FabLab future trends

Click here to load reader

  • date post

    19-Mar-2017
  • Category

    Education

  • view

    200
  • download

    0

Embed Size (px)

Transcript of FabLab future trends

  • FABLAB FUTURE TRENDSVerso nuove ibridazioni imprenditoriali

  • 3

    Docente: Lucia PietroniStudente: Manuel Scortichini

    Magistrale di Design ComputazionaleCorso di Design per linnnovazione

    Ascoli Piceno, 07-03-2017

  • 4

    INDICE

  • 5

    ABSTRACT 6

    INTRODUZIONE 8Spazi di progettazione condivisa dal Hackerspace ai Fablab

    CAPITOLO 1: BREVE STORIA DEI FABLAB 121.1 Center for Bits and Atoms, MIT1.2 Fab Foundation 1.2.1 Fab Charter 1.2.3 Fab Academy 1.2.4 Mobile Fablab

    CAPITOLO 2: UN PROGETTO GLOBALE 202.1. Fablab dal micro al mega2.2 Fablab strutture organizzative2.3 Fablab nel Mondo 2.3.1 Fablab MIT Norway 2.3.2 Soshanguve, Fablab di Pretoria2.4 Fablab in Europa 2.4.1 Fablab Barcellona 2.4.2 Fablab Asmerfoort 2.4.3 Fablab Manchester

    CAPITOLO 3: IL CONTESTO ITALIANO 303.1 Stato dellarte3.2 Il fenomeno italiano in dati3.3 Alcuni dati su cui riflettere3.4 Fablab Torino3.5 Fablab Milano

    CAPITOLO 4: PROSPETTIVE FUTURE 444.1 Fablab Innovation Ecology di Peter Troxler4.2 Fablab and Museum di Irene Posch

    CONCLUSIONI 50Scenari futuri nel mondo della progettazione condivisa

    BIBLIOGRAFIA 52

  • 6

    ABSTRACT

  • 7

    Il processo di progettazione ha risentito di una svolta paradigmatica, da un processo spesso individualistico o di un ristretto gruppo di persone, ci si sta muoven-do verso un percorso di progettazione partecipativo continuo. Questo fenomeno necessita di un ripensa-mento degli spazi analogi quanto di quelli digitali. In questa ricerca si cerca di delineare una breve storia di queste sperimentazioni, dalle diverse peculiarit che le distinguono agli attori che le hanno rese possibili. In ultimo, diverse teorie e realt innovative, cercheranno di offrire un quadro di riferimento, nella comprensio-ne dei futuri sviluppi nel mondo design partecipato.

  • 8

    INTRODUZIONE

    Technology is just a tool. In terms of getting the kids working together and motivating them, the teacher is the most important.

    Bill Gates

  • 9

    Spazi di progettazione condivisa dal Hackerspace ai Fablab

    La crisi economica ha cambiato i paradigmi del mondo del la-voro, portando alla luce sfide insidiose da affrontare con lausilio di conoscenze, mezzi e strategie nuove. Per superare le difficolt, una delle scelte che sembra ora premiare i lavoratori quella di creare sinergie, condividendo unidea e collaborando per metterla in pratica. Il primo passo verso questo cambiamento arriva dalla cultura degli hacker, con la creazione degli Hackerspace, luoghi di incontro/confronto figli di una tradizione culturale e tecnologica relativamente antica, molto legati allinformatica, alla telematica, allopen source e al digitale. Con il tempo gli hackerspace hanno fatto proprie anche le tecnologie per la manifattura digitale e si sono avvicinati agli oggetti fisici; tuttavia le attivit hardware di un hackerspace sono storicamente legate al riciclo di vecchi com-puter, apparecchi elettronici o alla realizzazione di circuiti elettro-nici; infatti proprio lelettronica il principale driver comune con il movimento dei fabber. Quello dei maker un movimento pi giovane che ha appunto coniato la parola Makerspace proprio per indicare uno spazio che fosse pi orientato alla creazione di oggetti (make) piuttosto che alla loro modifica (hack) e, soprattutto, che accogliesse tecnologie non necessariamente elettroniche o infor-matiche: il Makerspace unofficina condivisa, dotata di spazi di lavoro, attrezzature, macchine digitali e non. lambiente dove si svolgono corsi per adulti e bambini, e spesso si trova anche allin-terno di scuole perch costituisce il laboratorio per eccellenza.

    Figura 1: Mapping of Fabbing World, Peter Troxler, 2010, RotterdamFonte: Commons-based Peer-Production of Physi-cal Goods Is there Room for a Hybrid Innovation Ecology?

  • 10

    La categoria dei TechShop non molto diffusa in Italia, si trat-ta di laboratori che offrono servizi di prototipazione per con-to degli utenti: sono quindi vere e proprie imprese, organizzate spesso in franchising come appunto i TechShop americani, at-trezzate con macchinari di alto livello e staff in grado di seguire gli utenti nella realizzazione dei propri progetti. Questa catena viene fondata nel 2006 da Jim Newton e Ridge McGee, in so-stanza si tratta di makerplace che basano il loro business sullof-ferta di spazi, macchinari e corsi di formazione, in cambio di un abbonamento alle loro strutture. Luoghi di manifattura digitale che hanno avuto un discreto successo e si sono dimostrati utilis-simi per le piccole medie imprese ed i free lancer. DODOcase una delle aziende nate proprio fra le mura di uno di questi Techshop che ha avuto un largo successo commerciale. Questi spazi condividono le tecnologie di cui abbiamo parlato finora, ma decadono i concetti di condivisione, community e ricerca.

    Figura 2: Schema di intersezione fra le diverse realt di progettazione condivisa, Alessandro Ranellucci, 2015Fonte: http://www.makeinitaly.founda-tion/fablab-makerspa-ce-hackerspace-tech-shop-limportanza-del-le-definizioni

  • 11

    Arriviamo quindi ai Fablab, ovvero una categoria speciale di Makerspace: questi ultimi condividono tutti gli aspetti, dallo spazio alle attivit fino alle attrezzature, ma hanno in pi alcu-ne caratteristiche immateriali. Si differenziano sotto il punto di vista dei valori fondanti, che si riflette nella loro origine acca-demica: nei Fablab si privilegiano le tecnologie digitali a sfavo-re delle tecniche artigianali manuali, con lobiettivo di cercare la corrispondenza biunivoca tra bit e atomi, ovvero tra rappresen-tazione digitale e fabbricazione di un oggetto complesso. Nei Makerspace, che sono singoli laboratori slegati tra loro, spesso c un organizzazione sotto forma di impresa a carattere com-merciale. I Fablab rappresentano piuttosto una rete che condivide un set di strumenti e processi, che si impegna ad essere aper-ta al pubblico gratuitamente almeno per parte della settimana e che crede nel valore di una didattica aperta, rivolta a chiunque dimostri interesse nellapprendere le meraviglie della scienza.

    Figura 3: President Oba-ma visita un TechShop, Pittsburgh,2014Fonte: http://www.ostraway.cz/post/105276673709/techshop-maker-move-ment-in-practice-ha-ve-you

  • 12

    CAPITOLO 1: BREVE STORIA DEI FABLAB

    If anyone can make anything, anywhere. It fundamentally changes the meaning of business. Neil Gershenfeld

  • 13

    1.1 Center for Bits and Atoms, MITNel 2001, grazie al contributo della National Science Founda-tion, nasce a Boston il Center for Bits and Atoms, un progetto interdisciplinare che coniuga scienza teorica e fisica allinterno di un unico dipartimento del MIT. Lobbiettivo del CBA, sin-teticamente, studiare tecniche (e formularne nuove) per tra-sformare i dati in cose, e le cose in dati. In questo contesto, tra i pi influenti a livello mondiale nellambito della scienza ap-plicata nasce, per volont di Neil Gershenfeld, il primo Fablab. Questo spazio, dotato delle migliori attrezzature da laboratorio sul mercato, rappresenta uno spazio di studio interdisciplinare dove, tutti gli studenti del MIT hanno la possibilit di accedere ai corsi organizzati da questo dipartimento. La diffusione delle ricerche del CBA svolta in maniera attiva da una rete globale di ricercatori e, negli ultimi anni, da un sempre pi dinamico ecosi-stema di Fablab che consentono un ampio accesso agli strumenti di fabbricazione personale e digitale anche al di fuori del CBA. E stato costituito anche un ufficio per comunicare con i prin-cipali media in maniera efficiente. Un atteggiamento di aper-tura che sottolinea la convinzione che il progresso tecnologico si alimenta grazie alla condivisione e alla diffusione delle idee.

    In questo contesto culturale, nel 2002, il direttore del CBA, Neil Gershenfeld avvia un corso dal nome How to Make al-most Anything che, successivamente alla positiva risposta dei suoi studenti, sar la base teorica di riferimento per la costi-tuzione del primo Fablab, il cui nome pu essere interpretato come Fabrication Laboratories o anche Fabulous Laboratories.

    Con un investimento di cinquantamila dollari in macchinari, che include solitamente un laser cutter, una stampante 3D, e una fresa CNC, e ventimila dollari di materiali da utilizzare per la produzio-ne, esso comincia ad operare a servizio della comunit. Il capostipi-te dei Fab Lab nasce al South End Technology Center, nel centro della citt di Boston, e il team che contribuisce alla sua realizzazione guidato da Sherry Lassiter, oggi direttore della Fab Foundation. Il progetto che allepoca prevedeva lapertura del Fablab di Bo-ston allinterno del SETC, si subito ampliato per la richiesta della comunit Ghanese di avere un proprio Fablab. Cos col supporto del NSF e laiuto di un team locale nasce un Fablab anche nella citt di Sekondi-Takorandi, lungo la costa del Ghana. Da allora i Fablab si sono diffusi in tutto il mondo.

  • 14

    Figura 4: Neil Gershen-feld discute con un dottorando in uno dei laboratori del Center for Bits and Atoms al MIT, USAFonte: https://www.pri.org/stories/2016-08-25/indias-kerala-embra-ces-fab-labs-and-inter-net-things-future

    Figura 5: Il sito web di Fab Foundation.Fonte: http://www.fabfoundation.org/

  • 15

    1.2 Fab FoundationA seguito di un crescente interesse e diffusione su scala globale del fenomeno Fablab, nel 2009 al fine di semplificare ed incenti-vare la crescita del network di FabLab nasce la Fab Foundation.

    Associazione non profit collegata al MIT con la missione di facilitare laccesso a strumenti, alla conoscenza e ai finan-ziamenti necessari al fine di edu