IL PELLET: NOTIZIE ED INFORMAZIONI SULLA PRODUZIONE...

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A U L A M A G N A

3

IL PELLET:NOTIZIE ED INFORMAZIONI SULLA

PRODUZIONE E L'IMPIEGO

di Bernardo Hellrigl

IL PELLET: NOTIZIE E INFORMAZIONI

SULLA PRODUZIONE E LIMPIEGO

di Bernardo Hellrigl

Gi Professore ordinario di Assestamento forestale, presso lUniversit degli Studi di Padova

E-mail: [email protected]

Compagnia delle Foreste Arezzo (I)

A U L A M A G N A 3

S u p p l e m e n t o s c i e n t i f i c o d e g l i a p p r o f o n d i m e n t i d i

S h e r w o o d F o r e s t e e d A l b e r i O g g i

Indice Oggetto e limiti 1 Le materie prime per la fabbricazione del pellet di legno 2 Le caratteristiche merceologiche e fisiche del pellet 4 Il potere calorifico del pellet 7 La fabbricazione del pellet 13 Le normative di prodotto del pellet 16 Produzione e consumo di pellet in alcuni Paesi 21 Il costo del pellet e del riscaldamento a pellet 30 Il consumo di energia nella produzione del pellet 37 Le emissioni di carbonio nella produzione del pellet 43 Le emissioni di carbonio nellimpiego del pellet e le concomitanti evitate emissioni di carbonio antico 49 Le emissioni inquinanti nella combustione del pellet 55 Acronimi impiegati nel testo 69 Bibliografia 70 Riassunto 74 Summary 75 Zusammenfassung 76

Compagnia delle Foreste, via Pietro Aretino 8, 52100 Arezzo (I), tel. +39.0575.370846, e-mail [email protected] , sito internet www.compagniadelleforeste.it

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AULAMAGNA_n3 - periodico di Scienze Forestali

Il PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl

OGGETTO E LIMITI

Da alcuni anni il pellet combustibile, piccoli cilindretti costituiti da minuscoli

frammenti di legno pressati e bachelitizzati

in superficie, declamato dai produttori di

stufe e termocamini quale combustibile

del futuro, comodo, efficace, ecologico e

pulito, conosciuto anche in Italia dove,

grazie anche a notevoli campagne

pubblicitarie sulle TV locali, sta trovando

un crescente numero di affezionati

apprezzatori.

Il grande interesse che sta suscitando il

pellet consumo nazionale stimato attorno alle 150-170 mila tonnellate annue

(Panvini, 2002; Paniz 2003) risiede nel

fatto che esso permette un elevato grado

di automazione degli apparecchi e/o

impianti, che ne avvicina le modalit di

impiego a quelli alimentati da olio

combustibile, kerosene, GPL e per il

solo esercizio persino a quelli a gas

naturale. Questa importante propriet del

pellet dovuta alla particolare forma, dimensione e omogeneit dei suoi

minuscoli elementi, che similmente a

granaglie possono venire convogliati al

forno di combustione per mezzo di

semplici congegni meccanici

(specialmente coclee), con tutti i

conseguenti vantaggi in fatto di

regolazione automatica, dosatura e

alimentazione continua.

Non perci pi necessario essere in

casa per fare partire (o regolare)

limpianto di riscaldamento o anche una

stufa, nel qual caso la ricarica del

combustibile (venduto anche al dettaglio in

sacchi di 15 chili) possibile pure ad

apparato acceso, ma deve avvenire ad

intervalli piuttosto brevi, variabili da 2 a 3-6

giorni a seconda del modello, della

funzione della stufa (riscaldamento

principale o accessorio), dellampiezza e

della dispersione termica dellambiente da

riscaldare, nonch della temperatura

esterna. Per le caldaie con serbatoio

lautonomia di regola maggiore.

Per installazioni con deposito adibite al

riscaldamento centralizzato di villette o di

condomini, il rifornimento del pellet pu invece avvenire in grandi quantit per

mezzo di apposite autobotti che lo

scaricano in un locale di deposito (anche

extramoenia) in comunicazione con la caldaia, con modalit funzionalmente

analoghe a quelle del riempimento di una

cisterna di olio combustibile. In questo

caso un solo rifornimento sufficiente per

unintera stagione di riscaldamento, ma

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per siffatte utenze il pellet subisce la concorrenza del cippato di legno nei

confronti del quale pi caro ma per

alcuni versi (rarissimo bloccaggio del

sistema di alimentazione, assicurata

assenza di problemi di fermentazione e

richiesta di minore spazio di deposito) pi

affidabile e comodo.

Meno diffusa, ma praticata anche da alcuni

produttori o distributori italiani, la fornitura

in big-bag, che sono grandi sacchi di materiale resistente, spesso di forma

parallelepipeda, che contengono quantit di

pellet variabili tra 500 e 1.500 kg.

Fatta questa introduzione, che mette in

risalto la comodit del riscaldamento a

pellet, si pu passare alla descrizione di questo (relativamente) nuovo tipo di

combustibile alternativo, della sua origine

e dei risvolti ambientali della sua

produzione, facendo per in questa sede

riferimento solo al pellet di legno1. Perci nel prosieguo, quando si dir solamente

pellet, si intender sempre pellet di legno.

1 Da altri Paesi nota lesistenza di pellet combustibili fabbricati con materiali molto diversi (dalla paglia alle cortecce, dalla carta da macero al Miscanthus), ma, a quanto si sa, tali prodotti non vengono attualmente commercializzati in Italia, bench qualche impiantista ne abbia sperimentato la produzione per testare la versatilit delle sue pellettizzatrici. Inoltre, vista la diffusione, in alcuni Paesi, di briquette di lignite, non da escludere che pellet per uso combustibile vengano fabbricati anche con tale materiale o con torba.

LE MATERIE PRIME PER LA FABBRICAZIONE DEL PELLET DI LEGNO Stando alle attuali normative (ove

esistono)2 il pellet di legno deve essere fabbricato con legno vergine

(naturbelassen, in natural state, untreated) privo o quasi di corteccia, cio con legno

non contaminato da altri materiali

(plastiche, colle, vernici, preservanti, ecc.)

come avviene invece nei pannelli

truciolari, nei compensati, nelle traversine

ferroviarie e in quasi tutti i tipi di legno di

risulta (Altholz) derivanti da demolizioni o dalla dismissione di oggetti o manufatti di

legno (mobili, attrezzi, paleria, pallets,

cassettame, ecc.). Il materiale di partenza

per il pellet di legno a norma oggi generalmente costituito da trucioli di

piallatura (molto ricercati dai produttori a

causa della loro omogenea e bassa

umidit) e da segatura. Vengono per

impiegati pure altri cascami di segheria

(sempre vergini e senza corteccia), come

sciaveri, refili e troncature, oppure anche

scarti di alcune particolari industrie di

seconda lavorazione del legno che

impiegano solo materiale legnoso vergine,

come lo sono, ad esempio, il tavolame o i

semilavorati prodotti dalle segherie.

Laddove esistono specifiche severe

normative di prodotto per il pellet di legno, per la sua fabbricazione non sono invece

consentiti gli scarti di mobilifici e

2 Se non altrimenti detto, si fa qui riferimento alla vigente normativa austriaca (NORM M 7135).

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falegnamerie generiche che impiegano

anche pannelli di vario tipo3.

Questi buoni materiali di partenza

vengono prodotti in grande quantit (2-2,5

milioni di tonnellate allanno di residui

legnosi vergini in Italia secondo le stime di

Federlegno-arredo [Cerullo e Pellegrini,

2002] e 2 milioni di metri cubi di segatura

in Austria [Auerbach, 2000], per non

parlare dei Paesi fennoscandici4), che

per non possono venire considerate tutte

fattibilmente disponibili per la

fabbricazione di pellet. Ci in quanto nelle varie industrie del legno molto elevato

(e ancora crescente) lautoconsumo degli

scarti per impiego energetico aziendale e

sul mercato di queste materie prime

seconde i produttori di pellet debbono concorrere con i pannellifici e le cartiere.

Comunque, in Italia, allattualit, i problemi

di approvvigionamento dei pellettifici non

sembrano legati alla disponibilit di

materiale ma piuttosto al suo prezzo e ai

costi di trasporto, in quanto sul mercato di

vendita i nostri produttori debbono

concorrere con il pellet di importazione.

3 In Italia, in mancanza di una normativa e certificazione (nazionale) di prodotto, non si pu escludere che vengano fabbricati anche pellet con legno variamente contaminato. Cos pure possibile che vengano venduti pellet combustibili fabbricati in altri Paesi con legno variamente contaminato o con gli altri materiali di cui si detto nella nota 1. 4 Per la Svezia Elisabeth Du Rietz (2002) segnala una disponibilit di segatura per impieghi esterni alle segherie pari a circa 7-8 milioni di metri steri con una domanda di circa 3,5 Mmst dellindustria del pellet e di circa 2,5 Mmst da parte dei pannellifici.

Sempre ancora a proposito della materia

prima, problemi di normativa a parte,

talvolta sembra poter notare una certa

remora nei riguardi del legno di bosco

(legno dei cedui e residui di lavorazione

boschiva delle fustaie) legata alla

presenza di una discreta quantit di

corteccia (che fa aumentare il contenuto in

ceneri e alcune emissioni di inquinanti5), al

pi elevato costo del materiale e della sua

pellettizzazione, nonch allincostanza del

contenuto idrico del legno di bosco e alla

sua qualit spesso multispecifica (in senso

botanico).

La necessit di pensare a rifornirsi di

materia prima direttamente in bosco per

sussiste chiaramente come testimoniano,

ad esempio le parole di Strehler (2000),

che scrive A cospetto di crescenti livelli

del costo dellenergia, come ad esempio

quelli della Svezia (e potrebbe valere

anche per lItalia, n.d.r.), pu diventare

sensato essiccare e pellettizzare anche

cippato boschivo e di Mickelsson (2002)

che riferisce di molte ricerche per valutare

ulteriori materie prime, fra cui annovera i

felling rests. Alla necessaria futura ricerca di nuove fonti di materia prima (scarti

agricoli e forestali e residui della

5 Il problema della corteccia va comunque tenuto ben presente e studiato con attenzione anche oltre a quanto riguarda la sua composizione chimica naturale. Ci in quanto questo tessuto mantello del corpo legnose sempre esposto allambiente esterno e perci pu essere soggetto a deposizioni di sostanze pericolose (metalli pesanti, arsenico, zolfo, composti alogenati, ecc.) veicolate dallaria, con le precipitazioni o le nebbie.

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lavorazione dellindustria alimentare)

accenna pure Panvini (2002), il quale per

ritiene necessario che vengano condotti

test rigorosi sulle materie prime e che sia

disponibile una normativa tecnica di

riferimento alla cui redazione sta

attivamente lavorando il Comitato

Termotecnico Italiano (C.T.I. 2003). Ai

residui delle attivit forestali e agricole fa

cenno pure Mezzalira (2002), che per ne

mette in risalto i maggiori costi di

approvvigionamento e di frantumazione.

Altrettanto vale per le potature e le

sostituzioni della frutticoltura e viticoltura

messa particolarmente in risalto da Berton

(2002), presidente dellAIEL

(www.aiel.cia.it) che, tra laltro, gli

agricoltori parrebbero spesso disposti a

cedere gratuitamente in campo. Prime

prove italiane in merito sono state fatte,

per potature di ulivo, dallIstituto per la

Meccanizzazione Agraria di Roma,

avvalendosi della tecnica di

pellettizzazione sviluppata dalla EcoTree

System di Firenze.

Recentemente il problema della

produzione di pellet con i residui della lavorazione boschiva stato affrontato, in

relazione alle emissioni dannose, da

Olsson e Kjllstrand (2003) che

concludono che il pellet da legno vergine dovrebbe venire riservato alle utenze

domestiche mentre quello da bosco

sarebbe pi indicato per i grandi impianti

con purificazione dei fumi e con possibilit

di fare tornare la cenere in foresta.

LE CARATTERISTICHE MERCEOLOGICHE E FISICHE DEL PELLET Gli elementi del pellet sono cilindretti di minuscoli frammenti di legno (tipo

segatura molto fine o macinato

grossolano di legno) pressati e

bachelitizzati sulla superficie di

estrusione, di diametro generalmente

compreso tra 0,4 e 1 cm e di lunghezza

variabile da 0,5-1 a 4-5 centimetri6.

Omogeneo nellambito delle singole partite

(o produzioni), ma diverso fra queste, il

colore del buon pellet varia nellambito di unallargata accezione del bruno (da

giallognolo-bruno o grigiastro-giallino fino

al marrone carico) e dipende spesso pi

dalla specie del legno impiegato che dal

processo di fabbricazione. La colorazione

del singolo cilindretto generalmente

minimaculata (particelle pi chiare fra una

maggioranza di elementi pi scuri) per

motivi inerenti alle caratteristiche

cromatiche, grandi e minute, del materiale

impiegato7. Comune a tutti i pellet poi

6 Nella normativa austriaca (NORM M 7135) prevista anche una seconda categoria di pellet di legno (HP2) di dimensioni maggiori (diametro 1-4 cm e lunghezza fino a 4 volte il diametro) caratterizzata da una densit un po minore ma comunque superiore a 1 g/cm3. Pare principalmente destinata a impianti pi grandi di quelli domestici o dei piccoli condomini. 7 Colorazioni molto scure o comunque atipiche possono fare supporre la presenza di elevate

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una leggera lucentezza della superficie

cilindrica, la cui intensit varia a seconda

della tecnologia di produzione.

Fra le caratteristiche fisiche del pellet, quella che maggiormente sorprende il

profano lelevato peso specifico dei

singoli cilindretti (1,2 g/cm3 secondo la

Energieagentur NRW e superiore a 1,12

g/cm3 secondo la normativa austriaca)

dovuto principalmente nonostante il

basso contenuto di umidit residua e

linevitabile esistenza di interstizi fra i

singoli frammenti di legno allelevata

riduzione, per fortissima compressione,

della porosit del legno (= schiacciamento

e/o interruzione dei lumi cellulari, dei vasi

o delle tracheidi) e alla pi elevata densit

dello strato bachelitizzato. Un buon pellet, gettato in un bicchiere di acqua, deve

perci andare a fondo, e a fondo

rimangono anche la maggior parte dei

frammenti nei quali in acqua pu

sbriciolarsi; ci in quanto, come insegna

Giordano (1955), il peso specifico della

sostanza legnosa anidra uguale a circa

1,5 g/cm3.

Pi ridotto, praticamente dimezzato, risulta

invece il peso sterico, ovvero il peso del

metro stero riversato (msr)8 del prodotto

aliquote di corteccia oppure di materiale scuro di altro tipo, come erba, aghi o foglie. 8 In proposito si annota che per uniformit di espressione anche nei confronti con lestero, per le misure volumetriche del legno e dei suoi assortimenti si potrebbero impiegare i seguenti

nel suo insieme di elementi e interspazi,

per il quale in letteratura vengono riportati

valori oscillanti tra 600 kg/msr (Strehler,

2000) e 650 kg/msr (Energieagentur

NRW; Jonas e Haneder, 2001), mentre

da alcuni produttori e da Rapp (2002)

vengono indicati valori anche superiori.

Molto basso poi sempre il contenuto

idrico (water content, Wassergehalt) del pellet per il quale la normativa austriaca e svedese prescrivono un limite superiore

del 10%, mentre diversi produttori

scendono anche attorno all8%9.

Per quanto riguarda il tenore idrico, le

indicazioni riportate in letteratura o

indicate dai produttori per non sempre

sono interpretabili in maniera

scientificamente rigorosa, in quanto

spesso non chiaro se si tratta di grado di

acronimi: mccc = metro cubo solido con corteccia; mcsc = metro cubo solido senza corteccia; msa = metro stero accatastato per il tondello; msi = metro stero impilato per la legna da stufa e msr = metro stero riversato (o alla rinfusa) per la misura del volume di ammassi di cippato o pellet (e anche di legna da stufa non impilata).Limpiego del solo simbolo m3 pu talvolta indurre incertezza o confusione. Gli autori tedeschi impiegano per il msr il termine Schttraummeter (Srm). 9 Questo molto basso contenuto idrico non fa solo risparmiare energia di evaporazione nella combustione, ma dovrebbe anche ridurre notevolmente, rispetto al pi umido legno in ciocchi e allancora pi umido cippato, le emissioni di composti delle categorie CxHy, TOC ed EOX (fra i quali interessano, per ragioni diverse, il metano e i composti PAK, PCB, PCDD e PCDF, lo HCB, il PCP e altri ancora) che tanto hanno contribuito a screditare il riscaldamento a legna praticato con le attrezzature non corrispondenti ai livelli tecnologici oggi raggiunti.

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umidit (= Holzfeuchtigkeit = us = peso dellacqua rapportato percentualmente al

peso della sostanza legnosa anidra)

oppure di contenuto idrico (=

Wassergehalt = uu = peso dellacqua rapportato percentualmente al peso del

legno umido, spesso anche detto peso tal

quale)10. Dal punto di vista tecnico-

calorico questo elemento di incertezza che

spesso sussiste non per nella

fattispecie del pellet di particolare rilevanza pratica per il consumatore,

perch dai numeri riportati nella nota 10 si

pu calcolare che il potere calorifico

(inferiore) di un pellet con contenuto idrico dell8% risulta inferiore a quello di uno con

grado di umidit dell8% solo di 0,87%.

Le indicazioni sulle confezioni (o nei

depliant informativi) dei produttori italiani -

precedute da locuzioni o termini come

umidit contenuta, umidit, ecc. -

riportano valori che spesso spaziano tra

5,2 e 8%.

A proposito dello stato idrico del pellet poi opportuno aggiungere che esso

comunque sempre inferiore alla misura di

us = 12-15%, che secondo Giordano

(1955), segna un valore di riferimento

dello stato di equilibrio dellumidit del

legno con lumidit media di un ambiente

10 Per fornire un ordine di grandezza della differenza fra le due misure dellumidit nell area pellet, si annota che ad us = 8% corrisponde uu = 7,41%, mentre uu = 8% equivale a us = 8,70%.

protetto o almeno coperto, e circa uguale

a quello di us = 7-8% riportato da Vorreiter

(1949) per oggetti e manufatti di legno

nelle abitazioni riscaldate (zimmertrocken). Perci il pellet potr conservare totalmente integro il suo basso stato igroscopico solo

in contenitori sigillati (tipo sacchi di

plastica), mentre potr assorbire umidit

ambientale se a diretto contatto con

laria, come accade per il pellet sfuso nel deposito di casa. Aumenti di umidit

possono verificarsi anche per il pellet confezionato in sacchi di carta non

plastificata.

Interessanti studi in merito, condotti in

Svizzera da Hasler e Nussbaumer (2001)

su campioni di pellet di provenienza svizzera e austriaca, hanno portato alla

conclusione che, a contatto diretto con

aria a temperatura media di 18-26 C e

umidit relativa oscillante tra 52 e 76%, il

grado di umidit del pellet, dopo un mese circa, si stabilizza attorno ad un valore di

us = 11%.

Con un siffatto possibile aumento

dellumidit del pellet diminuisce il suo potere calorifico (kWh/kg) e cresce, ma

meno sensibilmente, il suo peso specifico

(kg/dm3). Comunque lenergia ricavabile

dal pellet inumidito diminuisce solamente dalla quantit necessaria per fare

evaporare lacqua aggiuntiva. Dato che

questa perdita di energia netta erogabile

Espresso in formule invece : uu% = (100 us%) : (100 + us%) ed us% = (100 uu%) : (100 uu%).

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nella combustione non elevata11, si pu

ritenere che gli avvisi del tipo custodire in

luogo asciutto che generalmente si

leggono sui sacchi di pellet riguardano pi la perdita di consistenza del prodotto che

non la diminuzione del suo contenuto di

energia netta.

In proposito si pu ricordare che, secondo

le sopra citate sperimentazioni di Hasler e

Nussbaumer, su 10 tipi di pellet esaminati (6 svizzeri con diversi leganti, 2 svizzeri

senza leganti e 2 austriaci senza leganti),

a seguito di un aumento del contenuto di

umidit solo uno (il peggiore in partenza)

vede diminuire laliquota di particolato

sfregabile (Abrieb, Feinanteil) mentre negli altri tale componente negativa per i

meccanismi di adduzione del combustibile

aumenta anche del 50%. In definitiva,

dopo laumento dellumidit, solo 4 dei 10

campioni esaminati (due svizzeri e i due

austriaci) rimangono sotto alla soglia di

sfregabilit della normativa austriaca.

11 Nel caso di aumento del 50% del contenuto idrico di un pellet medio (che cos passerebbe dall8% al 12%), la perdita di energia utile erogata nella combustione di 1 kg (originario) di pellet sarebbe uguale solamente a 0,04 kgH2O 0,68 kWh/kgH2O = 0,027 kWh che corrisponde a circa il 0,58% del contenuto calorico utile del prodotto originario con contenuto idrico dell8%. Perci un certo aumento dellumidit del pellet nel deposito di casa o lacquisto di pellet inumidito in sacco di carta prepesato (a uu = 8%) non comporta particolare danno. La diminuzione del potere calorifico inferiore, a causa anche dellaumento di peso di 0,04 kg (di acqua), sarebbe invece pari a ben 4,98%, e il pellet cos umidificato certo non potrebbe essere venduto (con pesatura alla consegna) come pellet con uu = 8%.

Assolutamente da evitare comunque la

conservazione del pellet in cantine con muri umidi oppure la sua esposizione alla

pioggia, sotto la cui influenza i cilindretti

finirebbero anche a sbriciolarsi.

Sulle confezioni dovrebbero poi essere

riportate anche indicazioni riguardanti il

contenuto di ceneri e laliquota di polveri.

In proposito, i livelli massimi riportati dalla

normativa austriaca sono di

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gioco solo quando (eventualmente) il

potere calorifico del pellet viene espresso in riferimento (pi incerto) allunit

volumica del metro stero riversato

(kWh/msr oppure MJ/msr).

In base a ci se, in un calcolo di

inquadramento, per la sostanza legnosa

anidra si assume un potere calorifico

inferiore pari a 5,2 kWh/kg (Jonas e

Haneder, 2001; Schneider, 2001) e per il

pellet si considera un contenuto idrico pari all8% si pu ragionare e calcolare come

segue:

1. in 1 kg di pellet dal contenuto idrico dell8% sono contenuti 0,92 kg di

sostanza legnosa anidra che

detengono 0,92 kg x 5,2 kWh/kg =

4,784 kWh = 4.114 kcal = 17,2 MJ di

energia chimica sviluppabile;

2. nello stesso kilogrammo di pellet sono contenuti 0,08 kg di acqua, la cui

evaporazione nella combustione

consuma 0,08 kg x 0,68 kWh/kg =

0,054 kWh = 46,4 kcal = 0,194 MJ di

energia termica sviluppabile;

3. a questo generico pellet afferisce perci un potere calorifico

inferiore uguale a 4,784 0,054 =

4,730 kWh/kg = 4.068 kcal/kg = 17 MJ (13);

12 Queste variazioni verranno esposte pi avanti nella tabella 1. 13 Applicando la formula generale riportata da Hartmann (2000) per i biocombustibili solidi, espressa da p.c.i. (in MJ/kg) = [18,5 (100 uu%) 2,441 uu%] : 100, si ottiene 16,8 MJ/kg = 4,67

4. per ottenere lenergia termica lorda

sviluppata nellimpianto di

combustione, da questa quantit poi

ancora da detrarre lammontare del

calore di surriscaldamento del vapore

(1,92 kJ/kg per C), che per assume

una certa rilevanza solo se i fumi

escono dall area utile con

temperatura molto elevata.

Da un esame superficiale di queste cifre

potrebbe sembrare che il contenuto idrico

influisca solo molto marginalmente sul

potere calorifico del pellet. In realt per non cos . Infatti, se da un lato vero che

laumento del contenuto idrico di 1 punto

percentuale (= 10 grammi di acqua per

chilogrammo di pellet) costa pochissimo in termini di calore di evaporazione

(solo 0,0068 kWh = 5,85 kcal = 24,45 kJ),

dallaltro canto la correlata diminuzione di

un punto percentuale, cio di 10 grammi,

della quantit di sostanza legnosa anidra

contenuta nel chilogrammo di prodotto tal

quale costa quasi 8 volte tanto, ovvero

kWh/kg. Si voluto ricordare questo algoritmo generalmente solo riportato nella sua versione grafica, perch con le opportune (piccole) modifiche numeriche legate al potere calorifico inferiore del legno delle diverse specie, molto utile per il calcolo del potere calorifico inferiore del pellet, del cippato e della legna per i diversi valori del contenuto idrico. Per queste applicazioni la formula pu venire impiegata anche come p.c.i. (in kWh/kg) = [5,2 (100 uu%) (0,68 uu%)] : 100. Questa seconda formula fornisce per risultati leggermente superiori (circa dell1,2%) dalla precedente, perch mentre 5,2 kWh maggiore di 18,5 MJ, 0,68 kWh risulta praticamente uguale a 2,441 MJ.

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0,01 kg x 5,2 kWh/kg = 0,052 kWh = 44,7

kcal = 186,8 kJ14.

Linfluenza del contenuto idrico del pellet sul suo potere calorifico opportunamente

dribblata dalla normativa austriaca, che

riferisce il suo minimo di potere calorifico

inferiore (18 MJ/kg) al peso anidro (atro, water free) del pellet.

Di una certa importanza per il potere

calorifico del pellet poi, come gi accennato, la composizione e la struttura

del legno impiegato per la sua

fabbricazione, in quanto i suoi vari

componenti hanno poteri calorifici molto

diversi (relativamente basso quello della

cellulosa, [circa 4.000 kcal/kg] pi alto

quello della lignina [circa 6.000 kcal/kg] e

pi elevati ancora quelli di resine,

sostanze oleose e zuccherine, gomme,

latici, ecc.). Un altro fattore che pure

condiziona (leggermente) il p.c.i. del legno

anidro dato dallenergia necessaria per

far evaporare lacqua che si forma per

ossidazione dellidrogeno contenuto nel

legno, che oscilla (leggermente) attorno al

14 Per inciso si pu annotare che la perdita di potere calorifico di una dendromassa (concetto che include tanto il pellet quanto il legno solido o cippato) allaumentare di un punto percentuale (p.p.) del suo contenuto idrico costante in valore assoluto (circa 0,21 MJ/p.p. = 50,2 kcal/p.p. = 0,058 kWh/p.p., mentre la perdita percentuale risulta crescente allaumentare del contenuto idrico di partenza. Cos per una dendromassa il cui contenuto idrico passa dall8% al 12% il potere calorifico (calcolato con la formula secondo Hartmann) diminuisce del 4,98%, mentre un passaggio del contenuto idrico dal 18 al 22% comporta un calo del potere calorifico pari al 5,69%.

6%. E una quantit di acqua non

indifferente se si pensa che 1 kg di legno

anidro (LA) ne sviluppa circa 0,06 kg

H2O/kgLA x 9 g.molH2O/g.molH2 = 0,54kg

di acqua, cio tanta quanto ne contiene di

acqua di saturazione e imbibizione 1 kg

della stessa dendromassa con umidit

uguale al 54%.

Diversa poi anche la composizione dei

vari tessuti (conduttivo, parenchimatico e

meccanico, alburno e durame, legno

primaverile e autunnale, ecc.). Perci il

legno (o, meglio, la sostanza legnosa) di

ogni specie botanica possiede, in senso

medio-statistico, un proprio potere

calorifico inferiore che, secondo Autori

classici citati da Vorreiter (1949), pu

oscillare per legno anidro di fusto del

6-7% attorno alla media risultante da un

elevato numero di prove calorimetriche

effettuate su campioni di diverse specie,

provenienze ed estrazione.

Entrando pi nel dettaglio del potere

calorifico del legno delle varie specie con

cui pu venire fabbricato il pellet, pare anzitutto opportuno ricordare la differenza,

per le nostre latitudini, tra resinose e

latifoglie, sempre messa in evidenza da

Guglielmo Giordano . Partendo dai

numerosi e approfonditi studi di questo

grande Maestro italiano della tecnologia

del legno, risulterebbe che, le due

categorie dendrologiche si

distaccherebbero da una generica media generale, di circa 3-3,5%. Basandosi

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Nota Le denominazioni non specifiche (Acero, Quercia e Olmo) sono trascritti come riportati da Kollmann. Tabella 1 - Poteri calorifici inferiori, in MJ/kg, della legna da ardere (spacconi e tondelli) delle pi importanti specie arboree europee o coltivate in Europa. Da Kollmann (1951)

su questa distinzione e sul calcolo dianzi

esposto risulterebbero perci due valori

generici e orientativi per il potere calorifico

inferiore di pellet con contenuto idrico dell8%, corrispondenti grosso modo a

3.900-4.100 kcal/kg per pellet di resinose e 3.700-3.900 kcal/kg per pellet di latifoglie. Si tratta per di una regola non

generalizzabile, in quanto, per esempio,

secondo Vorreiter (1949), i poteri calorifici

inferiori della betulla e della robinia sono

maggiori di quelli dellabete e del pino

silvestre. Ci per non confermato da

Kollmann (1951) che, per la legna da

ardere riporta i valori raccolti nella tabella 1,

che a loro volta differiscono da quelli

calcolati o segnalati pi recentemente da

diversi Autori15.

15 Sempre per quanto riguarda i poteri calorifici inferiori del legno delle singole specie, Schneider

Dai valori calcolati dai diversi studiosi

emerge comunque che il potere calorifico

inferiore delle singole specie legnose non

correlato al loro peso specifico

(apparente), in quanto questultimo

dipende molto pi dalla porosit del legno

che non dai caratteri chimico-energetici

della sostanza legnosa.

(2001) riporta valori massimi (15,9 MJ/kg ad uu = 15%) non solo per la picea (che fa onore al suo nome), ma anche per labete che non contiene resina. Il valore pi basso (14,4 MJ/kg) viene invece segnalato per il faggio e relativamente bassi risultano anche i poteri calorifici di altre specie a legno pesante (come la robinia e lolmo) per i quali riportato lo stesso p.c.i. del pioppo (14,8 MJ/kg, sempre per uu = 15%). Simile anche la gerarchia calorifica riportata in un grafico da Jonas e Haneder (2001), che vede in testa labete bianco, il pino silvestre e la betulla e in coda il pioppo e il carpino.

Salice bianco 17,06 Olmo 18,47 Ontano bianco 17,29 Tiglio 18,70

Carpino bianco 17,29 Castagno 18,81

Pioppo nero 17,58 Robinia 18,93

Cerro 17,62

Acero 17,74 Larice 19,04

Ontano nero 17,99 Douglasia 19,15

Quercia 18,04 Abete bianco 19,19

Frassino 18,09 Abete rosso 19,32

Betulla 18,11 Pino silvestre 19,47

Faggio 18,34 Pino strobo 20,28

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POTERE CALORIFICO INFERIORE

COMBUSTIBILE uu% kWh/kg kWh/l kWh/m3 kWh/msi kWh/msr

CONTENUTO

CARBONIO Pellet us = 9% 8,26 4,70 3060 0,50%

Legna di ceduo us = 25% 20,00 3,98 2920 2480 0,50%

Legna di ceduo us = 18% 15,25 4,25 3040 2580 0,50%

Cippato di ceduo us = 70% 41,18 2,74 2670 940 0,50%

Cippato di ceduo us = 50% 33,33 3,20 2750 960 0,50%

Cippato di ceduo us = 30% 23,08 3,80 2840 990 0,50%

Cippato di pioppo us = 120% 54,55 1,97 1340 470 0,50%

Cippato di pioppo us = 50% 33,33 3,20 1480 520 0,50%

Cippato di pioppo us = 30% 23,08 3,80 1530 540 0,50%

Gasolio 11,86 10,19 0,86%

Olio combustibile 11,40 10,34 0,85%

Gas naturale (Italia) (1bar) 13,50 9,59 0,76%

G.P.L. 12,80

Carbone fossile (stat. int.) 8,14 0,92%

Carbone di legno 8,72 0,90%

NOTA Si ricorre alla prassi seguita da diversi Autori autorevoli di esprimere il potere calorifico inferiore dei combustibili in kWh termici; 1 kWht = 860 kcal = 3,6 MJ. Per pellet a legno p.c.i. stato calcolato con la prima formula di nota 13. Per il pellet, la legna e il cippato la percentuale di carbonio riferita al materiale anidro.

Tabella 2 - Poteri calorifici inferiori e contenuti di carbonio del pellet e di altri combustibili.

Viste queste sostanziali differenze

risultanti anche da fonti bibliografiche

autorevoli, non appare certamente

ragionevole calcolare il p.c.i. di un pellet ad un (dichiarato) tenore idrico partendo

da un valore (medio) del p.c.i. del legno

allo stato anidro reperito in letteratura.

Tale valore deve invece venire accertato

da rigorose analisi di laboratorio (da

eseguire sulle diverse partite di pellet) che per il pellet certificato devono venire eseguite da laboratori indipendenti

secondo precisi protocolli previsti (o da

prevedere) nelle normative o nei loro

collegati. Tali analisi terranno poi

implicitamente anche conto del fatto che la

composizione del legno pellettizzato

potr non essere del tutto identica a quella

del legno vergine da cui deriva. Ci in

quanto, alle temperature raggiunte nelle

diverse tecnologie in certi momenti della

fabbricazione, sostanze ad elevato potere

calorifico possono perdere le loro

componenti pi volatili, e che il potere

calorifico del pellet pu pure essere influenzato dalla composizione delle

(eventuali) sostanze agglutinanti (farine di

cereali, amido, ecc.) che possono essere

aggiunte al legno.

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PELLET UU8,3% kg

GASOLIO litri

GASOLIO kg

OLIO COMB. kg

GAS NAT. m3

G.P.L. kg

CARBONE kg

1 kg di pellet us = 9% equivale a 1,00 0,46 0,40 0,41 0,49 0,37 0,58 1 litro di gasolio equivale a 2,17 1,00 0,86 0,89 1,06 0,80 1,25

1 kg di gasolio equivale a 2,52 1,16 1,00 1,04 1,24 0,93 1,46

1 kg di olio combustibile equivale a 2,43 1,12 0,96 1,00 1,19 0,89 1,40

1 m3 di gas naturale equivale a 2,04 0,94 0,81 0,84 1,00 0,75 1,18

1 kg di G.P.L. equivale a 2,72 1,26 1,08 1,12 1,33 1,00 1,57

1 kg di carbone equivale a 1,73 0,80 0,69 0,71 0,85 0,64 1,00

p.c.i. (kWh/quantit) 4,70 10,19 11,86 11,40 9,59 12,79 8,14

Tabella 3 - Quantit di pellet e combustibili fossili che contengono il medesimo quantitativo di energia chimica nominale, e cio: 4,70 kWh = 16.920 kJ = 4.042 kcal.

Prima di terminare largomento sul potere

calorifico sembra opportuno evidenziare i

p.c.i. di alcuni altri combustibili coi quali il

pellet (standard con us = 9%) entra in pi diretta concorrenza sul mercato del calore.

A tal fine stata approntata la tabella 2

nella quale le equivalenze energetiche

sono intese in termini fisico-chimici (cio

senza considerare eventuali differenze di

rendimenti alla combustione dovute a

motivi tecnologici) e i cui numeri sono da

intendere come valori orientativi o

convenzionali. Ci vale in particolare per

la colonna kWh/m3, nella quale per il legno

del ceduo stata adottata una massa

volumica anidra di 660 kg/m3 (con

coefficiente di ritiro volumetrico uguale a

15%) e per il cippato di pioppo una di 340

kg/m3, con coefficiente di ritiro volumetrico

uguale a 10%. E vale ancora

maggiormente per le colonne kWh/msi e

kWh/msr per il calcolo dei cui valori (per i

biocombustibili) stata necessaria pure

ladozione di medie generali per i molto

dispersi coefficienti sterici di impilamento

per la legna da stufa (0,85%) e di

riversamento per il pellet (0,65%) e per il cippato (0,35%).

Dai valori esposti nella tabella 2 emerge

che per confronti a spanne si pu

ritenere che:

1 chilogrammo di gasolio o di olio

combustibile pu venire

nominalmente16 sostituito da 2,5 kg di

pellet; 1 litro di gasolio pu venire

nominalmente sostituito da circa 2,2

kg (o di circa 3,3 decimetri steri

riversati) di pellet; 1 m 3 di gas naturale (a 1 bar) pu

venire nominalmente sostituito da circa

2 kg di pellet. Valori pi precisi dellequivalenza

energetica del pellet (con us = 9%) con i

16 La locuzione nominalmente sta per a parit di rendimento termotecnico

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 13 di 78

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principali combustibili fossili concorrenti

sono riportati nella tabella 3. LA FABBRICAZIONE DEL PELLET La tecnologia della fabbricazione del pellet di legno deriva dalla molto pi antica

impiantistica dellindustria mangimistica

dalla quale, secondo Leitgeb (1998) si

distaccata circa 25 anni fa negli Stai Uniti

ad opera di Rudi Gunnermann. Il primo

decennio stato costellato di difficolt

nella vendita, in quanto appariva sul

mercato un combustibile nuovo per il

quale non esistevano ancora stufe e

bruciatori specifici e perch la

pellettizzazione del legno tecnicamente

difficile nel dettaglio gestionale. Spesso

lottimizzazione della produzione dipende

da un leggero giro di una manopolina,

dice ancora Leitgeb.

In maniera molto schematizzata e con

riferimento alle linee di processo e ai tipi di

macchinario pi frequentemente impiegati,

il rapporto Wood pellets in Europe (AA. VV., 2000)17 divide il processo di

fabbricazione del pellet nelle seguenti sei fasi fondamentali: essiccazione, triturazione,

pellettizzazione, raffreddamento, separazione

e immagazzinamento/insaccamento.

Lessiccazione necessaria per ridurre il

contenuto idrico (moisture content) di materiale eventualmente pi umido alla

17 Nel proseguio questo corposo documento verr chiamato Rapporto UMBERA, facendo riferimento alla Societ Editrice che ha anche collaborato sostanzialmente alla sua realizzazione.

misura ottimale per la pellettizzatrice (8-

10%, secondo il rapporto UMBERA, 10-

12% secondo Leitgeb, 1998 e 11-15%

secondo Sitzmann, 2000) pu essere

eseguita con procedimenti diversi e

comporta sempre un dispendio di energia

che dipende dalla quantit di acqua da

eliminare e dalla tecnologia impiegata per

lessiccazione. Fra i vettori energetici

impiegati nellessiccazione in tamburi

rotanti il Rapporto UMBERA indica il legno

o il gas naturale, ma, forse pi spesso,

trovano impiego il gasolio o lolio

combustibile. Comunque la fase di

lavorazione a pi ampio range di consumo energetico, il quale nei casi pi sfavorevoli

e nelle tecnologie pi dispendiose pu

arrivare anche ad assorbire fino a 4/5 della

complessiva energia di processo.

La triturazione serve per ridurre il

materiale di partenza (trucioli di pialla,

segatura, cips, o anche elementi legnosi pi grossi) in particelle molto minute e

uniformi, con grado di finezza che dipende

anche dal diametro dei pellet che si vuole produrre. Spesso vengono impiegati mulini

a martello alimentati da corrente elettrica e

il calore e la ventilazione che vengono

prodotti possono provocare una leggera

(aggiuntiva) diminuzione del contenuto

idrico. Se il materiale di partenza molto

massiccio (pallets, elementi di imballaggi, sciaveri, refili, residui forestali o agricoli,

ecc.) necessaria una preventiva

frammentazione o cippatura (precedente

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 14 di 78

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allessiccazione) seguita da uno o due

processi di triturazione. Se invece il

materiale ha gi una grana inferiore ai 3

mm anche la triturazione pu essere

evitata.

Nella pellettizzatrice, che agisce per

compressione e con riscaldamento,

lelemento principale costituito da stampi

perforati (comuni a tutti i processi di

estrusione) cilindrici o piani, detti anche

matrici, attraverso i cui fori il particolato

legnoso viene spinto ad elevata pressione

(fino a 200 atmosfere) con idonei sistemi a

rulli18. Negli impianti con matrici cilindriche

lestrusione generalmente avviene

dallinterno verso lesterno, ma esistono

anche pellettizzatrici con direzione di

estrusione opposta. Gli spaghettoni di

materiale compresso e bachelitizzato (in

superficie) che fuoriescono dai fori delle

matrici vengono tagliati alla lunghezza

voluta da apposite lame generalmente

fisse. Talvolta prevista laggiunta di

leganti, che, se non addirittura vietati dalle

18 Dato che il particolato legnoso essiccato a uu< 15% difficile da addensare e pu condurre a ostruzioni dei fori delle matrici, per agevolare e ottimizzare la pellettizzazione molto opportuno condizionare il particolato essiccato con un adeguato trattamento con vapore surriscaldato (Leitgeb, 1998; Sitzmann, 2002). Ci pu sembrare un controsenso perch prima si toglie umidit e poi se ne riporta, ma cos non . Infatti lacqua tolta nel segmento finale dellessiccazione di saturazione (o igroscopica), mentre quella poca aggiunta di inumidimento e serve per rendere pi deformabili le scheggine di legno. Inoltre lelevazione della temperatura durante il condizionamento serve per agevolare la successiva fluidificazione della lignina.

normative, debbono comunque essere

sempre naturali nel pellet certificabile, perch come agglomerante agisce la

lignina mobilizzata dallaumento della

temperatura provocato dallattrito durante

lestrusione19.

Il raffreddamento del prodotto estruso e

tagliato a misura una parte importante

del processo di fabbricazione del pellet (che esce dalle pellettizzatrici ordinarie

con temperature attorno ai 90-95 C) in

quanto aiuta a stabilizzare e indurire il

pellet. La separazione, non sempre eseguita,

serve invece per eliminare dal prodotto

commerciale il particolato non legato nei

cilindretti, che viene reimmesso nel

sistema di estrusione. E comunque

unoperazione necessaria per migliorare la

qualit globale del prodotto.

Altrettanto vale per la fase di

insillamento/insaccamento, in quanto una

prolungata esposizione allaria aperta del

prodotto finito comporterebbe, nei giorni

nebbiosi o piovosi, una certa diminuzione

del potere calorifico, della quale qualora

avvenisse il produttore dovrebbe tenere

conto nella dichiarazione del pellet, dato che la vendita avviene a peso. Inoltre,

pi in generale, un aumento del grado di

umidit comporta anche una diminuzione

19 Fra i possibili leganti insospettabili possono comunque venire presi in considerazione farine di cereali e lamido, ma i costi del prodotto aumentano; spesso nominato anche il sulfonato di lignina, sottoprodotto dellindustria cartaria.

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 15 di 78

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della resistenza allo sfregamento che

una caratteristica molto importante del

prodotto.

In concreto, molti impianti hanno

caratteristiche peculiari e proprie legate a

fattori economici (prezzi dei diversi vettori

energetici), tecnici (tipo di materiale

impiegato e possibilit di cambiarlo) e

tecnologici (diversi produttori apportano

spesso modifiche ai loro impianti per

aumentarne la capacit produttiva o per

diminuire le spese). Importante in questo

senso sono anche le caratteristiche della

specie di legno impiegata (particolarmente

per la sua durezza e il contenuto di resina)

e persino la sua provenienza. Cos ,

ancora secondo Leitgeb (1998), il legno di

larice si pressa quasi da solo, mentre

quello di faggio ti spezza il collo. Facile

da pellettizzare sono anche i legni di pino

silvestre e di abete rosso (Sitzmann,

comunicazione personale) che sono le

specie pi largamente impiegate in

Europa.

Comunque la pellettizzazione molto pi

complessa di quanto possa apparire dalla

fisica del processo e in proposito

Sitzmann (2002) afferma

Holzpellettierung ist nicht trivial !. Infatti, le reazioni chimiche che avvengono a

carico delle sostanze contenute nel legno

o negli additivi sono numerose, complesse

e in parte interconnesse. Cos , ad

esempio, mentre le sostanze grasse o

cerose hanno preminente funzione di

lubrificazione, dagli additivi amilacei o

saccarini (come la fecola di mais o la

melassa), specie sotto lazione catalitica di

piccole quantit di acido ossalico, deriva il

5-idrossimetilfurfurato che, assieme alla

lignina, di massima importanza nei

fenomeni di compattazione. Azione simile

ha anche la condensazione fenolica della

formaldeide che deriva dalle sostanze

tanniche. Effetti positivi possono avere

pure piccole aggiunte di corteccia, che

contiene, tra laltro, proprio composti

lipidici, cerosi e polifenolici.

Infine si annota che in circostanze molto

favorevoli le fasi iniziali possono essere

anche evitate se, ad esempio, si pu

partire da particolato legnoso a grana

molto fine (polvere di legno) e contenuto

idrico non superiore al 10-15%.

Un nuovo procedimento, che ricorda il

vecchio sistema italiano della produzione

della Masonite, stato sviluppato e

sperimentato recentemente dalla Cambi Bioenergi Vestmarka, maggiore produttore norvegese di pellet. Il materiale di partenza, costituito da segatura,

precondizionato in unautoclave nella

quale viene dapprima saturato di vapore

ad elevata pressione e temperatura e poi

fatto esplodere aprendo

improvvisamente lapparecchiatura. Con

questa repentina diminuzione della

pressione il materiale legnoso viene ridotto

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 16 di 78

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in fibre e nellambito del processo viene

anche ammorbidita la lignina, che cos pu

successivamente svolgere in maniera

ottimale il suo essenziale ruolo di

bachelitizzazione superficiale del pellet. Il prodotto risulta di eccellente qualit, con

pi elevato peso specifico (densit di 850

kg per metro stero riversato), maggiore

durezza e durabilit. Inoltre risulta

raddoppiata la capacit oraria della

pellettizzatrice e dovrebbe risultare poco

influente lumidit del materiale di

partenza.

Un altro procedimento innovativo, teso

non solo a minimizzare il consumo di

energia, stato sviluppato dalla toscana

EcoTre System. Lestrusione a

temperatura relativamente bassa, 50-60

C, permette di bypassare il

raffreddamento nel contesto di un

processo originale e brevettato che nella

produzione di pellet di legno pu impiegare, oltre a trucioli di piallatura ben

secchi, non solo segatura e cips con umidit del 30 -35%, ma anche potature

agricole20. Il pellet (ordinariamente prodotto con diametro di 6 mm e

lunghezza media di 12 mm, aumentabile

20 Si specificato nella produzione di pellet di legno, perch come anche altri si tratta di un macchinario molto versatile che pu pellettizzare materiali di svariatissimo genere, dai fanghi degli impianti di depurazione e delle concerie fino alle carte e cartoni, dalle paste e polpe di risulta di processi delle industrie agroalimentari fino alle frazioni combustibili dei rifiuti solidi urbani, dai residui di coltivazione ai materiali plastici.

per, rispettivamente, a 20 e 40-50 mm),

rispondente ai requisiti delle normative

europee e americane, pu arrivare - a

detta del fabbricante - a un peso specifico

di quasi 1,5 kg/dm3 e ad una densit di

stoccaggio compresa tra 650 e 780 kg per

metro stero riversato, a seconda del

processo di lavorazione e della specie

legnosa. Per quanto riguarda il consumo

energetico, il Rapporto UMBERA riferisce

di un ampio range di specific electric consumption che varia da 0,025 a 0,045 kWh/kg a seconda della specie legnosa,

mentre direttamente dallimpresa si

saputo, nel dettaglio, di uno stabilimento

costruito negli Stati Uniti, il quale

partendo da legno vergine con umidit del

20% produce 4 tonnellate di pellet allora con un consumo di 0,035 kWhe/kg. Tra le

caratteristiche tecnologiche delle

pellettizzatrici EcoTre risaltano linversione

del processo di estrusione (che avviene

verso linterno delle matrici cilindriche

rotanti) e la possibilit di attrezzare la

macchina con 2 trafile.

LE NORMATIVE DI PRODOTTO DEL PELLET In diversi Paesi, a iniziare da Austria,

Germania, Svezia e USA - esistono o

stanno per venire adottate normative di

prodotto per il pellet, mentre per quanto riguarda il suo impiego generalmente

viene fatto riferimento alle disposizioni per

gli impianti calorifici a legno.

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 17 di 78

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La normativa pi spesso richiamata in

letteratura quella austriaca (NORM

M 7135) che definisce i requisiti dei

pressati di legno (HP) e di corteccia (RP)

per uso combustibile, nonch le

disposizioni per la loro verifica. Nella sua

ultima edizione (01.11.2000) essa

prevede, per ognuno dei due tipi di

prodotto, tre identiche classi dimensionali

(HP1, HP2 e HP3, nonch RP1, RP2 e

RP3) che vanno dai pellet minuti (categorie 1) impiegati principalmente

nelle piccole e medie installazioni ad

alimentazione automatica (specialmente

stufe e caldaie per riscaldamento centrale)

fino alle bricchette tradizionali (categoria

3) usate in tutti i tipi di apparecchiature a

caricamento manuale21.

Per i pellet di legno della categoria minuta (HP1) i parametri limite della normativa

riguardano: le dimensioni (D da 4 a 10 mm

e L non superiore a 5D), il peso specifico

(superiore a 1,12 kg/dm3); il contenuto

idrico (uu) (inferiore al 10%), il potere

calorifico inferiore riferito allo stato anidro

(non inferiore di 18 MJ/kg), il contenuto

di ceneri (non superiore a 0,5% del peso

anidro), il contenuto, sul peso secco, di

azoto (

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 18 di 78

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Dal punto di vista procedurale, per essere

iscritto nel registro dei Produttori a norma

(Normenregister) e per poter dichiarare il proprio prodotto esaminato secondo la

norma M 7135, il fabbricante deve

stipulare un contratto di sorveglianza con

un accreditato Istituto di analisi che

eseguir una verifica iniziale e,

successivamente, una verifica senza

preavviso una volta allanno. Inoltre il

produttore deve regolarmente procedere

ad autoverifiche settimanali del peso

specifico, del contenuto idrico e del

residuo di sfregamento e tenere anche un

registro degli agglutinanti impiegati.

Accanto alla normativa nazionale in uso

anche una normativa privata (per

statalmente autorizzata) dellAssociazione

austriaca dei produttori di pellet (PVA, www.pelletverband.at) che per poco

differente, ma considera diversamente il

contenuto di polvere (che, prima del

trasporto, dovrebbe essere al massimo

dell1%24) e, comunque, garantisce un

potere calorifico di 4,9 kW/kg (= 17,6

MJ/kg) e un contenuto idrico inferiore al

10%. La stessa Associazione composta

da produttori di pellet, fabbricanti di impianti di combustione di pellet e rivenditori di pellet ha introdotto anche 24 Il contenuto di polveri, che aumenta con il trasporto in autobotte e nel bunkeraggio, importante perch un eccesso pu impiastrare e bloccare il meccanismo di alimentazione del focolare. Altrettanto importante il (non normato) contenuto di potassio del pellet che abbassa il punto

un proprio marchio di qualit (Gtesiegel) a garanzia degli acquirenti. Inoltre i suoi

associati, a tutela del loro prodotto, ne

eseguono una codificazione (Codierung) per tramite di minuscole tavolette di legno

delle dimensioni di un cilindretto di pellet (colorate di rosso con sopra impresso il

logo PVA, lanno di fabbricazione e la

sigla del produttore), che vengono

frammiste al pellet in ragione di 1 tavoletta ogni 10 kg.

La normativa Germanica (DIN 51731),

valida anchessa per pellet e bricchette, prevede 5 classi dimensionali delle quali

lultima (HP5) corrisponde alla classe HP1

della normativa austriaca25. Sostanziale

corrispondenza fra le due disposizioni

sussiste poi per le restanti caratteristiche

di base nel cui ambito per in quella

germanica risulta triplicato lammesso

contenuto di ceneri, raddoppiato quello di

zolfo e aumentato nel 50% quello del

cloro. Molto pi numerosi sono invece i

limiti alla composizione chimica del pellet che riguardano anche tutti i principali

metalli potenzialmente tossici: cadmio (0,5

mg/kg), cromo (8), mercurio (0,05),

piombo (10), rame (5) e zinco (100)),

nonch larsenico (0,8 mg/kg). Limitati a 3

di fusione delle ceneri con tutti gli inconvenienti che ad una tale fusione conseguono. 25 Una sufficiente uniformit delle classi dimensionali e lobbligo della loro dichiarazione una necessit che si impone (almeno a livello CEE) quale presupposto per lo sviluppo ordinato di un mercato sovranazionale delle stufe e dei bruciatori.

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mg/kg sono anche gli extractable organic halogens, mentre nulla invece detto sulle impurit (bench le pubblicazioni tedesche

parlino sempre di legno lasciato al

naturale) e sui leganti.

Simile alle precedenti anche la

normativa svedese (SS 187120), con i

suoi tre gruppi dimensionali codificati solo

in termini di lunghezza riferita al diametro.

Applicata anche nella produzione

norvegese, risulta nei confronti di quella

austriaca un po pi permissiva per il

potere calorifico (>16,9 MJ/kg anzich a

18). Per quanto riguarda la composizione

solo indicato il limite per il contenuto di

zolfo (0,08%) e cloro (0,03%), e anche per

gli additivi solamente prescritta

lindicazione della sostanza e della

quantit. Richiesta invece, fatto unico fra

tutte le normative, lindicazione delle

temperatura di fusione delle ceneri.

Recentemente (giugno 2002) la EnergieBois Suisse (www.energie-bois.ch) ha emanato un regolamento Swisspellet per

lacquisizione volontaria del diritto al

relativo marchio di qualit, valido per

pressati di legno vergine (naturbelassenes Holz). Dal punto di vista tecnico questa normativa (che si inserisce nel dispositivo

svizzero SN 166000:2001) identica a

quella germanica (DIN 51731) ma si

avvale anche di alcune specifiche della

normativa austriaca (NORM M 7135).

Fra le particolarit di questo Regolamento

di certificazione emergono la

dichiarazione di produzione nel territorio

nazionale e il divieto dellimpiego di

agglutinanti (Presshilfsmittel). Per quanto concerne lanalisi chimica del prodotto

vengono indicati valori massimi per il

contenuto di zolfo, azoto, cloro, cromo,

rame, piombo, zinco, mercurio, cadmio,

arsenico ed EOX (= composti alogenati

estraibili).

Pi recente ancora (marzo 2003) la

normativa volontaria francese elaborata

dal French Pellet Club in collaborazione con lITEBE (Institut Tecnique Europen du Bois-Energie, www.itebe,org). Come prodotto vengono distinte quattro

categorie di pellet, e cio stufa, caldaia (gi in uso), BIG per impianti industriali e

inceneritore (previste per il futuro) e una

categoria unica per le bricchette, ognuna

con un proprio label. Le prime due categorie di pellet si distinguono solo per le dimensioni che,

vincolanti per il 90% del prodotto, sono:

per lassortimento da stufa: D= 6 mm

+/-1 e L = 10-30 mm;

per lassortimento da caldaia: D= 8-10

mm +/-1 e L = 10-50 mm.

Identiche per le due categorie debbono

invece restare le caratteristiche fisiche che

sono: contenuto idrico 650 kg/msr, potere calorifico

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inferiore >4,7 kWht/kg. Identici sono anche

i massimali di contenuto dei soliti elementi

e precisamente: cloro (

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Alla redazione di una normativa nazionale

sta per attivamente lavorando il Comitato

Termotecnico Italiano (http://www.cti2000.it)

che allinizio del 2003 ha fatto circolare fra

gli interessati una ponderosa e

circostanziata Proposta di specifiche e

classificazioni per i biocombustibili solidi

nel cui ambito ampio spazio riservato

alle bricchette e al pellet, combustibili per i quali sono anche previste specifiche per

classi di qualit da destinare alluso

domestico28.

A livello comunitario invece la

Commissione Europea di Normazione

(CEN) da pi di 2 anni ha istituito il

CEN/TC 335 Solid biofuels, con 5 specifici gruppi di lavoro. A quanto

sembra, il lavoro di questo comitato che

con 24 norme specifiche dovr elaborare

le basi tecniche per un apposito

regolamento CEE che porti ad un mercato

sicuro e stabile dei biocombustibili

nellUnione, sar piuttosto facile per le

caratteristiche fisiche del pellet, non troppo difficile per quelle chimiche, ma

certamente arduo per quanto riguarda la

provenienza (o la tipologia) della biomassa

da pellettizzare. Per coadiuvare a questo

28 Il lavoro del CTI e dei suoi diversi sottocomitati, svolto con lo scopo di promuovere il mercato dei biocombustibili (anche attraverso specifiche normative merceologiche e tecnologiche) e di fornire al legislatore nazionale e comunitario riferimenti tecnici precis i soprattutto per le politiche ambientali, non facile, perch lattuale legislazione tuttaltro che chiara e univoca e, tra laltro, risente sempre ancora delle incertezze inerenti al concetto di rifiuto codificato dal Decreto Ronchi.

lavoro, 34 istituzioni di ricerca collaborano

in un progetto denominato BioNorm (da

inserire nel programma quadro Energia,

Ambiente e Sviluppo durevole) anche con

lo scopo di promuovere un pi rapido

trasferimento delle nuove acquisizioni

scientifiche agli operatori dei settori

interessati (Golser, 2001).

Per quanto riguarda le certificazioni si pu

ancora aggiungere che recentemente la

DINCERTCO GmbH (http://www.dincertco.de)

ha lanciato un nuovo marchio di prodotto,

chiamato DINplus, che basato sulle normative ufficiali austriaca e germanica

pi stringente nei controlli nella fase di

produzione (C.A.R.M.E.N., 2002).

PRODUZIONE E CONSUMO DI PELLET IN ALCUNI PAESI Per quanto riguarda per i diversi Paesi

le capacit produttive, le produzioni, i

consumi e i commerci con lestero di

questo recente prodotto sinora raramente

rilevato dalle statistiche, si conoscono

soltanto notizie frammentarie e stime sulla

base di informazioni variamente raccolte.

Per i Paesi con maggiore produzione e

consumo, il Rapporto UMBERA (2000)

fornisce per alcuni dati importanti, anche

se un po datati, di cui qui si riporta una

sintesi corredata di notizie pi recenti

attinte da altre fonti e da informazioni

personali.

I quattro grandi del pellet sono Svezia, USA, Danimarca e Austria, ma anche in

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altri Paesi, tra i quali oggi da includere

pure lItalia, la situazione in rapida

evoluzione e crescite annuali superiori al

15% non sono eccezionali.

La leadership, anche per la regolare dinamica dello sviluppo, appartiene alla

Svezia, che nel 1998, produceva circa

470.000 tonnellate nel contesto di una

capacit produttiva di circa 600 kt. Pi

recentemente, secondo Mickelsson

(2202), la capacit produttiva d ei 24

stabilimenti esistenti si aggirava attorno a

1 milione di tonnellate allanno29. Hugues

Dit Ciles (2002), consigliere del French

Pellet Club creato dallITEBE, riferisce

invece, per la stagione 2000-2001, di una

produzione di 700 kt. Attualmente la

produzione potrebbe anche essere circa

di 1 milione di tonnellate (Olsson e

Kjllstrand, 2003).

La maggior parte del pellet prodotto (480 kt secondo Michelsson, 2002) viene

consumata nel teleriscaldamento, molto

diffuso in Svezia per abitazioni ed edifici

29 Se venisse sfruttata lintera capacit produttiva di 1 Mt/a, potrebbero sorgere problemi di approvvigionamento di materia prima consueta, in quanto la quantit di legno vergine proveniente dallindustria del legno (segatura, piallacci e cips) non richiesta per altri impieghi pi remunerativi, ammonta appunto a circa 1 Mt/a. Nuovi progetti di pellettizzazione richiederebbero perci con tutte le necessarie cautele, disposizioni e garanzie al livello dellimpiego il passaggio ad altri tipi di materia prima, quali soprattutto i residui delle lavorazioni boschive, ma anche la paglia, la carta da macero e persino le acque nere. Con ci per, almeno per alcuni prodotti, si uscirebbe dallo

pubblici, commerciali e industriali, nel

quale oggi pi di 1/3 dellenergia prodotta

di origine biomassale (cippato, legna,

pellet, corteccia, paglia e altre biomasse). Minore ma pi dinamico invece il

mercato delle piccole quantit, che

secondo Westermark (2001) sta

attualmente crescendo con una rata

annua di circa 40%. Secondo Anderson

(2001), nel private household segment, in cui il pellet sostituisce per 2/3 gasolio e per 1/3 legna, tra il 1993 e il 2000, le

vendite sono passate da 1,8 a 77 kt/a e

per il 2001 stimata una vendita di 120 kt.

Per il 2002-03, Rakos (2002) riferisce di

una stima di 250 kt circolata durante la

Conferenza mondiale sul pellet del settembre 2002. Al pellet e alla sua vendita sono interessate anche le

compagnie petrolifere ed esiste una certa

tendenza alla vendita del servizio, cio del

calore, anzich del solo combustibile. Da

segnalare pure che nel 2001 si

verificata una crisi di disponibilit che ha

portato a aumenti del prezzo del 30%.

Favorito dal suo elevato rapporto

energia/peso (circa doppio di quello del

cippato fresco) ed energia/volume sterico,

non di rado il pellet viene anche trasportato per lunghe distanze, pure per

via mare. Cos la Skellefte Kraft, situata

nel nord-est del Paese, invia il 60% della

sua produzione (circa 100 kt/a ricavate

specifico ristretto ambito merceologico del pellet di legno.

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principalmente da segatura) alla Birka di

Stoccolma. Altrettanto vale per le

importazioni dal Canada, dai Paesi Baltici

e dalla Polonia, che nel 1998 erano di oltre

100 kt.

Tornando ancora un attimo al

riscaldamento domestico si pu riportare

che, secondo il Rapporto UMBERA

(2000), nel 1998 il 7,7% delle abitazioni

svedesi (ovvero 144.000 unit) risultava

servito dal teleriscaldamento, mentre il

resto (cio 1.737.000 unit) veniva

riscaldato, con riferimento percentuale alle

1.881.000 unit complessive, per il

21.3% con firewood, per il 29,8% con olio combustibile, per il 27.3% con

convertitori elettrici, per il 12,8% con

riscaldamento centrale alimentato a

corrente elettrica e solo per un marginale

1,1% con gas naturale. Molto diffusi,

rispetto allItalia, risultano dunque diversi

sistemi alimentati con corrente elettrica, e

nelle case riscaldate con questi sistemi

leventuale passaggio al pi economico

pellet (che costa 30-35 uro/MWh per piccole quantit contro gli 80 -85

dellenergia elettrica e i 46 dellolio

combustibile) tecnicamente reso difficile

dallassenza di camini.

Altri grandi consumatori di pellet, specialmente confezionato in sacchi, sono

gli Stati Uniti, Paese in cui, attorno al

1985, furono costruiti i primi impianti per

la produzione di pellet per uso

combustibile. Nel periodo 1993/98 il

consumo cresciuto da circa 500 a 600

kt/a per poi subire un leggero declino nel

biennio 1998/99, a causa del diffondersi

del meno caro riscaldamento a gas

naturale (0,021 USA$/kWh contro i 0,027

del pellet) e della spesso cattiva qualit del granulato e delle stufe offerte sul

mercato. Attualmente, secondo Dit Ciles

(2002), la qualit dellofferta migliorata

per entrambi i prodotti (anche per opera

del Pellet Fuel Institute creato appositamente) e il consumo salito a

700 kt/a, accompagnato da una vendita di

37.000 nuove stufe nella stagione 2000-

2001 con un aumento del 26% rispetto

allanno precedente30. Per la stagione

2001-2002, lITEBE (2001) prevede una

vendita addirittura di 900 kt di pellet che confermata anche da Rakos (2002) che

riferisce di aumenti di richieste che hanno

provocato uninsufficienza di offerta.

Il materiale di partenza costituito

generalmente da segatura (che per certi

impianti pu avere anche umidit del 50%

e perci necessita di una drastica

essiccazione), ma vengono pure impiegati

residui di lavorazione (o materiali di risulta)

pi grossolani che richiedono un processo

di frantumazione che precede la

triturazione. Le caratteristiche del

materiale di partenza influenzano

notevolmente il costo di produzione e la

30 Altri commentatori riferiscono di vendite di circa 50.000 stufe allanno.

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produttivit degli impianti; ceteris paribus, il costo di produzione risulta maggiore

(mediamente del 20-25%) con il legno di

latifoglie che con quello di conifere. La

pellettizzazione di materiale con corteccia

meno costosa ma da luogo a un

prodotto pi scadente. Pellet combustibile da coprodotti agricoli o da scarti

dellindustria agroalimentare pu venire

fabbricato a costi ancora minori.

Il 95% del prodotto venduto destinato al

riscaldamento residenziale (specie a

mezzo di stufe impiegate in funzione

accessoria) nel cui contesto generale

secondo il Rapporto UMBERA (2000)

soddisfa per solo lo 0,025% della

domanda statunitense di calore

domestico. Lincidenza relativa del

riscaldamento con pellet risulterebbe maggiore secondo ITEBE (2001), per il

quale 250-300 mila abitazioni (foyers) posseggono riscaldamenti con pellet, che forniscono circa il 50% del loro fabbisogno

calorico con un consumo annuo medio di

2,8 tonnellate.

Molti dei circa 50 produttori di pellet sono di piccole dimensioni (con produzioni

variabili da 0,75 a 15 t/h) e non

appartenenti alle grandi compagnie

dellindustria forestale e del legno.

Per la Danimarca, Paese molto attento ai

problemi ambientali, il Rapporto UMBERA

segnalava, per il 1998, una produzione di

circa 150 kt/a, fabbricate in 5 grandi

impianti). Attualmente, secondo Bjerg,

(2001), il consumo di circa 190 kt/a e si

ritiene che prossimamente salir fino a

250 kt/a. Sempre per la Danimarca, lo

stesso Autore segnala che fra il 1993 e il

1998 il consumo di pellet cresciuto del 53%, mentre, sul versante della

produzione non da aspettarsi un

aumento di buona materia prima secca

per la pellettizzazione (150.000 t/a di

piallacci secchi secondo Bjerg, 2002).

Perci crescer limportazione, che

attualmente proviene soprattutto dalla

Scandinavia, dai Paesi Baltici e dal

Canada. Un notevole impulso

allimportazione verr poi dalla

conversione a pellet di una grande centrale di cogenerazione a carbone che

potr consumare circa 300.000 tonnellate

di pressato allanno.

Nel settore dellimpiego, la fetta pi

importante, cio circa 2/3 viene

consumata nel teleriscaldamento, mentre

per lespansione futura sono interessanti

le 510.000 propriet non allacciate alla

rete di distribuzione del gas naturale, che

hanno una domanda di energia per

riscaldamento pari a 43 PJ/a, attualmente

soddisfatta per 2/3 da olio combustibile,

quasi 3 volte pi caro del pellet soprattutto a causa delle imposte ambientali. Altra

richiesta di pellet potr derivare dalla recente abolizione dellobbligo di

allacciamento alla rete di distribuzione del

gas naturale nelle aree servite.

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 25 di 78

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In Danimarca sussiste poi anche un

notevole interesse per il pellet di paglia e dovrebbe essere stato ultimato un

impianto per la produzione di 130 kt/a

funzionale soprattutto al trasporto del

biocombustibile fino a Kopenhagen.

Esperti danesi stanno sperimentando vari

additivi per innalzare il punto di fusione

della cenere di paglia, tallone di Achille di

questo vettore energetico di coproduzione.

In Austria secondo il Rapporto UMBERA

nel 1999 la produzione di pellet di legno vergine (specialmente da piallacci,

secondo Jonas e Haneder (2001) ma

anche da segatura, come risulta da

informazioni personali assunte presso

grandi produttori e commercializzatori) era

stata di 41,3 kt31. Nello stesso anno e

secondo la medesima fonte la capacit

produttiva dei 12 maggiori impianti

austriaci era invece molto pi elevata

(118,3 kt/a) e il loro grado di utilizzazione

variava dal 17 al 100%, con una media

attorno al 35%.

Per il 2000 Jonas e Haneder (2001)

riferiscono di una produzione di 100 kt/a

che si affianca ad unaltrettanta quantit di

brichette di legno pressato, prodotto che

31 In proposito Rudolf Huber della UMDASCH di Amsttten, riferisce (in litteris 11.06.02), che in Austria si rendono annualmente disponibili circa 200-250 kt di piallacci con contenuto idrico del 10-14% (da lavorazione di segati essiccati artificialmente) e che la segatura impiegata molto umida (uu uguale a circa 50%) e viene essiccata con energia prodotta bruciando cortecce, altra segatura e/o altri cascami di lavorazione del legno.

era gi in uso prima della comparsa di

pellet. Per la stagione 2001/02, Rudolf Huber (comunicazione personale) aveva

stimato le seguenti quantit di produzione:

brichette 170 kt, pellet di legno 90 kt e pellet di corteccia 5 kt. Per la stagione successiva 2002/03 riteneva che invece la

quantit prodotta di pellet di legno potesse salire a 130 kt32. In equilibrio risulta il

commercio con lestero, che pare

coinvolgere quantit uguali a poco

superiori del 10% della produzione interna.

Quasi la totalit (olt re al 95%) del pellet consumato nel Paese dove nel 1996 il

16,3% delle abitazioni era riscaldato

prevalentemente con biomassa (di cui

67% di legna da ardere di fattura

tradizionale)33 oggi destinato alle

piccole utenze (stufe di vario tipo) e ai

piccoli e medi impianti di riscaldamento

centrale con potenza fino a 100 kW. Nelle

utenze maggiori (grandi impianti

centralizzati o di teleriscaldamento) pi

sentita la concorrenza del cippato che, a

32 Relativizzando queste 130 kt di pellet di legno, oggi sicuramente aumentati di un bel po, si pu calcolare che essi rappresentano circa lo 0,18% dellenergia primaria complessivamente consumata nel Paese, mentre il consumo pro capite ben configurabile in un sacco da 15 kg allanno. In termini di energia lorda impiegabile queste 130 kt equivalgono a circa 55.000 tonnellate di olio combustibile e perci non si pu pi parlare di un prodotto di nicchia. 33 Tra il 1990 e il 1997 (secondo Golser, 2001) il numero delle case riscaldate con legno per sceso da 608.000 (= 21% sul totale) a 514.000 (= 15,3%). Numerose sono state anche le sostituzioni di impianti e di stufe di vecchia data, a basso rendimento termico e notevolmente inquinanti.

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parit di contenuto energetico, pi a

buon prezzo34.

Nel molto dinamico settore dellimpiantistica

sono invece da segnalare i notevoli

progressi nella tecnologia della

combustione, particolarmente nellaumento

dei rendimenti termotecnici e nella riduzione

delle emissioni inquinanti, realizzate dalle

numerose aziende specializzate, molto

attive anche sui mercati esteri. Sul mercato

interno stanno aumentando a ritmo

crescente tanto le vendite di apparati a pellet con potenza fino a 100 kW (oltre 4.500 nel

2001) che superano notevolmente quelli a

cippato (poco meno di 2.300), quanto anche

gli impianti di teleriscaldamento (alimentati

principalmente con cippato) di svariata

potenza (dai 100 kW di Weilershofen e

Hagenberg fino ai 7.000 kW di Allensteig).

Nella Regione della Bassa Austria (N),

attorno a Vienna, gli impianti sono

attualmente pi di 160 e il totale nazionale

34 Ad latere, pare interessante riportare le percentuali (del 1999) dellimpiego dei vettori energetici rinnovabili in Austria, dove essi secondo i Jonas e Haneder (2001) fornivano (con esclusione dellidroelettrico) il 12% del consumo complessivo di 1.200 PJ/a, ovvero circa 144 PJ. Il panorama ovviamente dominato, con un notevole 54%, dallassortimento classico legna da ardere legna da stufa; seguono, nellordine, acqua reflue delle cartiere 19%, rifiuti combustibili 7%, combinato di solare, eolico e geotermico (incluse le pompe di calore) 5%, cippato di bosco 4%, cippato di segheria e pressati 4%, cortecce 4%, biogas 2% e paglia 1%.

di quasi 600 stabilimenti con una potenza

installata complessiva di circa 750 MW.

A proposito degli altri Paesi presi in

considerazione dal Rapporto UMBERA e

da Rakos (2002) si pu sinteticamente

annotare quanto segue. Norvegia

Produzione del 1999 stimata in circa 20

kt/a, di cui 11 destinate allesportazione

verso la Svezia. Capacit produttiva in

rapidissima crescita, che attualmente

dovrebbe aver superato le 100 kt/a. Stima

dellesistenza, nel 1999, di sole 140 (sic!) stufe a pellet e di 30 impianti nel settore di potenza da 20 a 50 kWh; inoltre

vengono menzionate 12 utenze pubbliche

con potenza installata superiore a 200 kW

(fino a 2,5 3,6 MW).

Pi in generale sempre rimanendo

nellimpiego delle biomasse si pu

segnalare lesistenza di circa 800.000

stufe a legna, impiegate principalmente

per riscaldamento addizionale a quello a

corrente elettrica che domina il panorama

del calore domestico del Paese in cui il

50% del consumo energetico nazionale

complessivo fornito da questo vettore,

praticamente tutto di origine

idrogravitazionale. Francia

Maggiore utilizzatore europeo di

bioenergia primaria con 11,2 Mtep/anno

nel 1999 e contributo del 21% nella

Comunit Europea secondo la 2001

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 27 di 78

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Annual Energy Review della Commissione

Europea35. Questo Paese partito gi nel

1980 con la produzione pellet di legno (talvolta chiamato anche granul) ma forse per avere troppo puntato sulle grandi

utenze non mai diventato un grosso

produttore. Infatti, nel 1999, la produzione

era solo di 14 kt, ricavate principalmente

da segatura da parte di 5 imprese, fra le

quali emerge la COGRA 48 con la sua

produzione di 10 kt/a (ITEBE, 2001). La

stessa fonte ritiene che nel 2000 il parco

francese di impianti a pellet era costituito da circa 12 bruciatori di potenza superiore

ai 300 kW, 150 impianti con meno di 100

kW e di (sole, n.d.r.) 600 stufe, il cui

mercato pare per essere in rapida

crescita. I prezzi sono molto differenziati a

seconda del tipo di fornitura (0,025 /kWh

con autobotte e pi del doppio in sacchi) e

costosa risulta anche la segatura a causa

della concorrenza dei pannellifici e delle

cartiere. Germania

In questo grande Paese, in cui, secondo

lIEA, nel 1999 solo l1,5% del consumo di

energia primaria era di origine biomassale,

nel 2001 esistevano circa 7,6 milioni di

apparecchiature di riscaldamento a legno

(tra stufe e caldaie di case mono, bi o

trifamiliari) con un aumento del 3,3%

sullanno precedente. Il consumo

complessivo di questi impianti viene

35 Per lIEA gli omologhi valori sono 9,6 Mtep/anno e 22,5%.

stimato in 12,3 Mt di legno, vettore

energetico che copre circa il 90% del

consumo dei principali combustibili solidi

impiegati nel riscaldamento domestico.

Recenti studi di C.A.R.M.E.N. (2002)

riferiscono, per lanno 2001, di una

capacit prod uttiva di sole 23.100

tonnellate di pellet (non interamente sfruttata) contro un fabbisogno di 37.600

tonnellate da parte di 8.200 riscaldamenti

centrali e 5.300 stufe. La situazione per

in rapidissima evoluzione, in quanto la

vendita di caldaie da riscaldamento

centrale a pellet fino a 35 kW di potenza cresciuto da 800 a 2.400 unit dal 1999 al

2000 e di circa 5.200 nel 2001. Meno

consistente, di circa 3.000 unit, risultata

invece, nel 2001, la vendita di stufe a

pellet, mentre i teleriscaldamenti a pellet (con potenze tra 150 e 300 kW) si

diffondono con circa 60 nuovi impianti

allanno.

Per i prossimi anni previsto che il

numero di acquisti di nuovi impianti

rimanga immutato mentre potranno

notevolmente aumentare le sostituzioni,

perch una legge impone che entro il 2004

vengano sostituite tutte le caldaie pi

vecchie di 20 anni. In considerazione di

questa e altre circostanze C.A.R.M.E.N.,

in una proiezione al 2007, prevede un

consumo di 363 kt di pellet e che gi nel 2004 la produzione (120 kt) superi il

consumo ritenuto pari a 110 kt.

IL PELLET: notizie e informazioni sulla produzione e limpiego di Bernardo Hellrigl Pagina 28 di 78

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I maggiori ostacoli allespansione del

consumo del pellet in Germania sono dati dallinsufficienza della logistica (solo poco

pi di 200 rivenditori, pi diffusi nei Lnder

meridionali e molto rari dal parallelo di

Berlino in su)36 e da certe incertezze sulle

qualit ambientali delle installazioni e del

combustibile. A queste remore spera di

ovviare lAssociazione per il pellet da energia costituito due anni fa, e domiciliato

presso C.A.R.M.E.N..

Per quanto riguarda invece la base di

rifornimento dei pellettifici la Umwelthilfe, una delle maggiori Associazioni

protezionistiche tedesche, stima che un

quarto degli scarti di lavorazione delle

industrie del legno e derivati (che

dovrebbero corrispondere a circa 5 milioni

di m3 allanno) attualmente finisca ancora

in discarica (o negli inceneritori, n.d.r.) e

che con questa massa di scarti inutilizzati

si potrebbe fabbricare una quantit di

pellet corrispondente quasi a tutta la produzione europea e statunitense.

Esperti di biomassa ritengono invece che

circa 300 kt/a di buona materia prima

(piallacci e segatura) sarebbero disponibili

per la produzione di pellet, in un mercato pi ampio nel quale esiste una notevole

concorrenza (da parte di pannellifici,

cartiere e anche industrie chimiche) per

36 Relativamente pi numerosi, pi di una sessantina, invece sono i costruttori germanici di impianti e stufe a pellet che operano in un mercato sul quale vengono offerti anche molti ottimi prodotti stranieri (austriaci soprattutto, ma anche italiani, svizzeri e scandinavi).

usi materiali dei cascami legnosi

industriali. Svizzera

Da ITEBE (2001) si apprende che: (i)

produzione e richiesta sono in forte

aumento, (ii) il prezzo elevato perch la

poca segatura disponibile (circa 60.000

tonnellate allanno) viene contesa da

diversi interessati, e (iii) nel 2001 una

stima del numero degli impianti di

riscaldamento con potenza inferiore a 100

kW ha dato i seguenti risultati: 10.335 a

legna, 1.344 a pellet e 1.143 a cippato. Ci per non autorizza a ritenere che il

pellet abbia superato il cippato perch probabile che la potenza media dei

bruciatori a pellet sia inferiore a quelle delle caldaie a cippato. Finlandia

Poco noto sulla produzione di pellet, che viene preferenzialmente destinata

allesportazione (comunicazione personale

da S. Grisotto). Andando un po fuori

tema, pare per interessante riferire

quanto recentemente (2