Helios Magazine nr. 6-2011

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Rivista di scienze sociali diretta da Pino Rotta

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  • HELIOS MAGAZINERivista bimestrale

    di scienze, cultura e societRegistrazione Tribunale di Reggio Cal. Nr. 3/96

    Direttore ResponsabilePino Rotta

    Direttore EditorialeGianni Ferrara

    Comitato di redazione:Mimmo Codispoti, Cristina Marra, Katia Colica, Elisa Cutull, Giorgio Neri,Salvatore RomeoCorrispondenti:Anita Seija Leijala, Tania Kostiuk, GiancarloCalciolari, Faiyz Barakat Almahasneh

    Editore:Centro Studi Sociali Club AusoniaPresidente: Pino RottaVice Presidente: Roberto PirrelloSede legale: via Pio XI nr. 291 89132 Reggio Calabria (I)

    Redazione:via Pio XI nr. 291 89132 Reggio Calabria (I)Tel. SMS 388 7927621partita IVA 01482330808Tipografia: Rosato (RC) tel. 0965.56046In copertina: Chair car, di Edward Hopper

    In questo numero:

    Editoriale - La casta invisibile (di Pino Rotta) pag. 2Societ - Linguaggio banale e alterate relazioni(di Salvatore Romeo) pag. 3Societ - Trasporti di classe (di Katia Colica) pag. 4Societ - Psicologia del lavoro in tempo di crisi (di Valentina Arcidiaco) pag. 5Societ - La bellezza della crisi oltre la banalit (di Luisa Nucera) pag. 6Esteri - Intervista con lambasciatore di Bosnia ed Erzegovina in Ungheria Nikola Djukic(a cura di Tania Kostyuk da Budapest) pag. 7Pensiero Lipotesi di Daniel Kahneman (di Giancarlo Calciolari) pag. 8Pensiero - In direzione della sintonia. Habermas oltre lastratto (di Gianfranco Cord) pag. 10Pensiero - Lenergia del vuoto di Bruno Arpaia e il giallo del bosone di Higgs(di Gianni Saul Ferrara) pag. 12Recensione - Lucio Saviani, Voci di confineIl limite e la scrittura (di Elisa Cutull) pag. 13Recensione - Un Libro ci salver, di Antonio Calabr (di Letizia Cuzzola) pag. 14Recensione - Una forma di vita di Amlie Nothomb (di Cristina Marra) pag. 15Libert di pensiero - Canto notturno (di Mimmo Codispoti) pag. 16

    Fuori sommario:- Recensione KAREZZE, Haiku e tankadi Saul Ferrara

    - Recensione - Se baci la rivoluzione di Sonia Serravalli (Ibuc.it edizioni)

    Sul sito web: http://www.heliosmag.it troverete tutti i numeri precedenti e le ricerche del Centro Studi Socialie-mail: [email protected]

    Helios Magazine edita dallassociazione socio-cultu-rale Club Ausonia (no-profit)Per sostenerci pubblica le tue inserzioni pubblicitarieo versa un contributo volontario sul Conto corrente nr. 193 - Banca Nazionale del Lavoro - intestato al Club AusoniaIBAN: IT81O 0100516300000000000193I contributi in testo e in immagini sono prestati volontariamente e a titolo gratuito.

  • fatto non lo sono pi dal 1990 (i principali riferimentinormativi sono la legge nr. 142 del 1990 e il decretolegislativo nr. 29 del 1993).Quelle stesse norme cheerano state pensate per separare l'indirizzo politico, dallagestione e dal controllo sulla gestione sono state di fattosvuotate e neutralizzate in fase di attuazione. Basta dareun'occhiata ai meccanismi ed agli organi di controllo digestione. In teoria questi ultimi dovrebbero essere"terzi" e possibilmente estranei all'organo amministrati-vo, di fatto invece, con il sistema delle nomine politicheo dei regolamenti, l'organo politico "nomina" i propricontrollori o, peggio ancora, si autovaluta, con buonapace dei principi di efficienza ed efficacia. I "controllo-ri" nominati e stipendiati dall'Amministrazione si guar-dano bene dal valutarenel merito i risultatid e l l ' o p e r a t odell'Amministrazione,pena la non riconferma.Per cui il controllo esercitato sul pianopuramente formale, ilche significa che bastaavere "le carte a posto"per definire raggiuntigli obiettivi che la stes-sa Amministrazione sipone. E i nominati hannospesso legami di paren-tela con i vertici buro-cratici o politici. Ciavviene, ad esempionegli Enti Locali, con i cosiddetti "Nuclei diValutazione" ma a livello delle AmministrazioniCentrali ancora pi sfacciato, queste fissano gli obiet-tivi all'inizio dell'anno, gli obiettivi vengono poi calatiagli organi territoriali che devono attuarli ed alla finedell'anno gli stessi responsabili dei livelli territoriali"valutano" il raggiungimento dei propri obiettivi (maisentito di obiettivi non raggiunti!) e trasmettono i risul-tati alle Amministrazioni centrali che si limitano a"prenderne atto", elargendo ovviamente benefit dimigliaia di euro ai singoli dirigenti. Ovviamente i benefit non sono solo economici maanche, anzi soprattutto, di carriera, incarichi, sedi piprestigiose, ecc. Si pu discostare da questo sistema il dirigente un p pi"diligente"? Certo, solo che nel migliore dei casi cirimette di tasca propria e quasi sempre viene emargina-to dalla "casta invisibile". n

    Editoriale

    La Casta invisibileDopo Tangentopoli la clientela si spostata dai Partiti alle famiglie

    di Pino Rotta

    L'ondata di antipolitica, certo ampiamente giustifi-cata dalla mediocrit della classe politica naziona-le e locale, ha finito con l'oscurare, forse nonsenza la complicit di giornali e TV che, soprattutto alivello territoriale, sono pienamente inseriti nel sistemadi caste e privilegi, ingigantirsi, spesso prevalendo, sullastessa politica, il potere dei vertici della burocrazia siastatale che locale. Un processo che inizialmente fu pen-sato per arginare lo strapotere della "politica" all'epocadi Tangentopoli, ma che fin col creare una "deresponsa-bilizzazione dei politici" ed un sistema di complicit trai vertici della burocrazia e i politici che si erano scrolla-ti di dosso il peso della "gestione". Una separazione difunzioni, pensata per ottimizzare la macchina ammini-strativa, che invece, almeno inizialmente, fu funzionalealla gestione clientelare di assunzioni e gestione diappalti pubblici, e con il tempo, proprio il basso livellodi competenza e credibilit del ceto politico, finisce conil far prevalere gli interessi di una piccola minoranza,spesso di tipo familistico, sulla stessa politica innestan-do una potente azione di autoriproduzione e tutela deiprivilegi che via via vengono accumulati e difesi. Oggisi sente parlare di "blocco dell'ascensore sociale" e l'at-tenzione della gente va, a buona ragione, agli ordini pro-fessionali ed ai gruppi dirigenti dei partiti e dei sindaca-ti ma non si mai posta attenzione alla nomenclaturadella Pubblica Amministrazione. Eppure non sarebbeneanche difficile farlo, volendo... (ottimo lavoro quellodi Paolo Pollicheni nel libro Casta Calabra, Falco edito-re, molto dettagliato e documentato, forse un p troppoindulgente con la Chiesa cattolica, sommariamente defi-nita come "in ritardo e distratta", dimenticando che pro-prio nel suo seno si formata la classe dirigente, nonsolopolitica, sorprattutto al Sud e che non c' indaginegiudiziaria, da Mani Pulite a Why Not, alle CriccheBalducci & C., che non portino a questa evidenza). Iposti pi ambiti, in questi lunghi anni di crisi, sonodiventati naturalmente i vertici ma anche i sottovertici(le "liste d'attesa" sono ormai intasate) del contratto"pubblico". Esercito, Forze dell'Ordine, Ministeri, Dirigenza negliEnti Locali, negli Enti e Organi di Governo centrali elocali. Pochi infatti conoscono il meccanismo contrat-tuale della Pubblica Amministrazione, che non affatto"pubblica". A tutti livelli dalla Presidenza dellaRepubblica alle ASL o ai piccoli Comuni (seppure condifferenti riferimenti giuridici), solo i Dirigenti godonodello status "pubblico" con un trattamento economico eprevidenziale mediamente otto volte superiore rispettoalla media dei "contratti" del resto dei dipendenti che"impropriamente" vengono definiti pubblici, ma che di

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  • Per un osservatore sufficientemente attento, algiorno doggi possibile notare una evidentedifficolt che caratterizza la comunicazioneitaliana.Difficolt che si evidenzia in maniera pi eclatanteascoltando e guardando le programmazioni televisi-ve, un po meno, ma sempre presente, leggendogiornali e riviste, soprattutto quelle meno specializ-zate o di cosiddetto gossip (leggi vecchio e vitupe-rato pettegolezzo), ma in maniera pi subdola e conconseguenze meno generali ma molto pi pervasiveessa si manifesta a un livello pi particolare eristretto, influenzando i rapporti interpersonali.Nellambito pi generale, spesso la diffusione dinotizie parziali o a volte addirittura inconsistenti maeccessivamente amplificate al fine di attirare lini-ziale interesse dellascoltatore, spesso attraversolimpiego di un linguaggio ambiguo e stereotipatoche si supponga agire in maniera pregnante sullaplatea dellutenza, a creare confusione, distacco edisaffezione.S, perch un tale genere di informazione, a lungoandare, produce inevitabilmente una comunicazio-ne astratta, piatta, inflazionata, vuota di effettivicontenuti e lontana dalla vita quotidiana e dalle esi-genze di critica e di conoscenza presenti in ognipersona che si interessa a ci che gli accade intor-no. La superficialit, la scorrettezza, leccessiva disin-voltura del linguaggio utilizzato in TV, specialmen-te nelle Reti commerciali, ma anche purtroppo inquelle nazionali, anche se motivato da una depreca-bile tendenza a diffondere democraticamente lateoria del parla come mangi, nasconde invece lin-coerenza, lincompetenza, lignoranza e i limiti diconduttori scelti non tanto per merito e preparazio-ne bens in funzione di altre conoscenze estrema-mente meno culturali o delle loro attrattive esteti-che, come abbiamo avuto modo di apprezzareseguendo le vicende politiche di questi ultimitempi.Ma al di l della diffusione solo dellignoranza, delpressapochismo e della povert di idee, con appiat-timento in basso del livello culturale della colletti-vit, questo genere di comunicazione produceanche, a mio parere, unaltra conseguenza.Quando ad una parola viene conferito un significa-to ampio, allargato e spesso lontano da quello chesostanzialmente ha sempre avuto e che tutti abbia-

    mo imparato a conoscere, si corre il rischio che alungo andare essa si snaturi, perda il suo senso ori-ginario e corretto e ne assuma altri che entrano nellinguaggio comune, o meglio, corrente, perch dicomune ha ben poco. Un aspetto particolare pu essere, per esempio,quello che riguarda termini importanti e carichi diun valore intrinseco pregnante, il cui impiegoimproprio pu causarne la banalizzazione, e render-li cos generici e poco significativi, oppure la satu-razione e quindi distruggerli. Cerchiamo di pensare a tutte quelle parole che pos-siedono un notevole potere evocativo o suggestivoe che perci colpiscono principalmente limmagi-nario emozionale di una persona: alterarne il sensooriginario e autentico, specialmente se ci avvieneunilateralmente,comporta proble-mi non indiffe-renti e ostacoliinvisibili, maprofondamentepercepibili, neirapporti interper-sonali. Se questo avvie-ne per molti ter-mini, occorrepoco acume percapire come neltempo, e in untempo estrema-mente acceleratoe contratto come quello cheviviamo nellepoca della globalizzazione mediatica(vedi internet), la lingua stessa che viene denatu-rata e sconvolta provocando comunicazioni incom-prensibili (specialmente in una societ multietnicacome quella attuale), ambigua, vaga e fonte difraintendimenti e di aberrazioni.In una parola, tutto questo piuttosto che agire versouna democratizzazione della comunicazione, piut-tosto che procedere verso una facilitazione dei rap-porti umani, contribuisce ad aumentare una sorta diincomunicabilit che disorienta e rende pi soli.Perch le immagini offerte da questo tipo di comu-nicazione portano al nulla o alla falsificazione dellarealt, se non alla sua stessa rimozione. n

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    Linguaggio banale e alterate relazioni

    di Salvatore Romeo

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    Luso di un sistema della mobilit sostenibile,rispetto l'Oecd , oltre a mantiene le emissioni e lescorie entro i limiti che il pianeta pu assorbirepermette di far fronte alle necessit fondamentali diaccessibilit e sviluppo dei singoli individui, delle azien-de e delle societ in modo compatibile con la salute del-l'uomo e dell'ambiente, e promuove l'equit all'internodella generazione presente e fra diverse generazioni. Dicontro luso iniquo della distribuzione del sistema tra-sportistico sul territorio diventa, sempre di pi, uno stru-mento di esclusione sociale. Con laumento dei pedaggiautostradali e dei carburanti (la benzina verde ha toccatonuovi prezzi da record) il sistema dei trasporti pubblici sibiforca diventando da un lato un ambito elitario e dallal-tro un impianto fantasma che non propone alternativevalide a quello privato. Il nuovo spot pubblicitario delleFerrovie Trenitalia, ritirato dalla diffusione media intempi brevissimi, ha esemplificato in maniera coerenteallandazzo del Paese lapproccio classista del servizioproposto: una prima classe riservata a viaggiatori mana-ger, con attori che rappresentano un mondo troppo distan-te per la maggior parte dei lavoratori di oggi. Gente con-centrata pi che sul viaggio e la relativa destinazione suiservizi offerti, eccellenti, sintende. Degni del sedile inpelle umana del Direttore Megagalattico di fantozzianamemoria. Servizi che vanno via via scemando fino adarrivare allultima classe offerta: la quarta definita stan-dard, rappresentata da una famiglia di migranti. La clas-se standard recintata e chiusa in se stessa, e questo nonsolo nello spot. Trenitalia replica sommessamente:Abbiamo rappresentato la nostra clientela multietnica. Ma il movimento, ricordiamolo, scambio, sviluppo,conoscenza. Gi la rivoluzione Keynesiana applicata almondo dei trasporti recuperava il senso sociale del setto-re, non pi visto come un problema di costi desercizio edi utilit dellutente ma come fenomeno rilevante di unsettore economico che contribuisce al reddito e alloccu-pazione. Keynes racconta di un mondo di squilibri inar-restabili responsabilizzando gli Stati e nella TeoriaGenerale fondendo i concetti di Stato Etico di Hegel easpetti sociali del Marxismo. Tra i primi Keynesiani inItalia c senzaltro B. De Finetti, che parla della:Reticenza di molti nellabbandonare gli schemi di rife-rimento concorrenziali(...) Limpostazione privatisticarischia di alterare le valutazioni che dovrebbero investiresenzaltro laspetto sociale (...) Abbandono dei requisitipropri del semplice capitalismo di pura

    concorrenza...con la presa in considerazione di problemiriguardanti la dimensione pubblica e lequilibrio socia-le.I cittadini, quindi, sono sempre pi relegati dentro il pro-prio ambiente, impossibilitati a creare relazioni comples-se e volti a un sacrificio dimmobilit che crea un vorticeinvirtuoso. Il trasporto pubblico, quindi, se non di primaclasse destinato ai reietti, ai poveri, a coloro che nonpossono permettersi uno spostamento di livello. I sog-getti a rischio aumentano in maniera esponenziale com-plice la crisi economica: il reddito medio-basso costringead abitare in aree con rendite fondiarie minori e quindipoco servite dalle reti di trasporto. Si aggiunga lisola-mento dalle aree di servizi e la conseguente necessit dipossedere unautovettura privata sempre pi difficile damantenere. un caso che questo sistema sia sempre piacclarato? un caso, ancora, che oggi uno spostamentoabbia un costo economico cos alto da lasciarci oggetti-vamente e metaforicamente immobili? Il recinto quindi simoltiplica in migliaia di piccoli recinti, allinterno deiquali si sviluppa, diconseguenza, unatteggiamento disil-luso e di timore per ildiverso che vienesoltanto percepito emalconosciuto. Unadimensione, perlo-pi, facilmente con-trollabile se conditada iniezioni di xeno-fobia regolarmente dosate dai media. Le varie teorie com-plottistiche forse potrebbero prendere piede o forse no. Idati per restano incontrovertibili stabilendo una relazio-ne chiara tra periferie malfornite dal punto di vista tra-sportistico e disagio sociale. E il costo pi alto si espande a macchia dolio definendouna struttura di emarginazione sempre maggiore e daitratti sempre pi inquietanti: il soggetto isolato non piil reietto, il disadattato. Ma attraverso le politiche che, volenti o nolenti, diventa-no desclusione, ogni cittadino che non in grado di man-tenere per s o la sua famiglia una rete di scambi e rela-zioni atta allo sviluppo di per s a rischio. Ritrovandosi dentro una scatola a tenuta stagna, in unostato di sicurezza, certo. Come se il rischio passasse dallaconoscenza. n

    Trasporti di classe

    di Katia Colica

  • crisi, questo stato di incertezze interiori, di disagiopsico-emotivo, di alienazione.Il ruolo, allora, dello psicologo del lavoro quello diaiutare il soggetto a rivalutare le proprie conoscenze,competenze, abilit, a riconoscere le proprie risorsealternative, a rimettersi in discussione, a riuscire asviluppare nuove tecniche di risoluzione dei problemiper vivere in una realt certamente non facile, certa-mente non priva di incognite, ma pur sempre una real-t dove l uomo, la persona, dovr necessariamenteriuscire a trovare in se stesso e negli altri le motiva-zioni per essere protagonista del suo exsisterenelmondo.Non ci rimane che citare un famoso aforisma di A.Einstein proprio sulla crisi : Non possiamo preten-dere che le cosecambino, se con-tinuiamo a fare lestesse cose. Lacrisi la pi gran-de benedizioneper le persone e lenazioni, perch lacrisi porta pro-gressi. La creati-vit nasce dal-langoscia comeil giorno nasce dalla notte oscura. E nella crisi chesorge linventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chisupera la crisi supera s stesso senza essere supera-to. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e diffi-colt, violenta il suo stesso talento e d pi valore aiproblemi che alle soluzioni. La vera crisi, la crisidellincompetenza. L inconveniente delle persone e delle nazioni lapigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senzacrisi non ci sono sfide, senza sfide la vita una routi-ne, una lenta agonia. Senza crisi non c merito. E nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perchsenza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlaredi crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tuttecon lunica crisi pericolosa, che la tragedia di nonvoler lottare per superarla. n(*) psicologa

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    Psicologia del lavoro in tempo di crisi

    di Valentina Arcidiaco (*)

    Potrebbe sembrare quantomeno inusuale che laPsicologia del lavoro si occupi anche degliaspetti organizzativo - economici del lavoro masolo se non si tiene conto del fatto che tutte le attivitlavorative sono svolte in massima parte dal capitaleumano, cio da tutti quei lavoratori che, in vari campie modi, fanno girare leconomia come affermavauno spot del Ministero dellEconomia nel marzo del2009.Ma leconomia, la produttivit dipendono da moltifattori quali impegno, intelligenza dellimprenditore,poter contare su un buon team motivato e gratificatoche, attraverso il lavoro persegua il raggiungimento diobiettivi funzionali al successo dellimpresa (di qual-siasi genere essa sia) ma, anche, alla realizzazionedelle proprie aspirazioni personali, economiche,sociali.Alla luce della situazione politica, economica e socia-le del nostro Paese, a causa di una crisi che ormai daparecchio tempo investe non solo lItalia, non sololEuropa ma il mondo intero, ad esclusione di qualcherara isola felice, tutto quanto detto sopra si scontracon una realt davvero preoccupante.Il lavoro, cio quellaspetto della vita delluomo che parte integrante della sua esistenza, diventatocausa di ansia, agitazione,insoddisfazione di senso diprecariet, di disillusione, di preoccupazione e quan-taltro.I giovani, il loro futuro, le loro aspettative sono ine-sorabilmente legate a situazioni di emergenza, diinstabilit, senza alcuna prospettiva per lavvenire.I meno giovani vedono svanire le loro certezze di unlavoro sicuro, di uno stipendio fisso, della speranza dipoter consegnare alle generazioni future una societequa e solidale.Le prospettive di lavoro attuali sono caratterizzate daprecariato, contratti a termine o a progetto spessodequalificanti, mobilit, possibilit di licenziamentoanche per coloro che, dopo anni di studi, di concorsisuperati, di conquiste sindacali, si trovano a non esse-re pi certi di nulla se non del fatto che, dalloggi aldomani, si potrebbero trovare in cassa integrazione o,addirittura, senza quel lavoro per il quale hanno spesogran parte del loro tempo e delle loro energie.Ed per questo che sempre pi spesso molte personesi rivolgono allo psicologo per essere aiutate adaffrontare e cercare di superare questo periodo di

  • Una realt nella quale la bellezza deve assumere unaforma; deve prendere corpo per concretizzarsi; deveesplicitarsi e distinguersi nella banalit del quotidiano.Una bellezza che finisce per materializzarsi attraverso laframmentariet soggettiva che offre maggiori possibilitallespressione individuale. Ma i prodotti nati dalla creativit individuale lascianodisorientati. Le forme darte non vengono interpretate pi sulla basedi un canone consolidato e provocano sconcerto cheallontana dalla reale comunicazione. La stragrande maggioranza dellarte, nella quale rientrasempre il concetto di bellezza, immersa nel mondo

    digitale e virtuale dove il senso del bello viene costrui-to, di volta in volta, sugli effetti dellinformatica. Ma la comunicazione che ne deriva solo virtuale, affat-to reale e quindi poco coinvolgente. La bellezza, peressere tale, deve rispecchiare una realt penetrata dallaverit, anche frammentata. Non sono isolati i casi di un vero culto dello smembra-mento, della dispersione e della perversione che mette inluce lincomunicabilit basata su principi soggettivi evincolata allautoaffermazione. Ma se la bellezza rappresenta la totalit del frammentoessa pu racchiudere un significato pi grande e profon-do. Linteriorit dellartista creatore capace di interpre-tare la crisi, di superarla formalmente e di accettarla conautocritica. Una bellezza che non risolve, non acquieta n conforta. Una bellezza che si vive senza pretesa alcuna di addo-mesticarla. Una bellezza che passa attraverso la crisi e sovrasta, rap-portandosi allaltro, ogni banalit. n

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    La bellezza della crisi... oltre la banalit

    di Luisa Nucera

    Perch parlare di bellezza in tempi di crisi? Che spa-zio occupa in un contesto sociale dominato dal-limmagine nonostante tutto nessuno pu negareche esiste una bellezza nella musica, nella pittura o in unsemplice testo di letteratura? Lesigenza di valorizzarelimmagine direttamente proporzionale allinteriorit,al benessere, allidea speciale del bello che diventa ungradevole, uno stile di vita, un obiettivo importante,affascinante e misterioso. Ammalia limmagine di una elegante presenza che cat-tura linteresse e lattenzione; bello un dipinto cheevoca imprese memorabili; incantevoli per la vista sonogli ambienti urbanistici dapprima sciatti, rinnovati sullabase di una esigenza di riqualificazione sempre pi increscita. Si registra una perdita del senso della bellezza intesacome armonia, simmetria, equilibrio delle forme chesottende velatamente qualcosa di compiuto. Una sensa-zione di sicurezza che illusoriamente viene rincorsaattraverso il tentativo di migliorare ed abbellire la realt.La bellezza si accompagna allestetica del XX secolo esembra vivere una profonda crisi, sbandata, confusa etentennante tra idealismo ed utilitarismo.Lorganizzazione sociale ed economica, seppure in crisi,ha continuato imperterrita e frenetica a disgregarsiincorporando tuttavia una discreta esigenza di bellezza. Tutti la considerano di importanza secondaria; un com-plemento un p posticcio, un accessorio che tutti ricer-cano e che il nostro tempo lieto di offrirci, spesso acaro prezzo. Si dice che una cosa debba essere vera per essere bella,ma lideale di bellezza stato assorbito e rielaboratodiventando un bene utilizzabile in base ad una crescitadel prodotto infinita che ubbidisce esclusivamente alleleggi spietate del consumismo. Non si pu tuttavia intendere la bellezza come il riflessodellidea assoluta che conduce allastrattismo allonta-nando ogni capacit di intervenire sulla realt. Accanto al bene e alla verit, la bellezza deve diventareforza creatrice e propulsiva, in grado di trasfigurare larealt, di andare oltre essa, attutendo cos leffimero eincanalandosi verso leterno. C crisi in ogni settore; in campo economico, in quellodellarte e persino della scienza. La difficolt risiedeanche nel riconoscere la vera bellezza che cos entra incrisi.Una bellezza che idea dellutile, del produttivo e delpratico, valori da perseguire, difficili da individuare.

  • Esteri

    Integrazione Europea:

    Intervista con lambasciatore di Bosnia edErzegovina in Ungheria Nikola Djukic

    a cura di Tania Kostyuk (da Budapest)

    Otto paesi sono in attesa di entrare a far parte dellaComunit Europea, cinque dei quali sono dellexJugoslavia. La Croazia il secondo paese dellexJugoslavia dopo la Slovenia che entrer nellUE nel2013. Altri, come Macedonia, Montenegro e Serbia,hanno ottenuto lo status di candidati ed hanno avviato letrattative. La Bosnia ed Erzegovina, un caso particola-re. Ne parliamo con lambasciatore della Bosnia edErzegovina in Ungheria Nikola Djukic.Quanto ha influenzato la crisi economica nellUE ilprocesso dintegrazione della Bosnia ed Erzegovina?Per ora non molto, perch noi abbiamo dei compiti dasvolgere, ma con il tempo, purtroppo, potr influenzare dipi. Si prevede una pausa nella procedura dellallarga-mento della comunit Europea dopo ladesione dellaCroazia nel 2013. E ancora c una lunga lista di paesi inattesa. E l'ingresso della Croazia suggerisce un pro-gresso all'integrazione della Bosnia ed Erzegovina? L'adesione della Croazia sar una forza trainante per glialtri paesi della regione balcanica. Gi se parliamo dellostatus di candidato, il Montenegro lo ha e per quantoriguarda la Serbia si vedr a febbraio 2012, la Bosnia edErzegovina ha tre condizioni per ottenere lo status di can-didato. Il primo la nostra Costituzione che non inaccordo con la Carta Europea dei Diritti umani. Quindidobbiamo modificarla con urgenza. Poi, il censimento,l'ultimo era stato fatto prima della guerra nel 1991, nonabbiamo neanche un accordo tra i partiti politici, la terzacondizione l'adozione della Legge sugli aiuti di Stato.La procedura dellintegrazione europea unisce ilvostro paese? Siamo assolutamente uniti a fare i com-promessi necessari, adesso che siamo sulla strada euro-pea. Abbiamo dimostrato gi in passato che siamo capacidi fare buoni accordi. Faccio alcuni esempi: prima di tuttoc la riforma dell'esercito. A mio parere il pi grandesuccesso per la Bosnia. Prima avevamo tre eserciti nazio-nali, ora abbiamo un esercito con tre componenti nazio-nali, un Ministero della Difesa e il controllo civile sulleforze armate. I nostri soldati partecipano alle missionidelle Nazioni Unite nel mondo. Secondo, abbiamo intro-dotto un unico Sistema Fiscale Statale. Abbiamo firmatolAccordo di Stabilit e Associazione con l'UE nellapri-le 2008. Questo Accordo stato ratificato dai parlamentinazionali degli Stati membri dell'UE, ma non ancora invigore perch passati 14 mesi dopo le elezioni non abbia-mo il Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina,si spesa di avere entro il 2011. E il terzo, nel dicembre2010 abbiamo sospeso i visti per entrare negli StatiSchengen. stato molto difficile sia politicamente cheeconomicamente perch noi avevamo una lista di 174

    condizioni da rispettare. Dopo la sospensione dei vistimolte persone se ne sono andate dal paese? stata una bella sorpresa l'introduzione del regime divisto libero per entrambi i lati, sia per la Bosnia edErzegovina sia per la Comunit Europea. Abbiamo avutosolo alcune centinaia di persone che sono andate nei paesiSchengen nei primi 3 mesi dopo abolizione del visto.Abbiamo fatto una propaganda molto forte sei mediaspiegando cosa significa libero regime e le persone sonoritornate in Bosnia.Sulla strada dellintegrazione europea, il problemadella Bosnia pi economico o pi etnico? ancora un problema etnico. La nostra legge sulla prote-zione delle minoranze nazionali del 2005 consideratadal Consiglio d'Europa a Strasburgo come una dellemigliori perchnoi ne riconoscia-mo 17. Una solaeccezione ilmembro delleminoranze etni-che non pu esse-re candidato alleelezioni presiden-ziali, cos nonpu essere il capodello Stato. lu-nico problema darisolvere.Quali sono le suepersonali aspettative sullintegrazione della Bosnia edErzegovina?La Bosnia un caso molto diverso e specifico. La comu-nit internazionale ci capisce abbastanza perch durantela guerra centomila persone sono morte, un milione sonoi rifugiati e un altro milione disperso. La tragedia hatoccato quasi tutte le famiglie in Bosnia ed Erzegovina. Non ci sono generazioni che non hanno vissuto almenouna guerra. una tragedia molto grande per noi. Mal'88% dei nostri cittadini vorrebbero entrare nell'UE etutti si sentono come europei. Prima di tutto, dobbiamoraggiungere l'accordo all'interno del nostro paese, poicostituire il nuovo Consiglio dei Ministri e completaretutte le richieste dell'UE. Solo dopo questo saremo ingrado di ottenere lo status di candidato e riavviare le trat-tative. Senza sorprese spiacevoli gi dal 2012 il processodovrebbe accelerarsi. L'Europa sta facendo del suomeglio per velocizzare lintegrazione della Bosnia edErzegovina, ma noi dobbiamo fare anche la nostra partedi lavoro. n

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    Nikola Djukic

  • 8Pensiero

    Daniel Kahneman studia da mezzo secolo i meccanismicognitivi decisionali della mente umana, ma non pre-tende di sapere spiegare alla gente come fare dellescelte migliori. Intanto pretende che esistano i meccanismidecisionali della mente umana, come si fosse anche la menteinumana. Forse la mente animale. E intanto passa anche lamente. Lapparato psichico di Freud non lontano, ma quisiamo nel campo del discorso scientifico, della ripetibilit del-lesperienza. Poi capacit di prendere decisioni, mentre ladecisione che ci prende, che era gi l, bisognava solo tenerneconto. I meccanismi dellintuito. Tutto meccanismo? Ilconsiglio di rallentare, analizzare di pi invece che agiredimpulso. Lagire dimpulso come passaggio allatto del fan-tasma? Nel 2002 Kahneman ha vinto il premio Nobel per le-conomia. La sua attenzione e la sua ricerca psicologica si rivolta alleconomia, dimostrando con i suoi esperimentiscientifici che non esiste lhomo oeconomicus. Quale sareb-be? Luomo dai comportamenti perfettamente razionali, che alla base della teoria economica classica. Il suo intervistatore,Massimo Gaggi, del Corriere della Sera, gli accredita daveraperto la strada alla nuova economia comportamentale. Cheeconomia quella comportamentale? Qual lo statuto delcomportamento? Perch il comportamentismo, che risultavaliquidato dal cognitivismo, ancora vivo e vegeto? C anco-ra in gioco la metafora del topo di laboratorio? Tolta la paro-la, lumano si qualifica dal suo comportamento, ovviamentecorretto o scorretto, buono o cattivo Il decisionismo pro-voca guai, bisogna tornare a riflettere. Sotteso lalberodella conoscenza del bene e del male posto dinanzi a s.Decisionismo negativo contro riflessionismo positivo.Ovviamente valgono nella vita parallela - anche tutte le altrealgebre della decisione e della riflessione. Dopo anni di rifles-sione paralizzante assembleare ripartiranno gli anni decisioni-sti di Cardoso e di Schmitt. Eccetera. Questo un Nobel? S.Una scuola di pensiero divenuta mainstream con la crisifinanziaria del 2008, esplosa, secondo il lettore di Kahneman,per le mosse irrazionali di una miriade di soggetti economici:banche, finanziarie di Wall Street e anche singoli individuiche si sono caricati sulle spalle mutui immobiliari insosteni-bili. Qui tutto ci che non si capisce diviene irrazionale, comese quello che si capisce e che significa nel termine razionalefosse tale. La distinzione convenzionale tra razionalismo eirrazionalismo evita la ratio intellettuale, il cui balbettio sorgea Vienna con Freud e non a Atene. La finanza fantasticarichiede unaltre lettura. Ormai chiamarla speculazione finan-ziaria ne impedisce quasi il discernimento. Gli elementi que-sta conversazione seguono alla pubblicazione dellultimolibro di Daniel Kahneman, Thinking, fast and slow. Successogarantito anche per Cooking, fast and slow. Oppure,Philosophy, fast and slow. Discrete vendite anche per

    Psychanalysys, fast and slow in cui la questione c, ecco-me: a partire dalla terapia attiva di Ferenczi, attraversando lefast terapies, ossia le psicoterapie. Molti recensori, e di boccain bocca leffetto si amplifica, hanno giudicato il libro comelopera straordinaria del pi grande psicologo vivente. Le oli-garchie con i suoi oligomani sbandierano una nuova conce-zione della razionalit, meno idealizzata, senza illusioni, mapi aderente alle nostre capacit, al punto da conoscere i pro-pri limiti per evitare di diventare vittima di chi sfrutta lenostre vulnerabilit. Invece questa micro teoria, un pidocchiorispetto allo scarafaggio di Kafka e ancora pi micro rispettoallanimaleria fantastica analizzatada Freud, dotata della mano pren-sile per prendere le vittime al lac-cio del loro idiotismo cos coltiva-to. Questa teoria scritta con lillu-sione di essere aderente alle nostrecapacit, con lillusione di cono-scere i propri limiti, con lillusionedi evitare di essere vittima. La pro-pagandistica parallela stata scrit-ta nello stesso modo, sino a giun-gere sui cancelli della fabbrica pergli schiavi assoluti. Il New York Times ha inserito il saggiodi Kahneman nellelenco dei dieci libri pi importanti del2011. Non per ciascuno ma per loligarchia, che secondo iparametri dello psicologo Kahneman proprio costituita dachi vuole sfruttare le nostre vulnerabilit. Vulnerabilissima la teoria di Kahneman: i decisionisti staranno promuovendogi i nuovi antikahneman del futuro. E cos circolarmente,sono in gestazione i neokahneman. Uno dei dieci libri piimportanti del 2011. questa frase che ha ritenuto il nostrointeresse per i libri. Altrimenti pensiero lento e pensiero rapi-do, pensiero debole e pensiero forte, sistema 1 e sistema 2,non ci avrebbero stimolato alla lettura, sebbene proseguiamoa leggere talvolta anche queste pseudo teorie.Allintervistatore che lo questiona sullimportanza del suolibro, lautore gli risponde che solo un tentativo di dimo-strare di avere ancora qualcosa da dire a settantasette anni. Inparticolare gli dice: Sa, il libro di un vecchio. E, man manoche si invecchia, si impara a vedere la foresta, ma solo per-ch si perde la capacit di vedere i singoli alberi. Siamo nel-lantropologia fantastica della foresta e del deserto, con la suanecessaria botanica altrettanto fantastica. Siamo nella puravisibilit, nella faneroscopia che in filosofia si chiama feno-menologia. Forse noi leggiamo i singoli alberi? Ciascun ele-mento linguistico che emerge dalla conversazione tra DanielKahneman e Massino Gaggi? Intendiamo qualcosa della stra-tegia delle oligarchie che spronano e premiano questi ricer-catori piuttosto che altri anomali? Kahneman avrebbe distin-

    HELIOS magazine 2011 n. 6

    La mente umana e i meccanismi decisionali

    Lipotesi di Daniel Kahneman

    di Giancarlo Calciolari

  • Perch? Caccia a tutti i costi - Acquistare i 131 caccia bombardieri F35Su questo tema il caso emblematico quello dei cacciabombardieri dattacco Joint Strike Fighter F-35, il programma militare picostoso della storia guidato dagli Stati Uniti in compartecipazione con altri 8 Paesi tra cui lItalia (che partner di secondo livel-lo come la Gran Bretagna). Da tempo e da pi parti si chiede che questa spesa (i conti parlano per lItalia di almeno 15 miliar-di di euro in 11 anni) sia cancellata, o almeno ridotta, anche perch le stime di costo per ciascuno dei 131 velivoli che il nostroPaese si impegnato ad acquistare hanno sfondato tutte le previsioni iniziali. Impossibile - la rispo-sta pi utilizzata-: il prezzo delle penali sarebbe maggiore della fattura di acquisto. La documenta-zione ufficiale delloperazione si trova sul sito www.jsf.mil. Da questa si evince qualcosa di bendiverso: luscita del nostro Paese dal programma non comporterebbe oneri ulteriori rispetto a quelligi stanziati e pagati per la fase di sviluppo e quella di pre-industrializzazione. Lo prevede ilMemorandum of Understanding del Joint Strike Fighter (in pratica, laccordo fra i Paesi compar-tecipanti) sottoscritto anche dallItalia con la firma apposta il 7 febbraio del 2007 dallallora sottose-gretario Giovanni Lorenzo Forcieri (governo Prodi). La sezione XIX del documento (lultimo aggiornamento ufficiale di fine2009) stabilisce che qualsiasi Stato partecipante possa ritirarsi dallaccordo con un preavviso scritto di 90 giorni da notificarsiagli altri compartecipanti (par 19.4). In tale evenienza il Comitato Esecutivo del Jsf decider i passi successivi e il Paese che hadeciso di lasciare il consorzio continuer a fornire il proprio contributo, finanziario o di natura operativa, fino alla data effettivadi ritiro. Il Memorandum mette comunque al riparo tale mossa da costi ulteriori. In caso di ritiro precedente alla sottoscrizione diqualsiasi contratto di acquisto finale degli aerei nemmeno i costi di chiusura della linea produttiva, altrimenti condivisi, potreb-bero essere imputati (par. 19.4.2) e in nessun caso il contributo finanziario totale di un Paese che si ritira -compresi eventualicosti imprevisti dovuti alla terminazione dei contratti potr superare il tetto massimo previsto nella sezione V del Memorandumof Understanding (par. 19.4.3). E cosa stabilisce questa sezione? Che i costi non-ricorrenti e condivisi di produzione, sostenta-mento e sviluppo del progetto siano distribuiti, secondo tabelle aggiornate a fine 2009, in base al grado di partecipazione al pro-gramma di ciascun Stato. Per lItalia ci significa, nellattuale fase (denominata PSFD: Production, Sustainment, Follow-onDevelopment), una cifra massima totale, calcolata a valori costanti del dollaro, di 904 milioni. (continua sul sito webhttp://www.altreconomia.it). n

    Pensiero

    to due modi di pensare e di prendere decisioni: il sistema 1 eil sistema 2, il primo intuitivi e rapido e il secondo riflessivoe lento. E perch cos poca matematica? Perch non tre, quat-tro, cinque modi di pensare e di decidere. Perch non giun-gere alla logica singolare dellinconscio per la quale ciascu-no pensa edecide? Che cosa dice Kahneman del primo siste-ma. Non lo butta e tenta una trasversalit tra i due sistemi.Siamo comunque in unalgebra superiore a quella diAristotele in cui il due negato e al suo posto sinstalla ilsistema. Kahneman ne ha due di sistemi, che sono finzioniben fondate, ma che non corrispondono a nulla nel cervello.Dice in unaltra intervista, fatta da Matteo Motterlini, su IlSole 24 Ore: che i due sistemi non esistono n nel cervellon da nessunaltra parte. Parla della overconfidence, lec-cesso di fiducia, che una nostra caratteristica innata.Psicologismo, comportamentismo, innatismo, cognitivi-smo quanti paralogismi rispetto alla vera vita, che ovvia-mente non risulta tra le pagine dei dieci libri pi importantidellanno americano in corso. Quanti retaggi e quanti piccolialberi da leggere. Leccesso di fiducia, dice Kahneman, ci fasbagliare, ma ci fa anche evitare la paralisi. La mente umanafatica a distinguere tra rischi limitati e rischi di eventi estre-mamente rari. Mentre la mente inumana, la mens intellettua-le s. Intellettualit che viene da Freud e che elusa dallin-segnamento e dal business inintellettuale. La peste nonsolo non arrivata negli States ma nemmeno in Israele, cheoggi una rocca delle scienze cognitive e comportamentali.Nobel oblige. Se dovessimo pensare al rischio di essereuccisi da unauto ogni volta che attraversiamo la strada,resteremmo tappati in casa per tutta la vita. Invece quelloche accade. Chi crede alle scienze cognitive, alle disciplinesperimentali che non portano nessun risultato se non banale,vive tappato in casa. La psiche tappata da simili teorie, il

    corpo tappato esecutivamente da farmaci applicativi desuntida cotanti teorie. Inoltre la fantasia di Kahneman una riedi-zione dellinvito di Platone a immaginarsi gli umani vittime,che appunto se ci credono sopravvivono nella caverna.Kahneman si interessato e si interessa alla leadership, aileader. Sono i suoi consigli inessenziali alla formazione deileader che fanno il suo successo tra i media dei leader. Al suodebutto lavorativo, Kahneman psicologo istruttore nelle-sercito israeliano e si occupa con un test di cercare dintuirele capacit di leadership dei cadetti. Con sorpresa trover chenon saranno leader i pi responsabili, assertivi, equilibrati.Fu un grosso shock. Ma ci fu una cosa che mi colp ancoradi pi dice Kahneman a proposito di razionalit: pur con-sapevole dellinefficacia di quel metodo, lesercito decise diandare avanti, come se niente fosse, con quel tipo di test. Fuallora che decisi di dedicarmi allo studio della razionalit deicomportamenti umani. Poi, nei primi anni Settanta,Kahneman simbatte in un pilastro delleconomia classica: lateoria della razionalit delluomo economico. Cita a memo-ria il testo che gli capit sotto gli occhi: Lagente della teo-ria economica razionale. Che cosa gli sarebbe successo sesi fosse imbattuto nel testo di Freud? Linconsistenza teoricaper guadagnarsi il premio Nobel pari a quella di un altroanomalo che ha preso un Nobel sempre in economia, parten-do per dalla matematica. John Nash. La sua analisi dei gio-chi cooperativi e non cooperativi, la sua stessa nozione diequilibrio, non portano nessun elemento di direzione nellestrategie dei conflitti internazionali, che apparentemente glihanno valso il premio. Lo statuto intellettuale della decisionerichiede ben altra lettura che i balbettii delle scienzeumane. ancora da leggere la scienza inumana, la psicana-lisi, che rimane inaccettabile dai totalitarismi, che non sonosolo dittatoriali ma anche pseudo democratici. n

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  • Pensiero

    Dalla stasi alloperazione. Dai fini ai mezzi. Dallecause alle conseguenze. In una parola questo libro diJrgen Habermas (Dsseldorf, 18 giugno 1929) - Ilpensiero post-metafisico, a cura di Marina Calloni, Laterza,Roma-Bari, 2006 - compone e costituisce un preciso puntodi passaggio tra due sistemi di riflessione caratterizzati dacomponenti diverse. La razionalit (Rationalitt) si riducead esser formale, non appena la ragionevolezza(Vernunfkigkei) dei contenuti si volatilizza nella validit deirisultati. Il transito , cos, subito delineato: dal mondodominato da uno spirito universaleimmutabile neces-sario ad un cosmo gestito da regole transitorie che si dis-pongono in base alla efficienza dei risultati richiesti ed otte-nuti. Dalluniverso della ragione metafisicamente fondante(del periodo che va dalle origini della filosofia Occidentalealla prima generazione degli allievi di Hegel) al pluri-verso scomposto del pensiero post-metafisico che vedeun trionfo ed un affermarsi della procedura, della vali-dit, del quotidiano, del contingente e della finitez-za. In questopera (che risale al 1988 ed il cui titolo origi-nale Nachmetaphysiches Denken. PhilosophischeAufstze, Suhrkamp Verlag presso Frankfurt am Main),lautore giunge a tale affermazione attraverso un movimen-to che viene realizzato in quattro tempi storici. Allinizio ditutto c la Metafisica. Pur tenendo conto dei contrasti traPlatone ed Aristotele, nel suo complesso il pensiero metafi-sico, seguendo Parmenide, prende le mosse dalla questionedellessere dellessente ed per questo ontologico. Edancora: trascurando la linea aristotelica, con una rozzaapprossimazione, chiamo metafisico quel pensiero, risa-lente a Platone, che una forma di idealismo filosofico eche, attraverso Plotino e il neoplatonismo, Agostino eTommaso dAquino, Nicol Cusano e Pico dellaMirandola, Cartesio, Spinoza e Leibniz, giunge fino a Kant,Fichte, Schelling e Hegel. Il primo tempo storico , dun-que, esemplato da quel tipo di speculazione per cuilUno Tutto, per cui un Primo che, come Infinito, sipone di fronte al mondo del Finito, oppure sta alla suabase e per cui esiste una priorit metafisica dellunitsulla pluralit. Ci troviamo, insomma, in un contesto nelquale lunit della ragione vale ancora sempre comerepressione, non come fonte della molteplicit delle voci.Il primo tassello di questo quadruplice passaggio/paesaggio, allora, quello di un intelletto uniformante, totalizzante eomogeneizzante. Una forma di logicit che spiega esatta-mente tutte i propri elementi ed il telos della stessa struttu-ra che le soggiace e che essa sta indagando. Nonch ogniaspetto della materia e dello spirito. Col secondo tempo sto-rico ci troviamo invece di fronte a una situazione in cui ilpensiero totalizzante, orientato verso lUno e lIntero, vieneposto in questione dal nuovo tipo di razionalit procedura-

    le, che si impone attraverso il metodo scientifico-sperimen-tale, proprio delle scienze naturali, a partire dal XVII seco-lo, e attraverso il formalismo tanto nella teoria morale egiuridica, quanto nelle istituzioni dello Stato costituzionalea partire dal XVIII secolo. Nasce adesso un nuovo tipo digiudizio: esso predilige luso rispetto alla potenza, il fram-mento invece che il globale, la strumentalit piuttosto cheil movente. Dice Habermas che questa protesta, in real-t, si diretta contro la predominanza dellUno in nomedella pluralit repressa e che essa venuta al mondo nelsegno di una critica allidealismo di stampo hegeliano.Ci si verificato perch a met del XIX secolo il pen-siero sistematico, orientato verso il mondo nel suo com-plesso, si vide per la prima volta sfidato, anzi precipitato inuna crisi di identit, ad opera della razionalit proceduraledi una scienza sperimentale che si era venuta a qualificareattraverso propri metodi di ricerca. Strettamente correlatia questo, sono il terzo e il quarto tempo. Essi sono: la pro-posta, da parte di Habermas, dellateoria dellagire comunicativo qualenuova strada della filosofia di fron-te alla impasse descritta e la consta-tazione dellesistenza di una scin-tilla di un rinnovamento della meta-fisica che viene elevando dalleceneri del passato. Lagire comuni-cativo quello indirizzato allinte-sa. Proprio ai fini di detto accordo ounione armonica, questa proposta dipensiero, tende a far germogliare ilconsenso. Si tratta, in definitiva,dellapertura di uno spazio in cui non vale pi come razio-nalmente valido lordine delle cose che si incontra nelmondo o che stato progettato dal soggetto, o che si svi-luppato dal processo di formazione dello spirito, bens valequella forma di risoluzione dei problemi che ha una certariuscita, mediante una giusta procedura nei confronti dellarealt. Marina Calloni, nell Introduzione alledizioneitaliana del volume in questione, afferma che Habermassta proponendo un concetto scettico e fallibilistico diragione, di una ragione cio che incarnata nella comuni-cazione linguistica rivolta allintesa. Nellagire comunica-tivo, quindi, le azioni dei diversi attori vengono coordinatetra loro attraverso, appunto, lunione. Lintesa linguisticafunziona in modo che coloro che partecipano allinterazio-ne si accordino sulla pretesa validit delle loro azioni lin-guistiche, oppure tengano dovutamente conto dei dissensiconstatati. La razionalit del discorso, ora, si presenta intutta quella serie di condizioni necessarie ai fini di unaccordo da conseguire. Il linguaggio vale, quindi, comefonte di integrazione sociale. Anche la ragione comunica-

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    In direzione della sintonia. Habermas oltre lastratto

    di Gianfranco Cord

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  • POTERE, Governare con la paura di Pino Rotta (Citt del Sole Edizioni, 2012, pagg. 262, euro 14,00)

    La lettura di questi ultimi dieci anni fatta con prospettiva sociopolitica e storico-economica assume, come del tutto evi-dente, una chiave molto diversa rispetto ai fatti inchiodati al quotidiano. C una logica nella storia che nel quotidianosembra sfuggire. La prospettiva ci restituisce la ragione ed il senso che alcuni fatti, soprattutto se drammatici, come la fati-ca di vivere da poveri o da precari o peggio nel massacro di guerre infinite, fissati nel presente immediato non riescono amanifestarsi. Con questa chiave di lettura, una chiave spezzata perch non pretende di conoscere verit definitive, si spaz-za via anche quella bolgia di teorie complottiste che vedono dietro ogni grande evento intelligenzeciniche e determinate a raggiungere lo scopo preciso che avevano prefissato. Tutto di pi di sem-plice lettura, senza per questo disconoscere la complessit dei fenomeni e delle soluzioni ai proble-mi. Dal 1980 in poi si avviata una fase nuova nel capitalismo mondiale. Levoluzione del capitali-smo stata nella storia passata e rimane ancora oggi legata ad una cieca e feroce corsa allaccumulo,sia quando questo rappresentato da titoli di borsa sia che si tratti di territori ritenuti irrinunciabiliperch dotati di materie prime o posizione strategica per il controllo dei flussi commerciali. Tuttoquesto non esclude affatto azioni e contromosse giocate da menti pervertite come Bin Laden o GeorgeW Bush e dalla pletora di loro servi sciocchi come i terroristi di Al Qaeda o nani della politica comeBerlusconi e Asnar. Squallide comparse di una storia che evolverebbe nel senso dellespansione capi-talista con o senza di loro, dei quali si ricorder, dei primi la ferocia degli atti di follia omicida e sui-cida, dei secondi, forse, svanito il ricordo del grottesco e della tragedia, non rimarr neppure traccia.Contestualizzare i fatti e approfondire le dinamiche sociopolitiche pu dare uno strumento utile perriflettere e capire passato e presente e farsi, forse, unidea di come pu evolvere il nostro futuro. Pu in definitiva dotarcidi qualche strumento in pi di conoscenza affinch le azioni collettive e individuali siano il frutto di riflessione critica enon meramente reazioni emotive alle suggestioni mediatiche cui siamo costantemente e quotidianamente sottoposti. Questo lintendimento di questo lavoro, con la speranza che esso sia stato utile e, magari, anche uno stimolo per il lettore chevolesse affrontare con se stesso e con gli altri unazione critica e attiva sui temi trattati. n

    Pensiero

    tiva pone quasi tutto in modo contingente, persino le con-dizioni dorigine del suo stesso medium linguistico. Ma pertutto ci che allinterno di forme di vita, linguisticamentestrutturate, avanza pretese di validit, le strutture della pos-sibile intesa linguistica costituiscono un fatto ineludibile(ein Nicht-Hinfergehbares). La proposta teorica diHabermas contempla, dunque, allinterno di una mutatasituazione filosofica (quella dellavvento di una ragionepratica e funzionale nello stesso momento), la scelta di unacredenza nella quale viene a formarsi una differenzaprospettica fra esterno ed interno, che sostituisce la diffe-renza fra essenza ed apparenza. Ci troviamo, in sostanza,in un mondo che ha mutato i propri connotati. La teoria nonpossiede pi alcun primato sulla prassi. La coscienza halasciato il proprio posto centrale, come oggetto dindagine,allunione armonica (si passati cio dalla filosofia dellacoscienza a quella del linguaggio). La relazione tra Uno emolteplice (concepiti entrambi astrattamente come rappor-to tra identit e differenza) non pi concepita come unarelazione insieme logica e ontologica. Lo stesso Uno non pi fondamento e origine del Tutto. In mezzo a questo sce-nario si erge, adesso, una ragione che privilegia lattivitalla natura delle cose. Dalla stasi alloperazione, si diceva.E questa nuova speculazione, ricercher, da adesso in avan-ti, orizzonti di senso sempre pi rivolti alla strumentalit; alfare piuttosto che allessere. Linsieme delle elaborazionidestinate alla risoluzione di un problema complesso avr,da ora, la meglio sulla sostanza di quello stesso problema.E alla fine verr sempre perseguita la comprensione piutto-sto che la motivazione. Nella chiara consapevolezza, nonsolo dellavvicendarsi dei quattro tempi descritti, ma anchedel significato dellavventura di un pensiero che ha vistonellargomentazione lo svolgersi di procedure che possono,esse sole, convalidare la stessa conoscenza umana. O alme-

    no, quella che resta! In definitiva Habermas distingue tretipi di mondo: 1) il mondo oggettivo degli eventi; 2) ilmondo sociale delle norme; 3) il mondo soggettivo dei dia-loganti. A ciascuno di questi tre tipi di mondo corrispondeuna specifica modalit di azione. Abbiamo cos: lagireteleologico, lagire regolato da norme e lagire drammatur-gico. Esiste per anche un arto tipo di agire, lagire comu-nicativo, su cui Habermas costruisce il complesso della suaopera. Si tratta di un agire in cui entra in gioco la dimen-sione linguistica (rientrante tra le caratteristiche che distin-guono luomo dalle bestie). Esso infatti si riferisce allinte-razione di almeno due soggetti capaci di linguaggio e diazione che (con mezzi verbali o extraverbali) stabilisconouna relazione interpersonale. In questo senso la stessacomunicazione assume un carattere duplice. Se la comuni-cazione indirizzata alla produzione di convinzioni finaliz-zate al consenso nei confronti del potere costituito, linte-riorizzazione di forme ideologiche codificate provoca nelsoggetto forme comunicative sistematicamente distorte. comunque allinterno del rapporto comunicativo che devo-no essere colti i presupposti generali impliciti di razionali-t e verit che, se esplicitati, consentono di distinguere lacomunicazione distorta da quella autentica. Da qui la pos-sibilit di un agire comunicativo orientato alla comprensio-ne, che si contrappone allagire orientato al successo e fina-lizzato al perseguimento di interessi. In questo senso abbia-mo finalmente una duplice caratterizzazione: la centralitdella coscienza (a causa della comprensione) da una parte ela centralit dellutile (e quindi della razionalit capitalisti-ca) dallaltra. Habermas propone un ritorno non solo al dia-logo ed alo reciproco scambio di informazioni ma anche esoprattutto alla consapevolezza, allo spirito critico e al dove-re morale.

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  • Ci sono libri che ti fanno compagnia riempiendo glispazi vuoti che si creano nella routinaria vita ditutti i giorni, altri che aggiungono un prezioso tas-sello nel complesso e sempre incompleto mosaico dellarealt, ed infine ci sono quelli come Lenergia delvuoto di Bruno Arpaia che riescono a riempire tutti imisteriosi interstizi del suddetto mosaico della realtcon una dirompente ondata di stimolanti interrogativi.John Banville scrisse: A un certo livello, essenziale,larte e la scienza sono talmente vicine che difficiledistinguerle., e questo romanzo di Arpaia sembra esse-re stato scritto proprio con lintenzione di ribadire que-sta profonda ed arguta affermazione. In fondo, sia uno-pera darte che una scoperta scientifica, ed a questeaggiungerei anche lelaborazione di un pensiero filoso-fico, nascono da scintille intuitive scaturite dallincontrotra ragione e fantasia. A volte sembra davvero che tutti irami dello scibile umano trovino la loro linfa vitale dallastessa ed unica fonte sotterranea. Nel nr. 4/2010 diHelios Magazine, ad esempio, ho pubblicato un artico-lo sulla legge dellottava di Pitagora e sulla suggestivateoria di Gurdjieff il quale sosteneva che lamateria costituente la realt di naturavibratoria. Poi, incuriosito da alcune tesiesposte nel libro Lenergia del vuoto, misono documentato e per me stata unaffa-scinante scoperta apprendere che attualmen-te ci sono centinaia di fisici impegnati adimostrare la teoria delle supestringhe,teoria per alcuni aspetti profondamentesimile a quella gurdjieffiana. Alla fine mi venuto naturale chiedermi se la scienzamoderna non stia, nella spasmodica ricercadi una verit unificante, percorrendo invo-lontariamente quei sentieri gi noti ai mae-stri della Tradizione. Nella trama de Lenergia delvuoto si intrecciano due gialli, uno narrativo chevede tra i protagonisti un gruppo di integralisti islamiciche organizzano un attentato alla torre Eiffeil e contem-poraneamente, sempre per motivi religiosi, cercano difalsare un esperimento eseguito con il Large HadronCollider, il pi potente acceleratore di particelle; laltrogiallo, di natura scientifica e secondo me anche filosofi-ca, rappresentato dal tentativo di spiegare lesistenzadel vuoto. La scienza moderna ha solo unidea parzialedi che cosa sia la materia, e se a questa base di igno-to aggiungiamo unaltro dato, ovvero, che la materiarappresenta solo un misero quattro per cento di quelloche noi conosciamo come realt, evidente lo smarri-mento che dovremmo provare al solo pensiero di parla-re di realt. Per non dire che i fisici parlano con disin-voltura di materia oscura, chiamata cos perch si ipo-tizza che non emetta n rifletta la luce. La materia oscu-ra rappresenta il venticinque per cento della realt, e sar

    forse per il suo nome o per la sua misteriosa natura masembra spontaneo associarla al nigredo o allopera innero dellalchimia. Il vero protagonista per non lamateria, ma quello che forse erroneamente semprestato riconosciuto come il suo opposto: il vuoto.Sembrer assurdo ma la materia, di cui anche noi siamofatti, costituita pi dagli spazi vuoti che da quelli pieni,ma se il vuoto fosse il nulla il nostro corpo peserebbeun decimo di quello che pesa. Il vuoto quindi ha un suopeso e facendo due veloci conti anche consistente, ma lacosa che pi sbalordisce che il nulla sembra esserecapace di generare particelle. Forse un giorno verrdimostrato che l nasce dal non- a dispetto di tuttii complessi sistemi interpretati elaborati da alcuni filo-sofi. Questi elementi, assieme agli elettroni, neutrini etante altre particelle, sono gli affascinanti personaggi delsecondo giallo contenuto nel romanzo di Arpaia, gialloche, a differenza di quello narrativo, alla fine ovvia-mente non viene risolto, perch il finale di questa splen-dida storia, se mai verr scritta, non sar un romanzierea scriverla bens un fisico. Nel romanzo per contenu-

    to unaltro tema importante, lottuso e arro-gante odio che il fanatismo religioso conti-nua a dimostrare nei confronti del progressoscientifico, nonostante lelevato livello cul-turale e civile che noi diciamo di aver rag-giunto. Ricordo che quando i fisici del LargeHadron Collider annunciarono di volerriprodurre il famoso Big Bang, un esercito distupidi catastrofisti hanno organizzato mani-festazioni per impedire lesperimento, per-ch a loro dire si sarebbe generato un buconero e questo avrebbe inghiottito il mondo,ma come sempre i catastrofisti con la loromiopia avevano visto male. A mio avviso

    la vera catastrofe della modernit rappresentata datutte quelle persone che si sentono in diritto di arrestareil progresso scientifico utilizzando le stesse armi spunta-te e da tempo arrugginite usate nel medioevo. Il 14dicembre del 2011 lesistenza del bosone di Higgs, pinoto come la particella di Dio, ha avuto una prima timi-da conferma uscendo cos dal campo dellastratta teoria.Il bosone di Higgs, generato dal campo di Higgs, una particella dotata di una particolarissima capacit,ovvero, di creare la materia donandole la massa. Ladimostrazione dellesistenza del bosone di Higgs rap-presenta lultimo importantissimo tassello che mancaalla fisica moderna per comprendere lUniverso. Quelliche ingenuamente cercano da questo esperimento laconferma dellesistenza o dellinesistenza di Dio sonodestinati a rimanere delusi, perch la scienza non sioccupa di teologia e al massimo pu provare che a crea-re luniverso non stata una particella di Dio ma pisemplicemente una particella. n

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    PensieroHELIOS magazine 2011 n. 6

    Lenergia del vuoto di Bruno Arpaia e il giallo del bosone di Higgs

    di Gianni Saul Ferrara

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    Recensione

    La scrittura in generale, non solo la letteratura,hanno una valenza temporale che spesso trascen-de il periodo di concepimento e rende lo scrit-to atemporale. Se poi il tema pi etereo il discorso siamplia: non si possono delimitare i confini, non si puattribuire un valore. A distanza di quasi 20 anni (la primaedizione del testo di Lucio Saviani risale al 1993)Moretti e Vitali ha deciso di ripubblicare il testo arric-chendolo di un saggio di Flavio Ermini.Questa collaborazione il frutto naturale dellimpattoche il testo Voci di confine ebbe nel panorama culturalein Italia: per Saviani stesso signific lo spostamentodallUniversit di Napoli a La Sapienza di Roma e li-naugurazione della cattedra di Storia della filosofiaprima e di Estetica poi. Saviani ha anche curato ilFestival Filosofia che ha proprio una sezione con il tito-lo di questa opera. Proprio dopo la pubblicazione nel1993 Saviani ebbe loccasione di entrare in contatto conErmini, direttore e co-fondatore della rivista LetterariaAnterem, fondata nel 1976 da Flavio Ermini e SilvanoMartini, Anterem si subito istituita come un labora-torio di ricerca. Ricerca quale tensione indeponibileche conduce dallascolto allascolto pensante, in unadislocazione che richiede una sospensione di ogni abi-tualit di senso. La ricerca alla base di Anterem cor-relata alla natura del pensiero poetico, ponendo la que-stione sul senso che nel testo si articola e che della scrit-tura fa il luogo della propria rivelazione. Il punto noda-le costituito dalla focalizzazione sulla prima parola,quasi lUrwort, una parola intrisa del suo valore origina-rio che racchiuda in se la potenza creatrice. Le parole che definiscono il concetto di limite, sianoesse riferite ai cocetti di sguardo, specchio, labirinto,soglia o trasparenza, sono parole creatrici, evocatrici diuna realt tangibile ed etera allo stesso tempo. La poten-za, come definita da Saviani, diventa per Ermini laconferma dellesperienza, per cui gli aspetti diversi diquesta potenza (in)definita in realt rappresentano diver-se province dellesperienza. Lessere umano, infatti, nonsolo esperimenta un periodo di crescita fisica, persona-le, ma sviluppa anche un percorso di sviluppo mentale,filosofico. Anche quando pensa di aver raggiunto lamaturit fisica e psichica, di aver superato i limiti, eccoche ne appare un altro, pronto a creare nuovi limiti,nuovi spazi. La crescita e la fase di autorealizzazione

    rappresentano solo un intermezzo, un intervallo: unafinta rottura dei confini.Ermini riprende lesempio di Saviani: A Delfi, quandoApollo si rivolge a colui che visita il suo tempio inti-mandogli Conosci te stesso, ci significa: considerache sei un uomo e non dimenticare i limiti imposti algenere umano.Non una presa di coscienza del proprio potenziale,della propria crescita, bens un processo di realizzazionedi quanto le potenzialit, le affinit, siano delimitate,definite e sottoposti a regole non definite. ContinuaErmini Per parlare del limitee dirne il senso, annunciaBlanchot, necessarioinaugurare un altro tipo dilinguaggio, un linguaggiodove torni a prendere corpola dimensione dellirrag-giungibile. La coscienza, dunque, non un punto di arrivo, bensrappresenta il punto di partenza per un discorso al limi-te, non un discorso sul limite: un discorso al propriolimite. Se la parola sembra abbandonare il suo intentooriginario, ovvero di stabilire fondamenti e concetti, quello il momento in cui essa abita il limite, in cui rendefigure e tradizioni mobili e cercadi contrapporsi allavidit deisistemi. Si innesca un processo diincompiutezza, un processo che,citando Novalis, riapre le portedella conoscenza. Ermini: Lincompiutezza laper-tura verso ci che ci fa vacillare.Il limite ci chiede di affrontare le-sperienza della perdita del senso,lesperienza da cui discende lau-tenticit del pensiero.Prendendo coscienza del limite esperimentando una nuova modalit di apprendimento, divisione del mondo nella sua descrizione. Ermini: Scrivere al limite significa confrontarsi con il sensodellimpossibile, rappresentare ci che non pu essere rap-presentato, ovvero lessere uomo delluomo.Saviani: Pronunciata, la fase non pronuncia che i suoi limitie in questo limite del suo dire non pu essere detta. n

    HELIOS magazine 2011 n. 6

    Lucio Saviani, Voci di confine Il limite e la scrittura (Moretti & Vitali, 2010, 12,00)

    di Elisa Cutull

    Lucio Saviani

  • Recensioni

    Ese fosse la lettura larma con cui salvarci e riscat-tarci dalla Storia? Cosa succederebbe se ad untratto non ci curassimo pi delle leggi del merca-to, dellomologazione sociale e iniziassimo a cercarenella lettura la salvezza del nostro tempo, le risposte chenon riusciremmo a trovare altrimenti? Un Libro ci sal-ver: questa la conclusione a cui giunge AntonioCalabr con questa sua seconda opera, 140 pagine chescorrono veloci come un fiume in piena, un fiume chetravolge un pubblico che non pu e non deve pi identi-ficarsi con i messaggi suggeriti dai mass media, ma deveribellarsi ai clich a cui stato abituato, costretto ad abi-tuarsi. Un Libro ci salver, pubblicato dalla LeonidaEdizioni, non appartiene a nessun genere letterario, escefuori da ogni schema grazie al suo linguaggio scevro daflorilegi e barocchismi inutili, immediato come le imma-gini che suscita nel lettore che coinvolto in un conti-nuo gioco di citazioni che ne mantengono alta latten-zione; il ricorso alla tecnica cinematografica del flash-back d un ritmo serrato alla narrazione. Le citazioni let-terarie, musicali e cinematografiche sono innumerevolitanto da costituire una sorta di autobiografia emotiva eculturale dello scrittore. Le stesse citazioni, riflessioni diuna scelta e di un gusto personale dellautore, in realtrendono il lettore protagonista nella condivisione dellastessa visione di Vita, o agente nella curiosit che, perforza di cose, lo pervade e costringe ad aprirsi alle novi-t, al non ancora conosciuto.Un Libro ci salver esce cinque anni dopo lultimo suc-cesso letterario dellautore reggino, che gi nel 2005 ciaveva regalato Johnny Rolling. Una giovent di musica,battaglie e amori nella Calabria degli anni 70, unospaccato della societ reggina degli anni in cui soffiavaancora forte e insistente il vento libertario delle prima-vere sessantottine; ma se allora la rivolta era quella fisio-logica dei giovani verso la generazione precedente, unprimo tentativo di entrare a far parte di quella societche la massa iniziava a formare, questo un invito a spa-lancare gli occhi e reagire di fronte ad un appiattimen-to sempre maggiore del pubblico. lo stesso Calabr adusare questo termine nel riferirsi al rapporto media-pub-blico: pi una massa si appiattisce pi si allarga, fino agiungere ad essere un cumulo informe di idee ed opinio-ni e la televisione il miglior mezzo per pressare, ricom-pattare e livellare. Quella stessa televisione che d il via

    al libro e che porta lo scrittore a formulare svariate con-siderazioni.Attraverso lamore per la lettura, Antonio Calabr cimostra la via per poter salvare non soltanto noi stessi,ma addirittura la scrittura: si pu scrivere un romanzo sucommissione? Tradurlo e tradirlo in prodotto televisivo?Si pu esercitare un potere sullistinto della scrittura? Atutti questi quesiti lautore risponde offrendo vari spuntidi riflessione, ridando al piacere della scrittura quellasua naturale dignit che lavvento dei nuovi media hasvilito e mercificato. Il salto dal primo a questo secondolibro di Antonio Calabr evidentesoprattutto nel differente uso del lin-guaggio e della punteggiatura, utiliz-zata come mezzo per dare un ritmoalla narrazione, uno scandire deltempo inusuale, cos come inusuale il fatto che Antonio non sia solo nelsuo percorso creativo, ma abbia scelto come suo accom-pagnatore lamericano Melville che, come un modernoVirgilio, sorveglia le decisioni che lautore costretto aprendere mentre compie la sua mis-sione. E la missione che il nostro eroe lette-rato deve compiere pu essere porta-ta a termine ascoltando rigorosamen-te Burn dei Deep Purple in sottofon-do, nel massimo rispetto del manife-sto letterario dello scrittore che aper-tamente dichiara la sua volont divoler applicare alla parola scritta ilsuo modo di essere. E le sue note ed accordi. Ma comepu la lettura salvarci davvero? Lautore non d sugge-rimenti diretti, rispetta la libert del lettore, evento gi diper s straordinario nella giungla dellinformazione viaweb, di farsi unopinione sui fatti; crede ancora ferma-mente nella possibilit dellUomo di riscattarsi dallaschiavit dei tempi e dei contenuti, riprendendo in manole proprie scelte ed aspirazioni. Come detto al principio, non appartenendo ad alcungenere letterario preciso, anche il pubblico a cui sirivolge il pi variegato possibile, fattore che rendeil libro ancor pi interessante e versatile nella suainterpretazione. n

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    Un Libro ci salver, di Antonio Calabr(Leonida Edizioni, pagg. 140)

    a cura di Letizia Cuzzola

    HELIOS magazine 2011 n. 6

    Antonio Calabr

  • Sono un soldato di seconda classe dellesercitoamericano, mi chiamo Melvin Mapple, ma lei mipu chiamare Mel. Sono di stanza a Baghdad.

    Inizia cos la lettera datata 18 dicembre 2008, conaffrancatura americana e timbro iracheno che riceveAmlie Nothomb e dalla quale prende le mosse il suoultimo romanzo Una forma di vita (Voland, pag.116,euro 14,00). Nata in Giappone, dopo uninfanzia in giroper il mondo per la carriera diplomatica del padre e qual-che disastrosa esperienza lavorativa, Amlie capisce chela sua strada quella della scrittura. Autrice di diciottoromanzi pubblicati, Amlie Nothomb una narratriceinstancabile adesso sto scrivendo il mio settantaquat-tresimo romanzo ma poi pubblico solo un terzo di quel-lo che scrivo racconta e sono sempre io a deciderecosa pubblicare. La mia una scelta istintiva, senza pen-sare al libro che pu funzionare. Ho gi scritto il miotestamento ed ho sottolineato di non pubblicare mai ilibri che ho scritto e non ho voluto pubblicare. Per set-tantanni dopo la mia morte, sar protetta!.Vincitrice dinumerosi premi letterari tra cui il Grand Prix du romande lAcadmie Francaise, il Prix Internet du livre, ilPrix de Flore e due volte il Prix du Jury Jean Giono,Amlie oggi vive tra Parigi e il Belgio. Con Igiene diun assassino del 1992 conquista i lettori e da allorariceve posta da fans di ogni parte del mondo, ma quan-do a scriverle un soldato di stanza a Baghdad, lo stu-pore e la curiosit sono incontenibili, allinizio pensaia uno scherzo. Ammesso che questo Melvin Mapple esi-stesse davvero, aveva forse il diritto di scrivermi, e cosedel genere?. Inizia cos uno scambio di lettere conMelvin Mapple, suo lettore accanito, perch i suoi librimi parlano. Se lei mi conoscesse meglio capirebbe.Dalla loro conoscenza epistolare prende forma il roman-zo che alterna le epistole alle considerazioni di Amlie.Melvin un soldato e la sua condizione lha fatto diven-tare obeso come tanti soldati che scoprono il terroredella guerra, c gente che perde lappetito per questo,la maggior parte tra cui io, ha una reazione opposta.Torniamo dal combattimento stupefatti, sbalorditi diessere ancora vivi, spaventati e la prima cosa che fac-ciamo dopo esserci cambiati i pantaloni buttarci sulcibo...non proviamo piacere ma un atroce conforto.Melvin racconta ad Amlie le sue paure ma anche il dis-prezzo che sente di suscitare negli altri per il suo aspet-

    to, ma nonostante tutto ha voglia di riscattarsi di nonrinunciare alle sue aspirazioni artistiche. Il romanzo pro-segue con un susseguirsi di lettere tra la scrittrice e ilsoldato che diventano ricostruzione della storia dellesi-stenza di Melvin inperfetto stileNothomb. Molti let-tori pensano che ioabbia dei poteri spe-ciali racconta lautri-ce e c molta con-fusione su quello chescrivo. Ma se un epi-sodio realmenteaccaduto o no io credo che scrivendo rendo tutto realee in questo romanzo fa sviscerare il dramma di Melvin esi concede attente riflessioni sul senso della guerra maanche sullesistenza di coloro che vivono e convivonocon una malattia o un handicap in una societ semprepi crudele e ghettizzante. Le lettere e la storia di Melvin assumono carattere uni-versale. Melvin le scrive epitole sempre pi lunghe, piapprofondite, di solito non vado pazza per le letterelunghe. Spesso sono le meno interessanti. scriveAmlie da pi di sedici anni ricevo un tale numero dilettere da avere elaborato senzavolerlo una teoria istintiva ed empi-rica sullarte epistolare....le letteredi Melvin non mi sembravano nean-che lunghe, tanto mi catturavano. Sisentiva che le scriveva sotto limpe-to di unassoluta necessit: non esi-ste musa migliore.La corrispondenza con Melvindiventa indispensabile per Amlie elattesa della sua prossima lettera letrasmette un misto di ansia e curio-sit. Quando improvvisamente il soldato non le scrivepi, ecco scattarle la voglia di saperne di pi, di indaga-re su quelluomo lontano e sul suo destino. Le personesono paesi. meraviglioso che ne esistano tanti e cheuna perpetua deriva dei continenti ci consenta di incon-trare isole tanto nuove scrive Amlie e decisa a ritro-varlo si improvvisa detective e scopre una nuova verite una nuova ragione del suo essere scrittrice. n

    Una forma di vita di Amlie Nothomb(Voland, pag.116, euro 14,00)

    a cura di Cristina Marra

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    HELIOS magazine 2011 n. 6

  • garantendo ad ognuno la libert dal bisogno, lugua-glianza nei diritti, larmonia nel vivere. Si chiedeva come quegli uomini continuassero a sogna-re innanzi alle quotidiane guerre personali e collettive,che sfarinavano i sogni singoli in follia di gruppo. Al tavolo dei vaganti era un via vai continuo. Qualcunosi alzava e restava in piedi, muovendosi come un caval-lo pronto alla corsa. Le consumazioni erano veloci, piper fame che per gusto, le parole brevi e i discorsi nonconclusi per non ritardare landare, gli sguardi frettolo-si, con gli occhi sempre alla porta. A questa categoriasicuramente appartenevano coloro che viaggiavano

    senza biglietto. Avvert che qualcuno lo scuoteva dicendogli: Signoresi sveglisono andati via tuttidobbiamo chiudere. Sialz dal tavolo della solitudine, dove brindava col silen-zio, con la serenit, con lo studio, e and via scusando-si. Nella mente aveva dei ricordi confusi: di gente vol-gare, di tipi che sognavano, di turisti in giro per ilmondo, di due che si tenevano per mano, di un uomosolitario che si guardava intorno. Innanzi a uno specchioilluminato di un grande magazzino vide limmagineriflessa di un vagante che se ne andava per la citt deser-ta col suo carico di volgarit, sogni, amore, solitudine.Sent il corpo pervaso da felicit e incominci a cantarealla luna:Quando si sente che mezzanotte esatta / batton lemani e tornan l nel mondo / mostrando s desser gentedi sogni matta / con lidea della fratellanza sullo sfon-do.Dietro segnalazione di un insonne, venne arrestato, datalora tarda, per disturbo alla quiete pubblica! n

    Canto notturno

    di Mimmo Codispoti

    Libert di pensiero

    Trascorreva molto tempo al bar dove chiedevasempre un caff lungo e un bicchiere dacqua. Sisedeva scegliendo il tavolo pi centrale. Da lascoltava tutti e raccoglieva, dalle chiacchiere da bar,notizie di prima mano, fonte a cui avrebbe attinto per isuoi approfondimenti meditativi. Aveva notato che gli avventori, come se seguissero uncopione, occupavano sempre gli stessi tavoli dove ognu-no proponeva la sua parte. Li aveva cos suddivisi pertematica. Dal tavolo dei volgari apprendeva dagli apprezzamentiche udiva, con linguaggio sconcio e scurrile, il livello dipopolarit di certi personaggi pubblici. La pretesa liber-t di offesa partiva dal decoro per giungere allonore inuna miserevole rappresentazione di meschinit. La dif-famazione la faceva da padrona: le ingiurie, accompa-gnate da gesti oltraggiosi, ricadevano su persone assen-ti come la grandine sui grappoli duva in agosto.Separare le calunnie, mai concretizzate in denunce, eraopera titanica: indirizzate contro Caio ricadevano, pererrore nel colpo, su Tizio. Passavano alle ingiurie reci-proche quando non erano daccordo su qualche aspettoe, smettendo di interessarsi di chi suscitava il loro dis-prezzo, scivolavano nella ritorsione e nella compensa-zione delle offese, dicendosene di tutti i colori. La vol-garit era il collante che univa la loro vita e disegnavagli scenari in cui si muovevano. Infervorati comerano,poco ci voleva che venissero alle mani e che, balordicome si mostravano, colpissero gli occupanti dei tavolivicini, compiendo il cosiddetto errore nel reato. Innanzi a tali animali gli veniva voglia di compiere unabigeato portando via gli esemplari pi attivi dellamandria a pascolare lontano dal consorzio umano.Molto pi sereno era il tavolo degli innamorati. Veranopi sguardi che parole, pi silenzi che discorsi. Se nestavano come se stessero su una panchina, in un parco osu una spiaggia, incuranti di tutti, a guardarsi negliocchi, a stringersi le mani, ad accarezzarsi con lo sguar-do. Prendevano le bibite senza zucchero perch amareera il loro verbo e il loro aggettivo. Non poteva cherivolgere loro laugurio che lo coniugassero allinfinito! Al tavolo dei sognatori qualcuno russava, qualcunovoleva rivestire gli ignudi di cultura, un altro volevacreare una societ giusta da nord a sud del mondo,

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