Incomincia il prologo del primo libro. - pluteus.it · nientemeno gli artefici di quest’ arte...

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Incomincia il prologo del primo libro.

Dappoi che m venuto pensiero de exercitare el mio debole ingegno involere dichiarare la schurit della medicina di grandi animali, usatagrossamente, et nonne con ragionevole magistero_, e veggendo negli operatoritanto di poca discritione, voluto sostenere faticha danimo in volere i libri, iquali parlano di ci, fare il loro testo s chiaro che possa agevolmente essereinteso, s come l oschuro vilume del sommo Vigezio, auctore veracissimodell arte, essendo da pochi e quasi da veruno inteso, togliendo il fiore deldetto vilume e agiungendo e llevando capitoli de libri intitolati quale InYpocrate, quale In Aristotile, e quale In Giordano Rosso, e l quale Nelveschovo di Cerbia, i quali sicondo il mio giuditio nno parlato di cigrossamente, e nientemeno agiugnendo le provate isperientie del mio tempoper me operate e vedute, e per io, Dino di Piero Dini, malischalcho_ dellacipt de Firenze, composi questo libro, perch io veggio s pochi studiarvi equasi veruno in ci affaticharsi; voluto s dichiarare, ch, sse alcuno avessevoluto di spermentarsi_ in ci, truovi la via s aperta e piana che nonisbigottisca nell entrare, s chome nno gi fatti molti di molte cose, ch nnocominciato e per faticha di lungho tempo sono tornati aderietro. Manientemeno gli artefici di quest arte sonno dello studiare bene schusati, inperche la magior parte sonno figliuoli di lavoratori [ c.1 v] di terra levati dallamarra e da guardare le pechore, per la qual chagione non possono essere veriartefici: imper che sonno sanza lettere s che non possono studiare, e personno sdegnati molti valenti huomini di questa arte, perch nno veduto, pergenerale pecchato d ingnoranza, dare presgio a ss fatta generatione dartefici, per uno pocheno di lor praticha: ed essendo presi la maggior parte diloro da ssoperchi di vino, dicendo alcuno: s el tale non fosse ubriaco, de,chom buono maestro. E io veduto tale aver presgio per questo vitio, che non saperebbe con ragione rispondere da qual parte del ferro si debbainchomintiare a mettere il chiovo. E per, s io avesse chreduto ch eglinoavessino avuto tanto di bene chome a ssapere lettera, non mi sarei messo a

_ ms.: agevole magistro._ ms.: dopo malischalcho una parola depennata._ nella trascrizione le lettere in corsivo indicano le abbreviazioni.

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ttanto studio perch non fossono sapevoli di s nobile arte: ma perch voglioche e gentili animi, con agevole studio, possano essere sofficienti in veramaschaltia, voluto afaticharmi per loro et per lassciare di me richordo, s chio incominciai nel milletrecentocinquantadue anni ad XVIIII di gennaio, ahonore et reverentia di Cholui che tanto m ha donato di memoria. Amen.

Incomincia lordino del primo libro.

Acci che pi agevolmente e senza confusione d animo possi tu lettoreritrovare i chapitoli delle infermit, former il mio libro in pi, e ciaschunoper s rubricato e segnato, ponendo poi la rubricha a chapo d ogni capitolo. Etper porr il primo libro da pic[c.2 r]cholo vilume per charistia di capitoli,dicendo del nascimento e di sua compressione e d altre_cose,-prima_che_vegnamo_alle_infermit.

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Incomincia la rubricha del primo libro.

Della creatione del chavallo 1Chome si debba domare 2Del governamento di mantenerlo sano 3Di chonosciare di che tempo sia 4Della bellezza del suo chonoscimento 5Del numero e possitioni dell ossa 6Del numero e qualit de nerbi 7Del numero e qualit delle vene 8Di quali parti sono migliori chavagli e onde siano 9Di che compressione et natura l chavallo10Della ragione del torre sangue11Che diligenti si abbia_ quando si ferma sangue12Di qual parte si tragga sangue di ciaschuna infermit e di quale luogo13

Capitolo primo, della creatione del chavallo.

In primo dobbiamo chontare_ del suo chreamento, appressodella sua nativitade, s che di grado in grado possiamo distinctamenteper ordine ogni chosa narrare.Imprima dicho che lo stallone, el quale dato all ufficio del montare,si tolgha da ogni altro exercitio e faticha; appresso di buona vivanda siapassiuto, et ancho che sia convenevolmente grasso e sempre vada liberoper la stalla, acci che sia per la libert pi volonteroso. [c.2 v]Quando lo stallone si d alla chavalla, si debbe dare in tal tempo che lopulledro nasca a tempo dell erba, acci che la chavalla, pascendo lerba, habia magiore abbondanza di latte. E dove dicho che llo stallonenon sia affatichato perch e venga al choito con pi abondevole

_ ms.: facci._ ms.: chantare.

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materia, cos medesimamente dico che lla giumenta pregna non deessere affatichata, acci che non si sconciassi, ma sia passiuta sdiscretamente che non diventassi troppo grassa n troppo magra, aciche, per la grassezza, el pulledro non ricevessi impedimento da troppastretteza nel ventre della madre e non potesse distendere n chressere lemembra. Coss dicho, per la troppa magreza, che l pulledro nel ventrenon ricevesse tanto pocho nutrimento che nascesse magro e debole.Da poi che viene el tempo del nasscimento, si debba ordinare che enascha in luogho pretoso et in montagna, acci che per le pietre lunghie diventino pi sode e per la montagna s ausino a ssalire e ascendere, e diventano le sue gambe pi forte. Anche vi richordo chequando la chavalla pregna non si debba tenere rinchiusa, aci che nonpatischa disasgio di bere n alchuno altro disasgio, s che non gittassi elpulledro nanzi al tempo. E l pulledro de seguire la madre per lepasture convenevole e piene d erba, insino a ttanto che sia de dui annie non pi, imper che da due anni inanzi el pulledro voglia d usarecholla chavalla, e per si dia leviarlo via dalla madre e da ogni altragiumenta, onde per lo naturale appetito_ si potarebbe [c.3 v]magagnare in alchuno modo.Affermo magiormente che, se nella pastura potesse stare lo pulledro insino nell et di tre anni senza compagnia di chavalla, meglio e pisalutevole sarebbe al pulledro, imper che quando venisse il tempo di lasua domasgione e poi all uso della faticha, si manterebbono le sueghambe nette d ogni macula, per ch arebbe nella pastura fatto l ossapi ferme. Io veduto ass volte pulledri tracti inanzi al tempo dellarmento divenire rimbrocciosi solo nella domagione.

Chome si debba domare. Capitolo II.

Poi che aviamo tractato della creatione e del nascimento, doviamotractare chome si doma. Dicho che l pulledro, poi ch tracto dellarmento, gli sia messo in testa uno chaviczule e avere uno chavallodomato e menarlo chon esso, acci che si rassicuri: imper che naturalcossa che ongni cosa desidera el suo simile. E poi che l puledro alquanto rassichurato, gli si debba mettere in boccha un freno achannello sanza altro chamo, cholla predella bene disardita, eprimamente gli sia unto il morso del freno chol mele, gettatovi suso

_ ms.: dopo appetito, p depennata.

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alquanto sale pesto, acci che per la dolceza del mele ed el sapore delsale el puledro lo prenda l altra volta volentieri.Appresso el chavalchatore vi monti su, non pigliando le redine delfreno, ma le chavezze del chaveczule, inperch pigliando la redine delfreno el puledro isdegnerebbe; poi chon una vergella facendolosoavemente_ passeggiare, menandolo per luoghi dove sia romore esuono, aci che [c.3 v] pi tosto si rassichuri; e poi che per ispatio dalquanti d el puledro sar cos chavalchato, gli sia posto una sellaadosso, la quale sia da torciare, cio una sella lungha da portarevalisgia, acci che per la sua lunghezza el puledro raffermi la suaschiena pi pari, e quando gli posta s ordini che non facci busso e lasua borra sia molto morbida e ssoffice, s che per la prima volta non glifacesse lesione; apresso gli siano menate le mane spesso per lo dossosanza alchuno perchotimento.Anchora, per la prima volta che ssi ferra, gli siano messi ferri moltileggeri e chon pochi chiovi e ferrato prestamente, s che per tenere ilpiede alto non gli fossi fatigha. Apresso gli siano le gambe spessobagnate chon acqua chalda, imper che per la chaldeza dell acqua elchavallo ne diventa molto humano. Ma sopra tutte le cose fa tu,domatore, che llo chavallo non batti nella testa, imper che diventanotroppo spaventosi ed enne grandissimo danno ne facti dell arme,imper che sopra tutte le chose i chavagli vogliono essere sichuri edentranti.

Del governamento di mantenerlo sano. Capitolo II.

Avemo narrato distesamente della chreatione e del nascimento delchavallo, e ppoi chome e sia domato; parmi di necessit di dimostrarechome et per che modo si mantengha sano: diremo prima della stalla,chome de essere formata. Dico che la stalla non de essere n chalda nfredda, ma sia temperata, ispecialmente il verno, avegnadia ch llastalla chalda mantengha la [c.4 r] grasseza e aiuti rifare le bestie;nondimeno el verno nociva, imper che trahendo el chavallo dellastalla calda e menandolo fuori al freddo, potarebbe venire in diversemalatie per lo subito freddo.La state de essere la stalla frescha, imper che essendo chaldo iltempo, chaldo genera corruptione di sangue, per la qual cosa diventanochoructione di sanghue e malathie. Apresso sia chonvenevolmente

_ ms.: saniemente.

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alluminata, imper che se la stalla fusse buia, el chavallo quando esscefuori al llume e masime al sole, ist un gran pezzo prima che vegghiachiaramente lume, e per debbave essere convenevole aspiraglio.Anche che la lettiera dove el chavallo de dormire sia chavata sotterraalmeno un braccio e mezo, e poi choperta di forti piallacci di chuercia,e siano s ischommessi che l orina choli nella fossa, s che sempre lalettiera sia asciuttissima. Dicho che l legno della chuercia per la suadureza fa l unghe dure. Apresso dicho che lla lettiera sia tutta dipaglia chon pochissimo litame e quasi niente, imper che l letameriarde l unghie; anche ramento che lla lettiera sia pi alta alquantodinanzi che derietro, aci che non perchuota le ginochia nellamangiatoia, e dicho che lla mangiatoia non sia di muro murata, impers murata di chalzina el chavallo ne pu ispesso mangiare chollabiada; anche sia dinanzi tutta turata d asse forte e bene piallate, acciche l chavallo non possa entrare sotto la mangiatoia, ch molti n giveduti pericolare. E uno mio chavallo fu di quelli che, entrando di noctesotto la mangiatoia e non [c.4 v] essendo atato la mattina, non gli fumestiero mio maschalcire.Anche dicho che ll assi sano morbidamente piallate, s che se lchavallo vi perchuote le ginochia non le peli. S che anche dicho che lchavallo stia sempre alla mangiatoia legato con due lunche, imper chetolghono via il pericolo dell onchapestrare; anche dico del chavalloche mai nella stalla non tengha pastoie_, imper che per la fatichadello stare giunti in sulle giunte_, i chavalli ne sono de peggio, perchse ne charichano_ assai. Sono di molti chavalli s rabbiosi in sullastalla, che sempre raczano insino al fondo della lectiera.Dicho che sse il chavallo non destriere, n ronzone, n ronzinetto, nchavallo grande, ma s di mezana foggia, dicho che lle pastoie glisiano messe s con grande tratto dall una gamba all altra che non durifaticha; e di veruna di quelle 4 fogge di chavalli, per veruna cagionenon sia loro tenute pastoie. Se guasta ispesso la lettiera, siagli ispessorachonciata, imper che l charicho di tale maniera di chavagli troppogrande a tenergli impastoiati.Anche dicho che l chavallo sia due volte il d istreghiato, imper chedello strghiare si chava due utile: l uno che l chavallo semprenetto, l altro che el chavallo distende la pelle e chappionvi sotto picharni. E pi dicho che lla biada che ssi d sia sopra tutte le chosse

_ ms.: pastore._ ms.: om. in sulle giunte._ ms.: charico.

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netta da polvere e da stercho di gallina, imper ch pessimo veleno,n che mai non sia messa n tenuta in luogo humido, imper chediventa muffata; e sse veruna chosa fa diventare bolso [c.5 r] ilchavallo, si la biada e llo strame umido e polveroso. L acqua dovebeve sia bene necta e chiara, imper che sono molti matti che dichonoche l acqua dove beveno de essere grassa e torbidetta. Dicho ilcontrario, imper che quando grassa e pantanosa e torbida, bevendonela bestia gli si turano le vie del polmone e diventa bolso e chattivo, edimagrane ove dichono che diventa grasso.Ancho che mai non sia messo cholle gambe molli in su lla stalla: elchaldo della stalla fa divenire le gambe humorose e rognose; ma quandotorna dal fiume, gli siano chon la pezza rasciutte le gambe e poi messoin sul terreno tanto che sia bene asciutto. E poi quando il meni in sullastalla, prima che gli traghi il freno, menalo in su la lectiera invitandolode stallare e per vederlo sottollare, imper che l voltare e l giacererende vero dimostramento se l chavallo sano o_ infermo. In questomodo, tu che sai il costume del tuo chavallo, se vedi che non si voltoli enon giaccia chome usato, sappi che l chavallo compreso di qualchemalatia, imper subitamente il leva dagli altri e churalo.Quando gli dai la biada, non gline dare tutta a una volta, imper chequando il chavallo si vede assai biada inanzi, la piglia grandissimebocchate e ingiottiscela tutta intera, e per non la pu ismaltire equando esscie la fa tutta intera; e per dicho che gli sia data tra pivolte e distesa per la mangiatoia, acci che ne pigli pocha insieme, chegli far nutrimento perch la smaltir pienamente.[c.5 v] Duo o tre volte la settimana, bench pi lodo le due, lo chavallosecondo la grandeza sia chorso insina che quasi sudi, imper che perquesto esertitio el chavallo mangia meglio e ogni superchio homore sicessa, e anche specialmente per lo sudore; e poi subitamente gli mettiadosso una choverta grande secondo il tempo ch , e tanto menatoatorno a piccholo passo che sia rafreddo, e guardati che l chaldo nongli dessi bere; ma sse vuogli ranfrescare el chavallo quando chorso,masimamente d istate, togli acqua et aceto forte e bene olloroso, le duaparti acqua e l altra aceto, e lavagli bene la lingua e tutta la boccha elle nari e tutta la faccia e lle tempie, imper che la fredeza dell acqua ell odore dello aceto conforta molto le vene e polsi; e d inverno toglivino un poco tepido e farai il simigliante.Interviene alchuna volta che per lo exercitio e per usare l acque ruvidee per mettere i piedi molli in sul litame, l unghie riardano e schiantansi

_ ms.: e.

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e non p tenere i ferri, per la qual cossa molti chavagli non si possonoexercitare quando, per mala guardia o per mal terreno o per alchunadelle chagioni sopra dette, questo chaso intervenuto e vuolorichuerare.Dico inprima che l chavallo sia pocho chavalchato e poi sia tolto lostercho suo e messo nell acqua, e ben premuta gli ne sia piena lachassa de piede; e poi_ togli una spugna e tiella in una chatinella dacqua, et assaissime volte il d gli bagna la chorona e ffa che non habimolto letame sotto. E se per aventura el chavallo manghiasse herba,non torre lo stercho suo imper che riarde, ma togli chruscha e ffa ilsimigliante.Se ti paressi che lle sopra [c.6 r] dette cosse non ti facessino subitaoperatione a tuo modo, e volessi operare untumi bench faccino i piedicherchiati, anche se vuogli una unghia perduta per povert di s, fallasubito rivenire: togli le barbe del malbavischio et tagliale a zochetti nonminuti e mettile a chuocere nell acqua, e tanto le fa bollire che quandola pigli se diffacia, e poi le pesta chonvenevolmente bene. Quando sonobene piste v agiugni sungna vieta di porcho, tanto che facci lompiastro bene grasso e morbido; essendo bene incorporate insieme, nefasscia il piede e tutta la chassa_ sopra tutto il ferro insino nelpasturale, s che agiungha la chorona e l chalchagno per tutto, mutandol ompiastro ogni due d. Questo impiastro vale molto a piedi ch nno lechorone rocciose, imper che lle fa rimettere pulite e nette; fatto questoper alquante mute, ogni unghia perduta fa rivenire.Anche se tti fosse di necessit adoperare el chavallo, e operandomedicarlo, questo unguento farai da fare chresscere la chorona: toglimele optimo once sei, trementina once tre, olio d uliva once due,mescola queste cosse insieme poi v agiungi sevo di castrone freschoonce sei, cera gialla once una e fondute le metti in su l altre chose. Epoi, senza mostrarle pi al focho, le mesta tanto insieme che siarafreddo e usa, tenendo piena la casa del piede di sevo di chastronepesto e frescho. Anche togli questo altro unguento, il quale nutricha lunghie e falle stare fresche: togli agli capi tre, ruta verde uno fasciuolo,allume schagliuolo istaccato once sei, sugna di porcho vechia libra unae mezo, stercho d a[c.6 v]sino ricente quanto_ potrai pigliare conmano; le quale cose peste e cotte_ insieme userai alle chorone. Acciche sia copioso, anche togli pece apicchatoia libre tre, assentio frescho

_ ms.: per._ ms.: chossa._ ms.: dicente quantro._ ms.: cosstte con ss depennate.

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libra una, agli capi nove, sunghia di porcho libre tre, olio vecchio oncesei, aceto forte once nove. Tutte queste cosse istructe e cotte insieme,ungnerai le chorone. Questo unguento fa chresscere l unghie emantienle. Acci che gli occhi e dal celebro e da tutta la testa si tolgha viaogni reo homore, sia scemato sangue al chavallo ogni mexe a lluna;scema del palato, imper che rischiara tutta la testa e d appetito.Quando el chavallo chaminato e per la faticha rischaldato o voisudato, quando giugni all albergo, ghuarda che non lo tenissi al vento,imper che potrebbe subito riprendere, e ffa che sempre ti sia a mented invitare el chavallo di stallare in chapo di quatro o di cinque miglia,imper che per sopratenere l orina s ingenera diverse e fforti einchurabili malatie. Anche ti ramento che quando se preso al luoghoove dei soggiornare due o tre miglia, che tu chavalchi s piano chegiugni e l chavallo sia raffreddo, s che se venisse chaso che lla bestiafosse tenuta al vento o fosseli dato bere o mangiare orzo, ch moltonocivo a dare quando la bestia chalda, non riprenda e non sia presosubito da dolori.Anche ti richordo che, quando l orzo novello, mai non ne dessi alchavallo mangiare, imper che per la suo chaldeza non lo pu patire;per questa cagione s ingenera al chavallo grandisimi dolori e pericholodi morte. E io n gi assai churati, i quali sanza dubio sarebbono mortise non [c.7 r] fussino stati atati. Ma sse vuogli dare l orzo nuovo, toglinondimeno minore provenda che del vechio e mettilo in molle in acquafredda, e lassciavelo stare la met del d o ppi, acci che atutti il suogrande chalore; e poi il d sichuramente mangiare, imper che poi sipatisse. Pone il sommo auctore Vigetio molte potioni da dare d istate equale da dare d inverno, e quale per lo ghuaime e per la primavera, eapresso di queste ne pone una necessaria e buona a ogni tempo. E perhavendo io in ci considerato, non l voluto porre distesamente tutteper non dare tanto di tempo alla presente matheria, ma nientedimeno presa quella che mi pare universale a ogni tempo e polla in questomodo; recipe: cossto, mellilotto, ysapo, yreos, aristrologia,maggiorana, mirra netta, bacchera, drachontea, centaurea, cipri,marrobio, spicha celticha. Tutte queste cosse, tanto l una quanto laltre bene peste e stacciate, mescolate insieme. Se vorai dare questapotione d istate, agiungnevi drachante, gruocho, mele fine; tanto diqueste cosse quanto chredi che basti. Anche se lla vorai dare di vernoagiugneravi pepe, seme d appio, seme di senape; e quando la darai d

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istate o di verno, daralla chon vino buono e una chuchiaia di polvere.Questa potione nel chaldo rinfrescha l animale e d inverno rischalda.Parmi havere parlato s distesamente chome si debbano mantenere sani,che mi pare de porre fine al presente capitolo e dare la parte loro aglialtri. E diremo del cognoscimento del tempo. [c.7 v]

Di chonoscere di che tempo sia. Capitolo IIII.

Acci che l comparatore non riceva inganno dell et del tempo dichavagli, s che non comperi il giovane per vechio, e che ilmedichatore possa havere vero chonoscimento di chonossciere la veraet per dimostramento di denti e per altri veri segnali, imper che duna medesima malatia si vorr churare altramente il giovane che lvecchio e l vecchio che l giovene. La chagione: perch l atempato perlo tempo le vene del_ sangue lucide e fredde, allo giovene pe llagioveneza l ferventi e grosse; et perch l uno et l altro non possaerrare, n voluto formare capitolo. E per dicho che i denti dinanzi, i quali sonno diece o dodeci,per loro si dimostra la maggiore parte di signali della giovineza o dellavechieza. E per il puledro il quale compiuto i trenta mesi, chominciaa schalzare il primo morso dinanzi, e quando viene a tre anni gittati idue denti del mezo di sopra e di sotto, e rimessi i fermi; e questochiamano il primo morso: e allora chompiuti i tre anni. Et quando ntrato a mezo il quarto anno, chomincia a schalciare el sicondo morso,cio due di sopra e due di sotto. Compiendo el quarto anno compiutode rimettere i denti fermi di sopra e di sotto, e quando ntrato negliultimi sei mesi del quinto anno, chomincia a schalzare il terzo morso, sche finendo il quinto anno gittato e rimesso l ultimo morso de dodicidinanzi di denti fermi: allora compiuto cinque anni e chomincia amettere le schane. E quando passato i cinque anni, chomincia a gittare[c.8 r] i denti mascellari, bench alchuna volta chominci ne quatro o inmeno, e finendo el septimo anno, lassciati tutti i denti mascellari erimessi i fermi: e allora compie d aghuagliare. Secondo che dice Vigezio, da indi inanzi inchominciano i denti achavarsi nel mezo di sopra; poi di quanti anni per dimostramento didenti sichuramente non si pu chonoscere, se non si chonoscie per altrisignali i quali si dimostrino per uso di natura. Dicho che llo chavallo dedieci anni inchomincia ad avere le tempie chavate e lle ciglia

_ ms.: le.

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inchominciano a nchanutire. Nel duodecimo chomincia a divenire nerotra ll uno dente e l altro. Dicono molti che dimostrano uno nuovosegno de chavagli domati e usi: che cominciandosi a nnoverare delfesso della bocha di sopra le rughe infino alla fine del labro, dice che ditanti anni quante rughe sono per novero.Anche ramenter tuti i segni del chavallo vecchio_: inprima multitudine di rughe nelle labra, sempre nella faccia tristo e cholla testachinata, pigro di tutto il chorpo, ispaventoso negli ochi e lle palpebredegli ochi sanza nipitelli; per questi segni si chonosce el chavallovechissimo. Dice alchuno auctore che l pulledro non comintia mai a gittare ilattaiuoli se non beve l acque fredde, ma bench siano de molti puledriche gettano i lattaiuoli pi tosto e pi tardi uno che un altro. E questa la chagione: che quando il padre e lla madre sonno gioveni, tanto pigli pena il puledro a gittare; et quando e sono vecchi, tanto pi tostogetta il puledro i lattaiuoli. Anche dice che sono molti pulledri che,prima che [c.8 v] cominci a smuovere i lattaiuoli, nno bene quatro annie molti che l primo anno chominciano a gittare; e questo interviene perle chagione sopradette, bench non lo afermo.Quando interviene per alchuna chagione ch al puledro bisogni di torresanghue, che abbia d ingorda faticha, queste due chagione avacciano ilchadere di lattagliuoli. Questo interviene perch s atuta il chalore delsangue, per la qual chagione si riceve erro del tempo.

Della belleza, del suo chonoscimento. Capitolo V.

Parmi di nicessit di dimostrare chome el chavallo de essere formato,s che piaccia per belleza e ssia pi durabile a ffaticha ed affanno, alluso dell umana natura, e che il comperatore habi nello intelletto laforma chome il chavallo de essere formato.A essere tenuto bello, dicho inprima della forma del corpo, che lamagior parte: dicho che il corpo del chavallo de essereconvenevolmente grande e llungho, s che l altre membra possanorispondere alla sua qualit, le spalle chon convenevole tratto dilungheza alla sua qualit e di largheza, la presa del ghuidalessco siaampia ma non troppo alta, il chollo grosso sulle spalle, e venghadigradando verso la testa. Anche voglio che la testa sia picchola echolle mascelle ampie ma non larghe, s che si possa mettere bene alla

_ ms.: om. vecchio.

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largha il pugno sotto la mascella, sotto la gola bene divoto ed asciutto.Anche de essere gli orechi piccholi e deritti e allegri, la fronte larghachon grande tratto dall uno ochio a l altro, gli occhi grossi e benechiari e ffieri, le nari larghe e non molto grosse. [c.9 r] Conchiudo intutto che tutta la testa sia magra e assciuttissima.Iscendiamo gi al petto: dicho che l petto vuole essere ampio e ritondochollo spicchio in fuori e chon le spalle inderietro, il bordone largo egrosso e nerboruto, il ginochio largho e assciuttissimo, la gamba cholosso grosso e chol nerbo assciutto, e chol chanale ben divoto tra lnerbo e l osso, il nodo asciutto e piloso e non chon troppo grandezeldoli, la giunta sia chorta a ghuisa di quella del bue, il piede ritondochon verde unghia e chol chalchagno largo e alto e cholla chassa chupa.Torniamo suso alla sghiena: dicho che lla schiena sia colmachonvenevolmente, la lonza rilevata, la groppa ampia per lo traverso eritonda, la choda chon convenevole chodione e bene pannocchiuta epilosa verso la groppa, le cosse grosse e lunghe verso le lache, bendivote e nerborute e assciutte.

Del numero e delle positioni dellossa. Capitolo VI.

Trattemo del numero e positioni dell ossa, acci che il medichantequando medicha il luogho ove_ sia congiuntura d ossa, possa sapereper vera_ ragione quante ossa e quante chongiunture sia nel luogho; eanche mi mossi perch mi pare una leggiadra chosa. Et per dicho che ilchavallo nel chapo due ossa, cio della fronte infino alle nari; anchen altre due che se chiamano mascellaria di sopra e due di sotto; anche denti quaranta, cio e sonno XXIIII maxellari, iscane IIII, irapaci sonno XII. Dinanzi al chollo sete ossicella, nelle spalle su altopresso al ghidalescho e nelle rene sonno VIII, dalle rene_ infino di[c.9 v] sotto sonno ossa sei, ne muschuli a congugniture XII, nellespalle dinanzi due ossa che si chiamano reghole, dalle spalle a bordenisonno due, da bordeni alle ginochie due, le gambe insino a pasturalidue, insino alla gemma del pi due; anche sono ossa minute ne nodi ene pasturali XVI, nel petto una chostola dentro, che sono XXXVI;ancho dalla parte de derietro, onde esscie il forame infino agli uovolidelle chosse due, degli uovoli insino alle grassciuole sonno due, due

_ ms.: eve._ ms.: veva._ ms.: vene.

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ossa che si chiamano chostali, da bordoni sotto alle grasciuole insinoalla gamba sono II, dalla gamba insino a cendoli II, ossa minute insina al unghia XVI. E sonno in numero tutte l ossa CLXX.

Del numero e qualit de nerbi. Capitolo VII.

Nientedimeno tractaremo del numero e delle positioni de nerbi, per lachagione sopradetta; e per dicho che per mezo le nari, sallendo alchapo e poi al chollo e poi per meza la schiena infino di sotto allanche, discende due nerbi sottili; dal chollo infino alla spalla ne scendeuno, dalle spalle infino al ginochio n due, dal ginochi infino allachorona sono nerbi quatro, nelle parti dinanzi sono nerbi diece, nelleparti de derietro sono diece, dalle nari infino a choglioni sono nerbiquatro. Sono in tutto nerbi per numero XXXIII.

Del numero e qualit delle vene. Capitolo VIII.

Da poi habbiamo trattato dell ossa e de nerbi il loro numero, non n da lasciare il numero e qualit delle vene, imper che mi paiono dinecessit. Et per dico [c.10 r] che nel palato sonno due vene, nelletempie sono altre due, nel chollo anche due, sotto gli ochi due, nel pettodue, ne bordoni anche due, sotto i zeldoli quatro, ne fianchi due, nellegambe due, sotto la choda, dal forame nella choda ne sonno due. Sonole vene in tutto XXVII.

Di qual paese sono migliori chavagli e di conoscere. Capitolo VIIII.

A tre uffici sonno utili i chavagli: il primo ufficio si in facti darme, il secondo per chavalchare per chamino o per diletto, il terzo atirare charrette; e per quali sono migliori a ciaschuno ufficio per sdimostraremo.

Dicho che i chavagli ispagniuoli sono i pi nobili chavagli delmondo e per la nobilt loro mi destender in chontare parte di loronobilt, onde dicho che sonno di gentile natura, imper che sono gentilidi loro membra e nno il loro chuoio sottile e morbido a tochare, il pelopiano e basso e sono distesi nel chollo e cholla testa picchola eassciutta, e non sono molto ne fianchi. E ssono la maggior partegrandissimi destrieri e cholla grandeza loro sonno pi leggieri e atanti

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che gli altri, e per l atanteza loro sonno molti utili nelle battaglie e netornei; e volendogli adoperare a tempo di pace sono molto dilettevoli,imper che vanno in freno meglio che ogni altra generatione, secondola loro grandeza; salvo che, quando sono fediti, perdono la maggiorparte di loro virt, e questo interviene per la loro gentilezza; ma sopragli altri sonno di grande pregio, imper che sono di quegli che vaglinoun chastello e alevansi_ tutti a manno.

I chavagli affrichani, i quali noi chiamiamo barberi, [c.10 v]chorrono pi tosto ch altri chavagli e sono quasi della natura deglispagniuoli, ma sono pi gentili di membra e del chuoio, e sono d assaiforte natura, e sono la maggior parte chavallotti. Questa generatione,chome contato, sonno pi tostani e presti nel chorrere che tutti gli altri,bench quasi non sanno fare altro. Quando fusseno translattati in altropaese, almeno verso tramontana o verso ponente, debbonsi guardaremolto dal freddo, imper che quello paese molto chaldo.

I chavagli di Puglia, non naturalmente grandi molto, ma sonobene membruti e pilosi nelle ghambe, chon dura unghia e l chuoiogrosso e aspro, e ringhianti e ffieri e sofferitori di disagi, imper che ssallievano chome salvatichi, che sempre istanno, infino che ssappenano a trarre dell ormento, al acqua e al vento e alle nevi e alfreddo e al chaldo e all aria; e quando si pigliano, si tiene un nuovomodo. Per la salvatichezza loro questi sono tenuti i pi universalichavagli ch abbia el mondo a ongni ufficio: o vuogli la briglia, ovuogli il freno, o vuogli in guerra, o vuogli in pace, o in giostre, o intornianto, o a charette; a ogni ufficio questi avanzano per lapruova gli altri.

I lombardi sono per la maggior parte grandissimi e chon assaigram vembra, e cholle teste grandi e grasse e non quasi chon grossochollo, e pi chol petto istretto e lle gambe grosse d ossa e di nerbi enon asciutte, e chon piedi bassi la maggior parte, il ventre grande e llagroppa verso la choda aghuzza, le lacche non divote e nodi umorosi;duracchioni nel aspetto, [c.11 r] non giranti nella briglia n destri_ nelfreno, sofferitori di disagi non per loro buona natura, ma per lorodurezza. Quando fossono in una zuffa e volendolo fare entrare in unapressa, non lascerebbe l entrare n per bastone che avesse in sullatesta e fosse diversamente fedito, tanto sonno di dura natura e alevansia mano. Interviene alchuna volta che di questa generatione n essciealchuno bonissimo chavallo a ogni opera, e questo interviene quando la

_ ms.: alevarsi._ ms.: dopo destri alcune lettere depennate.

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chavalla fosse choperta o da chavallo spagniuolo o da pugliese, imperche nno dell una natura e dell altra; ma per loro medesimi pochi nesono buoni, e anche interviene loro un nuovo accidente che nediventano molti ciechi per humori che pervenghono drento agli ochi; lachagione e l perch non dichiaro qui al presente, ma quando sartempo qua innanzi ne faremo mentione, bench da pochi questo nuovochaso e quasi da nisuno sia stato chonosciuto il perch aviene.

In Sardigna naschono una generatione di chavagli li quali sonopiccoli chome ronzini e pi e meno molto pocho, de quali chiariremoparte di loro fateza e modo: prima dicho ch nno la testa assai piccholae ssentono chomunalmente del grassetto, chon grande tracto dall unoochio a l altro, chogli ochi grossi e accesi e paiano che voglianoischizzare della testa, gli orecchi convenevolmente picchola e menanti el chollo assai grosso, il petto ampio e ritondo; il bordone, la ghamba el pasturale nerboruto e ossuto, chome d un gran chavallo, i nodipilosissimi e giunctati chorti, i piedi i pi quasi tutti a [c.11 v] modo dimulo, ma chon perfetta unghia, bene schienati e chon lanche lunghe eampie e ben chossciuti, e lle lanche bene assciutte e nerborutte; e lorochuoio grosso e zoticho, il pelo aspro e ssente del salvaticho, nellaspetto sonno ipaventosi e ffochosi. Questi piccholi bestiuoli digrandeza, ma non di nembra n di forza n di chuore, gli la naturamolto disposti all uso del freno, imper che la magior parte sonnoaffrenati, e questo interviene per loro gran chuore; se non ti piaccianonel freno, cholla briglia chorrono nobilmente, salghono fieramentedestrissimi, a ogni modo invitatori, di loro ingiurie fatichanti, moltosofferitori de disagi: sono di paese molto aspro e salvaticho e pretoso;usano gli uomini del paese d intachare loro le narre e di fare lorograndi e diversi segni di fuocho per lo chollo e per le spalle e per lechossce.

Sono loro vicini un altra generatione di ronzini quasi di questafoggia, ma non s vivaci, nembruti, n di tanto chore. I chavaglinaschono in sur una altra isola la quale chiamata Chorsicha; i paesaniusano d intacchare loro le nari a modo de sardi, ma non gli segnano daltro segno chon fuocho e interviene alchuna volta che di Chorsicha gi veduto chavallo che non n potuto dire chiaramente n chonoscerese sardo o non, se non che non segnato chon fuocho, imper che chorsichi mai non segnano chon fuocho.

Nella Magna naschono una maniera di chavagli, i quali sonnominori che chavallotti e molto pi che ronzini: questi sono chon assaigrandi membra e cholle teste [c,12 r] piene e inanzi grandi chepicchole, ma non nno gran pecto, ossuti nelle gambe e nerboruti ma

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non sono asscuti, e chon gran piedi; anche sono fortementeschienati, con grandissimo ventre, constanti nell andare, pochofatichanti, grandissimi devoratori, vili, duracchioni; a mio giuditio elmiglior fructo che possa usare di loro si l arare e ssomeggiare e tirarecharrette. I bestiuoli i quali ivi naschono piccholini sonno, e migliori epi fatichanti che maggiori; anche vi naschono molte volte destrieri,bench non sieno di loro progenia, ma sono trasportati di stalloni e dichavalle di Lombardia, ma chredo ch abiano pi di bene in loro; lachasgione dalla al_ paese, ch non ssi del pantano.

In Ungheria naschono quasi a questo modo, ma sono anchora pimembruti e chon maggior testacce pi piene e di maggior persona,chomunalmente grandissimi mangiatori, e i pi non possono bene loromedesimo. Interviene alchuna volta che tra lloro s allevano chavallottiche passano l uso, i quali sonno assai buoni chorridori; nno un vitioquesti chavagli o ronzini, generalmente: che sonno spaventosi, e llachagione si perch gli chastrano e sfregiano e dichono che per losfregiare il chavallo pi lena, ma non mi pare verisimile, imper chella lena viene dal polmone e non dalle nari. Il chastrarli usano perpoterli mettere a ppasciare cholle chavalle; a me non piace n ll uno nll altro, imper ch io vorrei vedere i chavagli interi, se necessit nonrichiedessi.

In Frigia, verso il ponente, naschono una maniera [c.12 v] dironzini sospesi e pallafreni e pocho pi e meno, de quali conter lafoggia e bont loro: in pi sempre ringhianti, la testa nno allegra egran tratto dall uno ochio a l altro, gli occhi grossi e risplendenti e infuori, la testa non molto asciutta ispecialmente sotto la ghola, il chollogrosso e bello e ben formato, e l petto ampio e ritondo pi che non sirichiede alla grandeza loro, i bordoni e lle gambe e lle giunte pendenonel gentile, buoni del piede e chon perfecta unghia, pilosi zio zendolutinelle gambe, ischienati lunghi, l anche chorte e ampie per lo traverso,le ghambe e tutto naturalmente nno aschiutto, fatichanti molto pi challe venbra loro non si richiede; non sono troppo grandi mangiatori,portano l ambiadura naturalmente, imper che lla imparano derietroalla madre.

Frigia si un paese molto salvaticho e paesani salvatichissimi, dequali conter parte di loro costumi solo ne fatti di chavagli: inprimanutrichano questi loro bestiuoli, etiamdio essendo tracti dalla madre,solo al latte e a ssiero e a erba, imper che nno del latte grandeabondanza per lo molto bestiame, et sempre gli tenghono isferrati; poi

_ ms.: dallo il.

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venghono a certo tempo e passano un braccio di mare con molto lorolegni charichi di questi ronzini e di molto chorame, e arivano a un portoche ssi chiama al Damo_; e ivi vendono questi loro ronzini chon diversimodi e costumi. udito dire a molti, i quali si sonno ritrovati al tempoin questo luocho, ch nno veduto vendere e comparare, che quello che portato nobilmente l ambiadura essendo isferrato, a manno a mannovedendolo [c.13 r] ferrato non nno saputo tanto fare che l abbinopotuto fare portare; di che forte mi maraviglio, bench io chredo cheispermentandolo cholle pastoie di cci e ritornerebbono. Anche nonportando, dicono che essendo risferrato_ nno veduto portare alpasseggiante l ambiadura. Queste generatione di ronzini sono tenuti, eio l provato per isperienza, i pi begli e migliori e pi portanti delmondo.

Parmivi havere dichiarato il fiore delle razze de chavagli le qualiper noi di qua si possa comprendere, bench ciaschuna razza nediscendano molte derivate da lloro, bench non sieno chos perfetti. Schome nella Spagna sonno molti che fanno ne confini o di lunge paeseloro allievi, trahendo gli stalloni di Spagna e menando molte volte legiumente d altro paese, anche medesimamente i chavagli d Affrichasono translatati verso il Garbo e per quello paese a quello medesimomodo. Maggiormente a pugliesi, perch tenghono presso alla maggioree alla mezzana foggia, ne sono translatati istalloni e chavalle, s chomein campagna di Roma e nella Marcha e in Maremma e in molti diversipaesi, imper che sausano a ogni chosa. Anchora i lombardi nelFrigholi e nella Magna. I sardi e chorsichi si distendino in pochiluoghi, perch sonno in isole per loro e sono picholi bestiuoli. LaMagna s gran paese e di ronzini non si sanno nomare razze, chepocho n da parlare. Nel Ungharia quel medesimo, bench in unluogho siano migliori che in un altro. I frisoni tutti itorneati dal mare,bench i lombardi ne fassano_ ispesso choprire loro ronzine.

Al mio parere mi pare [c.13 v] avere narrato le nationi dechavagli, quelle che per noi si sieno potute nomare e chonoscere,bench per istrane contrade del mondo ne sieno molte non sapute pernoi di qua. Narra il sommo auctore Vigezio nel suo ultimo libro, acapitoli sei, dove tratta delle propriet e di paesi di chavagli e qualisonno migliori non ponendo e segni del paese, onde dice che chavaglidel paese d Unizia sonno buoni in battaglia e sofferitori di fame e di

_ ms.: al Dano._ ms.: prima di risferrato, risfrenato depennato._ ms.: fasso.

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freddo e di faticha; apresso di questi sonno quelli d Inghilterra; e quellide Borgogna sono sofferitori molto di soperchi; un altro paese el qualesi chiama Frigia, ch verso il Levante, nno grandissima lena inchorrere bench non siano ronzini; e quelli di Macedonia; e delleprovincie di Tetaglia, che ss dice la gente paiota sono malesofferitori del freno, ma nientedimeno sono buoni in fatti d arme e daltre opere; i chavagli di Chapadotia sono molto utili a tirare charrettepi che tutti gli altri. Quelli delle contrade di Persia sono nobilissimi diportare l ambiadura. Apresso sono quelli d Erminia, e di Romania, edi Sepia, e d Egipto, e quegli d Epirota.Il libro non mi dichiara i segni del paese chom chiarito nel presentecapitolo. E io da me non gli posso dimostrare imper ch egli poni di sstrani paesi cha vera chonoscenza mai i non ne chonobbi alchunobench di qua dal mare n parlato distesamente nel capitolo.

Di che compressione e natura il chavallo. Capitolo X.

Acci che l malischalcho non possa errare nel medicare, e sappi evogli sapere di che compressione sieno le medicine che d usare, eper mi pare di necessit di chiarire [c.14 r] la compressione e naturadel chavallo: dicho prima che l chavallo di gentil natura e nobile, epi presso all ontellecto del huomo che veruno altro grande animale; etruovasi ch stato_ alchuno chavallo ch di tanto_ chonoscimentoche, vedendosi chadere da dosso nella battaglia morto il suo signore llachrimato, benech ne sia anchora vedute e udite di molte granchose di chonoscere. La compressione sua si chalda e umida e llacharne sua si spugnosa e vischosa. E per da guardarsi d usarechose humide, imper che lla carne humida e anchora la medicina,achonzandole insieme, potrebbono generare troppi omori. E per sonodi molti che usano, quando el chavallo una percossa, di dire ponuidell olio, e ll olio la pi humida unctione che sia, e per subito laperchossa emfia, per la qual chagione gi guadagnati di molti dinari,onde io al tutto vieto che mai a rottura facta di frescho solamente olioschietto non vi si pongha.

Della ragione del torre sangue. Capitolo XI

_ ms.: sutto._ ms.: om. di tanto.

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Dice il sommo auctore Vigezio che lle medicine di tutti gli animali sonochomuni, bench al chorpo de l huomo non sia di necessit medicine ditanta forte operatione chome alle bestie, onde dice ch al torre delsangue coss a lloro come a noi chomune; e per ch pi generalrimedio che verun altro, ne voglio a tutte l enfermit rendere alchunaragione, onde dicho che nel torre del sanghue si d avere perfectaconsideratione in due chose: la prima si di chonoscere chiaramente lamalatia, e chome giovane o vechia chonossciuta, chiarirti s ellarichiede il torre del [c.14 v] sangue o nno, imper che aprendo la vena omedichare una malathia e non chonoscerla, s ingenera le pi_ voltegrandissimi pericoli, perch una malathia vorr molte volte unamedicina chalda e tu la darrai fredda, et molte volte torrai sangue e ssefusse possibele se ne vorebbe mettere nelle vene: e per sopra tutte lechose che sono di nicissit al medicho si di chonoscere chiaramente lamalatia, imper che conosciute si possono agevolmente churare. Laseconda consideratione che si d havere si di poner mente se lla bestia giovane o vechia, per che d una medesima malathia si vuole torremen sangue al vechio che al giovene. Anche dicho che l torre dilsangue subitamente a molte malathie, e spetialmente a quelle che permala digestione di cibi si corrompe il sangue e dischorre per le venemaximamente nelle parti del corpo, e anche per le vene di tutto il corpos ingenerano diverse malathie e doglie, allora nel principio il torre delsangue suole rendere sanit. Anche comando a tte malischalco che neltorre del sangue pecchi sempre nel meno che nel pi, imper che lsangue tratto non si pu rimettere, e nel sangue lla vita e l chaldonaturale.

Che diligentia s abbi nel torre del sangue.Capitolo XII.

Poi ch abiamo dimostrato chiaramente la ragione, pare che sia dinicessit d insegnare il modo e lla diligentia che si debba usare quandosi trahe sangue, onde dico che nel tempo della primavera, quando tu daial chavallo l erba, dico che prima gli trahi sanghue o sia giovene [c.15r] o vechio, avendo consideratione nel trare, aci che l vecchio sanguechorrotto non si meschola chol nuovo, imper che genera deboleza ehomori chorrotti; e per pi sano a tore sangue prima che poi. Anchedicho che togliendo sangue apresso l erba, chos trai del buono chome

_ ms.: dopo pi, g depennata.

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del chattivo, bench molti l usano, bench a me non piace per lachagione sopradicta e per lo vieto.Dice Vigezio sommo nel primo libro a capitoli XXII, che gli antichimaestri di questa arte vietano che mai non si tragha sangue al chavallosanza necessit, imper che l torre del sangue richiede l uso e quandomanchasse l usanza s ingenera malattia nel corpo alla bestia. E pervietano il torre del sangue senza necessit, ma llodano che ss usispesso coss a gioveni chome a vecchi il trare del sangue del palato; aluna sciema, acci che il capo, gli occhi, il cellabro si scharichi d ognihomore. Anche dice l auctore nel presente capitolo quando tudei trare sanghue al chavallo, che l sostenti di pocho mangiare e dileggieri cibo acci che per la dieta e per el digiuno il chorpo sia megliodisposto e non turbato per lo smaltimento. Poi dice che facci stare ilchavallo in luogho pari eguali e poi gli legha la corda sopra le spalle eun altro il tengha per lo freno o voi per le redine e poi avere unaispugna piena d acqua e ispesso forbire ove dei pugnere la vena acciche pi chiaramente si mostri. Allora togli il fiotano e chon leggieribastoncello perchuoti in sulla vena_ e guarda che non dessi troppogrande cholpo, imper che i gi veduto chavallo essere perchosso[c.15 v] della lancietta per lo gran colpo del troppo grande bastone. Ella lancetta anche stata grande_ ch passato la vena dall uno lato al altro, e subito morto el chavallo.Poi quando leggiermente i percosso la vena e l sanghue n essciesubito, metti inbocha al chavallo alchuna chossa acci che meni lemascelle, acci che la vena getti pi forte; e nella gioveneza e nellavechieza e nella grasseza e nella magreza e nel cholore del sanghuehabbi consideratione nella qualit del trare.Anche mi pare di nicessit di nomare le maniere di ferri, le qualemaniere di pi utile e di meno pericolo a ttrare sangue. Il primo ferrosi il fiottano. Il secondo ferro si la lancetta sanza dare chon bastone.La terza maniera si uno formamento di ferro tutto et fatto chome unbalestructio e tendesi, e quando il schocha eschie fuora del tenere, ilquale voto dentro, un ferro di lancetta ben che sia achoncio in modoche non pu uscire tutta fuori. A me piace sopra tutte l altre maniere, equella che di meno pericholo si quello del fiotano, ben ch el siaalchuna volta di necessit d usare lancetta schietta per aspreza moltevolte di chavagli e per paura del cholpire del bastone. E per quando

_ ms.: dopo vena, e guarda perchuoti in sulla vena depennato._ ms.: sutta grandre.

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usi la lancetta fassi con chautelle che non metessi troppo ferro nellavena, imper che poteresti passalla e generare pericolo.

Da qual parte si debba trare sangue di ciaschuna infermit e diquale luogho. Capitolo 13.

Acci che veruna chosa non rimangha dubbiosa di mostrare,dimostrerremo di quali infermitadi e di [c.16 r] quali luoghi si debbatrarre sanghue. Onde dice Vigetio nel primo libro a capitoli XXV challa infermit del chapo, morbo el quale malato per tutto el corpo, schome quelli ch nno la febre desi a lloro torre sangue della venachomune alle malathie del capo e agli apiosi e agl insani e a cardiaci,ci sonno malattie di chuore, e al male chaducho e a frenetici e adisistericis e a sidarticis e a rrabiosi, si tolgha della vena degli orechi,bench sia meglio delle vene delle tempie dal lato ritto e dal latomancho, cio sotto le chavature delle tempie e tre dita schostato dallochio. E a quegli che venghono s sfusione d omori negli ochi o voialtri vitii che nuochono agli ochi, togli sanghue delle vene chediscendano da chanti degli occhi di sotto quatro dita. E a quegli chesonno confastidiati e a quegli che nno enfiato sotto la gola e a quegliche nno gravamento di capo, a questi si vuole torre sangue del palato.E a quegli che nno chagione nel polmone e nel feghato e in tutte quelleparte vicine si vuole torre sangue del pecto, che sono quelle vene dallato ritto e mancho ove si chongiunghano i brodoni cholle ispalle. Equegli ch nno chagione sotto le spalle e ne brodoni togli sanguesopra il ginochio sei dita. Le quale vene si chiamano quelle del pianodelle ghambe. Ma chon gran chautella le pugni, imper che sono moltomescholate cho nerbi. E quegli i quali nno chagione nellecongiunture, o saranno nelle gambe per veruno difetto, corso, homori, oalchuna cosa simigliante negli articholi di sotto il zeldolo. Si vole torresangue delle vene che sono poste di sotto [c.16 v] al zeldoli tre dita essopra alla chorona tre altre, le quali chon somma diligentia sono dapugnere imper che sono congiunte e sottoposte a molti nerbi. Se peralchuna chagione sar ismosso o ndegnato l osso del pasturale, ilquale si chiama basse, della chorone si vuole torre sangue.

Inchomincia il prollago del secondo libro e finisce il primo.

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L arte della medicina degli uomini e quella delli animali mi pare assaichomune, salvo che lle chose che si adoperano agli huomini non sono ditanta forte operatione quanto quella degli animali. Ma per tanto mi paremaggior sotiglieza a churare uno animale muto che l huomo. Lachagione questa: che l uomo sa dire il difetto al medico, s che se lmedico non conoscesse la malathia lo infermo gliel fa conoscere, chemi pare la maggior parte che sia in medicina a conosciere la infermit,che quale medicho non la conoscie non pu chon ragione medichare,anzi medichano a fatto. E ssono d openione che molti huomini eanimali perischano quando sono malati per non essere conosciuta lamalathia, che tale infermit vuole una chosa che contraria l altra. Lanimale non sa dire il suo difetto ma conviene che l malischalchoconoscha per segnali e per sottiglieza d animo la infermit. E perdicho ch egli pi sottile a medichare l animale che ll uomo. E perse non fosse la nobilt della vita humana ch coss chara,bisognarebbe che i marischalchi fussono pi scientiati [c.17 r] che medici e noi_ non sapiamo la maggior parte leggere s chome io narraiil modo e l perch nel primo prollagho. E per porr fine al mio dire erichorr a cholui che m dato gratia di rechare a ffine il primo libro: ilpregho che mi conceda di finire il secondo.

Di che formato questo secondo libro.

Acci che sappi di che formato questo secondo libro, te vogliochiarire acci che sappi chiaramente di quale l una delle due artimedicinali parla: o di cerusicha o di fisicha, s che quando volessistudiare, truovi per s l una e per s l altra. Dicho ch io formerquesto libro solamente di malathie cierusiche. Se mi domandassi perchhai messo inanzi la cerusicha che lla fisicha dichoti per due chagioni: laprima perch la cierusicha fu prima che lla fisicha. La seconda perchla cerusicha di maggior necessit. S che io ti disporr secondo il miopicholo intellecto tutte le malathie cerusiche chominciandomi dalleorechie del chapo e ffinir per ordene a ogni membro infino all unghiadel piede.

Inchomincia le rubriche del secondo libro.

_ ms.: dopo noi, s depennata.

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Di chonosscere per segni quando l animale malatod alchuna malathia. Capitolo 1Della cerusicha cio medicina manuale. Capitolo 2Della disposizione del fuocho e della ragione del dare fuocho. C.3De peli che nascono negli occhi. Capitolo 4Della suffusione degli occhi. Capitolo VDi churare le chateratte degli occhi. Capitolo VI[c.17 v]Dell ochio lunaticho. Capitolo 7Delle piaghe degli occhi. Capitolo 8Dell occhio coperto d alchuno panno biancho. Capitolo 9Della ispositione e chura della fistula della mascella. C. 10Dell osso rotto della mascella. Capitolo 11

Delle poste che s ingenerano nella ghola dentro e di fuori. 12Della infermit degli orecchi. Capitolo 13Delle ganghole che s ingenerano fra lle mascelle. Capitolo 14Dello infiamento della ghola e del chapo. Capitolo15Dell enfiatione della ghola per soperchio de sanghue. 16Della lingua tagliata. Capitolo17Delle doglie delle gengie e di denti. Capitolo 18Se del tenerume delle nari drento uscir sangue. C. 19Del chavallo che getta sangue per le nari quando chorso. 20Di certa charnosit che s ingenera nelle nari che inpedisse il fiato. 21Della morphea chura provata. Capitolo 22Rimedio di stagnare la vena del palato o altra vena. 23Dello ischiovamento del chollo. Capitolo24Dello ischiovamento e doglie delle ispalle. Capitolo 25Della postematione chiamata antichuore. Capitolo26Della rompitura dell ossa o gambe o altre membra. C. 27Di certe enfiature che venghano ne ginochi e in altri lochi. 28Degli omori aquatichi. Capitolo 29De ricciuoli. Capitolo30Della tigna humida e secha che viene ne pasturali e nele gambe. 31Delle rappe che molti chiamano grappe. Capitolo 32

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Di certa rottura che viene per grattare ch chiamato pellicello. 33[c.18 r]Della chura delle schinelle. Capitolo34Da dissolvere le natte chura provata. Capitolo 35Delle sopra unghie. Capitolo_ 36Della chura de difetti si generano universalmente per le selle ne dossi. 37Di molte piaghe le quali ingenerano vermini. 38A ffare rinasscere peli. Capitolo 39Delle doglie delle chosscie. Capitolo 40Delle veruche cio porri. Capitolo 41Della chura degli animali isbonzolati. Capitolo 42Delli animali che non possono rimettere dentro la vergha. 43Dell infiamento e dolori de choglioni. Capitolo44Del male della choda. Capitolo45 Del male della pietra nella vessicha. Capitolo46La chura delle vene grosse delle lacche. Capitolo47Delle chorbie delle lacche. Capitolo48Della chura de soprossi. Capitolo 49De chiovardi e quali s ingenerano in gambe e ne pasturali. 50Delle pedane che molti chiamano mal pinzanese.51Dell umidit di fictoni che s ingenera per secchit di piedi. 52Del male della formicha e de charuolo che s ingenera nel unghie de piedi. Capitolo53 _ ms.: sul margine sinistro, pi mille.

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De rimedii universalmente del male di piedi e de l unghie 54

Di conosciere per segni quando l animale malato. C. 1

Generalmente gli anemali che sonno tenti d alchuna malathia sonnonell aspetto tristi e pigri e non dormeno chome sono usati, cio o dormanotroppo o pocho o non puncto e choss generalmente degli altri [c.18 v] segni.Anche non si voltano chome sonno usati e non pigliano riposso chomesogliono e simigliantemente non mangiano interamente il cibo, il berepochoniente, gli occhi nno spaventosi, gli orechi pieghati, il pelo aricciato, ifianchi inentro. La schiena ritratta, ansano ispesso e grave. La boccha nnoasciutta e pi chalda che non sogliono, tossono alchuna volta assai e quandopocho. L andamento pigro e vagillante.

Quando vedrai nello animale uno o pi di questi segni subitamente ilparti dagli altri, imper che poterebbe essere tale e s fatta malathia che ssapicherebbe agli altri, e pi agevolmente potrai conoscere la malathia sua. Equando avrai diligentemente prochurato l animale o in dui o in tre d o inquatro, la malathia ser cessata ove da queli segni e non sar nell animalerimasa alchuna chosa dubiosa, sappi che quello vagillamento sar venuto perleggieri chagioni e in mantenere il riduci all usanza sua. E stiati a mente chequesto animale sia prochurato ispesso per quello sospecto di prima, imperche pi leggiermente verrebbe in infirmit.

Della cerusia cio medicina manuale. Capitolo 2

Poi ch formato questo libro sotto titulo di cierusicha, convienimidimostrare che cossa cerusicha. Dicho che lla cierusicha medicinamanuale, e dice Vigezio nel secondo libro a capitoli XIII: Cerusicha sichiama solamente l atto dil tagliare e del dare fuocho e richusire piaghe, ochurare ferite, o lacerature, o rocture d osso in ciaschuno membro, especialmente dice che dei usa[c.19 r]re questa arte pi chon sollicitudine echon chautela nelle parti del capo che verruno altro membro. E per quando lanimale rompe il capo in alchuna parte, overo ischroprisse osso o rompesse,chon gran diligentia da provedere acci che lla perchossa e l sangue che ssicorrompessi non maghagni il panno del cervello. E per non si conviene

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subitamente quando l osso scoperto prochacciare di saldare la piagha, anzisi conviene aprire e stastare l osso s egli rotto. E se fosse, chon grandediligenza chon le tanaglie lo nettarai e poi cholle dita cercha se l osso tipugnesse in alchuna parte. E se ti pugne, radilo tanto che sia pulito e piano,imperci che lla carne vi nassce pi tosto e quasi non pare, quando l osso ischopperto, che lla piagha risaldi bene; e l osso, se non prima tanto raso,che sanguini un pocho, convienti havere guardia che non diventasse fistola,imper che suole intervenire ispecialmente in luoghi ossosi e nellecongiunture. La qual cossa se interverr, diventa la piagha uno piccholobuccho il quale non getta puzza digesta, ma getta uno homore liquido e chiaroil quale non si pu mai saldare. E questo buccho gienerato in questo modo sichiama fistola. La qual chosa, poi che sar venuta, churala in questo modo:togli una tasta di bambasia, ma credo che sia meglio midolla di giunchi, emettili in la piagha e fa che una parte della tasta istia di fuori della piagha sche si possa pigliare chon mano, e lighala s che non ne possa uscire e possilariavere a tua posta, e lassiavi istare questa tasta cinque d o pi tanto che llapiagha con [c.19 v] la tasta enfi: allora sar la challosit della fistola rinvertitain pua, e ghuarda che per forza non ralargassi la fistola, cio la piagha;allora ne chava la tasta della fistola e a misura della piagha forma unocholonno dell unghuento fisolare, il quale unguento troverai al capitolodella fistola. E poi che n arai piena la piagha, ma non s piena che generassidoglia, e poi il fasscia o lascialo istare choss IIII o V d e poi lo sciogli evedrai la charne chorrotta chadere. E sse la fistola sar chaduta churalo chollatraumaticho cio una compositione la qual troverai nell ultimo libro degliunguenti, che dice la rubricha unguenti e polvere da piaghe infistolite, ettanto il chura che getti puzza bene digesta e biancha e non molta. E quandovederai la piagha bene purificata farai un altra compositione da chollirii_ inquesto modo: togli farina d orabi_ e incenso maschio peste e stacciate tantodell una quanto dell altra, e poi del male tanto che lle possi mescholareinsieme, e poi le chuoci e mettine nella piagha per pi d continuamentechurando. E quando fassci la piagha, rassetta le labbra della piagha estrignendo cholla fasscia acci che risaldi pi tosto. E sse per la ligaturaoffendessi il celebro, togli ispesso sangue delle tempie; e sse d istate, togliolio rosato e acieto per ugual parte e abbi una ispugna e tuffala_ in questoaceto e olio e fasciagline il chapo e dagli a mangiare erba verde. E sse no nevolesse e ogni altro cibo rifiutasse, togli farina di fave e farina di grano edistempera chon acqua e chon mele e dagline [c.20 r] per chorno tanto che ne

_ ms.: chollerei._ ms.: erbi._ ms.: triffala.

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viva e che habi appetito di cibi verdi in su quali ispangi acqua marina e salsa,e dagline a mangiare.

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Della dispositione del fuocho e della ragione del dar focho. C. III.

Narra Vigezio nel primo libro a capitoli XXVIII che gli auttorivogliono che nelle medicine degli anemali fosse doppio rimedio, cio il torredel sanghue e l dare del focho. Per torre del sanghue le chosse ratratte si distendono e rallarghano, eper dare del fuocho le chose ischorse e larghe si raffermano. Ma bench llaragione del torre del sanghue sia isposta e dichiarata, avengaidio che lchauterizzare sia novissima chura, nondimeno si vuole dichiarare distesamentel utilit imper che per lo fuocho le chosse ischorse si constringhono, leinfiate assotigliano, le molli disceccha, le raprese dissolve, le fracide taglia, ivechi dolori chaccia via, le chose eminenti fuori di natura al suo stato riduce,le chose le quali chreschano contro a natura non lasscia chresciere. Imper chequando tu dai il fuocho chollo chauterio tu rompi la chotenna e poi quando ilfuocho chomincia a ffare puzza, l omore nocivo escie fora e choss si sana. Epoi quando la pelle ramarginata diventa il luogho pi forte e quasi lachotenna diventa chome challo. Anche da sapere che i chauterii sonnomigliori e pi virtudiosi di rame o di bronzo che di ferro. Ricordati che mainon dessi fuocho ad alchuno membro il quale fosse uscito del luogho suo overo ischoncio, imper che agiungeresti infinita doglia. [c.20 v]

Poi che t dichiarato apertamente la virt del focho, voti chiarire edimostrare il bene chauderizare, imper che il maestro tanto tenuto migliorequanto sa meglio fare il maestro. E per voglio quando vuogli chauterizarealchuno difetto, fa ch apparechi i chauteri, cio i tagli che dei usare, sottilichom una chostola di coltello e anche pi, acci che lla linea quando dai ilfocho sia sottile imper che riescie pi bello. E stiati a mente quando freghi ilferro chaldo che llo meni soave all ingi del pelo. E quando vedi la pelle oveconduci il ferro chaldo bianchegiare, segno ch assai. Allora ricomincia laltra vergha e fa il simigliante e sempe desegna inprima chol detto ferroacci che non possi errare, cio il dare molto focho a pocho. Il pi e menolassio a tua discretione e ssicondo il difetto del luogho. E poi el seguente dusa questo unguento: togli bituro e solfo_ vivo il terzo, pesto e stacciato, echoss ungi alquanti d. Poi usa alle ditte cotture bagnuoli d erbe dolce e poi ilmetti nel fiume tanto che saldi, e guarda che non si freghi le gambe l unachon l altra che non diventasse rusticho.

Molte volte adiviene che l membro riceve pi focho che non seconviene, e per quando adivenisse questo difetto per adolcire la cottura usa

_ ms.: solvo.

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questo unguento: togli cera biancha, olio rosato, sugnaccio di porcho frescho,vuova quelle che credi che bastino e meschola insieme e fane unguento e ungiel luocho.

Sono molti che usano quando nno dato il fuocho d ugnere le cotturechon olio e chon [c.21 r] sugna di porcho istructi e mescolati insieme. Parmiche facciano il contrario di quello ch eglino isperano quando danno il fuocho,imper che l fuocho si d per rassciughare l omore. E lla sugna e l olio sonodue chosse humedissime e, ungendo le membra, homori vi traghano e maiquasi non se ne vanno. E per lodo pi l unguento del solfo e del bituroimper ch dolcie assai.

Anche sonno molti che sanza difetto danno il fuocho alle gambe deglianimali e assegnano questa ragione et dichano coss che, dato il fuocho, lapelle, cio le riche del fuocho, inchalliscie e ll omore non vi pu venire ninfiare alchuna challa e chos d altre cose simigliante. Et io dicho chos che,l dove sono le righe del fuocho, che ll omore vi discende malagevolmente,ma quando per disaventura vi discende troppo malagevole a tollo via, imperche ll omore ch drento alla pelle turata la via da non potere uscire fuoriper virt d unguento, per le righe del fuocho ch riturati i poli. S che iodicho che mai non si dia fuocho sanza bisogno e non essere vagho di metteretanta charne al fuocho.

Se tti intravenisse per necessit di dare fuocho di stare per lo chaldo,della qual chosa ti guarda, imper ch pericolosa e suole generare ispasimo,usa questo unguento in chambio del bituro e del zolfo: togli sugna di porchofrescho sanza sale e sugho d erba che si chiama petacciuola e mescolainsieme, e con questo ungni le cotture imper che raffrigida. [c.21 v]

Della infermit degli orechi. Capitolo IIII_.

Sichome agli orecchi sonno vicini al cellebro, cos generano grandipericoli quando sonno offesi per alchuno difetto. E per quando nassciealchuna enfiatione negli orechi, usa empiastri da maturare. E quando sarmatura, taglierala s che n escha fuori la puzza e poi empie la piagha chonistoppa intinta in olio e in forte aceto e chos lo chura per tre d, e l quarto dusa lo trumaticho, cio medicina da ferite overo da piaghe che nne sia fuori lafistula, lo qual troverrai all ultimo libro degli unguenti e tanto l usa cheguarischa. E sse il tenerume delle urecchie indolonzisse, con questa matheriamedesima il churerai. Se advenisse che fra lla congiuntura dell orecchie e del

_ Si tratta in realt del cap. XIII, inserito qua per errore e indicato come cap. IIII; viene fatta cosslittare la numerazione successiva di una unit, fino al cap. XII incluso.

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capo nascesse una grande enfiatura chon dureza, subitamente usa questoimpiastro: togli fien greco e ll insieme e farina di grano. Chotte queste chosein aqua e agiugnivi un pocho di bituro, s che sia pi morbido e far venire pitosto la puzza in sommo. Quando la sopradetta emfiatura sar matura, taglialain modo che lla piagha raguardi in gi, acci che lla puzza non vi ristia e poichon taste di stoppa intinte in vino e olio e sale mescholate insieme n empi lepiaghe e chos lo medicha tre d. E poi chome dissi di sopra medichalo chollounguento trahumaticho, imper ch mallagevole a ssaldare che in simigliantiluoghi suole diventare fistola, la quale se adverr churalo chome di sopra dissinel chapitolo della cierisgia. [c.22 r] Dice Vigezio nel presente capitolo che, seper queste chose la malathia pure oltra procede, diese chuocere intorno allaulcieratione e dentro mettere punte di ferri chaldi s che la chottenna e llacharne si dirompa dentro, e poi solennemente chos chauterizate churale.

Nonn da churare negligentemente le malathie degli orecchi, s che pertroppo dolore non generasse insania cio pazzia. Imprima da purghare lorecchie bene, acci che si tolgha via quello che causa_ il dolore. E se non sitruova alchuna cosa, togli la sugna e bagnala chon acqua e nitro e mettiladentro e lassiala stare tutta nocte e mutala la matina e lla sera tre d. Il terzo,di acqua chalda e nitro bagna ispesso tanto che lla doglia si parta. Ma seacqua fosse entrata nell orechie, togli olio vechio e aceto ugualmente etagiungivi nitro e mettilo nel orechie, e puoi di sopra chuopri chon molta lanasuccida. Ma se ar fatto piagha, churalo chon l unguento che si dice lippara,lo quale troverai distesamente a l ultimo libro degli unguenti. E nientedimenola ditta lippara si fa cos: togli litargirio, biaccha, incenso per ugual peso pestae mescola chon aceto biancho e olio chomune.

De peli che naschano negli occhi_. Capitolo V.

Adiviene una noia nell occhio del chavallo e inpaccia il videre echiamala Vigetio titiaceron, ci sono peli che naschono negli occhi.

Per farti meglio intendere dicho che i peli de nipitelli degli occhi chesono di fuora, naschono molte volte dentro a nipitelli e punghono [c. 22 v] locchio diversamente, s che il fanno continuo lachrimare e conturbano ilvedere. E per churalo in questo modo: piglia il nipitello di fuora e arovessciala palpebra e cholla lancetta a pi del pelo che d noia fa una fenditura, e poitogli le forbice e taglia la charne chon tutti i peli per lo lungho e poi ragiugni

_ ms.. sta._ ms.: orechi.

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le parti insieme e richucile_, sicch l occhio non diventi rusticho. Poi toglivino e olio optimo e acqua salsa e abbi una spugna e intignala in queste chosee polla insull_ occhio e fascialo. Poi doppo il quinto d lo sciogli. E allorachurerai l occhio dentro chollo chollirio opobalsimato, il qual troverai a lultimo libro degli unguenti.

Di fuori churerai coll unguento tetafarmaco il qual si fa cos: togligrasso di thoro, cera, pece, olio, e struggi insieme e guarda no ne levare ipuncti, acci che ramargini bene. E nientemeno perch i punti ne sienochaduti, non cessare di non churare l occhio chol detto chollirio.

Adiviene alchuna volta che lla margine viene s disaguagliata chemostra rusticho. Dice Vigetio che colle forfici la raguagli, e se lla piagagittassi molto sangue bagna ispesso chon l acqua et aceto freddo e poi churala piaga chome si conviene; e nondimeno chura l occhio chol ditto chollirio,acci che per lo tagliare no ne indegnasse l occhio.

Della suffusione degli occhi. Capitolo VI.

Dice Vigetio, nel sicondo libro a capitoli XVI, che lla suffusione degliocchi impedisse chos il videre agli huomini chome a chavagli, e di tremaniere giudicato [c.23 r] dagli auctori che sieno, et chiamasi in grecostenochoriassis, platechoriasis, ypocoriasis.

Stenocoriasis, cio in greco la luce dell ochio; anche si dicestenocoriasis quando la forza del vedere mancha. Il quale chura in questomodo, se l vedere oschura: togli sangue delle tempie e poi togli barbe difinocchio e d erba celidonia e ruta, e falle tanto bollire nell acqua che iscemiel terzo, e poi chon quella acqua bagna l occhio e fa sia chalda quanto puoisoffrire la mano, e poi l ugni chollo chollirio ypobalsamato il qual troveraialla compositione de colliri, el quale usano di giovare alle suffisione_.

Platechoriasis, cio deboleza di vista per chasgione di peli pungenti, alquale usa questo rimedio: togli cauteri suctilissimi e dagli el fuochosottilissimamente di fuori alla palpebre, la qual cosa quando arai fatto e lfuocho sar saldo, la pelle rachorcer e lla palpebra si schosta dalla luce epeli non noiano agli ochi.

E quando oltra modo naturale la lucie sar isparta, allora mancha altutto il vedere e mai non si pu churare, imper che, chome il tuorlo delluovo si rompe non si p mai ripigliare la forma sua, coss la luce rotta mai non

_ ms.: richiscile._ ms.: in insull alcune lettere depennate._ ms.: siffisione.

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si pu riavere il vedere: la qual cossa adeviene per furore di chavagli, imperche lla pellicola che tiene il lume si rompe, e per indignatione di troppo caloreo per essere constretto al tostano e al lungho chamino, e quando per alchunachagione si far male all ochio e negligentemente sar churato. La qual chosase averr, l occhio parr sano e non lachrima, non n indegnato, non rosso,ma [c. 23 v] per uno solo segno te n avederai in questo modo: guata nella lucesua dell occhio; se non vi ti vedi chiaramente chome in uno spechio, l occhionon sano.

Ypochoriasis, cio che discende per freddo omore dal chapo, il quale ildimostra nell uno ochio e poi il trapassa nel altro, e chonoscesi per homoreche discende e per lagrime. Curalo in questo modo: togli continuamentesangue di sopra il ciglio o da quello lato delle tempie e bagnalo chon aquatiepida ove siano chotte barbe di finochio e ruta. E anche s usa lo cholirioopoponacho e l opobalsimato, i quali se continuo userai per lo chorso dellelachrime usato di sanare ogni nebula.

Anche le vene delle tempie chauteriza, acci che tolgha la via agliomori che discendono agli ochi.

Di churare le chatharatte degli occhi. Capitolo VII.

Acci che non t potuto dichiarare tanto apertamente quanto vorreiquesto capitolo, imper che Vigetio il pone molto ischuro, e per io per nonpotere errare non mi sono messo a distenderlo in questo mio vilume, e per,lectore, cercherai nel sicondo libro a capitoli XVII, e troverai in gramaticha, sel libro sar, dire la robricha De paracentesi oculi_; se_ sar il volgare, dirchome questa o dir de ghugliare_ l occhio del chavallo e forsi tu lintenderai meglio di me, bench io n avuto consiglio chon medicho moltoiscientiato, non me l saputo tanto chiarire; e ben ch io n abbia compresoalcuna cosa, ma non tanto che basti, e lla chura forte e di pericolo; [c. 24 r]non ci voluto mettere mano.

Degli occhi lunaticho. Capitolo VIII.

Adiviene al chavallo una malathia negli occhi che ssi chiama lunaticho,cio che viene a tempo e fa diventare l occhio tutto biancho e talhora turbo e _ ms.: deparaceresi nonculi._ ms.: fi._ ms.: ghuagliare. ms.: n n.

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gra, sanza biancheza, e quasi no ne vede niente. El quale churerai inquesto modo: togli sangue da quella parte della tempia e poi, doppo alquantid, togli anche sangue di sotto l ochio e chontinuo il bagna chon acqua chalda,acci che ischarichi, e poi al chapitolo delle polvere e acque degli occhicercherai d una che sia assai di forte operatione di chose, e continua dimetegline nell ochio. E se lla sant penasse molto ad venire, incendigli levene delle tempie acci che l omore pessimo si constringa e l sangue non velo possa notrichare, e llibera.

Delle piaghe degli occhi. Capitolo VIIII.

Se llo animale ar rotto l occhio, la qual malathia Vigetio nel libro suochiama stafilonia, dice ch inchurabile ma impertanto tale chura s usata difare: togli sangue di sotto all occhio e poi habi acqua dove sia cotto radici difinochio e ruta. E acci che lla piagha s aghuagli, anche ungni l occhio chonmucillagine di fien griecho e nondimeno metti polveri che si fa agli occhi chehabiano rotte le toniche dentro, che dice la robricha a rotture di panni degliocchi a l ultimo libro, tanto che l ochio con pianeza si raghuagli. Allorauserai pi forti polvere, acci che consumi le parti dessaghuagliate s che lochio [c. 24 v] torni pi bello che si pu, acci che l occhio al tuto nonrimanghi al tuto fuori della testa e riceva la naturale similitudine.

Dell occhio coperto d alchuno panno biancho. CapitoloX.

Interviene alchuna volta che il chavallo perchute l occhio od perchosso d altri o gracterallo, per la quale chagione homore vi discende echuopresi l occhio d alchuno panno biancho il quale molto malagevole aghuarire. Da qual chosa, se adverr, curalo in questo modo: togli sangue delpalato e poi togli la chiara d uova frescha e dirompila tanto che paia acqua epoi vi mescola un pocho di saliva_ netta e anche il dibatti da chapo e poi chonpenna di gallina gli ne metti nell ochio. Questo gli usa uno o due d, acci cheraffrigeri e scharichi l occhio; e poi togli ellera, la quale va su per gli aberi, epesta le foglie in mortaio netto e chavane il sugho. E sse non potessi haveredel sugho per la lidezza dell erba, mettivi un pocho d acqua frescha o di vinoe poi ne metti ispesso nell ochio: ogni biancheza d occhio ne manda. Anchealla detta chasgione simigliante modo, usa le foglie dello alloro chon acqua ochon vino.

_ ms.: salma.

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Anche molto optima, a occhio percosso di frescho, l erba la qual sichiama in medicina auricula muris e volgarmente si chiama merendola, laquale lla sua foglia picchola a modo d orecchie di topo ed i fiorellini suoirossi e nascie molto in secce di champi. La quale lava molto a ppi acque e poila pesta senza arogervi acqua o vino, imper ch ell sughosa da ss, e lsugho metti ispesso nell ochio: e vale [c. 25 r] molto.

Anche puoi usare alla detta infermit polveri a soffiare chon channellinell occhio, le quali consumano molto ogni panno d occhio, le quali quaaderietro chiaramente dimostreremo.

Se ll ochio fusse tutto choperto e charicho d omore, mettigli unaortighetta di sotto all occhio e ghuarda che non vadi preso all occhio, imperche l faresti turbare. E poi quando la piagha chomincia a ffare puzza premilaispesso, imper che ischaricha l ochio d ogni homore; e ffa, quando tu fa lapiagha ove tu metti l ortighetta, che tu vi metta molta sugna, imper che fafare pi tosto puzza.

E nondimeno gli togli ispesso sanghue del palato e alcuna volta delletempie, et habi guardia sopra tutte le cosse che il chavallo non si grattasse lochio, imper che homori vi disscendano e non potarebbe mai venire aperfectione di sanit.

Della ispositione e della chura della fistola della mascella. Capitolo XI.

La fistola nassce molte volte quando le piaghe sono s fonde cherimangha ischoperto overo maghagnato osso o nerbo o tennerume, le qualinone studiosamente siano churate. Allora l omore reo indiscende e lla piaghadiventa picchola. La quale, per lo chattivo homore che n escie, fa la piaghainchallire dentro e non si pu per veruna chagione saldare.

Dice il sommo auctore Vigetio, nel sicondo libro a capitoli XXVI, chesi churi cos: togli midollo di giunchi e rivolgi bambasgia e mettila nel forodella fistola e fasciala, s che no ne possa uscire fuori della piagha; e partedella detta midolla di giunchi, overo bambagia, [c. 25 v] fa che rimanga fuoridella piagha, acci che possi riaverla a tuo posta, e llasciavela istare due d epoi la trai della piagha, nella quale vederai tutta la piagha cio la charnesomossa.

Allora metti nella piagha di questo unguento, il quale il preditto sommoauctore chiama chollirio fistulare, il qual si fa a questo modo: togli vetriuolorosso overo verde, feccia d aceto forte, battitura di rame, chopperosa (se nonne puoi trovare togli vetriuolo chomune), chomino il seme; tutte queste cosepeste e istacciate per ughual peso chon aceto fortissimo le meschola, e poi nemetti nella sopra detta fistola e tanto ne chura la piagha ch ella ne diventi

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chiara e llucida sanza carne rea. E ppoi chon unguenti da saldare e chonpolveri, la chura tanto che venga a perfectione di sanit.

Dichano molti autori che lla fistola si pu churare in questo modo: ciochon ferro fredo aprire la piagha e dilatalla, e radere la carne e l ossochorrotto e poi churalo chome piagha; anche, dichano molti, chon puncti_ deferri chaldi messi nella piagha pi volte, tanto che si consumi la challositdella fistola; molti dichono che si churi chon fortissimi unguenti tanto che llacallosit si consumi, e poi churala chome piagha.

Megli a churare la sopradetta fistola chome detto di sopra, imperche non generi pericolo n a nerbo n a vena n a congiuntura, il quale ispessos ingenera a usare il taglio del ferro freddo o le punte del chaldo; e lla churasopraditta sanza pericholo. [c. 26 r]

Dell osso rotto della maxella. Capitolo XII.

Adiviene alchuna volta che ll animale per perchossa o per bastonata oper bussa di freno si rompe la mascella di sotto; o per aventura interviene,perch i chavagli erano ischoglionati, che lla masciella rimangha debole.

Pare che ll animale fa paura a chi lo vede, per che tiene le labbrapendenti e i denti rimanghano schoperti e non pu bene chiudere la boccha edimostra uno oribele chosa a vedere. La qual chosa, se adverr, churala inquesto modo: bagnalo chon l acqua chalda chopiosamente e poi le labbra e losso rachoncia, e poi le fascia chon peza sottilissima bagnata nell olio e nelloaceto tiepido. E acci che non si possa ischonciare da chavo, abbi un pezzo diquoio largho e lungho quanto la parte rotta, e ivi legalo infrettamente.

Parmi da ffare uno artifitio di ferro lungho e largho quanto la mascelladi sotto, chominciando per lungheza dal ghorghoczule infino tutto il mento.Anche fa fare nel detto arteficio tanto chavo che l mento via stia dentro e poichon chorregie da lleghare d ogni parte sopra la testa, il quale artificio mipiace pi che quello di chuoio.

E poi che ll i chos rachoncio, o voi quando tempo dagli mangiare,chavagli questo artificio di testa e dagli mangiare in cosa chupa a che non abbifaticha nel pigliare, nella qual chosa da mangiare sia messo per suo cibosemola e farina d orzo. E nondimeno tieni la mano dov la rottura, acci cheper lo menare delle mascielle non si schonciasse da chapo, e inanzi che mangidagli [c. 26 v] bere; e sse non bevesse, riprova_ poi che mangiato, e poi ilrilegha e churallo chom detto di sopra.

_ ms.: dopo puncti, cho depennato._ ms.: riproferra.

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Se per aventura non mangiasse tanto che gli bastasse alla vita, dagliper le nari farinata d orzo distemperata, la quale ordine e chura si vuoleseguire d quaranta; ed di poi al tutto liberato.

Delle poste che ssi generano nella ghola quando dentro, quando di fuori.Capitolo XIII.

Delle poste che discende alchuna volta per freddi homori nella ghola di fuori.

Dimostra enfiatura per la quale il chavallo non pu ingiottire il cibo eil bere, e alchuna volta s ingenera pericolo. La quale, poi ch advenuta,churala in questo modo: togli buttiro_ istructo e unghi copiosamente, acciche radolcischa lo ndegnamento dell omore.

E poi apresso usa questo empiastro: togli barbe di malbavischio enettale bene dalla terra, poi le taglia e mettile a chuocere nell acqua e ranno etanto siano cotte che quandi le pigli si disfaccino; e poi che sono chos cottepestale divantaggio. E poi che ll i peste, anche vi meschola buttiro e sugna diporcho vieta in buona quantit, pestandola da chapo cholle ditte barbe. E poich i fatto l ompiastro fasscialo sopra la detta emfiatura, e doppo molte voltefasciato l ompiastro, si dissolver o chresscier; e poi chressciuta che ,dentro vi sar generata puzza. E fatta posta, tagliala pr lo lungho delchollo, acci che tagliandola per lo traverso no generasse pericolo, cio ditagliare vena [c. 27 r] o nerbo; e ppoi che ll i tagliata, empla di questounguento, cio: sale pesto, aceto e olio e mele cola insieme, e poi chollastoppa messa in questo unguento medicha per alquanti d.

E poi usa questo unguento, cio: aceto, sale, morchia d olio per ugualmisura e bollite insieme un gran pezzo. Poi simigliantemente medicha peralquanti d. Questo unguento pulificha le piaghe.

Poi ch ben purificata, usa questa polvere per saldare, cio: farina dorabi, farina d encensio, battitura di rame; de queste cosse, tanto dell unaquanto dell altra, e questa usa infino al fine, tanto che pena a saldare. Questapolvere buona a piaghe cupe in luogho carnoso, quando la piagha bendisposta a fare rinascere la charne, et provato e assaissime volte per meauctore.

Delle poste che ssi generano dentro_.

_ ms.: dopo buttiro una lettera depennata._ ms.: indicato come Capitolo XIIII, mentre si tratta della seconda parte del capitolo precedente.

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Generasi alchuna volta nel ghorghozule dentro: overo che lleghanghole, che sono d amendue le parti dello inghiottitoio del ghorghozule,ingrosseranno subitamente e con tanto indegnamento e omore che rachiuderla via onde viene il fiato e subito affogher.

Advenne una volta che un chavallo di pregio, per lo stare a champo,prese freddo e generosegli posta dentro al gorghozule chon grandeindegnamento, e ss fatto che il chavallo non poteva inghiottire n l bere n lcibo; per la qual cosa dubitava forte del chavallo. Onde io faceva istare ilchavallo molto chaldo s del dosso e maggiormente della testa, e nientedimenoungeva il luocho [c.27 v] chon olii chaldi, cio con olio aurino, olio di chosto,olio chomune e altre cose chalde chome dialthera, agrippa, marzaton e bituro eanche oltra ci ungieva le tempie intorno agli orecchi. E quanto ne metteva giper gli orecchi, ecco tutto faceva per rischaldare la testa e per metigare londegnamento, e nientedimeno usava l impiastro del malbavischio sopradetto. Anche per exercitare le maxelle ch erano ristrette, toglie via ramicellid alloro verdi o di ficho intinti in mele mescholato chon sale pesto, efacevagline mettere nelle mascelle, e tutti gline faceva dirompere e masticare einvitavalo ispesso di manghiare. Facevagli mettere per forza in boccha de ognivivanda di che pi gli dovessi piacere, davagli beveroni chon molta farina dorzo perch si smaltisse pi tosto che quella del grano. E chos churandolo inquesto modo subito al chavallo chrebbe una ambasscia grandissima, per laqual chagione el chavallo affogava, tanto era chressciuto l omore dentro alghorghozule s_ che riturava la via onde escie l alito, s che il chavallo chom detto periva.

Veggendo questo, il gentile huomo (havea nome Ghuglielmino Pi diCiocha da Bressia, essendo per rettore nella nostra citt di Firene, il quale sifece poi chavaliere) di chui era il chavallo, mand per me e disse: Il chavallomio muore se subito non lo aiuti. E mentre che noi rasgionavamo, chressceval ambasscia al chavallo, per la qual cossa subito si convenia pigliare partito.

Dimmi, lectore, che aresti fatto, ch non si poteva vedere [c. 28 r]niente da fuori: n emfiatura ch io potessi tagliare, n indusgiare non sipoteva, n a speranza n a conforto di natura si poteva abandonare, e quantopi stava pi gli racchorciava la vita. Onde io prisi partito subito e ffeci chos,richordandomi d uno sperimento fatto per mio padre Piero assai tempo inanzia simigliante chaso: ebbi uno ramo di salcio verde, grosso chome il ditomignolo e llungho pi di due braccia e dal lato di sopra pi grosso; fessi inchroce fra il ramo bene uno somesso, e apresso ebbi un peczo di lardo di pid una libra e mezo tagliato per lungheza e quadro e ben grosso chome un

_ ms.: di.

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pugno e ssenza chotenna, e poi il missi in questo fesso una parte s chealtretanto ne champasse di sopra al ramo. E poi che l ebbi chos messo, illeghai il pi forte ch io potei, ponendo pecze intorno al lardo e al legno, acciche non potesse fare male drento alla gola.

Poi ch ebbi chos achoncio questo mio hordigno, missi al chavallo inluogho che non si poteva muovere e fecegli tenere aperta la boccha e pigliaiquesto ramo dal lato del lardo e chacciagline gi per la strocza, e poi tirava ame, e poi il richaciava drento, e chos feci due o tre volte in quello punto.

Poi ch ebbi chos fatto, al chavallo ussc dalla boccha molta bavamescholata chon puzza e sangue, e apresso confortai il chavallo di bere e dimangiare e questo era tuto mio studio e sollecitudine.

Vegnente l altro d, rifeci da chapo il magisterio del lardo chome prima;al chavallo chominci a ssollevare_ l am[c. 28 v]basscia, e nientemeno gliteneva l ompiastro del malbavischio sotto la ghola e bene chalda la testaperch pi homore non vi discendesse, e lla magior parte del tempo gli facevatenere le talle dello alloro verdi nelle mascelle chome di sopra io narrai. Il suocibo era quella cosa che pi gli piaceva.

E non pensare ch io stessi a ssichurt di quello ch egli avessi preso dass, ma sempre erba opanichale o pane intinto nel mele fino, acci che per ladolceza del mele pigliassi pi volentieri. Ispesso gli faceva lavar la boccha ella lingua e lle nari chon finissimo vino, imper che conforta molto. Anche ilfacea andare issciolto per una istalla ispatiosa, acci ch andassi a ssuo diletto.

Seguente il terzo d, riusai l ordigno del lardo meno volte ch io non feciil d dinanzi; la chagione perch il chavallo era forte migliorato, perch illardo confastidia e toglie l appetito. In questo modo si rompe la posta dellaghola dentro.

Parmi sottil magisterio a cchi non lo sa, e ssubito bench grosso mostri,il quarto d il feci una volta imper che pocho bisognava; il quinto d nonpuncto il chavallo gi da ss inchominciava a ppigliare.

Chos pi l un d che l altro il chavallo venne megliorando, s che persollecitudine e per subito rimedio il_ chavallo venne a perfectione di sanit.

_ ms.: sollenare._ ms.: in.

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Delle gangole che ssi generano tra lle mascelle. Capitolo XIIII_.

Secondo che dice il sommo auctore predetto nel secondo libro a capitoliXXIIII, che molte volte pi a chavagli gioveni ch a vecchi si generanoghangole sotto la ghola, e generasi per freddo.

E sono molte volte pichole e quando grande, [c. 29 r] le quali seaveranno, churale in questo modo: subitamente cio, acci che nonchominciasse a gittare per la testa, imper che poterebbe generare pericholo.

E per togli peghola, olio chomune instructi insieme e ungni le preditteghangole facendo forte istrupicciare, tanto ch uno salassi per duo volte primache restia, e poi il fasscia. E prima sia messo sotto la ghola, dove sono leghangole, molta lana succida, acci che tengha chalda la testa; dalla quale seno ne potessi havere togli istoppa, bench sia meglio la lana.

Poi ch i fatto questa untione per alquanti d, sogliono le pi voltecessare via; le quale se non saranno partite ma chressciute, getta il chavallo interra e chavagli le preditte ghangole in questo modo: che solamente adoperi lalancetta nel tagliare della pelle e poi altro ferro non vi adoperare, imper chepotaresti generare pericholo per due vene le quali sono a llato le mascelle, macon chornicello e cholle dita ischarna le ghangole, le quali ne chava tutte senzarimanervene puncto. E poi cholla istoppa e chon aceto e olio e sale mescholatoinsieme, empi la piagha e sta due d sanza medicarlo e poi il medicha conquesto medesimo unguento.

Poi doppo alquanti d, medicha chon aceto e sale e morchia d olliobollito insieme, e tanto sia medichato chon questo unguento che lla piaghachominci a saldare. E poi cholla chalcina ispenta, o chon bucce di melegranepeste o ghallucza, il chura tanto che saldi e lava alchuna volta chol vinochaldo e guarda che non lassciassi troppo tosto saldare, imper che sogliono inchotal luoghi generare fistola; la qual se per negligentia [c. 29 v] o per malachura averr, churala chom detto di sopra.

Sono molti che dichano che lle ghangole siano inciese, e molti il fannochon torchietto accieso, e chi chon ferro chaldo. Buona l acensione s ellesono pichole; ma g