Cividale nel Quattrocento Storia religiosa e civile ... Nicol£² Giuliani di Cividale...

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  • FAUSTINO NAZZI

    Cividale nel Quattrocento Storia religiosa e civile

    Storia civile e religiosa X

    1- Altri centri e villaggi ♣ Raccogliamo qui alcuni accenni occasionali a vari villaggi, privilegiando la successione dei vicari nelle vicarie dipendenti dal capitolo in partibus inferioribus con l'esclusione della Slavia Friulana già descritta.

    1250 -Il signore di Zuccola è la famiglia Spilimbergo-. La famiglia aristocratica degli Spilimbergo proviene dai conti carinziani Spengenberg e si installarono in Friuli appunto a Spilimbergo dopo il mille. La casata gestisce anche il castello di Zuccola appena sopra Cividale.

    1263 -Esame di testimoni sull'obbligo che avevano quei delle ville di Prestento, Rubignacco, Gagliano, Dernazacco, Casale, Ipplis, Carraria e Purgessimo di fare le guardie wuaita alla città di Cividale. Atti del notaio Domenico in Prestento e Cividale-. Sono le ville attorno a Cividale che hanno la possibilità di rifugiarsi entro le mura in momenti di emergenza e per questo hanno l'obbligo di partecipare alla guardia ed alla difesa delle mura, porte, bastioni, torri ecc.

    1274 -Esame testi per questione insorta tra Giovanni di Zuccola e la comune di Cividale da una parte e Volrico figlio di Marquardo di Soffumbergo e suoi coloni se siano tenuti a fare la guardia alla città di Cividale e gli conobbe di sì-. Le negligenze al riguardo sono frequenti e le si vorrebbe fondate su qualche privilegio, che però va documentato.

    1322 -Gagliano ha la chiesa di Santo Stefano con camerari o fabbricieri; locazione censo 2 staia di frumento-. Il reddito è assai limitato.

    “*Locazione di una canipa in Moimacco inutilizzata situata nella centa di Moimacco” ad un certo Moro “fu Tonsi di Moimacco quale massaro”, per un censo annuo di un denaro e mezzo per il capitolo. Confina da una parte con la canipa dei figli “*di fu Michele di Moimacco, dall'altra vi è il terreno coltivato da Pietro Strizzolo, la via pubblica ecc.”. La centa di Moimacco è un punto fortificato che comprende la zona della chiesa ed al suo interno ci sono opportunamente delle cantine, fra cui questa inutilizzata che ora viene affittata.

    Brunisso di Gagliano vende mezza vigna “*presso il monte che detto 'Cuel taront' (colle rotondo), salvo il diritto del monte”. Il nome deriva dalla forma.

    “*Del permesso concesso a pre Leonardo di recarsi ad Avignone” per risolvere la questione sulla pieve di Buia contro il cappellano del patriarca pre Ludovico Russino. Leonardo è mansionario in Cividale. Lo appoggiano i testimoni, il capitolo ed il comune di Cividale. Prima ci si recava a Roma sede della curia papale, ora ci si deve recare ad Avignone, un pellegrinaggio di oltre un mese di viaggio a cavallo.

    “*Accordo conclusivo del capitolo e di pre Giovanni di Moimacco riguardo all'incarico di dapifero”. Pre Giovanni è dapifero o sovrintendente della mensa capitolare dal 1368 dalla festa di sant'Ermacora per un anno; dovrebbe essere scaduto da più di tre mesi. Di solito i contrasti nascevano da un malinteso amministrativo sullo stipendio o sulla tenuta dei conti. Il capitolo viene da una concezione comunitaria quasi monastica dai tempi di san Paolino in poi nel tentativo di persuadere i canonici a non vivere in concubinato; di tale modello, mai realizzatosi completamente, è sopravvissuta la mensa comune anche per il risparmio garantito.

    “Locatio canipe” a Moimacco fatta a Mario del posto, “*pustota situata nella centa di Santa Maria di Moimacco”; confina con la canipa di Martino Marcolino di Moimacco e la canipa di Moro e la canipa di Chimelli e la canipa di Guerra “*e vi è pure un certo spazio erboso del capitolo”. Ne conosciamo la funzione.

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  • “Locatio” di casette e della canipa a Firmano per la chiesa locale di San Giovanni. La canipa è sita “*nella centa di Firmano presso il primo orto della centa”. Deve versare 6 denari alla chiesa di San Giovanni “*per diritto di censo”1. La centa di questo piccolo paese, che comprende al suo interno la chiesa di San Giovanni, si trova su una forra del Natisone in uno spazio bellissimo se le iniziative edilizie in atto non lo deturpano.

    “*Donazione del censo” di 4 conzi “*di vino alla prebenda canonicale di seconda sorte”. Il can. Nicolò Giuliani di Cividale offre un tanto su di un suo campo sito in Grupignano con le case sopra edificate, al Poç, in suffragio dell'anima sua. Altri tre conzi di vino su un orto sito “in arya” suddetta edificata. In borgo San Pietro presso il cimitero della chiesa di Santo Stefano “et braidam domini Ribisini”, dona una casa ed altri conzi di vino, sempre per la prebenda “secunde sortis”, su altri mansi e beni. I canonici facevano a gara per consolidare le donazioni capitolari non solo a garanzia di un aldilà privilegiato, ma pure per il prestigio temporale dell'istituto. Religiosi e laici di una consistenza economica adeguata percepivano la loro fede come una specie di Gerusalemme celeste che tale era nella sublimazione di quella terrestre, un po' come la risurrezione dei corpi. Le prebende sono classificate in gruppi di “sortes-scelte”.

    “Locatio” di una canipa pustota in Moimacco “Girardo in centa tamquam massario”; da una parte c'è la canipa di “Çuanelli”, dall'altra la canipa di Andreani di Moimacco, dall'altra la via pubblica e in fine c'è il “baiarçum capituli” per 6 denari “*ed all'appaltatore del quartese di detta chiesa” due denari nella festa di san Biagio. Il destino di questa canipa è assai incerto, rimanendo spesso pustota o infruttuosa.

    “*Dote dell'altare di San Giovanni Battista nella chiesa di Santa Maria di Orzano”. Ottobono dà autorizzazione ad Andreuzzo priore e a Giovanni fu Pascutti camerario della fraterna di Santa Maria “*di Orzano di costruire un altare nella chiesa di Santa Maria di Orzano” , i quali danno mandato al decano del capitolo di ricevere per l'illuminazione di detto altare e per far celebrare ogni mese una messa, il quartese di 4 campi arabili contigui esistenti nei luoghi infrascritti, “*nel luogo chiamato Tomba bona di Orçan” e Moimacco e Premariacco. Confini: via pubblica, il campo di Odorlico “quondam Çilii” di Moimacco, la proprietà di Nicolò Rapoti ecc, “*possiede la moglie di fu Moro” di Moimacco. Questo Moro aveva affittato la canipa del capitolo nella centa di Moimacco, dove pure ne possedeva una propria. Qualsiasi chiesa si adornava col tempo di numerosi altari dovuti alla devozione di famiglie provate dai travagli della vita e che potevano permettersi donazioni di qualche consistenza. La gente in genere usufruiva di messe celebrate per l'iniziativa della comunità, di confraternite e di singoli donatori, ma prima che si attivi per le cosiddette messe di suffragio con offerta ad unguem bisognerà attendere il secolo XVIII inoltrato, quando cioè la gente avrà assimilato il concetto di purgatorio in corrispondenza ad una maggior disponibilità economica, così, appunto, da poter pensare e solidarizzare con il destino dei propri cari in quell'appendice temporale dell'aldilà. Chi non ha i mezzi non ha neppure spazio per sentimenti normali e non perché non ne soffra, ma perché non gli risultano praticabili. La fatalità è una rassegnazione che nessuna fede può riscattare, perché la fede, pur una grazia, suppone la possibilità di recepirla; per credere bisogna essere uomini e la fede ti perfeziona non ti fa. Se così stanno le cose la vera fede sono i poveri.

    Testamento di Nicolò “quondam Jacobi de Thoryano”. Nella canipa di ser Giovanni di Savorgnano a Cividale, sceglie la sepoltura presso la chiesa di San Martino di Torreano e lega alla chiesa 8 denari aquileiesi su un prato sito (...) nelle pertinenze di Torreano con censo perpetuo per suo anniversario; a fra Francesco di Milano dei frati predicatori lascia 40 denari

    1AMC Perg t. IV, 1250. AMC Com n. 03, 5-5-1263. AMC Com n. 03, 25-7-1274. AMC Perg t. XI, 21-11-1322. AMC Def n. 03, 19-1-1362, p. 92. “Locatio canipe in Muymacho pustote site in centa de Muymacho... quondam Tonsi de Muymacho tamquam massario... quondam Michaelis de Muymacho, altera est terra quam colit Petrus Strizulus, via publica etc.”. AMC Def n. 01, 20-11-1364, p. 151. “prope montem qui dicitur 'Quel taront', salvo iure montis”. AMC Def n. 01, 3-12-1364, p. 156v. “De licentia data presbitero Leonardo eundo Avinonem”. AMC Def n. 04, 31-10-1369, p. 152. “Finis capituli et presbiteri Iohannis de Muymacho de offitio dapiferi” . AMC Def 04, 26-2-1370, p. 71. “pustote site in centa Sancte Marie de Muimacho... et est quoddam bayarçum dicti capituli” . AMC Def n. 04, 30-4- 1370, p. 185. “in centa de Firman apud primum ortum cente... iure censis”.

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  • perché celebri messe “pro anima sua”. Le sue due figlie Caterina e Domenica devono essere dotate con 16 marche ciascuna. La moglie Maddalena deve essere “*padrona e a servizio nella casa e sui suoi beni” finché vivrà “*onestamente e continuerà a vivere come vedova”. Erede universale dei suoi beni Ponteni suo figlio che se muore in età pupillare gli subentrano le figlie o una di esse quella che sopravvive ecc. A quei tempi il patrimonio-dote faceva il matrimonio. Sui sentimenti, per nulla assenti, s'imponeva la realtà di fatto. Il matrimonio rispondeva all'imperativo naturale della riproduzione per cui doveva abbarbicarsi al patrimonio. I cosiddetti matrimoni clandes