Chiese Roma

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    11-Aug-2015
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Chieseroma

II. RIONE TREVI

S. MARCELLO

La chiesa di s. Marcello uno degli antichi titoli della citt. La fronte della chiesa s' alzava nel lato opposto dell' attuale ed innanzi la medesima si apriva una piazza di cui si parla dal Fiortifiocca nella vita di Cola di Rienzo. Nel 1519, minacciando rovina, fu riedificata dai fondamenti con architettura del Sansovino. Sulla porta dell' antica chiesa, innanzi alla piazza ricordata, appiccata la sentenza contro Lodovico il Bavaro da Giovanni XXII, e ci fece il figlio di messer Stefano della Colonna, che, montato a cavallo, si pose in salvo a Palestrina, p255non essendo stato raggiunto dai soldati del Bavaro. A questa chiesa si rannoda la tradizione riferita dal Libro pontificale, il quale narra che ivi era la casa di Lucina, dove poi, convertita in stalla fu posto il papa Marcello. Gregorio IV (a. 827-844) arricch di doni questo titolo, come abbiamo nel libro suddetto: item in ecclesia beati Marcelli confessoris atque pontificis fecit vestem de fundato. Anche Stefano V offr ricchi doni al titolo predetto cio: canistrum argenteum unum pensantem libras tres, crucem de auro unam vela linea sex et viginti, cortinam lineam unam simulque et historiarum librum unum, omelias s. Gregorii numero viginti. Minacciando rovina fu riedificata dal papa Adriano I, titulum s. Marcelli via Lata situm a novo restauravit. Fino all' anno 1369 fu governata da un collegio di canonici, mancando i quali, fu affidata all' ordine dei Servi di Maria, che in Roma non avevano convento. Sul principio del secolo XV vi erano le cappelle di s. Caterina, dei Branca; di s. Giovanni, del notaio Nuccio; di s. Sebastiano, dei Marcellini. Nel 1666, come chiesa matrice, avea soggette le seguenti parrocchiali; s. Maria in Via, s. Maria in Aquiro, s. Niccol in Arcione, s. Andrea delle Fratte, s. Susanna, ss. Vincenzo ed Anastasio; i suo parrocchiani erano in tutto 880 ed 0 una entrata annua di 2543 scudi. L' annesso convento fu edificato nel 1660, demolendosi la vecchia fabbrica. Nei restauri fatti negli

anni trascorsi in s. Marcello si rinvenne sotto l' altare maggiore una lamina di piombo coll' epigrafe seguente: CORPUS BE ATI MARCELLI PP ET M LARGI ET SMA RALDI (sic) M ET ALI ORUM

un' epigrafe posteriore al secolo X, ma non al secolo XII. La ragione di tal riunione evidente, poich nella leggenda di cotesto papa si dice che egli stesso trasfer con Lucina matrona le reliquie di quei martiri dalla via slaria all' Ostiense. Fra i nomi dei sepolti in quella vetusta parrocchia da ricordar Domenico degli Astalli dell' ordine dei Srvi, vicario di re Ladislao, morto nel 1414. V' ebbero sepoltura anche i Muti, i Normanni, gli Iacovacci, i Frangipane ed i Depersona.

III. RIONE COLONNA

S. LORENZO IN LUCINA

Le origini di quest' antichissima basilica ci sono ignote; forse si collegano ad alcune delle celebri matrone cristiane del secolo III e IV che ebbero il nome di Lucina e che ivi possedettero una casa ove si adunavano i fedeli. Nel secolo VI era gi chiesa stazionale; ed anche oggi fra i titoli il primo dell' ordine dei Preti. Circa il 685 Benedetto II la restaur, pi tardi nuovi lavori vi fecero Adriano I nel 780 e finalmente Celestino III che la consacr di nuovo ai 26 maggio dell' anno 1196. In quella circostanza furono poste nell' altare maggiore molte reliquie insigni, delle quali resta un ricordo in questa lapide:

ANNO DOMINICE INCARNATIONIS MILLEISMO C XCVI PONTIFICATVS DNI CELESTINI TERTII PAPE ANNO EIVS VI INDICTIONE XIIII MENSE MADII DIE XXVI DEDICATA FVIT HEC ECLESIA PER MANVS EIVSDEM CELESTINI CVM QVO INTERFVERVNT ARCHIEPISCOPI EBORACENSIS ACCERVNTINVS SIPONTINVS EPISCOPI AL ALBANENSIS OCTAVIANVS HOSTIENSIS PETRVS PORTVENSIS IOHANNIS BITERBIENSIS NICOLAVS SINFORONIENSIS PAVLVS ORTANVS SABARISCIVS BATONIENSIS CAPVAQVENSIS A REATINVS B NARNIENSIS IACOBVS AMELIENSIS ET TOTA CVRIA CARDINALIVM PRESIDENTE HVIC ECLESIE CINTHIO CARDINALI FACTA EST AVTEM HEC DEDICATIO AD HONOREM DEI ET BEATI LAVRENTII MARTIRIS CVM DEVOTIONE TOTIVS POPVLI ROMANI ET ADIACENTIVM POPVLORVM CVM TANTA SOLLEPNITATE ET GLORIA QVANTA HACTENVS NEC RECO GNITA NEC VISA FVIT HEE SVNT RELIQVIE QVE SVNT RECONDITE IN ALTARI MAIORI II AMPVLLE CVM ADIPE ET SANGVINE BEATI LAVRENTII ET VAS PLENVM DE CREMATA CARNE BEATI LAVRENTII GAVSAPAE QVO ANGELVS TERSIT CORPVS EIVS CRATICVLA SVPER QVA ASSATVS FVIT ET CORPORA BEATORVM MARTYRVM ALEXANDRI PAPE EVENTII THEODOLI SEVERINE PONTIANI EVSEBI VINCENTII ET PEREGRINI GORDIANI ET FELICVLE VIRGINIS ET MARTIRIS SIMPRONII ET VESTIS S SI STI ET IIII DENTES APOSTOLORVM PHILIPPI ET IACOBI DE LIGNO CRVCIS XPRISTI DE PETRA SEPVLCRI ET RELIQVIE SANCTORVM CESARII MARTINI PAPE ADRIANI IVLIANI MARTYRVM MARCELLINI ET PETRI MARCI ET MARCELLIANI ROMANI EPIFANII MARTINI NEMESII OLIMPII THEODOLI LVCILLE QVEST SVPERIE AGRIPPINE ABDON ET SENNES ET OCTO BRACHIA SANCTORVM YPOLITI IVSTINI PRESBITERI QVIRINI PRESBITERI FELICIS ET AVDACTI SIMPHOROSE IVSTINI ET EVGENII MARTIRVM p292 Conserva ancora nella fronte il suo tipo basilicale, essendo preceduta da

un portico sostenuto da colonne; l' interno per non ritiene pi nulla d' antico, perch nel principio del secolo XVII fu di nuovo tutta rinnovata. In quel portico si legge la seguente interessante epigrafe del medio evo, cio un' iscrizione dell' antipapa Anacleto II del 1130. ANNO DNI M C XXX ANNO VERO DOPMNI ANACLETI SECVNDI PAPE PRIMO INDICTIONE VIII MENSE MADIO DIE XX QVINTA DEDICATA EST HC ECLESIA BEATI LAVRENTII ET IN MAIORI ALTARI PER MANVS EIVSDEM PONTIFICIS RECONDI TA SVNT CORPORA SANCTORVM MARTYRVM ALEXANDRI PAPE EVENTII THEODOLI ET SEVERINE ET VESTIS

SANCTI XISTI MARTIRIS ATQ PONTIFICIS ET DVE AMPVLLE VI TREE CVM SANGVI NE ET ADIPE BEA TISSIMI ATQVE GLORIOSISSIMI MARTIRIS LAV RENTII FVRCVLA CRATI CVLE FERRVM CVM COMPEDE IVNCTA GAVSAPE PINGVE DO SVNT HOC IN DOMATE CVNCTA

Al nostro titolo stato da alcuni erroneamente applicato il passo del libro pontificale in Sisto III, fecit quoque basilicam alteram beato Laurentio, il quale si riferisce alla basilica maggiore dell' agro Verano; e in tale errore caduto anche il Gregorovius. La sua antichit risulta anche dall' essere notata fra le chiese presbiteriali col nome di Titulus Lucinae fino dal secolo V, come abbiamo nel concilio di Simmaco. Nel luglio del 1872 furono scoperti presso la chiesa alcuni speci del secolo ottavo in occasione di lavori fatti sotto il palazzo Fiano. Quei sepolcri spettavano certamente ai portici ed alle esedre della contigua basilica. Uno degli epitaffi del p293tempo di Adriano I e del 783; appartiene ad un diacono di nome Paolo che sottoscrisse al sinodo romano di quell' anno. Si rinvenne pure in quegli scavi un frammento di epigrafe damasiana, il cui testo non fra quelli trascritti negli antichi codici da coloro che li videro prima della loro devastazione. Nella chiesa si venera il ferreo letto sul quale fu disteso il santo levita, e dove sopport invittamente l' orribile martirio: le dimensioni di quello strumento sembrano in vero poco proporzionate alla lunghezza d' un corpo umano; ma checch sia di ci, fu creduto che per questa ragione fosse la chiesa appellata s. Lorenzo della Craticola; il che, come ottimamente dimostra iil Martinelli, falso: v' era una chiesa in Roma dedicata a s. Lorenzo e detta della Craticola, dove forse si conserv sino alla sua distruzione quel sacro cimelio che veneriamo oggi nel titolo di Lucina. Sull' altare maggiore v' ha il celebre Crocifisso di Guido Reni. Quivi ai tempi nostri si raccoglieva la congregazione detta della Buona Fama, posta sotto la protezione di s. Giovanni Nepomuceno, la quale fu eretta in Roma ai 13 maggio 1737 e fu riprstinata nel maggio del 1883. Paolo V affid la chiesa ai chierici regolari minori i quali la restaurarono nel 1650. ad una sola nave con quattro cappelle per lato. Fra i monumenti di uomini illustri civi si conservano, da ricordare quello di Niccol Poussin eretto dal visconte di Chateaubriand.

S. ILDEFONSO E S. TOMMASO DI VILLANOVA Questa chiesolina situata quasi dirimpetto a quella di s. Francesca romana. L' ospizio annesso fu edificato nel 1619 dai padri eremitani scalzi di Spagna e delle Indie dell' ordine di s. Agostino. Da principio era un piccolo oratorio eretto nel 1657, che fu riedificato poi pi ampio dalle fondamenta con architettura del domenicano fr Giuseppe Palla. La ragione della fabbrica di detta chiesa ed ospizio fu che i sud padri di Spagna non aveano casa in Roma n monastero n procuratore. L' altar maggiore dedicato alla ss. Vergine di Capracavana il cui originale nel Per, la copia che esiste in questa chiesa fu dipinta da Placido Siculo: alla collocazione di quell' imagine, celebrata con molta festa, concorse anche Giulo Rospigliosi, poi divenuto Clemente IX. La prima pietra fu messa il 20 settembre del 1667 da mons. Emilio Alfieri. L' altare al lato del Vangelo dedicato ai santi titolari della chiesa: Tommaso ed Ildefonso. L' altare di fronte sacro ai ss. Agostino e Monica. Il secondo altare, dal lato dell' Evangelio, e consecrato alla Madonna di Guadalupe del Messico, della quale scrive il Bombelli, che questa fu la prima copia collocata in Roma, e che fu dipinta da Giovanni Correa di Murcia; l' altare opposto dedicato alla nascita di N. S. La chiesa ricca di stucchi. Nel 1653 in questo luogo fu eretta una congregazione di sudditi spagnuoli sotto il titolo e la protezione di Maria Vergine e di s. Filippo Neri, intitolata La Scuola di Ges Cristo. Innocenzo XI l' approv, ma per l' inconstanza degli uomini cess di esistere. Nel 1809 i religiosi furono espulsi; ma vennero restituiti per istanza dell' ambasciatore spagnuolo D. Antonio Vargas, con decreto di Pio VII 2 luglio 1814. Vi dimorarono molti illustri religiosi per scienza e santit; fra questi ricorderemo p. fr. Juan de s. J