Il Malinteso - Irene Nemirovsky

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Irene Nemirovsky IL MALINTESO

Traduzione di Marina Di Leo Con una Nota di Olivier Philipponnat Titolo originale: le malentendu 2010 edition de-nol 2010 ADELPHI EDIZIONI Milano ISBN 9788845925269

IntroduzioneIl malinteso, primo romanzo di Irne Nmirovsky (Kiev 1903-Auschwitz 1942), apparve in rivista nel 1926, quando lautrice non aveva ancora ventitr anni, e in volume nel 1930, sullonda del successo di David Golder. Presso Adelphi sono in corso di pubblicazione tutte le opere della Nmirovsky.

si ferm a pettinarsi, diede qualche ritocco al trucco e si cosparse di profumo sulla nuca e sulle braccia, dove lui aveva labitudine di baciarla; indoss labito preferito di Yves, dispose lei stessa le tazze da t sul tavolino, vers il porto nella caraffa di vetro scuro che luccicava come un rubino, sistem i fiori, riemp di sigarette la scatola di lacca verde e nera che veniva da Mosca e che a lui piaceva tanto, piazz il tutto accanto al fuoco, nel cerchio di luce rosata del lume. E poi cominci di nuovo ad aspettarlo. Per lei la vita era ormai un continuo aspettare. Aspettare lo squillo del telefono, aspettare le sue visite o lora dellappuntamento Oh, che atroce supplizio amare!.

Lamore, mia cara, un sentimento di lusso!: questo cerca di spiegare una madre che molto sa alla figlia innamorata e infelice; e le fa acutamente notare che gli innamorati immaginano sempre di aver fatto un cattivo affare, a vantaggio esclusivo dellaltro. Ma lei, Denise, non disposta ad ascoltarla. Quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le apparso come un giovanotto elegante e raffinato; e poich alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto luomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po annoiato. Poi il marito stato richiamato a Londra da affari urgenti, e con Yves, per la prima volta in vita sua, Denise ha scoperto lamore: e da quel momento non c stato per lei nessun altro al mondo. Il ritorno a Parigi stato come un brusco risveglio: no, in realt Yves non affatto ricco; alla fine della guerra lui, che era cresciuto in unepoca in cui cerano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente, si reso conto di aver perduto tutto, ed stato costretto a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica. E nellamore di Denise non cerca la passione, ma il riposo.In questa cronaca di un amore sghembo, in questo studio sentimentale in trompe-loeil (come lo definisce Olivier Philipponnat, autore della biografia dellautrice), dove si fronteggiano due inconsapevoli egoismi, la giovanissima Irne Nmirovsky sfodera gi il suo sguardo acuminato e una perfetta padronanza della tecnica narrativa.

Capitolo 1.

Yves dormiva sodo, come un ragazzino. Aveva cacciato la testa nellincavo del gomito, ritrovando distinto, insieme al sonno profondo e fiducioso dellinfanzia, i gesti e finanche il sorriso innocente e serio dei bambini; sognava una spiaggia piatta, inondata di sole, il sole del tramonto sul mare, il sole fra le tamerici. Eppure erano passati pi di quattordici anni dallultima volta che era stato a Hendaye, e il giorno prima, essendo arrivato a tarda sera, era riuscito a vedere ben poco di quel delizioso angolo della regione basca: un abisso pieno di ombre e di rumori il mare -, qualche luce laddove loscurit era pi fitta, in mezzo a quello che doveva essere un boschetto di tamerici, e poi altre luci a ridosso della costa il casin -, lungo la quale un tempo si dondolavano solitarie le barche dei pescatori. Ma il ricordo di quel paradiso assolato della sua infanzia si era conservato intatto, e in sogno lo rievocava identico, fin nei minimi dettagli, compreso il caratteristico odore dellaria. Da bambino Yves aveva trascorso a Hendaye le sue vacanze pi belle. Aveva assaporato giornate piene e dorate, simili a frutti perfetti maturati sotto un sole che ai suoi occhi stupiti di fanciullo appariva nuovo, come ai primordi del mondo. Da allora luniverso sembrava aver perduto a poco a poco la freschezza dei suoi colori, e lo stesso vecchio sole si era sbiadito. Ma a volte, in sogno, il giovane, che aveva conservato unimmaginazione fervida e vivace, riusciva a restituire loro il primitivo splendore; e quella specie di incanto si prolungava anche dopo il risveglio, infondendogli una dolce nostalgia. Quella mattina Yves si dest di soprassalto alle otto in punto, come quando era a Parigi. Apr gli occhi e fece per saltare gi dal letto; ma dallo spiraglio delle persiane vide filtrare un raggio sottile, come una freccia doro, accompagnato dal leggero ronzio delle belle giornate estive in campagna, al quale si mescolavano le grida dei tennisti nei giardini circostanti e quel particolare rumore, cos allegro scampanellate, passi, accenti stranieri -, che fa subito capire di essere in albergo, in una grande casa piena di sfaccendati. Allora Yves torn a sdraiarsi, sorrise, si stiracchi, assaporando come un lusso ritrovato la deliziosa pigrizia di ogni suo gesto. Poi cerc il campanello che pendeva fra le sbarre di ottone del letto e suon. Di l a poco un cameriere entr con il vassoio della colazione, apr le persiane, e un fiotto di luce invase la camera.E una bellissima giornata pens Yves ad alta voce, come quando era studente e tutti i suoi piaceri e tutte le sue preoccupazioni dipendevano dal tempo. Balz gi dal letto e corse scalzo alla finestra.Sulle prime rimase deluso: aveva conosciuto Hendaye allepoca in cui era un semplice borgo di pescatori e contrabbandieri, con due ville soltanto, quella di Pierre Loti, un po pi lontana, sulla sinistra, dal lato del fiume Bidasoa, e quella della sua famiglia, sulla destra, laddove adesso sorgeva una ventina di case in finto stile basco. Vide che sulla costa avevano costruito una diga attorno alla quale crescevano alberelli stenti; davanti cera una fila di automobili parcheggiate.Distolse lo sguardo, immusonito. Perch gli avevano rovinato quel piccolo paradiso terrestre che a lui piaceva tanto proprio per il suo fascino semplice e rassicurante? Tuttavia rimase in piedi davanti alla finestra aperta, e a poco a poco, come quando su un viso trasfigurato dagli anni riconosciamo un sorriso, uno sguardo, e guidati da questi ritroviamo a tentoni i lineamenti amati, Yves cominci a riscoprire con unemozione dolce e intensa le linee e i colori del paesaggio, il profilo delle montagne, la superficie scintillante del golfo, la chioma mossa e lieve delle tamerici. E quando nellaria percep di nuovo il profumo di cannella e di aranci in fiore portato dal vento andaluso, si riconcili del tutto con loperato del tempo, sorrise e lantica gioia torn a dilagargli in petto. Si allontan a malincuore dalla finestra, dirigendosi verso la stanza da bagno, inondata dalla luce del sole che si riverberava sfavillando sulle pareti verniciate a smalto e sulle piastrelle bianche. Accost le tende di trina ornate di complicati arabeschi, e di colpo gli stessi arabeschi si disegnarono sul pavimento ricoprendolo di un tappeto leggero, ondeggiante e delicato che si modificava ogni qualvolta la brezza marina agitava i tendaggi. Yves, incantato, seguiva con gli occhi il gioco di luci e ombre, e gli sovvenne che da bambino quello era stato il suo passatempo preferito. E, come ogni volta che gli capitava di ravvisare tratti puerili nella sua personalit di adulto, prov, mista a una vaga angoscia, un po di tenerezza, quasi guardasse una vecchia fotografia. Yves alz lo sguardo e si scorse nello specchio. Era in uno stato danimo cos simile a quello delle radiose mattinate della sua infanzia che limmagine riflessa lo colse spiacevolmente di sorpresa. Un viso di trentenne, stanco, offuscato, dal colorito grigiastro, con una piega amara agli angoli della bocca, gli occhi di un azzurro che sembrava sbiadito, cerchiati, e senza pi le lunghe e seriche ciglia di un tempo Il viso di un uomo ancora giovane, certo, ma gi trasformato dallo spietato lavorio del tempo, che a poco a poco ha inciso sulla pelle morbida e liscia delladolescenza un lieve tratteggio, primo beffardo abbozzo delle rughe future. Yves si pass una mano sulla fronte che cominciava gi a stempiarsi; poi con un gesto automatico palp a lungo sotto i capelli, che in quel punto erano ricresciuti pi ispidi, la cicatrice della sua ultima ferita lo scoppio di una granata aveva rischiato di ucciderlo, laggi in Belgio, accanto alle lugubri rovine di un muro calcinato, fra gli alberi rinsecchiti Ma lingresso del cameriere, venuto a ritirare il vassoio della colazione, lo strapp dalle sue riflessioni, che andavano via via incupendosi, come capita in certe giornate estive quando lazzurro troppo intenso del cielo comincia in modo quasi impercettibile a scurirsi fino a diventare di un grigio plumbeo foriero di temporale. Yves indoss il costume da bagno e le espadrilles, si butt un accappatoio sulle spalle e scese in spiaggia.Lungo disteso sulla sabbia calda che crocchiava sotto i suoi piedi nudi, Yves chiuse gli occhi, si irrigid e rest perfettamente immobile per assaporare meglio, in ogni piega della pelle bruciata dal sole, sul viso riverso offerto alla luce accecante del cielo dagosto, biancastro per lafa, quella sensazione unica di gioia silenziosa, perfetta, quasi animale. Attorno a lui si muovevano con agilit uomini e donne in costume da bagno, per lo pi giovani e belli, abbronzati allinverosimile. Altri, sdraiati a gruppi, si asciugavano come lui al sole; alcuni adolescenti, nudi fino alla cintola, giocavano a palla in riva al mare rincorrendosi sulla spiaggia chiara, simili a ombre cinesi.Spossato dal bagno troppo lungo, Yves chiuse di nuovo gli occhi; la luce di mezzogiorno filtrava attraverso le sue palpebre abbassate, sprofondandolo in tenebre di fuoco, dove roteavano grandi soli, oscuri e fiammeggianti allo stesso tempo. Nellaria echeggiava il fragore delle onde che si abbattevano sulla riva come ali gigantesche. Una squillante risata infantile trasse Yves dal suo torpore; un paio di piedini correva vicinissimo a lui, e allimprovviso gli arriv addosso una manciata di sabbia. Si sollev di scatto, mentre una voce di donna esclamava in tono di rimprovero: Francette, insomma, Francette, vuoi star buona? Vieni subito qui!. Ormai del tutto sveglio, Yves si sedette a gambe incrociate e spalanc gli occhi; scorse allora una graziosa figura femminile fasciata in un costume da bagno nero che trascinava per la mano una bambina di due o tre anni appena, robusta e alquanto buffa, con un casco di capelli biondi schiariti dal sole al punto da sembrare paglia, paffuta e con la pelle scura come quella di una negretta. Yves le vide allontanarsi verso il mare. Le segu a lungo con lo sguardo, conquistato, senza rendersene conto, sia dalla piccina sia dalla bella mamma. Di questultima non era riuscito a scorgere il viso, ma la figura nellinsieme somigliava a una deliziosa statuetta. Non pot impedirsi di sorridere pensando al concorso di circostanze che sarebbe stato necessario a Parigi per avere una visione del genere; visione che l, sulla riva del mare, sembrava invece del tutto naturale. Cos comera in quel momento, bruna e rosea, con un costume da bagno la cui stoffa leggera lasciava indovinare ogni curva del suo corpo, quella giovane donna apparteneva un po anche a lui, uno sconosciuto, al quale si mostrava nuda come a un amante. Forse fu per questo che, non appena la perse di vista tra la folla dei bagnanti, Yves prov una lieve, del tutto fugace, sensazione di angoscia uno di quei piccoli dispiaceri che stanno ai grandi dolori come una puntura di spillo sta alla ferita inferta da un coltello. Si distese su un fianco, a un tratto un po annoiato, e si mise a giocherellare svogliatamente con la sabbia dorata facendosela scivolare tra le dita, come fossero ciocche di capelli fluenti, sottili e ispidi. Poi torn a guardare il mare, nella speranza di vederne uscire la giovane donna di prima. Innumerevoli figure femminili, nere e rosee, gli passavano sotto gli occhi; ma, per quanto aguzzasse la vista, non riusciva a scorgere quella che cercava. Alla fine la riconobbe grazie alla bambina che attir la sua attenzione piangendo e dimenandosi: con ogni probabilit, a scatenare quella rumorosa protesta era stata lacqua salata che la povera piccina doveva aver bevuto. La mamma tentava di consolarla ridendoci su e chiamandola stupidina; a un tratto si chin, la prese in braccio, se la iss sulla spalla e si mise a correre. Yves vide distintamente la curva del suo seno alto e ben modellato, la figura robusta e flessuosa, caratteristica delle giovani donne di oggi, che non hanno mai portato il busto, camminano molto e ballano da sempre; sembrava al contempo vigorosa e sottile, vagamente simile a unantica greca che corre senza piegarsi sotto il peso dellanfora in equilibrio sulla spalla. Allo stesso modo lei teneva la figlioletta, ed era molto bella e molto semplice, in mezzo a tutta quella natura semplice e bella. Colto da una specie di ansia, Yves si sollev sui gomiti per osservarla meglio mentre gli passava davanti: voleva studiarne i lineamenti; vide il suo volto abbronzato quasi come quello della figlia, il mento rotondo con la fossetta, la bocca socchiusa, umida e rossa, che doveva sapere di sale e di mare, lespressione candida e severa che hanno i bambini e talvolta le giovani donne; poi vide anche i capelli tagliati corti, le ciocche nere sulla fronte pura, scompigliate dallimpetuoso vento marino e simili, dure e ribelli comerano, ai riccioli marmorei delle statue greche di adolescenti. Era davvero molto graziosa. Ma scomparve subito dietro a una tenda, e lui rimase deluso perch non aveva avuto il tempo di notare il colore dei suoi occhi. Qualche istante dopo Yves era nel giardino dellalbergo; laria aperta e il sole gli davano una specie di vertigine, nonch un leggero mal di testa, fastidioso e tenace.Camminava lentamente, battendo le palpebre, senza riuscire a liberarsi da tutta quella terribile luce che gli era rimasta come impigliata fra le ciglia e che gli faceva lacrimare gli occhi, abituati alle mezzetinte del cielo parigino. Entrando nella hall not subito la bimbetta che gli aveva lanciato la sabbia e che ora saltava con grandi scoppi di risa sulle ginocchia di un signore vestito di bianco. Yves lo guard e gli parve di riconoscerlo; chiese come si chiamasse al ragazzo che manovrava lascensore. E il signor Jessaint rispose quello. Ma s che lo conosco! pens Yves. Non dubit neanche per un istante che fosse il marito della deliziosa creatura vista in spiaggia; ma invece di compiacersi di quel caso fortuito, che gli avrebbe consentito di conoscere la giovane donna nel modo pi semplice, rapido e comodo possibile, brontol, con la mancanza di logica tipica degli uomini: Uffa, sempre le stesse facce in giro! Mai una volta che si riesca a stare quindici giorni in pace, senza nessuno tra i piedi!.

Capitolo 2.

Yves Harteloup era nato nel 1890, in piena fin de sicle, epoca doro in cui a Parigi cerano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente, in cui si assecondava il capriccio con applicazione e il vizio con orgoglio, in cui per la maggior parte degli esseri umani la vita scorreva placida e incanalata come un ruscello del quale gi alla sorgente possibile intuire che avr un corso tranquillo e una lunghezza pi o meno prevedibile. Era figlio di un circolista, come si diceva a quei tempi, di un parigino di razza che aveva condotto la vita affaccendata e oziosa di tutti i suoi simili; ci nondimeno, Harteloup padre aveva avuto due grandi passioni: le donne e le corse di cavalli.Le une e le altre gli avevano dato la medesima sensazione di ebbrezza, di folle turbamento, di pericolo. Grazie ai cavalli, e grazie alle donne, in punto di morte pot dire sebbene non avesse mai lasciato Parigi, tranne che per Nizza o Trouville, sebbene la sua conoscenza del mondo si limitasse ai boulevard, ai campi di corse o al Bois, sebbene tutti i suoi sguardi fossero stati per gli occhi delle donne e tutti i suoi desideri per le loro labbra -, in punto di morte pot dire al prete che gli prometteva la vita eterna: A che pr? Io aspiro soltanto al riposo. Non mi resta pi niente da scoprire. Yves aveva diciotto anni quando il padre mor. Ricordava bene le sue mani morbide, il suo sorriso canzonatorio e affettuoso, il profumo leggero, sensuale, che gli aleggiava sempre intorno, come se conservasse nelle pieghe dei vestiti laroma delle tante donne accarezzate. Yves gli somigliava: anche lui aveva belle mani, fatte per lozio e per lamore, e gli stessi occhi chiari ed espressivi; ma quegli occhi, che nel padre erano acuti, appassionati e vivaci, a volte nel figlio diventavano cupi, pieni di tedio e di malessere, insondabili come labisso Yves si ricordava bene anche della madre, bench lavesse perduta molto presto; ogni mattina la governante lo conduceva nella sua camera mentre la pettinavano; indossava vestaglie leggere e ornate di pizzi fruscianti che palpitavano come ali a ogni passo; si ricordava pure dei suoi bustini di raso nero che modellavano un corpo snello e aggraziato, della sua schiena ben inarcata come imponeva la moda, dei suoi capelli rossi e della sua carnagione chiara. Quella di Yves era stata uninfanzia felice, da bambino ricco, sano, coccolato. I suoi genitori gli volevano bene, si occupavano di lui e convinti comerano che fosse destinato a una vita libera, opulenta, oziosa si sforzavano di inculcargli per tempo il gusto della bellezza, del pensiero che nobilita lesistenza, nonch le mille sottigliezze delleleganza e del lusso che la rendono tanto pi gradevole e colma di incomparabile dolcezza. E Yves cresceva, imparando ad amare le cose belle, a non lesinare sulle spese, a vestirsi con raffinatezza, cos come a montare a cavallo, a tirare di scherma, e anche, grazie alle lezioni discrete del padre, a considerare le donne lunico bene di questo mondo, la volutt unarte, la vita qualcosa di delizioso, di leggero e di spensierato, da cui un uomo saggio dovrebbe saper trarre solo gioie. A diciotto anni, conclusi gli studi, Yves si ritrov orfano e abbastanza ricco. Il lutto gli imponeva una vita piuttosto appartata e, poich si annoiava, cominci a frequentare senza troppo impegno i corsi di Lettere alluniversit; poi gli venne voglia di viaggiare: in questo, infatti, era diverso dal padre, come da tutta la generazione precedente, e non riteneva che luniverso si limitasse allavenue de lOpra e al Bois de Boulogne; i paesi stranieri accendevano in lui unardente curiosit che suo padre, con un sorriso sprezzante, definiva romantica. Yves trascorse dunque parecchi mesi in Inghilterra, fantastic su un viaggio in Giappone che non fece mai, visit qualche antica e sonnolenta cittadina tedesca, visse ore tranquille e sognanti a Siena, poi unintera primavera in Spagna che desiderava vedere sin dai giorni migliori della sua infanzia, quando passava lestate a Hendaye, sulla frontiera spagnola, in unantica casa di famiglia, dove i genitori lo mandavano con la governante. Cos, tra spostamenti continui, si consumarono oltre due anni, e allinizio del 1911 Yves torn a Parigi. Qui si stabil definitivamente e trov il modo di fare il servizio militare a Versailles. Altri due o tre anni trascorsero rapidi e senza scosse. Nel suo ricordo quel periodo somigliava a certe brevi e luminose primavere costellate di piccole avventure sentimentali, stagioni che sembrano cos fugaci, cos vuote, ma anche cos piacevoli. Poi, allimprovviso, nel bel mezzo di quella beata esistenza, scoppi la guerra, come un fulmine a ciel sereno.

1914: la partenza, lentusiasmo iniziale, la paura della morte. 1915: il freddo, la fame, il fango delle trincee, la morte ormai diventata una compagna familiare, che ti cammina accanto e dorme nella tua branda.1916: ancora freddo, sporcizia, morte. 1917: stanchezza, rassegnazione, morte Un lungo, lunghissimo incubo Fra i sopravvissuti, alcuni i borghesi, i pi placidi avevano ripreso la vita di prima, ritrovando come vecchie pantofole le antiche abitudini e la serenit di un tempo.Altri quelli pi fervidi continuavano a portarsi dietro i loro tumulti, la loro febbre, il loro tormento. Altri ancora, come Yves, erano tornati semplicemente sfiniti. Sulle prime avevano creduto che fosse una cosa passeggera, che il ricordo delle ore buie si sarebbe a poco a poco cancellato col ritorno a una vita tranquilla, normale, pacifica, che un bel giorno si sarebbero svegliati allegri, vigorosi e giovani come una volta. Ma il tempo passava, e quella cosa era ancora l, come un veleno che continua ad agire. Quella cosa, quello strano sguardo nel vuoto, uno sguardo che ha visto tutti gli orrori possibili, tutte le miserie, tutte le paure; quel disprezzo per la vita e lacuto desiderio dei suoi piaceri pi prosaici, pi carnali; quella pigrizia, dopo che laggi, per tanti anni, lunico lavoro era stato quello di aspettare la morte a braccia conserte; quella specie di amara ostilit verso gli altri, tutti gli altri, perch loro non hanno sofferto, loro non hanno visto Molti erano tornati con questi pensieri o con pensieri simili; molti avevamo continuato a vivere, come Lazzaro resuscitato, che cammina tra i vivi con le braccia tese in avanti, i piedi che inciampano nel sudario, le pupille dilatate da un oscuro terrore. Soltanto nel 1919 Yves, ferito tre volte e insignito della Croce di guerra, torn definitivamente a Parigi; tent allora di rimettere in ordine i suoi affari e di calcolare quanto gli fosse rimasto del patrimonio di famiglia. Questo, dietro suggerimento del notaio, era stato diviso in due parti quando Yves aveva raggiunto la maggiore et. Il capitale ereditato dalla madre era stato investito nella fabbrica del fratello di questultima, un ricchissimo industriale.Da quel lato non cera pi niente: lo zio era morto in rovina nel 1915.Gli restava leredit paterna, convertita prima della guerra in azioni estere, per lo pi tedesche e russe. A conti fatti, dunque, Yves si ritrov titolare di una rendita che copriva ampiamente le spese per le sigarette e i taxi. Per vivere doveva lavorare. In seguito, ogni volta che ripensava alle ore buie vissute dopo quella scoperta, un brivido retrospettivo gli correva lungo la schiena. Lo stesso giovane che per quattro anni era stato quasi un eroe diventava un vigliacco davanti alla fatica quotidiana, allobbligo del lavoro, alla meschina tirannia dellesistenza. Avrebbe senzaltro potuto, alla stregua di molti, fare un buon matrimonio, sposare la figlia di un nuovo ricco o unamericana piena di dollari, ma la sua educazione laveva provvisto di tutti quegli scrupoli e di tutte quelle finezze danimo che sono un lusso come tanti, per pi ingombrante, nonch di tutti quei buoni princpi che costituiscono per la coscienza una specie di seggiola gotica, rigida, con lo schienale alto, tanto bella quanto scomoda. Alla fine Yves aveva trovato un impiego nellufficio amministrativo di una grande agenzia di informazione internazionale duemilacinquecento franchi al mese, una fortuna insperata. Dal 1920 era lagosto del 1924 Yves conduceva una vita da impiegato, vita che detestava come certi ragazzini molto indolenti e molto sensibili odiano la vita di collegio. Aveva tenuto il suo vecchio appartamento, pieno di ricordi, di fiori, di begli oggetti disposti con cura. Ogni mattina alle otto, quando doveva alzarsi, vestirsi in fretta, abbandonare la penombra e il tepore casalinghi per il freddo pungente della strada e per lufficio spoglio e ostile dove avrebbe trascorso tutta la giornata a dare e ricevere ordini, a scrivere, a parlare, Yves provava sempre la stessa disperazione, lo stesso rabbioso e vano impulso di ribellione, la stessa noia terribile, cupa, opprimente. Non era ambizioso, n alacre; si limitava a svolgere scrupolosamente le sue mansioni, quasi fosse un compito di scuola.Nemmeno gli veniva in mente di poter fare affari, lottare, provare ad arricchirsi. Figlio e nipote di persone facoltose e dedite allozio, pativa la mancanza di agi, di spensieratezza, come altri patiscono la fame e il freddo. Poco per volta si era abituato a quella vita, perch bene o male ci si abitua a tutto, ma la sua era una rassegnazione tetra e avvilita. Le giornate si trascinavano sempre uguali, lasciandogli a sera una sensazione di stanchezza, un gran mal di testa, un amaro e malsano bisogno di solitudine. Cenava in fretta al ristorante, oppure accanto al caminetto, con Pierrot, un volpino dal pelo bianco e ricciuto, che sembrava un agnello, accucciato ai piedi; e andava a letto presto, perch i locali notturni e le sale da ballo costavano troppo e perch lindomani doveva alzarsi di buonora. Aveva delle amanti, relazioni che duravano due o tre mesi al massimo, facili da cominciare e facili da rompere, poich finivano sempre con lannoiarlo in breve tempo. Cambiava spesso donna a suo giudizio, infatti, solo il primo bacio valeva qualcosa e praticava a meraviglia quellarte prettamente moderna che consiste nel piantare le donne, delle quali sapeva sbarazzarsi con eleganza. A volte, dopo aver abbandonato unamante, oltre a provare la sensazione di sollievo di chi ha portato a termine un compito, gli tornava in mente suo padre, che aveva creduto di cogliere il senso della vita in quegli occhi, in quei seni, in quei brevi spasmi.La donna Per Yves era soltanto un oggetto grazioso e comodo: innanzitutto, ce nerano talmente tante, da quando cera stata la guerra, ed erano cos disponibili E poi, no, davvero, no, aveva un bel frugare in quegli occhi languidi e ingannevoli, non cera traccia del brivido interiore, della luce sempre nuova che suo padre si era illuso di trovarvi, e che forse anche lui confusamente cercava. E pensava che per chi ha visto lo sguardo dei moribondi, per chi caduto ferito, per chi ha spalancato le palpebre nel disperato tentativo di scorgere un lembo di cielo prima di morire, per chi ha vissuto tutto questo, la donna non ha n segreti n mistero n attrattive se non quella di essere compiacente, graziosa e fresca. Lamore doveva essere una sensazione di pace, di calma, di infinita serenit doveva dare riposo se mai esisteva

Capitolo 3.

Ogni estate Yves aveva diritto ad alcune settimane di ferie, e poich durante linverno conduceva una vita molto parsimoniosa, poteva permettersi di trascorrere le vacanze dove e come pi gli aggradava.Quellanno era tornato a Hendaye, spinto dal desiderio di rivedere la bellissima spiaggia dove andava da bambino; pensava inoltre che, rispetto ad altri luoghi di villeggiatura, Hendaye offrisse meno tentazioni di ogni genere, con il vantaggio per di essere vicina a Biarritz e a San Sebastin, i due centri pi piacevoli della fiera cosmopolita. Del resto, Yves adorava sia le onde alte e impetuose sia la luce splendente del paese basco. E, per finire, la vita comoda e oziosa dei grandi alberghi gli dava la stessa piacevole sensazione di ritrovato benessere che si prova immergendosi in una vasca dacqua calda dopo un lungo viaggio in treno. In quel primo giorno di vacanza Yves, sceso verso le due dalla sua camera dove si era attardato facendo una minuziosa toilette, stava finendo di mangiare pressoch da solo nella grande sala ristorante; nonostante le tende grigie che schermavano le grandi vetrate, la luce del sole filtrava e si diffondeva rutilante e fulva come una splendida capigliatura. Yves doveva resistere alla tentazione puerile di accarezzare al volo i raggi doro che danzavano sulla tovaglia, sui piatti e sul suo bicchiere di borgogna invecchiato, nel quale accendevano riflessi di rubino e di sangue. Attorno a lui alcune famiglie spagnole indugiavano a tavola chiacchierando con voci stridule; le donne erano corpulente e sfiorite, i giovani molto belli; ma quasi tutti avevano occhi stupendi, occhi di velluto e di fuoco; guardandoli, Yves pensava alla vicina Spagna, e fantasticava di andarci in ottobre, di rivederne le case rosa e i patios dove zampillavano le fontane. Ma un attimo dopo, a riscuoterlo da ogni vagheggiamento, gli torn in mente importuna la data in cui finivano le sue ferie, nonch il cambio raggiunto dalla peseta in quel mese dagosto dellanno di grazia 1924; allora smise di vagabondare col pensiero al di l dei Pirenei e, con mesta saggezza, abbass lo sguardo sulla grossa pera succosa che stava sbucciando. Fin di mangiarla e and in terrazza. Gruppi di ospiti seduti intorno ai tavoli di vimini bevevano caff sfogliando i giornali di Parigi e di Madrid; su un piccolo palco i musicisti accordavano con indolenza gli strumenti; alcuni infaticabili adolescenti avevano gi ripreso a giocare a tennis in giardino; la brezza marina gonfiava le grandi tende di cotone che garrivano come vele. Yves si avvicin alla balaustra per guardare il mare: non se ne stancava mai. Si sent chiamare per nome. Harteloup, come sta? E qui da molto?. Yves si volse e riconobbe Jessaint. Al suo fianco, su una sedia a dondolo, cera la giovane donna intravista poco prima; era tutta vestita di bianco, con il capo scoperto, le gambe nude, i piedi sottili in sandali intrecciati.Aveva accanto la figlioletta, che saltellava sul tiepido impiantito della terrazza. Conosce mia moglie? chiese Jessaint. Denise, ti presento il signor Harteloup. Yves sinchin; poi, rispondendo alla prima domanda che gli era stata rivolta, disse: Sono arrivato soltanto ieri sera. Immagino che si noti aggiunse con un sorriso mostrando le mani bianche da parigino. La giovane donna rise: E vero! Siamo diventati tutti mori, qui. Poi, guardando Yves con pi attenzione, soggiunse: Sbaglio o stato a lei che poco fa, in spiaggia, mia figlia ha lanciato un pugno di sabbia? Avrei dovuto scusarmene subito, ma ho preferito fingere di credere che stesse dormendo Mi vergognavo di avere una bambina cos maleducata concluse attirando a s la piccola, che sollev verso di loro il faccino tondo e ridente. Yves prese un tono burbero. Le sembra giusto, signorina, tormentare cos dei poveri ragazzi innocenti, che non le hanno fatto nulla di male?. La bimba scoppi a ridere nascondendo il viso nel grembo della mamma. Sembra di buonumore constat Yves. E una peste disse la madre con un lampo di compiacimento negli occhi. Poi sollev con un dito il mento rotondo della piccina sprofondato nelle sue gonne e aggiunse: Certo, siamo disobbedienti e monelle, ma non potrebbe perdonarci, signore, visto che siamo ancora molto piccole? Non abbiamo neanche due anni e mezzo.Quindi, rivolta alla bambina, chiese: E vero, signorina Francette?.No, no, io non la perdoner mai disse Yves. Poi prese la bimbetta in braccio e cominci a lanciarla in aria; la piccola agitava con forza le gambe nude e rideva divertita. Appena Yves accennava a posarla a terra, lei lo supplicava: Ancora, ancora, signore!; e Yves, deliziato di giocare con quel bambolotto di carne bruna e rosea, ricominciava a lanciarla pi forte di prima. Furono entrambi dispiaciuti di lasciarsi quando la bambinaia venne a prendere la signorina Francette per portarla in spiaggia. Le piacciono i bambini? chiese Jessaint mentre la piccola si allontanava a malincuore. Li adoro, specialmente quelli come sua figlia: belli, sani e sempre allegri. Non sempre osserv Denise con un sorriso. Soprattutto qui Il mare la rende nervosa, povera piccola Passa dal riso al pianto con una facilit e con una frequenza che mi portano alla disperazione. Come si chiama?. Francette, France, perch nata nellanniversario dellarmistizio. Strano che le piacciano i bambini disse Jessaint. Certo, io sono pazzo di mia figlia, ma devo ammettere che quelli degli altri non li sopporto Sono cos rumorosi, cos seccanti. Ah s? Perch la vostra diversa, forse? protest Denise. Ne combina pi lei da sola che unintera scolaresca!. Intanto voi esagerate E poi mia figlia, lavete detto voi stessa, ed vostra figlia, soprattutto concluse baciando con galanteria la mano della moglie. Yves lo guard e si accorse che il viso di Jessaint si illuminava di tenerezza quando si rivolgeva a Denise.Luomo not la rapida occhiata di Harteloup e, temendo che trovasse di cattivo gusto quelle effusioni, disse imbarazzato: Chiss che cosa penser di me E la mia imminente partenza a rendermi cos sentimentale. Ah, sta per partire?. S, vado a Londra Per qualche settimana Andr via stasera. Poi, rammaricandosi di parlare troppo di s e della sua famiglia, chiese: E lei, caro Harteloup, che cosa ha fatto in tutto questo tempo?. Yves rispose con un gesto vago.Jessaint spieg alla moglie: Harteloup e io eravamo vicini di letto allospedale di Saints-Anges, in quellorribile e cupa cittadina belga di cui non ricordo il nome. Wassin O Lieuwassin?. S, Lieuwassin Si chiamava cos Era proprio conciato male, povero ragazzo. Una pallottola nel polmone destro, ma ormai sono guarito disse Yves. Meglio cos, meglio cos Quanto a me, la gamba mi fa ancora male, il che per non mi impedisce di montare a cavallo. Non vi eravate pi rivisti da allora? chiese Denise. S, dagli Haguet ogni tanto, e anche in rue Bassano, vero? Da Louis de Brmont. Ma non sapevo che lei fosse sposato, Jessaint. Infatti non lo ero Solo fidanzato E ora, dopo il matrimonio, usciamo di rado. Sono spesso in viaggio per affari. Lo so, ho sentito parlare della sua invenzione disse Yves. Linvenzione consisteva in un macchinario in grado di captare e rendere riutilizzabile il fumo proveniente dalle ciminiere delle fabbriche; il che, durante la guerra, era valso alloscuro ingegner Jessaint la notoriet e un ingente patrimonio. Jessaint arross; aveva un viso simpatico, bench dai lineamenti un po grossolani, come tagliati con laccetta, ma ingentiliti dallespressione dolce e intelligente degli occhi azzurri. Il cameriere aveva portato il caff, e Denise lo serv; la delicata peluria del suo braccio nudo brillava sotto il sole, e lei aveva un sorriso serio da statuetta. Poi incroci le mani dietro la nuca, chiuse gli occhi e prese a dondolarsi piano sulla sedia, tranquilla e silenziosa, mentre gli uomini continuavano a parlare sottovoce della guerra, di quelli che erano caduti laggi e di quelli che erano tornati. Dopo un po Denise li interruppe: Mi scusi Pu dirmi che ora ?. Quasi le quattro, signora. Oh, allora tempo che vada a vestirmi Siete sempre dellidea di andare a Biarritz a comprarvi una valigia, Jacques?. Ma certo. Io vado a fare un altro bagno disse Yves alzandosi a sua volta. Non teme di stancarsi troppo?. Niente affatto, vivrei in acqua, io!. Si allontanarono insieme, mentre Jessaint finiva di bere il caff in terrazza. Yves guardava la giovane donna vestita di bianco che lo precedeva; nella luce abbagliante, i suoi riccioli neri erano leggeri e quasi azzurri, come gli anelli di fumo delle sigarette orientali; ai piedi della scalinata Denise si gir verso di lui sorridendo.Arrivederla, signor Harteloup A presto, immagino disse. Gli strinse la mano con quello sguardo franco, diretto, che lui aveva gi notato e che gli piaceva. Poi lo lasci e spar dietro la porta girevole dellalbergo, mentre Yves si incamminava lentamente verso la spiaggia.

Capitolo 4.

La rivide lindomani, allora del sonnellino pomeridiano sulla sabbia calda. Jessaint era partito per Londra, come previsto. Yves si avvicin, accarezz i capelli biondi e bagnati della piccola France e si intrattenne a conversare con la madre a proposito del marito e di tutti quegli amici comuni che si finisce sempre con lo scoprire, se solo lo si vuole. Al ristorante, dove la rincontr pi tardi, vide che i loro tavoli erano vicini; poi la scorse di nuovo nella hall, mentre era immersa nella lettura dei quotidiani. E cos di seguito Tutti i giorni, e a tutte le ore del giorno, ormai, non faceva che incrociarla.Non cera niente di strano: Hendaye era un piccolo centro, e nessuno dei due se ne allontanava mai. A Denise non piaceva separarsi dalla figlia: era apprensiva e, come ogni vera madre, immaginava sempre mille pericoli. Yves si abbandonava al torpore di quella vita monotona e piacevole che scorreva con la singolare rapidit di un bel sogno Mattine radiose, lunghe giornate pigre e piene di sole, tramonti brevi seguiti da notti spagnole che spingevano verso il mare tutti i profumi dellAndalusia Per Yves la presenza di Denise era altrettanto naturale e inspiegabilmente cara di quella delloceano; la figura della giovane donna si muoveva leggera sul mutevole sfondo delle tamerici come un grazioso riflesso creato dal gioco di luci e ombre; Yves non se ne stupiva pi. Allo stesso modo lo scintillio e il rumore delle onde colmavano le sue giornate e le sue notti di colori accesi e di una musica selvaggia che per forza di abitudine non percepiva pi. La bellezza di Denise lo lasciava freddo e calmo; e anche quando la mattina la vedeva correre agile e seminuda sulla spiaggia con la tranquilla impudenza delle donne giovani e avvenenti, Yves non provava alcun desiderio per lei; non avvertiva la tensione, la bruciante curiosit che tormenta gli uomini allinizio di un nuovo amore. Denise era graziosa, soprattutto era semplice e sana, e quella semplicit, quella salute esercitavano su di lui un fascino di cui era quasi inconsapevole. Non si chiedeva se fosse una moglie fedele, se avesse uno o pi amanti. Non la spogliava con gli occhi. A che scopo? Denise non nascondeva nulla, e pertanto non aveva mistero. Non pensava mai a lei quando la vedeva. E la vedeva sempre. La mattina, appena la incontrava, si sentiva contento: per lui Denise era come il simbolo, il segno visibile, di quella bella vacanza. Da ragazzino vedeva passare ogni sera sul molo di Hendaye due donne con il capo coperto da una mantiglia nera, due spagnole, che parlavano una lingua rude e rauca allepoca incomprensibile per lui. Nel buio della notte non riusciva a distinguere i loro volti, ma quando venivano sfiorate dal fascio luminoso del faro le due figure emergevano di colpo dallombra, rischiarate da una luce troppo vivida, come su un palcoscenico; poi si allontanavano in un ondeggiare di gonne. Yves non aveva mai scambiato una parola con loro; in seguito immagin che fossero due cameriere dellalbergo; non erano nemmeno belle, e se pure ne era un po innamorato, come lo si pu essere a quindici anni, era senzaltro pi invaghito della figlia del guardiano, sua prima amante, e della giovane americana con la quale si appartava dietro le cabine per baciarla sulla bocca; di queste ultime, tuttavia, si era dimenticato, mentre ogni volta che ripensava a quel periodo della sua adolescenza gli tornavano in mente le due donne straniere che chiacchieravano tra loro in una lingua sconosciuta, con il capo coperto dalla mantiglia nera e le gonne ondeggianti Allo stesso modo, si diceva Yves, qualora avesse rivisto Denise a Parigi, per strada, gli sarebbe subito apparsa davanti agli occhi, nitida come in unallucinazione, la spiaggia dorata e calda che si estendeva ad arco sulla riva del Bidasoa nella luce rosseggiante di una giornata estiva. Di solito questo potere di evocare i tempi andati ce lha la musica, soprattutto la musica pi semplice, ma ce lhanno anche, pensava lui, certi volti femminili. Un giorno Denise non scese in spiaggia. Yves non se ne accorse subito; si tuff in acqua, come sempre, e nuot a lungo, abbagliato dallo scintillio delle gocce che danzavano sulla cresta delle onde; poi si distese al solito posto, accanto alla tenda di Denise. La giovane donna non cera. Francette, in costume da bagno, faceva formine di sabbia sulle quali un minuto dopo si accaniva con energici e distruttivi colpi di paletta; la bambinaia leggeva. Yves si gir dal fianco sinistro a quello destro, sospirando irrequieto come i cani che si agitano nel sonno. Si sentiva nervoso senza riuscire a precisarne il motivo, stentava a respirare e il cuore gli batteva forte. Sono rimasto troppo a lungo in acqua pens. Si sollev su un gomito e fece un cenno per richiamare lattenzione di Francette; la piccola lo riconobbe, si alz ridendo e mosse qualche passo verso di lui, poi gli volt le spalle e scapp via con linspiegabile impulso dispettoso dei bambini. Yves si rimise disteso, contrariato al punto da mordersi le labbra per lirritazione. Tuttavia si ostinava a cercare cause fisiche, naturali, del suo malessere: faceva caldo, il sole gravava sulle sue spalle come una cappa di piombo; la sabbia, sollevata da improvvise folate di vento infuocato, gli solleticava le gambe nude causandogli un prurito insopportabile. Non si chiedeva esplicitamente dove fosse la signora Jessaint, ma a questa domanda non formulata trovava risposte vaghe, ipocrite: Star arrivando Magari si svegliata tardi Forse un po indisposta Ha deciso di non fare il bagno, ma adesso scender per quello della figlia C ancora tempo. Si girava e rigirava sulla sabbia bollente, come un malato nel letto, senza trovare requie; la sua, pi che vera e propria infelicit, era una condizione di disagio, uncomfortable, come dicono gli inglesi, e lui non sapeva darsene una spiegazione. Intanto il sole si era fatto alto, la spiaggia cominciava a svuotarsi; erano rimasti solo alcuni ragazzi a petto nudo che giocavano a pallone sulla riva. Poi se ne andarono anche loro. Il bagnino e i suoi aiutanti passarono trascinando le barche di salvataggio, che allora di pranzo venivano tirate in secco; le loro braccia scure, bagnate e muscolose erano tese come funi; si allontanarono lentamente. La spiaggia deserta e piatta si estendeva immensa, sfolgorante, sotto il sole di mezzogiorno. Yves restava l, immobile, con la testa pesante e un nodo alla gola. A un tratto si riscosse, dandosi dellimbecille: Denise non si sentiva bene e per questo non era venuta in spiaggia al mattino, ma di certo sarebbe scesa a pranzo! Non poteva star male al punto da rimanere a letto in una cos bella giornata, si disse Yves. Per ormai doveva essere davvero tardi: il tempo di vestirsi, radersi, e rischiava di non trovarla pi. Si gett laccappatoio sulle spalle e corse verso lalbergo. Venti minuti dopo Yves era in sala da pranzo, ma Denise non si vedeva; il tavolo al quale sedeva di solito era vuoto, con il coperto ancora intatto. A Yves la costoletta di montone parve bruciata, i piselli crudi, il caff imbevibile; i camerieri erano dei veri incapaci; Yves redargu aspramente il maitre e fece chiamare il sommelier per dirgli che il vino rosso di qualunque bettola parigina era senzaltro migliore del suo Corton 1898 rimprovero che mortific il poveraccio fin quasi alle lacrime. Senza neanche toccare la pesca che aveva nel piatto, Yves butt via il tovagliolo e si diresse rapido verso la terrazza. La sedia di Denise era occupata dalla piccola Francette, che si dondolava tutta seria con indosso un vestitino di cotone azzurro come il cielo. Vedendo Yves, la bambina balz gi dalla sedia e gli si attacc al collo. Cantami Ladies go to market, ti prego, signor Loulou!. Francette non sapeva dire signor Harteloup, come la madre, e perci aveva trasformato a modo suo il nome dellamico. Yves la prese sulle ginocchia e la fece saltare accennando il ritornello della canzone inglese; poi, con un tono indifferente che suon artefatto alle sue stesse orecchie, le chiese: Dimmi, Fanchon, la tua mamma non mica malata?. No disse Francette scuotendo la testa da destra a sinistra e da sinistra a destra come una bambolina cinese. No. Dov allora?.E partita. Star via molto?. Non lo so!. Ma s che lo sai, prova a ricordare disse Yves in tono suadente. La mamma ne ha parlato davanti a te, ci scommetto Stamattina venuta a baciarti prima di partire e ti ha detto: Arrivederci, bambina mia, fa la brava, io torner domani dopodomani?. E vero che te lha detto?. No, non ha detto niente rispose Francette. E dopo averci pensato su per qualche istante aggiunse: Sai, quando la mamma mi ha baciato prima di partire, io stavo ancora facendo la nanna, me lha raccontato la Miss. Yves ebbe la tentazione di chiedere notizie alla bambinaia, ma non os, nel timore di suscitare sospetti sospetti del tutto gratuiti, buon Dio! Rimise Francette a terra e se ne and. Partita, ma per dove? E per quanto tempo? La cosa pi assurda era proprio questa: Yves si rendeva perfettamente conto che lassenza di Denise non poteva durare a lungo, poich Francette era rimasta a Hendaye. Chiss, forse era andata a Biarritz per fare compere Ma allora con chi aveva pranzato? Con amici? Quali amici? Per la prima volta i suoi pensieri presero a vagare inquieti dentro quel mondo sconosciuto che circondava Denise, cos come qualunque altro essere umano mondo il cui mistero fino allora non laveva mai turbato. Era andata a pranzo con un uomo? Pass mentalmente in rassegna tutti i ristoranti di Biarritz che conosceva, da quelli pi lussuosi fino alle locande pi modeste, sperdute nella campagna. Era accecato dalla rabbia. Riusc a dominarsi con un enorme sforzo di volont che lo lasci pieno di vergogna, stordito e tremante. Allora si mise a camminare senza meta sulla spiaggia. Forse alcuni amici lavevano invitata a partecipare a unescursione. Oh, amici fidati, certo, oppure parenti Lei non gliene aveva parlato il giorno prima, ma si scambiavano cos poche parole, loro due S, doveva essere cos Unescursione Ce ne sono di molto lunghe, anche di due o tre giorni E se Denise era andata in Spagna o a Lourdes, sarebbe rimasta per almeno una settimana lontana da Hendaye Lontana da lui Sette giorni, sette mattine, sette lunghe sere Questa non era una cosa da niente, era terribile Oppure il marito laveva richiamata durgenza a Londra? Un incidente, una malattia, chiss In questo caso non sarebbe pi tornata La bambinaia avrebbe accompagnato Francette in Inghilterra Yves era sconvolto, come se gli avessero comunicato la morte di Denise. Si butt a terra, sotto il sole cocente, e affond le mani nella sabbia per raggiungere le profondit umide dacqua di mare; limprovvisa frescura lo fece rabbrividire. Si alz. A un tratto fu colto da un violento accesso di collera e prese a darsi dello stupido: E partita E con questo? Non sono innamorato di lei, giusto? E se non sono innamorato, che me ne importa di dov? La cosa non mi riguarda Sono un idiota, un vero idiota. Se lo diceva con veemenza, ma gli tremavano le labbra e continuava a ripetere meccanicamente la frase iniziale: E partita E partita. Allora rientr e si distese sul letto; rimase a lungo immobile, con la testa voltata contro il muro come faceva da piccolo quando qualcosa lo affliggeva. Alle cinque usc e and in terrazza, la percorse da un capo allaltro e poi fece pi volte il giro del giardino; alla fine, non sapendo come ingannare il tempo, si diresse al casin, sebbene lei lo frequentasse di rado. Ragazzi e ragazze a capo scoperto ballavano sulla pista costruita come una palafitta sul mare. Il continuo sciabordio delle onde intorno ai pilastri di sostegno e lo schioccare dei tendoni mossi dal vento davano la persistente sensazione di essere a bordo di una nave allattracco, fra scricchiolii e profumi salmastri. Pensando che si sarebbe sentito a proprio agio, Yves ordin un cocktail, ne bevve met e se ne and. Il sole delle sette si rifletteva pallido sullacqua, leggere nuvolette rosa si raggomitolavano con delicatezza nel cielo.Yves si ferm ad ascoltare il mare, che laveva sempre consolato; e anche quella sera gli avrebbe affidato il suo povero corpo stanco. Si spogli e si diresse a passi lenti verso il Bidasoa. La diga, tenuta accuratamente pulita nel primo tratto, nel tratto pi in basso era coperta da uno strato di sabbia sottile; non cera pi nemmeno il parapetto, e fra gli interstizi delle pietre crescevano bizzarri cespugli irti di spine. Poi largine finiva allimprovviso. Yves si spinse fino alla spiaggia, che si allungava sottile, a forma di arco, erosa dalle onde; a sinistra la baia, a destra il mare, collegati dal Bidasoa, talmente calmo che non luccicava neanche, pallido sotto il tenue riflesso del cielo. Di fronte, la Spagna. YVes si sedette con le gambe ripiegate sotto di lui, il mento sostenuto dalla mano chiusa a pugno. La solitudine era assoluta. Faceva uno strano effetto Il fragore delle onde non turbava il meraviglioso silenzio della sera. Sul fiume pass una barca scivolando senza rumore da una riva allaltra, dalla Francia alla Spagna; una luce dorata, pi fine, pi preziosa del riverbero di mezzogiorno, bagnava le cime delle montagne, ma le valli cominciavano gi a sprofondare nellombra. La collera di Yves si dissolse di colpo, ed egli fu sommerso da unindefinibile tristezza. Il buio avanzava rapido; nella solitudine della sera il mare sembrava di nuovo lontano, selvaggiamente maestoso. Yves si sentiva una piccola creatura smarrita nellimmensit della vecchia Terra. Pens a se stesso come a un fallito. Era disilluso, era solo, era povero. Il futuro non gli riservava pi alcuna gioia. Nessuno aveva bisogno di lui.Lesistenza era un peso, un peso insopportabile Yves aveva voglia di piangere; si dominava in un estremo e disperato sforzo dettato dal pudore virile, ma le lacrime gli traboccavano dal petto, gli salivano in gola, lo soffocavano. Un delizioso crepuscolo striato di azzurro cupo e di rosa avvolgeva la campagna, oscurandola. Le campane suonavano. AFontarabia, il paese di fronte, cominciavano ad accendersi le prime luci; si vedevano le finestre delle case, i fanali dei tram, i contorni delle strade; soltanto il massiccio campanile quadrato della vecchia chiesa rimaneva scuro e severo. Le campane rintoccavano lente, quasi fossero stanche, scoraggiate, tristi. E le fattorie sui fianchi delle montagne si illuminavano una per una, come stelle. Scendeva la notte.Intorno a Yves andava risvegliandosi tutta una vita misteriosa, sussurri, rumori, un brulichio di esseri animati, gli invisibili insetti che popolano la sabbia e che possibile udire solo quando cala la sera.Yves ascoltava tremante, in preda a paure indefinibili. Poi il peso che aveva sul cuore si sciolse di colpo in lacrime, ed egli si prese la testa fra le mani e pianse per la prima volta dopo molto tempo -, pianse come un bambino, su se stesso. E lei? chiese una voce conosciuta, un po esitante. Prender freddo, cos tardi. Yves alz la testa e sgran gli occhi. Davanti a lui cera Denise, il suo vestito spiccava chiaro sul buio della notte. Devo proprio sgridarla continu la giovane in tono scherzoso. E pi irragionevole di mia figlia. Le pare lora di fare il bagno, questa?.E cos tardi? balbett Yves alzandosi come un automa. Sono le nove passate. Oh, davvero? Io io non lo sapevo Sul serio, non me nero accorto. Santo cielo, si allarm lei ma che cosha, amico mio?. Denise tentava di osservarlo in volto, ma loscurit era troppo fitta. Tuttavia quella voce rotta, quei singhiozzi soffocati Dimpulso le sue affettuose mani materne, avvezze a consolare, a rasserenare, si tesero verso di lui. Yves, in piedi davanti a lei, tremante, chin il capo; piangeva piano, senza pudore, e gli sembrava che quelle lacrime lavassero il veleno e il sangue di unantica ferita; con una strana volutt assaporava sulle labbra il loro gusto dimenticato di sale e di acqua. Denise, con un nodo alla gola, mormor di nuovo: Ma che cosa c? Che cosha?. Nulla disse Yves. Nulla. A un tratto a lei venne in mente che forse aveva violato lintimit di un dolore solitario e fece per allontanarsi; Yves le fu accanto con un balzo; Denise sent la mano calda di lui sul suo braccio nudo. Non se ne vada Non se ne vada balbett Yves quasi senza rendersi conto di quel che diceva. La prego. Poi, con una specie di rabbia, grid: Ma dov stata tutto il giorno?. Attonita, Denise rispose docile: ABiarritz. Poi, intuendo con straordinaria perspicacia i dubbi che dovevano averlo angustiato, aggiunse: Mia madre abita l. Un breve silenzio scese tra loro. Alla fioca luce delle stelle Denise riusc a scorgere il viso tormentato di Yves, la sua bocca contratta in una smorfia rabbiosa e commovente, gli occhi supplichevoli. Dimpulso gli circond il collo con le braccia. Non si baciarono; rimasero strett luno allaltro, sconvolti, con il cuore in tumulto, traboccante di deliziosa tristezza. Con un gesto istintivo, antico, Yves appoggi la testa sulla spalla di Denise, mentre lei gli accarezzava la fronte in silenzio con unimprovvisa voglia di piangere. Accanto a loro le onde del mare si rincorrevano libere e selvagge; il vento portava dalla Spagna una flebile musica; un fremito percorreva la vecchia Terra, animata dalla vita confusa e misteriosa della notte. Lentamente, a malincuore, si sciolsero dallabbraccio. Yves le stava di fronte, seminudo; gli occhi di Denise, assuefatti al tenue chiarore che pioveva dal cielo, riuscivano a distinguere il suo robusto corpo maschile, coperto solo dal costume da bagno. Laveva visto cos pi di cento volte; ma soltanto quella sera, come Eva, percep la sua nudit. Allora prov vergogna e paura, come una ragazzina. Lo respinse con dolcezza e, oltrepassata la duna, spar nella notte. Yves non osava rientrare in albergo, svestito comera; si ricord che da bambino aveva trascorso pi di una notte in spiaggia. Avvolto nellaccappatoio, si rannicchi in un avvallamento della sabbia e si addorment di un sonno leggero e inquieto, inframmezzato da sogni, cullato dalla voce del mare e dai suoi profumi. Quella sera, come tutte le sere, Denise si sedette accanto al lettino in cui dormiva la figlia. Francette, con un dito in bocca, era gi nel mondo dei sogni; nella penombra si intravedeva il suo collo paffuto solcato da una piega di carne rosea che lo circondava come una collana; la piccola somigliava a un delicato uccellino rannicchiato nel tepore delle sue piume. Denise si chin sulla bambina per osservarla meglio. Come sempre le torn in mente limmagine vividissima di quando anche lei dormiva in un lettino simile a quello. Ma per la prima volta pens con stupore alla lunga strada che aveva percorso da allora; le era parsa breve perch il cammino era stato facile e dolcemente monotono.Eppure per lei cominciava gi lestate della vita Appoggi la testa sul guanciale, e i suoi corti riccioli si mescolarono ai capelli scompigliati di Francette, poi chiuse gli occhi e si abbandon ai ricordi Linfanzia piena di giornate luminose, di vacanze felici; e i piccoli dispiaceri puerili che nella memoria diventano, chiss perch, pi preziosi dei momenti di gioia Ladolescenza, resa pi triste ma anche pi nobile dallombra della Grande Guerra Il fidanzamento Il matrimonio, un vero matrimonio francese, damore e di convenienza, poi la maternit una vita piacevole e serena, molto ordinata, certo Eppure, quella sera, Denise si sentiva insoddisfatta, delusa, con un povero cuore tormentato Si alz, and alla finestra e usc sul balconcino di legno ornato di vasi fioriti che emanavano un profumo aspro e fresco. Un tremulo luccichio rischiarava la notte estiva Laggi cera la spiaggetta deserta, lambita dal mare, dove Yves laveva attesa, invocata Quei fugaci e deliziosi momenti erano stati talmente simili a un sogno che ora Denise si chiedeva se li avesse davvero vissuti; le era rimasta una strana sensazione di irrealt. Poi, a poco a poco, la sensazione si capovolse Pi lei restava l, avvolta nellombra e nei profumi della notte, pi il presente si stemperava e assumeva, al contrario, i contorni incerti del sogno, mentre il ricordo cresceva, imprimendosi con forza dirompente nel suo cuore e nella sua carne. Le mani di Denise si tesero istintivamente in avanti quasi a voler modellare i contorni del corpo che avevano stretto, del viso che avevano accarezzato; sembravano scolpire laria, brancolanti ma abili, come le mani di un artista cieco. A un tratto sussult: le era parso di percepire sotto le dita il rilievo delle labbra turgide e delicate di Yves. Strinse i denti, in preda a un sentimento simile al terrore, che la faceva star male e bene a un tempo; e a voce alta, come se chiamasse per nome un passante, disse: Lamore?. Solo pi tardi, quando, nella camera accanto a quella di Francette, Denise si coric nel letto dove aveva dormito il marito, quando istintivamente cerc sotto le lenzuola la voluminosa sagoma di quel corpo familiare, solo allora si ricord di lui, del suo affettuoso e fidato compagno. E ne ebbe talmente piet che le spuntarono le lacrime agli occhi: gli voleva bene; quando laveva accanto si annoiava e pensava spesso ad altro, ma faceva il possibile per rendergli la vita piacevole, per contraccambiare il suo amore con tutta la dolcezza e la premurosa comprensione di cui era capace. Laveva ingannato, insomma. Non si invent scuse. Sapeva di avergli sottratto qualcosa. Lamore Una breve avventura, piuttosto, in cui lei avrebbe messo il cuore, mentre laltro si sarebbe limitato ad appagare la propria vanit o il proprio desiderio. Denise non cercava la facile poesia di un romanzetto estivo. Gi se lo prefigurava Yves, come tutti gli uomini, le avrebbe fatto la corte per ventiquattrore, e poi la sera sarebbe venuto a bussare alla sua porta; avrebbero continuato cos per tre settimane, giorno pi, giorno meno, e alla fine si sarebbero separati come due estranei. Non era questo che voleva lei.Immagin in anticipo lo sguardo di Yves lindomani, uno sguardo insistente che lei conosceva bene per averlo visto pi volte negli occhi degli uomini a cui piaceva. Fino allora si era limitata a riderne Adesso Scoppi in lacrime, con il cuore colmo daffetto e di una vaga, immensa piet; piet per se stessa, piet per suo marito, da solo allestero, magari ammalato, ma soprattutto piet per Yves, per la possibile sofferenza del suo amore deluso. Si proponeva, rivedendolo lindomani, di tenere con lui un atteggiamento freddo e distaccato. Ma Yves gioc sulla sabbia con Francette per tutta la mattina; e quando le rivolgeva la parola non osava quasi sollevare lo sguardo; sembrava pi imbarazzato di lei, e questo la disarm; la sera, allorch le propose di fare una passeggiata prima di cena, lo segu con il batticuore ma pronta a respingere le dichiarazioni damore che non avrebbe mancato di farle.Lui, invece, non le disse nulla. Il sole tramontava sul mare, in mezzo ad arruffate nuvole scure. Era lora dellalta marea. Le onde si rincorrevano, bianche e grigie, infrangendosi con violenza contro la diga; gli uccelli volteggiavano nellaria lanciando strida. Yves parlava del pi e del meno, come sempre; erano seduti sul parapetto, mentre il buio scendeva rapido; cominciarono a cadere grosse gocce di pioggia, e lui le prese il braccio per aiutarla a correre verso lalbergo. Per un istante Denise ebbe limpressione che tremasse leggermente, ma Yves si domin subito. La pioggia divenne torrenziale; si era anche alzato un vento pungente che torceva le tamerici e spezzava i fiori. Yves gett la propria giacca sulle spalle di Denise. Correvano a perdifiato sotto il temporale; lui la teneva stretta a s, e lei sentiva la forte pressione della sua mano che le cingeva la vita, ma Yves si ostinava a tacere e serrava i denti senza guardarla, mentre lei lo osservava di sottecchi con espressione docile e timorosa.

Capitolo 5.

Passavano i giorni, e Yves non diceva nulla; non tentava di baciarla, n si permetteva di indugiare pi del necessario quando stringeva le mani fresche e tremanti di Denise. Era felicissimo cos, e temeva il potere malefico delle parole con una specie di terrore superstizioso.Assaporava quel periodo della sua vita come una prelibatezza; era un bel dono imprevisto offertogli dal destino: riposo, tempo libero, il mare, una donna deliziosa Solo la presenza di lei gli era indispensabile, per il momento; la lunga castit non gli pesava affatto, anzi gli sembrava un bene prezioso, una specie di ritorno allinfanzia; il suo desiderio per Denise gli procurava una sofferenza squisita, che lui si compiaceva di prolungare, come quando, nel cuore dellestate, si ha sete e ci si diverte ad accostare alle labbra il bicchiere imperlato di minuscole gocce senza bere lacqua ghiacciata che contiene. Yves aveva vissuto e sofferto abbastanza per riconoscere il valore del proprio turbamento; e lo coltivava con egoismo, con gelosia, come un fiore raro.Era strano, ma nutriva una fiducia assoluta in Denise Le occhiate che le lanciavano gli uomini la mattina in spiaggia, o la sera, quando appariva nella hall dellalbergo con indosso abiti scollati e il collo adorno di diamanti, lo lasciavano del tutto freddo: era sicuro di lei, intuiva che gli si abbandonava indifesa, rasserenata dalla sua finta indifferenza, e che quel silenzio carico di sentimenti inespressi la legava a lui pi di qualunque ardente dichiarazione damore. Yves aspettava, non tanto per calcolo quanto per una sorta di innata pigrizia, che in questo caso gli si rivelava pi utile delle azioni o delle parole. Per lestate stava finendo; il tempo si era guastato e le ville venivano chiuse luna dopo laltra; al mattino la spiaggia era completamente deserta, sotto un cielo biancastro, oscurato da improvvisi scrosci di pioggia. Le lunghe dormite sulla sabbia calda furono sostituite dalle passeggiate. Denise visit con Yves la regione basca, i piccoli sentieri che si inerpicavano tortuosi sui Pirenei, i boschi che lautunno cominciava a dorare, i tranquilli paesini dove la sera arriva prima che altrove a causa dellombra proiettata dalle imponenti montagne non appena il sole inizia a declinare. Un giorno Yves, felice come un bambino, raccolse delle more per Francette in un boschetto lungo la riva della Nivelle, mentre Denise immergeva le mani e le braccia nude nellacqua; avevano sempre la meravigliosa impressione di ringiovanire, di ritrovare una sorta di innocenza perduta. Verso la fine di settembre ci fu ancora qualche giornata di bel tempo; Yves propose a Denise di andare a vedere la processione di Fontarabia, unantica cerimonia apprezzata dai francesi non meno che dagli spagnoli. Il paese echeggiava di spari e di cannonate a salve; tuttintorno polvere, voci, musica; bande di ragazzini con il berretto inclinato su un orecchio si tenevano per la vita sbarrando le stradine, e cantavano e urlavano a squarciagola; frotte di cavalieri giungevano al galoppo da ogni parte, i cavalli nitrivano spaventati dal baccano e dallodore di polvere da sparo; le ruote delle carrozze trainate da muli coperti di nappe e di campanelli sobbalzavano sulle pietre aguzze del selciato; lintero equipaggio si impennava al passaggio di grosse automobili. Cera tutta Biarritz, tutta San Sebastin e tutta la provincia spagnola, da Irn a Pamplona. Gruppi di sudici marmocchi si picchiavano, lanciandosi insulti incomprensibili in dialetto basco misto a castigliano; alcune belle ragazze passeggiavano a capo scoperto, con un fazzoletto ricamato sulle spalle; quelle che venivano dalle zone interne inalberavano il caratteristico chignon alto con un fiore infilzato nel pettine; qualche donna anziana portava ancora la mantiglia nera. Era un continuo ridere, gridare, cantare, azzuffarsi, spingersi intorno alla fontana e alle bancarelle allaperto dove le venditrici mescevano limonate e sciroppi o offrivano arance, dolcetti tondi e infarinati, battole, palloncini e ventagli. Il flusso della folla ingombrava la stretta carreggiata.Denise si divertiva a guardare le vetrine piene di rosari, crocifissi, medaglie benedette. Al di sopra della strada i tetti sporgenti delle case antiche arrivavano quasi a toccarsi; dai balconi pendevano scialli, drappi ricamati, tovaglie ornate di merletti. Nella vecchia chiesa dalla facciata scura e luccicante doro le campane suonavano a distesa. Yves fece sedere Denise al tavolo di un caff allaperto e ordin una bottiglia di jerez e del cioccolato alla cannella: il cioccolato, troppo granuloso e troppo dolce, non le piacque, per bevve due o tre bicchierini di eccellente jerez; aveva le guance accaldate e le brillavano gli occhi; si tolse il cappello, il sole giocava fra i suoi riccioli dando loro un aspetto aereo e riflessi azzurri, come anelli di fumo. Yves e Denise si sporsero dal parapetto per guardare la processione; era un corteo interminabile di bandiere, di vecchi cannoni arrugginiti, di ubriachi che si aggrappavano con mani tremanti al loro fucile. Alla fine apparvero dei preti: indossavano pianete ricamate e reggevano una grande immagine della Vergine circondata di ceri accesi; la folla si inginocchiava al suo passaggio, e nellimprovviso silenzio le campane suonavano pi forsennate che mai facendo vibrare persino le antiche mura annerite. Poi la processione si diresse verso la chiesa, e la piazza cominci a svuotarsi; in breve tempo nel caff allaperto rimasero soltanto Yves e Denise, oltre a un gruppo di contadini spagnoli che bevevano in un angolo. Scendeva il crepuscolo, il cielo era tutto rosa e le montagne sembravano avvicinarsi avvolte in unombra fresca e misteriosa. Denise taceva, un po ubriaca, con gli occhi ostinatamente fissi sul diamante che portava al dito; il vento della sera le scompigliava i riccioli. Nei prossimi giorni torner mio marito disse a un tratto. Poi, di colpo turbata, sgomenta, pentita della sua bugia, arross. Ma Yves non se ne avvide e le chiese con ansia: Quando?.Denise accenn un gesto vago con la mano evitando di rispondere. E not, con profonda emozione, che le labbra di Yves tremavano leggermente.Viene a prenderla? mormor lui. Subito dopo, come tra s, aggiunse: E finita, questa bella vacanza Me nero dimenticato Fra due giorni il primo ottobre E io sar gi a Parigi. Fra due giorni? esclam lei. Le sembr che il cuore cessasse di batterle, e intanto si dava della sciocca: possibile che nellultimo mese non avesse sfogliato un calendario? Non aveva forse visto arrivare lautunno? E poi, in fondo, che cosa gliene importava della partenza di quellestraneo, di quello sconosciuto? Denise sussurr Yves. Lei trattenne il respiro senza osare rispondere. Yves le prese la mano abbandonata sul tavolo e vi appoggi la fronte calda. Denise si limit a mormorare di nuovo. Poi, con voce strozzata, aggiunse: Io non voglio lasciarvi. Non posso pi vivere senza di voi. Allora, dimenticando che bisognava negarsi, difendersi, farsi desiderare, e senza neppure accorgersi delle lacrime che le rigavano le guance, Denise si affrett a dire: Neanchio posso pi vivere senza di voi.

Capitolo 6.

Quella sera Denise lo aspettava. Non aveva acceso la luce ed era seduta sul letto con le mani strette fra le ginocchia. Yves laveva supplicata di cenare con lui a Fontarabia o nei dintorni, in una di quelle piccole locande dai muri imbiancati a calce che sembrano accucciate sul pendio della montagna e che la notte assumono laspetto minaccioso di un covo di banditi; ci nonostante vi si trova dellottimo vino spagnolo, uva, camere fresche e pulite con i letti protetti da zanzariere di mussola e il pavimento di legno intiepidito dal sole e piacevole al contatto con i piedi nudi. Denise aveva rifiutato la proposta a causa di Francette, e lui aveva subito acconsentito a ricondurla a Hendaye senza mostrare il minimo disappunto. Oh, il ritorno in barca, sulle acque del Bidasoa che il tramonto colorava di riflessi rosa! Il vecchio marinaio abbronzato, con un cerchietto doro allorecchio sinistro, fingeva di dormire appoggiato ai remi; il vento aveva un odore e un gusto salmastri. Erano arrivati a Hendaye che era gi sera, il cielo luccicava di stelle; non avevano visto calare il buio, stretti luno allaltro, le labbra incollate, gli occhi chiusi, mentre la barca scivolava lenta e silenziosa sullacqua scura Denise si prese la testa fra le mani tremanti. Dalla camera attigua una vocina chiam: Mamma!. La giovane si alz a malincuore e raggiunse la figlia. Francette era sveglia, con gli occhi che le brillavano, e tendeva le braccia alla madre. Mammina, mi hai portato qualcosa da laggi?. Che tornasse da unescursione o da un ballo, Denise aveva sempre qualche regalino per la figlia, ma questa volta se ne era dimenticata. Dopo un istante di imbarazzo, fu pronta a rimediare. Ma certo, disse in tono sicuro ti ho portato lodore della festa. Ho rischiato di perderlo lungo la strada, ma ce lho fatta, ancora qui. Lo senti?. Si chin con gravit su Francette e le porse la guancia da annusare. La bambina aspir a pieni polmoni, convinta dallaria seria della madre. E un buon odore afferm la piccola.Mammina, chiese poi quando sar grande potr andare anchio alla festa?. Certo, tesoro mio. E diventer grande presto?. Molto presto, se ti comporti bene. Denise baci con tenerezza la manina fiduciosa che le stringeva un dito. Era felice di non provare, come aveva temuto, vergogna o rimorso di fronte a quellinnocente che dormiva serena. Certo, molto presto Francette sarebbe diventata grande. E una notte avrebbe aspettato, anche lei, il Padrone. Se avesse avuto un figlio maschio, forse Denise si sarebbe sentita pi turbata, pi confusa. Ma davanti a quella futura donnina, con quelle labbra che un giorno avrebbero conosciuto il profumo dei baci, con quel corpicino predisposto allamore, non riusciva a cogliere la portata della propria colpa. Accarezz la figlia, le rimbocc le coperte fino al mento e usc chiudendo la porta con delicatezza. Tornata nella sua camera, si sedette sul letto disfatto e aspett docile, a capo chino e a braccia aperte, di udire il passo imperioso delluomo.

Capitolo 7.

Yves se nera andato allalba, lasciando Denise che dormiva con la testa nascosta nellincavo del braccio piegato. Gli era quasi parso di sedurre una fanciulla, tanto lei sembrava maldestra, inesperta, deliziosa nel suo sforzo di vincere il pudore, cos simile a quello di una vergine. Yves aveva capito che, nonostante il matrimonio e la maternit, Denise non era ancora veramente donna. Poco pi tardi, mentre indugiava nelle cure mattutine, Denise vide scivolare sotto la porta un telegramma. Lo apr e lesse: Arrivo Hendaye 3 ottobre. Tutto bene.Baci. Jacques. Chin il capo con una punta solo una punta di rimorso. Un istante dopo stava gi pensando al modo migliore per combinare le date Yves avrebbe posticipato la partenza di due giorni.Lei doveva convincere il marito a rientrare subito a Parigi con tutta la famiglia del resto ormai faceva fresco, e Francette stava diventando nervosa a causa del prolungato soggiorno al mare. Il 4, al pi tardi il 5, potevano essere gi a casa. Che gioia, la sua vita sarebbe cambiata!Basta con le interminabili giornate in cui ammazzare il tempo a colpi di visite e prove dalla modista, basta con le lunghe ore di ozio e con quella sensazione di vuoto, di noia, che avvelenava la sua esistenza di moglie felice. Bisognava trovare un appartamentino discreto; Yves aveva la sua casa da scapolo, certo, ma era molto pi piacevole disporre di due graziose stanzette, con tutti i ninnoli scelti da loro Lei poi le avrebbe riempite di fiori E le passeggiate in lungo e in largo per Parigi! Lei e Yves avevano la stessa passione per le vecchie strade e le vecchie case. Immagin come sarebbe stato bello bighellonare al calar della sera sui lungosenna popolati solo di ombre suggestive, mentre le chiatte scivolavano sullacqua con le lanterne accese nel crepuscolo. Si ricord, emozionata, di certi piccoli bistrot affacciati sul fiume che lei aveva guardato con curiosit tornando in automobile da una visita sulla Rive Gauche. L nessuno poteva riconoscerli; avrebbero comprato le caldarroste dal venditore allangolo, sarebbero entrati nei negozietti di antiquariato, dove avrebbero scovato per il loro nido deliziosi oggettini bizzarri e costosi, libri a entrambi piacevano le rilegature antiche, le pagine ingiallite e rovinate dai tarli. Altre volte Yves lavrebbe portata in campagna, nei boschi inargentati di Fontainebleau, e allarrivo della primavera lei avrebbe trovato il modo di cenare con lui in qualche locanda di periferia, sotto un pergolato, tra i gracidii delle rane nello stagno vicino. Lidea che il loro amore potesse finire prima del ritorno della primavera non la sfiorava neanche: Denise apparteneva alla categoria di donne che concepiscono soltanto lamore eterno. Si era data senza esitazioni e senza riserve, e perci si aspettava in cambio lo stesso dono totale di s, con una fiducia ingenua, assoluta, da bambina quale in fondo era ancora. Appallottol il telegramma del marito, lo gett distrattamente sul tavolo e fin di vestirsi; lassoluta certezza di aver compiuto un atto che la legava per sempre a Yves le suscitava un intenso e dolce turbamento, qualcosa di simile, insomma, alla fervida devozione di una sposa. La giornata trascorse insolitamente veloce; spirava un forte vento, pioveva, con improvvise schiarite che facevano scintillare il mare come unimmensa lastra dargento. Incuranti del fango che copriva le strade, Denise e Yves attraversarono Hendaye per lultima volta. Gli alberi, scossi con violenza dalla tempesta, perdevano le foglie; ed essendo quello un paese in cui il tempo cambia da unora allaltra con inaudita rapidit, era bastata una notte di pioggia per trasformare il paesaggio assolato del giorno prima in un desolato scenario autunnale. Passavano carri trainati da buoi. Grandi uccelli venuti dal mare sorvolavano la terraferma con un frullio dali, quasi radendo il suolo. Yves e Denise scesero fino al vecchio porto; i gradini di pietra rosa, lambiti dal mare per anni e anni, erano lucidi e levigati come il marmo; le antiche mura della citt, le barche, la casetta di Pierre Loti con il suo giardino frondoso e con le sue persiane verdi scolorite si riflettevano tremolanti sullacqua. Yves stringeva a s Denise; unespressione di fervida tenerezza sembrava ringiovanirgli il viso, di solito stanco e un po triste. Fu allora che Denise gli chiese con la massima naturalezza di rimanere altri due giorni a Hendaye con lei, certa di ricevere una risposta affermativa. Ma, con sua grande sorpresa, Yves si rabbui di colpo, la guard stupito e disse: Ma, Denise, tra due giorni il primo ottobre E le mie ferie finiscono appunto il primo ottobre Dopodomani devo essere a Parigi. Vi aspetta qualcuno?. E lufficio che mi aspetta, ahim!. Bah, due giorni in pi o in meno che differenza fanno?. La fanno, eccome! Rischio di perdere il posto spieg pazientemente Yves. Denise tacque sconcertata. Non aveva mai pensato a chiedergli che lavoro facesse. Suo marito le aveva detto che Yves era ricco; perci lei aveva immaginato che si occupasse di affari, come Jacques e come la maggior parte degli uomini del suo ambiente, quegli affari di cui le donne non capiscono nulla, se non che si traducono in grosse somme, quasi sempre milioni. Bambina viziata, figlia unica di facoltosi industriali, giovane sposa coccolata da un marito che guadagnava molti soldi, certi aspetti della vita materiale le restavano per forza di cose estranei. Si rese conto in quel momento che Yves era poco pi di un impiegato, e lidea di dipendenza evocata da quei doveri dufficio la sconvolse e la rattrist. Era dunque povero? Ma allora come faceva a passare le vacanze a Hendaye, dove certamente spendeva almeno cento franchi al giorno? Non riusciva a capire E pur vero che lei era lultima persona al mondo a potersi stupire di uno stile di vita in cui il superfluo aveva la meglio sul necessario. Comunque lespressione dura apparsa a un tratto sul viso del suo amante la convinse che non era il caso di insistere. Yves era seduto sui gradini del porto, e Denise si limit ad accarezzargli la fronte tentando di piegare con delicatezza quella testa ribelle, che fin per abbandonarsi sul suo grembo; allora lei la strinse a s. Yves cominci, e poi prosegu mormorando: Sarai tu a decidere quando andartene. Intanto abbiamo ancora unaltra lunga giornata da passare insieme, amore mio. Non cos lunga, Denise Partir domani alle sette del mattino. Oh, ma che dite adesso, siete matto? esclam lei ridendo. Perch stancarvi inutilmente, santIddio, quando avete a disposizione un ottimo treno che parte alle sette di sera e che vi depositer a Parigi dopodomani, giusto in tempo per andare in ufficio?. E un convoglio di soli vagoni letto, mentre io viagger in seconda classe. Durante le vacanze ho vissuto da gran signore, e ora mi tocca fare un po di economia. Poi, con una specie di goffa fierezza, continu: Non colpa mia, Denise, se sono un nuovo povero Non dovete avercela con me. Oh, Yves! protest lei, quindi aggiunse timidamente: Mi sento quasi pi legata a voi, sapendo che non siete felice. Sono molto felice, invece disse Yves sorridendo. Ma non privatemi mai di questa fortuna, Denise, perch, se doveste lasciarmi, non credo che potrei pi vivere da solo come prima.E con quel dolce sorriso che trasfigurava la sua espressione dura, ripet di nuovo: Sono molto felice. Port alle labbra la delicata mano di Denise che stringeva fra le sue, e la baci a lungo. E voi, mia cara, quando rientrerete?. Il 5, forse il 6. Cos tardi?.Torneremo in automobile spieg lei, sentendosi a un tratto come imbarazzata per il lusso in cui viveva, per la sua ricchezza, per la bella Hispano che lavrebbe ricondotta a Parigi, mentre a Yves toccava farsi sballottare in uno scompartimento di seconda classe. Ma lui si limit a dire: E un bel viaggio Un tempo lo facevo spesso Ma la strada pericolosa, soprattutto fino a Bordeaux Fate attenzione Non correte Star terribilmente in ansia.

Capitolo 8.

A Parigi gli alberi perdevano le foglie ingiallite, che marcivano nel fango scivoloso dei marciapiedi. Cerano un via vai e un baccano straordinari: il Salone dellautomobile, come ogni autunno, richiamava nella capitale lintera provincia. Tutti gli anni Denise, da vera parigina qual era, provava unemozione profonda, strana e dolce nel ritrovare la nebbia impalpabile, lodore di elettricit e di benzina, il cielo elegantemente velato di grigio sopra gli edifici slanciati, il chiasso delle strade e la fiumana di luci che al calar della sera scorre lungo gli Champs-Elyses fino alltoile. Di solito, appena arrivata, dopo aver fatto un bagno e impartito gli ordini ai domestici, usciva per una lunga passeggiata. Rientrava con le guance arrossate dallaria aperta e con una scorta di crisantemi e dalie sgargianti che profumavano di terra e di funghi. Poi sistemava lappartamento, riempiva di fiori i vasi, toccava e spostava tutto, ninnoli, quadri, cuscini, finch non riusciva a restituire alla casa, che tre mesi di abbandono avevano reso fredda e impersonale, il suo antico calore e il suo fascino familiare.Ora, per, nel piacere di ritrovare Parigi cera qualcosa di pi acuto, quasi doloroso, una specie di volutt. Era stata sul punto di gridare di gioia scorgendo Neuilly, e quando allorizzonte era apparso lArco di Trionfo gli occhi le si erano riempiti di lacrime. Ma, una volta rientrata, non degn di uno sguardo lappartamento. Fece un bagno, indoss una vestaglia rifiutando gli abiti da passeggio che la cameriera le aveva preparato e si sedette nel salottino, con gli occhi fissi sulla pendola, in attesa che il marito se ne andasse. Jessaint usc di l a poco. Allora Denise si fece portare il telefono, chiuse con cura la porta e domand con voce tremante il numero dellufficio di Yves.Pronto disse una voce stanca. Buongiorno, Yves, sono io, Denise.Ci fu un breve silenzio, poi la stessa voce riprese in tono leggermente diverso: Voi, amica mia Avete fatto buon viaggio?. Intuendo la presenza di un estraneo accanto a Yves, Denise si affrett a dire qualche frase banale. Poi chiese con ansia: Ci vediamo oggi, vero?.Ma certo, con grande piacere Sar libero alle sei e mezzo.Impossibile prima?. Assolutamente impossibile. Denise capiva che Yves non poteva dire altrimenti: non era solo; si sentivano voci in sottofondo. Eppure la sua freddezza la raggelava, la amareggiava. Alle sei e mezzo, allora acconsent Denise. Preferite che ci incontriamo vicino al vostro ufficio?. S disse lui. Poi, abbassando la voce, aggiunse in fretta: Square de lOpra. C un bar tranquillo e poco frequentato dove servono un porto eccellente. E proprio di fronte al mio ufficio. Vi dispiace se ci vediamo l?. Non mi dispiace affatto.Daccordo, allora. A pi tardi. Denise ud il suono metallico che interrompeva la comunicazione. Attacc la cornetta lentamente, con il cuore oppresso da un sentimento di delusione e di oscura inquietudine.Yves lamava davvero? Lo sperava, e la sua speranza era cos intensa che volle considerarla una certezza. E poi lei lo amava tantissimo, ahim! Erano le quattro. Denise cominci a vestirsi lentamente, accuratamente, con insolita minuziosit; rest a lungo davanti allo specchio scrutandosi il viso e il corpo con quellinsistenza che basta da sola a far riconoscere una donna innamorata. E ci nonostante fu pronta anzitempo. Prese un libro, lo sfogli senza leggerlo, lo mise da parte; poi torn a ravviarsi i riccioli ribelli, cambi cappello. Alla fine si fecero le sei, e usc. A causa del traffico che ingombrava le strade di Parigi giunse sul luogo dellappuntamento alle sei e mezzo passate, ma Yves non era ancora arrivato. Denise si sedette a un tavolino non troppo in vista. Era un minuscolo bar inglese, lindo e pinto, dallaria rispettabile e sobria; non cera quasi nessuno, solo il tavolo accanto era occupato da una coppia che si guardava negli occhi, fumando in silenzio. Denise ordin un bicchiere di porto e attese. Si sentiva a disagio, nervosa; arross terribilmente allorch il cameriere le port alcune riviste illustrate; osservandolo di sottecchi, not che aveva unespressione disincantata e intenerita, come se pensasse: Eccone unaltra. Quando infine Yves arriv, il cuore le balz in petto. Come state, caro? mormor con una vocina incerta. Denise si limit a dire lui. Ma sembrava molto turbato e le baci la mano con trasporto. Finalmente!. Lei sorrise. Siete contento? Sembravate cos freddo, poco fa, al telefono. Ma come, non avete capito che cerano altre persone? si stup Yves. S, ma. Yves si sedette e prese a chiederle del suo viaggio e della sua salute guardandola con occhi colmi daffetto e di felicit. Ma lei lo osservava furtivamente, rattristata; le sembrava stanco, invecchiato, con le palpebre pesanti e una piega amara sulle labbra; gli mancava qualcosa di indefinibile: quella freschezza e quelleleganza di cui non resta pi traccia non appena gli uomini smettono anche solo per un istante di curare il proprio aspetto.Denise ripens allaria distinta da giovane gentleman che Yves aveva a Hendaye, quando scendeva a cena, lavato e sbarbato, con lo smoking che gli cadeva a pennello. Volete venire da me? le propose Yves. Mi piacerebbe, ma devo tornare a casa alle sette Mio marito rientra sempre a quellora. Ah, peccato! disse lui in tono deluso. E voi finite di lavorare sempre cos tardi? gli chiese Denise. Yves fece un gesto stanco. Vedr di escogitare qualcosa Ma difficile. Poi con unallegria un po forzata aggiunse: Domani per sono libero, Denise, tutto il giorno libero E sabato, settimana corta Verrete a casa mia, non vero, cara?. E me lo chiedete? Certo!. Intanto lorologio a pendolo segnava le sette meno cinque. Yves chiam un taxi.In automobile prese Denise fra le braccia e la strinse con folle passione. Mia dolce piccina. Denise si abbandon allabbraccio, con gli occhi chiusi, pallidissima. Yves la tempestava di baci ardenti sulle guance, sul collo, sulla pelle delicata dei polsi Poi fece fermare lautista davanti a un fioraio e scese dal taxi, lasciando Denise ad aspettare un momento. Torn con unorchidea, una sola, avvolta nella carta velina come un gioiello, una preziosa meraviglia dai petali frastagliati che si riunivano in una specie di cono vellutato e fiammeggiante. E stupenda! esclam Denise estasiata. Davvero vi piace? chiese Yves. E bella, s, ma io preferisco le rose. Purtroppo erano finite, e allora ho preso questa. Ci sono alcune donne che assomigliano alle orchidee, non vero? aggiunse sorridendo. O almeno ne sono convinte. Voi no, per fortuna. Siete cos semplice e fresca Voi assomigliate a una rosa ve lassicuro, Denise -, a una di quelle deliziose rose che crescono nei giardini inglesi, con i petali delicati e chiari allestremit, mentre il cuore di un colore pi intenso; anche il loro profumo simile al vostro, credetemi, mia cara. Denise aveva appoggiato la testa sulla spalla di lui, e lo ascoltava rapita, con gli occhi chiusi, bevendo le sue parole come una bambina a cui raccontano una fiaba. Yves tacque e prese a cullarla con dolcezza.Allora lei, abbandonandosi completamente, mormor: Ti amo. Si aspettava, in una logica tutta femminile, di sentire, o anche soltanto di indovinare sulle labbra di lui uneco di quelleterno ti amo. Ma Yves non disse nulla, e si limit a stringerla un po pi forte.

Capitolo 9.

Denise era un po preoccupata allidea di andare a casa dellamante: temeva che abitasse in un anonimo alloggio ammobiliato, dove si sarebbe sentita a disagio. Fu quindi piacevolmente sorpresa quando entr nellappartamento che Yves era riuscito a mantenere dal 1912, dove si capiva che ogni oggetto era stato scelto con amore. Larredamento era confortevole, comprato in Inghilterra prima della guerra; nellampio camino ardeva un bel fuoco di ceppi; sulla tavola, apparecchiata in camera da letto, cerano una splendida coppa di cristallo di Boemia colma di frutta e una vecchia caraffina dargento con del vino, il tutto illuminato da due lampade col paralume rosa montate su antichi candelabri di vermeil finemente lavorati. In mezzo a tante cose belle e costose Yves sembrava proprio al posto giusto; senza darlo a vedere, Denise era stupita della rapidit con cui si trasformava il viso delluomo: il giorno prima le era parso invecchiato, cupo, quasi brutto; oggi era giovane e bello. Fece conoscenza anche con Pierrot, il volpino bianco simile a un agnello ricciuto con un nastro rosa al collo. Poi Yves le mostr i suoi ninnoli preferiti, una piccola collezione di boccette di profumo, e insistette per donargliene una, di epoca elisabettiana, con le insegne della regina cesellate in argento brunito su un cristallo blu che brillava alla luce come una pietra preziosa. Vi prego, accettatela la supplic quando lei fece mostra di rifiutare. Se sapeste che piacere ahim, troppo raro per me fare un regalo Vi prego. Quindi le mostr i ritratti dei suoi genitori e le parl delle avventure galanti del padre, in particolare le raccont di quando aveva abbandonato la moglie e il figlio per seguire unartista russa della quale si era innamorato. Avevano vissuto insieme per un anno, nei pressi di Nizza, a villa Snegurocka. Poich lei era biondissima e adorava il bianco, tutte le stanze della casa erano bianche, ornate di marmi, alabastri e cristalli; nelle aiuole crescevano solo fiori bianchi - tuberose, camelie e candide rose -, e il parco era popolato di pavoni bianchi, mentre alcuni splendidi cigni scivolavano sullacqua di tre laghetti. Poi lei era morta, e Harteloup padre era ritornato dalla moglie. Mia madre concluse Yves lo ha perdonato anche quella volta, una delle tante. Lo perdonava sempre: i suoi tradimenti erano quasi unopera darte Non si poteva serbargli rancore. E poi era un uomo irresistibile Aveva il fascino delle creature troppo amate. E pur vero che, quando si innamorava, dava tutto se stesso, e ogni volta era per leternit Non sappiamo pi amare a quel modo, noialtri.Seduto ai piedi di Denise e stretto alle sue ginocchia, Yves fissava il fuoco che ardeva nel camino. Perch dite cos? gli chiese lei. Mah, non so rispose Yves con un gesto vago. Forse perch oggi la vita troppo dura Le energie che un tempo venivano profuse senza risparmio nellamore e nella passione ora sono assorbite dalle mille seccature quotidiane, abbrutenti e micidiali Per amare come gli uomini della vecchia generazione occorre essere ricchi, avere molto tempo libero E poi, erano cos felici Conducevano unesistenza tranquilla, sicura, comoda, spensierata Loro avevano bisogno di emozioni, noi soltanto di quiete. E forse, alla fin fine, lamore esige, pi di quanto non si dica, palazzi di marmo, pavoni bianchi e cigni. Denise si chin verso di lui stringendogli le spalle. Ma voi mi amate, Yves? chiese, e la sua voce non sembrava quella di uninnamorata che mormora: Mi ami? in tono affermativo, come se conoscesse gi la risposta per illuminazione divina; al contrario, tradiva ansia e sofferenza. Era speranzosa, per.Lui rimase per un po in silenzio, e alla fine disse: A che cosa serve parlarne? Le parole non significano niente. Ditemelo lo stesso, vi prego Voglio saperlo. Mi chiedo, appunto, se sono capace di amare, di amare come vorrei sospir Yves. Eppure sento che mi siete infinitamente cara, Denise. Non solo vi desidero, ma provo per voi anche un immenso affetto. E non amore, questo? balbett Denise, quasi implorante, con il cuore stretto e gli occhi fissi in quelli di lui. Se per voi lamore questo, allora vi amo si limit a rispondere Yves.Per la prima volta Denise percep tra i loro cuori una specie di barriera, come una frontiera dai contorni vaghi, ma invalicabile. Non disse niente, e prefer chiudere gli occhi, dimenticarsi di s, non vedere, restare nel dubbio, piuttosto che perdere Yves qualunque cosa, pur di non perderlo. E, mentre lui la abbracciava, si asciug con una mossa furtiva della mano le lacrime che le sgorgavano dal cuore gonfio di tristezza.

Capitolo 10.

Una domenica di dicembre la signora Franchevielle, madre di Denise, e Jean-Paul Franchevielle, un bel ventitreenne dallo sguardo impertinente e le guance vermiglie da giovane paggio, cugino di Denise, pranzavano a casa Jessaint. Era una bella giornata dinverno, limpida, gelida e soleggiata; un vivido raggio dalle sfumature rosate rischiarava tutta la sala da pranzo e proiettava sulle pareti il riflesso danzante dei cristalli. Il viso di Denise, in piena luce, sembr a un tratto pallido, tirato, con quelle subdole ombre che a volte si insinuano nei volti giovani, scurendo le palpebre e segnando gli angoli della bocca come a prefigurare con discrezione le rughe future. Non ti senti bene, mia cara? chiese la signora Franchevielle. A quarantanove anni la madre di Denise era ancora una donna affascinante, che la sera poteva permettersi di comparire accanto alla figlia, sotto la luce violenta dei lampadari, in abito da ballo, con le braccia nude. Anche quel giorno, nel riverbero impietoso del sole, sapientemente truccata, con i bei denti smaglianti, i capelli folti e lucidi, laspetto sano e allegro, sembrava pi fresca di Denise. La figlia le voleva molto bene e le era grata di essere stata una buona madre, premurosa e intelligente, capace di dissimulare il suo profondo affetto dietro