EDITORIALE «Archeologia Medievale» sta cambiando · PDF filegico di T. Mannoni...

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7 La rivista Archeologia Medievale entra, con questo numero, nel suo trentacinquesimo anno di vita. La ricorrenza è, questa volta, segnata dalla dolorosa as- senza di Riccardo Francovich: quello che si pubblica è, di fatto, il primo volume realizzato completamente senza di lui. L’archeologia è molto cambiata dai primi anni ’70 quando, con uno sparuto gruppo di amici, si decise di dare vita a quella che doveva diventare la prima rivista di archeologia medievale italiana (e anche tra le prime in Europa). La Rivista intercettò da subito i fermenti più innovativi di una disciplina che, in quegli anni, era in forte movimento: la centralità della “cultura materiale”, lo scavo stratigra�co, il rapporto con il territorio, il senso civico di una professione �no ad allora quasi completamente separata dalla società. Bisognerà prima o poi ritornare a quegli anni, e a quei fermenti, per ragionare serenamente su che cosa è diventata l’archeologia medievale e, soprattutto, l’archeologia in generale nel nostro Paese. Perché se c’è stato un aspetto, tra i tanti, che hanno quali�cato la nascita di una ‘nuova disciplina’, questo è stato il posizionarsi immediatamente all’interno di un dibatti- to che investiva l’archeologia nel suo complesso. Col- tivare una propria speci�cità non ha mai signi�cato, infatti, praticare la separatezza, perseguire obbiettivi di categoria. Oggi che l’archeologia si colloca, ogget- tivamente, in una dimensione sopra-nazionale, dove il metodo (e la teoria che lo informa) hanno sempre più ragione sulla dimensione temporale dell’agire archeo- logico, sarebbe un obbiettivo ancor più fuori luogo. Tuttavia, segni poco promettenti colorano il presen- te e minacciano di condizionare il futuro. La standar- dizzazione dei metodi e la pratica stratigra�ca diffusa sul territorio, insieme all’apparente accettazione della multiperiodalità, rischiano di rimanere contenitori vuoti, se asserviti, come nella maggioranza dei casi, ad una progettualità assente o priva di riferimenti teorici. L’archeologia medievale, e con essa la rivista che la rappresenta, rischiano l’as�ssia o l’afasia se non tenteranno di uscire dalla gabbia dell’appagamento e della ripetitività. La Rivista ha svolto, a nostro giudizio, diverse signi�cative funzioni nel corso di questi anni. È stata il luogo nel quale la maggioranza di quelli che praticano la nostra disciplina si sono riconosciuti e l’hanno scelta per far conoscere le proprie ricerche; ma è stato il luogo nel quale, anche se non sempre, si è cercato di anticipare i tempi, cogliere orien- tamenti nuovi, guardare al di fuori degli angusti con�ni nazionali, comporre spazi di discussione su temi ed argomenti sempre nuovi. Se nel corso degli anni l’appagamento ha forse un po’ smorzato questa funzione ‘movimentista’ (che peraltro era propria di molti numeri delle origini), è tempo per cercare di ritornare perlomeno allo spirito degli inizi, tenendo ovviamente conto del quadro politico e culturale nel quale ci troviamo, che è molto cambiato. Questo editoriale vuole cominciare ad esplicitare alcune delle linee che la rivista intende perseguire nel futuro, non solo per parametrarsi agli standard europei, ma anche per continuare a quali�carsi come un prodotto di alto livello scienti�co. Il primo è quello, già in atto, di adeguarsi alle norme internazionali, formalizzando il sistema di accettazione dei saggi, attraverso il ricorso sistematico ai referee. Se- condo le nuove norme, adottate già a partire da questo numero, i referee rimangono rigorosamente anonimi e vengono scelti dalla redazione tra gli studiosi italiani e stranieri maggiormente competenti per i soggetti speci�ci degli articoli da esaminare. Per ogni saggio vengono contattati due valutatori ed il loro parere è considerato vincolante. Oltre ad un giudizio libero ed argomentato, si chiede di dichiarare se l’articolo sia pubblicabile senza correzioni, con correzioni oppure se non sia pubblicabile. In caso di totale disaccordo tra i due referee prescelti, la redazione può ricorrere ad ulteriori pareri. I saggi vengono sottoposti a giudizio privi dell’indicazione dell’autore. Nel continuare quindi ad invitare tutti gli studiosi, del nostro o di settori af�ni, a proporre i propri saggi alla nostra rivista vogliamo comunque dare risalto al fatto che le nuove procedure costituiscono un valore aggiunto, e in qualche modo anche un servizio, che EDITORIALE «Archeologia Medievale» sta cambiando
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    05-Feb-2018
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    La rivista Archeologia Medievale entra, con questo numero, nel suo trentacinquesimo anno di vita. La ricorrenza , questa volta, segnata dalla dolorosa as-senza di Riccardo Francovich: quello che si pubblica , di fatto, il primo volume realizzato completamente senza di lui.

    Larcheologia molto cambiata dai primi anni 70 quando, con uno sparuto gruppo di amici, si decise di dare vita a quella che doveva diventare la prima rivista di archeologia medievale italiana (e anche tra le prime in Europa). La Rivista intercett da subito i fermenti pi innovativi di una disciplina che, in quegli anni, era in forte movimento: la centralit della cultura materiale, lo scavo stratigraco, il rapporto con il territorio, il senso civico di una professione no ad allora quasi completamente separata dalla societ.

    Bisogner prima o poi ritornare a quegli anni, e a quei fermenti, per ragionare serenamente su che cosa diventata larcheologia medievale e, soprattutto, larcheologia in generale nel nostro Paese. Perch se c stato un aspetto, tra i tanti, che hanno qualicato la nascita di una nuova disciplina, questo stato il posizionarsi immediatamente allinterno di un dibatti-to che investiva larcheologia nel suo complesso. Col-tivare una propria specicit non ha mai signicato, infatti, praticare la separatezza, perseguire obbiettivi di categoria. Oggi che larcheologia si colloca, ogget-tivamente, in una dimensione sopra-nazionale, dove il metodo (e la teoria che lo informa) hanno sempre pi ragione sulla dimensione temporale dellagire archeo-logico, sarebbe un obbiettivo ancor pi fuori luogo.

    Tuttavia, segni poco promettenti colorano il presen-te e minacciano di condizionare il futuro. La standar-dizzazione dei metodi e la pratica stratigraca diffusa sul territorio, insieme allapparente accettazione della multiperiodalit, rischiano di rimanere contenitori vuoti, se asserviti, come nella maggioranza dei casi, ad una progettualit assente o priva di riferimenti teorici. Larcheologia medievale, e con essa la rivista che la rappresenta, rischiano lasssia o lafasia se non tenteranno di uscire dalla gabbia dellappagamento e della ripetitivit.

    La Rivista ha svolto, a nostro giudizio, diverse signicative funzioni nel corso di questi anni. stata il luogo nel quale la maggioranza di quelli che praticano la nostra disciplina si sono riconosciuti e lhanno scelta per far conoscere le proprie ricerche; ma stato il luogo nel quale, anche se non sempre, si cercato di anticipare i tempi, cogliere orien-tamenti nuovi, guardare al di fuori degli angusti conni nazionali, comporre spazi di discussione su temi ed argomenti sempre nuovi. Se nel corso degli anni lappagamento ha forse un po smorzato questa funzione movimentista (che peraltro era propria di molti numeri delle origini), tempo per cercare di ritornare perlomeno allo spirito degli inizi, tenendo ovviamente conto del quadro politico e culturale nel quale ci troviamo, che molto cambiato. Questo editoriale vuole cominciare ad esplicitare alcune delle linee che la rivista intende perseguire nel futuro, non solo per parametrarsi agli standard europei, ma anche per continuare a qualicarsi come un prodotto di alto livello scientico.

    Il primo quello, gi in atto, di adeguarsi alle norme internazionali, formalizzando il sistema di accettazione dei saggi, attraverso il ricorso sistematico ai referee. Se-condo le nuove norme, adottate gi a partire da questo numero, i referee rimangono rigorosamente anonimi e vengono scelti dalla redazione tra gli studiosi italiani e stranieri maggiormente competenti per i soggetti specici degli articoli da esaminare. Per ogni saggio vengono contattati due valutatori ed il loro parere considerato vincolante. Oltre ad un giudizio libero ed argomentato, si chiede di dichiarare se larticolo sia pubblicabile senza correzioni, con correzioni oppure se non sia pubblicabile. In caso di totale disaccordo tra i due referee prescelti, la redazione pu ricorrere ad ulteriori pareri. I saggi vengono sottoposti a giudizio privi dellindicazione dellautore.

    Nel continuare quindi ad invitare tutti gli studiosi, del nostro o di settori afni, a proporre i propri saggi alla nostra rivista vogliamo comunque dare risalto al fatto che le nuove procedure costituiscono un valore aggiunto, e in qualche modo anche un servizio, che

    EDITORIALE

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    EDITORIALE

    si offre ai candidati autori. Riteniamo in ogni caso importante la cultura del confronto e della valutazio-ne, per giunta priva di personalismi, grazie al reciproco anonimato di autori e valutatori.

    Un ulteriore cambiamento riguarda ledizione dei dati di scavo. In considerazione del fatto che, per le segnalazioni e le notizie di scavi di ogni tipo, si sono fortunamente moltiplicate le possibili sedi editoriali, in particolare quelle telematiche, riteniamo importante pubblicare soprattutto saggi che rappresentino un livello avanzato di elaborazione dei dati o comunque che riguardino temi e contesti di sicuro interesse sto-rico-archeologico.

    Per quanto riguarda le linee editoriali pi in gene-rale, si intende inne riprendere la consuetudine di dedicare, sempre pi spesso, numeri della rivista ad argomenti di carattere monograco, a temi che ap-

    profondiscano o amplino gli ambiti di riessione e di ricerca dellarcheologia medievale. questa una linea che la rivista ha percorso, in pi di una circostanza, anche nel passato, ospitando incontri appositamente creati dalla redazione o accogliendo atti di semina-ri/congressi organizzati da altri. Si riprende questa tradizione pubblicando, in questo numero, gli atti di un seminario sulle architetture altomedievali tenuto a Monselice nel maggio del 2008.

    Pensiamo che Riccardo Francovich, che tanto si speso nel passato per la Rivista e per larcheologia medievale nel nostro Paese, avrebbe condiviso queste linee programmatiche e sicuramente ci avrebbe inco-raggiati a migliorarle. Per ricordarne la memoria di uomo e di studioso, i membri della direzione e della redazione hanno inteso dedicargli un volumetto alle-gato a questo numero della Rivista.

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    Archeologia MedievaleXXXV, 2008, pp. 9-22

    Gian Pietro Brogiolo

    ASPETTI E PROSPETTIVE DI RICERCA SULLE ARCHITETTURE ALTOMEDIEVALI TRA VII E X SECOLO

    (MONSELICE, CA EMO, 22 MAGGIO 2008)

    Con questo numero, la rivista riprende la consue-tudine, efcacemente sperimentata a pi riprese in passato (quali i convegni di Rapallo del 1978, di Pavia del 1981, di Monte Barro del 1989), di pubblicare gli atti di convegni e seminari. Lo scopo di promuovere la discussione su alcuni temi di particolare interesse, assicurandone altres la diffusione in tempi rapidi.

    Il primo appuntamento, dedicato alle Architetture altomedievali tra VII e X secolo, si tenuto il 22 maggio 2008 a Ca Emo di Monselice, come semi-nario ristretto nellambito delle attivit didattiche della Scuola di specializzazione in Beni Archeologici dellUniversit di Padova. Lo spunto stato offerto dalluscita nel 2007 del quarto volume monograco di Arqueologa de la Arquitectura, curato da A. Azkarate e da J.A. Quirs e dedicato alle tecniche costruttive medievali nel Mediterraneo occidentale. Le tematiche affrontate sul IV numero della rivista spagnola sono state peraltro cronologicamente assai pi ampie, rispetto allincontro di Monselice, e hanno compreso, oltre ad un contributo teorico-metodolo-gico di T. Mannoni (Archeologia della produzione architettonica. Le tecniche costruttive): (a) interventi sullevoluzione di lungo periodo delle architetture altomedievali in Spagna (L. Caballero Zoreda; R. Azuar Ruiz e A. Azkarate Garai-Olaun con L. Sanchez Zuaurre) e in Toscana (G. Bianchi); (b) contributi sul problema della ricomparsa dellopera quadrata a Pisa (J.A. Quirs), a Genova (A. Cagnana) e Milano (L. Feni) (c) uno di Y. Esquieu sulle tecniche costruttive dallXI al XV secolo nella Francia sud-orientale; (d) un paio sulla cittadella di Damasco degli inizi XIII secolo, rispettivamente di J.-C. Bessac con M. Boqvist e di A. Hartmann-Virnic.

    La Penisola iberica, come lItalia, una regione chiave per capire levoluzione dellarchitettura alto-medievale europea in rapporto alla tradizione romana, allapporto bizantino e a quello arabo. Negli ultimi quindici anni, un acceso dibattito ha visto confrontarsi chi sostiene lidea tradizionale di unarchitettura visi-gota di VII secolo erede di quella romana e soggetta ad inussi bizantini, a sua volta matrice di quella astu-riana, mozaraba e andalus di IX secolo e chi, come

    Caballero Zoreda, ritiene invece che larchitettura cristiana visigota, almeno in parte cronologicamente pi recente di quanto si sia ritenuto, sia debitrice di quella islamica di VIII secolo. Il dibattito aperto e di parere diverso Azuar Ruiz che sostiene come larchitettura araba dellVIII secolo si basi sul riuso e sul tapial (con lunica eccezione della moschea di Cordoba): solo nel IX secolo grazie allarrivo di mae-stranze orientali comparirebbero costruzioni in opera quadrata, che dal X secolo avrebbero poi unampia diffusione. Questa discussione, che ha coinvolto nu-merosi studiosi, ha avuto il merito di avviare progetti di schedatura regionale di tutte le tecniche costruttive altomedievali, un passaggio obbligato per risolvere la questione. Nel volume, Azkarate Garai-Olaun e Sanchez Zuaurre presentano una sintesi di quella realizzata in tre regioni del nord-ovest, dove tra VIII e XIII secolo sono diffuse quattro differenti tecniche edilizie: (1) in legno o in tecnica mista; (2) in opera quadrata con materiali di riutilizzo (IX sec.) o nuovo (X sec.); (3) in opera quadrata nei cantonali e nelle cornici e muratura incerta nei paramenti (tra IX e XIII) (4) in opera incerta (tra VIII e XIII).

    Lo studio delledilizia medievale in Italia stato avviato solo per alcune regioni e per alcuni periodi. In Ar