Biografia Regondi Completo

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Alessandro Boris Amisich GIULIO REGONDI (1822-1872) Concertista e compositore del Romanticismo Documentazione. Premessa. Il presente lavoro racchiude, ma non conclude, quindici anni di ricerche. Si è pensato di dare ampio spazio al materiale incontrato durante la lunga ed appassionante ricerca; materiale che è stato utilizzato e parzialmente pubblicato nei nostri articoli su Giulio Regondi, apparsi sulla rivista "Il Fronimo". Padova, 28 gennaio 1995 Alessandro Boris Amisich

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  • Alessandro Boris Amisich

    GIULIO REGONDI (1822-1872)Concertista e compositore del Romanticismo

    Documentazione.

    Premessa.

    Il presente lavoro racchiude, ma non conclude, quindici anni di ricerche.

    Si pensato di dare ampio spazio al materiale incontrato durante la lunga ed appassionante ricerca; materiale che stato utilizzato e parzialmente pubblicato nei nostri articoli su Giulio Regondi, apparsi sulla rivista "Il Fronimo".

    Padova, 28 gennaio 1995 Alessandro Boris Amisich

  • INFANZIA E DEBUTTO CONCERTISTICO

    Le fonti biografiche relative a Giulio Regondi sono concordi nel fissare la sua nascita nell'anno 1822(1), e lo stesso musicista avrebbe sostenuto di essere nato in tale anno(2). La citt di nascita dovrebbe essere Ginevra, (anche se numerose fonti propendono invece per Genova, ed alcune per Lione)(3). Il padre, (Giuseppe ?) era probabilmente milanese(4)."Il suo primo ricordo di se stesso era una grande vecchia casa vicino a Lione, dove stava con un uomo che diceva di essere suo padre e che gli dava istruzioni in italiano. Il dottor George Young, noto medico londinese, fratello del drammaturgo Charles Young, dovendo viaggiare in Italia si ferm a Lione [...] ud Giulio suonare la chitarra e rimase affascinato e stupito. Disse a Regondi di portare il bambino a Londra. Probabilmente in vista di questo scopo il piccolo fu messo a studiare cinque ore al giorno, mentre il padre usciva presto e tornava solo tardi, per la cena. La porta d'ingresso veniva tenuta chiusa a chiave per impedire che il fanciullo lasciasse la casa, dove rimaneva sempre da solo: ed un vicino della casa accanto lo teneva d' occhio e riferiva quel che il fanciullo faceva. E a seconda di ci che questi riportava, il ragazzo si poneva presso il letto del padre per recuperare il tempo che si diceva avesse perso durante il giorno. Il dottor Young soleva descrivere Giulio, in quel periodo, come un ragazzo dall'aspetto intelligente, fine e delicato; i suoi piedi erano ben proporzionati, mentre le mani erano pi forti e vigorose rispetto al resto del corpo, e ci probabilmente poich erano state usate molto fin dalla pi tenera et. Il ragazzo non ricordava di aver lasciato quella casa neppure quando un uomo venne a prendergli le misure per un abito, col quale si esib in un concerto pubblico. In quell'occasione Regondi lo vest con una tunica di velluto ornata d'oro; pure il cappello era di velluto, con piume bianche. Dietro le quinte guardava il pubblico ed era troppo spaventato per muoversi, cos Regondi prese lui e la sua chitarra tra le braccia e li piazz sullo sgabello di fronte all'uditorio. Non appena ebbe terminato il brano il pubblico prese ad applaudire ed a richiedere il bis, cosicch Giulio scapp dal palco, spaventato. Ci volle parecchio per riprenderlo e farlo suonare ancora."(5).Questo debutto pubblico avviene probabilmente a Lione, in un periodo non ben precisato, ma sicuramente precedente al 1830(6). In un' altra occasione la stessa testimone sostiene :"Ancora da Mr. Binfield: 'Giulio cominci a suonare in pubblico a cinque anni e portava un prolungamento a ditale che gli permettesse di tenere il dito [mignolo] sulla tavola';(7) ci concorda con il mio resoconto di come suonava quando era a Lione. Ed ancora: 'Tra i cinque e gli otto anni suon in ogni corte europea, esclusa la Spagna.'"(8)Possiamo quindi ritenere che Giulio Regondi inizi la sua attivit pubblica verso il 1828, anche se i concerti precedenti al periodo parigino non sono ben documentati."Alcune fonti affermano che l'uomo che si fece passare per padre non era neppure un parente, ma un tale che aveva colto l'opportunit di fare soldi per mezzo di un ragazzo dall'ingegno precoce; e non v' alcun dubbio che il duro trattamento subito nei primi anni della carriera da parte di quest'uomo ha minato la salute di Regondi, causandone la penosa malattia e la prematura scomparsa. Il ragazzo era un fanciullo prodigio con la chitarra e cos fu obbligato agli studi musicali e costretto a sacrifici da questo presunto 'padr che lo port come chitarrista prodigio in tutte le corti europee, eccetto Madrid, prima che avesse nove anni." (9)

    N O T E

    (1) A dire il vero c' un'unica fonte, POWR. [per il significato delle abbreviazioni cfr. la bibliografia] che fissa la data di nascita di Regondi nel 1722: prendendola per valida sarebbe necessario trovare una credibile motivazione al fatto che la stampa del 1830-31 parli di Regondi come di un bambino prodigio. BONE cita anche, senza meglio specificarle, delle fonti che fisserebbero la nascita del musicista nel 1824.

    (2) In MW del 1/6/1872, p.345 compare uno scritto su Giulio Regondi che riteniamo particolarmente attendibile per i seguenti motivi: 1- firmato da una certa Madame Fauche, che altrove (MW del 25/5/1872, p.332, viene definita "amica personale" del

  • musicista"; 2- riporta l' anno di nascita dopo averlo appreso da Thomas Sears Binfield, uno dei due eredi di Regondi, nonch suo esecutore testamentario; 3- tale data verrebbe a confermare quanto sostenuto da vari giornali francesi ed inglesi del 1830-31, i quali parlavano di Regondi come di un bambino di otto anni. Il testo della Fauche, indirizzato al direttore di MW, si apre cos: Caro signore, in poche righe appena ricevute da Mr. Binfield trovo i seguenti fatti relativi a Giulio Regondi: "Diceva d'esser nato a Geneva [=Ginevra]nel 1822"

    (3) curioso che sulla determinazione della citt di nascita si sia creata tanta confusione. Vediamo allora se ci riesce di rimettere un po' d'ordine. Gi la testimonianza della Fauche e di Binfield (cfr. nota precedente) ci sembra abbastanza chiara. Ma allora, ci si potrebbe chiedere, da dove nascono le ipotesi divergenti? Proviamo a nostra volta a fare un'ipotesi: i primi biografi di Regondi, quasi tutti di lingua tedesca, vedono le fonti inglesi che riportano come luogo di nascita Geneva ; proprio azzardato ritenere che abbiano tradotto "ad orecchio" in Genua, piuttosto che correttamente in Genf? A tale pasticcio si sottratto HANSL., il quale segnala correttamente: "Svizzero di nascita, dal nome italiano, Regondi era completamente inglese per patria, tipo di vita e lingua." (Analogamente AMZ VI -1846, "Giulio Regondi aus London (ein geborner Genfer)") Si pu abbandonare tranquillamente l'ipotesi Lione, ripresa in Inghilterra sulla base di qualche giornale francese e anche da BONE: in realt Lione era la citt dove Regondi aveva abitato prima di muovere verso Parigi e Londra. Nel 1926 Zuth propendeva per questa ipotesi (ZUTH1), ma nell'anno successivo si era convertito all'ipotesi genovese (ZUTH2); molto probabile che sia stato lui l'iniziatore dell'equivoco: non per nulla molti biografi successivi confermano con le loro citazioni bibliografiche di aver consultato ZUTH2. In realt l'ipotesi genovese, a nostro avviso, va rigettata definitivamente, e non solo perch Mons. Filippo Fisi, Cancelliere della Curia Arcivescovile di Genova, ci ha scritto in data 4/8/1981: "[...] Ho consultato un libro che raccoglie i nomi di localit e gli antichi cognomi in Genova e non ho trovato il cognome REGONDI. Nell'attuale elenco telefonico di Genova si riscontra tale cognome soltanto due volte: uno in comune di Arenzano e l'altro in comune di Rapallo", ma anche perch queste informazioni collimano con quelle che ci sono state fornite dalla dottoressa Liana Saginati dell'Archivio Storico di Genova (lettera del 7/9/1981): " In risposta alla Sua lettera all'Archivio Comunale in data 5/8/1981 e a quelle inviate all'ufficio Censimento e Statistica e all'Archivio di Stato di Genova, trasmesse a noi per competenza, La informo che dalle ricerche effettuate risultato che, nel periodo da Lei indicato, a Genova non abitava nessun Regondi; infatti, nel censimento della popolazione di Genova effettuato nel 1827-28 non stato registrato nessun cittadino con tale cognome. Anche nel registro della Leva del 1822, in cui sono registrati tutti i nati maschi di tale anno, non risulta nessun Giulio Regondi. D'altra parte Regondi non sicuramente un cognome genovese perch non si trova neppure nel libro di Francesca Grillo: Origine storica delle localit e antichi cognomi della Repubblica di Genova. "Quest'ultimo potrebbe essere il volume consultato anche da Mons. Fisi. Resta da dire che anche noi abbiamo consultato gli elenchi telefonici di varie localit: il cognome appare con una certa frequenza a Milano (una trentina di abbonati) e a Piacenza (meno di una decina). Da ultimo un piccolo appunto a Mario Dell'Ara; nel suo Manuale di Storia della Chitarra, Ancona Berben, egli cita i nostri articoli AMIS1, AMIS2 e AMIS3: ebbene in tali articoli la questione affrontata, a noi sembra, con una certa chiarezza; ed allora ci chiediamo per quale motivo egli continui a citare Genova come citt natale: l'ipotesi genovese, come dimostrato poc'anzi, stata da noi accuratamente vagliata, con lunghe ed infruttuose ricerche nella citt ligure; i documenti genovesi non possono fornire alcun sostegno a questa ipotesi, contro la quale crediamo debba essere letto anche il fatto che nessun documento inglese faccia riferimento alla citt di Genova. Per quanto riguarda l' ipotesi ginevrina non siamo riusciti a trovare il sostegno di alcun documento, anche se la consultazione ha riguardato soltanto i registri delle nascite, e limitatamente alla zona urbana.

    (4) Ben poco si sa della madre - tedesca di nascita secondo Harm. 1831, pp. 200-201 (notizia ripresa anche da BONE e da RADKE). Ed anche del padre, al di l delle informazioni sul comportamento da lui tenuto, abbiamo notizie abbastanza imprecise; abbiamo gi visto, all'inizio del presente capitolo, una testimonianza della Fauche dalla quale il padre di Regondi risulterebbe insegnante di italiano del dottor Young; e sempre la medesima testimone afferma: "un nobiluomo italiano a Brighton mi ha informato la sera di domenica scorsa che quand'era al ginnasio di Milano nel 1822 e 23 il vecchio Regondi era uno dei suoi insegnanti." (MW 1/6/1872, p.345) Una consultazione di alcune annate dell'Almanacco imperiale reale per le provincie del Regno Lombardo-Veneto soggette al governo di Milano, (rivista nella quale, tra le altre cose, veniva segnalato tutto il personale dell'amministrazione asburgica, compresi gli insegnanti) non ha dimostrato, per gli anni intorno al 1820, alcun insegnante col nome di Regondi. Una testimonianza diversa invece ci dice: "SIGNOR REGONDI, professore di CHITARRA e CANTO, stato l'unico insegnante del figlio. inventore di un nuovo semplice Principle of Performance on the Guitar, per mezzo del quale GIULIO ha ottenuto facilmente la possibilit di esibire le sue rare capacit musicali." (Programma di concerto, Edimburgo, 9/3/1833) L'Archivio di Stato di Milano non ci d alcuna prova che Regondi senior sia insegnante, anzi, addirittura non in grado di comprovarne l'esistenza. Poteva quindi essere facile pensare che Regondi non avesse alcun tipo di rapporto con la citt di Milano. Purtuttavia esisteva una traccia che faceva supporre il contrario, ed abbiamo deciso di seguirla. Dunque, alla sua morte, Giulio Regondi lascia in eredit una somma di mille sterline a sua "cugina Angiola Bavelli, moglie di

  • Giovanni Bavelli, via del Gallo, n. 6, Milano, nel Regno d' Italia"; con l' aiuto della Curia milanese abbiamo scoperto varie cose: via del Gallo si trovava nella parrocchia di Santa Maria Segreta, dove i coniugi Bavelli abitavano. Dal matrimonio nel 1868 nacque Giuseppa Giulia Teodora, che per mor il 5 agosto dello stesso anno, all'et di tre mesi, mentre si trovava dalla nutrice a Paderno Milanese; fu sepolta a Monza. Il matrimonio di Angiola era avvenuto nella sua parrocchia, Santo Stefano, e l'atto relativo, che si conserva nel vol. 9, tav.11, n. 44, recita: "Il giorno 1 ottobre mille ottocento cinquanta quattro avanti di me sottoscritto hanno fra loro contratto matrimonio Bavelli Giovanni Battista, nato in Milano, Parr.a di st. Fedele il giorno 6 luglio 1829 Nobile [o, pi probabilmente, nubile] (att. incisore) abit. il N. 1034 Contrada dei 2 Muri [genitori] Filippo, Milano, Sarto e Ghezzi Gaetana [..??] Sarta ed Alborghetti Angela nata sotto q.a Parr.a di S.Stefano il giorno 22 febbraio 1834 Nobile [o, pi probabilmente, nubile] cattolica modista abit. al N. 4789 Cont.Larga [genitori] fu Tommaso Mercante e Regondi Adelaide Milano Idem [?] [testimoni] Rognoni sig.Ernesto Milano, dottor in legge, al N. 602 corso Francesco - Testa sig.Antonio Milano cartolaio [?] abit. al N. 3225 Cont. Pennacchio [Annotazioni] Fatte le pubblicazioni n 3-8-10 settembre 1854 non fu opposto alcun impedimento. La sposa minorenne ha riportato l'assenso giudiziale. [L' atto si conclude con le firme]" La parrocchia milanese di Santo Stefano conserva anche l'atto di battesimo della cugina: " nata il g.no 22 [illeggibile, ma sicuramente febbraio] ore 2 ant.e e fu battezzata il g.no 23 Feb.1834 Angiola Maria Margherita legittima [di] Adelaide Regondi - Tomaso Alborghetti abit. al N. 4790 Contr.larga maritati nella Par.a di S.ta M.a del Carmine l 2 Feb. 1824, cattolici mercanti entrambi [...]" (registro dei Battesimi, Milano, Parrocchia di S. Stefano Maggiore, vol 11, tav. 3, n. 11) Proseguendo nella nostra ricerca, alla parrocchia milanese del Carmine abbiamo trovato l'atto di matrimonio cui si fa riferimento, (anche se in data diversa): "1825. li 1. Febbrajo mille ottocento venti cinque li primo Febbrajo avanti di me inf[rascrit]to pre Gaetano Micheloni Economo Spirituale in cura vacante hanno contratto S.o Matrimonio: Alborghetti Tomaso - nato nella Com.e di S. Paolo Monte Marenzo prov.e di Bergamo nel g.o 6 marzo 1787 da due anni ab.te di Mil.o sotto questa Cura [in aggiunta sopra la riga: S.Franc.o di Paola ] C.da Croce Magg. nubile d'et mag.e domestico [genitori] Alborghetti Franco di S. Paolo sud.[detto] agente - Ravasia fu Elisabetta di S. Paolo sud. cucitrice [?] Regondi Adelaide nata in Mil.o sotto la Cura di S. Tomaso nel g.no 5 Aprile 1795 ora abit. sotto questa Cura. V. Melone n.o 1667 nubile d' et maggiore sarta [genitori] Regondi Ambrogio di Bovisio sarto - Gatti fu Teresa di Milano cucitrice [Testimoni] Steffanoni Luigi di Oggiono filatore di seta abit. C.da delle Meraviglie n.o 2371 - Stucchi Luigi di Vedano cuoco abit. C.da di P. Nova n.o 1476 [annotazioni] Si sono premesse le tre consuete proclamazioni [... Seguono le firme ]" (Milano, S.M.del Carmine, Registro Matrimoni 1828/38, tav. 39, n. 5). Risulta evidente che Giulio avesse mantenuto qualche rapporto con la sua famiglia se, pur essendo in Inghilterra dal 1831, in grado di conoscere una cugina nata nel 1834 e di sapere il suo indirizzo successivo al matrimonio, avvenuto nel 1854. In questa nota sulla famiglia vale la pena segnalare un ultimo dato: l'ipotesi, (formulata da un critico musicale che l'aveva conosciuto molto bene), che Giulio fosse imparentato con alcuni membri della nobilt: "La sua storia fu triste e piena di mistero, il che aggiunse certamente ulteriore curiosit intorno al suo talento; e molte furono le storie che si sussurrarono sulla sua origine e sulla sua famiglia. Era molto richiesto a Londra e godeva di un gran favore presso la nobilt, dove ebbe molti allievi ed amici devoti. Ospite fisso di due anziane signore dell'aristocrazia borbonica che vivevano a Londra, esse lo trattavano 'en princ e si levavano sempre in piedi quando lui faceva ingresso nel loro salone. Non ha mai rivelato a nessuno i suoi legami con questa gente, ma io credo che 'de rac appartenesse a loro." (HOFFM.) Ma la notizia pi interessante, anzi l'unica notizia certa riguardo al padre, ci arriva proprio mentre stiamo "chiudendo" il presente lavoro dall'Archivio di Stato di Ginevra: il Registro Etrangers Dd2, fol 27 segnala infatti che un certo Joseph Regondi, ventisettenne, originario di Milano, chiede in data 2 dicembre 1814 il permesso di soggiorno per poter esercitare il suo mestiere di musicista a Ginevra. Ed il Registro Etrangers Dd10, fol. 46 , ci segnala lo stesso personaggio, celibe, milanese, trentaseienne, che richiede il permesso di soggiorno in data 19 dicembre 1823 per operare come insegnante di lingua italiana. Il 13 luglio 1824 abbandona Ginevra alla volta di Lione.

    (5) MW, 25/5/1872, PP.332-333

    (6) ZUTH1 ed HECK invece sostengono che il debutto avvenne a Milano, ma le loro affermazioni, a quanto ci consta, non sono documentate.

    (7) Il ritratto del 1831, di cui si parler pi innanzi, dimostra inequivocabilmente l'uso del ditale per raggiungere l'appoggio sulla cassa armonica.

    (8) MW, 1/6/1872, p.345. Il grassetto nostro, per evidenziare le affermazioni di Binfield, (curatore testamentario di Regondi).

  • (9) BONE. L'ipotesi del patrigno sostenuta da varie fonti, che sembrano voler riportare affermazioni dello stesso Giulio Regondi: "Mio padre lo conobbe per primo a Manchester, quando lui, ancora fanciullo, girava con l'uomo che chiamava padre; attributo smentito in seguito dal comportamento tenuto da quest'ultimo: quando il ragazzo ebbe raccolto una bella sommetta con i suoi concerti e sembr in grado di cavarsela da solo, il cosiddetto padre lo abbandon, portandosi via i frutti delle fatiche del giovane e lasciando il povero Giulio ad arrangiarsi da solo." (HOFFM.) "Crebbe senza madre a Lione, col suo padre adottivo. Da quando ebbe cinque anni suon la chitarra in pubblico. Il padre adottivo viaggi col ragazzo prodigio per numerose citt europee." (RADKE). Anche HECK parla di padre adottivo. E cos pure Wellington Guernsey (MW 25/5/1872, p. 334) "I suoi primi ricordi risalivano a Lione, dove viveva con un uomo che egli trattava come padre [...]" (D.N.B.)

  • PARIGI, 1830/31

    Seguendo il consiglio del dottor Young, Regondi padre decide di portare il figlio a Londra, passando per Parigi, dove si soffermer per alcuni mesi. Il primo documento relativo ad una esibizione di Giulio a Parigi del 13 aprile 1830, ma in tale resoconto si fa riferimento ad una serie di concerti precedenti, (probabilmente non recensiti, in quanto effettuati all'interno di saloni ed abitazioni private): "Jules Regondi ha gi ottenuto numerosi successi a Parigi. Si fatto ascoltare in pubblico in un brillante concerto alla sala di rue Taitbout, ed stato accolto da unanimi "bravo". Si impazzisce per il bel piccolo chitarrista lionese nei numerosi grandi saloni dove si esibito. Presto dar un concerto in cui render popolare la reputazione che si fatto presso Madame duchessa di Berry, presso M.me de Gontaut, presso M. vescovo di Strasburgo e presso numerosi dei nostri artisti pi distinti." (1) La critica si esprime in termini entusiastici nei riguardi del piccolo Giulio, (un po' meno nei riguardi della chitarra)(2): "[...] Bimbo incantevole , dagli occhi blu pieni di dolcezza e vivacit, dai lunghi capelli biondi, ricci e fluenti sulle sue spalle, dall'aspetto espressivo e buono. Ha appena sette anni ed gi un musicista come lo si pu essere a quindici, quando si ha un'attitudine poco comune e si studiato per lungo tempo. La chitarra, strumento ingrato che tre o quattro persone hanno reso accettabile, nelle sue piccole mani gi pi potente di quanto fino ad oggi lo sia stata. Egli sa raddoppiare le capacit di questo cos poco sonoro esacordo; dona, per cos dire, la parola a chi non l'ha mai avuta. Sotto le dita abili dei grandi chitarristi la chitarra non fu altro che una mirabile cantante malata di tubercolosi; sotto quelle di Jules una voce. all'applicazione di un metodo ingegnoso e logico di suo padre che il piccolo Regondi deve questo ampliamento [delle potenzialit] dello strumento, che egli usa in modo cos stupefacente. Un carattere particolare del mio piccolo eroe lo rende del tutto originale: quando ha la sua chitarra diventa un artista, un uomo che si appassiona, si esalta, si accalora: quando ha fatto il suo ultimo accordo un piccolo suonatore, ingenuo, allegro, spiritoso, che si dedica con tutto il cuore ad una bambola o a un bonbon, cos come prima si dedicava ad un concerto o a un passo difficile che richiedeva la sua attenzione. Ed eccolo che si diverte: chiamatelo per chiedergli ancora un pezzo: "Scusate, metto a letto Pulcinella". E una volta messo a letto Pulcinella, coperto, rimboccato per timore che prenda freddo, Jules cessa di essere il bimbo che culla il pupazzo e torna a voi il suo brio di giovane uomo, il suo gusto di musicista delicato, la sua perfetta tecnica di professore. Suona: uno solo dei vostri "bravo" lo elettrizza; vuole piacervi e suscitare meraviglia. Se cerca di piacervi non affatto perch gli diate in premio una soddisfazione alla sua vanit: non sa ancora che cosa sia la vanit. contento quando fa bene, ma contento come un piccolo, amabile essere che ha obbedito. Nel suonare ha il sentimento vivo e profondo dell'artista; quando lo applaudite prova la gioia dello scolaro di sette anni, espansivo in quanto privo di calcoli di falsa modestia. Ditegli che siete soddisfatti: verr ad abbracciarvi per ringraziarvi dei vostri complimenti che lusingano meno il suo amor proprio meno di quanto non eccitino la sua emulazione. [...]Tra qualche anno il giovane Regondi lascer il suo strumento per il violino e tutto porta a credere che sar, prima di dieci anni, un violinista pari al suonatore di chitarra che egli adesso ."(3) I successi di Giulio nei salotti parigini compaiono sulla stampa francese: si annuncia anche un suo concerto per il 27 aprile(4):"Jules Regondi, questo grazioso bimbo il cui prodigioso talento ha gi incantato buona parte dei dilettanti della capitale, deve dare un concerto martedi 27 c.m. Si potranno ascoltare Pellegrini, Bordogni, Zucchelli, Mmes Danvers e Marinoni, ed il giovane Filippa, violinista di 13 anni, allievo di Paganini. Jules Regondi ha fatto furore nei saloni; e non basta ascoltarlo: bisogna vederlo per non perdersi il delizioso fascino della sua esecuzione." (5)e qualche eco del suo talento giunge anche a Vienna: "Un ragazzo di sette anni, Julius Regondi, si fa sentire, con grande applauso, a Parigi. Suona la

  • chitarra secondo un metodo insegnatogli dal padre, con arte e grazia rare. un bel ragazzo con biondi capelli ricci ed occhi blu. Si fatto gi ascoltare in pi salotti. Il 27 aprile terr un concerto durante il quale suoner anche un giovane italiano, Philipa, di Torino, con il suo violino: si dichiara allievo di Paganini." (6) Il concerto del 27 aprile 1830 viene cos recensito:" CONCERTO DEL PICCOLO JULES La matine musicale data ieri dal piccolo Jules Regondi stata incantevole. I saloni di M. Petzold offrivano un colpo d'occhio molto gradevole per lo spettatore e senza dubbio anche per l'interessante beneficiario. Pochi concerti hanno soddisfatto altrettanto gli amatori: si sono ascoltati artisti di prim'ordine, e il tutto durato appena due ore e e mezza. Il giovane chitarrista ha meravigliato tutti. Ha cominciato con un solo da concerto, di cui ogni brano stato accolto da numerosi "bravo"; ha eseguito quindi delle variazioni sulla marcia di Aline ed altre variazioni composte da suo padre; e bisogna dire che ha superato se stesso. Mai la chitarra fu suonata con pi grazia. Sotto le dita del piccolo Jules lo strumento sembra rispondere a domande che normalmente rimangono senza risposta. Il manico della chitarra ha avuto fino ad ora fin troppi rapporti col braccio del sordomuto che l'abb Sicard premeva per far produrre al fanciullo dei suoni razionali: oggi come un pianoforte che un dito abile tocca, creando una ricca armonia, una melodia soave. Il piccolo Regondi stato applaudito venti volte, poi stato abbracciato, accarezzato, festeggiato da tutte le signore. Dopo il concerto corso in giardino e si messo, con tutta la sua passione di bimbo, a giocare con un carretto carico di lill. L'uomo era sparito; il bambino aveva preso il suo posto in questo corpicino di sette anni che si agitava, si dimenava, correva, saltava. Dio sa come! Pi che un artista, un ragazzino ridente, giocherellone, che scuoteva la sua bionda capigliatura e faceva la sua parte con una graziosa bimba ed un altro bambino, come mezz'ora prima l'aveva fatta col quartetto di accompagnatori. Il giovane Filipa, violinista di 14 anni [...] La parte vocale non stata da meno; le cantanti M.mes Marinoni e Danvers [...] I signori Bordogni, Pellegrini e Zuchelli [...] Si potr ascoltare il piccolo Jules Regondi nel concerto di M. Hertz e probabilmente in un secondo concerto a suo beneficio. Questo secondo verr fatto di sera, perch la scelta della mattina per quello di ieri ha impedito a molti appassionati, impegnati negli affari, di essere presenti." (7) Tuttavia, in questo clima di generale entusiasmo, la pagina pi interessante ci sembra essere l'unica che va controcorrente e che riesce a cogliere la miseria dello sfruttamento al di l dello scintillio delle pubbliche esibizioni. La firma E.F. (quasi sicuramente Edouard Ftis): "CONCERTO dato al salone di M. Dietz , il primo maggio, da M. Lucantoni. [...] Non mi resta che parlare di un piccolo artista alto circa tre piedi che suona la chitarra in modo superbo, per un bimbo della sua et, e perci la sua piccola figura graziosa affascina tutti. Siccome lo spirito di esagerazione si infila dappertutto, qualcuno ha detto che si era esagerato sui signori Sor e Carcassi e che questo piccolo artista aveva fatto impallidire la loro fama. Nulla di tutto ci: ci si lascia prendere senza saperlo dall'interesse che esercita un bambino, soprattutto allorch si pubblica su di lui una specie di piccolo romanzo di cui l'eroe. Se continua e non si lascia abbagliare dai suoi successi infantili, giunger, senza dubbio, ad un talento assai raro; ma per arrivarci deve lavorare molto seriamente. Al momento non pu avere che delle facolt meccaniche e malauguratamente colui che fa del suo talento l'oggetto di una speculazione probabilmente lo user prima del tempo, dal momento che gi oggi quasi arrivato a tal punto. [...]" (8) Che E.F. non nomini esplicitamente il giovane Regondi (ma sembra evidente che si tratti di lui), starebbe a dimostrare che egli non lo ritenga un musicista valido: ed in effetti gli riconosce, sostanzialmente, soltanto delle qualit meramente meccaniche. E.F. auspica quindi un armonico sviluppo della maturazione personale e musicale del giovane chitarrista, che, al momento, non si pu ancora paragonare, come invece molti fanno, facendosi prendere la mano, a musicisti maturi e formati come Carcassi e Sor. Noi riteniamo questa recensione indubbiamente pi profonda, e quindi pi valida, di tutte quelle elogiative, anche se forse un pochino troppo dura nei riguardi del giovane, il quale in et matura, si confermer musicista (esecutore e compositore) sempre amato ed apprezzato. E queste qualit devono essere evidenti gi in questi primi anni, altrimenti come

  • potrebbero alcuni chitarristi di primo piano riconoscere in lui un collega e dedicargli alcune loro opere? (9) Giulio ha modo di esibirsi davanti alla corte il 3 giugno del 1830: "Ieri il piccolo Jules Regondi, chitarrista, stato ammesso alla presenza del Re e delle Loro Altezze Reali. Sua Maest ha espresso tutta la sua soddisfazione a questo giovane virtuoso, il cui talento precoce sembrato lo sbalordisse." (10) Il 20 giugno 1830 Giulio Regondi esegue un solo alla Salle des Menus Plaisirs; il 26 agosto partecipa ad un concerto di beneficenza all'Athne Musicale, per una raccolta di fondi a favore delle vittime della Rivoluzione di luglio, e prende parte ad un concerto con le stesse finalit alla Salle Clry, il 31 agosto. Nel 1831 si esibisce ai saloni di Stoepel (16 gennaio) e per tre volte ai saloni Petzold (20 febbraio, con l'esecuzione di un ciclo di variazioni brillanti su un tema dalla Cenerentola, 24 marzo e 9 aprile); infine il 3 maggio, nello stesso concerto in cui canta anche la Malibran, esegue un'aria variata al Thtre du Gymnase Dramatique (11).

    N O T E

    (1) Fgr, 13/4/1830, p.2

    (2) Ma questa sar una costante della carriera di Regondi: grandi apprezzamenti nei confronti del musicista, uniti al rammarico che abbia deciso di dedicarsi ad uno strumento cos poco gratificante; la chitarra infatti era gi in declino verso gli anni trenta del secolo scorso, e sarebbe stata in totale crisi dal decennio successivo, travolta dalle istanze romantiche e dal parallelo sviluppo della tecnica, ad. es., pianistica o orchestrale.

    (3) Fgr. 13/4/1830, p.2. Secondo D.ARA, Fgr. 16/4/1830 recensisce un concerto del giorno 13/4/1830: non siamo stati in grado di osservare tale fonte e pertanto evitiamo qualsiasi congettura.

    (4) Si annuncia anche la partecipazione di Regondi a concerti di altri musicisti, come quello di H. Hertz, pianista del re: "M.Henri Hertz, pianista del re, dar mercoled 28 aprile un grande concerto vocale-strumentale alla sala Chantereine. Si ascolteranno i signori Bordogni, Pellegrini, Bruguire, Bred [o Brod?], Robrechts, Marcucci, e le signorine Marinoni e Kunze. Il signor Hertz eseguir per la prima volta delle grandi variazioni, con accompagnamento orchestrale, su una marcia del Guillaume Tell, un nuovo duo composto da lui e da M. De Briot, eseguito con M. Robrechts, e delle variazioni a quattro mani eseguite con M. Liszt. Per i biglietti indirizzarsi al sig. Hertz, rue du faubourg Poissonire, e presso i principali negozi di musica." (Fgr., 21/4/1830, mercoledi, p. 2 [in effetti per p.3!] )

    (5) JDPL, 19/4/1830, (lunedi), p. 3

    (6) AMA, Vienna, II (1830), p. 80

    (7) Fgr, 1/5/1830

    (8) RMP, VIII (1830), pp. 17-18. (Secondo Matanya Ophee databile 8 maggio 1830)

    (9) A Regondi dedicano opere: Fernando Sor ( Souvenir d' Amiti- Fantasia ), Matteo Carcassi (Introduction and brilliant Variations [...] on Rossins [...] "Non pi mesta" ), Carl Eulenstein (Introduction et Variations on "Nel cor pi non mi sento") (10) Fgr, 4/6/1830, (venerdi), p.3 (11) Le informazioni su questi concerti sono tratte da D.ARA, il quale parla anche di un concerto tenuto a Parigi da Regondi padre il 27 novembre 1831, quando Giulio comunque gi in Inghilterra.

  • L' ARRIVO IN INGHILTERRA (1831)

    L' arrivo di Giulio Regondi in Inghilterra preceduto dalla sua fama. Si veda il seguente articolo che, attingendo alle fonti francesi, tenta di ricreare il clima di entusiasmo che Regondi aveva suscitato a Parigi. Sullo stile letterario, prodotto sicuramente in un momento di esaltazione mistica, stendiamo un pietoso velo: "DIARIO DI UN DILETTANTE (1) 17 [giugno] UN ALTRO PRODIGIO! Un piccolo Paganini della Chitarra. Un giornale della sera afferma che appena arrivato a Londra un fenomeno musicale, un chitarrista di prima qualit, sebbene abbia solo otto anni. "Il suo nome Jules Regondi. Il Figaro, il Journal des Dbats, il Journal de Paris e Galignans Messenger parlano di lui con estasi; dicono che oltre alla precisione meccanica, che sulla chitarra non s'acquista con meno di 20 anni di pratica, egli manifesta gusto e sensibilit raramente testimoniati in un esecutore di tale strumento. Misericordia! Vent'anni per imparare a suonare la chitarra! Per amor di Dio, lasciate stare questo strumento: d'ora in poi non datelo in mano a nessuno, se non agli Struldbrug, gli immortali abitanti di Luggnagg, che hanno un'immensa quantit di tempo libero a disposizione(2).I giornali francesi dunque parlano di Jules Regondi con rapimento, e sicuramente saremo presto sollevati anche noi "al settimo cielo"(3), come ha detto mr.Gardiner, dal fanciullo miracoloso, che, nonostante la tenera et, ha scoperto il modo di applicarsi alla musica in modo intenso ed ha ridotto la fatica di vent'anni nello spazio di circa quattro anni. Per noi impossibile supporre che abbia raggiunto tali capacit con i suoi mezzi, a meno che non abbia iniziato prima ancora di nascere (cosa non impossibile per quanti credono alla storia del santo bambino che, per la grande sorpresa della madre, cant un inno prima di far ingresso nel mondo)." (4) Questo sfoggio di banalit, (se vogliamo cercare di comprendere) andr parzialmente giustificato col fatto che, nello stesso periodo, inizia ad esibirsi in Inghilterra Paganini(5). E quando finalmente il critico di The Harmonicon ha l'occasione di assistere ad un concerto del giovane musicista, non gli sembra vero di poter confermare i toni ricchi di lode ed osanna della stampa francese: " DIARIO DI UN DILETTANTE . 18 [luglio] Tra i prodigi musicali del momento c' GIULIO REGONDI, il ragazzo le cui esecuzioni sulla chitarra spagnola sono tali non solo da stupire ma anche da essere apprezzate dagli intenditori. Questo interessante prodigio -cos dev'essere definito - che ha appena raggiunto il suo ottavo anno d'et, nato a Lione, sua madre nativa della Germania ma il padre italiano. Dire che ha suonato con precisione ed abilit delle cose difficili solo rendergli insufficiente giustizia: all'insieme di precisione ed armonia aggiunge una potenza d'espressione ed una profonda sensibilit, quali sarebbe possibile ammirare in un adulto; in lui questi elementi si mostrano con una precocit nello stesso tempo piacevole e preoccupante: [...](6) L'aspetto di Giulio, praticamente un bambino, crea all'istante una forte carica di simpatia nei suoi riguardi; figura ben proporzionata, capelli notevolmente biondi, un'animata espressione del volto e le lunghe ciocche di capelli biondi gli si arricciano sopra il collo e sulle spalle, ogni suo atteggiamento e movimento appaiono eleganti per natura, non artefatti: desta immediatamente l'interesse degli spettatori; ma quando tocca le corde e coglie cos delle armonie che raramente sono state superate in bellezza, quando il suo sguardo ci mostra che egli "sente" ci che fa, allora la nostra ammirazione raggiunge il culmine e noi riconosciamo la forza di questo giovane genio." (7) Come gi da Parigi, anche da Londra le notizie dei successi di Regondi giungono a Vienna: "Accanto a Paganini in questo momento in Inghilterra suscita la massima sensazione un bambino prodigio musicale, Giulio Regondi; ha solo 8 anni, suona la chitarra spagnola con una tale perfezione che non sorprende solo il pubblico, ma anche gli intenditori. Giulio Regondi nato a Lione, sua madre tedesca , suo padre italiano." (8) E Regondi, sicuramente sotto la guida del padre, comincia ad attivarsi per partecipare a concerti insieme a musicisti pi o meno affermati sul suolo inglese. Si vedano a titolo esemplificativo

  • l'annuncio e la recensione qui di seguito: "CONCERTI PER PROFITTO DELLA STAGIONE. DEL SIGNOR LIVERATI, Presso lady Beechey, Harley Street, mercoledi 29 giugno. Il biglietto una ghinea. [...] Nella seconda parte del concerto hanno suonato Mad. Pasta, Miss Stephens, Mad. Stockhausen, il Sig. Rubini e pure il giovane Giulio Regondi. I locali, per quanto capaci, erano affollati all'eccesso." (9) "Il giovane chitarrista GIULIO REGONDI ha parimenti avuto qui un impegno per alcune serate. Il suo strumento, cos adatto per i pergolati ed i salottini, si dimostra inadatto per un teatro, nel quale i suoni non sono tutti bene udibili, e quindi la sua raffinatezza non viene ben apprezzata. Lo si ascolta bene soltanto in una sala privata, dove nessuno dei suoi delicati tocchi va perduto e dove la bella espressione del suo volto pu essere vista con chiarezza. Questo fanciullo il pi piacevole prodigio musicale che il nostro tempo ha prodotto." (10) Il 3 settembre 1831 Giulio si esibisce al Royal Adelphi Theatre, ed in tale occasione viene schizzato un suo ritratto che, nel giro di pochi giorni, viene commercializzato (11). Regondi padre continua ad adoperarsi per accreditare l'immagine di enfant-prodige del piccolo Giulio. Ed ecco che il piccolo chitarrista viene fatto esibire in duo con una sua coetanea: "Catherine Josepha Pelzer, in seguito signora Pratten, appariva nello stesso periodo come un prodigio con la chitarra; lei e Regondi eseguirono insieme in pubblico dei brani per due chitarre."(12) "i due piccoli esecutori si perdevano su un palco tanto grande: cos, pi per vederli che per sentirli, erano stati sistemati sopra un tavolo." (13) C' poi, tra gli avvenimenti di questo periodo, qualche episodio non tanto ben chiarito, come quello dell'incontro con Leopoldo del Belgio. Ce ne riferisce la Fauche, citando Binfield: "Alla fine giunse in Inghilterra: 'Leopoldo del Belgio diede al ragazzo un orologio che lui portava addosso, tanto gli piacque, ed il giorno dopo gli mand un generoso compenso.' Avvenne a Brussels? Giulio nel 1830 non aveva che otto anni e Leopoldo arriv soltanto ad Ostenda, dove mio marito, come Console Britannico, lo accolse e lo accompagn a Brussels il 16 luglio 1831." (14) Un altro episodio che non ben chiaro il seguente: "Disse d' esser stato mandato pi volte a giocare (15) col duca di Bordeaux, ma non si sa se a Parigi, durante il suo viaggio verso l' Inghilterra , o pi tardi in Inghilterra" (16)

    N O T E

    (1) Il termine dilettante appare in italiano nel testo. Forse non superfluo specificare che nel linguaggio ottocentesco il termine non ha la connotazione negativa che invece ha assunto come propria ai nostri giorni, ma indica semplicemente una persona che si occupa di musica (spesso anche con competenza e professionalit) senza che questa costituisca la sua professione.

    (2) Nei Viaggi di Gulliver di J. Swift, Struldbrug un essere condannato all'immortalit.

    (3) Nel testo ingl., letteralm. "al terzo cielo"

    (4) Harm., Londra 1831, p. 174

    (5) Bone tratta l'argomento tracciando un parallelo tra Regondi e Paganini; egli si sforza di descrivere Regondi come il Paganini della chitarra; curiosamente entrambi i musicisti lasciano Parigi per giungere a Londra nel maggio 1831 ed entrambi danno i primi concerti nel mese di giugno. Lasciando la parola a Bone:"Regondi era solo un bambino di otto anni, ed anche lui si era meritato i notevolissimi applausi della critica musicale del continente, e la sua fama di chitarrista era giunta a Londra un po' prima del suo arrivo; e nonostante l'entusiasmo senza fine e la popolarit che salutarono Paganini, le esecuzioni del piccolo Regondi con la sua chitarra attirarono un pubblico numeroso, entusiasta per i suoi risultati artistici: e tali risultati non erano per nulla meno meravigliosi, o meno ricchi di successo, rispetto a quelli del suo immortale collega."

    (6) A questo punto il critico dedica alcune espressioni al rischio che lo sfruttamento troppo precoce delle capacit di quel giovane, seppur valido, musicista avrebbe potuto portare ad un rapido esaurimento delle sue forze, ed in tal senso esprime le sue perplessit.

  • (7) Harm., Londra, 1831, pp. 200-201

    (8) AMA, Vienna, III ( 1831 ), p. 176. evidente che la presente corrispondenza si basa esclusivamente sulla precedente recensione di Harm., in quanto riporta solamente notizie in essa contenute.

    (9) Harm., Londra 1831, p. 202

    (10) Harm., Londra 1831, p. 230

    (11) Cfr. capitolo relativo ai ritratti.

    (12) BONE

    (13) HARR. Catherine Pelzer fu la seconda moglie del flautista Sidney Pratten. Una testimonianza indiretta su questa musicista ci giunge da A.L.S., che viene indirizzato da Turner, un negoziante di musica a Londra, alla sorella minore: "una tale signora Pelzer detentrice di una grande collezione di musica e di chitarre. [...] Aveva una ventina di chitarre fra cui una che aveva appartenuto a Sor, autografata. [...] La signora Pelzer da giovinetta aveva conosciuto Regondi, gi maturo, che, a giudizio del padre e dei suoi amici, era da considerarsi il pi grande chitarrista di tutti i tempi, addirittura un fenomeno. Valente chitarrista molto nota nell'alta societ londinese era stata una sorella della signora sotto il nome d'arte di Madame Pratten." (AR.CHIT.)

    (14) MW, 1/6/1872, p.345. Per capire qualche cosa di questa affermazione bisogna tenere presente che il re del Belgio sale al trono grazie al sostegno dell'Inghilterra, che in tal senso si adopera.

    (15) O forse a suonare: l'inglese, in questo caso, non una lingua particolarmente chiara.

    (16) MW,25/51872, pp.332-333 WYNB. cita il presente passo e, attribuendo le due cose allo stesso periodo, continua a citare il seguito. Ne risulta che Giulio Regondi all'et di otto o nove anni, farebbe una seria proposta di matrimonio ad una fanciulla: in realt il testo si riferisce ad alcuni anni dopo.

  • GLI ANNI TRENTA

    Una volta a Londra i due Regondi iniziano a frequentare gli ambienti pi esclusivi della capitale e le residenze di campagna della nobilt: "Pass molti giorni nelle residenze di campagna delle famiglie aristocratiche inglesi e col Regondi [padre] andava nelle case private, dove, per esibizioni di un'ora, riceveva sotto forma di omaggi molto di pi di quanto corrispondeva alla cifra del suo ingaggio (20 sterline)." (1) Nel 1833 Giulio Regondi e suo padre sono in Scozia, ad Edimburgo, e risiedono al n. 37 di Northumberland Street. Il 9 marzo tengono un concerto, di cui riportiamo il programma:

    [fronte] "PER DESIDERIO, E SOTTO IL PATRONATO

    DELLESIGNORE PATRONESSE E DEI SOVRINTENDENTI

    DELCALEDONIAN FANCY BALL'' (2)

    [ raffigurazione araldica]

    GIULIO REGONDIassistito da suo padreSIGNOR REGONDI

    con deferenza informa la nobilt la classe gentilizia ed i suoi amiciin Edimburgo che dar

    unaMATINE MUSICALE

    alleASSEMBLY ROOMS

    SABATO 9 MARZO 1833. -------

    Master F.B. Jewson ha gentilmente offerto la sua assistenzaed eseguir un Solo sul Grand PIANO-FORTE

    ------- Le porte saranno aperte all'una e mezza, ed il concerto

    avr inizio alle due precise. -------

    Biglietto singolo, 3.s; un biglietto per quattro o pi persone, ogni persona; 2s. 6d. In vendita dal Signor Regondi, nr. 37 di Northumberland Street, e nei principali negozi di musica

    GIULIO REGONDI ha avuto l' onore di suonare di fronte alle LORO MAEST e alla DUCHESSA DI KENT, come anche in molte corti del continente,e da ultimo ha dato un concerto nella Metropoli, sotto il diretto patronato di

    SUA MAEST LA REGINA. (3)

    Per il programma, prego, voltare.

    [ retro ] PROGRAMMA

    PARTE PRIMA GRAND DUET per la chitarra e il piano forte GIULIO REGONDI e Master Jewson......................... CARULLI

    INTRODUCTION and VARIATIONSsu Nel cor pi non mi sento GIULIO, espressamente composte per lui da................ EULENSTEIN

    ARIA non pi andrai Signor REGONDI (acc. da Master Jewson)................. MOZART

    SOLO de CONCERTO GIULIO REGONDI (acc. da suo padre)....................... CARULLI

    DUETTO m' dolce e m' grato Signor REGONDI e GIULIO (acc. da Master Jewson).. FARINELLI

    BRILLIANT VARIATIONSsu Non pi mesta (by desire) GIULIO, espress. composte per lui e dedicategli da ...... CARCASSI

  • PARTE SECONDA

    AH! QUEL PLAISIR D' ETRE SOLDAT,air Favori dans LA DAME BLANCHE, Signor REGONDI acc. da suo figlio..................... BOIELDIEU

    SOLO grand Piano Forte, Master F.B. JEWSON .......................................... HERZ

    ROMANCE a deux voix, Signor REGONDI e GIULIO ............................... ROMAGNESI

    ARIA BUFFA Largo al Factotum Signor REGONDI (acc. da Master JEWSON) ..... ROSSINI

    DUETTO PER DUE CHITARREsull' aria favorita Di tandi palpiti [sic] GIULIO e Signor REGONDI................................ M. GIULIANI

    SIGNOR REGONDI, professore di CHITARRA e CANTO, stato l'unico insegnante del figlio. inventore di un nuovo semplice Principle of Performance on the Guitar, per mezzo del quale GIULIO ha ottenuto facilmente la possibilit di esibire le sue rare capacit musicali.

    , questo, l'unico programma musicale completo di un concerto di Giulio Regondi da piccolo. Per quanto ogni osservazione sia evidentemente parziale e limitata, ci sembra tuttavia opportuno tentare di esprimere qualche osservazione su questo enfant-prodige: dunque, il programma del 9 marzo 1833 relativamente breve (12 brani in tutto) ed eseguito da tre soli musicisti, i due Regondi pi "Master" Jewson (probabilmente una gloria locale che pu servire ad attirare il pubblico). Giulio esegue un Solo de Concerto di Carulli; che sia lo stesso eseguito a Parigi tre anni prima(4)? Se questo fatto corrispondesse al vero, nessuno potrebbe affermare con certezza che Giulio non aggiorni i suoi programmi, ma il dubbio sarebbe legittimo. L'esibizione di Giulio come solista si limita a ben poco: le variazioni per lui composte ed a lui dedicate da Eulenstein e da Carcassi (e dal frontespizio dell'edizione a stampa si desume che Giulio abbia in precedenza eseguito questo brano anche di fronte al re Guglielmo ed alla regina Adelaide), pi un ciclo di variazioni sul tema la Sentinelle, sempre di Carcassi. Tra le sue esibizioni in duo, invece, ci sembra rivestire un particolare ruolo il duetto di chiusura: padre e figlio eseguono con due chitarre le variazioni di Giuliani sull'aria rossiniana Di tanti palpiti: ebbene, per quanto ne sappiamo, Giuliani vari s quest'aria, ma per chitarra sola (op. 87)! La trascrizione quindi probabilmente opera di Regondi padre, con lo scopo quasi sicuro di alleviare al figlio le difficolt di un'opera di per s non eccessivamente impegnativa. Il periodo scozzese vede comparire Giulio in pubblico ancora ad Edimburgo e a Glasgow: "GLASGOW FANCY BALL. Questa festa, sotto la sovrintendenza di Mons. Dupuis, ha avuto luogo alle Assembly Rooms, martedi sera, e sebbene la compagnia non fosse cos numerosa come era stato anticipato, fu di livello scelto e mirabilmente preparata. [...] La principale attrazione della serata fu il giovane chitarrista Guilo [sic] Regondi, la cui presenza al Fancy Ball di Edimburgo, in una precedente occasione, aveva destato molto interesse. Le poche note che egli ha casualmente eseguito nel corso della serata hanno provocato l'applauso pi caloroso.[...]Stampa di Glasgow" (5) L' anno successivo i due Regondi sono in Irlanda, ed a Dublino Giulio prende parte ai concerti che si svolgono presso il castello. Un ricordo di questi fatti la testimonianza di Wellington Guernsey, spedita a The musical World dopo la morte del musicista: "GIULIO REGONDI (al direttore di The Musical World) Signore, nell'anno 1834 il da poco compianto Giulio Regondi, allora nel suo undicesimo anno, viveva col padre adottivo a Dublino. La poetessa signora [Felicia Dorothea] Hemans , che viveva al n. 20 di Dawson Street in quella citt, era allora sul letto di morte. Dopo una lunga malattia una delle poche visite ammesse nella sua stanza, dopo che ella vi fu completamente confinata, fu "il fanciullo pi dotato di talento e pi delizioso", come ella lo defin (per quello che allora egli era sia per et che per aspetto), Giulio Regondi, nel cui straordinario genio musicale ella aveva trovato diletto sin dal primo istante, mentre la natura innocente e sensibile di lui le aveva ispirato un interesse di notevole forza spirituale. I versi che gli aveva indirizzato l'anno prima erano sorti da quella fonte di gentilezza materna che sempre nasceva nel suo petto e che le faceva apparire ogni bimbo -e naturalmente

  • tanto di pi per un fanciullo grazioso ed orfano di madre- come un oggetto verso cui il suo cuore nutriva una tenera simpatia. Il piccolo mostrava la massima partecipazione durante la sua malattia e continuava ad informarsi con spontanea insistenza della sua salute. Qualche volta si fermava a chiedere notizie mentre andava a suonare ai concerti al castello o ad altre serate; e mentre attendeva sulla porta col volto innocente, l'aspetto delicato, i bei capelli lunghi che gli scendevano sulle spalle, con quel suo modo di essere e di atteggiarsi cos diverso da quello dei comuni mortali che gli stavano intorno, lo si sarebbe potuto prendere quasi per un messaggero dell'altro mondo.[...] " (6) Le notizie relative ai concerti , a questo punto, si fanno un po' pi scarse. "Nel 1836 Regondi fu chitarrista solista in concerti con Moscheles, la signora De Beriot e Lablanche, i pi brillanti artisti del momento, e la stampa fu ricca di elogi verso il chitarrista. Quello che segue il resoconto di un concerto nel quale suon in compagnia di Moscheles, di sir George Smart e di sir. M. Costa: 'Giulio Regondi, inoltre, suon per la delizia e lo stupore di tutto il pubblico: piacque cos tanto questo interessante fanciullo che, in un secondo tempo, fu posto anche al piano e di nuovo provoc l'applauso dell'intera sala.' " (7) Ed probabilmente verso la met degli anni trenta che Giulio, "spinto" dal padre, inizia a studiare la concertina:"Ma ora dobbiamo tornare indietro al grande evento musicale della sua vita: l'invenzione della concertina da parte di Mr. Wheatstone. Questo geniale uomo di scienza cercava una mente musicale che portasse alla vita lo strumento. Dopo aver mostrato al Regondi [padre] l'ingegnoso strumento, gli si chiese cosa se ne sarebbe potuto fare. Rispose: "Se nessun altro potr farlo, sar mio figlio che tirer fuori da questo strumento tutto il possibile." Ed invero il giovane gli diede vita; lo studi, pubblic un metodo, o "Guide book" dalle regole chiare e sintetiche per gli allievi, con una chiarezza che nessun insegnante fino ad allora aveva avuto. E non un'esagerazione sostenere che la sua esecuzione non eguagliabile: tutto ci che ha fatto morto con lui." (8) Sir Charles Wheatstone, detentore del brevetto della concertina, noto nel mondo scientifico soprattutto per aver inventato un meccanismo per la misurazione delle resistenze elettriche, che ha preso il nome di ponte Wheatstone (9). Una delle prime esibizioni di Regondi con la concertina si evince dal seguente manifesto dell' Haymarket Theatre di Londra del 28 giugno 1837:

    [...]QUESTA SERA, MERCOLEDI 28 GIUGNO 1837

    sar recitata la commedia in due atti (del sig.Charles Mathews)intitolata

    LA MADRE DI MIA MOGLIE[seguono i nomi degli attori]

    Dopo di ci

    UN CONCERTOPrincipali esecutori:

    [...]Master REGONDI,

    [...]L' ULTIMA APPARIZIONE DI M. THALBERG in questo PAESE.

    P r o g r a m m a :[...]

    FANTASIA - Master GIULIO REGONDI sulla "patent Concertina"- [musica di] Regondi

    Ed anche la testimonianza di Hoffman dovrebbe riferirsi a questi anni trenta: "Suonava in maniera veramente lodevole la chitarra come la concertina, un piccolo strumento ad ancia inventato dal ben noto Wheatstone. Una bellissima qualit timbrica era stata ottenuta mescolando diversi metalli nella costruzione dell'ancia, ed il genio di Regondi sviluppava tutte le potenzialit dello strumento. Una critica da uno dei giornali di Manchester di quel tempo descriveva la sua esecuzione quand'egli, ancora giovane, apparve col: d una buona idea del suo

  • stile inimitabile [...] ed io la copio tale e quale dall'album di mio padre: 'Giulio Regondi prese quasi di sorpresa l'uditorio: che uno strumento relegato fino a quel momento al ruolo di semplice giocattolo (e tuttavia creazione di una mente ingegnosa) fosse in grado di rendere piena espressione ad un brillante concerto per violino di De Beriot, era pi di quanto avrebbero ammesso i musicisti che non hanno ascoltato questo giovane talentuoso. La chiusa di ogni movimento era salutata da un giro d'applausi ai quali si univano molti membri dell'orchestra. L' esecutore, nella sua presenza, ha molto del fanatico per la musica [in it. nel testo], e porta un amore chiaramente entusiastico alla sua arte: sta chinato sulla sua piccola scatola armonica, la abbraccia come fosse uno scrigno di gioielli o il suo unico amato figlio. I suoi trilli ed i virtuosismi sembrano vibrare attraverso quell'aggeggio; di quando in quando si solleva sulla punta dei piedi o solleva in aria il suo strumento, come per farne saltar fuori le note pi acute; e nel frattempo appare molto assorto, incosciente di ci che lo circonda, nel piacere che lo prende, dovuto ai dolci suoni che fluiscono dal suo magico strumento.' " (10) Giulio, a questo punto, viene abbandonato dal padre: "Credeva di aver da parte parecchie migliaia di sterline quando il Regondi abbandon l'Inghilterra con i suoi guadagni. Alla fine di una stagione a Londra il Regondi diede a Giulio una banconota da cinque sterline inviandolo a Brighton, a preparare la loro stagione, a cui regolarmente partecipavano da quando si erano stabiliti a Londra. Dopo aver atteso, terminati i fondi, senza che arrivasse una sola risposta alle molte lettere che mandava al padre, il povero ragazzo, indebolito dagli stenti, sarebbe proprio morto di fame se non avesse ricevuto cure e comprensione dalla sua ospite [la stessa Fauche?]. Fu lei che lo spinse ad "imparare a vivere". Molti anni dopo questo fatto il Regondi [padre] scrisse chiedendo denaro, dicendo che stava morendo. Giulio lo fece venire a Londra, dove trascorse i suoi ultimi anni. I pi importanti medici di Londra - uno era Ashley Cooper - lo visitavano in continuazione, ed ogni visita costava due ghinee: e tutto questo senza contare la visita quotidiana del medico abituale." (11)

    N O T E

    (1) MW, 25/5/1872, pp.332-333

    (2) Ballo in costume scozzese

    (3) Di questi concerti non abbiamo conferme documentate. L' unica conferma di un'esibizione davanti ai reali sarebbe il frontespizio dell'opera di Carcassi, di cui si far cenno tra poco.

    (4) Cfr. Fgr, 1/5/1830, p.3

    (5) Ed.Adv., 15/3/1833

    (6) MW, 25/5/1872, p.334. Dopo i saluti e la firma, Guernsey riporta la poesia della Hemans:

    To Giulio Regondi - the boy Guitarist Blessing and love be round thee still, fair boy

    Never may suffering wake a deeper tone Than genius now, in its first fearless joy,

    Calls forth exulting from the chords which own Thy fairy touch. Oh, may' st thou ner be taught

    The power whose fountain is in troubled thought. For in the light of those confiding eyes,

    And on th' ingenuous calm of that clear brow. A dower, more precious en than genius lies,

    A pure mind's worth, a warm heart's vernal glow. God, who hath graced thee thus, O gentle child Keep midst the world thy brightness undefiled.

  • (7) BONE

    (8) MW, 18/5/1872, p.315

    (9) WYNB.; nello stesso scritto sostiene che la concertina fu brevettata nel 1844: dal momento che Regondi suona sulla patent concertina nel 1837, questa data, evidentemente, dev'essere considerata errata.

    (10) HOFFM.

    (11) MW, 25/5/1872, p.332-333 Anche Hoffman parla di questo momento difficile per il giovane Giulio: "Mio padre lo conobbe per primo a Manchester, quando lui, ancora fanciullo, girava con l'uomo che chiamava padre; attributo smentito in seguito dal comportamento tenuto da quest'ultimo quando il ragazzo ebbe raccolto una bella sommetta con i suoi concerti e sembr in grado di cavarsela da solo, il cosiddetto padre lo abbandon, portandosi via i frutti delle fatiche del giovane e lasciando il povero Giulio ad arrangiarsi da solo. Mio padre gli divenne amico in questi momenti: la sua gentilezza ed i suoi modi distinti lo resero caro a tutta la famiglia." (HOFFM.)

  • IL TOUR EUROPEO DEL 1840/41 : DARMSTADT

    Il momento pi felice per Giulio Regondi dal punto di vista professionale, nonch quello meglio documentato da parte della stampa specializzata, il tour europeo del 1840/41 con il violoncellista Joseph Lidel(1) in alcune importanti citt del continente. Le pi importanti sono Vienna, (a cavallo tra il 1840 ed il 1841), e Praga (febbraio e marzo del 1841); di queste due importantissime tappe hanno dato notizia praticamente tutti i biografi regondiani. Di una terza tappa, Lipsia, ugualmente documentata dalla stampa dell'epoca, parlano solo alcuni(2). Ci sono poi alcune biografie che segnalano una tappa, finora non documentata, a Monaco(3) ed una fonte, The Musical World, che parla di Darmstadt, Francoforte e Carlsruhe(4): il fatto che, per almeno una di queste tappe, Darmstadt, siamo riusciti a reperire un po' di documentazione, dovrebbe far ritenere attendibile la fonte, e quindi, se sar possibile approfondire le ricerche a Francoforte e a Carlsruhe, forse potrebbe emergere dell'altro materiale. I primi documenti che segnalano concretamente la presenza di Regondi e Lidel in Europa sono alcune pagine di un giornale di annunci economici di Darmstadt:"Forestieri arrivati. Dal 7 al 9 ottobre hanno qui alloggiato:1) In locande : alla "Traube" [...] sig. Regondi, sig.Lidel, professori di Londra, [...]" (5) Sullo stesso giornale appare anche un annuncio(6), il cui fine chiaramente commerciale, ma che esprime un giudizio estremamente positivo nei riguardi di Giulio Regondi: in definitiva, anche se lo scopo esclusivamente quello di dare un parere autorevole sulla qualit di una chitarra che non si riesce a vendere altrimenti, sembrerebbe che, a met ottobre, Giulio Regondi sia gi un musicista piuttosto apprezzato in Darmstadt, il che potrebbe lasciar supporre che egli sia in citt gi da qualche tempo. "N. 3771) Siccome ci sono ancora dei biglietti per la lotteria di strumenti annunciata dal firmatario - un flauto, un violino e una chitarra, mi permetto di sottoporre all'attenzione il fatto che la chitarra stata fatta da N. Diehl, liutaio di corte, e, per quanto riguarda il suo suono pieno e ricco, stata giudicata del tutto eccellente da parte del primo virtuoso di chitarra ora vivente, Giulio Regondi. B. Altfuldisch" Tra i documenti pi interessanti di questo soggiorno a Darmstadt, c' il seguente programma, relativo ad un concerto che ha luogo il 15 ottobre 1840:

    D A R M S T A D TGrossherzoglich Hessischs Hoftheater

    * * * Giovedi 15 ottobre 1840

    C O N C E R T Odei due artisti dei suoni

    Giulio Regondi(chitarra e melophon) (7)

    &oseph Lidel(violoncello)

    di Londra ~~~~~~~~~~~

    Concert-Ouverture del sign. hofkapellmeister L.Mangold Aria di Bellini cantata dalla signorina Helena Fischer Grosse Fantasie per chitarra arrangiata ed eseguita da Giulio Regondi

    Grosses Divertissement dall'opera "Robert der Teufel" per violoncello, di Kummer eseguita da Joseph Lidel Concerto di De Beriot (primo allegro) per violino, eseguito col melophon da Giulio Regondi

    Stndchen [serenate] di Uhland, per una voce con accompagnamento di melophon, composte da C.A. Mangold, eseguite dalla sig.na Helena Fischer e da G.Regondi

    Duo Concertante su un canto polacco per melophon e violoncello, eseguito dai due datori del concerto ~~~~~~~~~~~~~

    Apertura alle sei e mezza, fine verso le nove -----

    La cassa aprir alle quattro e mezza (8)

  • Dall' esibizione a Darmstadt alle prime apparizioni davanti al pubblico viennese passano una cinquantina di giorni; probabile che non vengano impegnati totalmente per avvicinarsi alla capitale asburgica: probabilmente i due musicisti si soffermano in qualche altra localit per qualche concerto.

    N O T E

    (1) Lidel, a quanto risulta da una delle fonti viennesi che avremo modo di citare pi innanzi, stato uno dei colleghi pi anziani che si preso cura di Regondi dopo che questi stato abbandonato dal padre; gli star accanto come fedele amico per tutta la vita e sar presente al suo funerale. (MW, 18/5/1872, p.315 )" [Lidel] richiama la nostra stima gi per il fatto che, come sappiamo da fonte sicura, controlla con ammirevole continuit e con amorevole dedizione la formazione del signor Regondi [...]" AMWZ I (1841), p.47.

    (2) HECK, RADKE, POWR., nonch WYNB., il quale per ritiene erroneamente che il concerto abbia avuto luogo a Vienna; (in realt la recensione chiaramente una corrispondenza da Lipsia).

    (3) POWR. Secondo PRAT, inoltre, suonarono a Monaco e Ratisbona.

    (4) Si tratta di MW, 18/5/1872, p. 315; l'articolo che comunica l'avvenuto funerale di Regondi.

    (5) DFA, p. 740. Un annuncio analogo per i giorni dal 14 al 16 ottobre 1840 compare a p. 752.

    (6) Ripetuto due volte, a p. 739 ed a p. 752

    (7) Se il melophon non identico alla concertina, certamente uno strumento molto simile.

    (8) Seguono i prezzi, la comunicazione dell'abolizione delle entrate di favore, nonch le modalit di prenotazione del posto per gli abbonati.

  • IL TOUR EUROPEO DEL 1840/41: VIENNA

    A Vienna Regondi e Lidel danno parecchi concerti pubblici, oltre ad esibirsi alla corte imperiale. Il primo concerto recensito ha luogo a mezzogiorno di gioved 10 dicembre, presso la sala della Musikverein: ma il testo fa riferimento ad una precedente esibizione avvenuta la domenica; sarebbe quindi normale fissare il debutto di Regondi e Lidel a Vienna il 6 dicembre 1840. "FEUILLETON. Vienna. Concerto dei Signori Regondi e Lidel di Londra. Questa settimana ha visto molti concerti: in cinque giorni non meno di sei, l'ultimo dei quali, tenuto dai signori Giulio Regondi e Joseph Lidel di Londra nella sala della Musikverein l'altro ieri 10 dicembre a mezzogiorno, non fu purtroppo molto affollato, quanto avrebbe invece meritato l'abilit di questi signori e quanto si poteva attendere dopo la favorevole recensione dei giornali al loro debutto la domenica precedente; tuttavia il pubblico presente fece di tutto per ricompensare della sala vuota i due musicisti con una maggior quantit di applausi. Il sig. Regondi si produsse con la chitarra e col melophon da lui inventato(1), ed ottenne un successo straordinario con tutte le sue esecuzioni. Il nuovo strumento, sul quale si possono produrre non solo suoni singoli, ma anche bicordi ed accordi, ad ogni esecuzione sorprende con la bellezza del suono (che si trova circa a met tra quello dell'oboe e quello del clarinetto) ed il sig. Regondi sa suonarlo cos bene che l'interesse dell'ascoltatore preso in verit non solo dalla novit, ma anche dalla squisitezza artistica. Ma egli si produsse anche come chitarrista. Non ricordo d'aver mai udito suonare cose tanto difficili eppure con tale leggerezza, n d'aver mai sentito un'interpretazione cos veramente di buon gusto. In presenza di s tanti pregi non dovrebbe creare meraviglia che il sig. Regondi sia stato chiamato dalle tre alle quattro volte dopo ogni brano eseguito. Ma anche nel sig. Lidel, che suon un Concertstck di Kummer sul violoncello, abbiamo riconosciuto un buon virtuoso che, nella sua arte, non certo al livello pi basso di formazione: fu coperto da ogni sorta di riconoscimenti dal nostro pubblico. [...] Heinrich Adami" (2) Altri due concerti hanno luogo gioved 17 e luned 21 dicembre; anche questa volta la recensione di H. Adami. La stella di Regondi sta divenendo sempre pi luminosa, mentre quella di Lidel, che gi non era cos brillante, si sta ulteriormente offuscando. Val la pena sottolineare l'accenno al cambio di chitarra effettuato da Regondi, dopo aver visto uno strumento di Stauffer, e quindi, presumibilmente , dopo aver incontrato il celebre liutaio: "FEUILLETON. Vienna. Secondo e Terzo Concerto dei Signori Regondi e Lidel . Il sig. Regondi suscita, con ogni nuova esecuzione, maggior sensazione nel mondo musicale di Vienna, suonando con grande maestria sia la chitarra che il melophon: un virtuoso nel vero senso della parola. Non si pu immaginare nulla di pi perfetto del suo modo di suonare la chitarra, che tra le sue mani sembra uno strumento del tutto diverso, e dalla quale riesce ad ottenere degli effetti del tutto nuovi e sorprendenti, in maniera che, avvinti dalla sua magnifica esecuzione, non ci si ricorda di parlare dell'ingratitudine di questo strumento o di desiderare addirittura che il sig. Regondi avesse indirizzato il suo cos squisito talento musicale ad un altro ramo di quest'arte. In tutte le categorie del virtuosismo musicale abbiamo abbastanza maestri, con i quali sarebbe di sicuro pi difficile rivaleggiare; soltanto la chitarra abbisognava dell'uomo che la liberasse dal rimprovero, divenuto quasi gi luogo comune, di essere il pi ingrato e noioso degli strumenti da concerto: e quest'uomo l'ha trovato nel giovane artista Regondi. Le esecuzioni da lui date nel secondo e nel terzo concerto (gioved scorso - il 17- e l'altro ieri, 21 dicembre), degli Ugonotti di Thalberg e della Fantasia "Don Juan" sono piaciute in modo straordinario ed hanno avvinto l'attenzione del pubblico ad un livello tale come mai avevo visto durante un'esecuzione chitarristica, ed anzi, come mai avrei ritenuto possibile. In entrambi i concerti il sig. Regondi si servito di un nuovo strumento del nostro ben noto costruttore di chitarre Anton Stauffer, strumento al quale egli stesso ha dato la propria preferenza nei riguardi del proprio strumento inglese col quale aveva suonato le volte precedenti, per la bellezza e la forza del suono. Del tutto adeguato al virtuosismo chitarristico anche quello col melophon; e qui la novit dello strumento di grande aiuto per aumentare l'interesse. Il melophon stesso, accolto all'inizio un po' distrattamente per la sua somiglianza con la fisarmonica, si invece guadagnato rapidamente il favore del pubblico e forse ci potremmo anche

  • attendere che nel futuro prossimo venga introdotto anche nelle nostre orchestre. I quattro pezzi che il sig.Regondi ha suonato con esso nei due concerti (brani da concerto di Beriot e Mayseder, e due duetti col violoncello) hanno suscitato l' ammirazione di tutti gli ascoltatori; ed infatti nulla si pu immaginare di pi incantevole e ricco di buon gusto rispetto a queste esecuzioni. Il secondo artista, il violoncellista Lidel, ha fatto vedere, nei vari brani eseguiti, l'abile suonatore che riesce abbastanza bene soprattutto nei brani melodici. I pezzi cantati, che sono stati eseguiti tra l'una e l'altra delle esibizioni dei due concertisti, erano dei lieder di Adolf Mller, Capellmeister Strauss, Staudigel ed Anton Storch e sono stati cantati dal sig. Lutz in un concerto e dal sig.Groyss nell'altro. Entrambe le volte l' applauso del pubblico non fu molto caloroso. Heinrich Adami " (3) Anche a Vienna, quindi, come gi a Parigi un decennio prima, l'apprezzamento per il musicista non necessariamente unito all'apprezzamento per lo strumento: anzi. E vedremo che queste osservazioni saranno tutt'altro che rare. Nello scorcio finale dell'anno i due musicisti si esibiscono a Corte: "FEUILLETON. Corriere delle novit viennesi * I due artisti signori Lidl e Regondi, degnamente conosciuti grazie al loro virtuosismo, hanno avuto l'onore di potersi produrre, mercoled 30 dicembre, davanti alle Loro Maest ed a tutta la famiglia imperiale, e di ottenere, con la loro magistrale esecuzione, il pi alto applauso." (4) Anche il corrispondente locale dell'Allgemeine Musikalische Zeitung, che regolarmente informa sull'attivit musicale viennese, dedica alle esibizioni di regondi e Lidel una discreta attenzione (5). Il primo di gennaio del nuovo anno Lidel e Regondi si ripresentano di fronte al pubblico viennese con quello che nelle intenzioni dovrebbe essere (ma non sar) il loro ultimo appuntamento viennese. Ed il tono delle recensioni non cambia: "FEUILLETON. Quarto ed ultimo concerto dei signori Regondi e Lidel. A giudicare dal successo di questo concerto, probabilmente non dovrebbe essere l' ultimo che i due artisti tengono, perch sarebbe un peccato se dovessero interrompere le loro esecuzioni proprio ora che il nostro pubblico comincia ad interessarsi a loro in maniera tanto elevata, e a molti potrebbe dispiacere di non aver sentito le straordinarie esecuzioni di Regondi con la chitarra e col melophon. Unanimit d'opinione esiste sull'importanza di questo giovane artista che, la qual cosa capita invero raramente, eccelle in modo tale con due strumenti che sarebbe difficile riconoscergli la preminenza con l'uno o con l'altro, e posso dire che ora mi rallegra doppiamente l'aver riconosciuto e lodato gi nelle mie prime recensioni il suo bel talento, e di questo talento la luminosa supremazia sulle altre figure del mondo concertistico. Basta ormai che mi riferisca alle mie scorse recensioni; ma aggiungo ancora che l'altro ieri, primo gennaio, a mezzogiorno, nel concerto alla Vereins-saale,(6) il virtuoso stato accolto in tutte le sue esecuzioni con l'applauso pi caloroso - addirittura con entusiasmo - da parte del pubblico, presente in gran numero. Con la chitarra ha eseguito l'ouverture della Semiramide, con una perfezione artistica che ha fatto dimenticare completamente i limitati mezzi di questo strumento; lo si chiamato non ricordo quante volte e lo si voluto sentire volentieri ancora. Non ho mai udito Giuliani, il pi famoso maestro di questo strumento, per dicevano che Regondi suonasse con un virtuosismo ancor maggiore; che sia vero o no, in ogni caso un fatto straordinario: non avrei mai immaginato che sulla chitarra si potessero ottenere degli effetti cos autenticamente artistici e che si potesse impressionare cos notevolmente un pubblico abituato a piaceri musicali di livello elevatissimo. Col melophon il sig. Regondi esegu un duo col sig. Lidel, ed un pezzo da concerto di Mayseder. Il bel suono di questo nuovo strumento e la meravigliosa esecuzione ebbero un effetto sorprendente: [Regondi] venne chiamato pi volte con clamore e per tale ragione esegu ancora un breve brano. Il sig. Lidel, oltre al duo, ha suonato anche un Adagio e Variazioni col violoncello, dimostrandosi ancora un esecutore molto abile. Particolarmente apprezzato il suo Adagio. Venne chiamato. Tra le altre esecuzioni in programma fece molto effetto la bella e nota romanza "Der Wirthin Tchterlein", testo poetico di Uhland, musica di Kreutzer: grazie all'esecuzione piena di sentimento ed alla voce bella ed espressiva del sig. Hofmann (baritono del teatro di Lemberg, qui al suo debutto in pubblico), ha suscitato molto effetto, tanto che il cantante, chiamato ripetutamente, stato costretto a replicare il brano. Dem.

  • Khne, di Dresda, ha cantato un'aria italiana: esecuzione ricca di buone nuances; e pure lei fu chiamata. Al piano accompagnava il sig. Mozart. Heinrich Adami " (7) Quattro concerti splendidamente recensiti, come si visto, dalla stampa specializzata, sono sufficienti a fare di Regondi una stella di prima grandezza. Il suo successo travolgente ed i corrispondenti di mezza Europa dedicano parecchio spazio nelle loro cronache al nostro musicista(8). Dopo il quarto concerto appare un lungo articolo, che per quanto intriso di retorica e piuttosto ripetitivo, ci sembra utile proporre nella sua interezza: Giulio Regondi viene preso a modello come vero artista, da contrapporre ai tanti "artigiani artistici" che viziano il pubblico con effetti stupefacenti e con il ricorso ad atteggiamenti da ciarlatani. Vale la pena di leggerlo con attenzione, anche perch uno strumento per inserirsi direttamente nei dibattiti e nelle polemiche che animano l'ambiente musicale, non solo viennese, all'avvento del Romanticismo . "GIULIO REGONDI (Uno schizzo sull'arte e sull'artista) Se nei nostri tempi del livellamento e della charlatanerie, della ricerca di effetti e della mancanza di poesia in tutte le arti, qualche volta come fenomeno raro ma confortante compare all'orizzonte artistico un'apparizione veramente poetica, allora ad ognuno di questi veri artisti dobbiamo andare incontro con gioia giubilante e vera felicit, ed innalzarlo con la nostra intima partecipazione e con applauso profondamente sentito al di sopra della grande massa di artisti che irrompono (grazie all'arroganza e all'ostentazione, alla civetteria ed alle false arti) per contorte vie nel tempio dell'arte, oppure vogliono aprire il cancello di questo tempio con la forza, con una seconda chiave in oro. Dovremmo concedere un posto nel pantheon dell'arte, un asilo nel nostro cuore, solo all'artista vero, sincero, ma dovremmo escludere tutti i falsi profeti. La poesia la madre di tutte le arti, in qualsiasi modo si esprima, a parole, suoni, col marmo o con i colori. La poesia, quella interiore, innata, traccia una linea di demarcazione tra i veri artisti e gli artigiani artistici. I veri artisti lavorano e creano grazie all' interiore impeto poetico, dallo stracolmo impetuoso della loro vita interiore che vuole esprimersi in parole, suoni, colori, e staccarsi dal cuore, vorrei dire, in modo necessario e spontaneo, originale e primitivo, cedendo e ri-creando l' ispirazione del momento, creando con dolce pulsione del cuore e rappresentando con mano entusiasta, quale visione di sogno; "est deus in illis, quo agitante calescunt". Invece gli artigiani artistici si sollevano in modo violento solo per un breve momento di produzione artistica dalla loro indifferenza senza poesia, dal modo filisteo, prosaico, dallo stato d'animo ordinario, soltanto per necessit esteriori, e non per quelle interiori; si trasportano "par force" per un periodo determinato persino contro la voglia del loro cuore nel campo della poesia, la servono come servi brontoloni in catene da schiavi, affrontano le opere d'arte come un lavoro faticoso e ringraziano Dio quando tutto passato. Questi artisti par mtier, i quali purtroppo costituiscono al giorno d'oggi la maggioranza in ogni campo dell'arte, considerano l'arte non la loro amante liberamente scelta ed adorata, ma la loro madre nutriente: non amano l' arte in s bens il beneficio materiale. Siccome quindi manca loro la consacrazione e la vera ispirazione, non mirano nemmeno a toccare e confortare le persone con la loro arte, ad accontentarle ed entusiasmarle, no! essi vogliono solo abbagliare, confondere, stupire, obbedire al senso ed al cattivo gusto del grande pubblico e suscitare ad ogni costo la sensazione con le loro arti pi ingannevoli; vogliono soltanto ottenere trionfi sui sensi e non su cuori ed animi delle persone. Da questo andamento artistico sbagliato deriva la nostra attuale miseria nell'arte, da qui nascono tutti i lodati virtuosi della penna, del colore e del suono del nostro tempo, mandria di tecnici senza poesia, che non meritano nel nostro animo e nella storia dell'arte alcun posto, n lo ottengono. Nel caso del vero artista l'arte deve trovarsi non nelle punte delle dita bens nel cuore e solo da l deve spingersi fin nelle punte delle dita scaldando, animando, creando. Un artista non trover mai la strada per i nostri cuori senza la poesia interiore, senza profondit di sentimento; condivide il destino di Peri, che si trova davanti al Paradiso e non riesce a trovare la parola che fa aprire la porta. Sembra che al giorno d' oggi ci si dimentichi spesso che non sono artisti i semplici tecnici, che un bravo stilista non ancora un grande poeta, un ottimo colorista non ancora un grande pittore ed un virtuoso eccellente non ancora, per ci, un grande musicista. Questo malinteso maggiormente evidente nella musica, e soprattutto nell'esecuzione. Di solito troppo apprezzata la mera abilit meccanica del virtuoso e non si bada alla sua

  • mancanza di animo poetico senza il quale per la musica proprio non musica. Perch non la forma esteriore, la tecnica, ma piuttosto lo spirito, il sentimento, che con i suoi suoni ha effetto su di noi, ci commuove, parla all'animo e al cuore: ed di certo questo lo scopo della musica. Virtuosismo senza animo solo una serie di parole ripetute (il senso delle quali non noto nemmeno a chi le esprime), mera abilit automatica ( e quindi la maggior parte dei virtuosi credono di esser tanto pi grandi quante pi difficolt, concentrate senza gusto, essi sanno superare, ritengono tanto pi stupenda la loro abilit di ugola o di dita, ed il grande pubblico sparge la loro vacua gloria ai quattro venti). Se andiamo avanti cos dove va a finire la semplicit, la verit, la bellezza dell'arte dei suoni, (in breve: la vera musica)? Pi grande ancora la sorpresa per i veri amici della musica di Vienna nel conoscere finalmente un altro vero giovane genio musicale, un vero artista di vocazione e poesia interiore in Giulio Regondi: un giovane artista dal carattere schivo, che non era stato preceduto n da una fama di livello europeo, n da una lode equivoca o esagerata da parte della stampa. Non condizionato e senza un giudizio precostituito pro o contro di lui, un pubblico poco numeroso ha ascoltato lo sconosciuto artista nel suo primo concerto: ed ogni ascoltatore sensibile alla poesia ed alla genuina espressione dei sentimenti ha sentito immediatamente che in Regondi aveva dinanzi a s uno di quei rari musicisti che hanno la musica nel cuore e per i quali l'arte dei toni l'unica lingua comprensibile per trasmettere idee e sentimenti del proprio animo in una forma bella e commovente. Ci saranno pochi artisti che rimangono cos rigidamente entro i limiti della bellezza artistica come Regondi, forse inconsapevolmente, proprio perch sente il tutto in modo intimamente poetico e musicale. Contemporaneamente virtuoso di due strumenti, chitarra e melophon: cio dimostra con ciascuno dei due la stessa vitalit artistica ed il carattere stesso della musica - quello cio di una verit semplice e di una profonda poesia - con una maestria un tempo ritenuta impossibile; su entrambi egli vive l'arte, e non solo la esegue. Non abusa mai della sua tecnica, magnifica con entrambi gli strumenti - che porterebbe invece altri virtuosi ad attirare l'attenzione con impressionanti difficolt e a sottolineare prevalentemente la loro abilit meccanica - ma tratta la tecnica come un fattore secondario, da subordinare sempre allo scopo principale, altamente estetico, alla resa dell'espressione peculiare del brano. Non c' tempo di rimanere sorpresi dalla sua bravura tecnica perch si trascinati dal calore e dall'espressione piena d'animo della sua esecuzione, si vive insieme a lui tutta la composizione. per ci che concerne l'interpretazione del pezzo che sta eseguendo, egli ne penetra con grande oggettivit lo spirito e la riproduce fedelmente secondo l'intenzione del compositore, valorizzandola soltanto col suo modo di esecuzione. La musica di Regondi non la musica dell'intelletto e del calcolo intelligente, ma la musica del cuore e della poesia interiore: un artista nato, non fatto forzatamente. In Regondi la musica come la vergine Musa, che non veniva n sciupata n condizionata dal contatto col mondo, che non civetta con il mondo e con i "vices la mode", che si trova sola con s stessa, timida, con intimi sentimenti, a s bastante, chiusa in s. Perci ha sempre saputo tenersi lontano dai due vizi moderni dei virtuosi: l'esecuzione esageratamente forzata e troppo calcata, e la maniera sdolcinata ed un affettato sentimentalismo. Il suo modo di suonare spira sempre la pi bella ed estetica armonia, intima espressione sentimentale, dolce grazia, autentico profondo sentimento. Nella sua esecuzione non si rende mai colpevole, come invece tanti musicisti odierni, di sfumature marcate del forte e del piano, di forzature esagerate di alcuni toni, o di altre ciarlatanerie; e nemmeno si rende colpevole di quel sentimentalismo malato e di quel manierismo effemminato che pu dilettare soltanto un cattivo gusto e le signore malate di mente, poich contrario alla verit, alla sana natura ed al vero sentimento, in quanto aberrazione della nuova scuola musicale italiana e francese. L' esecuzione di Regondi si distingue sia per il suo buon gusto, per la delicatezza e l'eleganza, sia per l'espressione ed il sentimento poetico. Da Regondi pu imparare come eseguire ogni cantante e musicista. Per quel che concerne la sua tecnica, devo prima parlare del suono: la chitarra ha una tanto cattiva fama come strumento da concerto poich finora ancora nessun virtuoso aveva ottenuto da questo strumento dei bei suoni. Legnani, Stoll, Madame Guglielmi, Mertz ed altri ci hanno portato alla meraviglia con la loro straordinaria bravura e con i loro artifici tecnici, ma non hanno potuto rapirci e commuoverci, non hanno parlato al nostro cuore perch da questo

  • strumento ingrato non sapevano trarre bei suoni melodici, dolci cantilene, note d'arpa pure e forti; solo Regondi ci ha mostrato tutto questo; solo questo artista ha elevato la chitarra al ruolo di vero strumento musicale da concerto ed ha creato, grazie al suo modo di suonare, un'era nuova per essa, come Paganini ha fatto per il violino. Sotto le sue mani la chitarra assume un carattere del tutto diverso, pi altamente musicale: uno strumento pieno di voce, come il pianoforte, sul quale risuona ugualmente puro e nitido ogni tono, in qualsiasi posizione, e dal forte al pianissimo, in maniera bella e melodica, e capace di qualsivoglia sfumatura. Per capire e credere bisogna ascoltare di persona come canta dolcemente il suo arioso, e con un bel suono, fino al piano pi delicato, e come persino nel forte, nei passaggi pi veloci, nelle posizioni pi difficili, negli stupefacenti arpeggi, nelle successioni di accordi dall'inimmaginabile difficolt, non si sente mai un suono sbagliato o sgradevole. In tutto questo egli supera le difficolt pi incredibili con molta facilit e con grazia, e sottolinea in modo cos armonico le idee principali della composizione "en relief", che ogni pezzo che suona una vera dimostrazione di maestria d'esecuzione. Testimonia il suo buon gusto anche il fatto che non ricorra a ricercati effetti che siano al di fuori della natura dello strumento, tipo ad es. i suoni flautati. Che tratti la chitarra in modo del tutto diverso da quello finora usato dimostrato gi dalla scelta dei brani, avendo egli eseguito nei suoi quattro precedenti concerti il ''Don Juan" e "Huguenotten-Fantasien" per pianoforte di Thalberg, e l'Ouverture della Semiramide, solo con la chitarra non accompagnata; e pure cos si creato un effetto di voci cos ricco che dell'accompagnamento non si sentiva affatto la mancanza; e ciascuno stato trascinato dal suono meraviglioso di questo strumento, finora tanto incompreso. Il modo in cui Regondi suona la chitarra dimostra ancora una volta quanta importanza abbia nella musica la bellezza del suono e quanto sia importante che ogni virtuoso e cantante rivolga il suo primo e principale studio alla bellezza del suono. Anche lo scrittore deve prima creare il suo stile per poter poi esprimere le sue idee con una bella forma ma la maggior parte degli artisti sorvola troppo facilmente questo fatto e poi si meraviglia quando, con le sue abilit meccaniche e con gli artifici tecnici, non ottiene sul pubblico l'effetto sperato. Nella musica vocale o strumentale solo un suono bello e nobile penetra l'animo, ottenendo un effetto veramente musicale; se si ponesse pi attenzione a questa verit, sentiremmo pi di rado un cantante che urla e strilla, un pianista che sbatte i tasti, un chitarrista che strimpella, altri virtuosi che producono suoni brutti e non melodiosi. Bellezza, equilibrio e nobilt di suono sono condizione prima per ogni musicista: solo dopo questi deve indirizzare la sua attenzione al buon gusto, al sentimento dell'esecuzione e ad un' interpretazione piena di spirito della composizione. Lo stesso risultato brillante che Regondi, con profondi studi, ha ottenuto dalla chitarra, lo si ritrova anche sul melophon: questo strumento, che abbiamo sentito per la prima volta proprio da lui, una specie di fisarmonica, ma straordinariamente perfezionata e nobilitata; il suo suono bello, rotondo e forte, capace di modulare, dotato di buon timbro: sta tra il suono del clarinetto e quello del flauto, ha un'estensione di tre ottave e mezza e cos Regondi pu eseguirvi qualsiasi composizione nata per il violino. Per ci che concerne la costituzione meccanica dello strumento, egli vi pu ottenere non solo note singole, ma persino interi accordi, il che rende molto pi difficile la tecnica dello strumento. Tutte le eccellenti qualit di Regondi, di cui ho gi parlato in passato (interpretazione oggettiva della composizione, esecuzione geniale e piena d'animo, bel suono, meravigliosa tecnica), su questo strumento si trovano in misura pari, se non maggiore, in quanto il melophon consente una maggiore libert rispetto alla chitarra. Per suonare col melophon sceglie normalmente concerti di Spohr, Mayseder, Beriot, e suona queste composizioni in modo cos serio e trascinante che si narra che, tempo fa, tra gli altri Mayseder abbia detto, quando Regondi suon un suo concerto, che "questo giovane artista un fenomeno dal quale possono imparare tutti gli artisti, anziani e giovani." Ma anch'io, dai tempi di Paganini, non ho sentito alcun conoscitore, n dilettante, parlare in modo cos entusiastico ed univoco di alcun altro virtuoso, n ho sentito mai una lode totale senza la minima voce di dissenso. Non quasi possibile eseguire qualche cosa in modo migliore di come lo fa Regondi con entrambi gli strumenti, poich egli corrisponde ad ogni attesa dal punto di vista estetico, e c' di che meravigliarsi che un artista ancora tanto giovane (17 anni) possa aver gi raggiunto una tale perfetta maestria con due strumenti ed una tale maturit

  • spirituale. Ora gli resta soltanto di gettarsi con tutta la forza del suo genio e della sua profonda poesia nel comporre, per poter raggiungere pure come compositore lo stesso livello al quale si trova come artista esecutore. Testimonia la sua modestia ed il suo senso artistico il fatto che finora abbia eseguito sempre opere altrui, piuttosto di suonarne qualcuna di sua, magari di valore limitato a causa della giovane et; mentre oggi quasi tutti i giovani virtuosi fanno purtroppo il contrario. Anche nei contatti Regondi si distingue per la sua modestia, senza pretese, e per l'ingenua serenit, grazie allo spirito colto ed al carattere nobile: anche in ci si dimostra vero artista e vero genio. Regondi un fenomeno artistico tanto pi singolare ed attraente in quanto compare come una figura semplice e profondamente poetica in mezzo ad un moderno esercito virtuosistico di musicisti d'assalto e di ciarlatani del sentimento. Musicisti tali sarebbero ottimi pilastri portanti contro il cattivo gusto che irrompe nella musica, perch in tutti i tempi nei quali l'arte degradata, essa degradata ad opera degli artisti. L.M." (9) Probabilmente Regondi e Lidel hanno intenzione di lasciare Vienna per raggiungere Praga, o qualche altra citt: purtuttavia li ritroviamo ancora a Vienna, quasi sicuramente per il favore dimostrato nei loro confronti dal pubblico viennese, per altri due concerti, il 24 gennaio ed il 2 febbraio. Possiamo supporre che negli oltre venti giorni trascorsi tra il quarto ed il quinto concerto i due musicisti si rechino in qualche altra localit, oppure in alcune case private, ma la cosa non documentata. "FEUILLETON. Quinto concerto dei signori Regondi e Lidel. Non so aggiungere nulla di nuovo ai miei precedenti resoconti su questi due virtuosi. Del successo del loro quinto concerto, dato l'altro ieri 24 gennaio a mezzogiorno nella Vereins-saale, posso solo dire che fu notevolmente pi brillante di uno qualsiasi dei precedenti. La sala e le gallerie erano strapiene ed il pubblico cos ricercato, quale si abituati a vedere soltanto per un concerto di Liszt. Regondi suon dapprima col melophon un duo con Lidel, poi una Fantasia con la chitarra e quindi un pezzo da concerto di Spohr col melophon. La sua esecuzione piena di maestria ha entusiasmato, nel vero senso della parola, gli ascoltatori. Sono stati chiamati e tre e quattro volte, con vero entusiasmo, ed alla fine si chiedeva ancora un bis, cosicch Regondi ha eseguito una composizione di Mayseder. La fantasia per chitarra ricca di effetti affascinanti, ed stata probabilmente composta da lui stesso. In tal caso