Figura 16. A. Vivaldi, Concerto RV 584, ed. S.P.E.S. ... Figura 17. A. Vivaldi, Concerto RV 584, ed....

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    14-Oct-2020
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  • attivare un comportamento ambiguo, come quello rilevabile in alcune recentis- sime edizioni vivaldiane (Figura 16): Figura 16. A. Vivaldi, Concerto RV 584, ed. S.P.E.S.

    Cosa percepisce il lettore da una pagina come questa? Una serie di informa- zioni, ma non tutte corrette:

    1) percepisce che la travatura incrociata ha una valenza significativa per Vivaldi, dal momento che l’edizione moderna l’assume forzando le abitudini di stampa normalmente in uso, pur di restare il più vicino possibile all’originale;

    2) percepisce inoltre che Vivaldi usa tale peculiarità grafica soltanto per inter- valli ampi come l’ottava, e non per intervalli più stretti, come terze, quinte, seste;

    3) ciò considerato, il lettore può concludere in definitiva che la travatura incrociata ha una valenza meramente grafica e non anche una valenza esecutiva, altrimenti il curatore dell’edizione critica avrebbe provveduto ad estenderla per coerenza a tutti gli strumenti che suonano contemporaneamente quella caden- za, invitandoli a comportarsi tutti nello stesso modo.

    Fra tante supposizioni, di una cosa comunque il lettore moderno esce certo guardando questa pagina a stampa: ciò che l’edizione critica gli offre è l’imma- gine esatta della fonte autografa, non essendovi altra spiegazione per una solu- zione grafica così irregolare (alcuni strumenti hanno la travatura incrociata, altri no). Il controllo con l’originale smentisce tuttavia tale certezza (Figura 17).

    – 351 –

    CHE COSA CI DICONO LE «TRAVATURE» VIVALDIANE?

    – 13 di 14 –

  • – 352 –

    MARCO BEGHELLI

    – 14 di 14 –

    Figura 17. A. Vivaldi, Concerto RV 584, ed. S.P.E.S.

    In ben due voci l’edizione moderna non ha conservato la «travatura incrocia- ta», evidentemente ritenendola priva di significato. È possibile che non ne abbia alcuno, ma allora perché sopprimerla solo a violini I e viole e mantenerla inve- ce ai bassi? Non contribuisce forse ciò a creare confusione nel fruitore di quella stampa?

    Sia chiaro che gli esempi qui addotti sono stati scelti in maniera del tutto casuale, senza alcuna intenzione di voler mettere sotto giudizio questa o quella edizione, questo o quell’editore. La mia ha voluto essere solo una carrellata di immagini, esemplificatrice di una problematica che va ben oltre la filologia vivaldiana, coinvolgendo il più generale rapporto fra il testo musicale mano- scritto, la sua trasposizione a stampa e la sua realizzazione in suono.

    Per quanto riguarda nello specifico il comportamento di Vivaldi, la risposta alla domanda che ponevo nel titolo mi pare possa allora riassumersi in un sem- plice motto: le travature di Vivaldi ci parlano, ma non sempre.