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  • Antica Stamperia del Moretto: Il sogno spezzato, cm. 15x20, 1980

    2 Giugno 2005

  • Giugno 2005 3

    Lecco Economia

    E’ vero che Basilea 2 prevede uno “sconto” nel cal- colo del consumo di capitale delle banche a fronte di impieghi a favore delle Pmi (aziende con un fatturato inferiore a 50 milioni di euro). Tale sconto prevede una ponderazione più “leggera” che riduce il consumo di capitale per questo tipo di impiego mediamente del 23% rispetto a impieghi a favore di grandi imprese con la stessa PD (“Probability of Default” - probabilità di in- solvenza) e per impieghi con lo stesso livello di LGD (“Loss Given Default” – perdita in caso di insolvenza). Inoltre, impieghi a favore di imprese familiari vengono considerati alla stessa stregua di impieghi retail (a per- sone fisiche), pertanto godendo anch’esse di uno “sconto” rispetto ai crediti a favore delle grandi impre- se.

    Tuttavia, secondo una simulazione condotta da Unioncamere su un campione di 7.860 società, il 65 per cento si collocherebbe sulle classi di rating medi e/o poco favorevoli (BBB-, BB+, BB. BB-) mentre solo il 17,5 per cento avrebbe rating più positivi (BBB, BBB+) e meno dell’1 per cento si collocherebbe nella classe migliore (A). Il restante 16 per cento finirebbe nelle classi peggiori (da B a CCC), quelle che le banche preferirebbero evitare del tutto.

    La ricerca conferma che Basilea 2 porterà migliora- menti (in termini di capacità di accesso al credito e re- lativi costi) ad un 35 per cento di imprese, mentre per le altre la nuova regolamentazione potrebbe rappre- sentare un rischio, soprattutto per quel 16 per cento delle imprese per le quali potrebbero esserci consi- stenti difficoltà ad accedere ancora al credito bancario.

    Un’ulteriore ricerca ha concluso che su 32 catego- rie di imprese classificate per livello di rating e per fat- turato, molto probabilmente 20 avrebbero un migliora- mento nelle condizioni bancarie, e quindi una riduzione dei tassi, mentre le altre 12 subirebbero un peggiora- mento molto consistente.

    Nessun effetto catastrofico, dunque, ma un dato che dovrebbe indurre la maggior parte delle imprese a riflettere su come portarsi in una delle categorie più positive.

    Teniamo presente inoltre che l'Università Ca' Fo- scari di Venezia calcola in uno studio che Basilea 2 in Italia sarebbe applicato a oltre cinque milioni di impre- se. Di queste 600.000 "hanno obblighi contabili in quanto costituite nella forma della società di capitali. Ciò significa che un buon 88 per cento delle imprese può fornire ai propri finanziatori scarse informazioni economiche, finanziarie e patrimoniali".

    L’implementazione di Basilea 2 è ormai alle porte: tut- te le banche si stanno preparando con investimenti massicci (si calcola un spesa complessiva di 30-50 mi- liardi di euro nella sola Unione Europea). E a pochi me- si dall’introduzione della nuova normativa, in parallelo con la vecchia, si cerca di quantificarne le conseguen- ze, soprattutto sull’attività creditizia delle banche com- merciali.

    Se è vero che per molte banche ci sarà un “rispar- mio” di capitale (si calcola circa 100 miliardi di euro di patrimonio di vigilanza in meno rispetto ad oggi) è an- che vero che gli effetti di questo minore consumo di capitale da parte delle banche non andrà a beneficio di tutti i segmenti di clientela in modo indistinto: l’impe- gno di capitale a fronte di impieghi a favore della clien- tela retail ne trarrà maggiormente beneficio, mentre per le piccole e medie imprese si prevede una maggio- re selettività da parte delle banche nel momento di de- libera dei fidi, caratterizzato dall’assegnazione di un ra- ting.

    Da qui la domanda che molte imprese si pongono in questo periodo: quali sono i fattori che concorrono alla formazione del rating assegnato dalla banca? La ri- sposta a tale domanda deve portare l’impresa, ovvia- mente, all’identificazione delle misure operative da in- traprendere per migliorare il proprio rating. Questo arti- colo si propone di avviare tale processo aiutando l’a- zienda a comprendere come viene assegnato il rating e quali sono oggettivamente le possibilità di migliorare la percezione che l’analista di una banca si forma del- l’azienda stessa.

    Facciamo un passo indietro: è utile ricordarsi che Basilea 2 (come del resto anche Basilea 1) nasce co- me normativa non per regolamentare il credito, ma per garantire ai risparmiatori che la banca presso la quale depositano i loro risparmi sia adeguatamente capitaliz- zata. Infatti entrambe le normative si chiamano Inter- national Convergence of Capital Measurement and Ca- pital Standards e lo scopo principale è quello di garanti- re la stabilità del sistema bancario internazionale assi- curandosi che le singole banche siano adeguatamente capitalizzate. Con Basilea 2 si introduce per la prima volta il concetto che il consumo di capitale da parte della banca è legato alla rischiosità degli impieghi (cre- diti) erogati; la remunerazione della banca ai propri azionisti del capitale così vincolato significa chiaramen- te che il creditore che consuma più capitale della ban- ca, perché più rischioso, ne deve pagare le conse- guenze in termini di maggior prezzo.

    Basilea 2 e il rating assegnato dalle banche alle aziende di Rupert Limentani

  • 4 Giugno 2005

    Lecco Economia

    Questo messaggio ci sembra particolarmente im- portante in quanto centrato sulla cronica mancanza di comunicazione fra banca e cliente che da molti decen- ni caratterizza il rapporto banca - impresa nel nostro Paese e anche all’estero. Se Basilea 2 impone alle banche di fare credito con analisi più approfondite, la conseguenza naturale per l’impresa deve essere quel- la di rendersi parte attiva nel dialogo e di fornire alla propria banca tutti i dati finanziari e - soprattutto - ge- stionali che permetteranno alla banca di assegnare un rating corretto. Importante è, a nostro avviso, che le imprese adottino già ora - e non in un futuro distante - le misure che permetteranno loro di dialogare corretta- mente con le proprie banche nel momento in cui si di- scute dell’inquadramento di un affidamento.

    Vediamo sinteticamente quali dati dovrà produrre l’azienda e che cosa può fare di concreto per migliora- re la percezione di un osservatore esterno quale la banca.

    Innanzitutto produrrà dati volti verso il futuro, come, ad esempio, budget, business plan, piano di liquidità, piani di fattibilità economico-finanziaria, di sviluppo, re- soconti periodici (infra-annuali) sull’andamento della gestione. Questo partendo da un adeguato sistema di controllo di gestione, proprio per dimostrare alla banca di essere in grado di formulare strategie e budgets e di realizzarli. Altri dati molto utili sono conti economici settoriali, per area di business (per tipo di cliente, di prodotto o per canale distributivo), tipici del controllo di gestione, tali da permettere alla banca di meglio com- prendere il reale andamento dell’azienda.

    Non possiamo però non tenere presente che la va- lutazione da parte della banca conterrà anche una se- zione in cui essa assegnerà un punteggio su una serie di fattori non solo quantitativi ma anche qualitativi. E’ anche e soprattutto in quest’area che l’impresa può e deve agire, diventando parte attiva nel dialogo con la banca e fornendo in maniera adeguata molti più dati e informazioni che in passato, con lo scopo ben preciso di farsi assegnare un rating il più elevato possibile. Sot- tolineiamo che alla base di un buon rapporto fiduciario con la banca, una buona circolazione delle informazioni risulta fondamentale. Tali informazioni dovranno esse- re caratterizzate da maggiore trasparenza, analiticità e frequenza.

    Per l’azienda diventa imprescindibile capire quali so- no i parametri di valutazione applicati dalle banche nel formare il rating, “quella specie di pagella” che è lega- ta strettamente alla griglia delle condizioni e che deter- mina in quale fascia di spread si colloca l’azienda.

    Anche se ogni banca tenderà a sviluppare il proprio modello di rating, i diversi modelli tendono a converge- re sulla metodologia di base (anche perché devono es- sere validati dalla Banca d’Italia) e quindi utilizzano gli stessi elementi fondamentali:

    - l’analisi dei dati degli ultimi tre anni di bilancio, per il 60 per cento circa;

    - i dati “andamentali” del rapporto (compreso i dati della Centrale dei Rischi), per il 20 per cento circa;

    - la valutazione “qualitativa” dell’impresa da parte della banca, per il 20 per cento circa.

    Qual è il grado di manovra per un imprenditore per poter agire sulla percezione da parte della banca dei tre elementi? Nella parte più strettamente numerica i criteri di valu- tazione si baseranno su tre grandi aree: 1) l’equilibrio finanziario (inteso in senso di congruità

    fra le fonti e le destinazione di finanziamento); 2) la capacità di produrre reddito nel corso del tempo; 3) il grado di patrimonializzazione.

    Gli indici maggiormente utilizzati per svolgere questa valutazione so- no i seguenti:

    Indebitamento / Mezzi propri Indebitamento / Mezzi propri netti Oneri finanziari / Indebitamento netto Credito concesso ai clienti (giorni) Credito ricevuto dai fornitori (giorni) Stock materie prime (giorni) Stock prodotti finiti (giorni) Margine operativo lordo [(Risultato operativo + ammortamenti ma- teriali e immateriali) / Ricavi)] Rendimento sul capitale investito [(Risultato operativo / (Patrimonio netto + Posizione finanziaria netta)] Return on equity (utile netto / patrimonio netto) Tasso di copertura degli oneri finanziari [(Risultato operativo + am- mortamenti materiali e immateriali) / On