Carlo Goldoni La riforma del teatro raccontata da...

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  • 1G. Langella, P. Frare, P. Gresti, U. Mottaletteratura it Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori Tutti i diritti riservati Pearson Italia S.p.A.

    VOLUME 2Il Settecento

    I classici Carlo Goldoni Memorie italiane, La riforma del teatro raccontata da Goldoni

    Bisogna confessare, che gli uomini tutti sortiscon1 sin dalla nascita un certo particolar loro genio2, che li spigne pi ad uno che ad un altro genere di professione, e di studio, al qual chi si appiglia, suole riuscirvi con mirabile facilit. Io certamente mi ho sentito rapire come per una interna insuperabile forza agli studi teatrali sin dalla pi tenera mia giovanezza. Cadendomi fra le mani commedie, o drammi io vi trovava le mie delizie; e mi sovviene, che sul solo esemplare di quelle di Cicognin3 in et di ottantanni in circa una commedia, qual essa si fosse, composi prima daverne veduto rappresentar alcuna in sulle scene [].Crebbe in me vieppi4 questo genio cominciando a frequentar i teatri; n mai mi abban-don egli ne vari miei giri per diverse citt dellItalia, dove m convenuto successivamente passare, o a motivo di studio, o di seguir mio padre secondo le differenti direzioni della medica sua professione. []Finalmente ritornato in Venezia mia patria, fui obbligato a darmi allesercizio del foro5, per provvedere, mancato di vita mio padre, alla mia sussistenza6, dopo dessere stato gi in Padova onorato della laurea dottorale, e di aver qualche tempo servito nelle assessorie di alcuni riguardevoli reggimenti di questa Serenissima repubblica in terraferma7. Ma chiama-vami al teatro il mio genio, e con ripugnanza penosa adempiva ai doveri dognaltro, comec-ch8 onorevolissimo uffi zio. [] Dimodocch [] rapito dalla violenta mia inclinazione mi tolsi alla patria9, risoluto di abbandonarmi affatto10 a quella interna forza, che mi voleva tutto alla drammatica poesia.Scorse11 molte italiane citt, intento ad apprendere i vari usi, e costumi, che pur diversi fi oriscono ne vari domini di questa vasta deliziosa parte dEuropa, fermato12 fi nalmente in Milano, col principiai a compor di proposito13 per servigio degli italiani teatri.Tutto ci ho voluto riferir ingenuamente14 colla sola mira di far rilevare il vero e solo stimo-lo, chebbi per darmi intieramente a questo genere di studio. Altro egli non fu certamente se non se15 la invincibil forza del genio mio pel teatro, alla quale non ho potuto far fronte.

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    Nel 1750 leditore Bettinelli inizi la prima edizione a stampa delle opere di Goldoni (Le commedie del dottore Carlo Goldoni avvocato veneto), pi volte ristampata. Essa era preceduta da una Prefazione in cui Goldoni raccontava la storia della propria vita e del proprio teatro, man-tenendo strettamente unite la vicenda biografica e

    quella artistica. Questa Prefazione (insieme alle prefazioni ai diciassette volumi delle opere goldonia-ne pubblicate nelle edizioni Pasquali tra il 1761 e il 1768) entr a far parte delle Memorie italiane. Della Prefazione alledizione Bettinelli riportiamo i passi pi significativi riguardanti la concezione goldoniana del teatro.

    Carlo GoldoniLa riforma del teatro raccontata da Goldoni

    Opera: Memorie italiane (Prefazione alledizione Bettinelli delle Opere)

    Punti chiave: Il percorso della riforma La vocazione per il teatro Il ruolo centrale della Natura

    1. sortiscon: ricevono in sorte.2. genio: parola che ricorre con frequen-za nel brano, a indicare lorigine interiore e la forza della vocazione goldoniana.3. Cicognini: si tratta del drammatur-go fi orentino Giacinto Andrea Cicognini (1606-1650).4. vieppi: sempre pi.

    5. esercizio del foro: avvocatura, profes-sione forense.6. sussistenza: mantenimento.7. e di aver... terraferma: Goldoni si ri-ferisce ad alcuni incarichi pubblici che stava svolgendo in quel periodo per la Repubblica di Venezia nelle citt di Chioggia e di Feltre.

    8. comecch: anche se.9. mi tolsi alla patria: lasciai Venezia.10. affatto: del tutto, completamente.11. Scorse: visitai, passai per.12. fermato: stabilitomi.13. di proposito: di professione.14. ingenuamente: sinceramente.15. se non se: se non.

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    I classici Carlo Goldoni Memorie italiane, La riforma del teatro raccontata da Goldoni

    Non perci maraviglia se in tutti i miei viaggi, le mie dimore, in tutti gli accidenti della mia vita, in tutte le mie osservazioni, e fi n ne miei passatempi medesimi tenendo sempre rivolto lanimo, e fi sso a questa sorta di applicazione16, mabbia fatta unabbondante provi-gion17 di materia atta a lavorarsi per il teatro, la quale riconoscer debbo come una inesausta miniera di argomenti per le teatrali mie composizioni; ed ecco come insensibilmente18 mi sono andato impegnando nella presente mia professione di scrittor di commedie. []Ora fu in me questo genio medesimo, che rendendomi osservator attentissimo delle com-medie, che sui vari teatri dItalia gi diciotto ventanni in qua rappresentavansi19, me ne fece conoscere, e compiangere il gusto corrotto, comprendendo nel tempo stesso, che non poco utile ne saria potuto ridondar20 al pubblico, e non iscarsa lode a chi vi riuscisse, se qualche talento animato dallo spirito comico tentasse di rialzare labbattuto teatro italiano. Questa lusinga21 di gloria fi n di determinarmi22 allimpresa.Era infatti corrotto a segno da pi di un secolo nella nostra Italia il comico teatro, che si era reso abominevole oggetto di disprezzo alle oltramontane nazioni23. Non correvano su le pubbliche scene se non se sconce arlecchinate, laidi24 e scandalosi amoreggiamenti, e mot-teggi25, favole26 mal inventate, e peggio condotte, senza costume, senzordine, le quali anzi-ch correggere il vizio, come pur il primario, antico e pi nobile oggetto della commedia, lo fomentavano27, e riscuotendo le risa dalla ignorante plebe, dalla giovent scapestrata, e dalle genti pi scostumate, noia28 poi facevano ed ira alle persone dotte e dabbene, le quali se frequentavan talvolta un cos cattivo teatro e vi erano strascinate dallozio, molto ben si guardavano dal condurvi la famigliola innocente, affi nch il cuore non ne fosse guastato [].Io frattanto ne piangea fra me stesso; ma non avea ancora acquistati lumi29 suffi cienti per tentarne il rissorgimento30. Aveva per verit di quando in quando osservato, che nelle stesse cattive commedie, vera qualcosa checcitava31 lapplauso comune32, e lapprovazione de migliori, e mi accorsi che ci per lo pi accadeva alloccasione di alcuni gravi ragionamenti, ed istruttivi, dalcun dilicato scherzo, dun accidente ben annicchiato33, duna qualche viva pennellata dalcun osservabil34 carattere, o duna dilicata critica di qualche moderno cor-reggibil costume; ma pi di tutto mi accertai, che sopra del maraviglioso, la vince nel cuor delluomo, il semplice, il naturale35.Al barlume di queste scoperte mi diedi immediate36 a comporre alcune commedie. Ma pri-ma di poter farne delle passabili o delle buone anchio ne ho fatte delle cattive. Quando si studia sul libro della Natura, e del Mondo, e su quello della sperienza non si pu per verit divenire maestro tutto dun colpo37; ma egli ben certo, che non vi si diviene giammai se non si studiano codesti libri. Ne composi alcune alla maniera spagnuola, cio a dire, commedie di intreccio, e di viluppo38, ed ebbero qualche insolita buona riuscita atteso un nonsocch di metodico, e di regolato che distingueva dalle ordinarie, e una certaria di na-turalezza, che in esse scoprivasi. Fra le altre mi sovviene averne una data al teatro intitolata Cento e quattro accidenti in una notte39, che per varie sere successivamente replicata, riusc an-

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    16. a questa sorta di applicazione: a questo tipo di interesse.17. mabbia... provigion: mi sia fatto ab-bondante provvista.18. insensibilmente: poco alla volta.19. gi rappresentavansi: si rappre-sentavano gi diciotto, ventanni fa.20. ne saria potuto ridondar: ne sarebbe potuto derivare.21. lusinga: speranza.22. fin di determinarmi: mi incit.23. Era infatti... nazioni: ordina: Nella no-stra Italia il teatro comico era infatti da pi di un secolo corrotto (guasto) a segno (al punto) che si era reso abbominevole (ver-gognoso) oggetto di sprezzo (disprezzo) alle

    nazioni oltramontane (che stanno oltre i monti, cio straniere).24. laidi: turpi, disonesti.25. motteggi: scherzi, battute.26. favole: storie, vicende.27. fomentavano: incitavano, riscaldavano.28. noia: disgusto.29. lumi: cognizioni; ma, ovviamente, la parola deriva dal lessico del secolo illu-minista.30. rissorgimento: la rinascita.31. eccitava: suscitava, faceva nascere.32. comune: di tutti.33. annicchiato: collocato (da nicchia).34. osservabil: degno di nota.35. naturale: parola chiave della riforma

    goldoniana, che sta a indicare la semplici-t, la naturalezza che derivano dallosser-vazione e dalla riproduzione della realt, interpretata alla luce del vero.36. immediate: latino: immediatamente.37. Quando... colpo: Quando si impara dalla realt (Natura), dai variegati com-portamenti delluomo (Mondo) e dalle-sperienza della vita (sperienza) non pos-sibile conoscere tutto allistante.38. di viluppo: con molti fatti e avveni-menti legati tra loro.39. Cento e quattro accidenti in una not-te: si tratta di un canovaccio composto nel 1738 circa, che non ci pervenuto.

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    che dalluniversale compatita40. Non ne restai per intieramente contento. Mi provai a farne una di carattere intitolata il Momolo cortigiano41. Piacque ella estremamente, e fu tante volte replicata con estraordinario concorso42, che fui allora tentato di crederla perfetta commedia []. Ma conobbi dipoi quanto migliori commedie si potessero scrivere. Tuttavia presi da essa coraggio; ed avvedutomi che le commedie di carattere pi sicuramente di tutte le altre colpivano, composi il Momolo sulla Brenta43, e laltro Due volte fallito44, alle quali fu pur fatta una cortesissima accoglienza. Pensai allora, che se tanto eran riuscite commedie, nelle quali era vestito ne suoi convenienti costumi, parole, e sali45 il solo principal personaggio, lasciati in libert gli altri di parlar a soggetto, dacch procedeva46, chelle riuscivano ineguali, e di pericolosa condotta47, pensai, dico, che agevolmente si avrebbe potuto render la commedia migliore, pi sicura, e di ancor pi felice riuscita scrivendo la parte di tutti i personaggi, in-troducendovi vari caratteri, e tutti lavorandoli sul torno48 della natura, e sul gusto del paese, nel quale dovean recitarsi le mie commedie.Nellanno adunque 1742, a norma di questo pensamento diedi alle scene la Donna di gar-bo49, la qual io chiamo mia prima commedia, e che prima dellaltre comparir in questa raccolta, giacch in fatti la prima, chio abbia intieramente scritta. Consegu ella dapper-tutto ove fu rappresentata, e principalmente in Venezia, e in Firenze ottimi giudici del buo-no, un abbondantissimo compatimento, abbench molte di quelle grazie peravventura le manchino50, che a mio parere adornan le altre posteriormente fatte, dopo che abbandonata affatto ognaltra professione, come quella di avvocato civile, e criminale51, che in Pisa allora esercitava, mi son tutto consagrato alla comica poesia [].Non mi vanter io gi dessermi condotto a questo segno52, qualunque ei si sia, di miglior senso53, col mezzo di un assiduo metodico studio sullopere o precettive54, o esemplari in questo genere de migliori antichi e recenti scrittori e poeti o greci, o latini, o francesi, o italiani, o daltre egualmente colte nazioni; ma dir con ingenuit, che sebben non ho tra-scurata la lettura de pi venerabili, e celebri autori, da quali, come da ottimi maestri non ponno55 trarsi, che utilissimi documenti56, ed esempli, contuttoci i due libri su quali ho pi meditato, e di cui non mi pentir mai dessermi servito, furono il Mondo, e l Teatro. Il primo mi mostra tanti, e poi tanti vari caratteri di persone, me li dipinge cos al natura-le, che paion fatti apposta per somministrarmi abbondantissimi argomenti di graziose, ed istruttive commedie; mi rappresenta i segni, la forza, gli effetti di tutte le umane passioni; mi provvede di57 avvenimenti curiosi; minforma de correnti costumi; mistruisce de vizi, e de difetti, che son pi comuni del nostro secolo, e della nostra nazione58, i quali meritan o la disapprovazione, o la derisione de saggi; e nel tempo stesso mi addita in qualche vir-tuosa persona i mezzi coi quali la virt a codeste corruttele59 resiste, ondio da questo libro raccolgo, rivolgendolo60 sempre, e meditandovi, in qualunque circostanza, od azione della vita mi trovi, quanto assolutamente necessario che si sappia da chi vuole con qualche lode

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    40. dalluniversale compatita: approva-ta, gradita dal pubblico.41. Momolo cortigiano: la commedia Momolo cortesan venne composta e rap-presentata nel 1738. Fu poi riscritta per intero da Goldoni e pubblicata nel 1757 col titolo Luomo di mondo.42. estraordinario concorso: straordina-rio affl usso di pubblico.43. Momolo sulla Brenta: recitata nellau-tunno 1739 e nel Carnevale 1740, fu ri-scritta e pubblicata con il titolo Il prodigo.44. Due volte fallito: il titolo defi nitivo del canovaccio originariamente intitolato La bancarotta o sia Il mercante fallito.45. sali: arguzie, battute.46. dacch procedeva: da cui (dal fatto che solo la parte principale fosse scritta

    per intero) derivava.47. di pericolosa condotta: diffi cile da re-citare, perch la diseguaglianza tra parte scritta e parti improvvisate costituiva un pericolo per lunit e quindi per il succes-so della commedia.48. sul torno: sul tornio, cio con il modo di fare.49. La donna di garbo: la stesura di que-sta commedia la prima a essere scrit-ta integralmente fu iniziata nel 1742 e conclusa entro il carnevale del 1743. Rappresentata per la prima volta nellau-tunno del 1744, la commedia fu stampata nel 1750, e poi nel 1753 e 1767, con alcune modifi che.50. abbench molte di quelle grazie per avventura le manchino: ordina cos: ab-

    bench (bench) per avventura (forse) le manchino molte di quelle grazie (pregi).51. avvocato... criminale: avvocato esper-to sia di cause civili sia di cause penali.52. dessermi... segno: di essere arrivato a questo punto.53. di miglior senso: di miglior qualit (rispetto alle commedie che aveva scritto in precedenza).54. precettive: quelle che insegnano i precetti dellarte, cio le opere teoriche sul teatro.55. ponno: possono.56. documenti: insegnamenti.57. mi provvede di: mi fornisce.58. nazione: popolazione.59. corruttele: depravazioni.60. rivolgendolo: sfogliandolo.

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    esercitare questa mia professione. Il secondo poi, il libro cio del Teatro, mentre io lo vo ma-neggiando, mi fa conoscere con quali colori si debban rappresentar sulle scene i caratteri, le passioni, gli avvenimenti, che nel libro del Mondo si leggono; come si debba ombreggiarli per dar loro un maggiore rilievo, e quali sien quelle tinte, che pi li rendon grati agli occhi delicati de spettatori. Imparo insomma dal Teatro a distinguere ci, ch pi atto a far im-pressione sugli animi, a destar la maraviglia, od il riso, o quel tal dilettevol solletico nellu-man cuore, che nasce principalmente dal trovar nella commedia che ascoltasi effi giati61 al naturale, e posti con buon garbo nel loro punto di vista i difetti, e l ridicolo che trovasi in chi tuttogiorno62 si pratica, in modo per che non urti troppo offendendolo.Ho appreso pur dal Teatro, e lo apprendo tuttavia alloccasione delle mie stesse commedie63 il gusto particolare della nostra nazione, per cui precisamente io debbo scrivere, diverso in ben molte cose da quello dellaltre. Ho osservato alle volte riscuoter grandissimi encomi64 alcune cosarelle da me prima avute in niun conto65, altre riportarne pochissima lode, e talvolta eziandio66 qualche critica, dalle quali non ordinario applauso io mi era sperato; dacch ho imparato, volendo render utili le mie commedie a regolar talvolta il mio gusto su quello delluniversale, a cui deggio principalmente servire, senza mettermi in pena67 delle dicerie di alcuni o ignoranti o indiscreti, e diffi cili, i quali pretendono di dar la legge al gusto di tutto un popolo, di tutta una nazione, e forsanche di tutto il mondo, e di tutti i secoli colla lor solo testa, non rifl ettendo, che in certe particolarit non integranti68 i gusti possono impunemente cambiarsi, e convien lasciarne padrone il popolo egualmente che delle mode del vestire, e de linguaggi.Per questo, quando alcuni adoratori dogni antichit esigono indiscretamente69 da me, sullesempio de greci e romani comici, o lunit scrupolosa di luogo70, o che pi di quattro personaggi non parlino in una medesima scena, o somiglianti stiticit71, io loro in cose che cos poco rilevano allessenzial bellezza della commedia, altro non oppongo che lautorit del da tanti secoli approvato uso contrario72. []Ecco quanto ho io appreso da miei due gran libri, Mondo e Teatro. Le mie commedie sono principalmente regolate, o almeno ho creduto di regolarle, coi precetti che in essi due libri ho trovati scritti: libri per altro, che soli certamente furono studiati dagli stessi primi autori di tal genere di poesia, e che daran sempre a chiunque le vere lezioni di questarte. La natura una universale e sicura maestra a chi la osserva. []Non pensi alcuno per chio abbi la temerit73 di creder le mie commedie esenti da ogni difetto. Tanto son io lontano da una tal presunzione, quanto mi vo ogni giorno affatican-do per migliorar in esse il mio gusto. Parmi solamente di esser giunto a segno di non aver da vergognarmi daverle fatte, e di poter arrischiarmi di darle alle stampe con isperanza di qualche compatimento. []Per altro, come io ho sempre, egualmente volentieri, che gli stessi applausi, ascoltate le varie critiche che furon fatte alle mie commedie, mentre si recitavano, poich se quelli74 mi animavano a comporre, queste75 minsegnavano a compor meglio; cos senza irrita-mento76 son apparecchiato77 ad accogliere anche quelle che lor venissero fatte allocca-sione che escon dai torchi78, collo stesso unico oggetto di approfi ttarmi de buoni lumi79,

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    61. effigiati: ritratti.62. tuttogiorno: continuamente.63. lo apprendo... commedie: lo appren-do continuamente (tuttavia) a ogni occa-sione in cui vengono messe in scena le mie stesse commedie.64. encomi: lodi.65. avute in niun conto: ritenute di nes-suna importanza.66. eziandio: anche.67. mettermi in pena: darmi pena, pre-occuparmi.68. particolarit non integranti: parti

    non fondamentali.69. indiscretamente: senza discernimen-to, cio senza aver valutato caso per caso.70. lunit... luogo: lunit di luogo (scru-polosa, cio rigida, stretta) insieme allunit di tempo e allunit di azione era una delle regole aristoteliche che gli autori teatrali erano vincolati a rispettare.71. stiticit: ottusit, pedanterie.72. io contrario: ordina cos: io, in cose che cos poco rilevano (importano) alles-senzial bellezza della commedia, non oppongo loro altro che lautorit delluso

    contrario, approvato da tanti secoli.73. temerit: presunzione, audacia ec-cessiva.74. quelli: gli applausi.75. queste: le varie critiche.76. irritamento: irritazione, risentimento.77. apparecchiato: pronto.78. dai torchi: il torchio la macchina per la stampa tipografi ca. Uscire dai torchi si-gnifi ca dunque essere stampate, apparire a stampa.79. lumi: indicazioni, consigli (ma si noti ancora il ricorso alla metafora della luce).

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    che potessi indi trarne, ora per sempre disobbligandomi80 per altro dal far loro la minima risposta. Le composizioni di niun valore non son nemmeno oggetto di critica. Che se alle mie commedie ne sono state fatte, o se ne faran tuttavia in avvenire, io trarr quindi un sicu-ro argomento, che degne sieno di osservazione, e per fornite di qualche merito. Infatti, se quelli, che due o tre anni fa sofferivano81 sul teatro impropriet, inezie, arlecchinate da mo-ver nausea ai stomachi pi grossolani, son divenuti in presente cos delicati, che ognombra dinverisimile, ogni picciolo neo, ogni frase, o parola men toscana li turba, e scompone82, io posso senza arroganza attribuirmi il merito daver il primo loro ispirata una tal dilicatezza col mezzo di quelle stesse commedie, che alcuni dessi indiscretamente, ingratamente, e forsanche talvolta senza ragione si sono messi o si metteranno a lacerare83.Quanto alla lingua ho creduto di non dover farmi scrupolo dusar molte frasi, e voci lom-barde, giacch ad intelligenza anche della plebe pi bassa, che vi concorre principalmente nelle lombarde citt dovevano rappresentarsi le mie commedie84. Ad alcuni vernacoli85 ve-neziani, ed in quelle di esse che ho scritto apposta per Venezia mia patria, sar in necessit di appor86 qualche notarella, per far sentire le grazie di quel vezzoso dialetto a chi non ne ha tutta la pratica. Il Dottore87 che recitando parla il bolognese, parler qui volgar italiano.Lo stile poi lho voluto qual conviene alla commedia, vale a dir semplice, naturale, non accademico, od elevato. Questa la grandarte del comico poeta di attaccarsi in tutto alla natura, e non iscostarsene giammai. I sentimenti debbon esser veri, naturali, non ricercati, e le espressioni a portata di tutti [].

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    80. disobbligandomi: disimpegnandomi, liberandomi dallimpegno.81. sofferivano: accettavano, sopportavano.82. scompone: agita, disturba.83. lacerare: stracciare, cio criticare fe-rocemente.

    84. giacch ad intelligenza comme-die: ordina cos: giacch le mie comme-die dovevano rappresentarsi ad intelli-genza (per essere capite) anche della plebe pi bassa, che vi concorre (vi ar-riva) principalmente nelle citt lombarde

    (dellItalia settentrionale in genere).85. vernacoli: varianti dialettali.86. appor: mettere, apporre.87. Dottore: la maschera di Balanzone.

    Il percorso della riforma goldoniana Nel 1750 Goldoni in-traprese, presso leditore veneziano Bettinelli, la stampa com-pleta delle proprie commedie. La collaborazione si interruppe per al terzo volume, uscito nel 1752, anche se leditore con-tinu ugualmente la pubblicazione, senza lassenso dellauto-re (il quale stabil un accordo con un altro editore, Paperini di Firenze, che avrebbe pubblicato cinquanta commedie in die-ci volumi). La pubblicazione a stampa delle commedie, se da un lato sanciva la fama ormai ottenuta da Goldoni, dallaltro cristallizzava i testi in una forma defi nitiva, tentando quindi di sottrarli agli arbitri degli attori e dei registi: era un altro modo di affermare uno dei cardini della riforma goldoniana, cio il pri-mato del testo scritto rispetto alle improvvisazioni degli attori.Il primo volume era preceduto da unimportante e lunga pre-fazione, di cui abbiamo riportato le parti essenziali. In essa possiamo individuare almeno tre temi conduttori: 1. la rico-struzione dellitinerario della riforma goldoniana; 2. linsistenza sulla vocazione teatrale; 3. il rilievo dato alla natura.Cominciamo dal primo punto: nel 1750 la riforma goldonia-na del teatro comico ormai ben defi nita nelle sue carat-teristiche essenziali, ben accolta dal pubblico, ma ancora lontana da un successo defi nitivo e incontrastato. Lo stesso Goldoni continua a scrivere testi che, rispetto a essa, costitui-

    scono quantomeno delle deviazioni o addirittura dei passi in-dietro. Ecco dunque che lo scrittore sente lesigenza di offrire al pubblico unimmagine coerente di s e della propria riforma: seleziona perci tra le proprie opere quelle meglio rispondenti a essa e nella prefazione disegna un percorso rettilineo e armonico, che va dal Momolo cortesan del 1738 (in cui scritta per intero una sola parte) alla Donna di garbo (del 1742-43, con tutte le parti scritte per intero), ai successi del 1750, espungendo tutto ci che non congruente con questo itinerario. La realt viene forzata dentro un progetto ideale, come avverr anche nelle Memorie francesi.

    La vocazione per il teatro Il secondo punto messo in evi-denza in questa prefazione strettamente legato alla parola che forse vi ricorre pi frequentemente: genio, nel senso di inclinazione, forza interiore da ascoltare, vocazione. Con limpiego ripetuto di questa parola Goldoni vuole sottolinea-re che egli, diventando poeta teatrale, non ha fatto altro che ascoltare proprio unispirazione interiore, che gli veniva direttamente dalla Natura. Egli quindi si dedicato al teatro non per capriccio o divertimento, non per arricchirsi o perch attratto da un ambiente che aveva una fama un po equivoca, ma per obbedire a questa chiamata interiore.

    ANALISI DEL TESTO La poeticaIN PRIMO PIANO

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    Linsistenza su questo aspetto ha due obiettivi. Da un lato, ser-ve a giustifi care, agli occhi dei moralisti, il fatto che lautore, proveniente da una famiglia non di teatranti, ma della picco-la borghesia, abbia deciso di lavorare per il teatro; dallaltro, spiega come mai egli abbia potuto scrivere delle buone com-medie, pur non avendo esperienza famigliare dellarte comica: ci potuto avvenire perch non ha fatto altro che seguire la propria natura, la propria violenta... inclinazione (la invincibil forza del genio mio pel teatro), la quale gli ha consentito di interpretare tutti gli avvenimenti della propria vita in funzione dellunico obiettivo di vederli rappresentati sulla scena.

    Il richiamo alla Natura La ripetuta affermazione della forza della vocazione si collega con il terzo punto, cio il continuo richiamo alla Natura: Goldoni si rende ben presto conto che

    la vince nel cuor delluomo il semplice, il naturale. Allora, per scrivere buone commedie occorre rifarsi al libro della Natura, e del Mondo, ricavare cio dalla vita gli intrecci, gli avveni-menti, soprattutto i caratteri. Essi vanno poi lavorati, sintende, secondo le regole dellaltro libro, quello del Teatro, che inse-gna a metterli in scena nel modo pi effi cace dal punto di vista tecnico, restituendo loro lobiettivo di correggere il vizio. Dunque, punto di partenza, origine della commedia riforma-ta deve essere il Mondo, perch esso dipinge al naturale. E il Mondo anche punto darrivo, poich il successo (o linsuc-cesso) dellopera sar ancora sancito dal Mondo, dal pubblico a cui essa deve rivolgersi, e da cui infatti lautore dichiara di accettare critiche e suggerimenti.

    Comprensione1. Quali sono i principali argomenti che vengono trattati nel brano presentato?

    Analisi2. Che cosa il genio di cui Goldoni parla continuamente nel testo? In che senso, secondo Goldoni, chi vi si appiglia

    riesce con mirabile facilit?3. Quali sono i due libri di cui Goldoni dichiara di essersi servito? Che cosa ha appreso da ciascuno?4. Nel brano Goldoni a un certo punto afferma che avrebbe lavorato i caratteri dei vari personaggi sul torno della

    natura, e sul gusto del paese. Che cosa intende?5. Prova a spiegare che cosa potrebbe essere quel tal dilettevol solletico nelluman cuore che Goldoni si ripromette

    di destare con le sue commedie.

    Approfondimenti6. Anche a proposito di lingua e stile Goldoni afferma che la grandarte del comico poeta di attaccarsi in tutto alla

    natura e non iscostarsene giammai. Quali scelte quindi ne ha derivato? (massimo 10 righe)7. Parti dalla seguente affermazione per illustrare (in 20 righe al massimo) il senso della riforma goldoniana del

    teatro: sopra del maraviglioso, la vince nel cuor delluomo, il semplice, il naturale.

    Per tornare al testo SPAZIOCOMPETENZE

    Goldo_rif_teatro.indd 6Goldo_rif_teatro.indd 6 17/05/13 13.4317/05/13 13.43

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