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Il Cannocchiale di GalileoCritica della teologia economica

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Pamphlet dedicato alle nuove generazioni di Homo sapiens

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Aldo Sottofattori

Il Cannocchiale di GalileoCritica della teologia economica

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Pamphlet dedicato alle nuove generazioni di Homo sapiens

Indice

Introduzione

1 Sopravvivere e vivere sopra

2 Religioni e sette in contesto economico 2.1 La teologia neoclassica2.2 La teologia neokeynesiana2.3 La teologia neomarxista2.4 La teologia rossoverde2.5 Gli eretici della decrescita

3 Experimentum crucis3.1 Critica dellinterpretazione strumentale del progresso tecnico3.2 Capacit portante3.3 Rivoluzione ecologica...3.4 Vera rivoluzione?3.5 Ed ecco lexperimentum crucis

4 Ricostruire il puzzlePezzo n 1 Implicazioni evolutive dellanimale simbolicoPezzo n 2 Leffetto tragico: nascita dellantropocentrismoPezzo n 3 Ripristinare il patto con la naturaPezzo n 4 Distruggere gli argomenti del pensiero mainstreamPezzo n 5 La questione della popolazionePezzo n 6 Progettare luscita dallantropocentrismo

5 Ultime considerazioni

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Mille scopi vi furono finora, perch verano mille popoli. Solo la catena delle mille teste manca ancora, manca questo unico scopo. Lumanit non ha ancora uno scopo. Ma ditemi, fratelli miei: se allumanit ancora manca lo scopo, non manca anche essa stessa?

Friedrich Nietzsche (Cos parl Zarathustra)

In prima pagina: particolare di una fotografia di Paolo Ricci

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Introduzione

Tutti conoscono la storia. Galileo, messo a punto il cannocchiale, invit invano il

cardinale Bellarmino a guardare il cosmo per mezzo dell'innovativo strumento. Il

mondo conservatore del tempo rappresentato dalla Chiesa non poteva accettare la

sfida, poich non era pronta a mettere in discussione i fondamenti "letteralisti"

delle Sacre Scritture. Semplicemente si rifiut di "vedere" ci che era evidente.

Lideologia doveva prevalere sulla realt: ad ogni costo.

Analogamente, oggi i nuovi bellarmini ben sistemati nelle istituzioni

politiche, economiche e culturali del mondo non vogliono porre lo sguardo dove

nuovi strumenti inducono a guardare. Per quanto il loro sia un mondo in

disfacimento, per quanto i farmaci che dispensano producano la malattia anzich

combatterla, essi sono stabilmente fermi nelle loro ottuse convinzioni. Il silenzio,

la deformazione della realt, la deviazione dell'attenzione sono gli strumenti

sistematici attraverso i quali il potere economico e le istituzioni politiche,

supportate dai media, ammaestrano l'opinione pubblica per sottrarle il senso

critico necessario per una nuova rinascenza. Indubbiamente nel passato

mancavano gli importanti strumenti interpretativi della realt che oggi sono

disponibili, e quelle idee si sono formate in quei tempi. Ma oggi sembrerebbe

naturale cambiare prospettiva e prendere atto che la strada imboccata dallumanit

non pu insistere sul tracciato finora percorso. Purtroppo le idee sulla realt

prendono il sopravvento sulla realt stessa e tendono inesorabilmente a

trasformarsi in teologie. La potenza di questo meccanismo tale che anche quelle

forze sociali critiche e persino antagoniste che dovrebbero essere immuni dalle

deformazioni ideologiche, pur combattendo il pensiero mainstream, ne assumono

il tratto dominante.

Ebbene, vorrei proporre una riflessione. Anzi, la riflessione. Non lunica,

certamente, ma quella che d senso a tutte le altre. Gi, perch da essa tutto

dipende: il lavoro, lesistenza, la realizzazione di ognuno, insomma il nostro

futuro e quello delle persone che ci stanno intorno e alle quali vogliamo bene. E

anche di quelle che ci stanno lontano giacch la loro tranquillit, ricordiamolo

sempre, la garanzia migliore per salvaguardare la nostra. Dobbiamo saperlo:

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viviamo in un punto di biforcazione della Storia, quando il mondo si avvia alla

catastrofe pi terribile di ogni tempo. Solo prendendo coscienza di qualcosa che

assomiglia molto alla Verit s, quella con la V maiuscola possibile che un

destino che sembra gi scritto, e avviato a travolgerci tutti, sia schivato proprio

allultimo momento.

Mi sia permesso di entrare nellargomento con una allegoria. Immaginiamo

una di quelle belle stampe medievali in cui la Terra rappresentata, non da un

globo, ma da una enorme superficie piatta sulla quale il Tempo fluisce trascinando

con s i destini degli umani con le loro gioie e i loro dolori. Unimmensa distesa

in cui la speranza che non muore rigenera di continuo la volont di tentare di

nuovo (e di cui ognuno di noi la prova vivente). Ebbene quella immensa pianura

terrestre tradizionalmente pensata dagli antichi come sorretta da una colonna, o

da un gigante. Immaginiamo ora che quella colonna si incrini e vada in frantumi,

o che il gigante sia stanco del suo eterno sforzo e decida di lasciare. A quel punto

cosa varrebbero i ragionamenti, le discussioni, le polemiche, ma anche gli atti, i

contratti, i conflitti, gli accordi o i disaccordi che coinvolgono le passioni di quella

specie ignara di quanto sta accadendo sotto i suoi piedi? Nulla, direi, non vero?

Ora, allegoria a parte, qualcosa di simile accadr a breve. Non parlo di un

meteorite, o degli alieni cattivi, o della seconda venuta di Ges o di qualcosaltro

che non riesco a immaginare e che potrebbe, in un istante, mettere fine alla storia

di questa Terra. Non di questo che voglio parlare. Non voglio parlare di fatti che

prescindono dalla volont umana. Piuttosto vorrei discutere di qualcosa che

produrr gli stessi catastrofici effetti, ma che, a differenza delle ipotesi precedenti,

di stretta pertinenza dellHomo sapiens, ovvero della specie zoologica alla quale

appartieniamo.

Con la silenziosa ma importante presenza del lettore vorrei ragionare

intorno allespressione teologia economica che richiama il sottotitolo di questo

pamphlet. Proporr una tesi molto semplice: leconomia non una scienza. Ci

che viene fatta passare per scienza razionale non che una raccolta di illusioni

nascoste sotto numeri ed equazioni. Eppure di una scienza delleconomia ne

abbiamo certo bisogno. Anche se, sotto molti aspetti, viene sopravvanzata da

moltissime altre ben pi capaci di alimentare lo spirito umano, di certo la pi

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importante perch solo gestendo bene lambiente e le sue risorse (economia

significa gestione della casa) si pu poi pensare a tutto il resto: alla famiglia,

alla crescita dei figli, alla gestione del tempo libero, alle relazioni con gli amici,

alla stessa salute fisica e mentale. E invece oggi leconomia ancora non esiste

perch si presenta come mera teologia. Ma da dove spunta lespressione teologia

economica?

Leggendo un libro molto importante che sarebbe bello non mancasse in

nessuna biblioteca, Il secolo breve di Eric Hobsbawm, ho ritrovato ripetuta pi

volte la stessa espressione. Mi sono chiesto se l'uso di teologia economica da

parte dell'insigne studioso inglese proponesse un semplice disagio verso il

fallimento storico dellOccidente o se dietro quell'espressione vi fosse qualcosa di

pi ricco dal punto di vista concettuale. Ebbene, Hobsbawm che era uno storico

(un grandissimo storico), ma non un economista ha impiegato teologia

economica per esprimere una critica profonda verso quelle lite politiche,

finanziarie ed economiche che, pur rappresentando di fatto un potere assoluto nel

governo del mondo, mostrano totale incapacit di comprenderne la natura e

pilotano lumanit verso lautodistruzione.

Teologia economica dunque unespressione adeguata per indicare la

cornice storica in cui operano le lite e le istituzioni che hanno la pretesa di

guidare il mondo. Osserviamo bene quelle fotografie che ritraggono banchieri,

economisti, industriali, trafficanti di denaro e di merci e i loro staffieri politici. Sia

che operino nella sfera economica o nei parlamenti o nelle universit o nei centri

di ricerca, quelle creature inamidate, irrigidite nei loro ruoli, semplici emissioni

ectoplasmatiche di istituzioni moderne (alquanto arcaiche), hanno la pretesa di

leggere il mondo e di orientare il futuro! Ma, in realt, tali personaggi sono

semplici ricettacoli di idee, credenze e dottrine ben pi solide e concrete dei loro

corpi. Non forse vero che questi transitano veloci in questo mondo, mentre

quelle mostrano un attaccamento al Tempo ben pi vigoroso e arcigno?

Cos come la teologia religiosa pretende di possedere una verit a cui

l'umanit debba sottomettersi per realizzare una buona vita, cos il mondo della

politica, della sfera economica e delle istituzioni tecniche ad essa collegate, ha

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lambizione di leggere con chiarezza la realt per orientare il futuro e assicurare il

benessere allumanit. Infatti, cos come la religione detta le regole per un

doveroso adeguamento umano al volere divino, cos la scienza economica ha la

stessa pretesa di sottomettere l'umano a determinate r