Carlo F. Traverso (ePub) - Liber Liber · 1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 10 gennaio 1998 INDICE DI...

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    QUESTO E-BOOK:

    TITOLO: Discorsi sopra la prima Deca di Tito LivioAUTORE: Machiavelli, NiccolòTRADUTTORE: CURATORE: Martelli, MarioNOTE:CODICE ISBN E-BOOK: 9788828101116

    DIRITTI D'AUTORE: no

    LICENZA: questo testo è distribuito con la licenzaspecificata al seguente indirizzo Internet:http://www.liberliber.it/online/opere/libri/licenze/

    COPERTINA: [elaborazione da] "Ritratto di NiccolòMachiavelli" di Santi di Tito (1536-1603). - PalazzoVecchio, Firenze. - http://upload.wikimedia.org/wi-kipedia/commons/e/e2/Portrait_of_Niccol%C3%B2_Ma-chiavelli_by_Santi_di_Tito.jpg. - Pubblico Dominio.

    TRATTO DA: Tutte le opere / Niccolò Machiavelli ; acura di Mario Martelli. - Firenze : Sansoni, ©1971.- LXIV, 1282 p. ; 22 cm.. - (Le voci del mondo). -[BNI] 722453.

    CODICE ISBN FONTE: n. d.

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    TRATTO DA: Tutte le opere / Niccolò Machiavelli ; acura di Mario Martelli. - Firenze : Sansoni, ©1971.- LXIV, 1282 p. ; 22 cm.. - (Le voci del mondo). -[BNI] 722453.

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  • 1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 10 gennaio 1998

    INDICE DI AFFIDABILITÀ: 10: affidabilità bassa1: affidabilità standard2: affidabilità buona3: affidabilità ottima

    SOGGETTO:POL010000 SCIENZE POLITICHE / Storia e Teoria

    DIGITALIZZAZIONE:Claudio Paganelli, [email protected]

    REVISIONE:Claudio Paganelli, [email protected] Santamaria

    IMPAGINAZIONE:Claudio Paganelli, [email protected] F. Traverso (ePub)Ugo Santamaria (revisione ePub)

    PUBBLICAZIONE:Claudio Paganelli, [email protected] Santamaria

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  • Indice generale

    Liber Liber............................................................................. 4Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio......................... 18LIBRO PRIMO.................................................................... 201 Quali siano stati universalmente i principii di qualunquecittà, e quale fusse quello di Roma...................................... 23

    2 Di quante spezie sono le republiche, e di quale fu la republi-ca romana................................................................................293 Quali accidenti facessono creare in Roma i Tribuni della Ple-be, il che fecela republica più perfetta....................................374 Che la disunione della Plebe e del Senato romano fece liberae potente quella republica.......................................................395 Dove più sicuramente si ponga la guardia della libertà, o nelPopolo o ne' Grandi; e quali hanno maggiore cagione di tumul-tuare, o chi vuole acquistare o chi vuole mantenere...............426 Se in Roma si poteva ordinare uno stato che togliesse via leinimicizie intra il Popolo ed il Senato.....................................467 Quanto siano in una republica necessarie le accuse a mante-nerla in libertade......................................................................538 Quanto le accuse sono utili alle republiche, tanto sono perni-ziose le calunnie......................................................................589 Come egli è necessario essere solo a volere ordinare una re-pubblica di nuovo, o al tutto fuor degli antichi suoi ordini ri-formarla...................................................................................6210 Quanto sono laudabili i fondatori d'una republica o d'unoregno, tanto quelli d'una tirannide sono vituperabili...............6611 Della religione de' Romani.................................................7112 Di quanta importanza sia tenere conto della religione, ecome la Italia, per esserne mancata mediante la Chiesa roma-

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    Indice generale

    Liber Liber............................................................................. 4Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio......................... 18LIBRO PRIMO.................................................................... 201 Quali siano stati universalmente i principii di qualunquecittà, e quale fusse quello di Roma...................................... 23

    2 Di quante spezie sono le republiche, e di quale fu la republi-ca romana................................................................................293 Quali accidenti facessono creare in Roma i Tribuni della Ple-be, il che fecela republica più perfetta....................................374 Che la disunione della Plebe e del Senato romano fece liberae potente quella republica.......................................................395 Dove più sicuramente si ponga la guardia della libertà, o nelPopolo o ne' Grandi; e quali hanno maggiore cagione di tumul-tuare, o chi vuole acquistare o chi vuole mantenere...............426 Se in Roma si poteva ordinare uno stato che togliesse via leinimicizie intra il Popolo ed il Senato.....................................467 Quanto siano in una republica necessarie le accuse a mante-nerla in libertade......................................................................538 Quanto le accuse sono utili alle republiche, tanto sono perni-ziose le calunnie......................................................................589 Come egli è necessario essere solo a volere ordinare una re-pubblica di nuovo, o al tutto fuor degli antichi suoi ordini ri-formarla...................................................................................6210 Quanto sono laudabili i fondatori d'una republica o d'unoregno, tanto quelli d'una tirannide sono vituperabili...............6611 Della religione de' Romani.................................................7112 Di quanta importanza sia tenere conto della religione, ecome la Italia, per esserne mancata mediante la Chiesa roma-

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  • na, è rovinata...........................................................................7613 Come i Romani si servivono della religione per riordinarela città e seguire le loro imprese e fermare i tumulti...............8014 I Romani interpetravano gli auspizi secondo la necessità, econ la prudenza mostravano di osservare la religione, quandoforzati non la osservavano; e se alcuno temerariamente la di-spregiava, punivano................................................................8315 I Sanniti, per estremo rimedio alle cose loro afflitte, ricorse-ro alla religione.......................................................................8616 Uno popolo, uso a vivere sotto uno principe, se per qualcheaccidente diventa libero, con difficultà mantiene la libertà.. . .8817 Uno popolo corrotto, venuto in libertà, si può con difficultàgrandissima mantenere libero.................................................9318 In che modo nelle città corrotte si potesse mantenere unostato libero, essendovi; o, non vi essendo, ordinarvelo...........9719 Dopo uno eccellente principe si può mantenere uno princi-pe debole; ma, dopo uno debole, non si può con un altro debo-le mantenere alcuno regno....................................................10220 Dua continove successioni di principi virtuosi fanno grandieffetti; e come le republiche bene ordinate hanno di necessitàvirtuose successioni, e però gli acquisti ed augumenti lorosono grandi............................................................................10521 Quanto biasimo meriti quel principe e quella republica chemanca d'armi proprie.............................................................10622 Quello che sia da notare nel caso de' tre Orazii romani e treCuriazii albani.......................................................................10823 Che non si debbe mettere a pericolo tutta la fortuna e nontutte le forze; e, per questo, spesso il guardare i passi è danno-so...........................................................................................11024 Le republiche bene ordinate costituiscono premii e pene a'loro cittadini, né compensono mai l'uno con l'altro..............11325 Chi vuole riformare uno stato anticato in una città libera, ri-tenga almeno l'ombra de' modi antichi..................................115

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    na, è rovinata...........................................................................7613 Come i Romani si servivono della religione per riordinarela città e seguire le loro imprese e fermare i tumulti...............8014 I Romani interpetravano gli auspizi secondo la necessità, econ la prudenza mostravano di osservare la religione, quandoforzati non la osservavano; e se alcuno temerariamente la di-spregiava, punivano................................................................8315 I Sanniti, per estremo rimedio alle cose loro afflitte, ricorse-ro alla religione.......................................................................8616 Uno popolo, uso a vivere sotto uno principe, se per qualcheaccidente diventa libero, con difficultà mantiene la libertà.. . .8817 Uno popolo corrotto, venuto in libertà, si può con difficultàgrandissima mantenere libero.................................................9318 In che modo nelle città corrotte si potesse mantenere unostato libero, essendovi; o, non vi essendo, ordinarvelo...........9719 Dopo uno eccellente principe si può mantenere uno princi-pe debole; ma, dopo uno debole, non si può con un altro debo-le mantenere alcuno regno....................................................10220 Dua continove successioni di principi virtuosi fanno grandieffetti; e come le republiche bene ordinate hanno di necessitàvirtuose successioni, e però gli acquisti ed augumenti lorosono grandi............................................................................10521 Quanto biasimo meriti quel principe e quella republica chemanca d'armi proprie.............................................................10622 Quello che sia da notare nel caso de' tre Orazii romani e treCuriazii albani.......................................................................10823 Che non si debbe mettere a pericolo tutta la fortuna e nontutte le forze; e, per questo, spesso il guardare i passi è danno-so...........................................................................................11024 Le republiche bene ordinate costituiscono premii e pene a'loro cittadini, né compensono mai l'uno con l'altro..............11325 Chi vuole riformare uno stato anticato in una città libera, ri-tenga almeno l'ombra de' modi antichi..................................115

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  • 26 Uno principe nuovo, in una città o provincia presa da lui,debbe fare ogni cosa nuova...................................................11727 Sanno rarissime volte gli uomini essere al tutto cattivi o altutto buoni.............................................................................11928 Per quale cagione i Romani furono meno ingrati contro agliloro cittadini che gli Ateniesi................................................12129 Quale sia più ingrato, o uno popolo o uno principe.........12330 Quali modi debbe usare uno principe o una republica perfuggire questo vizio della ingratitudine; e quali quel capitano oquel cittadino per non essere oppresso da quella..................12831 Che i capitani romani per errore commesso non furano maiistraordinariamente puniti; né furano mai ancora puniti quandoper la ignoranza loro o tristi partiti presi da loro ne fusse segui-ti danni alla republica............................................................13132 Una republica o uno principe non debbe differire a benefi-care gli uomini nelle sue necessitadi.....................................13433 Quando uno inconveniente è cresciuto o in uno stato o con-tro a uno stato, è più salutifero partito temporeggiarlo che ur-tarlo.......................................................................................13634 L'autorità dittatoria fece bene, e non danno, alla Republicaromana: e come le autorità che i cittadini si tolgono, non quelleche sono loro dai suffragi liberi date, sono alla vita civile per-niziose...................................................................................14035 La cagione perché la creazione in Roma del Decemvirato funociva alla libertà di quella republica, non ostante che fussecreato per suffragi publici e liberi.........................................14436 Non debbano i cittadini, che hanno avuti i maggiori onori,sdegnarsi de' minori..............................................................14637 Quali scandoli partorì in Roma la legge agraria: e come fareuna legge in una republica, che riguardi assai indietro, e siacontro a una consuetudine antica della città, è scandolosissimo................................................................................................14838 Le republiche deboli sono male risolute e non si sanno dili-

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    26 Uno principe nuovo, in una città o provincia presa da lui,debbe fare ogni cosa nuova...................................................11727 Sanno rarissime volte gli uomini essere al tutto cattivi o altutto buoni.............................................................................11928 Per quale cagione i Romani furono meno ingrati contro agliloro cittadini che gli Ateniesi................................................12129 Quale sia più ingrato, o uno popolo o uno principe.........12330 Quali modi debbe usare uno principe o una republica perfuggire questo vizio della ingratitudine; e quali quel capitano oquel cittadino per non essere oppresso da quella..................12831 Che i capitani romani per errore commesso non furano maiistraordinariamente puniti; né furano mai ancora puniti quandoper la ignoranza loro o tristi partiti presi da loro ne fusse segui-ti danni alla republica............................................................13132 Una republica o uno principe non debbe differire a benefi-care gli uomini nelle sue necessitadi.....................................13433 Quando uno inconveniente è cresciuto o in uno stato o con-tro a uno stato, è più salutifero partito temporeggiarlo che ur-tarlo.......................................................................................13634 L'autorità dittatoria fece bene, e non danno, alla Republicaromana: e come le autorità che i cittadini si tolgono, non quelleche sono loro dai suffragi liberi date, sono alla vita civile per-niziose...................................................................................14035 La cagione perché la creazione in Roma del Decemvirato funociva alla libertà di quella republica, non ostante che fussecreato per suffragi publici e liberi.........................................14436 Non debbano i cittadini, che hanno avuti i maggiori onori,sdegnarsi de' minori..............................................................14637 Quali scandoli partorì in Roma la legge agraria: e come fareuna legge in una republica, che riguardi assai indietro, e siacontro a una consuetudine antica della città, è scandolosissimo................................................................................................14838 Le republiche deboli sono male risolute e non si sanno dili-

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  • berare; e se le pigliano mai alcun partito, nasce più da necessi-tà che da elezione..................................................................15339 In diversi popoli si veggano spesso i medesimi accidenti................................................................................................15740 La creazione del Decemvirato in Roma, e quello che in essaè da notare: dove si considera, intra molte altre cose, come sipuò o salvare, per simile accidente, o oppressare una republica................................................................................................16041 Saltare dalla umiltà alla superbia, dalla piatà alla crudeltà,sanza i debiti mezzi, è cosa imprudente e inutile..................16842 Quanto gli uomini facilmente si possono corrompere.....16943 Quegli che combattono per la gloria propria, sono buoni efedeli soldati..........................................................................17044 Una moltitudine sanza capo è inutile: e come e' non si deb-be minacciare prima ,e poi chiedere l'autorità.......................17245 È cosa di malo esemplo non osservare una legge fatta, emassime dallo autore d'essa; e rinfrescare ogni dì nuove ingiu-rie in una città, è, a chi la governa, dannosissimo.................17446 Li uomini salgono da una ambizione a un'altra; e prima sicerca non essere offeso, dipoi si offende altrui.....................17747 Gli uomini, come che s'ingannino ne' generali, ne' particula-ri non s'ingannono.................................................................18048 Chi vuole che uno magistrato non sia dato a uno vile o auno cattivo, lo facci domandare o a uno troppo vile e troppocattivo o a uno troppo nobile e troppo buono.......................18549 Se quelle cittadi che hanno avuto il principio libero, comeRoma, hanno difficultà a trovare legge che le mantenghino:quelle che lo hanno immediate servo, ne hanno quasi una im-possibilità..............................................................................18650 Non debba uno consiglio o uno magistrato potere fermarele azioni delle città................................................................19051 Una republica o uno principe debbe mostrare di fare per li-beralità quello a che la necessità lo constringe.....................192

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    berare; e se le pigliano mai alcun partito, nasce più da necessi-tà che da elezione..................................................................15339 In diversi popoli si veggano spesso i medesimi accidenti................................................................................................15740 La creazione del Decemvirato in Roma, e quello che in essaè da notare: dove si considera, intra molte altre cose, come sipuò o salvare, per simile accidente, o oppressare una republica................................................................................................16041 Saltare dalla umiltà alla superbia, dalla piatà alla crudeltà,sanza i debiti mezzi, è cosa imprudente e inutile..................16842 Quanto gli uomini facilmente si possono corrompere.....16943 Quegli che combattono per la gloria propria, sono buoni efedeli soldati..........................................................................17044 Una moltitudine sanza capo è inutile: e come e' non si deb-be minacciare prima ,e poi chiedere l'autorità.......................17245 È cosa di malo esemplo non osservare una legge fatta, emassime dallo autore d'essa; e rinfrescare ogni dì nuove ingiu-rie in una città, è, a chi la governa, dannosissimo.................17446 Li uomini salgono da una ambizione a un'altra; e prima sicerca non essere offeso, dipoi si offende altrui.....................17747 Gli uomini, come che s'ingannino ne' generali, ne' particula-ri non s'ingannono.................................................................18048 Chi vuole che uno magistrato non sia dato a uno vile o auno cattivo, lo facci domandare o a uno troppo vile e troppocattivo o a uno troppo nobile e troppo buono.......................18549 Se quelle cittadi che hanno avuto il principio libero, comeRoma, hanno difficultà a trovare legge che le mantenghino:quelle che lo hanno immediate servo, ne hanno quasi una im-possibilità..............................................................................18650 Non debba uno consiglio o uno magistrato potere fermarele azioni delle città................................................................19051 Una republica o uno principe debbe mostrare di fare per li-beralità quello a che la necessità lo constringe.....................192

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  • 52 A reprimere la insolenzia d'uno che surga in una republicapotente, non vi è più sicuro e meno scandoloso modo, che pre-occuparli quelle vie per le quali viene a quella potenza.......19353 Il popolo molte volte disidera la rovina sua, ingannato dauna falsa spezie di beni: e come le grandi speranze e gagliardepromesse facilmente lo muovono.........................................19654 Quanta autorità abbi uno uomo grave a frenare una moltitu-dine concitata........................................................................20155 Quanto facilmente si conduchino le cose in quella cittàdove la moltitudine non è corrotta: e che, dove è equalità, nonsi può fare principato; e dove la non è, non si può fare republi-ca...........................................................................................20356 Innanzi che seguino i grandi accidenti in una città o in unaprovincia, vengono segni che gli pronosticono, o uomini chegli predicano..........................................................................20957 La Plebe insieme è gagliarda, di per sé è debole..............21158 La moltitudine è più savia e più costante che uno principe................................................................................................21359 Di quale confederazione o lega altri si può più fidare; o diquella fatta con una republica, o di quella fatta con uno princi-pe...........................................................................................22060 Come il Consolato e qualunque altro magistrato in Roma sidava sanza rispetto di età......................................................223

    LIBRO SECONDO........................................................... 2251 Quale fu più cagione dello imperio che acquistarono i roma-ni, o la virtù, o la fortuna.......................................................2302 Con quali popoli i Romani ebbero a combattere, e come osti-natamente quegli difendevono la loro libertà........................2353 Roma divenne gran città rovinando le città circunvicine, e ri-cevendo i forestieri facilmente a' suoi onori.........................2434 Le republiche hanno tenuti tre modi circa lo ampliare......2465 Che la variazione delle sètte e delle lingue, insieme conl'accidente de' diluvii o della peste, spegne le memorie delle

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    52 A reprimere la insolenzia d'uno che surga in una republicapotente, non vi è più sicuro e meno scandoloso modo, che pre-occuparli quelle vie per le quali viene a quella potenza.......19353 Il popolo molte volte disidera la rovina sua, ingannato dauna falsa spezie di beni: e come le grandi speranze e gagliardepromesse facilmente lo muovono.........................................19654 Quanta autorità abbi uno uomo grave a frenare una moltitu-dine concitata........................................................................20155 Quanto facilmente si conduchino le cose in quella cittàdove la moltitudine non è corrotta: e che, dove è equalità, nonsi può fare principato; e dove la non è, non si può fare republi-ca...........................................................................................20356 Innanzi che seguino i grandi accidenti in una città o in unaprovincia, vengono segni che gli pronosticono, o uomini chegli predicano..........................................................................20957 La Plebe insieme è gagliarda, di per sé è debole..............21158 La moltitudine è più savia e più costante che uno principe................................................................................................21359 Di quale confederazione o lega altri si può più fidare; o diquella fatta con una republica, o di quella fatta con uno princi-pe...........................................................................................22060 Come il Consolato e qualunque altro magistrato in Roma sidava sanza rispetto di età......................................................223

    LIBRO SECONDO........................................................... 2251 Quale fu più cagione dello imperio che acquistarono i roma-ni, o la virtù, o la fortuna.......................................................2302 Con quali popoli i Romani ebbero a combattere, e come osti-natamente quegli difendevono la loro libertà........................2353 Roma divenne gran città rovinando le città circunvicine, e ri-cevendo i forestieri facilmente a' suoi onori.........................2434 Le republiche hanno tenuti tre modi circa lo ampliare......2465 Che la variazione delle sètte e delle lingue, insieme conl'accidente de' diluvii o della peste, spegne le memorie delle

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  • cose........................................................................................2526 Come i Romani procedevano nel fare la guerra.................2557 Quanto terreno i Romani davano per colono.....................2588 La cagione perché i popoli si partono da' luoghi patrii, edinondano il paese altrui.........................................................2599 Quali cagioni comunemente faccino nascere le guerre intra ipotenti....................................................................................26410 I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è la co-mune opinione.......................................................................26611 Non è partito prudente fare amicizia con uno principe cheabbia più opinione che forze.................................................27112 S'egli è meglio, temendo di essere assaltato, inferire oaspettare la guerra.................................................................27313 Che si viene di bassa a gran fortuna più con la fraude; checon la forza............................................................................27914 Ingannansi molte volte gli uomini, credendo con la umiltàvincere la superbia................................................................28215 Gli stati deboli sempre fiano ambigui nel risolversi: e sem-pre le diliberazioni lente sono nocive...................................28416 Quanto i soldati de' nostri tempi si disformino dagli antichiordini.....................................................................................28817 Quanto si debbino stimare dagli eserciti ne' presenti tempile artiglierie; e se quella opinione, che se ne ha in universale, èvera........................................................................................29418 Come per l'autorità de' Romani, e per lo esemplo della anti-ca milizia, si debba stimare più le fanterie che i cavagli.......30319 Che gli acquisti nelle republiche non bene ordinate, e chesecondo la romana virtù non procedano, sono a ruina, non adesaltazione di esse.................................................................31020 Quale pericolo porti quel principe o quella republica che sivale della milizia ausiliare o mercenaria...............................31621 Il primo Pretore ch'e' Romani mandarono in alcuno luogo,fu a Capova, dopo quattrocento anni che cominciarono a fare

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    cose........................................................................................2526 Come i Romani procedevano nel fare la guerra.................2557 Quanto terreno i Romani davano per colono.....................2588 La cagione perché i popoli si partono da' luoghi patrii, edinondano il paese altrui.........................................................2599 Quali cagioni comunemente faccino nascere le guerre intra ipotenti....................................................................................26410 I danari non sono il nervo della guerra, secondo che è la co-mune opinione.......................................................................26611 Non è partito prudente fare amicizia con uno principe cheabbia più opinione che forze.................................................27112 S'egli è meglio, temendo di essere assaltato, inferire oaspettare la guerra.................................................................27313 Che si viene di bassa a gran fortuna più con la fraude; checon la forza............................................................................27914 Ingannansi molte volte gli uomini, credendo con la umiltàvincere la superbia................................................................28215 Gli stati deboli sempre fiano ambigui nel risolversi: e sem-pre le diliberazioni lente sono nocive...................................28416 Quanto i soldati de' nostri tempi si disformino dagli antichiordini.....................................................................................28817 Quanto si debbino stimare dagli eserciti ne' presenti tempile artiglierie; e se quella opinione, che se ne ha in universale, èvera........................................................................................29418 Come per l'autorità de' Romani, e per lo esemplo della anti-ca milizia, si debba stimare più le fanterie che i cavagli.......30319 Che gli acquisti nelle republiche non bene ordinate, e chesecondo la romana virtù non procedano, sono a ruina, non adesaltazione di esse.................................................................31020 Quale pericolo porti quel principe o quella republica che sivale della milizia ausiliare o mercenaria...............................31621 Il primo Pretore ch'e' Romani mandarono in alcuno luogo,fu a Capova, dopo quattrocento anni che cominciarono a fare

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  • guerra....................................................................................31922 Quanto siano false molte volte le opinioni degli uomini nelgiudicare le cose grandi.........................................................32223 Quanto i Romani nel giudicare i sudditi per alcuno acciden-te che necessitasse tale giudizio fuggivano la via del mezzo................................................................................................32624 Le fortezze generalmente sono molto più dannose che utili................................................................................................33125 Che lo assaltare una città disunita, per occuparla mediantela sua disunione, è partito contrario......................................34026 Il vilipendio e l'improperio genera odio contro a coloro chel'usano, sanza alcuna loro utilità...........................................34227 Ai principi e republiche prudenti debbe bastare vincere;perché, il più delle volte, quando e' non basta, si perde........34528 Quanto sia pericoloso a una republica o a uno principe nonvendicare una ingiuria fatta contro al publico o contro al priva-to............................................................................................34929 La fortuna acceca gli animi degli uomini, quando la nonvuole che quegli si opponghino a' disegni suoi.....................35230 Le republiche e gli principi veramente potenti non compe-rono l'amicizie con danari, ma con la virtù e con la riputazionedelle forze..............................................................................35631 Quanto sia pericoloso credere agli sbanditi.....................36132 In quanti modi i Romani occupavano le terre..................36333 Come i Romani davano agli loro capitani degli eserciti lecommissioni libere................................................................368

    LIBRO TERZO................................................................. 3711 A volere che una setta o una republica viva lungamente, ènecessario ritirarla spesso verso il suo principio...................3722 Come egli è cosa sapientissima simulare in tempo la pazzia................................................................................................3793 Come egli è necessario, a volere mantenere una libertà ac-quistata di nuovo, ammazzare i figliuoli di Bruto.................382

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    guerra....................................................................................31922 Quanto siano false molte volte le opinioni degli uomini nelgiudicare le cose grandi.........................................................32223 Quanto i Romani nel giudicare i sudditi per alcuno acciden-te che necessitasse tale giudizio fuggivano la via del mezzo................................................................................................32624 Le fortezze generalmente sono molto più dannose che utili................................................................................................33125 Che lo assaltare una città disunita, per occuparla mediantela sua disunione, è partito contrario......................................34026 Il vilipendio e l'improperio genera odio contro a coloro chel'usano, sanza alcuna loro utilità...........................................34227 Ai principi e republiche prudenti debbe bastare vincere;perché, il più delle volte, quando e' non basta, si perde........34528 Quanto sia pericoloso a una republica o a uno principe nonvendicare una ingiuria fatta contro al publico o contro al priva-to............................................................................................34929 La fortuna acceca gli animi degli uomini, quando la nonvuole che quegli si opponghino a' disegni suoi.....................35230 Le republiche e gli principi veramente potenti non compe-rono l'amicizie con danari, ma con la virtù e con la riputazionedelle forze..............................................................................35631 Quanto sia pericoloso credere agli sbanditi.....................36132 In quanti modi i Romani occupavano le terre..................36333 Come i Romani davano agli loro capitani degli eserciti lecommissioni libere................................................................368

    LIBRO TERZO................................................................. 3711 A volere che una setta o una republica viva lungamente, ènecessario ritirarla spesso verso il suo principio...................3722 Come egli è cosa sapientissima simulare in tempo la pazzia................................................................................................3793 Come egli è necessario, a volere mantenere una libertà ac-quistata di nuovo, ammazzare i figliuoli di Bruto.................382

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  • 4 Non vive sicuro uno principe in uno principato, mentre vivo-no coloro che ne sono stati spogliati.....................................3845 Quello che fa perdere uno regno ad uno re che sia, di quello,ereditario...............................................................................3866 Delle congiure....................................................................3897 Donde nasce che le mutazioni dalla libertà alla servitù, e dal-la servitù alla libertà, alcuna ne è sanza sangue, alcuna ne èpiena......................................................................................4188 Chi vuole alterare una republica, debbe considerare il sug-getto di quella........................................................................4209 Come conviene variare co' tempi volendo sempre avere buo-na fortuna..............................................................................42410 Che uno capitano non può fuggire la giornata, quandol'avversario la vuol fare in ogni modo...................................42711 Che chi ha a fare con assai, ancora che sia inferiore, pureche possa sostenere gli primi impeti, vince...........................43312 Come uno capitano prudente debbe imporre ogni necessitàdi combattere a' suoi soldati, e, a quegli degli inimici, torla.43613 Dove sia più da confidare, o in uno buono capitano che ab-bia lo esercito debole, o in uno buono esercito che abbia il ca-pitano debole.........................................................................44114 Le invenzioni nuove, che appariscono nel mezzo della zuf-fa, e le voci nuove che si odino, quali effetti facciano..........44415 Che uno e non molti sieno preposti ad uno esercito, e comei più comandatori offendono.................................................44816 Che la vera virtù si va ne' tempi difficili, a trovare; e ne'tempi facili, non gli uomini virtuosi, ma quegli che per ric-chezze o per parentado hanno più grazia..............................45117 Che non si offenda uno, e poi quel medesimo si mandi inamministrazione e governo d'importanza.............................45518 Nessuna cosa è più degna d'uno capitano, che presentire ipartiti del nimico...................................................................45719 Se a reggere una moltitudine è più necessario l'ossequio che

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    4 Non vive sicuro uno principe in uno principato, mentre vivo-no coloro che ne sono stati spogliati.....................................3845 Quello che fa perdere uno regno ad uno re che sia, di quello,ereditario...............................................................................3866 Delle congiure....................................................................3897 Donde nasce che le mutazioni dalla libertà alla servitù, e dal-la servitù alla libertà, alcuna ne è sanza sangue, alcuna ne èpiena......................................................................................4188 Chi vuole alterare una republica, debbe considerare il sug-getto di quella........................................................................4209 Come conviene variare co' tempi volendo sempre avere buo-na fortuna..............................................................................42410 Che uno capitano non può fuggire la giornata, quandol'avversario la vuol fare in ogni modo...................................42711 Che chi ha a fare con assai, ancora che sia inferiore, pureche possa sostenere gli primi impeti, vince...........................43312 Come uno capitano prudente debbe imporre ogni necessitàdi combattere a' suoi soldati, e, a quegli degli inimici, torla.43613 Dove sia più da confidare, o in uno buono capitano che ab-bia lo esercito debole, o in uno buono esercito che abbia il ca-pitano debole.........................................................................44114 Le invenzioni nuove, che appariscono nel mezzo della zuf-fa, e le voci nuove che si odino, quali effetti facciano..........44415 Che uno e non molti sieno preposti ad uno esercito, e comei più comandatori offendono.................................................44816 Che la vera virtù si va ne' tempi difficili, a trovare; e ne'tempi facili, non gli uomini virtuosi, ma quegli che per ric-chezze o per parentado hanno più grazia..............................45117 Che non si offenda uno, e poi quel medesimo si mandi inamministrazione e governo d'importanza.............................45518 Nessuna cosa è più degna d'uno capitano, che presentire ipartiti del nimico...................................................................45719 Se a reggere una moltitudine è più necessario l'ossequio che

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  • la pena...................................................................................46120 Uno esemplo di umanità appresso i Falisci potette più cheogni forza romana.................................................................46321 Donde nacque che Annibale, con diverso modo di procede-re da Scipione fece quelli medesimi effetti in Italia che quelloin Ispagna..............................................................................46522 Come la durezza di Manlio Torquato e la comità di ValerioCorvino acquistò a ciascuno la medesima gloria..................46923 Per quale cagione Cammillo fusse cacciato di Roma......47624 La prolungazione degl'imperii fece serva Roma..............47825 Della povertà di Cincinnato e di molti cittadini romani...48026 Come per cagione di femine si rovina uno stato..............48327 Come e' si ha ad unire una città divisa; e come e' non è veraquella opinione, che, a tenere le città, bisogni tenerle divise................................................................................................48528 Che si debbe por mente alle opere de' cittadini, perché mol-te volte sotto una opera pia si nasconde uno principio di tiran-nide........................................................................................48929 Che gli peccati de' popoli nascono dai principi...............49130 A uno cittadino che voglia nella sua republica fare di suaautorità alcuna opera buona, è necessario, prima, spegnerel'invidia: e come, vedendo il nimico, si ha a ordinare la difesad'una città..............................................................................49331 Le republiche forti e gli uomini eccellenti ritengono in ognifortuna il medesimo animo e la loro medesima dignità........49832 Quali modi hanno tenuti alcuni a turbare una pace..........50333 Egli è necessario, a volere vincere una giornata, fare loesercito confidente ed infra loro e con il capitano................50534 Quale fama o voce o opinione fa che il popolo comincia afavorire uno cittadino: e se ei distribuisce i magistrati conmaggiore prudenza che un principe......................................50835 Quali pericoli si portano nel farsi capo a consigliare unacosa; e, quanto ella ha più dello istraordinario, maggiori peri-

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    la pena...................................................................................46120 Uno esemplo di umanità appresso i Falisci potette più cheogni forza romana.................................................................46321 Donde nacque che Annibale, con diverso modo di procede-re da Scipione fece quelli medesimi effetti in Italia che quelloin Ispagna..............................................................................46522 Come la durezza di Manlio Torquato e la comità di ValerioCorvino acquistò a ciascuno la medesima gloria..................46923 Per quale cagione Cammillo fusse cacciato di Roma......47624 La prolungazione degl'imperii fece serva Roma..............47825 Della povertà di Cincinnato e di molti cittadini romani...48026 Come per cagione di femine si rovina uno stato..............48327 Come e' si ha ad unire una città divisa; e come e' non è veraquella opinione, che, a tenere le città, bisogni tenerle divise................................................................................................48528 Che si debbe por mente alle opere de' cittadini, perché mol-te volte sotto una opera pia si nasconde uno principio di tiran-nide........................................................................................48929 Che gli peccati de' popoli nascono dai principi...............49130 A uno cittadino che voglia nella sua republica fare di suaautorità alcuna opera buona, è necessario, prima, spegnerel'invidia: e come, vedendo il nimico, si ha a ordinare la difesad'una città..............................................................................49331 Le republiche forti e gli uomini eccellenti ritengono in ognifortuna il medesimo animo e la loro medesima dignità........49832 Quali modi hanno tenuti alcuni a turbare una pace..........50333 Egli è necessario, a volere vincere una giornata, fare loesercito confidente ed infra loro e con il capitano................50534 Quale fama o voce o opinione fa che il popolo comincia afavorire uno cittadino: e se ei distribuisce i magistrati conmaggiore prudenza che un principe......................................50835 Quali pericoli si portano nel farsi capo a consigliare unacosa; e, quanto ella ha più dello istraordinario, maggiori peri-

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  • coli vi si corrono...................................................................51336 Le cagioni perché i Franciosi siano stati e siano ancora giu-dicati nelle zuffe, da principio più che uomini......................51737 Se le piccole battaglie innanzi alla giornata sono necessarie;e come si debbe fare a conoscere uno inimico nuovo, volendofuggire quelle........................................................................52038 Come debbe essere fatto uno capitano nel quale lo esercitosuo possa confidare...............................................................52439 Che uno capitano debbe essere conoscitore de' siti..........52640 Come usare la fraude nel maneggiare la guerra è cosa glo-riosa.......................................................................................52941 Che la patria si debbe difendere o con ignominia o con glo-ria; ed in qualunque modo è bene difesa...............................53142 Che le promesse fatte per forza, non si debbono osservare................................................................................................53343 Che gli uomini, che nascono in una provincia, osservino pertutti i tempi quasi quella medesima natura............................53544 E' si ottiene con l'impeto e con l'audacia molte volte quelloche con modi ordinarii non si otterrebbe mai.......................53845 Quale sia migliore partito nelle giornate, o sostenere l'impe-to de' nimici, e, sostenuto, urtargli; ovvero da prima con furiaassaltargli..............................................................................54146 Donde nasce che una famiglia in una città tiene un tempo imedesimi costumi.................................................................54247 Che uno buono cittadino per amore della patria debbe di-menticare le ingiurie private.................................................54448 Quando si vede fare uno errore grande a uno nimico, sidebbe credere che vi sia sotto inganno..................................54549 Una republica, a volerla mantenere libera, ha ciascuno dìbisogno di nuovi provvedimenti; e per quali meriti Quinto Fa-bio fu chiamato Massimo......................................................547

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    coli vi si corrono...................................................................51336 Le cagioni perché i Franciosi siano stati e siano ancora giu-dicati nelle zuffe, da principio più che uomini......................51737 Se le piccole battaglie innanzi alla giornata sono necessarie;e come si debbe fare a conoscere uno inimico nuovo, volendofuggire quelle........................................................................52038 Come debbe essere fatto uno capitano nel quale lo esercitosuo possa confidare...............................................................52439 Che uno capitano debbe essere conoscitore de' siti..........52640 Come usare la fraude nel maneggiare la guerra è cosa glo-riosa.......................................................................................52941 Che la patria si debbe difendere o con ignominia o con glo-ria; ed in qualunque modo è bene difesa...............................53142 Che le promesse fatte per forza, non si debbono osservare................................................................................................53343 Che gli uomini, che nascono in una provincia, osservino pertutti i tempi quasi quella medesima natura............................53544 E' si ottiene con l'impeto e con l'audacia molte volte quelloche con modi ordinarii non si otterrebbe mai.......................53845 Quale sia migliore partito nelle giornate, o sostenere l'impe-to de' nimici, e, sostenuto, urtargli; ovvero da prima con furiaassaltargli..............................................................................54146 Donde nasce che una famiglia in una città tiene un tempo imedesimi costumi.................................................................54247 Che uno buono cittadino per amore della patria debbe di-menticare le ingiurie private.................................................54448 Quando si vede fare uno errore grande a uno nimico, sidebbe credere che vi sia sotto inganno..................................54549 Una republica, a volerla mantenere libera, ha ciascuno dìbisogno di nuovi provvedimenti; e per quali meriti Quinto Fa-bio fu chiamato Massimo......................................................547

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  • Discorsi sopra la prima Decadi Tito Livio

    Niccolò Machiavelli

    Niccolò Machiavelli a Zanobi Buondelmonti e CosimoRucellai salute.

    Io vi mando uno presente, il quale, se non corrispondeagli obblighi che io ho con voi, è tale, sanza dubbio,quale ha potuto Niccolò Machiavelli mandarvi maggio-re. Perché in quello io ho espresso quanto io so e quantoio ho imparato per una lunga pratica e continua lezionedelle cose del mondo. E non potendo né voi né altri de-siderare da me più, non vi potete dolere se io non vi hodonato più. Bene vi può increscere della povertà delloingegno mio, quando siano queste mie narrazioni pove-re; e della fallacia del giudicio, quando io in molte parte,discorrendo, m'inganni. Il che essendo, non so quale dinoi si abbia ad essere meno obligato all'altro: o io a voi,che mi avete forzato a scrivere quello che io mai per memedesimo non arei scritto; o voi a me, quando, scriven-do non vi abbi sodisfatto. Pigliate, adunque, questo inquello modo che si pigliano tutte le cose degli amici;dove si considera più sempre la intenzione di chi manda,che le qualità della cosa che è mandata. E crediate chein questo io ho una sola satisfazione, quando io penso

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    Discorsi sopra la prima Decadi Tito Livio

    Niccolò Machiavelli

    Niccolò Machiavelli a Zanobi Buondelmonti e CosimoRucellai salute.

    Io vi mando uno presente, il quale, se non corrispondeagli obblighi che io ho con voi, è tale, sanza dubbio,quale ha potuto Niccolò Machiavelli mandarvi maggio-re. Perché in quello io ho espresso quanto io so e quantoio ho imparato per una lunga pratica e continua lezionedelle cose del mondo. E non potendo né voi né altri de-siderare da me più, non vi potete dolere se io non vi hodonato più. Bene vi può increscere della povertà delloingegno mio, quando siano queste mie narrazioni pove-re; e della fallacia del giudicio, quando io in molte parte,discorrendo, m'inganni. Il che essendo, non so quale dinoi si abbia ad essere meno obligato all'altro: o io a voi,che mi avete forzato a scrivere quello che io mai per memedesimo non arei scritto; o voi a me, quando, scriven-do non vi abbi sodisfatto. Pigliate, adunque, questo inquello modo che si pigliano tutte le cose degli amici;dove si considera più sempre la intenzione di chi manda,che le qualità della cosa che è mandata. E crediate chein questo io ho una sola satisfazione, quando io penso

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  • che, sebbene io mi fussi ingannato in molte sue circun-stanzie, in questa sola so ch'io non ho preso errore, diavere eletto voi, ai quali, sopra ogni altri, questi mia Di-scorsi indirizzi: sì perché, faccendo questo, mi pare ave-re mostro qualche gratitudine de' beneficii ricevuti: sìperché e' mi pare essere uscito fuora dell'uso comune dicoloro che scrivono, i quali sogliono sempre le loro ope-re a qualche principe indirizzare; e, accecati dall'ambi-zione e dall'avarizia, laudano quello di tutte le virtuosequalitadi, quando da ogni vituperevole parte doverreb-bono biasimarlo. Onde io, per non incorrere in questoerrore, ho eletti non quelli che sono principi, ma quelliche, per le infinite buone parti loro, meriterebbono diessere; non quelli che potrebbero di gradi, di onori e diricchezze riempiermi, ma quelli che, non potendo, vor-rebbono farlo. Perché gli uomini, volendo giudicare di-rittamente, hanno a stimare quelli che sono, non quelliche possono essere liberali, e così quelli che sanno, nonquelli che, sanza sapere, possono governare uno regno.E gli scrittori laudano più Ierone Siracusano quando egliera privato, che Perse Macedone quando egli era re: per-ché a Ierone ad essere principe non mancava altro che ilprincipato; quell'altro non aveva parte alcuna di re, altroche il regno. Godetevi, pertanto, quel bene o quel maleche voi medesimi avete voluto: e se voi starete in questoerrore, che queste mie opinioni Vi siano grate, non man-cherò di seguire il resto della istoria, secondo che nelprincipio vi promissi. Valete.

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    che, sebbene io mi fussi ingannato in molte sue circun-stanzie, in questa sola so ch'io non ho preso errore, diavere eletto voi, ai quali, sopra ogni altri, questi mia Di-scorsi indirizzi: sì perché, faccendo questo, mi pare ave-re mostro qualche gratitudine de' beneficii ricevuti: sìperché e' mi pare essere uscito fuora dell'uso comune dicoloro che scrivono, i quali sogliono sempre le loro ope-re a qualche principe indirizzare; e, accecati dall'ambi-zione e dall'avarizia, laudano quello di tutte le virtuosequalitadi, quando da ogni vituperevole parte doverreb-bono biasimarlo. Onde io, per non incorrere in questoerrore, ho eletti non quelli che sono principi, ma quelliche, per le infinite buone parti loro, meriterebbono diessere; non quelli che potrebbero di gradi, di onori e diricchezze riempiermi, ma quelli che, non potendo, vor-rebbono farlo. Perché gli uomini, volendo giudicare di-rittamente, hanno a stimare quelli che sono, non quelliche possono essere liberali, e così quelli che sanno, nonquelli che, sanza sapere, possono governare uno regno.E gli scrittori laudano più Ierone Siracusano quando egliera privato, che Perse Macedone quando egli era re: per-ché a Ierone ad essere principe non mancava altro che ilprincipato; quell'altro non aveva parte alcuna di re, altroche il regno. Godetevi, pertanto, quel bene o quel maleche voi medesimi avete voluto: e se voi starete in questoerrore, che queste mie opinioni Vi siano grate, non man-cherò di seguire il resto della istoria, secondo che nelprincipio vi promissi. Valete.

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  • LIBRO PRIMO

    Ancora che, per la invida natura degli uomini, sia sem-pre suto non altrimenti periculoso trovare modi ed ordi-ni nuovi, che si fusse cercare acque e terre incognite, peressere quelli più pronti a biasimare che a laudare leazioni d'altri; nondimanco, spinto da quel naturale desi-derio che fu sempre in me di operare, sanza alcuno re-spetto, quelle cose che io creda rechino comune benefi-zio a ciascuno, ho deliberato entrare per una via, la qua-le, non essendo suta ancora da alcuno trita, se la mi arre-cherà fastidio e difficultà, mi potrebbe ancora arrecarepremio, mediante quelli che umanamente di queste miefatiche il fine considerassino. E se lo ingegno povero, lapoca esperienzia delle cose presenti e la debole notiziadelle antique faranno questo mio conato difettivo e dinon molta utilità; daranno almeno la via ad alcuno che,con più virtù, più discorso e iudizio, potrà a questa miaintenzione satisfare: il che, se non mi arrecherà laude,non mi doverebbe partorire biasimo.Considerando adunque quanto onore si attribuiscaall'antiquità, e come molte volte, lasciando andare infi-niti altri esempli, un frammento d'una antiqua statua siasuto comperato gran prezzo, per averlo appresso di sé,onorarne la sua casa e poterlo fare imitare a coloro chedi quella arte si dilettono; e come quegli dipoi con ogni

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    LIBRO PRIMO

    Ancora che, per la invida natura degli uomini, sia sem-pre suto non altrimenti periculoso trovare modi ed ordi-ni nuovi, che si fusse cercare acque e terre incognite, peressere quelli più pronti a biasimare che a laudare leazioni d'altri; nondimanco, spinto da quel naturale desi-derio che fu sempre in me di operare, sanza alcuno re-spetto, quelle cose che io creda rechino comune benefi-zio a ciascuno, ho deliberato entrare per una via, la qua-le, non essendo suta ancora da alcuno trita, se la mi arre-cherà fastidio e difficultà, mi potrebbe ancora arrecarepremio, mediante quelli che umanamente di queste miefatiche il fine considerassino. E se lo ingegno povero, lapoca esperienzia delle cose presenti e la debole notiziadelle antique faranno questo mio conato difettivo e dinon molta utilità; daranno almeno la via ad alcuno che,con più virtù, più discorso e iudizio, potrà a questa miaintenzione satisfare: il che, se non mi arrecherà laude,non mi doverebbe partorire biasimo.Considerando adunque quanto onore si attribuiscaall'antiquità, e come molte volte, lasciando andare infi-niti altri esempli, un frammento d'una antiqua statua siasuto comperato gran prezzo, per averlo appresso di sé,onorarne la sua casa e poterlo fare imitare a coloro chedi quella arte si dilettono; e come quegli dipoi con ogni

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  • industria si sforzono in tutte le loro opere rappresentar-lo; e veggiendo, da l'altro canto, le virtuosissime opera-zioni che le storie ci mostrono, che sono state operate daregni e republiche antique, dai re, capitani, cittadini, la-tori di leggi, ed altri che si sono per la loro patria affati-cati, essere più presto ammirate che imitate; anzi, in tan-to da ciascuno in ogni minima cosa fuggite, che di quel-la antiqua virtù non ci è rimasto alcun segno; non possofare che insieme non me ne maravigli e dolga. E tantopiù, quanto io veggo nelle diferenzie che intra cittadinicivilmente nascano, o nelle malattie nelle quali li uomi-ni incorrono, essersi sempre ricorso a quelli iudizii o aquelli remedii che dagli antichi sono stati iudicati o or-dinati: perché le leggi civili non sono altro che sentenzedate dagli antiqui iureconsulti, le quali, ridutte in ordine,a' presenti nostri iureconsulti iudicare insegnano. Né an-cora la medicina è altro che esperienze fatte dagli anti-qui medici, sopra le quali fondano e' medici presenti e'loro iudizii. Nondimanco, nello ordinare le republiche,nel mantenere li stati, nel governare e' regni, nello ordi-nare la milizia ed amministrare la guerra, nel iudicare e'sudditi, nello accrescere l'imperio, non si truova princi-pe né republica che agli esempli delli antiqui ricorra. Ilche credo che nasca non tanto da la debolezza nella qua-le la presente religione ha condotto el mondo, o da quelmale che ha fatto a molte provincie e città cristiane unoambizioso ozio, quanto dal non avere vera cognizionedelle storie, per non trarne, leggendole, quel senso négustare di loro quel sapore che le hanno in sé. Donde

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    industria si sforzono in tutte le loro opere rappresentar-lo; e veggiendo, da l'altro canto, le virtuosissime opera-zioni che le storie ci mostrono, che sono state operate daregni e republiche antique, dai re, capitani, cittadini, la-tori di leggi, ed altri che si sono per la loro patria affati-cati, essere più presto ammirate che imitate; anzi, in tan-to da ciascuno in ogni minima cosa fuggite, che di quel-la antiqua virtù non ci è rimasto alcun segno; non possofare che insieme non me ne maravigli e dolga. E tantopiù, quanto io veggo nelle diferenzie che intra cittadinicivilmente nascano, o nelle malattie nelle quali li uomi-ni incorrono, essersi sempre ricorso a quelli iudizii o aquelli remedii che dagli antichi sono stati iudicati o or-dinati: perché le leggi civili non sono altro che sentenzedate dagli antiqui iureconsulti, le quali, ridutte in ordine,a' presenti nostri iureconsulti iudicare insegnano. Né an-cora la medicina è altro che esperienze fatte dagli anti-qui medici, sopra le quali fondano e' medici presenti e'loro iudizii. Nondimanco, nello ordinare le republiche,nel mantenere li stati, nel governare e' regni, nello ordi-nare la milizia ed amministrare la guerra, nel iudicare e'sudditi, nello accrescere l'imperio, non si truova princi-pe né republica che agli esempli delli antiqui ricorra. Ilche credo che nasca non tanto da la debolezza nella qua-le la presente religione ha condotto el mondo, o da quelmale che ha fatto a molte provincie e città cristiane unoambizioso ozio, quanto dal non avere vera cognizionedelle storie, per non trarne, leggendole, quel senso négustare di loro quel sapore che le hanno in sé. Donde

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  • nasce che infiniti che le leggono, pigliono piacere diudire quella varietà degli accidenti che in esse si conten-gono, sanza pensare altrimenti di imitarle, iudicando laimitazione non solo difficile ma impossibile; come se ilcielo, il sole, li elementi, li uomini, fussino variati dimoto, di ordine e di potenza, da quello che gli erono an-tiquamente. Volendo, pertanto, trarre li uomini di questoerrore, ho giudicato necessario scrivere, sopra tutti quel-li libri di Tito Livio che dalla malignità de' tempi non cisono stati intercetti, quello che io, secondo le cognizionedelle antique e moderne cose, iudicherò essere necessa-rio per maggiore intelligenzia di essi, a ciò che coloroche leggeranno queste mia declarazioni, possino più fa-cilmente trarne quella utilità per la quale si debbe cerca-re la cognizione delle istorie. E benché questa impresasia difficile, nondimanco, aiutato da coloro che mi han-no, ad entrare sotto questo peso, confortato, credo por-tarlo in modo, che ad un altro resterà breve cammino acondurlo a loco destinato.

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    nasce che infiniti che le leggono, pigliono piacere diudire quella varietà degli accidenti che in esse si conten-gono, sanza pensare altrimenti di imitarle, iudicando laimitazione non solo difficile ma impossibile; come se ilcielo, il sole, li elementi, li uomini, fussino variati dimoto, di ordine e di potenza, da quello che gli erono an-tiquamente. Volendo, pertanto, trarre li uomini di questoerrore, ho giudicato necessario scrivere, sopra tutti quel-li libri di Tito Livio che dalla malignità de' tempi non cisono stati intercetti, quello che io, secondo le cognizionedelle antique e moderne cose, iudicherò essere necessa-rio per maggiore intelligenzia di essi, a ciò che coloroche leggeranno queste mia declarazioni, possino più fa-cilmente trarne quella utilità per la quale si debbe cerca-re la cognizione delle istorie. E benché questa impresasia difficile, nondimanco, aiutato da coloro che mi han-no, ad entrare sotto questo peso, confortato, credo por-tarlo in modo, che ad un altro resterà breve cammino acondurlo a loco destinato.

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  • 1 Quali siano stati universalmente i principiidi qualunque città, e quale fusse quello di

    Roma.

    Coloro che leggeranno quale principio fusse quello dellacittà di Roma, e da quali latori di leggi e come ordinato,non si maraviglieranno che tanta virtù si sia per più se-coli mantenuta in quella città; e che dipoi ne sia natoquello imperio al quale quella republica aggiunse. E vo-lendo discorrere prima il nascimento suo, dico che tuttele cittadi sono edificate o dagli uomini natii del luogodove le si edificano o dai forestieri. Il primo caso occor-re quando agli abitatori dispersi in molte e piccole partinon pare vivere securi, non potendo ciascuna per sé, eper il sito e per il piccolo numero, resistere all'impeto dichi le assaltasse; e ad unirsi per loro difensione, venen-do il nimico, non sono a tempo; o quando fussono, con-verrebbe loro lasciare abbandonati molti de' loro ridotti;e così verrebbero ad essere subita preda dei loro inimici:talmente che, per fuggire questi pericoli, mossi o da loromedesimi, o da alcuno che sia infra loro di maggiore au-torità, si ristringono ad abitare insieme in luogo eletto daloro, più commodo a vivere e più facile a difendere.Di queste, infra molte altre, sono state Atene e Vinegia.La prima, sotto l'autorità di Teseo, fu per simili cagionidagli abitatori dispersi edificata; l'altra, sendosi moltipopoli ridotti in certe isolette che erano nella punta delmare Adriatico, per fuggire quelle guerre che ogni dì,

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    1 Quali siano stati universalmente i principiidi qualunque città, e quale fusse quello di

    Roma.

    Coloro che leggeranno quale principio fusse quello dellacittà di Roma, e da quali latori di leggi e come ordinato,non si maraviglieranno che tanta virtù si sia per più se-coli mantenuta in quella città; e che dipoi ne sia natoquello imperio al quale quella republica aggiunse. E vo-lendo discorrere prima il nascimento suo, dico che tuttele cittadi sono edificate o dagli uomini natii del luogodove le si edificano o dai forestieri. Il primo caso occor-re quando agli abitatori dispersi in molte e piccole partinon pare vivere securi, non potendo ciascuna per sé, eper il sito e per il piccolo numero, resistere all'impeto dichi le assaltasse; e ad unirsi per loro difensione, venen-do il nimico, non sono a tempo; o quando fussono, con-verrebbe loro lasciare abbandonati molti de' loro ridotti;e così verrebbero ad essere subita preda dei loro inimici:talmente che, per fuggire questi pericoli, mossi o da loromedesimi, o da alcuno che sia infra loro di maggiore au-torità, si ristringono ad abitare insieme in luogo eletto daloro, più commodo a vivere e più facile a difendere.Di queste, infra molte altre, sono state Atene e Vinegia.La prima, sotto l'autorità di Teseo, fu per simili cagionidagli abitatori dispersi edificata; l'altra, sendosi moltipopoli ridotti in certe isolette che erano nella punta delmare Adriatico, per fuggire quelle guerre che ogni dì,

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  • per lo avvenimento di nuovi barbari, dopo la declinazio-ne dello Imperio romano, nascevano in Italia, comincia-rono infra loro, sanza altro principe particulare che gliordinasse, a vivere sotto quelle leggi che parevono loropiù atte a mantenerli. Il che successe loro felicementeper il lungo ozio che il sito dette loro, non avendo quelmare uscita, e non avendo quelli popoli, che affliggeva-no Italia, navigli da poterli infestare: talché ogni piccoloprincipio li poté fare venire a quella grandezza nellaquale sono.Il secondo caso, quando da genti forestiere è edificatauna città, nasce o da uomini liberi o che dependono daaltri: come sono le colonie mandate o da una republica oda uno principe per isgravare le loro terre d'abitatori, oper difesa di quel paese che, di nuovo acquistato, vo-gliono sicuramente e sanza ispesa mantenersi; delle qua-li città il Popolo romano ne edificò assai, e per tuttol'imperio suo: ovvero le sono edificate da uno principe,non per abitarvi, ma per sua gloria; come la città diAlessandria, da Alessandro. E per non avere queste cit-tadi la loro origine libera, rade volte occorre che le fac-ciano processi grandi, e possinsi intra i capi dei regninumerare. Simile a queste fu l'edificazione di Firenze,perché (o edificata da' soldati di Silla, o, a caso, dagliabitatori dei monti di Fiesole, i quali, confidatisi in quel-la lunga pace che sotto Ottaviano nacque nel mondo, siridussero ad abitare nel piano sopra Arno) si edificò sot-to l'imperio romano: né poté, ne' principii suoi, fare altri

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    per lo avvenimento di nuovi barbari, dopo la declinazio-ne dello Imperio romano, nascevano in Italia, comincia-rono infra loro, sanza altro principe particulare che gliordinasse, a vivere sotto quelle leggi che parevono loropiù atte a mantenerli. Il che successe loro felicementeper il lungo ozio che il sito dette loro, non avendo quelmare uscita, e non avendo quelli popoli, che affliggeva-no Italia, navigli da poterli infestare: talché ogni piccoloprincipio li poté fare venire a quella grandezza nellaquale sono.Il secondo caso, quando da genti forestiere è edificatauna città, nasce o da uomini liberi o che dependono daaltri: come sono le colonie mandate o da una republica oda uno principe per isgravare le loro terre d'abitatori, oper difesa di quel paese che, di nuovo acquistato, vo-gliono sicuramente e sanza ispesa mantenersi; delle qua-li città il Popolo romano ne edificò assai, e per tuttol'imperio suo: ovvero le sono edificate da uno principe,non per abitarvi, ma per sua gloria; come la città diAlessandria, da Alessandro. E per non avere queste cit-tadi la loro origine libera, rade volte occorre che le fac-ciano processi grandi, e possinsi intra i capi dei regninumerare. Simile a queste fu l'edificazione di Firenze,perché (o edificata da' soldati di Silla, o, a caso, dagliabitatori dei monti di Fiesole, i quali, confidatisi in quel-la lunga pace che sotto Ottaviano nacque nel mondo, siridussero ad abitare nel piano sopra Arno) si edificò sot-to l'imperio romano: né poté, ne' principii suoi, fare altri

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  • augumenti che quelli che per cortesia del principe glierano concessi.Sono liberi gli edificatori delle cittadi, quando alcunipopoli, o sotto uno principe o da per sé, sono constretti,o per morbo o per fame o per guerra, a abbandonare ilpaese patrio, e crearsi nuova sede: questi tali, o egli abi-tano le cittadi che e' truovono ne' paesi ch'egli acquista-no, come fe' Moises; o e' ne edificano di nuovo, comefe' Enea. In questo caso è dove si conosce la virtù delloedificatore, e la fortuna dello edificato: la quale è più omeno maravigliosa, secondo che più o meno è virtuosocolui che ne è stato principio. La virtù del quale si cono-sce in duo modi: il primo è nella elezione del sito; l'altronella ordinazione delle leggi. E perché gli uomini opero-no o per necessità o per elezione; e perché si vede quiviessere maggior virtù dove la elezione ha meno autorità;è da considerare se sarebbe meglio eleggere, per la edi-ficazione delle cittadi, luoghi sterili, acciocché gli uomi-ni, constretti a industriarsi, meno occupati dall'ozio, vi-vessono più uniti avendo, per la povertà del sito, minorecagione di discordie; come interviene in Raugia, e inmolte altre cittadi in simili luoghi edificate: la quale ele-zione sarebbe sanza dubbio più savia e più utile, quandogli uomini fossero contenti a vivere del loro, e non vo-lessono cercare di comandare altrui. Pertanto, non po-tendo gli uomini assicurarsi se non con la potenza, è ne-cessario fuggire questa sterilità del paese, e porsi in luo-ghi fertilissimi; dove, potendo per la ubertà del sito am-

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    augumenti che quelli che per cortesia del principe glierano concessi.Sono liberi gli edificatori delle cittadi, quando alcunipopoli, o sotto uno principe o da per sé, sono constretti,o per morbo o per fame o per guerra, a abbandonare ilpaese patrio, e crearsi nuova sede: questi tali, o egli abi-tano le cittadi che e' truovono ne' paesi ch'egli acquista-no, come fe' Moises; o e' ne edificano di nuovo, comefe' Enea. In questo caso è dove si conosce la virtù delloedificatore, e la fortuna dello edificato: la quale è più omeno maravigliosa, secondo che più o meno è virtuosocolui che ne è stato principio. La virtù del quale si cono-sce in duo modi: il primo è nella elezione del sito; l'altronella ordinazione delle leggi. E perché gli uomini opero-no o per necessità o per elezione; e perché si vede quiviessere maggior virtù dove la elezione ha meno autorità;è da considerare se sarebbe meglio eleggere, per la edi-ficazione delle cittadi, luoghi sterili, acciocché gli uomi-ni, constretti a industriarsi, meno occupati dall'ozio, vi-vessono più uniti avendo, per la povertà del sito, minorecagione di discordie; come interviene in Raugia, e inmolte altre cittadi in simili luoghi edificate: la quale ele-zione sarebbe sanza dubbio più savia e più utile, quandogli uomini fossero contenti a vivere del loro, e non vo-lessono cercare di comandare altrui. Pertanto, non po-tendo gli uomini assicurarsi se non con la potenza, è ne-cessario fuggire questa sterilità del paese, e porsi in luo-ghi fertilissimi; dove, potendo per la ubertà del sito am-

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  • pliare, possa e difendersi da chi l'assaltasse e opprimerequalunque alla grandezza sua si opponesse. E quanto aquell'ozio che le arrecasse il sito, si debbe ordinare che aquelle necessità le leggi la costringhino, che il sito nonla costrignesse, ed imitare quelli che sono stati savi, edhanno abitato in paesi amenissimi e fertilissimi, e atti aprodurre uomini oziosi ed inabili a ogni virtuoso eserci-zio, che, per ovviare a quelli danni i quali l'amenità delpaese, mediante l'ozio, arebbe causati, hanno posto unanecessità di esercizio a quelli che avevano a essere sol-dati; di qualità che, per tale ordine, vi sono diventati mi-gliori soldati che in quelli paesi i quali naturalmentesono stati aspri e sterili. Intra i quali fu il regno degliEgizi, che, non ostante che il paese sia amenissimo, tan-to potette quella necessità, ordinata dalle leggi, che nenacque uomini eccellentissimi; e se li nomi loro nonfussono dalla antichità spenti, si vedrebbe come ei meri-terebbero più laude che Alessandro Magno, e molti altride' quali ancora è la memoria fresca. E chi avesse consi-derato il regno del Soldano, e l'ordine de' Mammalucchie di quella loro milizia, avanti che da Salì, Gran Turco,fusse stata spenta, arebbe veduto in quello molti esercizicirca i soldati, ed averebbe, in fatto, conosciuto quantoessi temevano quell'ozio a che la benignità del paese lipoteva condurre, se non vi avessono con leggi fortissi-me ovviato. Dico, adunque, essere più prudente elezioneporsi in luogo fertile, quando quella fertilità con le leggiinfra i debiti termini si ristringa. Ad Alessandro Magno,volendo edificare una città per sua gloria, venne Dino-

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    pliare, possa e difendersi da chi l'assaltasse e opprimerequalunque alla grandezza sua si opponesse. E quanto aquell'ozio che le arrecasse il sito, si debbe ordinare che aquelle necessità le leggi la costringhino, che il sito nonla costrignesse, ed imitare quelli che sono stati savi, edhanno abitato in paesi amenissimi e fertilissimi, e atti aprodurre uomini oziosi ed inabili a ogni virtuoso eserci-zio, che, per ovviare a quelli danni i quali l'amenità delpaese, mediante l'ozio, arebbe causati, hanno posto unanecessità di esercizio a quelli che avevano a essere sol-dati; di qualità che, per tale ordine, vi sono diventati mi-gliori soldati che in quelli paesi i quali naturalmentesono stati aspri e sterili. Intra i quali fu il regno degliEgizi, che, non ostante che il paese sia amenissimo, tan-to potette quella necessità, ordinata dalle leggi, che nenacque uomini eccellentissimi; e se li nomi loro nonfussono dalla antichità spenti, si vedrebbe come ei meri-terebbero più laude che Alessandro Magno, e molti altride' quali ancora è la memoria fresca. E chi avesse consi-derato il regno del Soldano, e l'ordine de' Mammalucchie di quella loro milizia, avanti che da Salì, Gran Turco,fusse stata spenta, arebbe veduto in quello molti esercizicirca i soldati, ed averebbe, in fatto, conosciuto quantoessi temevano quell'ozio a che la benignità del paese lipoteva condurre, se non vi avessono con leggi fortissi-me ovviato. Dico, adunque, essere più prudente elezioneporsi in luogo fertile, quando quella fertilità con le leggiinfra i debiti termini si ristringa. Ad Alessandro Magno,volendo edificare una città per sua gloria, venne Dino-

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  • crate architetto, e gli mostrò come e' la poteva edificaresopra il monte Atho, il quale luogo, oltre allo essere for-te, potrebbe ridursi in modo che a quella città si darebbeforma umana; il che sarebbe cosa maravigliosa e rara, edegna della sua grandezza. E domandandolo Alessandrodi quello che quelli abitatori viverebbero, rispose non ciavere pensato: di che quello si rise, e, lasciato stare quelmonte, edificò Alessandria, dove gli abitatori avessero astare volentieri per la grassezza del paese, e per la com-modità del mare e del Nilo. Chi esaminerà, adunque, laedificazione di Roma, se si prenderà Enea per suo primoprogenitore, sarà di quelle cittadi edificate da' forestieri;se Romolo di quelle edificate dagli uomini natii del luo-go; ed in qualunque modo, la vedrà avere principio libe-ro, sanza dependere da alcuno: vedrà ancora, come disotto si dirà, a quante necessitadi le leggi fatte da Romo-lo, Numa, e gli altri, la costringessono; talmente che lafertilità del sito, la commodità del mare, le spesse vitto-rie, la grandezza dello imperio, non la potero per moltisecoli corrompere, e la mantennero piena di tanta virtù,di quanta mai fusse alcun'altra città o republica ornata.E perché le cose operate da lei, e che sono da Tito Liviocelebrate, sono seguite o per publico o per privato consi-glio, o dentro o fuori della cittade; io comincerò a di-scorrere sopra quelle cose occorse dentro e per consigliopublico, le quali degne di maggiore annotazione giudi-cherò, aggiungendovi tutto quello che da loro dependes-si; con i quali Discorsi questo primo libro, ovvero que-

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    crate architetto, e gli mostrò come e' la poteva edificaresopra il monte Atho, il quale luogo, oltre allo essere for-te, potrebbe ridursi in modo che a quella città si darebbeforma umana; il che sarebbe cosa maravigliosa e rara, edegna della sua grandezza. E domandandolo Alessandrodi quello che quelli abitatori viverebbero, rispose non ciavere pensato: di che quello si rise, e, lasciato stare quelmonte, edificò Alessandria, dove gli abitatori avessero astare volentieri per la grassezza del paese, e per la com-modità del mare e del Nilo. Chi esaminerà, adunque, laedificazione di Roma, se si prenderà Enea per suo primoprogenitore, sarà di quelle cittadi edificate da' forestieri;se Romolo di quelle edificate dagli uomini natii del luo-go; ed in qualunque modo, la vedrà avere principio libe-ro, sanza dependere da alcuno: vedrà ancora, come disotto si dirà, a quante necessitadi le leggi fatte da Romo-lo, Numa, e gli altri, la costringessono; talmente che lafertilità del sito, la commodità del mare, le spesse vitto-rie, la grandezza dello imperio, non la potero per moltisecoli corrompere, e la mantennero piena di tanta virtù,di quanta mai fusse alcun'altra città o republica ornata.E perché le cose operate da lei, e che sono da Tito Liviocelebrate, sono seguite o per publico o per privato consi-glio, o dentro o fuori della cittade; io comincerò a di-scorrere sopra quelle cose occorse dentro e per consigliopublico, le quali degne di maggiore annotazione giudi-cherò, aggiungendovi tutto quello che da loro dependes-si; con i quali Discorsi questo primo libro, ovvero que-

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  • sta prima parte, si terminerà.

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    sta prima parte, si terminerà.

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  • 2 Di quante spezie sono le republiche, e diquale fu la republica romana.

    Io voglio porre da parte il ragionare di quelle cittadi chehanno avuto il loro principio sottoposto a altrui; e parle-rò di quelle che hanno avuto il principio lontano da ogniservitù esterna, ma si sono subito governate per loro ar-bitrio, o come republiche o come principato: le qualihanno avuto, come diversi principii, diverse leggi ed or-dini. Perché ad alcune, o nel principio d'esse, o doponon molto tempo, sono state date da uno solo le leggi, ead un tratto; come quelle che furono date da Licurgoagli Spartani: alcune le hanno avute a caso, ed in piùvolte e secondo li accidenti, come ebbe Roma. Talché,felice si può chiamare quella republica, la quale sortisceuno uomo sì prudente, che gli dia leggi ordinate inmodo che, sanza avere bisogno di ricorreggerle, possavivere sicuramente sotto quelle. E si vede che Sparta leosservò più che ottocento anni sanza corromperle, osanza alcuno tumulto pericoloso: e, pel contrario, tienequalche grado d'infelicità quella città, che, non si sendoabbattuta a uno ordinatore prudente, è necessitata da sémedesima riordinarsi. E di queste ancora è più infelicequella che è più discosto dall'ordine; e quella ne è piùdiscosto che co' suoi ordini è al tutto fuori del dirittocammino, che la possa condurre al perfetto e vero fine.Perché quelle che sono in questo grado, è quasi impossi-bile che per qualunque accidente si rassettino: quelle al-

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    2 Di quante spezie sono le republiche, e diquale fu la republica romana.

    Io voglio porre da parte il ragionare di quelle cittadi chehanno avuto il loro principio sottoposto a altrui; e parle-rò di quelle che hanno avuto il principio lontano da ogniservitù esterna, ma si sono subito governate per loro ar-bitrio, o come republiche o come principato: le qualihanno avuto, come diversi principii, diverse leggi ed or-dini. Perché ad alcune, o nel principio d'esse, o doponon molto tempo, sono state date da uno solo le leggi, ead un tratto; come quelle che furono date da Licurgoagli Spartani: alcune le hanno avute a caso, ed in piùvolte e secondo li accidenti, come ebbe Roma. Talché,felice si può chiamare quella republica, la quale sortisceuno uomo sì prudente, che gli dia leggi ordinate inmodo che, sanza avere bisogno di ricorreggerle, possavivere sicuramente sotto quelle. E si vede che Sparta leosservò più che ottocento anni sanza corromperle, osanza alcuno tumulto pericoloso: e, pel contrario, tienequalche grado d'infelicità quella città, che, non si sendoabbattuta a uno ordinatore prudente, è necessitata da sémedesima riordinarsi. E di queste ancora è più infelicequella che è più discosto dall'ordine; e quella ne è piùdiscosto che co' suoi ordini è al tutto fuori del dirittocammino, che la possa condurre al perfetto e vero fine.Perché quelle che sono in questo grado, è quasi impossi-bile che per qualunque accidente si rassettino: quelle al-

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  • tre che, se le non hanno l'ordine perfetto, hanno preso ilprincipio buono, e atto a diventare migliore, possono perla occorrenzia degli accidenti diventare perfette. Ma fiabene vero questo, che mai si ordineranno sanza perico-lo; perché gli assai uomini non si accordano mai ad unalegge nuova che riguardi uno nuovo ordine nella città senon è mostro loro da una necessità che bisogni farlo; enon potendo venire questa necessità sanza pericolo, èfacil cosa che quella republica rovini, avanti che la si siacondotta a una perfezione d'ordine. Di che ne fa fede ap-pieno la republica di Firenze, la quale fu dallo accidented'Arezzo, nel dua, riordinata; e da quel di Prato, nel do-dici, disordinata.Volendo, adunque, discorrere quali furono li ordini dellacittà di Roma, e quali accidenti alla sua perfezione lacondussero; dico come alcuni che hanno scritto delle re-publiche dicono essere in quelle uno de' tre stati, chia-mati da loro Principato, Ottimati, e Popolare, e come co-loro che ordinano una città, debbono volgersi ad uno diquesti, secondo pare loro più a proposito. Alcuni altri, e,secondo la opinione di molti, più savi, hanno opinioneche siano di sei ragioni governi: delli quali tre ne sianopessimi tre altri siano buoni in loro medesimi, ma sì fa-cili a corrompersi, che vengono ancora essi a essere per-niziosi. Quelli che sono buoni, sono e' soprascritti tre:quelli che sono rei, sono tre altri, i quali da questi tre di-pendano; e ciascuno d'essi è in modo simile a quello chegli è propinquo, che facilmente saltano dall'uno all'altro:

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    tre che, se le non hanno l'ordine perfetto, hanno preso ilprincipio buono, e atto a diventare migliore, possono perla occorrenzia degli accidenti diventare perfette. Ma fiabene vero questo, che mai si ordineranno sanza perico-lo; perché gli assai uomini non si accordano mai ad unalegge nuova che riguardi uno nuovo ordine nella città senon è mostro loro da una necessità che bisogni farlo; enon potendo venire questa necessità sanza pericolo, èfacil cosa che quella republica rovini, avanti che la si siacondotta a una perfezione d'ordine. Di che ne fa fede ap-pieno la republica di Firenze, la quale fu dallo accidented'Arezzo, nel dua, riordinata; e da quel di Prato, nel do-dici, disordinata.Volendo, adunque, discorrere quali furono li ordini dellacittà di Roma, e quali accidenti alla sua perfezione lacondussero; dico come alcuni che hanno scritto delle re-publiche dicono essere in quelle uno de' tre stati, chia-mati da loro Principato, Ottimati, e Popolare, e come co-loro che ordinano una città, debbono volgersi ad uno diquesti, secondo pare loro più a proposito. Alcuni altri, e,secondo la opinione di molti, più savi, hanno opinioneche siano di sei ragioni governi: delli quali tre ne sianopessimi tre altri siano buoni in loro medesimi, ma sì fa-cili a corrompersi, che vengono ancora essi a essere per-niziosi. Quelli che sono buoni, sono e' soprascritti tre:quelli che sono rei, sono tre altri, i quali da questi tre di-pendano; e ciascuno d'essi è in modo simile a quello chegli è propinquo, che facilmente saltano dall'uno all'altro:

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  • perché il Principato facilmente diventa tirannico; gli Ot-timati con facilità diventano stato di pochi; il Popolaresanza difficultà in licenzioso si converte. Talmente che,se uno ordinatore di republica ordina in una città uno diquelli tre stati, ve lo ordina per poco tempo; perché nes-suno rimedio può farvi, a fare che non sdruccioli nel suocontrario, per la similitudine che ha in questo caso lavirtute ed il vizio.Nacquono queste variazioni de' governi a caso intra gliuomini: perché nel principio del mondo, sendo gli abita-tori radi, vissono un tempo dispersi a similitudine dellebestie; dipoi, moltiplicando la generazione, si ragunaro-no insieme, e, per potersi meglio difendere, cominciaro-no a riguardare infra loro quello che fusse più robusto edi maggiore cuore, e fecionlo come capo, e lo ubediva-no. Da questo nacque la cognizione delle cose oneste ebuone, differenti dalle perniziose e ree: perché, veggen-do che se uno noceva al suo benificatore, ne veniva odioe compassione intra gli uomini, biasimando gl'ingrati edonorando quelli che fussero grati, e pensando ancorache quelle medesime ingiurie potevano essere fatte aloro; per fuggire simile male, si riducevano a fare leggi,ordinare punizioni a chi contrafacessi: donde venne lacognizione della giustizia. La quale cosa faceva che,avendo dipoi a eleggere uno principe, non andavanodietro al più gagliardo, ma a quello che fusse più pru-dente e più giusto. Ma come dipoi si cominciò a fare ilprincipe per successione, e non per elezione, subito co-

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    perché il Principato facilmente diventa tirannico; gli Ot-timati con facilità diventano stato di pochi; il Popolaresanza difficultà in licenzioso si converte. Talmente che,se uno ordinatore di republica ordina in una città uno diquelli tre stati, ve lo ordina per poco tempo; perché nes-suno rimedio può farvi, a fare che non sdruccioli nel suocontrario, per la similitudine che ha in questo caso lavirtute ed il vizio.Nacquono queste variazioni de' governi a caso intra gliuomini: perché nel principio del mondo, sendo gli abita-tori radi, vissono un tempo dispersi a similitudine dellebestie; dipoi, moltiplicando la generazione, si ragunaro-no insieme, e, per potersi meglio difendere, cominciaro-no a riguardare infra loro quello che fusse più robusto edi maggiore cuore, e fecionlo come capo, e lo ubediva-no. Da questo nacque la cognizione delle cose oneste ebuone, differenti dalle perniziose e ree: perché, veggen-do che se uno noceva al suo benificatore, ne veniva odioe compassione intra gli uomini, biasimando gl'ingrati edonorando quelli che fussero grati, e pensando ancorache quelle medesime ingiurie potevano essere fatte aloro; per fuggire simile male, si riducevano a fare leggi,ordinare punizioni a chi contrafacessi: donde venne lacognizione della giustizia.