Cabaret Voltaire febbraio 2013

Click here to load reader

  • date post

    14-Mar-2016
  • Category

    Documents

  • view

    216
  • download

    3

Embed Size (px)

description

Cabaret, voltaire, febbraio,2013 I maiali di Chesterton, Mythos, Miyazaki, Red Carpet, moda, cultura, cinema, teatro,

Transcript of Cabaret Voltaire febbraio 2013

  • I maiali di Chesterton \ Mythos \ Miyazaki \ Red Carpet

  • SOMmARIOIO AMO I MAIALI pagina 4

    La verit nel mythos, la verit del logos pagina 8

    Miyazaki ti voglio bene pagina 10

    FENOMENOLOGIA DEL RED CARPET pagina 14

  • http://on.fb.me/vfJpf6

    SOMmARIO

  • 4IO AMO I MAIALI

  • Mercoled sera ho tentato di accarezzare un maiale. Gioved, dopo pranzo, ho letto un libro in cui venivano elogiati i maiali. "Non sono mai riuscito a capire perch i maiali non possano essere animali da compagnia. Innanzi-tutto sono bellissimi. Chi pensa il contrario non guarda nulla con i propri occhi, ma solo attraverso gli occhiali degli altri. La forma di un maiale (mi riferisco a un maiale davvero in carne) tra le pi incantevoli e prosperose della natura; il suino presenta le stesse grandi rotondit, agili linee sinuose eppure corpose, che vediamo in un corso d'acqua impetuoso o in una nuvola che passa nel cielo". Il libro in questione La seriet non una virt, di G. K. Chesterton, e raccoglie dei brevi saggi usciti per alcuni giornali inglesi nel corso della sua vita. Il maiale che ho tentato di accarezzare mercoled sera, invece, un bellissimo maiale (probabile anche fosse femmina) che vive in una fattoria nei pressi di Sovizzo. Bello (o bella) come un corso d'acqua o come una nuvola. Non potr pi guardare corsi d'acqua e nuvole e tanto meno maiali come prima.Ora, questo potrebbe essere l'inizio di un testo estremamente animalista. Ma io amo gli animali, non potrei mai scrivere un testo estremamente ani-malista. E poi amo gli uomini (nel senso di esseri umani) altro motivo per cui non potrei mai scrivere un testo estremamente animalista. Fra l'altro in fattoria mercoled sera mi hanno detto che quando entrano nei recinti dei maiali e le femmine sono in calore, se sei un maschio ti prendono d'assalto,

    se sei una femmina come loro ma umana, invece, ti cacciano fuori. Per non parlare del loro fiuto indipendentemente dal fatto che siano maschi o fem-mine. Ho letto da qualche parte (questo non me l'hanno detto in fattoria) che i pi grandi navigatori del mondo al posto del GPS si portavano sempre a bordo qualche maiale, in passato, perch quando si perdevano bastava buttarne uno in mare e lui col suo fiuto fenomenale sentiva odore di terra a distanze abissali e si metteva a nuotare mirando nella giusta direzione. Altri motivi per cui amo gli animali; in particolar modo, da qualche giorno, i maiali.Tornando al libro di GKC, sono due gli articoli (almeno fra quelli che ho letto finora) che parlano di animali, e del rapporto fra uomini e animali. Entrambi carichi di buon senso. Il primo prende il (nostro) discorso apparentemente alla lontana, trattando innanzitutto di seriet. "Non amo la seriet. Penso che sia antireligiosa. O, se preferite l'espressione, un vezzo di tutte le false religioni. Chi prende tutto seriamente colui che idolatra ogni cosa". Ma dal concetto di seriet si passa in fretta agli animali, perch in effetti tutti gli animali tranne l'uo-mo sono seri (il ghigno delle iene non fa testo appunto perch un ghigno). A parte gli uomini estremamente appassionati di animali, aggiunge GKC. Quelli che li venerano, insomma. Come gli antichi egizi o le ricche e anzia-ne signore contemporanee che si portano appresso quei poveri cagnetti in

    5

    di Giuseppe Signorin

    IO AMO I MAIALI

  • 6maschera. Non solo le ricche e anziane signore, a dire il vero. "L'amore per gli animali pu essere sensato o insensato: la definizione pi calzante che spiega questa differenza che quello insensato per gli animali serio". Cre-do di sapere chi ama di pi un animale fra un'animalista nuda col cagnetto in pelliccia sintetica nella cuccetta, un mangiabistecche da supermercato che si scandalizza se vede ammazzare una bestia come ammazzano quelle che poi si ritrova formato bistecca al supermercato forse senza sapere che prima di finire in formato bistecca al supermercato erano qualcos'altro, e mio nonno che dava da mangiare alle sue galline per poi tirargli il collo e fare tutto quello che di disgustoso c'era da fare prima di papparsele. Beh, non l'animalista nuda ad amarlo di pi, un animale. E neanche il mangiabi-stecche. Che poi mi sento fare la morale da quelli convinti che l'uomo non altro che un animale, come se gli animali fra di loro non si mangiassero. Con la mia ragazza posso andare avanti ore su questo argomento, senza che ci capiamo, ma chiunque voi siate non siete la mia ragazza, magari solo uno di voi la mia ragazza, ma neanche troppo magari, perch se uno di voi fosse la mia ragazza (uno nel senso di una) poi davvero s che dovrei andare avanti ore su questo argomento, invece voglio andare avanti solo qualche al-tra riga con qualche altra citazione di GKC prima di tirare una conclusione,

    e il fiato. "L'unico atteggiamento corretto nei confronti degli animali quello comico. Proprio perch comico, affettuoso. E proprio perch affettuoso, non mai ossequioso". E: "i due eccessi presenti alle estremit dell'attuale societ esasperata sono la crudelt e la venerazione verso gli animali. Deri-vano entrambi dall'esagerata considerazione nei loro confronti: i crudeli li odiano; gli stravaganti li adorano e forse li temono". Bene. Passiamo al secondo articolo, che parla appunto di maiali. C' un altro passo cui vorrei accennare, oltre a quello nelle righe iniziali, proveniente dallo stesso testo, un passo in cui GKC trova il modo di apprezzare quella che per i pi non poi tanto una qualit, ma che lo accomuna ai maiali: la pinguedine. GKC era decisamente pingue, e con cognizione di causa sostie-ne che la pinguedine una qualit preziosa, perch suscita modestia in chi la possiede. Geniale. Ci penso un attimo e mi viene voglia di ingrassare. Ci penso ancora e mi torna in mente quel bel maiale in carne che ho tentato di accarezzare mercoled sera... Quel bel maiale rosa... In conclusione giunto il momento di tirare una conclusione. Eccola: io amo i maiali e amo ancora di pi chi li ha fatti, perch non credo siano venuti fuori cos a caso. Ma questo un discorso cos semplice e perfetto che ci sono voluti secoli di sforzi disumani per ingarbugliarlo.

  • 7

  • 8di Marco Piazza

    Cera un tempo in cui mito non era si-nonimo di favola o fantasia, ma rappre-sentava la verit sulle origini del mondo e sul rapporto fra gli uomini e gli dei. Il mito comincia ad essere considerato finzio-ne quando la filosofia, che lo aveva accompa-gnato per un breve tratto allinizio della sua storia, lo disconosce come verit rivelata, presentandosi come lunica via per conoscere il mondo e luomo: essa sola sa dare ragione di ci che comunica, essendo la portatrice del logos. Il mito viene eliminato quindi dallambito della conoscenza in quanto non sa dimostrarsi vero, anche se si definisce vero solo ci che si pu dimostrare, e naturalmente il mito non si pu (o deve?) dimostrare. Esso stato quindi relegato a sapere secondario fino al romanticismo, che ne ha recuperato il valore simbolico ed evocativo, ed ritornato alla ribalta

    culturale nel ventesimo secolo, grazie agli studi delletnologia e

    della filosofia contemporanea. Ba-sti pensare ad Heidegger, il quale ri-

    teneva che il mito (platonico) segnasse un superamento fecondo della ragione,

    incapace di "spiegare la vita".Mythos in greco significa parola (indiscutibi-

    le), e prende deriva dallatto di comprendere; my-thos la parola vera in assoluto che va aldil della smentita,

    provenendo da una rivelazione (o mostrazione) autentica ed incontro-vertibile; non univoca, non mai delimitata una volta per tutte, ma apertura, svelamento, significazione multipla, potenza evocativa rinnovata di continuo. Anche logos significa parola, ma il significato oggi totalmente diverso rispetto a quello di mythos: alcuni studiosi contemporanei sosten-

    La verit nel mythos, la verit del logos

  • 9gono infatti che i due termini possono essere considerati interscambiabili, e non in conflitto, specialmente allinizio dellera filosofica. Logos presuppone infatti una di-mostrazione da una serie di mediazioni di ragione; si riferisce infatti al discernere, al riflettere: si tratta di convincere, difendere, spiegare, concettualizzare, sciogliere progressivamente lintreccio della realt analiz-zandola, alla ricerca di un sapere che possa dar ragione di s.Gli studiosi nel corso degli anni hanno offerto diverse letture del fenomeno mitologico: esso pu essere considerato come unillusione della coscienza collettiva, una divinizzazione di personaggi storici, un insieme di spiegazio-ni di fenomeni naturali, un riflesso culturale di strutture sociali, ma anche e soprattutto un tentativo cumulato nel tempo di dare risposte alluomo sugli interrogativi profondi della propria esistenza. Il mito si tramanda da tempo immemore ed ha un suo valore ed un motivo di credibilit in quanto un sapere offerto ai progenitori direttamente dagli dei: alcuni storici delle religioni hanno ipotizzato che la somiglianza di fondo dei miti possa far supporre ad una rivelazione primitiva di dio agli uomini. In una prospettiva

    La verit nel mythos, la verit del logospi sociologica, le molte coincidenze dei vari racconti mitici e le costanti mi-tologiche fanno riflettere sullapertura dellessere umano alla trascendenza e alla spiritualit.La conoscenza mitica quindi soprattutto conoscenza religiosa: spiega la relazione fra gli uomini e le divinit, e descrive le origini ed il destino finale delluomo; altres unespressione umana di principi astratti, una conoscenza sovrarazionale, che trascende la visione parziale e parziaria delluomo; lo sforzo di conoscere linconoscibile, la verit intrasmissibile in altri modi, la matrice generatrice di senso. Si tratta di una narrazio-ne dotata di verit esistenziale, che coglie il reale come totalit e cerca di carpirne il significato. Lessenza del mito quindi la trasmissione di verit cos elevate da trascendere la nostra comprensibilit, cos da poter (dover) essere espresse solo in maniera simbolica, con un linguaggio polisemantico che non paragonabile alla parola chiara ed oggettiva della filosofia e del-le scienze, nonostante rappresentino anchesse un tentativo di dare, sotto unaltra prospettiva, un senso ed uninterpretazione del mondo. Filosofia e mito si sorreggono quindi a vicenda, ed illuminano sotto diverse angolazio-ni la realt: in questo senso il mito una forma di conoscenza comparabile con la filosofia: entrambi nascono come risposta alla meraviglia e allo stupo-re delluomo nei confronti della natura.Come dicevano i romantici, il mito la verit detta dai poeti, e rende possi-bile la vita.

  • 10Miyazakiti voglio bene

  • 11

    Sar perch inizio a distaccarmi, anche se poco convintamente, dal periodo adolescenziale, sar perch la con-giuntura socioeconomica ci obbliga a guardare al mondo ancora con lenti troppo scure, sar semplicemente per-ch adoro ogni espressione sensata e sottolineo sensata che la cinematografia esprime, sar per altri infiniti motivi ancora, ma la mia urgenza del senso di meraviglia oggi particolarmente accentuata e per soddisfarla mi accorgo di muovermi quasi inconsciamente entro perimetri ben delineati: quelli dellanimazione. A soccorrermi in questo momento di bisogno di rifugio fantastico sono soprattutto i lavori di Hayao Miyazaki, saturi di una be-nefica libert inventiva: Il mio vicino Totoro (88) e La citt incantata (2001), su tutti. Libert inventiva, dicevamo, che ad esempio si esplica nella convivenza di storie verosimili, quotidiane (ne Il mio vicino Totoro due sorelle e il loro padre trascorrono le settimane in attesa che la madre sia dimessa dallospedale) ed elementi di sfrenata fantasia (nello stesso lungometraggio le bimbe incontrano alcuni Totoro, animali piccoli o giganteschi, colorati, camaleontici e invisibili agli occhi degli adulti, che le aiutano in momenti particolarmente complicati; prove-nienti da un mondo altro, florido e pacifico, si muovono camminando, saltando, volando o grazie ad un favoloso, sornione ed efficientissimo gatto autobus).Al cospetto di Rosemarys Baby (68) lo spettatore percepisce la straniante indeterminatezza nel distinguere la realt dal sogno o dalla psicosi della protagonista: la donna davvero gravida del demonio o la sua mente ormai labile e inattendibile? I vecchi vicini di appartamento sono semplicemente innocue anche se invadenti cariatidi della borghesia newyorkese, o stregoni in borghese? Nel corso del film ce lo si chiede di continuo, per-ch lambiguit elemento portante della sua struttura narrativa. Ecco, pur lontanissimo dal lavoro di Polanski, anche Miyazaki si diverte a smarrirci nella medesima inquietudine dovuta allindeterminatezza che si alimenta nellintersecazione o nella convivenza di una realt concreta e di una magica: i Totoro sono davvero pre-senti oppure partoriti dalla fantasia delle bambine? Quando la protagonista del film del duemilauno scopre la mutazione dei genitori in enormi maiali, vigile o sta sognando? E lintera incredibile avventura che vive in

    Miyazakiti voglio bene

    di Federico Tosato

  • 1212

    mezzo a personaggi fantastici, reale o in conclusione del lavoro scoprire-mo trattarsi solo di angosciosi incubi o di fantasie adolescenziali?S, confermo: il mio attaccamento a Miyazaki dovuto al fatto che molte situazioni narrative da lui sviluppate le riconosco come necessit o perlo-meno come aspettative concrete. A partire dal mio bisogno di cambiamento, primariamente geografico; le situazioni che coinvolgono i personaggi dei due film in esame muovono dallo spostamento degli stessi: mai le bimbe di cui sopra avrebbero incontrato i Totoro, se non si fossero trasferite, cos come la protagonista de La citt incantata, mai si sarebbe imbattuta in un luogo tanto meraviglioso quanto terrificante come risulter essere quello del titolo, se non fosse stato per il suo approdo in un nuovo paese. E se non un cambiamento di luogo, comunque lattraversamento di una soglia, una sorta di passaggio liminale: le protagoniste del film dellottantotto, per raggiungere il mondo altro, percorrono prima uno stretto corridoio tra la vegetazione e poi si insinuano nel tronco di un enorme albero secolare o millenario, mentre nel lavoro successivo occorre muoversi lungo un corrido-io che attraversa un palazzo e una sorta di sala dattesa ormai in decadenza,

    per poter immergersi in quella realt parallela. E pi in l, nello stesso film, scopriremo che per risolvere la situazione occorrer attraversare in treno (ecco ancora un mezzo di trasporto che permette di spostarsi, dopo il gatto autobus) un tratto di terraferma ricoperta per dallacqua terra e acqua perci si accatastano, come il mondo reale e quello fantastico : lennesimo mutamento di luogo necessario alla protagonista. Il nostro o perlomeno il mio attuale desiderio di svoltare (professionalmente, economicamente, socialmente, politicamente), a causa di un periodo tanto sfavorevole come quello presente, richiederebbe, per riuscirci celermente, laiuto di alcuni deus ex machina, inesistenti nella realt, ma presenti invece altrove, grazie allinventiva dellautore giapponese: i Totoro da una parte, la strega buona dallaltra; personaggi dai poteri sovrumani che permettono di sbrogliare le magagne delle protagoniste e, nella nostra fantasia, pure le nostre. Chiss che a breve anche a noi non capiti di incontrare dei salvifici animaloni colo-rati o delle vecchie streghe che sostengano con i loro poteri le nostre mille, umanissime, complessit e complicazioni. Anche per la capacit di donarmi simili infantili speranze, Miyazaki ti voglio bene.

  • 1313

  • 14

    FENOMENOLOGIA DEL RED CARPETdi Paolo Armelli

  • 15

    Uno dei luoghi comuni sugli Americani che forse pi di altri pu corrispondere al vero quello riguardo al fatto che hanno sempre bisogno di qualche fenomeno sociale o momento aggregativo su cui concentrare in massa la loro attenzione. Non un caso che, fra Thanksgiving e compagnia bella, inizino a preparare il Natale prati-camente a met ottobre. E finito quello, a invadere rotocalchi, tele-visioni e chiacchiericci ci pensa, da inizio gennaio, la awards season, ovvero quellinnumerevole successione di premi cinematografici che fa un bilancio dellanno precedente, distribuisce statuette di varie fogge a destra e a manca e prepara la scena per levento finale: gli Oscar.Dellawards season fanno parte, fra gli altri: gli Annies, per i film animati; i SAG awards dati dalla sindacato degli attori; i premi DGA decisi dai registi; i Peoples Choice Awards; i Golden Globes, conferiti su decisione dellas-sociazione della stampa straniera; gli Spirit Awards dati ai film indipenden-

    ti; i BAFTA che sono inglesi, ma non ci si fa mancare nemmeno quelli; e uninfinit di premi minori, fra cui i Razzie, ovvero i riconoscimenti per gli attori pi cani. Oltre agli Oscar, che a febbraio segnano la fine del periodo pi intenso per le premia-

    zioni cinematografiche, ci sono disseminati in giro altri eventi, come gli Emmys per la televisione o i Grammys per la musica. Ma

    perch gli Americani e di conseguenza tutto il mondo vanno matti per i premi? La risposta molto semplice: per il red carpet.Il red carpet la quintessenza della celebrazione hollywoodiana proprio perch lesaltazione di ci che Hollywood rappresenta pi compiutamente: leffimero. Eppure il tappeto rosso una tra-dizione che si perde nei secoli, un segno di rispetto e di onori-

    ficenza che si riserva allaccoglienza degli ospiti pi illustri. Pare che le pri-me tracce di questa usanza si possano trovare perfino in Eschilo, mentre il colore rosso delle tappezzerie e degli

  • 16

    apparati di celebrazione stato fissato iconograficamente nei pi famosi quadri rinascimentali. Di l a diventare il simbolo con cui si idolatrano i re e le regine dei nostri tempi gli attori il passo breve.Red carpet significa soprattutto unaltra cosa: moda. C unintera industria che gira attorno ai pochi momenti che si consumano sul tappeto rosso pri-ma della cerimonia vera e propria: una marea incommensurabile di foto-grafi, assistenti, pr, stylist, truccatori, sarti, buyer, aggiustatori, gioiellieri, giornalisti ecc. A volte si pu anche diventare molto potenti nel settore: Rachel Zoe, prima di guadagnarsi un suo reality show e una propria linea di vestiti, si era affermata come una delle stylist pi potenti di Los Angeles, rivaleggiando in influenza con la notoria Anna Wintour di Vogue America e, come lei, imponendo che le sfilate dei pi grandi stilisti non cominciassero finch non si fosse seduta lei in prima fila.Esistono poi rituali ormai inossidabili per ci che gira attorno al tappeto rosso. La domanda di rito : Di chi il tuo abito?, Chi indossi stasera? alludendo alla marca del vestito che fascia lattrice di turno. Anche il porta-mento mentre si sfila ha le sue codifiche e, ad esempio, pare che a brevetta-re la posa pi di successo di fronte ai flash dei fotografi sia stata Kimora Lee Simmons, modella e star della tv: gamba destra dritta e tesa, gamba sinistra di 30 in avanti, mani sulla vita, petto in fuori e schiena arcuata allindietro (provateci, poi vedete se comoda). A Victoria Beckham va invece il merito di aver collaudato un gesto che pu far guadagnare milioni pur sembrano semplice e spontaneo: se avete un anello dal valore inestimabile per cui ave-te un contratto con uno sponsor extralusso, potete metterlo in bella vista semplicemente accostando la mano al viso facendo finta di sistemarvi una ciocca di capelli, proprio nel momento in cui i fotografi stanno per immor-talarvi. Guadagno garantito.Ma se tutti questi riti servono a rendere il mondo del red carpet un univer-so luccicante e magico, la parte pi divertente sta proprio della dissacrazio-ne di tutto ci. Siti e blog della rete hanno fatto fortune criticando e dando i voti ai vestiti pi improponibili delle stelle dello spettacolo; sul canale E! (non pi trasmesso in Italia) il programma Fashion Police, condotto dallir-

  • 17

    riverente comica Joan Rivers, disseziona gli abiti delle star per scovare gli errori modaioli pi imbarazzanti. Perch il paradosso sta tutto l: le dive di Hollwood passano settimane e settimane per essere perfette, investono mi-lioni per apparire al meglio e il pi originali possibili e tutto ci si consuma in pochissimi minuti, quasi attimi, magari col pi improbabile abbinamento o laccessorio pi sconsiderato a rovinare tutto quanto.Daltronde anche il red carpet, come tutti i rituali che si rispettino, ha le sue regole feree: agli Oscar, ad esempio, gli uomini dovrebbero portare tutti lo smoking (gli americani lo chiamano tuxedo) e le donne rigorosamente la-bito da sera, possibilmente a spalle coperte (anche se di solito si iniziano le registrazioni di pomeriggio, sotto il cocente sole losangelino); meno rispetto-si delletichetta, invece, i Grammy Awards, dove la sperimentazione vista di buon occhio: lanno scorso la prorompente Nicky Minaj si presentata bardata da Cappuccetto Rosso con tanto di Papa al seguito; lanno prima era stata Lady Gaga a dominare la scena presentandosi dentro un enorme uovo, che lei ci teneva venisse chiamato vascello.La regola principale affinch un abito resti alla storia, comunque, mixare un po di coraggio a un innato senso dello stile, per non parlare dellele-mento che serve in ogni cosa: la fortuna. Chiedete a Jennifer Lopez, met del cui successo si deve probabilmente a uno scollatissimo Versace verde con cui si present ai Grammys del 2000; o a Elizabeth Hurley, il cui lungo vestito nero tenuto assieme da spille doro (sempre Versace) con cui si pre-sent alla prima di Quattro Matrimoni e un Funerale ormai conosciuto semplicemente come The Dress. Per il versante opposto, invece, gli scivoloni cio che nessuno canceller dagli annali ma che possono comunque rima-nere impressi nellimmaginario, potete rivolgervi a Bjork: labito a forma di cigno con cui s presentata agli Oscar 2001, firmato dalla stilista macedone Marjan Pejoski, uno dei pi orribili e al contempo memorabili abiti mai visti su un tappeto rosso. Poi una certa Gaga osa addirittura andare in giro con della carne cruda addosso, ma quella unaltra storia

  • Aprile

    REDAZIONE: nicolettamai albertofabris marcopiazza federicogobetti giuseppesignorin paoloarmelliGRAFICA: amosmontagnaEditrice Millennium, piazza Campo Marzio 12 Arzignano (VI)www.corrierevicentino.it | [email protected]

    http://on.fb.me/vfJpf6