Il richiamo di Morfeo

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    24-Jul-2016
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Yvonne è una ragazza normale, o almeno in apparenza. Molto presto scoprirà che qualcosa in lei non va, che i suoi sogni non sono i normali sogni di una ragazza normale. La sua vita in poco tempo verrà radicalmente cambiata [...] Continua a leggerne la descrizione su Miss Maggie Paper's Portal [http://papermaggie.wix.com/maggie-paper#!scrittura/c1pwa]

Transcript of Il richiamo di Morfeo

  • 3Comincio col ringraziare Laura Adina Manolache per la bellissima copertina che ha fatto per il libro. Essa dona un tocco di colore a questa edizione e la rende ancora pi professionale di quanto non sia in realt.

    Vi anticipo che questo libro un lavoro puramente sperimentale, elaborato con attenzione, ma non trop-pa, come vi spiegher poi nella Dissertazione [pag. 314].

    Vi auguro una buona lettura, spero che abbiate la pa-zienza di arrivare fino alla fine.

  • consigliato leggere questi capitoli di sera,prima di andare a dormire.

    State attenti per a non farvi rapireda Morfeo, nel frattempo.

  • 7Oh, dolce Sonno, che le mie fatiche ristori,Oh, grande dio, che dai sollievo ai miei languori.Tu che vegli su tutti i Sogni, perci Notte ti cre,

    Abbi piet di me, che i sogni mai li avr.

    Oh Morfeo, tu che con un tocco massopisci,Oh, ti prego, infondimi la speranza.

    Tu che del vuoto dentro di me tintristisci,Abbi piet di me, o mai fermer questa mattanza.

    Oh, vita mia, cos confusa e temuta.Oh, infelicit, che ricopre il mio pallido viso.

    Tu che mi hai creata, tu che mi hai cresciuta,Abbi piet, fammi tornare lagognato sorriso.

  • 81.

    astidio. Quella terribile sensazione che pro-vavo ogni volta che sentivo mio padre sbrai-tare contro mia madre. Una sensazione di

    fastidio, che nemmeno David Johnson, che alle elementari mi ripeteva naso di maiale ogni volta che gli capitavo davanti, mi aveva procurato. Ave-vo bisogno di estraniarmi e, come al solito, mi ero messa le cuffie. Musica ad alto volume. La miglio-re medicina. Dal mio occhio scivol una lacrima, mentre scorrevo le canzoni dei Muse. Mi avrebbe-ro salvato anche quella volta? Probabilmente no. La mia testa stava per esplodere. Il mio petto sem-brava volersi attorcigliare e stringere il mio cuore fino a soffocarlo. Le loro canzoni non mi aiutavano pi, anzi, ad ogni acuto era come se la mia testa comandasse alle mie mani di scaraventare qual-cosa contro il muro. Intuendo la pericolosit della situazione, lasciai cadere le cuffie sulle spalle e staccai il jack dal cellulare, permettendo al caos che cera in cucina di invadermi nuovamente i tim-

    F

    Perch mi succede questo? Sto impazzendo forse?Questo pressante sentimento, che mi infastidisce,

    che mi fa piangere. Perch devo soffrire?Eppure, non molto tempo fa, io ero felice e spensierata.Perch sento questo nodo che mi stringe lo stomaco?

    Perch sento di essere diversa dagli altri,anche se mappaio cos noiosamente normale?

  • 9pani. Tremavo dal nervosismo. Mi alzai e comin-ciai a scaraventare alcune magliette e un paio di jeans nel mio zaino. Portatile, vestiti, libri, cera pi o meno tutto il necessario. Lo indossai e mi dires-si spedita verso la porta dingresso. I miei genitori non mi notarono proprio. Era come se fossi stata invisibile. Lo ero? Scesi le scale del condominio e in men che non si dica mi ritrovai sulla strada. Una leggera pioggerella, quasi impercettibile, scendeva dal cielo. Sapevo dove ero diretta e non avrei cam-biato direzione. Si era gi ripetuta pi volte quella situazione. Ero intenzionata ad andare avanti e a non ritirarmi pi. Indossai nuovamente le cuffie. La calma che mi circondava mi aveva ridato la voglia di ascoltare Sunburn. Come waste your millions here, secretly she says; Another corporate show, a guilty conscience grows. Unaltra lacrima mi rig la guancia. And Ill feel a guilty conscience grow; And Ill feel a guilty conscience grow. Svoltai a si-nistra e seguii il marciapiede fino in fondo alla via. Mancava ancora poco. Sentivo il momento avvici-narsi e, nonostante guardassi sempre a terra per evitare le occhiate della gente, potevo percepire la distanza che mi mancava. She burns like the sun, and I cant look away; Shell burn our horizons, make no mistake.

    il momento di un abbraccio!, afferm mia nonna buttandosi in un abbraccio caloroso e don-

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    dolante, che mi fece quasi venire il mal di testa. Adesso facciamo una cosa buona buona per addolcire questa giornata amara, indovina cosa, sembr aspettarsi una risposta da me.Io la guardai interrogativa, Emh non lo so. Cosa? Ma come? Qualche mese fa lavresti sicuramen-te saputo Pancakes!, evidenzi lultima parola alzando le braccia, con una faccia esuberante.Io la fissai rigida come un baccal, Con la mar-mellata alle more? Ovviamente, mia nonna mostr un sorriso a trentadue denti e si volt verso la dispensa per prendere la farina. NonnaMia nonna rispose con un Mmh?. Posso restare qui da te per qualche giorno?Lei si volt verso di me nel mentre stava aprendo il frigo alla ricerca degli altri ingredienti. Le cose non vanno l, vero?, mi osserv con occhi compassionevoli, Puoi rimanere qui quanto vuoi. Basta che vai a scuola Ho tutti i libri necessari, affermai io impaziente. Permesso accordato, rispose con un sorriso un po forzato, Dai, adesso aiutami a trovare il burro non ricordo pi dove lho messo.

    Colin: Ehi Yv. Come va?Yvonne: Il solito tu?

  • 11

    Colin: Il solitoYvonne: Bene

    In quel periodo non riuscivo a parlare con gli altri. Nemmeno con il mio migliore amico. Lunico vero amico che avessi mai avuto. Colin e io avevamo dei gusti molto simili. Forse era per questo che andavamo cos daccordo. Lui ascoltava lo stes-so genere musicale che ascoltavo io, a entrambi piacevano i videogiochi, i gialli e la fantascienza. Lui aveva una fissa incredibile per la cultura ota-ku giapponese. Solo a pensare alla parola otaku era come se sentissi la sua voce ripetermi: Stai attenta! Guarda che la parola otaku non ben vi-sta. Aveva una passione smisurata per i manga e anche per gli anime, inoltre aveva anche unottima cultura cinematografica. Si era costruito una specie di tempio dedicato a Death Note su di uno scaffale, con libri, manga, edizioni speciali, dvd dellanime e action figure correlate. Entrambi eravamo dei nerd a modo nostro. Dling. Oh, un suo messaggio?.

    Colin: Mi parlerai mai di quello che ti sta succe-dendo?

    Riappoggiai sul tavolo il cellulare, evitando di guar-darlo ulteriormente e abbassando il volume fino a metterlo in modalit silenziosa. Era come se

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    qualcosa mi stesse dicendo, Non rispondere, ti far solo pi male. Le persone che mi chiedevano di cose riguardanti la mia vita mi facevano sempre venire i tremori alle mani. Ero stanca di dover fin-gere di star bene, pur di non dover scrivere sms lunghi come romanzi, che mi avrebbero solo ricor-dato la mia inutilit. Il mio dolore. Aprii la finestra per far entrare un po daria nella stanza. Fu allora che decisi di dormire. Cos, mi stesi sul letto e mi assopii, tra una lacrima e laltra. Volevo dimentica-re chi ero. Il cinguettio dei cardellini, che svolazza-vano da un ramo allaltro dellalbero appena fuori da quella finestra, mi rilass, cos tanto che desi-derai di restare per sempre l, ferma in quellattimo. Protetta da quella casa accogliente, cullata dal fru-scio delle foglie sotto la leggera pioggia autunnale e dal dolce canto dei passerotti.Voglio essere un uccellino.Voglio rimanere per sempre qui.Voglio vivere per sempre questo momento.Voglio dimenticare.

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    i trovavo in un luogo ombroso. Un corri-doio forse. Dalle ampie finestre entrava una luce intensa. Al di fuori non riuscivo a

    scorgere nulla.Dove sono?, pensai con tale forza a quella do-manda che mi scapp di dirla ad alta voce.Unampia porta, ben illuminata dalle finestre, cigol e si apr accanto a me, cogliendomi di sorpresa. La stanza che si stava aprendo era molto pi buia del corridoio precedente e fu letteralmente invasa dalla luce quando le porte si bloccarono, come per accogliermi. Nonostante linquietante cambiamen-to di illuminazione, ebbi subito listinto di spingermi oltre quella soglia.Una volta al suo interno, la porta si richiuse dietro di me. Per un attimo ci fu il buio totale. Poi mi sve-gliai.

    Ero seduta al banco del laboratorio di biologia. Ac-canto a me Carol mi stava fissando, ridacchiando. La classe era avvolta nel silenzio. Fu l che notai il professore che mi stava fissando, abbassatosi al livello del mio banco. Ben tornata fra noi signorina Campbell, affer-m piegando leggermente la testa.Io sobbalzai. Il mio cuore stava battendo allim-

    M2.

  • 14

    pazzata. Comera possibile? Lultima cosa che mi ricordavo era di essermi addormentata a casa di mia nonna, nella vecchia camera di mia madre. Non ricordavo di essere andata a scuola. Cosa mi era successo? Soffrivo di sonnambulismo per caso? Bene, bene, continu linsegnante di biologia quasi compiaciuto, Immagino dormisse perch la mia lezione troppo noiosa per lei, si alz in piedi e torn a passo lento dietro alla cattedra, Quin-di, immagino che lei conosca ogni cosa riguardo allapparato riproduttore maschile. Non cos?.La classe scoppi in una fragorosa risata. Io ab-bassai lo sguardo e arrossii come un peperone.

    Yvi. Ma che ti preso oggi? Non ti ho mai visto cos stanca, Carol aveva iniziato il suo interroga-torio. Non che le interessasse veramente di me, ma di solito faceva cos per far sembrare il contra-rio e, in genere dopo, mi chiedeva di farle copiare qualche compito. Non nulla Guarda che a me puoi dirloNo. A te non posso dirlo, pensai, rimanendo in silenzio. Senti tu hai fatto i compiti di aritmetica?.

    Salii sullautobus, infilandomi agli ultimi posti da due, nellangolo accanto al finestrino. Indossai le

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    mie cuffie e misi la musica ad alto volume. Mi pia-ceva osservare il paesaggio scorrere accanto a me. Mi rilassava e non mi faceva pensare ad altro. Ero cos concentrata nel fissare i bambini che gio-cavano nel giardino della scuola elementare l ac-canto, che non mi resi conto che un ragazzo si era appena seduto accanto a me, era qualcuno che conoscevo. Ciao Yv, Colin mi stava punzecchiando con il dito sul braccio. Ciao, risposi io, senz