Cabaret Voltaire Febbraio 2011

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Da febbraio tornano con cadenza mensile le pagine diCabaret Voltaire, l’inserto culturale del Corriere Vicentino.

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  • 1Vizio di forma> Il mistero di Thomas Pynchon

    Ultimo TangoLavvventura del vetroIncipit&ExplicitEyeswideshutHeartbitSpeakersCorner

    Febbraio 2011

  • 2

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    tag src= Ultimo Tango; {sudo:setpage} (8)

    tag src= Lavventura del Vetro; {sudo:setpage} (12)

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    set index Speakers Corner; un (setpage)> Un ragionamento darwinista; > La vita un dollaro donore;

    > Mio nonno un punk;

  • 3Da febbraio tornano con cadenza mensile le pagine di Cabaret Voltaire, linserto culturale del Corriere Vicentino.

    Quando abbiamo deciso di varare la rubrica sul web, abbiamo pen-sato alle nuove opportunit che questo strumento ci offriva rispet-to alla carta stampata. Innanzi tutto il poter disporre di uno spazio potenzialmente illimi-tato, che ci consente di aprirci a sempre nuovi spunti e idee, ci ha indotto a strutturare il progetto secondo una prospettiva di pi ampio respiro.I contenuti sono stati ampliati con interventi che vanno dalla let-teratura al cinema, dallarte alla musica, senza dimenticare uno spazio per lanalisi e la riflessione. Materiale eterogeneo che pu appartenere a una dimensione locale cos come internazionale e che ha come minimo comun denominatore la volont di creare un luogo di confronto e di ricerca.

    Auspichiamo, infatti, che la pluralit degli argomenti e delle voci contribuisca a dar vita a un percorso di discussione e a fare delle pagine di Cabaret Voltaire un riferimento per quanti nella nostra provincia sono interessati alle diverse manifestazioni della cultura. Questo primo numero un esperimento. Lavoreremo perch il pro-getto si affermi e sviluppi grazie anche ai preziosi suggerimenti che vorrete darci.

  • 4Paolo ArmelliSoundtrack: Pet Sounds -Beach Boys-

    ultimo libro di Thomas Pyn-chon, autore che in America per il suo alone di mistero un culto quasi alla pari di Salin-ger (e, per certi versi, in modo

    sottilmente pi iconico e underground) mentre qui da noi non se lo fila prati-camente nessuno, si chiama Inherent Vice ed uscito in questi giorni, in Italia, per Einaudi col titolo Vizio di forma: que-sta ultima fatica unisce al meglio la sua fantasmagorica poetica dellaccumulo e dellassurdo e una leggerezza nella tra-ma e nelle battute dalla freschezza asso-luta. Latmosfera di fine Sixties, mentre il fenomeno hippie affrontava seminco-sciente la sua fine sopraffatto dallau-toritaria America di Reagan, avvolge le

    strampalate indagini del detective priva-to Doc Sportello, tutto impegnato a risol-vere gli assurdi casi dei suoi ancora pi assurdi clienti, la propria situazione sen-timentale incasinata e la propria memo-ria minata dallassunzione massiccia di qualsiasi tipo di droga. Un viaggio ironi-co e spassoso che ci guida nei meandri paranoici e suburbani di una L.A. come immersa in una sorta di nebbia psiche-delica di cui anche chi non ha vissuto quegli anni avr immediata nostalgia.La poetica che sta dietro al romanzo si potrebbe riassumere, alla luce di tutta la vicenda, in due parole: indagine e para-noia. La prima un pallino di Pynchon: quasi tutti i suoi personaggi hanno enig-mi da risolvere, tracce da inseguire, mi-

    Vizio diForma

  • 5steri da sbrogliare. Il loro compito sem-pre minato da una realt sfuggente che loro non hanno i mezzi n culturali n psicologici (e forse nemmeno la volont) per affrontare: a questo proposito che entra in gioco un altro chiodo fisso pyn-choniano, lentropia, cio limpossibilit di sfuggire alla dispersione di informazioni tanto da rendere ogni tipo di comunica-zione praticamente inutile. Daltra parte gli improvvisati investigatori di Pynchon, Doc Sportello in primis, soffrono di os-sessioni che li fanno vivere a un livello di realt superiore o almeno ulteriore: la paranoia che li domina, sia essa vagliata da droga, fumo, psicofarmaci o altri tipi di dipendenza o semplicemente da acci-dia esistenziale, li conduce a gettarsi in

    questi intrighi inestricabili pur sapendo di poter difficilmente arrivare a una so-luzione. Sotto tale aspetto interpretano una condizione profondamente umana, quella della ricerca: siamo in quanto ci poniamo domande, in quanto vogliamo risposte. Poco importa che la realt che Pynchon descrive sia un universo in cui le domande si moltiplicano senza sosta e in cui ogni cosa, non essendo mai come appare, risulta astratta da ogni possibi-le comprensione. Importa invece che la realt che Pynchon descrive una real-t profondamente americana: gli hippie, Nixon, le infinite highway californiane, i detective privati, la malavita dei casin e ancora la televisione ipnotica, i magnati che organizzano falsi rapimenti, i bordelli

    Thomas Pynchon nato l8 maggio 1937 e si laureato alla Cornell University prima in ingegneria e poi in letteratura. E questo tutto quello che si sa di lui. Fin dai tempi del suo esordio letterario (V., 1963) nessuna notizia mai trapelata sulla sua vita. Rilascia rarissime interviste, non si sa dove abiti, parla solo col suo agente, di lui esiste solo una foto ai tempi del servizio militare in marina. Solitario e burbero forse pi di J.D. Salinger, una volta qualche giornalista avanz lipotesi che i due autori fosse in realt la stessa persona; Pynchon rispose: Questa bella. Ma riprovateci.

  • 6gestiti da asiatici ecc. E una America dei suburbs, del sotterraneo, dellalternativo, delloscuro. lAmerica vera e di pancia, verrebbe da dire, anche unAmerica che non c pi, unAmerica idealizzata nel suo mito di ribellione e di alternati-va, nel suo sogno irrealizzato, nella sua perfezione mai risolta e sempre contrad-dittoria. E dunque non pu che essere la dimensione del mistero e della para-noia, appunto, che non genera altro che disadattati. Ma sono disadattati simpati-ci, quasi ingenui e immacolati. Forse la forza di Inherent Vice proprio questa: lintricata (e inutile) indagine che vi sot-tesa viene attraversata dal protagonista Sportello con assoluta tranquillit, quasi indifferenza, in lui non si notano pertur-bazioni, cambiamenti; come se fosse abitante di un tempo in cui il mondo stesso poteva scivolarti addosso, lui non

    ti disturbava se tu non lo disturbavi.Eppure quel mondo Pynchon lo descrive gi al suo tramonto: i felici tempi hippie lasciano spazio ad anni pi seri, pensosi e cupi. Il mito americano era gi pronto ad aggiungere alla sua aura altri simboli, altre contraddizioni. E i personaggi di Py-nchon? Loro rimangono sempre l dove sono sempre stati, un po menefreghisti, un po fintamente preoccupati, sempre per al di fuori di tutto, anche un po sornioni nellosservare una realt che sfida continuamente la caduta nellabis-so, sicuri che quella caduta non li riguar-der. In una specie di abisso, nellinferno cos ampio e quotidiano e omnicompren-sivo degli outsider, loro ci sono gi, pieni di paranoie e coi loro misteri da portarsi appresso.

  • 7Un riferimento a Thomas Pynchon e alla sua prima opera, V., nascosto nelle pagine del nuovo romanzo

    di Jonathan Frazen, Freedom (presto in Italia col titolo Libert).

    La protagonista, infatti, descrive un suo coetaneo un po alternativo tutto intento nella lettura di

    un libro: Richard indossava una t-shirt nera e stava leggendo un tascabile con unaenorme V sulla

    copertina.

    A rompere l'isolamento in cui Pynchon si trince-rato ci sono voluti i Simpsons. S, quelli gialli. Il suo personaggio, doppiato da lui stesso e ca-ratterizzato da un sacchetto di carta in testa con un punto di domanda sopra, compare in due episodi della serie animata: in Incertezze di una casalinga arrabbiata, commentando l'esordio di Marge aspi-rante scrittrice, dice che apprezza il libro tanto quanto gli piace rilasciare interviste; in Tutto lecito in guerra e in cucina, invece, fa il giudice in una gara gastronomica blaterando giochi di parole contenenti riferimenti ai titoli dei suoi romanzi.La voce di Pynchon pu essere ascoltata anche nel booktrailer realizzato proprio per Inherent Vice (lo si trova su You Tube).

  • 8 les dieux sen vont,les enrags restent!

  • 9 les dieux sen vont,les enrags restent!Ultimo Tango a Parigi

    Il 3 febbraio si spenta a Parigi la vita di Maria Schneider, per tutti i cine-fili una malinconica occasione per ripensare al film pi

    scandaloso della storia del cinema italiano.

    Regista e produttore furono processati e condannati per oscenit e, nel 1976, venne distrutto il negativo. Bertolucci fu condannato a due mesi ed

    impedito per cinque anni ad usufruire dei suoi diritti di cittadino (diritto di voto).

  • 10Alberto Fabris

    Soundtrack:Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano-Area-

    Inattuale, fuori tempo, datato. Moravia nota che: Il film... non fatto di eventi bens di situazioni simboliche e ideologi-che e che un film fascinoso ma di un fascino freddo perch intellettualistico. Basterebbero queste brevi considera-zioni per consentire ad uno spettatore contemporaneo di cestinare senza ri-morsi lidea di vedere o ri-vedere Ultimo Tango a Parigi, eppure gli stessi motivi che sembrano condannare la pellicola di Bertolucci al solo repertorio del citazio-nismo cinefilo, sono il vero motivo din-teresse che pu consentire una visione capace di abbandonare sul suo percorso residui di senso e flebili bagliori di luce.

    Film dalla crisi e non della crisi: 1972, le ceneri del sessantotto sono ormai fred-de e il freddo plumbeo di una Parigi as-sai pi metafisica che fisica non cessa di farsi sentire sulla pelle e nelle ossa. Tutto in ombra, tutto si svolge essenzialmen-te al chiuso di un appartamento abban-donato che, da luogo deputato allintimit famigliare, diventa luogo del