologiadi quel periodo sul suolo egiziano che pro-pongono come nuovo direttore del Serviziodelle Antichit e del Museo Egizio del Cairorispettivamente Gaston Maspero e HeinrichBrugsch.In attesa che la questione venga risolta, esappiamo che fu la Francia a vincere, la dire-zione del Museo Egizio del Cairo viene affi-data alle cure esperte di Luigi Vassalli,anche se per meno di un mese, un gesto che

    ben testimonia la fiducia che nel corso deglianni questo italiano dal grande tempera-mento riuscito a guadagnarsi sia presso glistudiosi che presso gli uomini politici del suotempo.Il contributo pi tangibile che possediamodel lavoro di egittologo svolto da Luigi Vas-sali, costituito da una serie di calchi ingesso di reperti egizi oggi custoditi presso ilMuseo Archeologico Nazionale di Napoli,realizzati dallo stesso Vassalli tra il marzo eil maggio del 1871 in collaborazione con Mi-chel Ange Floris, restauratore presso ilMuseo di Bulaq. Tra i reperti pi importanti dei quali venneroeseguiti i calchi, vi sono alcune stele, falseporte, calchi di rilievi parietali e bassorilieviche abbracciano quasi per intero larco ditempo della civilt egizia.Il Vassalli nel 1883 e torna in Italia perchmesso a riposo dal Governo Egiziano, pren-dendo domicilio a Milano, dove si sposa perla seconda volta. Pochi anni dopo si trasfe-risce a Roma dove conduce una vita allin-segna delle ristrettezze economiche e dove,probabilmente, contrae una malattia incura-bile. I suoi biografi attribuiscono quasi certa-mente alla malattia il drammatico gesto cheil 13 giugno del 1887 compie Luigi, che alletdi 75 anni mette fine alla sua straordinariaesistenza sparandosi un colpo di pistola allatesta.Un uomo onesto, caparbio, che ha credutonei valori della libert e della giustizia so-ciale al punto da mettere in gioco ripetuta-mente la sua stessa vita. Un lavoratoreinstancabile, sagace e colto, capace e intelli-gente, con uno spiccato senso del sacrificioe della rinuncia. Due condizioni che oggi ciappaiono come zavorre inconcepibili nelloslancio verso lalto che pretendiamo per ilnostro vivere e che invece sono condizioniindispensabili per diventare uomini, dei qualici si possa un domani ricordare nel bene.

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    i t a l i a n i i n e g i t t o a n g o l o d i f i l o l o g i a

    Calco della Falsa Porta di Uni

    Paolo Bondielli

  • 33

    Perch un libro sulla musica nel-lantico Egitto?

    Tra i musicologi vi una tendenza generale afar cominciare la storia della musica dal-lepoca ellenistica ed ovviamente con breviaccenni, per poi saltare direttamente alla na-scita del sistema temperato. Ci avviene per-ch esiste ancora una certa diffidenza versoquei popoli che giudichiamo primitivi.Lidea che la storia proceda in maniera li-neare come il tempo cronologico ha pervasole menti di molti studiosi, ma possibile di-mostrare che tempo e storia seguono un per-corso circolare e quindi sarebbe pi giustoparlare di storia-tempo, ovvero un processoinscindibile che si muove seguendo la geo-metria di una spirale conica. Questo vuol direche gli avvenimenti storici non sono esclu-sivi, ma si ripetono sempre nello stesso cir-colo di eventi solo con uno spostamentotemporale. Questa lunga premessa la baseper affermare che la musica nellantico Egittoaveva la stessa valenza e le stesse funzioniche ha per noi del XXI secolo. Dunque im-portante che si cominci a parlare dei nostriantenati musicisti dando loro la giusta collo-cazione e il giusto riconoscimento nella sto-ria della musica.

    Nella scrittura del volume qual stato il momento pi difficile del percorsocreativo e quale quello pi esaltante?

    Il momento pi difficile stato il reperimentodelle fonti. Libri sullAntico Egitto ne esistonomolti, ma solo pochissimi sono i testi chehanno affrontato apertamente il problemamusicologico, tra questi troviamo i lavori diCurt Sachs, Hans Hickmann e Lisa Manniche.Uno degli aspetti pi ansiogeni stato il do-vere affrontare la materia da diversi punti divista, quello testuale (le traduzioni dal gero-glifico), linterpretazione dei rilievi e dei di-pinti, le tecniche di costruzione e luso deimateriali. Il problema della prospettiva nellaraffigurazione egizia il primo punto da ana-lizzare poich diventa difficile riuscire a com-prendere la postura esatta dei musicistiintenti nellaarte di suonare. Hickmann avevagi compreso la questione fino ad esprimerela possibilit che la posizione delle maniavesse un significato reale, gestuale, non ca-

    suale. Comparando i testi al di sopra delle raf-figurazioni con lanalisi delle posizioni dellemani possibile compilare una tabella dimodi con un significato ben definito. Pro-babilmente proprio questanalisi la partepi esaltante della stesura del libro poich siriesce ad entrare dentro la mente degli anti-chi musici e alla fine puoi quasi immaginaredi essere li con loro ad esibirti.

    Nella gerarchia sociale ma soprat-tutto nell' immaginario collettivo come sievolve la figura del musicista?

    I musicisti avevano un ruolo molto simile, pernon dire progenitore, al modo in cui li consi-deriamo oggi. NellAntico Egitto erano rite-nuti stolti coloro che si esibivano nelletaverne, noi oggi li chiameremmo Piano Baro in altri casi artisti di strada. Cerano mol-tissime categorie musicali cos come ancherepertori e generi, si va dalla musica liturgicaa quella profana e damore, dai canti del la-voro a quelli per le celebrazioni folkloristiche. interessante notare che la musica potevaessere eseguita in formazioni da Camera, di-remmo oggi, come il duo (arpa e voce), il trio(arpa, liuto e percussioni), quartetto e orche-stre intere. Questo un punto importantis-simo perch dimostra lesistenza di unaprassi armonico-melodica e una evoluzionenel concepire la musica come un lavoro. Nonera un caso che alcuni dei migliori musicistiseguivano i sovrani durante i loro viaggi eche gli stessi fossero dei dipendenti di questao quella corte. Una curiosit invece derivadalla musica profana. Il Duo Hekenu (arpa) edIti (cantante chironomia) erano consideratimolto famosi e alcune loro canzoni sono pa-ragonabili, leggendo i testi, alle canzoni di unGigi DAlessio, questo per far comprenderecome luso della musica non fosse differentedal nostro.

    Quanto c di Antico Egitto nella mu-sica di oggi?

    Tutto. La musica occidentale figlia dellamusica faraonica, ma non bisogna dimenti-care che questa di derivazione sumera. In-fatti le analogie con lepoca mesopotamicasono tantissime cos come le influenze co-struttive sugli strumenti e le caratteristiche

    LANTICO EGITTOe la musica

    l o s c a f f a l e l o s c a f f a l e

    Grazie al punto di vista originale di alcune persone, lantico Egitto ci regala sempre delle bel-lissime e inaspettate emozioni che nascono da frammenti di passato poco conosciuti, rac-colti e indagati a fondo.Il lavoro di Maurizio Agr riesce appieno in questo intento, coinvolgendo persino uno dei cin-que sensi che raramente in egittologia vengono impegnati, ludito.Straordinaria la sua esperienza sulla costruzione di una lira egizia, di cui possibile vedere un sunto seguendo il link http://www.youtube.com/watch?v=3o8CPYaaFfEE con grande piacere quindi che portiamo allattenzione dei lettori il libro:

    ddii MMaauurriizziioo AAggrrEd. Ananke

    Un testo unico nel suo genere: per la primavolta un saggio interamente dedicato allamusica nellAntico Egitto.Le tombe mostrano varie rappresentazioniparietali in cui le scene di vita quotidiana,religiosa, militare e nella sfera privata, veni-vano accompagnate dalla musica e dai rela-tivi musicisti. Il tempo ha restituito i nomi di alcuni arpisti,liutisti e cantanti, considerati delle vere ce-lebrit e ha dato la possibilit di studiare lacomplessit delle strutture musicali e deglistrumenti. stato quindi possibile ricostruire la tecnicaesecutiva e la scala degli intervalli, nonchlutilizzo sociale della musica e i ruoli gerar-chici che governavano gli ensemble e i can-tanti.La musica egizia appare quindi molto com-plessa e soprattutto sembra essere il veroprecursore di tutta la musica occidentale. Il volume traccia un quadro ampio sul signi-ficato di musica per gli egizi prendendo inesame sia gli aspetti pi tecnici, armonia,strumenti musicali, canzoni e musici, sia gliaspetti sociali come musica e sessualit,musica, religione e vita quotidiana.

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  • armonico-melodiche. Linvenzione delle scale,dei modi, dei gradi, della chironomia, nonsono assolutamente di stampo ellenico, bensdi derivazione egizia. Lidea che il monocordosia una bella invenzione di Pitagora non esatta, cos come non lo per il famoso teo-rema matematico che porta il suo nome. GliEgizi avevano anche un sofisticato sistemaeducativo per insegnare la musica, per esem-pio il maestro di Canto era differente dal Can-tante professionista a volte per potevaanche ricoprire entrambi i ruoli. Esistevanodei musicisti impresari come i Sovrainten-denti e dei musicisti Direttori che erano iden-tificati con i chironomi. Dunque la societmusicale era piuttosto complessa. Se riflet-tiamo sulla gerarchia musicale nei moderniConservatori di Musica scopriamo che esisteancora quellantica struttura. Il Direttore sempre un Maestro di Coro o dOrchestra, mapu anche essere il Concertatore o semplice-mente un Compositore. Il Sovraintendente haancora una funzione impresariale, gli istrut-tori e gli insegnanti sono esattamente i do-centi di musica divisi tra quelli che continuanoad esercitare il concertismo e quelli che non loesercitano pi.

    Qual stato limpulso pi impor-tante per ricostruire un modello di LiraEgizia?

    Sicuramente la voglia di provare a sentire ilsuono antico. Ricostruire uno strumento musi-cale a partire dai dipinti e dai disegni statopiuttosto istruttivo soprattutto perch ti mettedavanti le difficolt di progettazione e di realiz-zazione. La lira nata dal lavoro delle nudemani. Ovviamente per alcune parti stato ne-cessario usare attrezzi moderni, non tanto perla difficolt di lavorazione, quanto per il tempoa disposizione. Limportante era comprendereil modo di fare liuteria nellAntico Egitto. Unavolta finito lo strumento si reso necessariostudiare il modo in cui suonarlo e questa stata la parte pi difficile. Infatti i riferimentigrafici davano solo unidea della posizionedelle mani, ma nella realt molte posizionisono impraticabili. Per esempio non possibileposizionare la mano sinistra parallela alle

    corde perch non si avrebbe nessuna articola-zione delle dita per fare degli arpeggi. Anche ilmodo di tenere lo strumento risulta alquantoscomodo per non dire nuovamente impossi-bile. Dunque si deduce che la raffigurazione sti-lizzi molto il modo di suonare, almeno peralcuni tipi di lira.

    La ricostruzione della lira egiziaquale apporto ha arrecato e pu arrecare infuturo nella migliore determinazione edanalisi della musica dell' antico Egitto?

    Ricostruire lo strumento fondamentale peravere una corretta visione delle descrizionipittoriche e testuali. Inoltre non possibileparlare di musica solo attraverso fonti icono-grafiche, necessario sentirla, la musica.Poich gli Egizi non possedevano tecniche diregistrazione audio, lunico modo per noi di ri-creare quei suoni ricostruirne gli strumenti.In progetto ho di mettere su unintera orche-stra Egizia, con tutti strumenti ricostruiti, cosda provare a realizzare un repertorio musicalee studiarne le caratteristiche. Diciamo chesiamo proprio nel campo dellarcheologia spe-rimentale. Credo inoltre che la storia della mu-sica dovrebbe iniziare dalle prime fontimusicali Sumere per poi dedicare un equo nu-mero di pagine allAntico Egitto perch altri-menti verr meno un pezzo di storia moltoimportante, la monodia accompagnata eragi molto in uso durante lepoca faraonica ela pratica musicale aveva un ruolo fondamen-tale nella vita quotidiana.

    Un messaggio per larcheologia e perla musicologia:

    Non chiudete le porte ai popoli che conside-rate primitivi poich potreste fare grandi sco-perte e trovare risposte a grandi domande.

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    Maurizio Agr, nato a Siracusa, laureato al DAMS di Torino e diplomato in chi-tarra al Conservatorio di Avellino sotto la guida del M Alfredo DUrso. Ha studiatodirezione dorchestra a Livorno con Lorenzo Parigi e a Milano con Fabrizio DOrsi.Ha seguito diversi corsi di perfezionamento presso il Conservatorio di Venezia ed icorsi di perfezionamento chitarristico tenuti dal M Angelo Ferraro a Siracusa e al-lAccademia Superiore di Musica di Pescara. stato docente presso il Conserva-torio di Teramo e per il Laboratorio Musicale al C.R.U.T. (Centro RegionaleUniversitario per il Teatro) di Torino, attualmente docente presso lUniversit deLAquila ed insegna Matematica al LEMS (Laboratorio di Elettroacustica MusicaleSperimentale) del Conservatorio di Pesaro. E' stato membro di commissione e Pre-

    sidente di Giuria per il concorso canoro "Cantando per un futuro migliore" organizzato dall'UNICEF per lasede de L'Aquila (2007 e 2008) e membro di giuria Unimarche per il concorso Nazionale Musicultura di Ma-cerata (2008). Per il teatro ha scritto le musiche per Alcesti di Euripide andata in scena allEspace di Torino(2003), per la tragedia Ippolito messa in scena al Teatro Greco di Palazzolo Acreide (Sr) realizzata nellambitodel X Festival Internazionale del Teatro classico dei Giovani organizzato dallINDA (Istituto Nazionale delDramma Antico) ottenendo il primo premio per le musiche al Concorso per il Teatro classico di Altamura (Ba)e le musiche dambiente per la mostra Viaggio nel Silicio allestita presso il Museo di Scienze Naturali dellUni-versit di Camerino (Mc) (2006). Per chitarra ha scritto: Suite Pyramidal per due chitarre (2003); Mistyc per duechitarre (2003); Sonata I (2001). Allattivit di compositore alterna la ricerca musicologica. Ha ottenuto unamenzione speciale dallAccademia dei Lincei per la Ricerca Musicologica. Per il DAMS di Torino ha tenutola Lezione concerto La chitarra classica nel 900 con gli interventi del duo chitarristico Alfredo DUrso - ValerioBattaglia, il seminario sul compositore Francesco Paolo Neglia e il seminario su Lopera lirica sullo schermo nel-lambito della conferenza sul Teatro in Televisione. Ha tenuto la lezione concerto Dalla musica leggera alla di-dattica della musica: incontro con Giuseppe Povia, vincitore del festival di Sanremo 2006 pressolUniversit dellAquila (2007). Per il Teatro DellAcqua di Torino ha tenuto la conferenza su La musica nelDramma Antico nella messinscena contemporanea nellambito di Viaggi in Teatro, III ciclo di Incontri multimedialisul teatro e i suoi dintorni. Per lUniversit dellAquila ha tenuto la lezione concerto Il duo Chitarra e flauto conla flautista Lucia Faienza (2006). Per il Circolo della Conversazione di Siracusa ha eseguito gli intermezzi mu-sicali per la conferenza Il martire verso la luce nelle tre religioni del Libro con un ensemble internazionale (2009).Ha pubblicato: Francesco Paolo Neglia, nella vita e nellarte (MEF, Firenze 2004), Mentre la Tvdicevamentre la Tv cantava (Aped 2004) e Lantico Egitto e la Musica (Ed. ANANKE, Torino, 2009), colla-bora con la Rassegna Musicale Curci (Ed. Curci Milano) per la quale ha pubblicato La musica per chitarraalla fine del XX secolo (2004), La musica elettronica in Europa I e II parte (2005) e La musica elettronica in ItaliaI e II parte (2005). Per il quotidiano La Sicilia ha pubblicato gli articoli Francesco Paolo Neglia, un estro dimen-ticato (2003) e Francesco Neglia, un genio incompreso (2004) inserito nella pagina dedicata ai 130 anni dallanascita del compositore. Ha collaborato con lUnione Musicale di Torino durante la stagione concertistica2000-2001 e con RAI Educational per la realizzazione di dodici puntate del programma Tommaso: il piaceredi ragionare, condotto da Antonio Lubrano. Artisticamente stato chitarrista e arrangiatore del Ramzi HarrabiEnsamble (musica etno-araba) e compositore/chitarrista della band Italiana AREA 51 con i quali ha vinto ilconcorso 2000ezerowatt del MEI 2009 con la canzone Aria. Nel 2010 stato segnalato come MiglioreArtista in duo con la cantante Tiziana Ambrogio al Concorso M.I.T (Musica Identit, Territorio) indetto dalMEI di Faenza. Nel 2009 ha realizzato un Tour di Concerti in Tunisia e nel 2010 stato invitato al 4 FestivalInternazionale della musica classica di Setif (Algeria) in coppia con la flautista Miriam Genovese. Ospite inmolte trasmissioni televisive e radiofoniche quali RadioUno RAI (programma New Generation), RadioTRE RAI(programma RadioTre Suite), Deutschland Radio Kultur (Germania), Antenna Sicilia (programma Insieme),BluTV Video Regione. Hanno parlato di lui: LAvvenire, La Stampa, La Repubblica, Suonare News, La Si-cilia, Radio24. Lettere di referenze e di apprezzamento sono state scritte da Jim Neglia (Personnel ManagerOrchestra of New Jersey Symphony Orchestra, USA), Joseph Neglia (Direttore Senior della New JerseySymphony Orchestra USA), Francesco Biraghi (Docente di Chitarra Conservatorio di Milano), Antonino Ti-tone (Docente di Musicologia dellUniversit di Palermo).

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    l o s c a f f a l e l o s c a f f a l e

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  • In questo quadro mi sono ispirata al bravissimo Escher, geniale artista, nella cui arte la ripetizione dello stesso soggetto era una costante, come pure la metamorfosi.La ripetizione (dal latino repet t o, -onis, derivato da repetere, composto di re-- con valore iterativo e di petere,chiedere) a parer mio una costante "del linguaggio di ogni fedele": pensiamo alle