Diritto processuale penale - Corte · PDF fileottobre 2011 4 1. INTRODUZIONE. Nellultimo...

Click here to load reader

  • date post

    01-Feb-2018
  • Category

    Documents

  • view

    216
  • download

    1

Embed Size (px)

Transcript of Diritto processuale penale - Corte · PDF fileottobre 2011 4 1. INTRODUZIONE. Nellultimo...

  • ottobre 2011 1

    1. INTRODUZIONE.

    2. I PRINCIPI

    2.1. Contraddittorio

    2.1.1. Il contraddittorio per la prova nel nuovo art. 111 Cost.

    2.1.2. Il contraddittorio in senso soggettivo: la centralit della garanzia dellimputato.

    2.1.3. Le deroghe costituzionali al contraddittorio per la prova:

    2.1.3.1. Il consenso dellimputato

    2.1.3.2. La provata condotta illecita

    2.2. Diritto di difesa

    2.2.1. Il contraddittorio come strumento essenziale del diritto di difesa Il diritto di difesa

    2.2.2. Lestensione del diritto di difesa alle varie forme di procedimento

    2.2.3. Lestensione del diritto di difesa alla fase dellistruttoria sommaria e delle indagini

    preliminari (c.p.p. 1930).

    2.2.4. La contestazione delladdebito e linterrogatorio dellimputato quali strumenti essenziali

    del diritto di difesa.

    2.2.5. La presenza del difensore e la difesa tecnica quali momenti indefettibili del diritto di difesa.

    2.2.6. Il bilanciamento: la difesa modulata al rito.

    2.2.7. La difesa dufficio

    2.2.8. Lautodifesa.

    2.3. Parit delle parti

    2.4. Ragionevole durata del processo.

    2.5. Immediatezza ed identit del giudice.

    3. I SOGGETTI

    3.1. Il giudice

    3.1.1. Indipendenza, imparzialit e terziet del giudice

    3.1.2. Giudice naturale, precostituzione e capacit del giudice.

    3.1.3. Lincompatibilit del giudice.

    3.2. Il pubblico ministero e lobbligatoriet dellazione.

    PRINCIPI COSTITUZIONALI IN MATERIA PENALE

    (DIRITTO PROCESSUALE PENALE)

    Quaderno predisposto in occasione dellincontro trilaterale

    delle Corti costituzionali italiana, spagnola e portoghese

    Madrid 13 15 ottobre 2011

    a cura di P. Gaeta

  • ottobre 2011 2

    3.2.1. I prodromi: la progressiva delimitazione dei poteri del p.m. nel c.p.p. del 1930.

    3.2.2. Collocazione costituzionale del p.m., funzione giurisdizionale ed art.25 Cost.

    3.2.3. Ruolo/poteri del pubblico ministero e garanzie dellimputato/indagato.

    3.2.4. Il problema del monopolio dellobbligatoriet dellazione.

    3.2.5. Obbligatoriet dellazione penale e condizioni di procedibilit.

    3.2.6. Obbligatoriet dellazione, indipendenza del p.m. ed eguaglianza dei cittadini.

    3.2.7. Il riconoscimento del p.m. quale potere dello Stato nei conflitti di attribuzione.

    3.3. Limputato

    3.3.1. (Rinvio)

    3.3.2. Linfermit mentale dellimputato.

    3.4. Le parti private del processo.

    3.4.1. La garanzia di difesa della persona offesa.

    3.4.2 Il ruolo della parte civile e la citazione del responsabile civile.

    3.4.3. Il divieto di costituzione di parte civile nel processo minorile.

    4. IL RITO

    4.1.Le indagini preliminari

    4.1.1. La durata delle indagini preliminari.

    4.1.2. Lobbligo di svolgere indagini anche in favore dellindagato

    4.1.3. Lincidente probatorio.

    4.1.4. Lefficacia probatoria degli atti delle indagine preliminari.

    4.2. Ludienza preliminare

    4.3. La prova dibattimentale

    4.3.1. La prova dichiarativa.

    4.4. I riti speciali

    4.4.1. La compatibilit costituzionale del patteggiamento.

    4.4.2. Il giudizio abbreviato

    4.5. Misure cautelari e libert personale.

    4.5.1. Presunzione di non colpevolezza e misure cautelari.

    4.5.2. La facolt del legislatore di individuare i casi in cui pu essere adottata in via generale

    una misura limitativa della libert personale ed i relativi limiti.

    4.5.3. La facolt del legislatore di individuare in via generale il tipo di misura cautelare

    necessaria ed i relativi limiti.

    4.5.4. La presunzione di adeguatezza della sola misura della custodia in carcere prevista dall'art.

    275, comma 3, cod. proc. pen., ante riforma del 2009

    4.5.5. La presunzione assoluta - anzich soltanto relativa - di adeguatezza della sola custodia in

    carcere ex art. 275, comma 3, c.p.p. dopo la novella del 2009

    4.5.6. Sui limiti massimi della custodia cautelare.

  • ottobre 2011 3

    4.6. Le impugnazioni

    4.6.1. Sul principio del doppio grado di giurisdizione di merito

    4.6.2. Sul fondamento del potere di impugnazione del pubblico ministero

  • ottobre 2011 4

    1. INTRODUZIONE.

    Nellultimo ventennio, lintervento della giurisprudenza costituzionale sul processo penale

    italiano stato evento di straordinaria rilevanza per la ricerca di un definitivo assetto del rito penale.

    Allindomani del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 447, recante l Approvazione del codice di

    procedura penale entrato poi in vigore un anno dopo la pubblicazione in Gazzetta (G.U. n. 250

    del 24 ottobre 1988) si profilava la necessaria verifica di conformit del nuovo rito penale ai

    principi costituzionali: riscontro delicato e complesso, considerata la completa cesura rispetto al

    passato attuata dal nuovo modello processuale. Cos, dai tratti propri di un sistema a forte impronta

    inquisitoria le cui aperture garantiste erano state, a loro volta, faticosamente ricavate attraverso

    la certosina ermeneutica del Giudice delle leggi il processo penale virava verso lapprodo

    accusatorio, tutto sperimentale per lordinamento italiano: sia quanto a principi, che quanto a

    cultura e, persino, ad organizzazione e strutture. Un processo che, tra laltro, promuoveva la

    formazione pubblicadella prova in contraddittorio nella piena parit tra le parti; la possibilit

    deflattiva di riti alternativi; il vaglio giurisdizionale sullesercizio (come anche sul mancato

    esercizio) dellazione; un processo, insomma, che modificava radicalmente la stessa prospettiva

    della giurisdizione penale risultava, per ci stesso, necessariamente bisognoso di una attenta ed

    intelligente calibratura rispetto ai principi costituzionali.

    A ci si aggiunta la circostanza che, a dieci anni esatti dallentrata in vigore del nuovo

    modello processuale, il legislatore ha inserito in Costituzione le testate dangolo del c.d. giusto

    processo legale, attraverso le modifiche, apportate con la legge costituzionale 23 novembre 1999,

    n. 2, allart. 111, la cui attuazione e traduzione codicistica poi avvenuta, sia pure in parte, con la

    legge 1 marzo 2001, n. 63.

    La rinnovata legalit delle forme del processo ribadita nel nuovo testo costituzionale e nella

    legge ordinaria di attuazione hanno impegnato la Corte in una ulteriore, delicata mediazione

    ermeneutica: fornire una lettura degli inediti istituti e delle inusitate sequenze procedimentali del

    nuovo rito attraverso i nuovi principi della Carta, con laccortezza di bilanciare laffermazione

    delle garanzie fondamentali nel processo con le ineliminabili, fondamentali esigenze di efficienza

    della giurisdizione. Tutto ci avvenuto, peraltro, mentre sullo sfondo sovranazionale, si delineava

    progressivamente il sempre pi incisivo intervento della giurisprudenza della Corte EDU sui temi

    delle garanzie nel processo, attraverso una sistematica elaborazione di dettaglio delle garanzie

    contenute nellart. 6 della Convenzione europea dei diritti delluomo.

    2. I PRINCIPI

    2.1. Contraddittorio

    2.1.1. Il contraddittorio per la prova nel nuovo art. 111 Cost.

    Molteplici, com intuitivo, sono stati i profili affrontati dalla giurisprudenza costituzionale

    nella elaborazione dei principi che conformano il giusto processo. Pu anzi affermarsi che la

    novella costituzionale del 2001 ha trovato nella sensibilit ed attenzione del Giudice delle leggi

  • ottobre 2011 5

    lideale sinergia per la concreta attuazione delle previsioni normative. Ovviamente, non possibile

    in questa sede (e per le finalit proprie di questo quaderno di documentazione) ripercorrere

    lintegrale evoluzione della giurisprudenza della Corte che, sulla specifica tematica

    dellacquisizione della prova, precede la riforma costituzionale dellart. 111. E invece di pi

    immediata attualit valutare le sinergie creatisi tra il portato innovativo del precetto costituzionale

    sul tema del contraddittorio e gli interventi di chiarificazione, precisazione,collegamento

    sistematico di esso operati dalla Corte.

    La prova di una ritrovata sensibilit per il nuovo assetto assiologico del contraddittorio la

    prontezza con la quale la Corte, allindomani della riforma dellart. 111 Cost., rivede il problema

    della compatibilit costituzionale dellart. 512 c.p.p. in ordine alle letture delle dichiarazioni gi

    rese nelle indagini del testimone prossimo congiunto astenutosi in dibattimento. E questo loggetto

    della sentenza n. 440 del 2000, prima pronuncia di merito parametrata sul novellato art.111 Cost.

    La Corte, con la sentenza n. 179 del 1994, aveva gi statuito sull art. 512 c.p.p., affermando,

    in via interpretativa, che, una volta che il prossimo congiunto, ritualmente avvisato della facolt di

    astenersi dal deporre, avesse rinunciato a tale facolt e reso dichiarazioni alla polizia giudiziaria o al

    pubblico ministero, le dichiarazioni stesse risultavano legittimamente assunte e, ove il dichiarante

    avesse poi deciso di astenersi dalla testimonianza dibattimentale, pur se in seguito all'esercizio di

    un diritto, si determina comunque quella oggettiva e non prevedibile impossibilit di ripetizione

    dell'atto dichiarativo che, ai sensi dell'art. 512, consente di dare lettura degli atti assunti

    anteriormente al dibattimento.

    La Corte, nella pronuncia del 2000, rileva immediatamente che il quadro normativo in base al

    quale era stata pronunciata la sentenza interpre