II COP Colophon -...

of 84 /84

Embed Size (px)

Transcript of II COP Colophon -...

storie naturaliLa rivista delle Aree Protette dellEmilia-Romagna

Numero 1, 2004

DDiirreettttoorree rreessppoonnssaabbiilleePaolo Tamburini

CCoooorrddiinnaammeennttoo eeddiittoorriiaalleeRegione Emilia-RomagnaAssessorato Agricoltura, Ambiente e Sviluppo sostenibileServizio Parchi e Risorse forestaliVia dei Mille, 2140121 Bologna BOtel. 051 6396940fax 051 [email protected]na.it/parchi

A cura diEnzo Valbonesi e Monica Palazzini

Raccolta ed elaborazioni dati, ricerca iconograficaBruno Bedonni, Laura Gavioli, Antonella Lizzani

CCoonnssuulleennzzaa eeddiittoorriiaallee ee rreeddaazziioonnaalleeFondazione Villa GhigiVia San Mamolo, 10540136 Bologna BOtel. 051 3399084 / 3399120fax 051 [email protected]ghigi.it

A cura diMino Petazzini, Marco Sacchetti, Monica Soracase. Hanno contribuito Silvia Salvatorelli, Teresa Guerra, Ivan Bisetti, Irene Salvaterra

Coordinamento redazionaleMino Petazzini

AArrtt ddiirreeccttiioonnLisa Marzari

PPrrooggeettttoo ggrraaffiiccoo ee iimmppaaggiinnaazziioonneeEditrice Compositori - Federica Marcheselli, Alessandra Falcone

RReeddaazziioonneeM. Giovanna Pezzolitel. 051 3540108

HHaannnnoo ccoollllaabboorraattooPaola Altobelli (Servizio Pianificazione Paesistica della Provincia di Bologna), Nevio Agostini(Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna), Cristina Barbieri (ParcoRegionale Delta del Po), Stefano Bassi (Servizio Parchi e Risorse forestali), Francesco Besio(Servizio Parchi e Risorse forestali), David Bianco (Parco Regionale Gessi Bolognesi eCalanchi dellAbbadessa), Giorgio Boscagli, Duilio Cangiari (Riserva Naturale Orientata Cassadi Espansione del Fiume Secchia), Margherita Corradi (Parco Regionale Boschi di Carrega),Claudio DAmico (Corpo Forestale dello Stato), Elena Ferrari (Parco Storico Regionale MonteSole), Valerio Fioravanti (Parco Regionale Alto Appennino Reggiano), Sergio Fiorini (ParcoRegionale Alto Appennino Reggiano), Michela Giannasi (Parco Regionale Alto AppenninoModenese), Carla Lamego (Ecosistema p.s.c.ar.l.), Costanza Lucci (Riserva Naturale OrientataRupe di Campotrera), Sergio Lucci (Parco Regionale Delta del Po), Marco Mencucci (CorpoForestale dello Stato), Lucia Montagni (Parco Regionale Gessi Bolognesi e CalanchidellAbbadessa), Marco Pattuelli (Servizio Parchi e Risorse forestali), Giuliano Pozzi (RiservaNaturale Orientata Cassa di Espansione del Fiume Secchia), Gianluca Raineri (RiservaNaturale Geologica Piacenziano), Willy Reggioni (Parco Regionale Alto Appennino Reggiano),Andrea Saccani (Riserva Naturale Orientata Monte Prinzera), Dino Scaravelli (RiservaNaturale Orientata Onferno), Andrea Serra (Ecosistema p.s.c.ar.l.), Ruggero Spadoni (ParcoRegionale Delta del Po), Giancarlo Tedaldi (Riserva Naturale Orientata Bosco di Scardavilla),Sergio Tralongo (Parco Fluviale Regionale Stirone), Angelo Vanini (Parco Regionale Boschi diCarrega), Franca Zanichelli (Parco Fluviale Regionale Taro), Nicola Zanini (Parco RegionaleGessi Bolognesi e Calanchi dellAbbadessa), Maria Luisa Zanni (Servizio Territorio Ruraledella Regione Emilia-Romagna).

Un particolare ringraziamento ai presidenti, direttori e funzionari dei parchi e delle riser-ve per il contributo in informazioni, suggerimenti e materiale iconografico.

EEddiittoorreeEditrice Compositori 2004Via Stalingrado 97/240128 Bologna tel 051 3540111fax 051 327877www.compositori.it

SSttaammppaaCompositori Ind. Grafiche, Bologna

Autorizzazione del Tribunale di Bologna n. 7429 del 5 maggio 2004Un numero: 4,00

La rivista e le altre pubblicazioni regionalisono in vendita nelle librerie, nelle strutturedei parchi e delle riserve, presso lArchivioCartografico della Regione Emilia-Romagna,in via dello Scalo 3/2 a Bologna, e on linenel bookshop, dove consultabile anche il catalogo, allindirizzo:http://archiviocartografico.regione.emilia-romagna.it/

In copertina: il Monte Nuda nel ParcoRegionale Alto Appennino Modenese (foto di Mario Vianelli)

editoriale

Da parte degli operatori della pubblica amministrazione che a diverso titolo sioccupano della conservazione e valorizzazione dellambiente, e in particolaredelle aree protette, stata spesso sottovalutata limportanza di comunicare letante azioni compiute per la difesa del nostro patrimonio naturale e della bio-diversit. Informare lopinione pubblica invece essenziale, direi quasi decisi-vo, affinch lazione per la tutela dellambiente, gi di per s molto difficile ecomplessa, abbia davvero successo. Le stesse aree protette, per la cronica caren-za di risorse umane e finanziarie da dedicare a questo scopo, hanno comincia-to solo negli ultimi anni a trasmettere in modo adeguato e accattivante i risul-tati e i successi qualche volta straordinari delle iniziative messe in atto per tute-lare habitat di assoluta importanza, salvare specie minacciate, ripristinaresituazioni compromesse, promuovere culture, tradizioni, identit territorialipressoch dimenticate, indicare una nuova prospettiva di sviluppo per econo-mie in declino.Oggi pi che in passato, in un periodo dominato dallinvadenza dei media, learee protette hanno, insieme alla primaria finalit di conservazione e valoriz-zazione delle risorse naturali, la funzione di rappresentare e comunicare allo-pinione pubblica le forme che pu e deve assumere la convivenza tra luomo e

la natura, senza supremazie biocentriche o antropocentri-che. Le aree protette, insomma, vanno pi che mai intese egestite come grandi laboratori viventi della sostenibilitambientale, come progetti politici, nel senso pi nobile deltermine, culturali e sociali per una nuova e duratura quali-t dello sviluppo sostenibile. Progetti speciali che devonotendere a espandersi anche al di fuori dei propri confini, percontaminare positivamente le altre forme di gestione del ter-ritorio. A questo scopo servono aree protette aperte edespansive, tuttaltro che chiuse in logiche autoreferenzia-li e difensive. I parchi migliori, quelli che funzionano esanno conseguire risultati molto significativi nella protezio-ne della natura, sono sempre pi integrati in una rete diconnessioni ecologiche, economiche, sociali e culturaliproiettate ben oltre i loro confini. Per questo necessario che ogni parco sia sempre pi attivonel tessere relazioni sociali e istituzionali, proporre proget-ti, praticare nuove e pi virtuose forme di partecipazionedei cittadini. La crescita di un parco, intesa come capacitdi perseguire nel tempo la propria missione, inevitabil-mente legata alla crescita del consenso di chi vi abita e nonpu prescindere dalla costante ricerca di un sempre mag-giore coinvolgimento di tutte le forze in qualche modo inte-ressate alla sua gestione. Con questa pubblicazione, cheessenzialmente vuole raccontare cosa stiamo facendo perdifendere e valorizzare i patrimoni naturali pi pregiati del-lEmilia-Romagna, siamo convinti di fare un altro decisivopasso avanti nel percorso di maturazione del sistema regio-nale delle aree protette, nella sua comunicazione allester-no, nella sfida, tutta da vincere, per un uso sostenibile dellerisorse nellinsieme del nostro territorio.

di Enzo Valbonesi

storie

nat

ural

i1

ARCH

IVIO

PARCO

REG

IONALE

ALT

O A

PPEN

NIN

O R

EGGIA

NO

sommario storie naturali La r ivista del le Aree Protette del l 'Emil ia-Romagna

pagina 4

pagina14

pagina20

pagina34

editoriale 1di Enzo Valbonesi

il sistema regionaleIl nostro impegno per le aree protette 5Intervista a Guido Tampieri

Il punto di vista di Federparchi 7Lavorare insieme 8di Monica PalazziniCronistoria di un parco incompiuto 11di Sergio Fiorini

Il territorio del nuovo parco nazionale 12

il mondo dei parchiI parchi dopo Durban 15di Monica Soracase

Un futuro per i parchi e la tutela della biodiversit? 18di Franca Zanichelli

I numeri e le date di Durban 19

natura protettaLa Rete Natura 2000 in Emilia-Romagna 21di Stefano Bassi e Francesco Besio

La recente legge regionale 22Il lupo tornato 24

Il lupo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi 24di Claudio DAmico, Marco Mencucci, Giorgio Boscagli e Nevio Agostini

I nostri lupi uno per uno 25Un progetto per la conservazione del lupo in tre parchi dellAppennino emiliano 27di Willy Reggioni

Le tracciature sulla neve 28Lascolto dei lupi 29La dieta del lupo 29Il progetto INFS: la genetica in soccorso del lupo 30

Isole sulla terraferma 31di Andrea Saccani

DallItalia agli Urali e agli Appalachi 32Gli obiettivi del CAPO 33

conservazione e gestioneI ripristini ambientali 35

Il recupero della Salina di Comacchio 35di Cristina Barbieri e Sergio LucciGli interventi lungo lo Stirone 36di Sergio Tralongo

I ripristini nelle aree protette regionali 36La riqualificazione idraulica e morfologica del Taro 37di Franca Zanichelli

Il Progetto PellegrinoIntervista a Forte Cl 40

Numeri, luoghi e azioni del progetto 41

numero 1|2004

storie

nat

ural

ila

riv

ista

dell

e A

ree P

rote

tte d

ell

'Em

ilia

-Rom

agna 4

ecoturismoParchi naturali e turismo 43di Monica Palazzini

La crescita dellecoturismo nel mondo e in Italia 44Una ricerca per lo sviluppo dellofferta ecoturistica 45di Andrea Serra e Carla Lamego

Le principali tipologie di ecoturismo nelle aree protette regionali 46LInternational Po Delta Birdwatching Fair 2004 48

Le porte del parco 49di Nevio Agostini

La cooperativa Oros 50I sentieri natura 51Un sentiero a Campigna 52

Due sedi di prestigio 53La Corte di GiarolaIntervista a Mauro Conti 53

Le nuove funzioni di un antichissimo monastero 54La Corte di RubieraIntervista a Giuseppe Neroni 55

Lesperienza di OnfernoIntervista a Cesare Ferri 57

Il progetto Life I Chirotteri di Onferno 59

agricoltura e naturaUn nuovo rapporto col mondo agricolo 61di Enzo Valbonesi

Limpegno dei Boschi di Carrega e delle altre aree protette parmensi 62I progetti per lagricoltura sostenibile nel Delta del Po 63Il progetto per lagricoltura nelle aree protette modenesi 64LAtlante dei prodotti tipici dei parchi italiani 65

cultura e educazionePer montagne, boschi e parchi 67di Mino Petazzini

Antologia di ricordi 68La passione per la pittura 69Profilo biografico 69Umberto Bagnaresi: il Parco, strumento di equilibrio di diversi interessi 70

Natura e storia 71Leducazione ambientale a Monteveglio 71di Irene Salvaterra

Un progetto educativo sul territorio collinare 72Leducazione ambientale nei Gessi Bolognesi 73di Nicola Zanini

rubricheNotizie 74Libri 78

pagina 42

pagina60

pagina66

MARIO

VIA

NEL

LI

trascorso un anno e mezzo dalla seconda conferenza nazionale sulle areeprotette, nella quale il ministro Altero Matteoli ha annunciato linizio di unanuova fase per i parchi del nostro paese; una fase caratterizzata dalla centra-lit delluomo e dallo sviluppo, con lobiettivo di superare una cosiddetta pra-tica eccessivamente vincolistica e conservativa nella gestione. Che giudizio ddella politica praticata dal ministro in questo campo sino ad ora?Parlano i parchi. Dalla conferenza di Torino passato pi di un anno e le pre-visioni pessimistiche formulate allora si sono purtroppo avverate. La centralitdelluomo non centra. Non vedo alcuno spessore filosofico, vecchio o nuovo,nellazione di questo ministro. La dominante del suo operato linsensibilit aquesti temi, una distanza culturale che si traduce nel non fare e nel disfare ciche stato fatto. Non c mai stata possibilit di aprire un confronto reale.Regioni, enti locali, ambientalisti, agricoltori sono tagliati fuori. Senza dialetti-ca delle idee quel che resta solo una gestione burocratica senza passione esenza progetto. Assistiamo cos a un progressivo sgretolamento del sistema deiparchi, uno svuotamento del loro significato, della loro iniziativa, testimoniatodallabnorme pratica dei commissariamenti degli enti parco, in genere con per-sonale politico dequalificato. In stridente contrasto con i proclami che volevanorestituire occasioni di sviluppo alle aree protette, ci che abbiamo oggi solooccupazione di poltrone e immobilismo.Cosa servirebbe per rilanciare oggi la politica nazionale a favore delle areeprotette e per costruire il cosiddetto sistema nazionale dei parchi, vale a direun insieme coordinato di azioni e progetti rivolti tanto alle aree protette nazio-nali, quanto a quelle regionali e locali, che veda impegnati, in cooperazionetra di loro, Stato, Regioni e Autonomie Locali?Servirebbe innanzitutto un ministro dellAmbiente. Servirebbe una culturadella biodiversit. Servirebbe una politica ambientale anche al di fuori dellearee protette. Servirebbe una disponibilit al dialogo con le Regioni e le Auto-nomie Locali. Servirebbe il rispetto delle popolazioni, la volont di renderlerealmente protagoniste, di responsabilizzarle. Date queste condizioni, il mini-stro dovrebbe dare vita a un progetto nazionale, inquadrato in una prospettivaeuropea, di Rete Ecologia Nazionale; una rete di cui siano parte il sistema dellearee naturali protette (di ogni livello e tipologia), i siti di interesse comunitario,gli ambienti naturali che li collegano quali i crinali, i fiumi, ecc. Infine, occor-rerebbe investire risorse umane ed economiche, per dimostrare coi fatti che ladifesa della natura costituisce davvero un obiettivo strategico per il Paese. Insom-ma, servirebbe tutto ci che non c.Come la Regione pensa di contribuire alla prospettiva di crescita del sistemanazionale e alla crescente diffusione di una cultura dei parchi?Anzitutto cercando di far funzionare bene le aree protette qui. Vale e piace ciche dimostra di rispondere efficacemente agli scopi. LEmilia-Romagna tantopi credibile nel rivendicare una politica nazionale, se dimostra di essere alla-vanguardia nel tutelare e valorizzare il proprio territorio. Anche in assenza di un

Il nostro impegnoper le aree protette

il sistema regionale

Intervista a Guido TampieriAssessore allAgricoltura, Ambiente

e Sviluppo sostenibile della Regione Emilia-Romagna

storie

nat

ural

i5

Lassessore Guido Tampieri e, nella paginaprecedente, le sorgenti del Secchia nelParco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano.

FABRIZ

IO D

ELL

AQUIL

A

disegno e di una strategia nazionale,lEmilia-Romagna sta dunque cercan-do di fare crescere le proprie aree pro-tette nella visione di un sistema nazio-nale. Siamo tra le poche regioni italia-ne che si sono adeguate alle richiestedellUnione Europea per lamplia-mento delle ZPS (Zone di ProtezioneSpeciale) ai sensi della DirettivaUccelli. I nostri parchi sono inprima fila nella costruzione del siste-ma APE (Appennino Parco dEuropa)e di quello delle aree fluviali del baci-no del Po. In sostanza proseguiamocon coerenza nel cammino intrapresomolti anni fa, allargando e consolidan-do il nostro sistema di aree protette.Come valuta la situazione delle areeprotette regionali oggi? soddisfattodel grado di maturazione conseguitonegli ultimi anni dal sistema regiona-le? Pu segnalare un obiettivo checonsidera pienamente raggiunto e, alcontrario, un elemento di fragilitche la preoccupa?In Emilia-Romagna la situazione dellearee protette buona. Il nostro siste-ma, a differenza di altri sistemi regio-nali che segnano il passo o stanno pur-troppo regredendo, in questi anni si sviluppato. La crescita in atto anchegrazie allimpegno delle Province, chestanno accompagnando positivamentelo sviluppo delle aree protette, attra-verso la redazione di progetti mirati ela messa a disposizione di cospicue

risorse finanziarie. Come Regionestiamo concludendo il Programma diinvestimenti 2001-2003, che ha vistoun nostro impegno diretto pari a 10milioni di euro. C ancora da fare permigliorare. Serve una maggiore capa-cit di fare sistema, sviluppando pro-getti comuni tra pi aree protette, met-tendo insieme le forze, soprattutto neiparchi di minori dimensioni. moltopositivo che quasi tutti i parchi e leriserve esistenti si siano dotati dei pianiterritoriali, e che alcuni si stianoapprestando ad approvare i rispettiviprogrammi di sviluppo. Ma al di l ditutto questo, o forse anche grazie atutto questo, il risultato pi importan-te che si raggiunto in questi anni ladiffusione di una sensibilit, di unacultura dei cittadini che sostiene eorienta lazione di tutela e valorizza-zione dei beni naturali. Un elementodi fragilit di converso rappresentatoda un grado di coinvolgimento respon-sabile delle comunit locali, che dob-biamo rendere ancora pi intenso.Partecipazione la parola chiave. E aquesto stiamo lavorando.Quali scelte e programmi la Regioneintende mettere in campo per miglio-rare lefficienza delle aree protettenella gestione dei territori di compe-tenza e nel perseguimento degli altriloro obiettivi istituzionali?Manca un anno alla conclusione dellalegislatura e lo vogliamo impiegarenella preparazione della nuova leggeper il sistema regionale delle areenaturali protette e dei siti della ReteNatura 2000. Una legge che riservialla Regione il ruolo di programma-zione, rafforzi nei Parchi lautonomiagestionale e affermi una logica di siste-ma in cui trovano un ruolo le popola-zioni residenti, sia attraverso gli entilocali che le rappresentano, sia pidirettamente: prevediamo un ricono-scimento del ruolo degli agricoltoriche operano dentro le aree protette.Verranno accresciute le competenzedelle Province ed estese le categorie diaree protette oggi esistenti, introdu-cendo quella dei paesaggi naturali e

il sistema regionale Il nostro impegno per le aree protette

Un panorama sulla Vena del Gesso, la spettacolare dorsale che si estende tra le province di Bologna e Ravenna.

Uno scorcio di Monte Adone, il pi elevatorilievo del Contrafforte Pliocenico.

MIL

KO M

ARCH

ETTI

FABIO

BALL

ANTI

seminaturali protetti, da tempo sugge-rita a livello internazionale dal-lIUCN. S, credo che stiamo facendoun buon lavoro, in armonia con lamiglior produzione normativa euro-pea. Il confronto col mondo ambien-talista ci fornir ulteriori indicazioniper perfezionarlo.Nasceranno altri nuovi parchi e riser-ve nei prossimi anni, portando la per-centuale di territorio regionale protet-to oltre la soglia del 10%?La nuova legge favorir il radicamentoe lestensione delle aree protette regio-nali e lo far attraverso la partecipazio-ne dei cittadini. Non siamo in corsacon le percentuali ma vogliamoaumentare la quota di territorio protet-to: un obiettivo che riguarda il benes-sere di tutti i cittadini dellEmilia-Romagna. Sono in cantiere nuovi par-chi, innanzitutto quello ormai storicodella Vena del Gesso Romagnola, enuove riserve, a partire da quella delContrafforte Pliocenico in provinciadi Bologna. Quello che ci interessanon solo raggiungere obiettivi quan-titativi ma migliorare la qualit dellepolitiche di conservazione del patri-monio naturale in Emilia-Romagna. Aquesto scopo serve soprattutto crearecollegamenti, corridoi naturalisticiefficienti, capaci di rompere lisola-mento delle singole aree e della biodi-versit in esse presente. Bisogna evita-re lulteriore frammentazione dellaresidua naturalit, specialmente quel-la ancora presente nella pianura, e cer-care con ogni mezzo le condizioni perricostruire connessioni ecologiche chesi stanno sfilacciando o si sono rotte.Tutto questo passa attraverso i provve-dimenti legislativi, lazione dellenostre aree protette, una buona gestio-ne dellintero territorio, ma il suo fon-damento pi autentico risiede in unfattore culturale, la nostra capacit diessere in armonia con la natura, ripen-sando il nostro ruolo, i modelli di con-sumo, i caratteri dello sviluppo. S,credo proprio che lo sviluppo sosteni-bile debba diventare lobiettivo e ilparametro delle nostre azioni.

il sistema regionale Il nostro impegno per le aree protette

storie

nat

ural

i7

Federparchi ha svolto poco meno di unanno fa il proprio congresso triennale: chescenario uscito dallincontro?Dal Congresso di La Spezia uscito un qua-dro di grande dinamismo ed effervescenzadei parchi e di rafforzamento del loro ruolodi conservatori della natura. Da anni i par-chi, soprattutto quelli di buona fattura,sanno ben coniugare questa missione conquella, altrettanto importante per la salva-guardia della biodiversit, della promozionedi vere e durevoli opportunit di sviluppoeconomico sostenibile in vastissimi territori,in particolare appenninici, in precedenzadestinati a una progressiva marginalit eco-nomica. I parchi sono oggi una delle pibelle e utili realt italiane. Sicuramente laloro presenza e la loro azione rappresentanola pi forte risposta di sistema al crescentedegrado ambientale che interessa il nostroPaese. Un sistema, quello delle aree protette,che coinvolge oltre un decimo del territorionazionale e un terzo dei comuni italiani.Non vi stato un solo comune che abbiachiesto di uscire dal proprio parco. Anzi, stacrescendo il numero delle comunit chechiedono listituzione di nuovi parchi o lapossibilit di entrare a far parte di quelli esi-stenti.Quali obiettivi la federazione si data inquella sede? Sono stati compiuti passiavanti di rilievo per il loro conseguimento?Federparchi nata per dare rappresentan-za, unit, autorevolezza e incisivit allearee naturali protette nellinterlocuzione eleale collaborazione con tutti i soggettipubblici e privati interessati a diverso tito-lo alla loro attivit. Lattuale successo deiparchi si deve in buona parte allazionedella nostra federazione, che ha saputoesportare e socializzare le esperienzemigliori ed esaltarne il ruolo. Solo cos sispiega il suo costante rafforzamento sulpiano della rappresentativit e su quelloprogettuale. Ora tutto ci si tenta di rimet-terlo in discussione con tagli pesantissimialle finanze dei parchi nazionali, scellera-ti tentativi di introdurre la caccia nei par-chi, condoni edilizi a ripetizione, per nonparlare della voglia, non solo governativa,di rimettere in discussione i cardini della394/91, la legge quadro sulle aree protette.Inevitabilmente a La Spezia il dibattito ruotato soprattutto attorno allesigenza difare argine contro questo clima controri-formistico. Federparchi ha per evitato dichiudersi a riccio e isterilirsi in una posi-zione, alla lunga perdente, di pura resi-stenza e testimonianza. Non ha corso que-sto rischio, scegliendo invece di rafforzarei caratteri di unit e autonomia propri del-lassociazione e di operare dinamicamenteper laffermazione in Italia di una moder-na idea di parco naturale, nellottica dellacostruzione della rete ecologica europea enella convinzione di dare anche un con-tributo essenziale alla tessitura di quellarete mondiale dei parchi auspicata dallaIUCN lo scorso settembre a Durban. Ilsuccesso della recentissima manifestazio-ne promossa da Federparchi, a Riomaggio-

re, per il battesimo dellOsservatorio sullePolitiche Europee dei Parchi e lavviodella fase costituente di una Federazionedei Parchi del Mediterraneo il segno tan-gibile della vitalit e della rafforzata capa-cit di azione di Federparchi.Quali sono i principali problemi cheriscontra nelle aree protette della nostraregione? Quali le potenzialit che ritienenon ancora pienamente espresse?Se facciamo riferimento non alle riservenaturali, ma ai parchi propriamente intesi,sono convinto che il loro problema princi-pale sia quello della dimensione. Lattualeconfigurazione dei parchi dellEmilia-Romagna caratterizzata da due parchi diarea vasta che rientrano adeguatamentenegli standard europei, quelli delle ForesteCasentinesi e del Delta del Po, da due par-chi di medie dimensioni, lAlto AppenninoModenese e il nuovo Parco NazionaleTosco-Emiliano e, per il resto, da dieci pic-coli parchi regionali di superficie compresatra 5.000 e 800 ettari. A questi ultimi, ine-vitabilmente, si attagliano organizzazionigestionali eccessivamen-te leggere per assolvereal meglio la modernamissione dei parchi, al dil, mi preme sottolinear-lo, dellindiscusso valoredei loro dirigenti. Esistequindi, innanzitutto, perbuona parte dei nostriparchi regionali, un pro-blema di soglia che varisolto creando le condi-zioni istituzionali e nor-mative per la loro messain rete e le ormai indi-spensabili occasioni asso-ciative, salvaguardandoed esaltando, allo stesso tempo, i loro carat-teri identitari.Cosa si aspetta dalla Regione Emilia-Romagna il coordinamento regionale deiparchi e delle riserve naturali nel prossimofuturo?La nostra Regione ha invidiabili tradizioni dibuon governo ed in grado di dare un signifi-cativo contributo di respiro europeo a rilancia-re, non solo alla scala regionale, il ruolo deiparchi. Anche per questo le chiediamo unanuova legge sulle aree protette che ne miglio-ri la qualit e lazione e contribuisca a esten-derne la presenza sul territorio. ormai matu-ra, inoltre, listituzione del nuovo Parco Regio-nale dei Gessi Romagnoli. Cos come non vi dubbio che va ampliata la tipologia delle areeprotette della nostra regione, per ricompren-dervi, secondo le pi moderne concezioni disalvaguardia ambientale, anche i Paesagginaturali e seminaturali protetti, in modo daestendere la tutela a territori fortemente antro-pizzati e di limitata superficie, dove fortunata-mente permangono significativi valori naturalie culturali.

Intervista a Valter ZagoPresidente del Parco Regionale Delta del Po

e Vicepresidente di Federparchi

Il punto di vista di Federparchi

FABIO

BALL

ANTI

Nel giugno dello scorso anno il Parco Regionale dei Sassi di Roccamalatina haospitato un seminario, organizzato dal Servizio Parchi e Risorse forestali, che haaperto una prima riflessione sulla gestione delle aree protette regionali e le misu-re per migliorarne lefficienza. I primi dieci anni di attivit hanno permesso a par-chi e riserve di dotarsi di strumenti di pianificazione e strutture e infrastrutturedi base come centri parco, centri visita, reti di sentieri, aree attrezzate. Solo direcente lattenzione si orientata in modo pi deciso e maturo anche verso laconoscenza del patrimonio naturale, leducazione ambientale, la promozione diuna fruizione compatibile.Nel medesimo periodo la principale fonte di finanziamento delle attivit dellearee protette sono stati i programmi regionali di investimento, promossi in mediaogni tre anni e modulati sulla base delle esigenze espresse dagli enti di gestione.Le tipologie dintervento finanziate documentano con chiarezza il passaggio dauna fase segnata in prevalenza da azioni di salvaguardia e strutturazione a una sta-gione gestionale pi complessa, fondata sullapprofondimento delle conoscenzenaturalistiche e su una crescente definizione degli obiettivi e delle azioni. Laltra fonte decisiva di finanziamento costituita dal contributo regionaleannuale alle spese di gestione (parte corrente del bilancio), che pari a circail 50% del bilancio annuale degli enti di gestione. Dallanalisi dei bilanci deiparchi regionali emerge mediamente una ripartizione in spese per il funzio-namento generale (40%) e interventi gestionali e promozionali (60%). Da que-sta proporzione, oltre che dallentit stessa dei bilanci, si pu dedurre come lerisorse finanziarie a disposizione non siano sempre adeguate al complesso difunzioni che le aree protette sono chiamate a svolgere. Non raro che attivitche avrebbero carattere ricorrente, come il monitoraggio dello stato del patri-monio naturale o la manutenzione dei sentieri, vengano finanziate con risorsederivate dai programmi regionali di investimento. Questo tipo di scelta, in

Lavorare insiemeil sistema regionale

di Monica Palazzini

Alcune azioni regionali per favorire

la cooperazione tra aree protette

Sotto, il bel nucleo rurale del Fontanazzo la sede del Parco Regionale Sassi diRoccamalatina e ospita anche uno dei suoicentri visita e, in basso, un momento delseminario; a fianco, la romanica Pieve di Trebbio e le spettacolari guglie arenaceedei Sassi.

BRUNO B

EDONNI

BRUNO B

EDONNI

ARCH

IVIO

PARCO

REG

IONALE

SASS

I DI ROCC

AM

ALA

TINA

buona parte dettata dalle difficoltfinanziarie degli enti locali diretta-mente coinvolti, comporta da un latoil pericolo di una non sempre ade-guata continuit dazione, che rischiaa volte di vanificare i risultati ottenuticon progetti a termine, dallaltro lesi-genza di una pi ampia e qualificatacapacit progettuale degli enti stessi,che consenta di reperire risorse finan-ziarie anche in altri settori della pub-blica amministrazione (agricoltura,turismo, educazione ambientale,ecc.). In proposito importante sotto-lineare che le previsioni della leggequadro nazionale n. 394/91 e dellalegge regionale n. 11/88 sulla prioritda attribuire alle aree protette nelriparto dei diversi settori di spesa nonsono in realt state rispettate. Soloraramente, infatti, i parchi e le riservehanno avuto accesso a finanziamentida fonti diverse rispetto al settoreregionale dedicato. Di recente lemaggiori opportunit sono state coltenellambito del piano regionale di svi-luppo rurale che nelle annualit2002-2003 ha visto il finanziamentodi 18 progetti aventi come soggettititolari altrettanti parchi e riserve, edel programma annuale della reteINFEA, con 18 aree protette chegestiscono centri di educazioneambientali accreditati; finanziamentiminori sono venuti anche da altri set-tori regionali, come quello delle poli-tiche energetiche, con la realizzazio-ne di impianti fotovoltaici nei centrivisita e nelle sedi di 9 aree protette. Gli enti di gestione che possiedono unastruttura tecnica e amministrativa ade-guata sono di norma avvantaggiati nellamessa a punto e nella gestione di pro-getti finanziabili. Per quanto riguardale risorse umane a disposizione, si assistito negli anni, salvo alcune ecce-zioni, alla definizione della pianta orga-nica e alla graduale, ma tuttora incom-pleta, copertura dei posti previsti, conassunzioni a tempo indeterminato oaltre forme contrattuali. In riferimentoal profilo del personale in servizio, si staconsolidando un modello di struttura

che comprende undirettore e uno staffamministrativo e tecni-co, mentre la presenzadi personale di vigilanza ancora troppo rara. opportuno sottolinearelimportanza del guar-daparco, che oltre allafunzione di sorveglianzadel territorio pu assol-vere anche la funzionedi interlocutore direttoper i visitatori. Il fatto che questa figuranon sia ancora operativa nella maggiorparte dei parchi regionali, come pure ildato che attualmente un solo parcoregionale possieda un regolamentocompleto delle attivit consentite,lascia supporre che le funzioni di con-trollo e presidio quotidiano del territo-rio siano ancora piuttosto carenti.Nonostante le criticit segnalate, inbuona parte determinate da una gestio-ne per molti versi ancora precaria dalpunto di vista finanziario, le singolearee protette hanno quasi sempre ope-rato da sole, ricorrendo solo raramentea una messa in comune di esperienze econoscenze per lottimizzazione dellerisorse umane ed economiche. Perquesta ragione, il servizio regionalepersegue da tempo lobiettivo di creareun vero e proprio sistema delle areeprotette, fondato su strumenti di coor-dinamento regionali che garantiscanolunitariet degli obiettivi e favoriscanocrescenti relazioni tra i diversi parchi e

il sistema regionale Lavorare insieme

Il programma regionale dinvestimenti 2001-2003 conferma la tendenza del precedente,con la novit di una nuova tipologiadintervento finalizzata alla qualificazione e al sostegno delle attivit sostenibili(azioni a favore delle attivit agricole, fondi per la ristrutturazione di borghistorici montani, ecc.).

Il programma di investimenti 1998-2000evidenzia il peso significativo assunto dalleattivit di ricerca e di educazioneambientale; rilevanti restano, comunque, le tipologie dintervento pi tradizionali,come lallestimento di strutture elorganizzazione del sistema di fruizione.

storie

nat

ural

i9

riserve per comporre un unico com-plesso organico e vitale, pur nel rispet-to delle specifiche identit. Con questospirito sono state attivate alcune oppor-tunit di finanziamento per progetti einiziative che stabiliscono una concre-ta collaborazione tra aree protette lega-te da vicinanza territoriale, affinitambientali, comuni obiettivi gestiona-li. Un primo, significativo impulso venuto dal programma di investimenti2001-2003, che ha riservato una quotadi risorse ai cosiddetti progetti di siste-ma. In questo modo sono stati finan-ziati, all80% del costo totale e per unammontare di 2.065.827 euro, 16 pro-getti. Si tratta di interventi in buona

parte ancora in corso,sui quali prematuroesprimere valutazioniin termini di risultati,eventuali difficoltincontrate, validitdello strumento nelraggiungere gli obietti-vi prefissati. Alcunisono stati proposti daaree protette gi coordi-nate a livello provincia-le, come quelle diParma, Modena eBologna. I progetti sisono in prevalenza arti-colati nella redazione

coordinata dei programmi di sviluppoe dei regolamenti, nella programma-zione e gestione congiunta delloffertadi educazione ambientale e di turismosostenibile, nella qualificazione e valo-rizzazione delle attivit agricole, nellarisoluzione comune di temi tecnicicome linserimento paesaggistico diinfrastrutture di rete o il recupero dellafauna selvatica autoctona. Unulteriore occasione per la condivi-sione di esperienze stata creata riser-vando dal 2003 una quota della dispo-nibilit regionale per la spesa correntenelle aree protette a contributi straor-dinari da attribuire ai parchi e alleriserve che si impegnano nella gestio-ne associata, sancita da una appositaconvenzione, di uffici tecnici, funzio-ni amministrative, appalti, consulenzegiuridiche, attivit di educazioneambientale, accoglienza e informazio-ne. La priorit data ai progetti cheprevedono un maggior numero di areeprotette coinvolte e implicano unaeffettiva integrazione, con carattere dicontinuit, tra gli uffici e il personaledegli enti coinvolti. Nel primo annosono stati avviati 5 progetti, che hannocoinvolto 10 enti per un totale di circa150.000 euro, destinati ad aumentarenegli anni successivi. Uno dei progetti dedicato al servizio di vigilanza didue parchi regionali confinanti, lAltoAppennino Modenese e il Corno alleScale. Un altro, che prevede la gestio-ne associata dei servizi amministrativi,tecnici e di vigilanza, interessa Stironee Piacenziano, due aree protette vici-ne e accomunate da finalit comuni diconservazione e valorizzazione delpatrimonio paleontologico. Lesigenzadi una maggiore integrazione tra learee protette, tuttavia, rimane moltoelevata anche se, a parte qualche resi-stenza e difficolt iniziale, oggi gli entidi gestione sembrano sempre pi con-sapevoli dei risparmi e dei concretivantaggi che la ricerca di queste solu-zioni organizzative pu portare in ter-mini di efficienza, incremento delleiniziative, numero e qualit delle pro-fessionalit a disposizione.

il sistema regionale Lavorare insieme

storie

nat

ural

i10

Ecco come il personale in servizio nei parchiregionali aumentato negli anni.Lincremento dellultimo anno nella categoriavigilanza e manutenzione dovutoallassorbimento da parte del ParcoRegionale Delta del Po del personale dellex-azienda Valli. In realt i guardaparco operativitutto lanno sono solo 9.

Il Corno alle Scale, la pi alta vettadellAppennino bolognese.

FABIO

BALL

ANTI

Nel 1997 il Parlamento, con DPR del 21 maggio 2001, istituisce il ParcoNazionale dellAppennino Tosco-Emiliano, ventunesimo parco nazionale ita-liano, in un territorio peraltro gi indicato nella legge quadro per le aree pro-tette (Legge 394/91) tra le aree di reperimento da cui trarre nuovi parchi.Oltre che da questa indicazione, il parco nasce dalliniziativa in sede parla-mentare del senatore Fausto Giovanelli, allora presidente della CommissioneAmbiente del Senato e, sotto laspetto delle preesistenze territoriali emiliane,da due parchi regionali: quello dellAlto Appenino Reggiano (Parco del Gigan-te) e, per una porzione, quello dellAlta Val Parma e Cedra (Parco dei CentoLaghi) in provincia di Parma. Per quanto riguarda la Toscana, che in quantoad aree protette nella zona dispone di tre riserve statali, condividono da subitoil progetto buona parte degli enti massesi dellAlta Lunigiana, gi indicati nellalegge, e alcuni enti lucchesi dellAlta Garfagnana. Si tratta di un percorso ori-ginale, aggregativo e inclusivo, che ribalta il concetto (o luogo comune) deiparchi imposti dallalto.Dal 1997 al 2001, i ministri dellAmbiente Ronchi e Bordon, gli enti locali eil Ministero formano un comitato istituzionale che si riunisce diverse volte aRoma per costruire quel consenso che la legge ha previsto, introducendo perla prima volta, nellistituzione di un parco nazionale, lespressione formaledelle comunit locali. Il 21 maggio del 2001, ad elezioni politiche ormai cele-brate, il Capo dello Stato firma il D.P.R. istitutivo.Pur con lautoesclusione di alcune realt locali, nelle quali lopzione politicaha prevalso sulla logica della vocazione e dellomogeneit del territorio, 14comuni, 4 comunit montane e 4 province hanno deciso attivamente di costi-tuire il parco, hanno vagliato e condiviso il perimetro e le norme di salvaguar-

Cronistoria di unparco incompiuto

il sistema regionale

di Sergio FioriniPresidente del Parco del Gigante (Parco

Regionale Alto Appennino Reggiano)

storie

nat

ural

i11

Linconfondibile sagoma della Pietra diBismantova, una delle nuove aree di pregionaturalistico e paesaggistico entrate a farparte del parco nazionale.

dia, hanno elaborato i lineamenti disviluppo economico che il ministroRonchi ha colto con proprio decretoe che sono richiamati dallo stessoD.P.R. istitutivo.Alla fine del 2001, il nuovo ministroMatteoli nomina presidente del parcoTarcisio Zobbi, senza ricercare, comeprevisto dalla legge quadro nazionalelintesa delle due Regioni. una deci-sione grave ma non isolata, che rap-presenta il primo anello di una catenadi commissariamenti, rimozioni,nomine anche illegittime in moltiorganismi ministeriali, oltre che neiparchi. Una vera e propria occupazio-ne con metodi quantomeno autoritari,che sfocia in una serie di iniziative pro-ditorie in gran parte fallite (Cilento,Pollino, Arcipelago Toscano; questulti-mo con recente sentenza della CorteCostituzionale che sancisce lindispen-sabilit dellintesa per le nomine deipresidenti dei parchi nazionali).Per ottenere il rispetto della legge ledue Regioni ricorrono contro lanomina di Zobbi. Il TAR del Lazionel novembre 2002 accoglie il ricorsoe dichiara illegittima la nomina,annullandola. Subito dopo la senten-za, il ministro commissaria il parco,affidando a uno dei principali diri-genti del suo dicastero, Aldo Casenti-no, lincarico di traghettare il parcoverso le nuove nomine. Il commissa-rio fa qualcosa in pi, deliberandoalcuni atti (incarichi e bilancio, tra glialtri) prima ancora di chiedere il

parere della Comunit del Parco,come sarebbe stato suo dovere.Dopo quasi un altro anno, siamo alle-state del 2003, il ministro proponecome presidente il prefetto a riposoRaffaele Guerriero. Le Regioni accet-tano, gli enti locali sono daccordo, ilconflitto istituzionale si chiude. Ilnuovo presidente si mostra attivo, purevidenziando qualche limite nel rela-zionarsi con la Comunit del Parco,che non incontra neppure una voltanei primi mesi di incarico; cominciaper a sviluppare un programma,organizza una sede in citt, a ReggioEmilia, indica una sede nel territorio,stipula contratti di collaborazione.Guerriero compie i primi atti da solo,anche perch il ministro non ha con-fermato la validit del consiglio diretti-vo in carica nel 2002, n avviato, nelcaso lo avesse considerato decaduto, laprocedura per la nomina di un nuovoorgano. Sulloperato del presidente sidiscute, in modo neppure troppo acce-so, ma questo basta a indurre Guerrie-ro alle dimissioni, motivate dalla noncomprensione di qualche attacco rice-vuto da esponenti di istituzioni e forzepolitiche locali.Il ministro, invece di ricercare lintesaper un nuovo presidente, nomina nuo-vamente Casentino commissario. LaComunit del Parco non daccordo,ma sorpresa dalle prime dichiarazio-ni di Casentino, che nellincontro del2 aprile scorso manifesta lintenzionedi impugnare e azzerare per irregolari-

il sistema regionale Cronistoria di un parco incompiuto

storie

nat

ural

i12

Oltre 23.000 ettari di splendidi paesaggimontani, con vette spettacolari come ilMonte Prado, lAlpe di Succiso e ilMonte Cusna che superano i 2.000 m,vasti panorami, brughiere impreziositeda rare fioriture, folte faggete dove trova-no rifugio lupi, caprioli, cervi e tantespecie di uccelli, incantevoli specchidacqua incorniciati dai boschi, spessoaccolti in conche modellate da antichighiacciai o evoluti in verdeggianti torbie-re. Sono soltanto alcuni degli elementidi particolare bellezza e interesse natura-listico del nuovo Parco Nazionale, cheriunisce in un progetto unitario varierealt territoriali di grande valoreambientale. Le profonde valli dei torren-ti Secchia, Riarbero e Ozola, segnate daorridi di pareti arenacee, e quelle delDolo e dellEnza, ricche di acque e anti-chi boschi, tutte in precedenza compre-se nel Parco Regionale Alto AppenninoReggiano, costituiscono lossatura cen-trale dellarea protetta. A ovest si aggiun-gono le belle morfologie glaciali e i laghidellalta valle del torrente Parma, in pre-cedenza inclusa nel Parco RegionaleAlta Val Parma e Cedra, mentre versonord il parco si prolunga sino al MonteVentasso, la cui cima si specchia nel-lampio lago Calamone, e comprendeanche due unit territoriali separate diassoluto rilievo geologico, come lincon-fondibile Pietra di Bismantova e i viciniGessi Triassici, per le quali allo studiouna pi completa integrazione nellam-bito dellarea protetta. Sullimpervio ver-sante toscano il Parco Nazionale si dira-ma verso la Lunigiana e la Garfagnana, acomprendere le alte valli di alcuniaffluenti del Magra, la zona dellOrec-chiella, con le riserve naturali statali diLamarossa, Pania di Corfino e Orec-chiella, e parte della foresta demanialeregionale dellalta valle del Serchio. Aitanti aspetti naturali di assoluto rilievo siaggiunge linteresse culturale di un terri-torio ricco di tradizioni e costellato diantichi borghi montani, eremi, mulini,metati nei castagneti, storiche vie di col-legamento tra i due versanti appenninici,che trova riscontro nellodierna acco-glienza turistica, forte di unampia e bensegnalata rete escursionistica, di numero-se strutture di informazione per i visita-tori e di una valida offerta ricettiva, conrifugi, agriturismi e alberghi nei princi-pali centri abitati.

il territorio del nuovo parco nazionale

Il parco possiede un ricco patrimoniodi edifici e manufatti minori legati allacultura materiale e alle tradizioni dellamontagna emiliana. AR

CHIV

IO P

ARCO

REG

IONALE

ALT

O A

PPEN

NIN

O R

EGGIA

NO

t molti atti di Guerriero, tra cui ilbilancio di previsione 2004, di chiude-re la sede di Reggio Emilia e ripartiredal programma di investimenti dispo-nendone il finanziamento. In definiti-va, di interpretare la reggenza dinami-camente, ma collaborando con laComunit del Parco. Siamo ai giorni nostri, e la futura evo-luzione della situazione non datoconoscerla e valutarla. In ogni caso, asette anni dalla legge 344/97, a treanni dal DPR istitutivo, a sei mesidalla nomina di un presidente legitti-mo, si punto a capo. E, ancora unavolta, spetta al ministro avanzare alledue regioni una o pi proposte di livel-lo, sorrette da adeguato curriculum econdivisibili per validit rispetto aicompiti di chi deve guidare un enteimportante come un parco nazionale.Alla data odierna il ministro non haconvocato nessun incontro, e rispondeai solleciti dei presidenti Errani e Mar-tini con lettere in cui dice che lo far,ma di fatto continua a temporeggiare.Sin qui la cronistoria. A tutto ci pos-siamo aggiungere alcune valutazioni.Un parco nazionale cosa di grandeeffetto nellimmaginario collettivo equindi anche nelle attese della gente.Oggi, tra la gente, ritenuto una realiz-zazione di grande importanza, mentresolo pochi anni fa era avversato da tanti,e quasi tutti gli avversari di un tempooggi ne sostengono la validit.Ci sono attese tra i cittadini, c statadi recente una manifestazione di pro-testa che ha chiesto di avviare subitoil parco. Il parco come prospettiva diuno sviluppo diverso e possibilesupera il parco come ente, e la forzaintrinseca che esprime pi fortedelle contraddizioni che emergonotrattando degli organi che presiedo-no alla sua gestione. Il parco ormaiun dato di fatto, non pi in discus-sione. In questo contesto colpisce lasfilza di errori di un governo chesembra muoversi contro uno svilup-po armonico dei parchi e compie attiche privilegiano scelte di parte e pre-rogative di consonanza politica

prima che di capacit e competenza.Anche se il sistema delle autonomielocali del parco non ha sempre bril-lato per univocit di intenti, capacitdi rappresentanza e forza propositiva,esso sta emergendo come lunicovero punto di riferimento al cospettodegli atti sbagliati e dei ritardi delministro che sta tenendo fermi concommissari e mancate nomine novedei ventitre parchi nazionali e hariempito gli altri di esponenti politicidei partiti di governo. Questo stato dicose per non pu funzionare, einfatti non funziona, e il governonon pu esimersi dallo svolgereresponsabilmente il proprio ruolo.Nella fattispecie, deve avanzare rapi-damente proposte credibili e rimet-tersi a un tavolo di concertazionecon le due regioni per raggiungereunintesa. Nel contempo deve espri-mersi sul consiglio direttivo e darecompletezza agli organi del parco.Nel frattempo i due parchi regionaliemiliani coinvolti nel Parco Naziona-le continuano a lavorare e garantisco-no comunque la non interruzionedelle iniziative di tutela, valorizzazio-ne e promozione del territorio. Sonopronti allo scioglimento, come preve-de il decreto, hanno gi pronte pro-poste e persino bozze di atti delibera-tivi. Hanno gi maturato quanto diloro competenza per garantire ilmiglior passaggio di competenze pos-sibile, senza traumi e senza eccessivepretese, ma neppure intendono esse-re cancellati con un semplice attoburocratico. Su questo hanno avviato,insieme alla Regione, il confrontocon il commissario.Oggi, e siamo al maggio del 2004, iprogrammi del Parco del Gigantecontinuano a svilupparsi. Appenapossibile, speriamo prestissimo, cesse-ranno di essere elaborati dal Parco delGigante e saranno espressi dal ParcoNazionale e/o dai singoli enti localisoci di quello che, prossimamente,sar lex Consorzio di Gestione.Quello che certo che non scom-pariranno.

il sistema regionale Cronistoria di un parco incompiuto

storie

nat

ural

i13

Lescursione di una scolaresca sullemontagne reggiane e un opuscolo che presenta le proposte per le scuole del Parco del Gigante.

ARCH

IVIO

PARCO

REG

IONALE

ALT

O A

PPEN

NIN

O R

EGGIA

NO

MARIO

VIA

NEL

LI

Il V Congresso Mondiale dei Parchi, lappuntamento decennale promossodalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) che si tenuto a Durban (Sud Africa) dall8 al 17 settembre 2003, con la partecipa-zione di circa 2500 delegati di oltre 150 paesi, stato loccasione per fare ilpunto sullo stato dei parchi e delle riserve nel mondo e sul contributo che essistanno offrendo alla tutela del patrimonio naturale, nonch per delineare lestrategie del prossimo decennio.Quanto emerso a Durban stato oggetto di un seminario organizzato il 26 feb-braio 2004 dal Servizio Parchi e Risorse forestali della Regione Emilia-Roma-gna, con la partecipazione di Federparchi. Il seminario, introdotto dal respon-sabile del servizio Enzo Valbonesi, si sviluppato attraverso gli interventi diGiuseppe Rossi, direttore di Federparchi, Franca Zanichelli, direttore delParco Fluviale Regionale Taro, e Valter Zago, presidente del Parco RegionaleDelta del Po e vicepresidente di Federparchi. Obiettivo dellincontro era deli-neare un quadro generale dello stato delle aree protette nel mondo, tratteg-giando a grandi linee anche la situazione nazionale, nella convinzione chelimpegno a favore delle aree protette sia indispensabile per invertire il dram-matico declino della biodiversit e rispettare gli impegni presi nelle conven-zioni internazionali.Nella seduta conclusiva del congresso, come noto, stato approvato lAccordodi Durban, al quale sono allegati un Piano dAzione per la sua attuazione, unelenco di 32 Raccomandazioni scaturite dai workshop tematici e un messaggioalla Convenzione sulla Biodiversit, nel quale si mette in luce il valore incon-testabile dellistituzione, negli ultimi ventanni, di oltre 100.000 aree protette,definite sorgente di benefici oltre i confini: oltre i loro confini segnati sullacarta, oltre i confini degli Stati, oltre le societ, i sessi e le generazioni. Lostesso motto del congresso, benefits beyond boundaries (benefici oltre i confi-ni), punta a segnalare la necessit di una gestione condivisa degli scrigni di bio-diversit del pianeta e, nello stesso tempo, a mettere in risalto limportanza

delle aree protette nel contaminarecon pratiche efficaci e innovative ilterritorio esterno ai parchi. Nel coin-volgente documento Il nostro impe-gno mondiale per lumanit e le areeprotette della Terra, accanto alleragioni per celebrare, emergonoforti preoccupazioni per le moltearee naturali e selvagge sottoposte agravi minacce, il notevole ritardo,rispetto alla rilevante percentuale disuperficie terrestre protetta (12%),nella tutela di oceani, mari, litorali,ecosistemi di acqua dolce, linsuffi-cienza dei finanziamenti destinatialle aree protette, valutata in circa 25

I parchi dopo Durban

il mondodei parchi

di Monica Soracase

storie

nat

ural

i15

Un momento del seminario regionalededicato agli esiti di Durban e, nella pagina precedente, un puntopanoramico nel Parco Nazionale Svizzero.

Un seminario regionale

sul V Congresso Mondiale

dei Parchi

BRUNO B

EDONNI

miliardi di dollari USA, lassegnazio-ne dei costi di gestione delle stessealle comunit locali, in particolare apopolazioni povere, a fronte di unadistribuzione dei benefici a livellomondiale.Il richiamo a un deciso impegno chepermea lultima parte dellAccordo siconcentra sulla necessit di rafforzaregli aspetti politici, giuridici e istituzio-nali dei sistemi di aree protette, ilriconoscimento di relazioni indissolu-bili tra uomo e ambiente, lamplia-mento della partecipazione delle gio-vani generazioni al nuovo program-ma delle aree protette, il coinvolgi-mento delle comunit locali nei pro-cessi decisionali. A questo riguardo ilPiano dAzione riconosce che inmolti casi le aree protette sono statestabilite senza la necessaria attenzio-ne e rispetto per i diritti delle popola-zioni indigene o nomadi, soprattuttoil loro diritto alla terra e alle sue risor-se. Hanno trovato spazio anche pro-poste di riconoscimento dellecono-mia locale come strumento per lavalorizzazione delle aree protette,oltre allutilizzo della comunicazionee delleducazione come mezzi diconoscenza e quindi di sostegno esensibilizzazione. LAccordo si chiu-de con la promessa di mantenereaperte le vie del dialogo in un climadi umilt, di credibilit e di fiducia,

nel tentativo di condividere la visio-ne di un avvenire sostenibile per lu-manit, fondato su di una alleanzarispettosa con la natura.LItalia si presentata a Durban fortedi una lunga e fruttuosa esperienzanella creazione e gestione di aree pro-tette, rafforzatasi soprattutto negli ulti-mi anni, ma priva di una rappresen-tanza politico-istituzionale. Nelladelegazione italiana presente a Dur-ban ha cos assunto particolare rile-vanza la partecipazione di Federpar-chi, rappresentata dal presidente Mat-teo Fusilli, dal vicepresidente ValterZago e dal direttore Giuseppe Rossi.Nella giornata seminariale sono stateprese in esame le possibili ricadutegenerate dal Piano dAzione e dalle 32Raccomandazioni sullauspicata inte-grazione dei diversi sistemi gestionaliregionale, nazionale, comunitario emondiale ed stata rimarcata lurgen-za di politiche di sistema pi efficaci.Giuseppe Rossi ha rilevato come,rispetto al precedente congresso diCaracas (1992), si sia assistito a unpositivo sviluppo del concetto di spa-zio protetto, inteso come modelloesportabile utile alla pianificazioneterritoriale, nel quale la qualit dellaprotezione si pone in primo pianorispetto alla quantit. A rendere diffi-coltoso il cammino intrapreso, tutta-via, concorrono gli scarsi finanzia-

il mondo dei parchi I parchi dopo Durban

storie

nat

ural

i16

Un centro per il recupero e lareintroduzione dellorango in Borneo.

Le peculiari morfologie delle cime tutelatedal Parco Nazionale Torri del Paine, in Cile.

MARIO

VIA

NEL

LI

MARCO

SACC

HET

TI

menti, il labile consenso sociale, lamancanza di volont politica, la fidu-cia ancora troppo debole nei parchicome realt economicamente fruttuo-se. Franca Zanichelli, in proposito, hasottolineato come il mantenimentodellintegrit degli ecosistemi possagarantire il loro funzionamento in unaprospettiva durevole, soprattutto da unpunto di vista economico. Questo valein particolare per i paesi del sud delmondo, dove le conoscenze tradizio-nali spesso custodiscono preziose espe-rienze di uso e gestione sostenibiledelle risorse naturali, che impongonouna gestione delle aree protette atten-ta al contesto locale e ai diritti dellepopolazioni autoctone e migranti.I relatori hanno segnalato che durantela giornata congressuale dedicata alnostro paese stato riconosciuto comein Europa, e in particolare in Italia,anche le zone pi selvagge presentinoun grado di antropizzazione tale darichiedere unanalisi specifica, bendistinta dalla concezione conservazio-nistica anglosassone, applicabile avasti territori selvaggi come quelli deiparchi statunitensi. A riguardo sonostati richiamati i contenuti del proget-to APE (Appennino Parco dEuropa)come modello di integrazione tra areeprotette e territorio, i progetti relativi

ad altri grandi sistemi ambientali e ter-ritoriali del nostro paese, CIP (CosteItaliane Protette) e ITACA (Rete delleIsole Minori del Mediterraneo), non-ch la Convenzione delle Alpi. statoinfine ricordato come il sistema nazio-nale delle aree protette abbia potutorafforzarsi e ampliarsi grazie allappli-cazione della Direttiva Habitat92/43 e della Direttiva Uccelli, attra-verso listituzione di circa 2500 SitidImportanza Comunitaria (SIC) eZone di Protezione Speciale (ZPS),con i quali contribuire alla costruzio-ne della rete di Natura 2000.Nellintervento conclusivo ValterZago ha rilevato come il provvedi-mento comunitario non riguardi iparchi nazionali e regionali, non-ostante questi ultimi ospitino un grannumero di SIC e ZPS, sottolineandola necessit di ricondurre la gestionedei siti a quella dei parchi nei qualiessi si trovano, cercando di colmare,come suggerisce il documento I par-chi in Europa elaborato da Federpar-chi, la disparit di trattamento tralegislazioni e politiche nazionali, chericonoscono pienamente ai parchiqueste specifiche funzioni, e le politi-che comunitarie che, invece, limita-no questo riconoscimento sostanzial-mente a SIC e ZPS.

il mondo dei parchi I parchi dopo Durban

Un magnifico scorcio della catenahimalayana.

Una balena franca australe nella RiservaNaturale Penisola di Valdes, in Argentina.

MARIO

VIA

NEL

LI

MARCO

SACC

HET

TI

Di fronte agli allarmi sullo stato del pianeta, lumanit reagisce chiamandosi aconfronto in periodici appuntamenti planetari: Rio de Janeiro, Johannesburg,Kyoto, Durban, Kuala Lumpur, per citare i pi significativi. Si tratta di momen-ti eccezionali, preparati con grande impegno dagli addetti ai lavori che selezio-nano temi di discussione, opzioni strategiche, procedure attuative per far con-vergere la riflessione comune sulle decisioni da assumere per fronteggiare legrandi questioni. Lo scopo sollecitare la composizione di azioni positive daintraprendere ai differenti livelli, dai programmi nazionali fino alle ricadute didettaglio che coinvolgono le comunit locali.Questi meeting possono diventare tappe effettive nella storia del progresso delleidee e occasioni formidabili per esercitare lintelligenza umana, a una condizione:che le risultanze siano incisive e si sviluppino coerenti processi di assunzione diresponsabilit per affrontare la complessit delle problematiche emerse, superan-do la rete dei poteri sanciti e la geografia dei privilegi. Di cosa ne stato delle risul-tanze di Rio, Johannesburg e Kyoto, ben noto a tutti: il nodo sempre quello ditrainare le posizioni di vantaggio economico verso comportamenti etici, per nonstemperare inesorabilmente la portata delle raccomandazioni.Speriamo che il messaggio vitale di Durban abbia colpito nel segno: Beneficisenza frontiere stata davvero la ragione di essere di questo incontro, dove ha trion-fato in primo luogo la diversit umana, migliaia di delegati di tantissimi paesi acco-munati da un unico grande progetto: dare un futuro alle aree protette. Nella ceri-monia inaugurale il grande Nelson Mandela ha infiammato la platea con la vocedi chi ha a cuore i problemi dellAfrica e si batte per riconsegnare dignit a questa

Un futuro per i parchi e la tutela della biodiversit?

il mondodei parchi

storie

nat

ural

i18

di Franca ZanichelliDirettore del Parco Fluviale Regionale Taro

Trasporto di legname tropicale destinatoalla commercializzazione.

MARIO

VIA

NEL

LI

terra. Restituire vitalit alle culturenative che possono essere custodi deipatrimoni naturali pi importanti unimperativo dal quale non si pu pre-scindere.Il mondo opulento pu fare molto,perch pu giocare almeno tre carteimportanti: per prima cosa indispen-sabile rafforzare la ricerca per esplora-re ancora la straordinaria diversit bio-logica sconosciuta; poi necessarioformare classi dirigenti attente ai pro-blemi della salvaguardia delle risorsenaturali, dalle quali si traggono rimediper la salute e alimenti primari per lasopravvivenza di interi popoli; indiffe-ribile, infine, combattere la povert,che costituisce la prima condizione diminaccia dei grandi ecosistemi residua-li ancora funzionanti.Sono problemi di portata planetaria,che coinvolgono soprattutto i Paesi delSud del mondo, detentori di un prima-to di ricchezza biologica incomparabi-le. Ma anche nella vecchia Europa enel continente nordamericano si lan-ciano allarmi per la perdita di superficiee qualit delle aree protette. Soprattut-to emerge il rischio che parchi e riservenaturali rimangano isole vulnerabili inun ambiente sempre pi o meno den-samente metropolizzato. Da un lato,infatti, crescono i riferimenti normativie i processi dintegrazione delle politi-che ambientali, ma dallaltro la pressio-ne per mantenere gli attuali livelli disviluppo economico induce a sacrifica-re anche le acquisizioni consolidate.Tra le 32 Raccomandazioni di Durbance ne sono alcune molto pertinenti perla nostra realt nazionale. Stimolareuna maggiore efficienza gestionalenelle aree protette potrebbe rafforzare ilconcetto virtuoso che la cura e la tutelafanno la differenza e che il processo didepauperamento si pu contrastare, sti-molando una visione positiva rispettoalle aspettative di futuro delle giovanigenerazioni. Creare network di portataterritoriale pi ampia potrebbe consoli-dare politiche ambientali meno margi-nalizzate rispetto ai grandi filoni econo-mici. Incoraggiare la ricerca applicata e

investire nella formazione dei giovanipotrebbe portare a una maggioreresponsabilizzazione collettiva verso itemi delloccupazione e dello svilupposociale. Armonizzare le aspettativedelle comunit locali con una gover-nance intelligente e responsabile neiconfronti del territorio e dellambientepotrebbe ridurre la spesa pubblicanecessaria per sanare gli esiti di unapoco lungimirante attivit di pianifica-zione e programmazione. Alla fine,continua a rimanere centrale il temaeducativo, come supporto essenzialeper arginare la preoccupante deriva diun modello di sviluppo asservito solo alrendimento economico.

storie

nat

ural

i19

La superficie della Terra attualmente pro-tetta, pi che raddoppiata rispetto al1992, interessa oltre il 12% delle terreemerse, con un addizionale 10% stretta-mente tutelato in Antartide; una percen-tuale che scende a meno dello 0,5% per imari e gli oceani, a riprova della ancorainsufficiente attenzione per gli ecosistemimarini. In Europa esistono 32.504 areeprotette, un terzo circa del totale mondia-le, che coprono una superficie di70.511.239 ettari, pari al 14,1% del conti-nente; di queste 712 sono parchi naturali(5,5%), 9.289 paesaggi protetti (6,3%),20.209 riserve naturali (2,3%), 2.294monumenti naturali e altre aree naturaliprotette (0,1%).In Italia le aree protette sono 751 e interes-sano oltre il 10% del territorio nazionale (lasuperficie protetta raggiunge il 20% se siconsiderano anche SIC e ZPS). Attualmen-te nel nostro paese esistono 22 parchi nazio-nali, 146 riserve naturali statali, 23 riserve ealtre aree protette marine, 105 parchi, 335riserve naturali e 141 altre aree protetteregionali. In questo quadro il territorioappenninico svolge un ruolo di assoluta pre-minenza, ospitando il 56% della superficieprotetta nazionale, pari a circa 1,5 milionidi ettari. Per il futuro, il primo obiettivo siconferma quello di ottenere entro il 2010una forte riduzione dellattuale ritmo di per-dita della diversit biologica a livello mon-diale, regionale e nazionale e di completareuna rete mondiale di aree protette rappre-sentativa di tutti gli ecosistemi del pianeta;entro il 2012, come stabilito nel VerticeMondiale sullo Sviluppo Sostenibile diJohannesburg, anche prevista la creazio-ne di una rete rappresentativa di aree mari-ne protette. Un altro importante obiettivostrategico il collegamento entro il 2015 ditutte le aree protette nellambito di sistemiecologico-ambientali pi vasti, sia terrestriche marini. Su scala europea, nel giugnodel 2003, Federparchi ha avviato un dibatti-to per arrivare alla preparazione di un libroverde, da inserire nella costituzione italia-na ed europea, per una politica comune afavore delle aree protette in conformit a undocumento gi elaborato da Federparchi epresentato alla Commissione Europea.

I numeri e le date di Durban

il mondo dei parchi I parchi dopo Durban

Un pannello per la protezione delle tartarughe marine in Malesia.

I relatori del seminario regionale sul VCongresso Mondiale dei Parchi di Durban.

MARIO

VIA

NEL

LI

BRUNO B

EDONNI

ARCH

IVIO

PARCO

NAZI

ONALE

FORES

TE C

ASE

NTI

NES

I

Natura 2000 ha origine dalla Direttiva Habitat n. 43 del 1992 dellUnione Euro-pea, finalizzata alla conservazione della diversit biologica presente nel territorioeuropeo. La direttiva, come noto, prevede che gli stati contribuiscano alla costitu-zione della rete ecologica europea, denominata appunto Natura 2000, in funzio-ne della presenza e della rappresentativit nel proprio territorio di determinatiambienti e specie, individuando aree di particolare pregio ambientale, i Siti diImportanza Comunitaria (SIC), ai quali si aggiungono le Zone di Protezione Spe-ciale (ZPS) previste dalla Direttiva Uccelli n. 409 del 1979. Con Natura 2000lUnione Europea ha inteso porre le basi per la creazione di un sistema di areestrettamente relazionato e non di un semplice insieme di territori scelti tra i pisignificativi e tra loro isolati. In risposta a questa sollecitazione, lo stato italiano hapromosso nel 1995 il progetto Bioitaly, che ha segnalato le aree di maggior pre-gio ambientale comprese sia allinterno dei parchi e delle riserve naturali che nelresto del territorio nazionale, individuando gli habitat di interesse comunitario ecensendo le specie animali e vegetali presenti negli Allegati I e II delle DirettiveHabitat e Uccelli. Su questa base nel nostro paese sono stati sinora individuati2.330 SIC e 434 ZPS, ripartiti nelle tre regioni biogeografiche in cui stata sud-divisa lItalia (alpina, continentale e mediterranea), ma varie regioni stanno anco-ra aggiornando i loro elenchi e il dato in costante evoluzione. Nel frattempo lI-talia ha recepito la direttiva europea attraverso il D.P.R. 357/97, successivamentemodificato dal D.P.R. 120/03, in quanto lUnione Europea aveva avviato una pro-cedura di infrazione perch lambito di applicazione del primo decreto era rite-nuto non conforme a quanto stabilito nella Direttiva Habitat.La Regione Emilia-Romagna, che nel 1977 aveva gi posto lattenzione sullaconservazione della biodiversit attraverso la L.R. n. 2/77, a tutela delle specievegetali rare presenti nel territorio, e nel 1988 aveva emanato la L.R. n. 11/88sui parchi e le riserve naturali, nellambito di Bioitaly ha provveduto a cen-sire i siti pi significativi (SIC e ZPS) attraverso il coinvolgimento di universi-t, amministrazioni pubbliche e specialisti dei vari settori interessati. Dopoquesta importante fase di studio e censimento sono stati complessivamente

individuati 106 siti e, in particolare,104 SIC e 41 ZPS, delle quali solodue esterne ai SIC, per un totale di202.172 ha (183.043 ha di SIC e97.966 ha di ZPS, in gran partesovrapposti). Nel periodo 2001-2003 stata avviata una seconda fase dilavoro, per lindividuazione di nuovisiti e laggiornamento di quelli gidesignati, che ha coinvolto le ammi-nistrazioni pubbliche locali, in parti-colare le province e gli enti di gestio-ne delle aree protette, ma anchediversi comuni e singoli specialisti.Nel luglio 2002 si potuto cos

La Rete Natura 2000 in Emilia-Romagna

natura protetta

di Stefano Bassi, Francesco BesioServizio Parchi e Risorse forestali

della Regione Emilia-Romagna

storie

nat

ural

i21

La tutela delle specie

animali e vegetali e degli

habitat particolarmente rari

Un tipico ambiente delle Valli di Comacchio, caratterizzato dalla presenzadi salicornia, nel Parco Regionale Delta del Po.Nella pagina precedente, scorcio di unbosco misto con agrifoglio nel ParcoNazionale delle Foreste Casentinesi.

Nel volume Habitat dellEmilia-Romagna,Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali, Regione Emilia-Romagna, 2001, si pu trovare la descrizione degli habitatpresenti in regione secondo il metodoeuropeo CORINE-biotopes.

FABIO

BALL

ANTI

aggiornare lelenco dei SIC, che sonosaliti a 113, per una superficie com-plessiva di 194.715 ha (oltre 10.000ha in pi rispetto allindagine prece-dente). Nel settembre 2003, anche inseguito ai ripetuti solleciti dellUnio-ne Europea allItalia, considerata par-zialmente inadempiente nellapplica-zione della Direttiva Uccelli soprat-tutto riguardo al numero di ZPS desi-gnate, in ambito regionale si prov-veduto allaggiornamento di quelleindividuate nel 1995, portandole da41 a 61, per un totale di oltre 155.000ha (con un incremento del 58%).Dal momento che molti SIC coincido-no, totalmente o parzialmente, con le

ZPS, la Rete Natura 2000 in Emilia-Romagna oggi costituita da 139 siti,raggruppati in 127 aree, per un totale di236.548 ha, pari a oltre il 10% dellin-tero territorio regionale: un traguardoimportante per la realizzazione di unarete di aree a elevato pregio ambienta-le, a integrazione dei parchi e delleriserve statali e regionali gi esistenti.La superficie complessiva dei siti diNatura 2000 e delle aree protette inEmilia-Romagna, infatti, oggi di278.000 ha, in quanto il 73% dei153.000 ha di parchi e riserve naturali,pari a circa 111.000 ha, ricade allinter-no della Rete Natura 2000, mentre il47% dei siti di Natura 2000 si trovaallinterno di aree protette.LItalia il paese europeo con il pialto grado di biodiversit e lEmilia-Romagna tra le regioni pi ricche dispecie animali e vegetali, nonch diambienti che li ospitano. Siamo dun-que responsabili di un patrimonio natu-rale di valore europeo e mondiale, daconservare e gestire con il contributo ditutti. Nei siti della Rete Natura 2000individuati in Emilia-Romagna sonopresenti habitat di interesse comunita-rio che rientrano in tutte le categorieclassificate dalla commissione europea:habitat costieri, di acque dolci, salma-stre e salate, fiumi, laghi, stagni, prate-rie umide o aride, steppe e arbusteti,rupi e grotte, diversi tipi di foreste. Dei78 habitat strettamente connessi allapresenza dellacqua, almeno 20 sonopresenti in regione e, in particolare,sono di prioritaria rilevanza le Lagunecostiere, come la Sacca di Goro, e leDune fisse a vegetazione erbacea, pre-senti anche a una certa distanza dalmare come avviene a Massenzatica(FE). Tutti questi habitat ospitano unaflora e una fauna rara e importante, inun complesso mosaico di situazioni dif-ferenti, nelle quali, soprattutto inAppennino, prevale una sorta di effettomargine o di transizione tra un ambien-te e laltro, importantissimo per gliscambi tra le varie cenosi.In base a quanto stabilito dalla nor-mativa regionale a livello di pianifica-

natura protetta La Rete Natura 2000 in Emilia-Romagna

storie

nat

ural

i22

La Regione Emilia-Romagna, recependoquanto indicato nel D.P.R. 120/03, ha rite-nuto opportuno approvare una legge chesoprattutto definisse i ruoli dei soggetti avario titolo coinvolti nella gestione dei siti diNatura 2000. La L.R. n. 7 del 14.4.04 Dis-posizioni in materia ambientale (articoli 1-9) disciplina in maniera dettagliata questamateria, con particolare riferimento ai ruolidei diversi enti pubblici e dei soggetti priva-ti e alle procedure da seguire per lapprova-zione di piani e progetti che interessanodirettamente o indirettamente i siti di Natu-ra 2000. Nellart. 2, in particolare, vengonoesplicitati i compiti di coordinamento, pro-mozione, verifica e monitoraggio dellaRegione e lattenzione da riservare alla ste-sura delle direttive che definiranno gli indi-rizzi a livello gestionale e procedurale per ladefinizione delle misure di conservazione edella valutazione di incidenza. Lart. 3 defi-nisce i ruoli degli enti in materia di Misuredi conservazione (obbligatorie) e Piani digestione (facoltativi), stabilendo in 18 mesi

dallentrata in vigore della legge il tempo adisposizione di province ed enti gestoridelle aree protette regionali e statali per pre-disporre tali provvedimenti, di notevoleimportanza anche ai fini delle istruttoriedelle valutazioni di incidenza e del monito-raggio periodico degli habitat e delle specieanimali e vegetali previsti dalla normativaeuropea e recepiti da quella statale. Lart. 4 riservato allattivit di monitoraggio, coor-dinata dalla Regione, mentre agli artt. 5, 6 e7 sono demandate le norme relative allaValutazione di incidenza di piani e progettiche la legge regionale demanda agli stessienti che approvano tali documenti, con lasola eccezione degli interventi allinternodelle aree protette, valutati dallente gestore(una novit importante rispetto alla norma-tiva nazionale che, invece, assegna allenteparco un ruolo consultivo). Gli ultimi duearticoli sono riservati alle norme transitoriedi eventuale surroga da parte della Regionenei confronti di enti inattivi e agli aspettifinanziari.

la recente legge regionale

In alto, un altro particolare habitat deltizio:il suggestivo bosco allagato di PunteAlberete e, sopra, la farfalla Lycaenadispar, una specie prioritaria per lUnione Europea.

FABIO

BALL

ANTI

FIUM

I

zione nelle aree SIC e ZPS, maanche per supportare tecnicamente isoggetti preposti a effettuare le valuta-zioni di incidenza di piani e progetti,la Regione sta attualmente cercandodi integrare il quadro conoscitivo dis-ponibile in materia di habitat e haavviato una nuova fase di studio, coin-volgendo IPLA (Istituto per le Pianteda Legno e lAmbiente) e ARPA(Agenzia Regionale per la ProtezioneAmbientale), con lobiettivo di forni-re una pi precisa localizzazionedegli habitat di interesse comunitariopresenti allinterno dei siti; lindagi-ne, che si concluder entro lanno, per il momento limitata ai siti esternialle aree protette, in genere menoconosciuti. La Regione ha inoltre inprogramma la realizzazione di pub-blicazioni, corsi e seminari su temispecifici, allo scopo di incrementare

il livello di conoscenza tra i tecnicidel settore rispetto alle problematicheconnesse alla corretta gestione dellearee di elevato pregio ambientale. Learee interessate da Natura 2000, infi-ne, hanno in questi anni beneficiatodi specifici finanziamenti comunitari,come i progetti Life, e sono state con-siderate prioritarie o preferenziali invari programmi regionali (dal PianoRegionale di Sviluppo Rurale aiFondi ordinari degli interventi di fore-stazione di iniziativa pubblica). LaRete Natura 2000, insomma, dopouna prima fase di studio e ricerca, staraggiungendo una sempre maggioreconcretezza a livello sia pianificatorioche direttamente gestionale: perquanto ancora lungo, si tratta di unprocesso che nei prossimi anni, con ilconcorso di tutti i soggetti interessati,pubblici e privati, potr e dovr darepiena attuazione ai principi enunciatinelle direttive comunitarie.

natura protetta La Rete Natura 2000 in Emilia-Romagna

storie

nat

ural

i23

DISTRIBUZIONE SITI NATURA 2000

ProvinciaN. Siti (SIC)

N. Siti (ZPS)

Totale siti(SIC+ZPS)

Superficie siti(SIC+ZPS)

Percentuale(%)

Piacenza 13 3 13 26.126 ha 11,0

Parma 15 5 19 29.210 ha 12,3

Reggio Emilia 18 10 20 27.322 ha 11,6

Modena 12 8 17 22.573 ha 9,5

Bologna 16 8 21 36.069 ha 15,2

Ferrara 11 12 16 46.719 ha 19.7

Ravenna 15 13 20 19.793 ha 8,4

Forl-Cesena 11 2 11 26.231 ha 11,1

Rimini 2 0 2 2.507 ha 1,0

TOTALE 113 61 139 236.548 ha 100,0

TIPOLOGIE SITI NATURA 2000 N.

Siti costieri o subcostiericon ambienti umidi salati o salmastri e con pinete litoranee

17

Siti in pianuracon ambienti fluviali, zone umide dacqua dolce e ultimi relitti forestali planiziali

41

Siti in collina e bassa montagnacon prevalenza di ambienti fluvio-ripariali oppure rupestri, spesso legati a formazioni geologiche rare e particolari come gessi, calcareniti, argille

27

Siti in aree submontane di ambiente forestale o rupestri su arenarie oppure ofioliti

24

Siti ubicati in montagna a quote prevalenti superiori agli 800 m, con estese foreste, rupi, praterie-brughiere divetta e rare torbiere, talora su morfologie paleo-glaciali

18

TOTALE 127

Ulteriori informazioni in materia di Rete Natu-ra 2000 sono reperibili in vari siti web, tra iquali quelli dellUnione Europea (www.euro-pa.eu.int/ comm/environment/nature/ natura.htm, www.europa.eu.int/scadplus/leg/ it/lvb/l28076.htm), del Ministero Ambiente e Tuteladel Territorio (www.minambiente.it/ Sito/ setto-ri_azione/scn/rete_natura2000/ rete_natu-ra2000.asp) e della Regione Emilia-Romagna(www.regione.emilia-romagna.it/ natura2000/index.html).

Per saperne di pi

Sopra, giovane esemplare di storione, un pesce divenuto estremamente raro nei fiumi italiani; in alto, il succiacapre(Caprimulgus europaeus) ha subito un fortedeclino a livello europeo; in basso, al fragile ambiente dei prati aridi montani legato il calandro (Anthus campestris).

FABIO

BALL

ANTI

FABIO

BALL

ANTI

FABIO

BALL

ANTI

Il piano dazione nazionale per la conservazione del lupo elaborato nel 2002dallIstituto Nazionale per la Fauna Selvatica per conto del Ministero del-lAmbiente si apre con le seguenti parole: Il lupo rappresenta un elementofondamentale degli ecosistemi naturali e la conservazione di questa speciecomporta un beneficio per tutte le altre componenti ambientali ad essa inter-relate.... Nei fatti si tratta forse del pi grande problema di conservazionedella natura su scala nazionale e continentale, con esiti che, alternativamente,inducono alla fiducia o alla preoccupazione, sulla base, tuttavia, di una con-vinzione comune a tutto il mondo ambientalista, che riconosce a questo temaun ruolo guida nelle politiche di tutela dellambiente. Contesti del tutto diver-si per caratteri territoriali e situazioni sociali si trovano improvvisamente riav-vicinati e accomunati da questa spettrale presenza, discreta eppure dirom-pente, che stata testimone dellevoluzione del territorio e della storia socialee culturale di un intero continente e ancora riaccende paure ancestrali, incu-te rispetto, suscita entusiasmo come massima espressione dellequilibrio pro-prio della natura allo stato selvaggio.LItalia e lEuropa del terzo millennio non sono pi la distesa di foreste chenei secoli luomo ha grandemente ridotto per affermare i propri spazi disopravvivenza e oggi la conservazione del lupo non certamente un proble-ma per le citt, lo sviluppo economico e produttivo, lattivit agricola. Lastessa montagna ha conosciuto un po ovunque una riscoperta che ha spessoportato a condizioni di benessere inimmaginabili sino a qualche decennio fa,quando le regole erano la fatica e la miseria. Esistono, dunque, tutte le con-

Il lupo tornato

natura protettasto

rie n

atur

ali24

Il lupo nel ParcoNazionale

delle ForesteCasentinesi

Le ricerche nel crinale

romagnolo e in quello emiliano

di Claudio DAmico (1) Marco Mencucci (1)Giorgio Boscagli (2)

Nevio Agostini (3)

(1) Corpo Forestale dello Stato, CoordinamentoTerritoriale per lAmbiente del Parco Nazio-nale delle Foreste Casentinesi

(2) Biologo consulente del Parco Nazionale delleForeste Casentinesi

(3) Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Nel nostro Paese il lupo forse il simbolo pi evocativo della natura selvaggia.

MIL

KO M

ARCH

ETTI

dizioni per un piano dazione coor-dinato che garantisca almeno lasopravvivenza della specie, perch lasua estinzione, che pure stata vici-nissima, sarebbe il male assoluto,una perdita irrimediabile. La sensa-zione, per fortuna, che probabil-mente la salvezza del lupo oggiassicurata, ma viene da chiedersiquanto la nostra societ sia consape-vole di essere stata davvero a unpasso da un evento tanto terribilecome la sua definitiva scomparsa.Aver imboccato la strada giusta perscongiurare il rischio di estinzionedel lupo non significa, tuttavia, averrisolto i problemi di conservazionedella specie. In Italia i parchi hannogiocato un ruolo fondamentale nellasvolta che ha portato da una situa-zione di rischio estremo a una pro-spettiva di salvaguardia e recupero; epi dei singoli parchi stato sicura-mente il sistema delle aree protette,che nel nostro paese si sviluppatoverso la fine del Novecento, lele-mento vincente. Ma se un positivorisultato stato raggiunto, certoche non esiste ancora un equilibrioaffidabile.La storia pi recente del lupo nelloscenario dellAppennino centro-set-tentrionale , a questo proposito,emblematica della situazione. Dailupai della prima met del Nove-cento, premiati per ogni capo abbat-tuto, oltre che stimolati e sorrettidallopinione pubblica dellepoca,convinta della necessit di liberareil territorio da questo presunto peri-colo, siamo arrivati a una nuovafigura di lupaio, che oggi cerca ilupi non per ucciderli ma per stu-diarli e poterli difendere, riscuoten-do una nuova e importante ammira-zione nella societ civile. Ma cancora chi contrasta, consapevol-mente, il lupo, non pi con ostenta-zione della preda, ma illegalmente,con mezzi infidi e pericolosi come ibocconi avvelenati. Ci sono ancorapastori che reagiscono secondo abi-tudini comprensibili ma non pi

giustificate dai nuovi regimi di soste-gno e indennizzo ormai diffusi ericonosciuti. C anche chi, soprat-tutto nellambito localizzato e circo-scritto delle squadre di caccia al cin-ghiale, abbatte illegalmente il lupoperch lo sente come un antagoni-sta, che limita il serbatoio di selvag-gina cacciabile. Si tratta di figuremiserevoli, che macchiano unambiente che cerca di affermare elegittimare una cultura venatoriaevoluta ma non ancora capace diespellere questa residua minoranzacriminale, ostinandosi nellomertsenza comprendere la gravit delfenomeno.Il territorio del Parco Nazionaledelle Foreste Casentinesi, MonteFalterona e Campigna stato teatro,negli ultimi ventanni, di varie inda-gini sulla presenza, la stima e la dis-tribuzione della popolazione dilupo, sia prima che dopo listituzio-ne dellarea protetta. In questo com-prensorio, come nel resto dellAp-pennino, si assistito a una fase diricolonizzazione ed espansione del-lareale della specie, contestualealla riduzione della presenza antro-pica per labbandono delle zone dialta collina e montagna e allespan-sione delle popolazioni di ungulati

natura protetta Il lupo tornato

storie

nat

ural

i25

Linteresse suscitato dal convegno diSanta Sofia ha avuto un immediato epositivo riscontro, quando il parco si associato alla ricerca promossa dallIstitu-to Nazionale per la Fauna Selvatica edalla Regione Emilia-Romagna per ilmonitoraggio genetico del lupo, delegan-do a condurla il CTA CFS, gi protago-nista del programma di formazione sulmonitoraggio faunistico e della stima dellupo mediante wolf howling, sempre conGiorgio Boscagli come referente operati-vo e coordinatore delle attivit. Dallini-zio dei rilevamenti al 17 febbraio 2004(ultimo aggiornamento), in un arco tem-porale di 15 mesi, sono stati raccolti 226campioni biologici, per la quasi totalitcampioni fecali, oltre a un campione diurina e tre reperti tessutali (muscoli epeli prelevati da esemplari morti). Illaboratorio dellIstituto Nazionale per laFauna Selvatica ha analizzato i 76 cam-pioni dei primi due trimestri di attivit,che hanno dato 35 risposte positive e 5incerte, con la definitiva individuazionedi 19 distinti genomi di lupo. Dalmomento che il lavoro non ancoraconcluso, se si considera che nel novem-bre del 2001 furono stimati 26-36 esem-plari nellambito del parco, sembra profi-larsi una straordinaria corrispondenza trai risultati del wolf howling e quelli del-lindagine genetica. Quattro dei 19 geno-mi individuati, inoltre, sono stati cam-pionati anche dai rilevatori della provin-cia di Forl: una prova che i nostri lupiin realt spaziano per un territorio benpi ampio del parco.

I nostri lupi uno per uno

Alla determinazione genotipica dei singoliindividui di lupo dedicato un progettospecifico, coordinato dallIstituto Nazionaleper la Fauna Selvatica di Ozzano Emilia.

ARCH

IVIO

PARCO

NAZI

ONALE

FORES

TE C

ASE

NTI

NES

I

selvatici (cinghiale, capriolo, daino,cervo). Gli avvistamenti diretti e isegni indiretti di presenza, comepure le predazioni e le feci poste amarcatura del territorio, si sono neltempo fatti sempre pi frequenti esono stati confermati dai rilievi sulcampo che, per quanto parzialirispetto allintero territorio delparco, indicavano con certezza lagi significativa e mobile presenzadel predatore.Nel 1983 le stime parlavano di 5-6esemplari che si muovevano anchenel settore centro orientale dellattua-le parco. Nel 1995 si stimavano 20-22esemplari, tra adulti e piccoli, nel ver-sante toscano del parco e su parte diquello romagnolo, con 4 nuclei ripro-duttivi. Tra il 1992 e il 1997 nellareanord-occidentale furono individuati 4nuclei riproduttivi, oscillanti neltempo tra 8 e 20 esemplari. Tra il1998 e il 2001 vennero rilevati 4nuclei riproduttivi e 3 individui isola-ti in unarea di circa 45.000 ha; unaspecifica indagine dellottobre 2000nel versante romagnolo stim la pre-senza di 9-10 individui in 3 gruppi.Ulteriori e continuative ricerche con-dotte tra il 1993 e il 2000 rilevarono3-5 branchi, con una densit a tardaestate di 4-8 esemplari ogni 100 km2.La prima stima generalizzata in tuttoil territorio del parco e nelle zoneimmediatamente circostanti (circa50.000 ettari) del novembre 2001.Lo studio, condotto tramite la tecnicadel wolf howling dal Corpo Forestaledello Stato - Coordinamento Territo-riale per lAmbiente, con la supervi-sione di Giorgio Boscagli, ha eviden-ziato la presenza di non meno di 6nuclei sociali, almeno tre dei qualicon la presenza di giovani dellanno.La valutazione numerica prudenziale quindi oggi compresa tra 26 e 36esemplari.Il dato una conferma della presen-za, nel Parco Nazionale delle Fore-ste Casentinesi, di uno dei popola-menti di lupo a pi alta densit del-lAppennino. Non sembra dunque

azzardato affermare che in questa-rea protetta il lupo trova un ambien-te eccezionalmente adatto alle suenecessit, in termini di rifugio escarso disturbo, facilit di sposta-menti in zone rivestite di foreste,abbondanza di prede. Su questulti-mo aspetto i dati a disposizione,risalenti alla met degli anni Novan-ta, hanno determinato che nellareala dieta del lupo costituita percirca il 90% da ungulati selvatici, inprevalenza cinghiali, rispetto adaltre zone dItalia dove, invece, lacomponente di ungulati domesticiraggiunge e supera il 50% delladieta complessiva. un fatto chenel parco sembrano decrescere sia ilnumero di capi domestici predati,sia i risarcimenti collegati. Dati pirecenti non sono ancora disponibili,ma non sembrano da escludere pos-sibili variazioni del regime alimen-tare, in relazione allaumento dellepopolazioni di cervo e, localmente,di daino, vista ladattabilit del pre-datore alle caratteristiche dei popo-lamenti delle specie preda.Un aspetto particolarmente critico il rinvenimento di esemplari morti:tra 1993 e 2004 sono stati ritrovati 32lupi uccisi clandestinamente, 7 nelparco e i rimanenti in zone prossimeai suoi confini. Le cause accertate,per quanto possibile, sono collegate afenomeni di bracconaggio diretto,con arma da fuoco (10-11 casi), eindiretto, con bocconi avvelenati elacci (9 casi); cause secondarie sonogli incidenti stradali o altre causeaccidentali (6 casi) e le morti natura-li (2 casi). Negli ultimi mesi si pur-troppo assistito a una recrudescenzadelle morti per bocconi avvelenati.Di fronte a questi fenomeni, conti-nuare a proteggere il lupo e diffonde-re sempre pi la conoscenza di questaspecie meravigliosa la sola strada daseguire, come ha ben sintetizzato ilManifesto per la protezione del Lupo,approvato durante il convegno Lupoe Parchi, svoltosi a Santa Sofia nel-laprile del 2002.

natura protetta Il lupo tornato

storie

nat

ural

i26

Un agente del Corpo Forestale dello Statointento a raccogliere campioni.

ARCH

IVIO

PARCO

NAZI

ONALE

FORES

TE C

ASE

NTI

NES

I

natura protetta

storie

nat

ural

i27

Nei parchi regionali Alta Val Parma e Cedra, Alto Appennino Reggiano e AltoAppennino Modenese nel marzo del 2001 stato avviato un progetto finaliz-zato alla conservazione del lupo. Il progetto, finanziato da Life-Natura 2000, lestensione ai due parchi del modenese e del parmense delle azioni gi intra-prese nellarea protetta reggiana nellambito del precedente progetto Life-Natura 96 e ha coinvolto anche lUniversit La Sapienza di Roma e lIstitu-to Nazionale per la Fauna Selvatica. Lobiettivo principale contribuire allaconservazione del lupo in unottica di convivenza possibile con luomo e diconcreta soluzione dei conflitti legati alla presenza del predatore. Anche perquesto, lattuazione di gran parte delle azioni previste stata affidata diretta-mente ai tre parchi regionali, che le hanno realizzate e sviluppate in modocooperativo e coordinato, in unottica di sistema, su un vasto territorio che rac-chiude 10 Siti di Importanza Comunitaria destinati a divenire parte della reteeuropea Natura 2000.La tutela diretta e indiretta delle attivit zootecniche, in particolare della pasto-rizia, stata attivata attraverso la costruzione di recinti a prova di lupo e lamessa a punto di un sistema di relazioni tra gli enti competenti (Province eAusl) in grado di semplificare le procedure di indennizzo dei danni da preda-zione. Negli ultimi anni sono stati realizzati dieci stazzi per il ricovero nottur-no delle greggi al pascolo: recinti in rete metallica, alti circa tre metri e con laparte sommitale inclinata verso lesterno, in grado di ospitare sino a 250 capi.Dopo i primi non facili contatti con i pastori locali, segnati da una percepibi-le tensione, stato possibile soddisfare le aspettative di tutela della propria atti-vit di buona parte dei pastori che utilizzano i pascoli dellarea. Anche lassi-stenza del personale legato al progetto, offerta in tutti i casi di predazioni avve-nute nei tre parchi e in zone limitrofe, ha contribuito a creare un clima di mag-giore distensione e cordialit.La divulgazione dei risultati presso un pubblico pi ampio e la sensibiliz-zazione e informazione sulla convivenza possibile tra uomo e lupo sono

Il lupo tornato

Un progetto perla conservazione