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MATTHIAS PULTEDas Missionsrecht ein Vorreiter des universalen KirchenrechtsStudia Instituti Missiologici Societatis Verbi Divini, Nr. 87,Steyler Verlag, Nettetal 2006, 663 pp.

Il lavoro recensito, che stato accettato per labilitazione nel semestreinvernale 2004/05 dalla facolt di teologia cattolica dellUniversit del-la Ruhr, Bochum, porta il seguente sottotitolo: Einflsse aus den Mis-sionen auf die konziliare und nachkonziliare Gesetzgebung der lateini-schen Kirche.

noto che solo con il CIC del 1983 il diritto missionario ha trovatoquella sistematizzazione pi accurata (libro III, titolo II, cann. 781-792),mancante nel CIC del 1917, che al diritto missionario dedicava solo 3 ca-noni. Il can. 782 1 trova infatti parziale riscontro nei precedenti canoni1350 2 che indica solo la Santa Sede responsabile delle missioni e 252che riguarda la congregazione di Propaganda fide, mentre il can. 787 2riprende in qualche misura il can. 1351, relativo alla libert di abbraccia-re la fede cattolica.

Si tratta di un vasto lavoro sul diritto missionario sotto il profilo storico-sistematico, preceduto da una introduzione generale, diviso in 5 capitoliseguiti da osservazioni conclusive e corredato di un indice dei nomi e del-le cose. Segue un dettagliato elenco delle fonti e bibliografico.

Se ci si pu permettere una piccola critica formale, essa concerne diver-si errori di stampa, che quando riguardano parole o frasi in latino pongo-no taluni problemi di interpretazione (ad es. p. 329 due volte servissime in-vece di severissime oppure lIndex librorum prohibitorum divenuto lIndexverborum prohibitorum, p. 73).

Inoltre le congregazioni della curia romana (sovente citate) hanno per-duto, per una corretta decisione di Paolo VI del 1967 (Cost. Regimini Ec-clesiae Universae), laggettivo sacra (S.), che le aveva accompagnate perquasi quattro secoli. Se menzionate per attivit svolte o decreti emanatidopo il 1967, lo andrebbe fatto senza la S.

Talune prese di posizione (ad esempio che lIstruzione del 1997 Eccle-sia de mysterio, concernente la collaborazione dei laici al ministero ordi-nato nellattivit pastorale, diventi un decreto generale in quanto approva-ta in forma specifica dal papa) possono essere discutibili ed il solo com-mentario che viene citato a sostegno dellaffermazione proviene da una de-terminata scuola canonistica.

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Il primo capitolo (pp. 35-258), di carattere storico, presenta le disposi-zioni di diritto missionario dal XVI secolo al Concilio vaticano II, distin-guendo tre distinte epoche suddivise a loro volta in periodi: dai primi seco-li fino allerezione della S. Congregazione de propaganda fide (SCPF) nelXVII secolo; dal 1622 al 1917; dalla promulgazione del CIC del 1917 finoalla vigilia del Concilio Vaticano II. Lultimo periodo della prima epoca(XVI secolo) caratterizzato dal diritto di concessione e di patronato da par-te del papa agli ordini religiosi e a potenze secolari. Nella seconda epoca sipone un primo termine di divisione nel 1803 (sacco napoleonico della cu-ria romana, con grave perdita degli archivi della SCPF), si valuta il XIX se-colo come il tempo pi fiorente delle missioni extraeuropee e si configuraun ultimo periodo, a partire dal 1908, anno in cui il Nordamerica cessa diessere territorio di missione, fino al Concilio Vaticano II. Una nuova epocadel diritto missionario inizia poi certamente con il Concilio Vaticano II e tro-va nella codificazione latina del 1983 una prima sistematizzazione.

Del primo capitolo si pu rilevare lampiezza della ricerca in ordine aivari documenti pontifici e curiali. Non comunque sempre facile trovaretutto quanto interessa un determinato ambito. Ad esempio il divieto per ichierici di esercitare attivit commerciale o imprenditoriale (can. 286CIC/1983) aveva trovato un particolare rilievo (anche sotto il profilo deldiritto canonico penale) esattamente in ordine al diritto missionario. Inquesto specifico ambito Urbano VIII (Cost. Ex debito del 22 febbraio1633) aveva proibito severamente ai missionari ogni attivit commerciale,divieto che Clemente IX (Cost. Sollicitudo del 17 giugno 1669) ribadiva(aggiungendo la clausola, poi rimasta in seguito, del divieto di commercioe impresa anche se a vantaggio di altri) e sanzionava con pene pi gravi,quali la scomunica latae sententiae, sanzioni ulteriormente confermate daPio IX (Cost. Apostolicae Sedis del 1869 e decreto della S. Congregatio In-quisitionis del 4 dicembre 1872 e della S. Congregatio de propaganda fi-de del 29 marzo 1873). Le severe disposizioni riguardavano tutti i missio-nari chierici e religiosi, ovunque nel mondo (Indie orientali, Cina, Ameri-che) e lassoluzione dalla scomunica veniva subordinata alla restituzionedi tutti i profitti (lucra) conseguiti, consegnandoli agli Ordinari dei luoghi.Un cenno indiretto a questo tema (sotto il profilo della honesta vita cleri-calis) lo si ritrova nellesame delle disposizioni dei concili plenari di Bal-timora (p. 107).

Sulla tesi sostenuta che il diritto missionario, riservando alla Santa Se-de ogni responsabilit per le missioni, abbia contribuito alla sparizione del

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diritto di patronato (con cui ha ancora avuto a che fare il Concilio Vatica-no II e che continua a ben sussistere, ad esempio in Svizzera) si pu con-sentire solo parzialmente. A nostro parere, solo una ecclesiologia radical-mente mutata pu determinare un siffatto cambiamento, non certo alcunedisposizioni legislative aventi una maggiore o minore efficacia.

Il secondo capitolo (pp. 259-383) concerne il ruolo svolto dalle missioninelle decisioni del Concilio, distinguendo tra partecipazione delle missionialla preparazione del Concilio (fase antepreparatoria e preparatoria) e rap-presentanza delle missioni e dei vescovi missionari nei dibatti conciliari. Trai numerosi temi oggetto delle risposte e delle proposte delle missioni su tut-ti gli ambiti del diritto canonico vorremmo mettere in evidenza il diritto ma-trimoniale, in quanto proprio in questo ambito esattamente il diritto missio-nario del XVI secolo aveva introdotto alcune importanti innovazioni, mante-nute nel CIC del 1917. Nel corso del XIX secolo il diritto missionario ave-va interessato fortemente i matrimoni misti, la cui celebrazione era sconsi-gliata e nel caso si giungesse al matrimonio andavano osservate le severenorme protettive del coniuge cattolico. Stante il principio della forma cano-nica ad validitatem il matrimonio civile era considerato per i cattolici comeconcubinato ed il divorzio civile non aveva alcun valore. Anche dopo ilCIC/1917 innovazioni erano state introdotte nellambito delle dispense ma-trimoniali, riservate alla Santa Sede, ma concesse eventualmente a missio-nari. I vescovi missionari presentano proposte sui matrimoni misti, sugli im-pedimenti matrimoniali, sul privilegium fidei e sulla forma canonica. Quan-to ai processi matrimoniali si propone il giudice unico, tribunali interdioce-sani, rinuncia alla doppia sentenza conforme, sul diritto o meno di ambeduei coniugi (anche colpevoli) di iniziare il processo di dichiarazione di nullit.

Il terzo capitolo (pp. 384-495) si sofferma sullulteriore sviluppo del-linfluenza del diritto missionario nella legislazione postconciliare dellaChiesa universale e sulla rilevanza del diritto missionario nel CIC del1983 e nella Costituzione apostolica Pastor bonus del 1988 sulla curia ro-mana. Sempre soffermandoci sul diritto matrimoniale (ma si nota che nellavoro sono esaminati singolarmente i vari ambiti dellintero diritto cano-nico) provengono dalle chiese missionarie osservazioni sullla nuova defi-nizione del matrimonio come consortium totius vitae, sullidentit confer-mata tra contratto e sacramento, sulla forma canonica della celebrazionead validitatem, sugli impedimenti matrimoniali, sui matrimoni misti.

Nel breve quarto capitolo (pp. 496-514) ma certo non meno rilevantenellinsieme del lavoro, vengono esaminate quelle proposte normative,

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avanzate dalle autorit missionarie, che non hanno trovato riscontro nelCIC del 1983. In particolare, nellambito del diritto matrimoniale, vienerilevato come il potere di dispensa super rato et non consummato o anchequello dalla validit della forma canonica (ad eccezione dei matrimoni mi-sti) sia rimasto riservato alla Santa Sede, mentre per altre numerose dis-pense si realizzato il principio di una effettiva decentralizzazione. Ilprincipio di sussidiariet stato infatti tra quelli fortemente auspicati daldiritto missionario. Per rimanere in ambito affine al diritto matrimonialesostanziale, quello processuale, lautore lamenta la mancanza di adeguatauniformit della giurisprudenza ecclesiastica, sottolineando la possibilediscrepanza tra giurisprudenza rotale e giurisprudenza locale, soprattuttoappunto in materia matrimoniale. Una osservazione non solo teorica, inquanto accade realmente che sussista talora una forte divergenza interpre-tativa tra la giurisprudenza rotale e quella dei tribunali delle chiese loca-li (si pensi ad esempio alla estesa applicazione delle ipotesi previste dalcan. 1095). Lautore mette poi in evidenza anche alcuni altri punti checonviene ricordare. Lamenta infatti lassenza di un auspicato codice di di-ritto missionar