Colomba ntonietti Porzi (Bastia Umbra 1826- Roma A ... A Colomba ntonietti Porzi (Bastia Umbra 1826-...

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  • Colomba Antonietti Porzi (Bastia Umbra 1826- Roma 1849)

    Colomba è ricordata sia da Garibaldi nelle sue Memorie che

    da Luigi Mercantino, poeta italiano. Appena quindicenne

    conosce il cadetto delle truppe pontificie Luigi Porzi, lui

    ricco e nobile, lei borghese. Le famiglie si oppongono alla

    loro storia d’amore, nonostante ciò si sposano senza

    autorizzazione delle famiglie, per questo motivo Luigi,

    ormai tenente delle truppe pontificie, viene arrestato e

    imprigionato. Una volta libero si unisce ai gruppi

    combattenti per la Repubblica Romana e Colomba per poter

    rimanere accanto al marito si taglia i capelli corti, indossa

    un’uniforme da bersagliere e, travestita da uomo, partecipa

    ai combattimenti. Durante le battaglia dell’assedio di Porta

    San pancrazio al Gianicolo, Colomba viene colpita alla

    schiena da una palla di cannone francese e solo quando

    viene soccorsa i suoi compagni si rendono conto che il ferito

    in realtà è una donna. Muore mormorando “Viva l’Italia!”.

    E’ l’unica donna a cui è dedicato un busto posto sul

    Gianicolo insieme a quelli dei combattenti per l’Unità.

  • Caterina Baracchini (Roma 1810-Napoli 1862) Nasce a Roma, segue poi la sorella che vive a Parigi e lì studia educata ai valori dell’illuminismo. E’ ancora in Francia quando scoppiano i moti del 1830 cui prende parte. In seguito si trasferisce a Londra dove viene a contatto con le idee liberali. Quando ritorna a Roma nel 1840 è sottoposta ad una dura vigilanza da parte della polizia. Dopo le rivolte del 1848 che vedono la fuga del papa a Gaeta e la nascita della Repubblica Romana, prende parte alla difesa della città partecipando all’assistenza infermieristica ai feriti organizzata dalla principessa Cristina di Belgiojoso, da Enrichetta Di Lorenzo e da altre patriote. In seguito alla conquista di Roma da parte dei francesi entra in alcune società segrete ma per una spiata viene incarcerata in una prigione durissima in cui non ci sono nemmeno i letti. Durante gli interrogatori si rifiuta di tradire gli altri patrioti così viene condannata a 15 anni di carcere, nel lungo periodo di detenzione assiste e cura le altre detenute soprattutto durante l’epidemia di colera del 1854. Dopo la nascita del Regno d’Italia va ad insegnare negli asili di Napoli e si batte per i riconoscimenti dei diritti delle donne ed è in questa città che morirà lottando fino alla fine per l’affermazione dei suoi ideali.

  • Adele Baroffio (Lombardia, 1831-?) Si sa poco di Adele Baroffio: è lombarda e probabilmente proviene da una famiglia nobile o alto- borghese, dato il matrimonio con Giuseppe Baroffio, il rappresentante diplomatico della Repubblica di Venezia uomo che data la sua posizione difficilmente avrebbe potuto sposare una donna di un rango non equivalente al suo. Nel 1848, quand’era già sposata, Adele conosce Goffredo Mameli, il poeta che compone il Canto degli Italiani, e lascia il marito per lui provocando così uno scandalo negli ambienti della diplomazia italiana. Le poche informazioni su di lei ci sono note da alcune lettere di Giuseppe Mazzini, nelle quali viene nominata come la “donna amata da Mameli” e da alcune annotazioni del diario di Agostino Bertani, il medico che tenta di curare Mameli ferito tra Giugno e Luglio del 1948. E’ una donna libera dai pregiudizi e capace di seguire i propri ideali anche oltre le convenienze, infatti adotta uno stile di vita in linea con ciò che predica la cultura romantica predica: vivere la vita in tutti i suoi aspetti con una passione estrema senza curarsi di dove ciò possa portare e così si vota anima e corpo all’ideale libertario dei giovani italiani dell’Ottocento, alla lotta politica all’amore vero che non piega alla convenienza matrimoniale e familiare. Come molte altre donne nel periodo delle battaglie della Repubblica Romana, si adopera per la difesa, assistendo i feriti e rafforzando le mura.

  • Giulia Bovio Paolucci (Bologna 1816 – Roma 1880)

    Giulia Bovio, pronipote del papa Benedetto XV, proviene da

    una famiglia aristocratica, giovanissima si sposa con il conte

    Vittorio Paolucci de’ Calboli di idee liberali e con lui nel 1848 si

    trasferisce a Roma, per partecipare ai combattimenti per la

    Repubblica Romana. Mentre il marito è a capo dei gruppi di

    ragazzi armati che difendono la città, lei ed altre donne

    organizzano la gestione degli ospedali e delle ambulanze, il

    reperimento del materiale per curare e fasciare le ferite,

    l’aiuto ai chirurghi e la fabbricazione delle munizioni che

    all’epoca venivano preparate a mano. Lei in particolare si

    occupa dell’organizzazione dell’ospedale di Trinità dei

    pellegrini. All’interno degli ospedali la loro dedizione non è

    rivolta solo ai combattenti italiani ma anche ai francesi. La

    mentalità bigotta dell’epoca porta molti a criticarle e di loro è

    scritto che sono “infermierine in grembiulino di seta e

    ventaglio, con le spalle nude che non facevano altro che

    ridacchiare e dire parole sdolcinate”, alludendo al fatto che

    siano donnacce, con intenzioni sconce o in cerca di amanti; altri

    le giudicano negativamente perché ritengono assurda l’idea che

    delle donne si schierino politicamente e operino attivamente in

    una guerra, ovviamente fra i primi ad emettere tali giudizi

    negativi ci sono papa Pio IX ed il generale francese Oudinot.

    Sopravvive alla triste ed esaltante esperienza della Repubblica

    Romana e vi rimane a vivere fino alla morte.

  • Nicholas Brown (New York 18??-??)

    Nicholas Brown fu console degli Stati Uniti a Roma dal

    luglio 1845 al 11849. Il fatto che non parlasse italiano a

    quanto pare non costituì un ostacolo. Fu amico ed

    ammiratore di Mazzini. Quando l’Assemblea

    costituente si riunì a Roma e il 9 febbraio 1849 e

    proclamò la nascita della Repubblica Romana che

    avrebbe avuto come forma di governo la «democrazia

    pura» Nicholas Brown trovò gli eventi emozionanti. In

    un rapporto inviato a James Buchanan raccontava della

    felicità del popolo romano alla fuga di papa da Roma.

    Fu il solo diplomatico o fra i pochi che non si unirono al

    papa a Gaeta ma rimase in città e inviò al Presidente

    dell’Assemblea Costituente una lettera di

    congratulazioni per la proclamazione della Repubblica

    Romana e la fine del dominio pontificio. Spronò per

    dodici volte il governo degli Stati Uniti a riconoscere il

    nuovo stato ma Washington non gli diede retta. Sotto

    l’occupazione francese concesse almeno duemila

    passaporti americani falsi agli esuli repubblicani, uno di

    questi fu dato proprio a Mazzini che così fuggi sotto il

    falso nome di Moore. Fu richiamato in patria subito

    dopo la presa di Roma da parte dei francesi proprio per

    le sue troppo esplicite simpatie per la repubblica

    romana.

  • Giulia Calame Modena (Berna, Svizzera 1814- Torino 1869)

    Figlia di un ricco banchiere di Berna, è educata come tutte

    le ragazze borghesi dell’epoca per diventare una buona e

    concreta madre di famiglia ma si appassiona agli ideali

    libertari del Risorgimento e rifiuta il destino che la

    tradizione borghese le avrebbe concesso per seguire i suoi

    ideali. Dimostra la sua indipendenza intellettuale quando

    sposa l’attore Gustavo Modena di semplici origini. Nel

    1847 e 1848 viaggia a Milano, Padova, Venezia e Firenze

    per legare con i locali comitati di emigrazione e l’8 febbraio

    1848 a Firenze è tra i patrioti che dichiarano la decadenza

    del seggio granducale di Leopoldo d’Asburgo-Lorena. E’ a

    Venezia e successivamente a Roma quando le città

    proclamano la repubblica. A Roma è in prima fila negli

    aiuti ai combattenti per la Repubblica avendo un ruolo

    preminente nel comitato creato dalla principessa Cristina

    Trivulzio di Belgioioso nella creazione del primo corpo di

    infermiere volontarie femminile, insieme a Enrichetta di

    Lorenzo Pisacane, Margaret Fuller e Giulia Bovio Paolucci.

    Dopo la sconfitta della Repubblica si trasferisce a Torino

    dove è attiva nel sostegno dei perseguitati politici e

    fuoriusciti di ogni parte d’Italia. Muore a Torino nel 1869

  • Angela Cerotti Pasqui (Bertinoro 1819- Forlì 1878) Donna che si fa valere per la repubblica romana come vivandiera; è suddita del papa, in quanto la Romagna, regione in cui nasce, fa parte dello Stato Pontificio; dopo le rivolte del 1848 quando questo territorio viene occupato dagli Austriaci, segue il marito soldato per combattere a Roma e difendere la neonata Repubblica Romana, abbandonando la sua vita da bottegaia. Il ruolo che svolge per l’esercito rivoluzionario è appunto quello di vivandiera. Le vivandiere nell’Ottocento sono considerate soldati a tutti gli effetti; non solo svolgono funzioni di lavanderia, cucina o vettovagliamento ma sono sottoposte ai regolamenti militari e lavorano anche sul campo di battaglia distribuendo gallette, acqua e munizioni. Sono anche armate ma solo per la difesa. Molte rimangono ferite o uccise, Angela invece sopravvive ai bombardamenti ed ai combattimenti viene fatta prigi