Caravello selespurghi mutolo micalizzi riccobono enea pag 44

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  • 1. CORTE DI APPELLO DI PALERMO VINCENZO OLIVERI PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO RELAZIONE SULLAMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA PER LANNO 2009 NEL DISTRETTO GIUDIZIARIO DI PALERMO INAUGURAZIONE DELLANNO GIUDIZIARIO Assemblea Generale della Corte del 30 gennaio 2010
  • 2. Copertina: Riproduzione dellimmagine della sovraccoperta del volume Porte Aperte di Leonardo Sciascia, pubblicato dalla S.p.A. Club degli Editori (oggi Mondolibri S.p.A), Milano, ed. 1988.
  • 3. SALUTI E RINGRAZIAMENTI Ecc.mo Procuratore Generale, Colleghi della Corte, della Procura Generale e di tutti gli altri uffici giudiziari del Distretto, Autorit religiose, civili e militari, Signore e Signori, che ci onorate della vostra presenza, con viva apprensione che ci accingiamo ad inaugurare lanno giudiziario 2010, che si preannuncia ricco di sorprese per le tante novit legislative gi in itinere sia sul piano processuale che ordinamentale. un dato consolante che la politica si sia finalmente accorta della inefficienza del sistema giustizia e che abbia assunto concrete iniziative per velocizzare il processo sia civile che penale attraverso riforme che condivisibili o meno costituiscono il primo passo per una revisione generale ordinamentale, senza la quale qualsiasi riforma non potr mai raggiungere leffetto sperato. un dato sconfortante, invece, che queste iniziative si muovano su uno scenario di scontro istituzionale, in un clima avvelenato, caratterizzato da ripetuti e scomposti attacchi ai giudici: attacchi che colpiscono il controllo di legalit che lordine giudiziario, come potere diffuso, chiamato a svolgere, un controllo di legalit che lunica garanzia di uguaglianza davanti alla legge. Non di un clima di scontro, n dei frutti avvelenati di un conflitto permanente hanno bisogno le istituzioni e i loro cittadini, ma di una Magistratura in grado di assicurare una giustizia efficiente, che sappia essere garante dei diritti di tutti, e di una politica che si adoperi verso tale obiettivo con le necessarie iniziative normative e di organizzazione. 1
  • 4. bene non dimenticare che una buona amministrazione della Giustizia costituisce l'asse portante di un moderno Stato di diritto, perch, con l'assicurare il tempestivo rispetto delle regole, ristabilisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, contribuendo cos alla costruzione di una civile convivenza e alla crescita del Paese sotto ogni profilo. Non mi soffermo oltre su questi argomenti che esulano dal mio dovere istituzionale di relazionarvi sulla realt giudiziaria del nostro Distretto, per una riflessione comune sulle maggiori problematiche che hanno contraddistinto il periodo 1 luglio 2008 30 giugno 2009. Prima di procedere a tale disamina, doveroso anzitutto rivolgere il nostro deferente saluto al Capo dello Stato, supremo garante dei valori delle Istituzioni democratiche del Paese e dei principi fondamentali di autonomia e indipendenza della Magistratura. Lo ringraziamo per i suoi ripetuti interventi volti a sollecitare il mondo della politica ad abbandonare ogni proposito di delegittimare il potere giudiziario e, al contempo, accettiamo volentieri le sue raccomandazioni di continuare a guardare a tutti i motivi e gli aspetti della crisi del sistema giustizia, offrendo con rigore, misura e senza scendere sul terreno dello scontro la (nostra) disponibilit (che sempre vi stata e sempre vi sar) a concreti contributi propositivi. Il nostro riverente saluto va anche al Governatore della Regione Sicilia, a tutti i Parlamentari nazionali e regionali, ai Prefetti di Palermo, Agrigento e Trapani, al rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, al rappresentante del Ministro della Giustizia, al Sindaco della citt di Palermo e a tutti gli altri Sindaci dei Comuni del distretto, al Presidente della Provincia di Palermo, a tutti i Vescovi e soprattutto al nostro Arcivescovo Mons. Paolo Romeo. Un cordiale saluto al Magnifico Rettore dellUniversit degli studi di Palermo e agli esponenti del Senato accademico che con la loro presenza danno maggiore risalto all'inaugurazione dell'anno giudiziario a testimonianza di quei principi di unit e collaborazione 2
  • 5. che legano, pur nella diversit dei ruoli, tutte le Istituzioni della Repubblica. Un doveroso saluto va anche agli Avvocati tutti e, in particolare, agli esponenti dei Consigli dellOrdine, delle Associazioni Forensi e dellAvvocatura dello Stato, ringraziandoli per il loro apporto collaborativo nella risoluzione dei problemi organizzativi che purtroppo continuano ad affliggere i nostri uffici giudiziari. Un saluto e un vivo apprezzamento allArma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza, alla Polizia Penitenziaria, alle Polizie Municipali, ai Vigili del Fuoco e alle Guardie Forestali per la loro costante e preziosa collaborazione con lAmministrazione della Giustizia. Un apprezzamento riconoscente rivolgo ai Dirigenti, ai Segretari e al personale amministrativo di tutti gli uffici giudiziari del Distretto ed al personale U.N.E.P. per il loro competente e serio impegno di lavoro. Saluto i rappresentanti sindacali ed i rappresentanti della stampa, con la certezza che la loro professionalit e la loro sensibilit istituzionale li render maestri della corretta informazione, garantendo cos il sicuro svolgimento di indagini spesso delicate. Un cordiale benvenuto a tutti i cittadini presenti e agli studenti delle scuole superiori di Palermo e ai loro docenti, che ringrazio per la loro gradita partecipazione. Un ultimo saluto ai Magistrati ed al personale amministrativo in pensione e a coloro che nel decorso anno ci hanno lasciato e che sono rimasti nel nostro ricordo e nel nostro cuore. Un grato e commosso pensiero, infine, ai numerosi colleghi che, nellesercizio delle loro funzioni di Magistrati, sono rimasti vittime del terrorismo o della criminalit organizzata. 3
  • 6. PARTE PRIMA 1. STATO DELLA GIUSTIZIA IN GENERALE Sullo stato dellamministrazione della giustizia in generale, nulla da aggiungere a quel che stato detto negli anni precedenti e da ultimo, ieri, dalla cattedra pi prestigiosa della Magistratura al cospetto del Capo dello Stato e del Ministro della Giustizia. La Giustizia continua a soffrire non per la vana attesa di riforme, quanto piuttosto per il parto di numerose riforme. In effetti, a cominciare dal codice di procedura penale alla istituzione del giudice unico di 1 grado, dalle sezioni stralcio ai ripetuti interventi modificativi del processo civile, dalla definizione dei procedimenti in materia di diritto societario alla riforma dell'Ordinamento giudiziario, senza far menzione di una miriade di altri provvedimenti normativi di minore impatto e di ristretto campo applicativo, la Giustizia da non pochi anni interessata da un'attivit riformatrice intensa e continua, di tipo alluvionale, che ha lasciato irrisolto lo stato generale di crisi dellIstituzione giudiziaria, macroscopica- mente rappresentato da un grave sintomo patologico, consistente nella sua, ormai cronica, lentezza. L'Italia detiene il non lusinghiero primato, in Europa, del maggior tempo impiegato dai magistrati nella definizione dei processi, sia civili che penali. La legge 24 marzo 2001 n 89 (cosiddetta legge Pinto), lungi dall'aver alleviato tale disfunzione, ha, al contrario, aumentato il contenzioso civile delle Corti d'Appello, adite per l'accertamento e la determinazione dell'equa riparazione conseguente alla violazione del principio della ragionevole durata del processo e non ha, peraltro, consentito di realizzare lo scopo primario per cui la citata legge era stata adottata, rappresentato dalla elimi4
  • 7. nazione del contenzioso davanti alla Corte Europea dei diritti dell'uomo per violazione dell'art. 6 della relativa Convenzione. Le controversie civili, non escluse quelle di lavoro, ed i procedimenti penali approdano al traguardo del giudicato dopo qualche lustro. Non infrequentemente le procedure contenziose si protraggono ben oltre la vita delle persone che le avevano promosse, cosicch, a volte, la sentenza definitiva non conclude un processo ancora animato da posizioni conflittuali, ma un rito, divenuto inutile rispetto alla vicenda umana, segnata inizialmente da contrasti su interessi patrimoniali o di altra natura o dal dramma dell'imputato e delle persone offese. Il lungo e vano decorso del tempo consegna al ricordo, sempre pi remoto e sbiadito, il fatto che era stato portato alla cognizione del giudice, i cui risvolti, sia di rilevanza penale che civile, a distanza di anni dall'accadimento del fatto stesso, si sottraggono talvolta a valutazioni che ne giustifichino ancora la sanzionabilit. L'eccessivo ritardo, con cui si concludono i processi, svilisce l'attivit giudiziaria e per giunta la rende oltremodo dispendiosa sul piano finanziario, sia per lo Stato che per gli utenti. Epper il ritardo non dovuto a cause interne all'attivit giudiziaria, che pure sussistono, ma sono di trascurabile incidenza. Intendo riferirmi alla complessit delle procedure, alla conduzione del