Alias supplemento del Manifesto (16 febbraio 2013)

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MUSICA » ARTI » OZIO SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE «IL MANIFESTO» SABATO 16 FEBBRAIO 2013 ANNO 16 N. 7 PITTORE, PARTIGIANO, MILITANTE DELL’ARTE REALISTA, ARMANDO PIZZINATO NELLE SUE OPERE RACCONTA LA TERRA DEL LAVORO, LA SUA GENTE E INDICA L’ARTE COME BISOGNO DI LIBERTÀ MUTAZ ELEMAM TRUFFE ROCK WOODY GUTHRIE, SCRITTORE INEDITO EUGENIO BARBA FABRIZIO FERRARO THE CLONE WARS PALESTRA POPOLARE SAN LORENZO UN FANTASMA PER C ORRE L EUROPA Armando Pizzinato, «Un fantasma percorre l’Europa» (1949)
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Alias supplemento del Manifesto (16 febbraio 2013)

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EUGENIO BARBA FABRIZIO FERRARO THE CLONE WARS PALESTRA POPOLARE SAN LORENZO TRUFFE ROCK WOODY GUTHRIE, SCRITTORE INEDITO MUTAZ ELEMAMMUSICA ARTI OZIOSUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 16 FEBBRAIO 2013 ANNO 16 N. 7

PITTORE, PARTIGIANO, MILITANTE DELLARTE REALISTA, ARMANDO PIZZINATO NELLE SUE OPERE RACCONTA LA TERRA DEL LAVORO, LA SUA GENTE E INDICA LARTE COME BISOGNO DI LIBERT

UN FANTASMA PERCORRE LEUROPAArmando Pizzinato, Un fantasma percorre lEuropa (1949)

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ALIAS 16 FEBBRAIO 2013

NORD EST

PORDENONE TERRA DI LAVORO

di LUCIANO DEL SETTE

PIZZINATOIn movimento con falce e pennelloIN MOSTRAArmando Pizzinato (1910 2004) Nel segno delluomo Galleria di Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato fino al 9 giugno, ingresso 5 euro, chiusa luned. Informazioni e prenotazioni tel. 0434/523780 [email protected], artemodernapordenone.it Armando Pizzinato Il contesto pordenonese (1925 1940) Galleria Sagittaria del Centro Culturale Casa A. Zanussi fino al 9 giugno, ingresso gratuito, chiusa luned. Informazioni tel. 0434/365387, centroculturapordenone.it In pagina immagini di Pordenone, sotto unopera di Pizzinato Mondine (1951) di viaggio. Giovanni Battista, gi titolare del Caff dellUnit Italiana, in piazza Maggiore a Maniago, vuole aprire un locale nel centro di Pordenone. La bella casa induce a un sogno di serenit, spezzato quasi subito. Ottobre un mese che Armando ricorder tutta la vita, a cominciare dal 7, giorno della sua nascita. In ottobre guarda, stupito e curioso, il portone di via Grigoletti. Il primo ottobre del 1922 il padre si suicida gettandosi nelle acque della Dogana, porto fluviale di Pordenone. Le voci sussurrano di debiti contratti a Milano per aprire il nuovo caff, altre di perdite al gioco e di truffe che portano Giovanni Battista alla vergogna insopportabile del debito con le banche. Andremonda rimane da sola, due figli sulle spalle. Nel 1925 Armando termina la scuola complementare, dove Pio Rossi era stato suo maestro di disegno. La passione per la pittura talmente forte in lui, da convincere la madre a lasciarlo entrare come garzone nella bottega artistica di Tiburzio Donadon. Ne uscir, giocoforza, per entrare, fattorino e poi impiegato, in una banca locale. Il ragazzo con lestro del dipingere viene notato dal direttore della banca. A incuriosirlo il fatto che il giovanissimo Pizzinato, appena trova un momento libero, si tuffi nella lettura delle Vite del Vasari, edite a dispense dalla Sonzogno. Cos, il consiglio di amministrazione paga ad Armando un ciclo di lezioni presso lo studio di Pio Rossi, che gli permetteranno, nel 1930, di iscriversi allAccademia delle Belle Arti di Venezia. Pendolare tra le due citt, Pizzinato si diploma 4 anni dopo, portando con s un bagaglio culturale fatto di nuove e importanti frequentazioni (Giulio Turcato e Afro, tra gli altri); di letture dei Cahiers dArt che gli fanno conoscere Picasso, Braque, Matisse, Derain; di confronti che maturano le sue idee non solo artistiche. Il 1934 segna, tuttavia, il ritorno al lavoro per guadagnarsi il pane. Scriver Armando: A Pordenone esisteva la Ceramica Galvani e riuscii ad avere un posto l come disegnatore progettista... La fabbrica era appunto di Galvani, come di Galvani erano le cartiere, come di Galvani erano altre propriet, e prima lesperienza della banca e poi lesperienza di questa fabbrica fu una lezione che mi port sulla strada del socialismo. Io servo non sono nato, chinare la schiena non ero capace, mia madre continuava a suggerirmi di essere ossequiente ai padroni, di essere obbediente di qua e di l, e io ero solo disposto a lavorare per quello che mi pagavano.... Pordenone, in quegli anni, stava perdendo il suo patrimonio economico pi prezioso: i cotonifici di Roraigrande, Torre e Borgomeduna, capaci, nei tempi migliori, di dare lavoro a oltre 12 mila addetti, in netta prevalenza donne. E proprio dalle donne dei cotonifici erano nati il movimento sindacale, la rivendicazione e la difesa dei diritti dei lavoratori. Lera del tessile dur poco meno di un secolo, dal 1840 alla

La Terra di Lavoro a qualche centinaio di chilometri, pi gi. Porzione geografica un tempo della Campania soltanto, adesso spartita con Lazio e Molise. Ma, togliendo alle due parole le iniziali maiuscole, salendo qualche centinaio di chilometri pi su, fino al Nord Est, si incontra unaltra terra di lavoro. un fazzoletto di Friuli Venezia Giulia, ha la dimensione di una cittadina e dei suoi dintorni. Pordenone. Prima, molto prima, i campi, i boschi, le vigne soltanto. Poi i mulini, le cartiere, le fornaci per le ceramiche, i pastifici, le fabbriche di birra, i filatoi della seta, le officine meccaniche, i cotonifici, le industrie giganti di elettrodomestici. Scrivono Flavio Crippa e Ivo Mattozzi in Archeologia industriale di Pordenone (Del Bianco Editore) ... Nel raggio di due chilometri da piazza Cavour (la piazza centrale, ndr) si trovano nel territorio comunale di Pordenone le sopravvivenze, i resti o gli indizi (infrastrutture ed edifici) di un processo plurisecolare di consolidamento del rapporto tra uomini e ambienti, della sua evoluzione, delle attivit manifatturiere o industriali intraprese e continuate lungo i secoli, dal XVI alla met del secolo XX, prima della grande trasformazione ambientale degli anni 60 e 70. Lantica Portus Naonis, cinquantamila abitanti, legata indissolubilmente al suo fiume, il Noncello, comunica oggi una sensazione di tranquillit. Nulla a che vedere, per, con le dimensioni assonnate e inerti di tanti posti di provincia. Qui c un teatro, il Verdi, capace di ottocento posti e frequentato da compagnie di importanza nazionale; qui si danno il turno Pordenonelegge, il Silent Film Festival dedicato al cinema muto, il Pordenone Blues Festival; qui nato il punk musicale dei Prozac+ e dei Tre Allegri Ragazzi Morti; qui ci sono un museo darte e una biblioteca multimediale. Qui, da sette secoli, si cammina sulla spina dorsale di Corso Vittorio Emanuele: linea dritta e leggero saliscendi in un continuo di antichi palazzi appoggiati su solidi portici. Furono costruiti dopo lincendio del 1318 che distrusse le case in legno, e le loro facciate vennero dipinte ad affresco. Il Dominio della Serenissima, dalla met del 400, esalt ulteriormente la bellezza della Urbs Pincta. Non la diresti terra di lavoro, Pordenone. Almeno a vederla e viverla cos, da pigro viandante tra il Duomo, il Palazzo Comunale, Corso Garibaldi, i bar uno in fila allaltro, i negozi in franchising e quelli che vantano un passato. Ma se appena ti discosti, pochi minuti a piedi, eccola la terra del lavoro. O meglio, le sue memorie, dimenticate nel lento corrodersi di muri e macchinari. Testimonianze di archeologia industriale che, dopo labbandono, rischiano lestinzione. Oppure, il caso del setificio a vapore di Giuseppe Brunetta in largo San Giovanni, diventate citazioni da scovare in un archivio. Il setificio, attivo dal 1898 al primo dopoguerra, aveva la sua sede a breve distanza da via Grigoletti. Nel 1921, un bambino undicenne di nome Armando, cognome Pizzinato, guarda con stupore e curiosit il portone al numero 11 della via. Con lui ci sono la madre Andremonda, il padre Giovanni Battista e il fratello Dante. Arrivano da Maniago, 26 chilometri

Io servo non sono nato, chinare la schiena non ero capace..., la vicenda umana e politica del pittore del mondo operaio, scomunicato dal Pci, e i suoi rapporti con Pordenone

grande crisi del 1929 che spazz via tutto. Intanto, lontano ma non troppo da Corso Vittorio Emanuele, Antonio Zanussi aveva aperto, dal 1916, una piccola fabbrica che portava il suo cognome e produceva cucine alimentate a legna. Pizzinato se ne va da Pordenone alla volta di Roma nel 1936, grazie a una borsa di studio. Negli ambienti artistici della capitale conosce e frequenta il gruppo della Cometa: Mafai, Cagli, Mirko, Capogrossi e Guttuso. Torna a Venezia nel 1940, e lanno seguente incontra la futura moglie, Zaira Candiani. Dal loro matrimonio nascer Patrizia, unica figlia. Lautunno del 1943 stagione di una maturit che vedr Armando, di l in poi, unire strettamente arte e politica. Durante la Resistenza conosce il carcere fascista fino alla Liberazione. In quei due anni di Resistenza ho sospeso la mia attivit artistica, ho smesso di dipingere. Lho fatto senza fatica perch limpegno era immediato, sulluomo. Torna alla pittura aderendo al Fronte Nuovo delle Arti e poi, con Renato Guttuso, al Realismo Italiano, negli anni 50. Del secondo, fondamentale, periodo d conto una delle tre sezioni che compongono la mostra Armando Pizzinato (1910 2004). Nel segno delluomo alla Galleria di arte

ALIAS 16 FEBBRAIO 2013MANGIARE & DORMIREPordenone vale senzaltro un week end. Ecco dunque qualche consiglio in tema di buon cibo e buon sonno. Per quanto riguarda aperitivi e bicchieri della staffa, la citt vanta un primato: un bar ogni 186 abitanti. A voi limbarazzo della scelta. MANGIARE Antico burchiello Corso Garibaldi 11/d, tel. 0434/524886, chiuso marted Cristiana in cucina, Franco in sala. Arredi in legno chiaro, grandi foto in bianco e nero alle pareti, ingresso con bancone, due sale per pranzare e cenare. Menu limitato per scelta, ma di grande qualit e rivolto alla cucina del territorio. Vini a calice o in bottiglia. Sui 25 euro. Caldamente consigliato. La vecia osteria del moro Via Castello 2, tel. 0434/28658, chiuso domenica In una traversa di Corso Vittorio Emanuele, un locale antico e molto bello. Menu di tradizione (prosciutto di San Daniele, pasta e fagioli, musetto con polenta e brovada, trippa con polenta, dolci della casa), buoni vini. Si spendono una trentina di euro. DORMIRE Hotel Damodoro Via Montereale 20, tel. 0434/361803 La doppia 65 con prima colazione a buffet Un tre stelle nel cuore di Pordenone, accogliente e decisamente vantaggioso per rapporto qualit/prezzo. Camere molto curate, wi fi gratuito. Hotel Moderno Viale Martelli 1, tel. 0434/28215 La doppia 150 con prima colazione a buffet. Un hotel anni 30 in pieno centro. Stanze spaziose e ben accessoriate, ambienti comuni depoca, personale di estrema gentilezza.

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A destra il logo delle Giornate del cinema muto, la sala, una locandina

SILENT FILM FESTIVAL

GERENZAIl manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri redazione: via A. Bargoni, 8 00153 - Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax 0668719573 tel. 0668719557 e 0668719545 email: [email protected] web: http://www.ilmanifesto.it impaginazione: ab&c - Roma tel. 0668308613 ricerca iconografica: il manifesto concessionaria di pubblicit: Poster Pubblicit s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel. 0668896911 fax 0658179764 e-mail: [email protected] sede Milano viale Gran Sasso 2 20131 Milano tel. 02 4953339.2.3.4 fax 02 49533395 tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina 30.450,00 (320 x 455) Mezza pagina 16.800,00 (319 x 198) Colonna 11.085,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina 46.437,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro 4 20060 Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilit, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma tel. 0639745482 Fax. 0639762130

Le Giornate del Muto, non solo Chaplindi SILVANA SILVESTRI

In alto: il logo della manifestazione Pordenonelegge Lino prende il posto del padre fino al 1968, quando morir in un incidente aereo in Spagna. Le sue strategie creano la Zanussi Elettronica per la produzione di televisori con il marchio Seleco. Il boom economico porta allazienda il 25% del mercato nazionale e il primato europeo nel settore degli elettrodomestici. Dopo la scomparsa di Lino, il gruppo cresce con lacquisizione di Becchi, Castor, Triplex, Zoppas. Ma compie anche operazioni sbagliate e dubbie, portandosi in casa aziende decotte: Ducati Motori e Sole (edilizia), per citare due nomi. Cos, unazienda produttivamente sana finisce con i libri in tribunale e sullorlo del fallimento. il 1985, arriva il colosso svedese Electrolux, lasso pigliatutto. Bel colpo, visto che la Zanussi, seconda per dimensione industriale soltanto alla Fiat, conta circa 35mila dipendenti. A Pordenone, in quegli anni, Pizzinato ogni tanto fa ritorno, il suo legame con la citt profondo, la lontananza non lo ha affievolito. Dalla terra di lavoro lecito pensare che avesse tratto ispirazione per dipingere la dura quotidianit della campagna. Non ci sono, invece, nelle opere del periodo realista, gli operai delle ceramiche Galvani e quelli della Zanussi, i cotonifici assediati dallabbandono, le rovine dei mulini, le officine meccaniche dismesse. La terra di lavoro, per Armando, era un altrove senza geografie precise. Pordenone, forse, rimaneva per lui il posto dellinfanzia, delle ambizioni da realizzare contro la volont della madre Andremonda, dei viaggi quotidiani a Venezia. Il posto da cui andarsene, ma da non dimenticare. Chiss se oggi che la Electrolux taglia centinaia e centinaia di posti in nome della crisi, e se Pizzinato non avesse concluso la sua esistenza, potrebbe nascere una tela intitolata a quella Urbs Pincta dove, a un passo da piazza Cavour, i rumori e gli odori delle fabbriche coprivano il sussurro e i profumi del Noncello. Se per comunismo si intendesse solo laspirazione alluguaglianza sociale, con conseguente senso di rivolta verso le ingiustizie sociali, potrei dire che comunista lo sono sempre stato, vissuto da giovane in una cittadina del Friuli dove ho imparato in modo diretto il significato di certe parole, servo, padrone, sfruttamento, privilegi e gerarchismi.

Silent Film festival, le Giornate del cinema muto di Pordenone, conosciuto forse pi a livello internazionale che nazionale, il festival che coinvolge gli archivi di tutto il mondo e studiosi e storici del cinema, ma anche pi recentemente un folto pubblico di giovani. Nel lungo periodo dalla fondazione ad oggi (questanno si terr la trentesima edizione) ha svelato una nuova visione del cinema, percorso teorico di cui non si aveva pi alcuna traccia. La chiusura dei cineclub aveva cancellato alla visione la programmazione di alcune delle opere canoniche, da Dziga Vertov a Lubitsch, la televisione non ha mai dato spazio alla storia del cinema delle origini. Le rarit e la rilettura di interi periodi sono emersi non a caso da questo festival nato dellesperienza dei cineclub, promosso da Cinemazero. La prima edizione delle Giornate del Cinema Muto si tenne nel settembre 1982, quando Cinemazero present presso l'Aula Magna del Centro Studi di Pordenone la collezione di film di Max Linder della Cineteca del Friuli, titolo: Le roi du rire: alle origini del cinema comico. Doveva trattarsi di un singolo appuntamento, ma Davide Turconi, autorevole storico del cinema (classe 1911) sugger che lappuntamento successivo poteva essere con Mack Sennett e da quel momento nacque il festival. Turconi diresse il festival dall89, attualmente dal 97 a dirigerlo lo studioso inglese David Robinson. Le prime personali dopo Mack Sennett furono dedicate a Thomas H. Ince il profeta del western, il maestro di tutti Griffith, Buster Keaton, lunico, Dreyer, poi Cecil De Mille, la divina Garbo, il magico Mauritz Stiller. E naturalmente la versione restaurata del Voyage dans la lune di Mels (nel 2011), Chaplin e Disney, tutti nomi presenti pi volte nel corso delle successive edizioni, come sono stati gli appuntamenti periodici con Griffith fino a The Struggle del 31, durissima e inaspetatta rappresentazione dellAmerica. Il festival ha saputo mettere in evidenza anche il rimosso del cinema, le presenze dimenticate (una, recentemente stata quella di W. C. Fields, lirascibile, cinico grassone comico), le opere ritrovate, gli effetti speciali, i cinegiornali del

secolo scorso. Incursioni nel cinema muto indiano, nella terra dei soviet, la scoperta dellavanguardia belga. Un grande lavoro non di ordinata composizione dentro schemi cronologici, ma di viva attualit per la rilettura che provoca la visione di interi periodi occultati, come stato nel cinema americano la Grande Crisi, con tutto il lato oscuro che le majors cancellavano, autori come Augusto Genina, tra gli altri, per quanto riguarda il nostro cinema, le radici delle cinematografie europee sconosciute al pubblico per quanto riguarda i film recenti, figurarsi i prototipi. E si tratta di vedere pi di 150 film, con in pi un ricco mercato di libri e rarit. Ledizione 2013 si terr, a dispetto della scure della finanziaria, dal 5 al 12 ottobre (a rischio sono anche tutte le numerose manifestazioni del Friuli Venezia Giulia: le risorse che la Regione potr dedicare alla cultura ammontano all1%). Le Giornate godranno di un accordo con lIrca Spa di San Vendemiano (Treviso) del gruppo Zoppas che ha deciso di sponsorizzare la rassegna messicana in programma, con numerosi documentari che testimoniano in particolare gli anni della rivoluzione, protagonisti Emiliano Zapata e Pancho Villa, film con Dolores Del Rio, Lupe Velez e Ramn Novarro oltre a un omaggio a Ejzenstejn con Que Viva Mxico! e Lampi sul Messico.

moderna e contemporanea di Pordenone fino al 9 giugno. Sui muri di una delle sale della sezione, spicca una frase di Pizzinato Sono sempre convissuti in me, senza alcun compromesso, limpegno politico e linteresse per larte. Tutti i critici e i letterati che si sono interessati alla mia opera di pittore, in sostegno o contro, hanno sempre dovuto tirare in ballo anche il cittadino Pizzinato. lartista, ma anche il cittadino e luomo con un credo politico, a realizzare, tra il 1950 e il 1962, tele potenti ispirate al lavoro: i muratori arrampicati sulle impalcature, i saldatori avvolti dalle scintille, lo spaccapietre, gli scaricatori di carbone, gli operai durante la pausa per il pranzo, le mondine, il pescatore, i contadini, la trebbiatura. Sono figure e situazioni figlie di quel quadro, Un fantasma percorre lEuropa, esposto alla XXV Biennale di Venezia, 1950, nello spazio dedicato al Realismo, cui seguir Tutti i popoli vogliono la pace. Nella sezione della mostra spiccano alcuni enormi bozzetti realizzati per la Sala Consigliare della Provincia di Parma. Pizzinato, vincitore del bando nel 1953, continua a raffigurare i mestieri del popolo urbano e agricolo, ma con maggior definizione, guardandoli pi

da vicino. Come far, negli stessi anni, fissando sulla tela i partigiani di Liberazione di Venezia e della Fucilazione di patrioti, gli sfollati dellalluvione in Salvataggio nel Polesine. Ma gli strali della Commissione Culturale del Pci, che gi in precedenza si erano abbattuti sullastrattismo, colpiscono anche il Realismo, sconfessato brutalmente. Pizzinato si ritira in solitudine, artista militante disorientato e amareggiato. La morte improvvisa di Zaira, nel 1962, accelera la sua crisi e lo porta a estinguere lesperienza realista. Il pennello, paralizzato dal dolore, si ferma per molti mesi. Riprender a scorrere con la serie Dal giardino di Zaira, seppure su fronti espressivi diversi, e grazie allincontro di Armando con Clari, la seconda moglie. Intanto, nella terra del lavoro, le cose stanno cambiando. La piccola fabbrica, il 1951, conta adesso 300 operai. Il suo pilastro produttivo sono le cucine a gas, seguite, a distanza di tre anni, dal primo frigorifero italiano e, nel 1958, dalla Rex, la prima lavatrice nazionale. Da poco stato aperto un nuovo stabilimento a Porcia; un altro, la Grandi Impianti, a Vallenoncello, si specializza in apparecchiature per le collettivit.

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ALIAS 16 FEBBRAIO 2013

INTERVISTAdi GIUSEPPE ACCONCIA

LOdin Teatret di Eugenio Barba ritorna a Roma a partire dal 16 febbraio al teatro Studio e al Vascello. Per un mese si terranno conferenze, seminari, laboratori, firmati dalla compagnia di Holstebro in Danimarca: unoccasione unica per conoscere Barba e il suo teatro di periferia. Abbiamo incontrato il regista in occasione del laboratorio organizzato da Valerio Apice e Giulia Castellani per il Festival Finestre sull'Uomo, nei comuni di San Venanzo, Marsciano e Monte Castello di Vibio in provincia di Perugia. La cifra distintiva dellOdin Teatret la campagna, la periferia. Certo lavoriamo in un villaggio di 20.000 abitanti, non si pu dire che si tratta di un teatro non urbano ma periferico: questo un vantaggio. Col tempo abbiamo stabilito relazioni sempre pi vaste con i diversi ambienti istituzionali della citt: chiese, caserme, polizia, associazioni sportive. Allinizio nel 1966 i politici locali erano a favore del nostro progetto ma la popolazione lo rifiutava. Per noi stata una grande vittoria che gente molto religiosa accettasse degli stranieri come espressione della cultura teatrale. Abbiamo costruito una messa in scena in una piazza con balle di fieno e contadini che venivano ad aiutarci con i trattori, usando cavalli e pecore. Siamo entrati in relazione negli anni con decine di migliaia di contadini della regione. Lambiente si rivitalizzato con la reciprocit di meccanismi semplici di baratto e anche i locali hanno apprezzato la relazione individuale tra spettatore e spettacolo. Andare fuori dal centro significa prendere un rischio, obbliga a dei cambiamenti, la periferia una zona esclusa in cui bisogna inventarsi un proprio senso di fare teatro e di creare relazioni. In Italia ci presentiamo con unidentit artistica definita ma visitiamo ambienti periferici, incontriamo universitari, entriamo nelle case degli anziani, facciamo

Barba Potlach: teatro degli esclusiLOdin Teatret a Roma al teatro Vascello. Il registra e lattrice Julia Varley raccontano gli inzi a Holstebro, il lavoro con gli attori, i segreti di un teatro profondamente politicopartecipare i bambini delle scuole, cerchiamo di trovare la periferia anche in citt, inizia Barba. Per spiegare quale sia la differenza tra teatro tradizionale e Potlach, Barba si rivolge agli attori con queste parole: Come cambiato il teatro. Mi stupisco quando entro nel Teatro reale di Copenaghen. un luogo imponente come la Borsa e il Parlamento. Per prima cosa c un preambolo architettonico come quello che si trova nelle chiese. Il pubblico sale, lascia il quotidiano e entra in un altro spazio: un luogo Sacer, separato dalla comunit, come separato dalla comunit il criminale. A quel punto si registra lo stacco, lingresso in un foyer enorme dove gli spettatori sono ben vestiti per mettersi in mostra. Chi va a vedere unopera ha la sensazione di quanto sia miserabile il nostro teatro. Noi facciamo un teatro delleccesso (Potlach), un eccesso di energie creative, che colpiscano oppure no. Dobbiamo essere consapevoli, non possiamo competere con il teatro, siamo dei briganti con due soldi e dobbiamo fare gli spettacoli lo stesso. In questo modo compensiamo questa debolezza materiale con unaspirazione alleccellenza. Tuttavia, il pubblico non ha gli stessi criteri del passato, non sa valutare la qualit degli attori. Per questo non parliamo mai di pubblico ma di spettatori, ognuno con la sua storia e la sua interpretazione, non offriamo un messaggio generalizzato, ma esperienze e riflessione. Non solo un teatro delleccesso ma un luogo che accoglie chi non trova posto nellindustria culturale. Accogliamo chi viene rifiutato alla scuola teatrale e permettiamo loro di costruirsi la propria eccellenza. Facciamo un teatro di esclusi che lattore deve pagare con le proprie tasche. Il prezzo un lavoro continuo, duro, in cui lo spettatore deve essere preso in considerazione individualmente. Si pu arrivare a questo in tanti modi. Superando lo spettacolo frontale, dove lattore domina la scena, privilegiando spettacoli di gruppo con gli spettatori ai lati. Non si riesce a dominare la scena, qui la simultaneit a creare la contiguit, a mettere nello stesso spazio diverse situazioni che non hanno nulla a che vedere luna con laltra. Se ci sono dei genitori contrari al teatro - dice Barba rivolgendosi agli attori - spiegate loro che si pu fare alla stazione di Milano, si possono creare rapporti ritmici, questa limmagine che si produce quando

costruisco uno spettacolo: azioni simultanee in uno spazio laterale. Vedere solo una parte dello spettacolo obbliga lo spettatore ad una tensione cognitiva come quando si arriva in una nuova citt: non c angoscia ma disorientamento. In questo modo il teatro crea il segno dello straniamento. E cos riconosco che questo un teatro e comincia ad apparire qualcosa che non riesco a conoscere sulla base dellesperienza e la storia si sviluppa in maniera comprensibile. Al laboratorio prendono parte anche attori non udenti. Uno spettatore sordo deve essere capace di astrazione, di ascoltare lo spettacolo con gli occhi. molto utile lavorare pensando ad uno spettatore a cui manca un senso, far vedere un sordo, un cieco attraverso la musicalit. Cerco di non far dominare allo spettatore quello che avviene, quando si lavora con s stessi e con laltro, la parte che non riusciamo a dominare appare per casualit e fa dire qualcosa allattore. Per questo abbiamo coinvolto attori e spettatori sordi, ciechi, muti sin dal 1974 in Barbagia e in Salento, ci racconta Barba. Molti dicono che un teatro di esclusi sia profondamente politico. Tutto il teatro profondamente politico, politica fatta con altri

ALIAS 16 FEBBRAIO 2013

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In basso a sinistra, Eugenio Barba (al centro) allInternational School of Theatre Antropology, Polonia 2005 (foto Francesco Galli) A destra, Eugenio Barba con Jerzy Grotowsky a Hostelbro nel 1971 (foto Roald Pay) Qui accanto la locandina dellOdin Teatret per La vita cronica a Roma dal 16 al 21 febbraio Auditorium Parco della musica- Teatro Studio, al Teatro Vascello dal 27 febbraio al 17 marzo

mezzi. Si identifica anche con unideologia: un teatro che sempre dalla parte delle vittime. Io in verit non mi identifico in unideologia. Faccio teatro adesso per la necessit di non cambiare la societ ma le forze malefiche che sconvolgono la natura: una forma di educazione. Il regista per questo ha un grande potere sugli attori. come il sacerdote, lo psicanalista, il pubblico ufficiale, ha una responsabilit che sviluppa in modo diverso, un potere travolgente che pu stimolare e far scoprire ad un attore energie, potenzialit, pu imprigionarlo in una gabbia di stereotipi o ferirlo profondamente, mutilarlo oppure pu aiutarlo a conquistare la propria differenza e questo un modo di vivere. Sono incapace di dire agli attori come ragionare in modo politico, ma li spingo ad eliminare anche il voler fare. La vita non si capisce con la testa, tutti la spiegano, se fosse comprensibile si potrebbe cambiare. Forze cos potentemente razionali o irrazionali sfuggono alla nostra comprensione. Arriviamo ad un linguaggio pre-espressivo, pi efficace per lo spettatore. Ma una cosa il risultato altra cosa il processo: il lavoro che precede lespressione. Non involontario ma viene senza pensarci troppo: il pensiero un moto mentale e spesso sfugge alla ragione. Pensiamo in moti emotivi che decidono le nostre scelte. Profondamente politico anche il lavoro dellattrice Julia Varley che prepara gli attori insieme a Barba. Ex esponente di Avanguardia operaia, viveva negli anni sessanta

in una casa occupata di Milano. Ma ad un certo punto ha deciso di portare la sua esperienza politica nel teatro, ha lavorato con Ibenag Rasmussen e Pina Baush, concentrandosi sulla differenza tra teatro e danza. Nelle culture asiatiche gli attori sono danzatori. Dipende da come si definisce una danza, massima estensione, dando importanza alla forma del movimento, c unazione dietro alla capacit di lavorare con la forma e di non rimanere prigionieri della forma. Teatro-danza la capacit di creare immagini: una narrazione. Sono per un teatro che non sia solo unimpresa commerciale o di intrattenimento ma un modello di nuove relazioni secondo le necessit che la storia ci ha tramandato. E cos siamo arrivati ad una forma di spettacolo che domina il cinema, ha generato e stimolato scoperte e nuovi orizzonti, ma il teatro dal vivo resta una forma minoritaria, assicura Julia, che ha appena messo in scena la sua Ave Maria. Come imposta il lavoro con gli attori? Larte dellattore in via di estinzione, implica la conoscenza delle proprie energie, lattore non consapevole di tutto quello che avviene lavorando con il teatro. Bisogna pensare per azioni, pensare con i piedi, quello che trasforma il peso in energia. Lazione vocale ha lo stesso principio dellazione fisica ma pi difficile da descrivere. Si segue lo stesso principio: riduzione, riduzione totale del volume, lavoro con la spina dorsale, con la voce posso negare lazione. Anche per il volume della voce i piedi sono essenziali. Sul tema interviene Barba: Lattore lavora, non pensa, pulisce, distilla e ha sempre in mente lombra dello spettatore, non pu fare quello che vuole. un processo che si incorpora in due o tre anni. Lattore apprende a pensare in modo paradossale. Come diceva la danzatrice Marta Graham, ognuno di noi deve definirsi. In questo ci aiuta la danza, andiamo indietro nel tempo, anche se non balliamo, passiamo il peso da una gamba allaltra, un danzare che non corrisponde ad un codice ma un modo di ricreare la spontaneit quotidiana, ricrearla in

maniera individuale, presupposti che hanno a che fare sul come si manifesta il corpo. Pensiamo al pavimento di una nave, oscilla verso sinistra e verso destra. La testa in accordo o opposizione con il passo - a questo punto si rivolge agli attori - Mettete laccento sui gomiti, cosa volete? Da chi andate via? Alzate le braccia, a coppie, rispondendo agli impulsi. Siate pesanti quando lo decidete, non accelerate diventando come degli automi, lavorate con il peso. Ricordate i movimenti di transizione, sulle transizioni che si lavora: il segreto il passaggio non il risultato. Siate consapevoli di quello che fa il compagno, reagendo alla qualit del ritmo. Cominciamo a pensare con i piedi e non con il cervello. La parte razionale guida lo sviluppo, riprende ci che abbiamo fatto, come lavorare sul peso, permette alle braccia di agire quando ci si stacca dal suolo. Ogni passo deve avere un suo volto, una sua voce che obbliga lo spettatore ad essere presente. Siate eleganti nel vostro modo di disegnare statue dinamiche, discofori. Non ci identifichiamo in Tino Sehgal, questa non contact dance, rendetevi conto che lo spazio solido. Se faccio un passo lo spazio

spinge il mio compagno nella direzione in cui ho fatto il passo. Non diventate trampolieri che lavorano solo su una gamba, continua Barba. A questo punto, chiediamo a Julia, come fa lattore a costruire la memoria delle azioni simultanee? Ho sempre elementi nello spazio che mi aiutano a ricordare. Quando io faccio, la mia attenzione su che cosa provoca quello che io faccio. Questo mi aiuta a ricordare. La memoria si costruisce procedendo pezzo per pezzo. A riprova di queste parole, di fronte agli attori, Eugenio Barba le chiede di fare: La barca dalle vele nere. Julia improvvisa in modo discontinuo, aggiungendo sempre una nuova azione per un totale di otto movimenti. Muove le braccia come le vele di una nave, avanza, fa il segno del telescopio, tira largano e continua lazione. A questo punto Barba le chiede di dare uninformazione dinamica e di ricreare lazione solo con i piedi. uno dei processi cognitivi che lattore deve saper dominare, togliere la forma per trapiantarla in unaltra forma, aggiunge Barba e le chiede di fare lequivalente con gli occhi. Pensare con il corpo. Diventa sempre pi forte il voler fare invece del fare che si produce se pensi con la testa. Ma se il corpo comincia a pensare da solo, il corpo stesso diventa una necessit. Non ricordo limmagine astratta ma la tensione. A questo punto interviene Julia che compie il gesto di un uncino: Mi ricordo lopposizione della schiena che serve per fare il segno delluncino

con le dita. E cos accenna al gesto di un uncino con la spina dorsale e non con la mano. Julia, come compie lequivalenza tra piedi e occhi per costruire lazione scenica? Il concetto di equivalenza ci porta a comprendere che non lattore che deve essere organico o artificiale, ma a riconoscere lanima dinamica dellazione fisica e dellequivalente con i piedi e gli occhi: una traduzione che il senso di responsabilit dellattore verso quello che ha creato. Deve riconoscere ci che essenziale nellazione che sta compiendo e cercare di mantenere quello che sa che essenziale, conclude Julia. Molti credono che lesperienza dellOdin Teatret, sebbene straordinaria, sia sulla via della fine. Il mio duello il centro del teatro. Che tipo di centro voglio essere, appartenere o trovare la forza della mia libert e tentare di conquistare gli spettatori uno alla volta. Questa la mia lotta, conquistarli uno dopo laltro come abbiamo fatto con i cittadini di Holstebro che allinizio ci scacciavano dicendo: Mandiamo via i parassiti. Se questo che deve accadere lasciate che lOdin muoia in pace. Questa lunica cosa che abbiamo, lunico risultato contro unepoca che ci permette di stabilire una relazione con la necessit. La solitudine il nostro compagno. Eugenio Barba e Julia Varley salutano attori e spettatori. Questi sono gli spunti per partecipare a lezioni sul teatro a Roma e alla messa in scena de La vita cronica di Ursula Andkjr Olsen e dellOdin Teatret: il teatro delleccesso o degli esclusi.

IL RESISTENTE DI HOSTELBROEugenio Barba. Mi viene spontaneo iniziare questo pezzo con la frase cera una volta la ricerca teatrale e aveva un certo peso nel mondo del teatro e, se non in quello degli spettacoli pi commerciali che ne ignoravano beatamente lesistenza, in quello degli esperti professori e studiosi universitari. Cerano addirittura divisioni e faide tra gruppi e festival che sindirizzavano verso luna o laltra forma di sperimentazione. I capostipiti di quello che si chiam teatro povero o terzo teatro erano Grotowski e Barba poi cera la postavanguardia di cui i rappresentanti erano La gaia scienza (gruppo romano), Falso movimento (napoletani) e il Carrozzone (fiorentini) e chiss perch le due fazioni furono a lungo contrapposte e patrocinate da critici che si sfidavano in punta di penna. Ma questa una storia vecchia che risale ai tempi in cui il teatro era ancora vivo nel nostro paese. Ora qui da noi hanno addirittura rispolverato una legge dei tempi del fascismo per negare agli artisti anche quella miserabile forma di aiuto che ci arrivava sotto lipocrita dicitura di disoccupazione con la scusa che attori e registi, e chiunque svolga unattivit artistica e non tecnica nel campo dello spettacolo, non sono dei lavoratori normali (e mi domando chiss cosa siamo), e con questo ci hanno definitivamente seppellito sotto una pesante lastra di marmo da cui non esce suono alcuno percepibile dallesterno. Semplicemente noi non siamo. Non esistiamo, non abbiamo motivo dessere, e quindi sar meglio suicidarci (almeno professionalmente) tutti. Mi congratulo quindi con Eugenio Barba che ebbe la lungimiranza nei lontani anni 60 del secolo scorso di trasferirsi dal natio Salento alla nordica Hostelbroo (piccola cittadina industriale danese che lo accolse e tuttora lo ospita e finanzia i suoi lavori), mi complimento per il suo intuito nel capire prima degli altri che volendo fare un vero lavoro di ricerca, il che comporta lunghi tempi di preparazione e studio, doveva lasciare questo paese ed emigrare altrove, in un nord freddo e protestante che ha saputo apprezzare e proteggere questo maestro meridionale che ha pazientemente mescolato la lezione grotowskiana con i ricordi ancestrali delle tarantolate, le favole di Andersen col rigido allenamento del Katakali indiano, i trampoli e le fisarmoniche, gli scambi tra culture e limpegno politico tra le trib sperdute nelle giungle del Sudamerica. Ha portato il suo teatro dove il teatro non lavevano mai visto, ha barattato arte e cultura in cambio di ospitalit e conoscenza, insomma ha resistito. Bravo! Adesso lo potremo vedere col suo gruppo lOdin Teatret, in cui lavorano ancora gli stessi attori che lo formarono allinizio tra cui Roberta Carrero, Iben Nagel Rasmussen e Tage Larsen, oltre ad altri che si sono aggiunti nel tempo, a Roma dal 16 al 21 febbraio dove presenter il suo ultimo lavoro La vita cronica dedicato a Anna Politovskaya e a Natalia Estemirova, uno spettacolo che si svolge in unEuropa del 2030 sopravvissuta ad un ennesima feroce guerra civile in cui un giovane sudamericano savventura alla ricerca del padre disperso. Tanti anni fa, credo nel 1993, incontrai Eugenio Barba al festival delle Nazioni in Cile, io ero l a rappresentare lItalia con uno spettacolo che si chiamava Dialogo ed era una composizione di testi di Edoardo Sanguineti, lui rappresentava la Danimarca, in quel caso il nostro lavoro ebbe molto successo e noi ne eravamo molto orgogliosi, adesso pur di poter lavorare vorrei diventare un po danese anche io!

A destra, lattrice Julia Varley. Sopra, laboratorio Isola di confine a Perugia, Eugenio Barba al lavoro con gli attori

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LA CRITICA

CINEMAPOSTUMI DI SAN VALENTINONon sar mai troppo tardi per godere al di l del fuori tempo massimo di un raro capolavoro del contrappunto sentimentale (veri postumi di San Valentino) come The Heartbreak Kid (in Italia Il rompicuori), firmato nel 1972 da Elaine May ( ricca, la sposo e lammazzo, Ishtar). I neo-sposini ebrei Charles Grodin e Jeannie Berlin si spostano in luna di miele verso Miami, in un breve lasso di tempo sufficiente allo sposo per capire quanto la sua mogliettina gli sia in realt distante e altrettanto bastante per invaghirsi perdutamente di Cybill Shepherd, fulgida bionda del midwest che rivoluzioner tutto il suo equilibrio esistenziale. Sulla carta una farsa di retroguardia sugli eterni equivoci riferibili alla guerra dei sessi, di fatto - grazie alla sceneggiatura di Neil Simon e alla regia di May - un fenomenale studio di caratteri salutato da Vincent Canby del New York Times come la migliore e pi originale commedia americana del 1972. Rifatto dal duo Farrelly con Ben Stiller nel 2007, collocabile nella categoria del rispettabile fiasco: il prototipo di Elaine May invece oggi comodamente visibile caricato (completo e in originale) su YouTube. Il sonetto visto. Un singolare short (8 minuti) dallultimo Film Festival di Rotterdam, By Pain and Rhyme and Arabesques of Foraging (Usa, 2013), amorosamente e strenuamente assemblato dal cineasta radicale David Gatten. Ispirato dal naturalista del 17 secolo Robert Boyle, Gatten ha impiegato appena quattordici anni per mettere a punto il suo film nella forma definitiva incidendo sul leitmotiv di sperimentazioni e assimilazioni assortite riguardanti i colori e le teorie a essi ascrivibili. Leccezionale risultato induce ad avvicinare il rigoroso e luminescente montaggio visivo ottenuto alla stregua di un sonetto petrarchesco, un lavoro di alta, solitaria erudizione che sembra provenire da tempo e spazio ignoti. Dal 1996 Gatten si muove nellintersezione tra parola stampata e immagine in movimento, ossessionato soprattutto dalla figura di William Byrd II di Westover (1674-1744), fondatore della citt di Richmond in Virginia. Ad Amburgo la polizia tace. Oltre ad aver brancolato nel buio, chiesto aiuto, incriminato mentre la legge assolveva, ringraziato ed essere stata a guardare, la polizia e il (sotto)genere cinematografico ad essa legato nei primi anni 70 concep in Germania anche questo esempio ampiamente misconosciuto: Fluchtweg St.Pauli (Hot Traces of St. Pauli o La polizia tace) di Wolfgang Staudte (1971), con Horst Frank e Christiane Kruger. Il tassinaro di Amburgo Heinz Jensen una sera si vede costretto ad accompagnare al commissariato la ricca signora Berndorf, completamente ubriaca. Nel frattempo suo fratello Willy, un poco di buono fuggito dalla galera, sequestra la moglie Vera, ora convivente di Heinz, e si macchia del delitto della medesima signora Berndorf a seguito di una rapina finita male Presentato da Barbarella Media, un dvd da ordinare sul sito tedesco di Amazon, nella gustosa versione combo che affianca un cd con le musiche originali kraut-funk di Peter Schirmann.

LA LUNA CHE VORREI Un quartiere diventato alla moda, il Pigneto, pi Torpignattara e Prenestino, il sesto municipio di Roma, ricco di storia e storie, personaggi, musicisti, cineasti, pittori e soprattutto di tanti giovani: lultima incursione di Francesco Bernabei nel documentario con La luna che vorrei che sar in programma luned 18 (alle ore 16) e marted 19 (alle ore 18) al Nuovo Cinema Aquila (Roma via LAquila 68). Dalla via Francigena, alla resistenza partigiana dellultimo conflitto mondiale, dal cinema dei grandi autori, Pasolini, Rossellini, Monicelli di cui si discutono ancora le location, alle migrazioni degli ultimi anni. Bangladesi sudamericani, cinesi, marocchini, albanesi, sono solo alcune delle nazionalit che lo vivono portando cultura e lavoro, mostrandoci come si pu convivere trasformando le diversit in ricchezza. Ingresso gratuito a esaurimento posti.

QUATTRO NOTTI DI UNO STRANIERO CINEMA PRIME

Loscurit della luce, la luminosit del buio. Fabrizio Ferrarodi BRUNO ROBERTI

S, la luce stessa, cos bella, cos cangiante, la luce stessa oscura(Philippe Jaccottet) . LAttendere e il tendere, lattenzione e la cura, la giustezza dello sguardo, il peso specifico del silenzio, la distanza tra me e laltro e la possibilit e necessit di misurarla con il cinema come voleva Serge Daney: questo il sentimento che persegue e fa circolare il nuovo film di Fabrizio Ferraro Quattro notti di uno straniero, come una sorta di decantazione, di lavacro del filmare, una lucidit che non ha paura del buio. Come gi in altri film di Ferraro (laddove Parigi e la costellazione del moderno, come stato continuo di passage, e come lucida messa in gioco dei rapporti umani e del lavoro come pratica di redenzione, era fatta emergere), come in Je suis Simone, La condition ouvrire, dedicato a Flaherty, che faceva rivivere e respirare i quaderni di Simone Weil (incarnata dalla sensibilit tagliente e dallanima intensa di unattrice come Giovanna Giuliani), qui convocata una intera costellazione, una cartografia dei gesti interiori e della disposizione dello spazio urbano (benjaminianamente della reviviscenza politica che si addensa e si dirada con il decadere, il depositarsi dellaura, del suo disperdersi nella modernit), una condizione umana che attiene con precisione allesserci, e al testimoniare il riflesso materiale dellapparire sullo schermo (e tale il retaggio straubiano del cinema di

Ferraro), e infine lesplorazione di una topografia, quella parigina, che (appunto da Baudelaire a Benjamin) si muove tra superficie e sotterraneo, tra inabissamenti e affioramenti, tra canali fognari e gallerie ferroviarie, tra lo scorrere del lungofiume e lo snodarsi delle sue strade sotto il cielo che annotta o rischiara, tra la sortie dalle fabbriche o dagli ospedali e lingresso inferico oltre una soglia qualsiasi dentro una chambre clair che ri-vela il biancore delle sue pareti nel trascorrere della luce dallapertura di una finestra (come avviene anche in Garrell). Questo nuovo film (che segue un itinerario di stringente ragione visuale e di progressiva passione per lumano e per la necessit di un pensiero del comune, della relazione, fin dalla

iniziale tetralogia con il Gruppo Amatoriale, in cui il lavoro del cinema e quello umano, la concretezza esatta e insieme sospensione dellincontro si accompagnavano a Beckett, a Brecht, a Guattari) un ritorno sul passo, il ripercorrere un set come una citt, ma rovesciandola come il diurno e il notturno di un cocteauniano guanto per tastare e rischiarare le notti infilate nelle nostre tasche. Infatti Quattro notti di uno straniero segue letteralmente il precedente Penultimo paesaggio, fin nel preciso ritrovare e ribaltare lo stesso appartamento, lo stesso quartiere parigino, il medesimo solcare e far scorrere verticalit e orizzontalit, lo stesso conficcare lo sguardo nella prossimit/lontananza del corpo di un uomo e di una donna (in quel film era messo in questione il loro spingere il limite, la soglia della relazione fin dentro leconomia libidinale, come insorgenza e insubordinazione dallinterno stesso dellassoggettamento economico dei corpi e del loro abitare lo spazio, il dispositivo dei rapporti di potere e di forza nellorizzonte di una penultimit del capitale, del suo tendere allo sterminio postumo del resto e del senso) ma con un movimento paradossale di arretramento/avvicinamento, di addossamento della macchina da presa allo stanziare e allandare delluomo e della donna, al loro scambio di silenzi e parole, di sguardi e di attese, in modo da liberare intensit proprio dallo stesso movimento di spossessamento, di attesa, di sospensione, di sottrazione, di estraneit. Ecco se in Penultimo paesaggio si trattava di un forzare lintimo procedere in modo da far emergere il residuo come forza insubordinante, come rimessa in circolo di ci che non pu essere ridotto a rapporto economico, qui si tratta di uno sprigionarsi dellintimo attraverso il cammino dellestraneo, dello straniero, la cui condizione inaugurale appunto quello delluomo del sottosuolo dostoevskiano che enuclea con una lama di luce lintima estraneit della sua anima, e del suo inscriversi nei corpi. Il titolo del film certo riferimento al film di Bresson Quattro notti di un sognatore, ma qui l aptico bressoniano, il suo rendere tattile limmagine (e fare moneta vivente) viene spostato dallo stato sognante allo stato straniero e tale estraneazione si esplica precisamente in una sorta di nascita della luce, in un film sulla luce,

appunto come condizione paradossale della notte bianca, del buio, del silenzio, dellinvisibile da cui si proviene e a cui si ritorna, in cui si rinasce. E ci viene ripreso da Ferraro nella esatta luce delle cose, nel rendere materiale e concreta la durata di questa ripresa, nel farla dischiudere attraverso il travelling come nel persistere dellinquadratura fissa, entro la quale tutto avviene, tutto sorpresa nel mutare della luce con il tempo (come nello splendore di un piano sequenza che dal cielo di nubi rischiarantesi si abbassa lentamente sulla citt e sul fiume). E da qui procede nel film un paradosso: lattendere la donna, la sua uscita dalla soglia, da quellingresso tra la vita e la morte, entro cui sempre pu avvenire un passaggio, un trapasso che anche un incontro e un fuoriuscire, un rinascere, quella condizione di attesa che luomo, lo straniero (che nella sua stanza compita un lingua nuova) ri-percorre e in cui trascina e si lascia trascinare, dal ricominciare continuo dellepifania di un rapporto, un convertire il buio in luce, un circostanziare loscurit di una luce e la luminosit di un buio. Raccogliere tra le mani il silenzio, addossarsi allombra il paesaggio di semplici pareti bianche. Capire come una nube di buio rischiarasse la notte , ricordando l esperienza materica del buio, della notte chiara di S.Giovanni della Croce, come condizione appunto di una chiarificazione della stessa lingua nel suo risuonare dentro il silenzio. Notte chiara, solitudine sonora. In un bel libro di Antonella Anedda, La luce delle cose (Feltrinelli), si legge: Dunque esiste una notte rischiarata dal buio che stringe in s il fulgore del giorno () una notte senza bagliori, di ampia nube rovesciata su se stessa

A Parigi, un uomo, una donna, un set ripercorso come una citt, rovesciando il giorno e la notteeppure non solitaria. la notte di ogni autentica confessione e conversione: quel buio che preme per salire fino a chi ascolter, fino alle creature, fino agli alberi e alle cose, fino alla vita. Ed proprio questa condizione creaturale, di cinema vivente, che improvvisamente diventa concreta, immanente nel film di Ferraro quando come un bagliore intimo ed estraneo insieme, avviene quella che Walter Benjamin chiamerebbe lo shok di una fuga delle immagini: luomo, lo straniero, che fino a quel punto aveva attraversato e si era attagliato al nostro sguardo, di colpo corre, si perde nelle strade, scompare, e noi, lo sguardo nostro, e quello della macchina da presa, restiamo soli, in un paradossale essere sospesi tra lesserci e landare, il sottrarsi e il procedere, loggettivarsi e il soggettivarsi. Cominciamo allora un movimento, lento e incantato, di una ricerca, sola e comune, nelle strade, svuotate e riempite di un senso nuovo e allora, da lontano, riprendiamo e ritroviamo luomo, lo straniero a noi stessi che ci diventato intimo e che non cessa di attendere e di cercare lo sguardo dellaltro. Il momento dopo, sembrava che qualcosa esplodesse di fronte a lui; una meravigliosa luce interna illumin la sua anima. Questa dur forse un secondo, tuttavia ricord distintamente linizio di un grido, lo strano terribile lamento che gli sfugg senza volere (F.Dostoievskj Lidiota).

Due scene del film Quattro notti di uno straniero di Fabrizio Ferraro con Marco Teti e la locandina francese del film

moderati arabi

< 209 210 211 >

Il Tribunale militare che sta processando a Rabat 24 attivisti sahrawi del campo della protesta di Gdeim Izik, attraverso irregolarit giuridiche e contro cittadini di una terra colonizzata, mi riporta ai processi politici dellultimo periodo Franchista (Antonio Masip, europarlamentare spagnolo).

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CLASSICI

STAR WARSdi FEDERICO ERCOLE

Alcune imagini della serie The Clone Wars realizzata in computer graphic e la copertina di Sfida alla Nuova repubblica

Per la generazione che ha vissuto la propria infanzia e la prima adolescenza durante la seconda met degli anni 70 del secolo scorso, per quei bambini e ragazzi che hanno visto Guerre Stellari e i suoi due seguiti al cinema, la guerra dei cloni che port agli eventi che causarono la quasi totale estinzione dei cavalieri jedi e alla nascita del malvagio impero galattico era ammantata da un alone leggendario, misterioso e mitico. Citata da Leila Organa allinizio de Una Nuova Speranza, questa serie di feroci battaglie astrali tra la repubblica e i separatisti ha alimentato sogni e fantasie dei fan fino alla nuova trilogia, cos bella quanto incompresa. Tuttavia se la guerra dei cloni inizia alla fine del secondo episodio, LAttacco dei Cloni, gi nel terzo, La Vendetta dei Sith, si pu considerare conclusa. Per colmare lenigmatico vuoto temporale e vivere le tragiche e violente cronache di questa guerra cos odiata da Yoda, c Star Wars The Clone Wars, una serie di cartoni animati in computer graphic giunta gi alla quinta stagione, almeno negli Stati Uniti. Ore e ore di guerre stellari che nessun fan, almeno quelli che hanno amato anche la seconda trilogia, dovrebbe perdere. I disegni squadrati - sembrano sculture di legno colorate - di alcuni personaggi possono inizialmente destare qualche dubbio nella psiche amorosa del fan, ma superando limpatto iniziale con i visi di Anakim o di Obi-Wan, realizziamo di trovarci di fronte ad una scelta artistica autoriale e rivoluzionaria, cos che si cominciano ad apprezzare le versioni cartoonesche di eroi e malvagi. Bisogna inoltre evitare lingannevole sensazione percepibile a priori che si tratti di unopera pensata per un pubblico molto giovane. Guerre Stellari ha sempre avuto il pregio di sapere coinvolgere sia i bambini che gli adulti, dialogando con

la passione e la psiche di ciascuno in maniera diversa e operando un incanto simile a quello che avviene con i film di Hayao Miyazaki; cos The Clone Wars non da intendersi come serial realizzato esclusivamente per linfanzia, perch vi sono momenti tragici e addirittura spaventosi. Ogni stagione composta da 22 episodi di circa 20 minuti (tranne lultima in cui sono solo 20) e in Italia le prime tre sono disponibili in dvd distribuiti da Warner Home Video. Al serial andrebbe aggiunta la visione preludiante del lungometraggio omonimo uscito al cinema nel 2008, attraverso la quale si pu essere introdotti gentilmente, anche in maniera un pu fuorviante, allo stile e ai personaggi della serie, che nella sua lunghezza si rivela superiore al film per atmosfere, contenuti e racconto. Sebbene durante ore e ore di avventure tanti personaggi della trilogia solo intravisti al cinema

assumano talvolta il ruolo di protagonista, i due personaggi principali della serie sono Anakim e la sua padawan, Ahsoka, una fanciulla dallo straordinario carisma e talento nella forza. La domanda fatale che perseguita chi ha seguito tutte le stagioni quale sar il fato della fanciulla, visto che nella saga cinematografica ella non mai nominata. Una sesta stagione comunque prevista, e dovrebbe essere la conclusiva. Prodotta e supevisionata da George Lucas e diretta da Dave Filoni, The Clone Wars brilla per la quantit di storie ed eventi che contiene e per lo splendore iconografico e tecno-feticista della rappresentazione di astronavi, flore e faune spaziali, armi e robot. Se vero che talvolta la commedia sostituisce lepica, molto spesso avviene il fenomeno contrario e si pu cos godere di unepopea maestosa, stupefacente e rivelatrice.

La vertigine di Clone WarsAlla scoperta di episodi memorabili con Star Wars the Clone Wars serie di cartoni animati prodotti da George Lucas. Le prime tre stagioni sono ora distribuite anche in Italia

Ci sono episodi memorabili in cui apprendiamo dellamore segreto di Obi-Wan, del micidiale desiderio di vendetta del giovane Boba-Fett, in cui Yoda ci illumina con rara profondit della singolarit di ogni clone oltre il loro aspetto identico, in cui viviamo una romeriana e carpenteriana epidemia di parassiti che potrebbero diffondersi in tutto luniverso, in cui assistiamo al risveglio di un micidiale mostro distruttore o alle malefiche gesta di un cacciatore di taglie-cyborg-pistolero chiamato Cad Bane. Precipitiamo con un beato senso di vertigine in tante vicende, cadendo alla velocit della luce tra colori, suoni ed emozioni mentre puntata dopo puntata la serie diventa sempre pi scura. disperata e cupa. Talvolta quindi proviamo uninquietante brivido di paura e sgomento. Daltronde sappiamo gi cosa succeder dopo e intuiamo la morte nei volti di tanti personaggi. Soprattutto vediamo il lato oscuro della forza strisciare con lentezza implacabile nellanimo di Anakim, futuro Darth Vader, cos appassionato, gentile ed eroico ma nello stesso tempo ingenuo come un bambino cresciuto anzi tempo e fatalmente triste per le perdite e i dolori subiti. Attraverso romanzi, videogiochi e fumetti la galassia lontana di Guerre Stellari si espansa a dismisura fino a diventare una propriet disneyana, un fatto da non considerarsi negativo, considerando che J.J. Abrams di Lost e regista di quel capolavoro di un cinema latitante che Super 8, diriger il settimo episodio. Ma in tanto spazio e tempo, nella cronaca di tante vite, The Clone Wars rappresenta la pi riuscita invenzione tra tante altre, una magnifica deriva galattica dalla saga principale. il sogno realizzato di una generazione cresciuta con la forza nel cuore che ha appreso da Star Wars, pi che da tanti telegiornali e dagli altri media, che la guerra una cosa orribile, sempre, anche quando stellare.

LA TRILOGIA DI TRAWN

Incontro con la magia sconosciuta dellImpero stella per stelladi FRANCESCO MAZZETTA

Torna in libreria la Trilogia di Trawn di Timothy Zahn grazie a Multiplayer.it edizioni che ha gi pubblicato sul finire dello scorso anno il primo volume L'erede dell'Impero ed in libreria in questi giorni col secondo, Sfida alla Nuova Repubblica. La prima edizione di questa trilogia stata pubblicata in Italia tra il 1993 e il 1994 da Sperling & Kupfer (negli Usa nel 1991, 1992 e 1994) e narra le vicende dell'universo di Star Wars circa cinque anni dopo gli eventi di Il ritorno dello Jedi. L'occasione per la ripubblicazione viene dalla ricorrenza del ventennale dalla prima edizione, che viene festeggiato non solo con la ripubblicazione e con una nuova traduzione ma con una versione annotata dall'autore. L'effetto del libro, con le note pi o meno corpose a margine, quello di una sorta di dvd di carta dove, proprio come nell'opera cinematografica presente sul supporto elettronico, si affianca come bonus extra il commento degli autori, attivabile in sincrono agli eventi che scorrono sullo schermo. del resto tipico della strategia artistico commerciale di George Lucas non solo ampliare il suo universo fantastico, ma soprattutto implementarlo, migliorarlo, rilasciandone versioni aggiornate e potenziate. Gi la trilogia originale stata oggetto di un restyling, in particolare con l'aggiunta di effetti speciali migliorati

digitalmente e con la rilavorazione di girati non inclusi nella prima edizione delle pellicole ed ora, facendo seguito a La minaccia fantasma, tutta la saga rivedr la luce cinematografica in veste 3D. Timothy Zahn un autore statunitense specializzato in spin-off da saghe fantascientifiche come Terminator e soprattutto Guerre Stellari. Se l'iniziativa potrebbe sembrare eccessiva per il livello artistico del prodotto, occorre considerare che se da noi la prima edizione della trilogia di Zahn non ha commosso critica e pubblico, negli Stati Uniti si trattato di un successo editoriale di certo non indifferente: arrivato primo nella classifica dei best-seller del New York Times, l'Erede ha avuto numerose ristampe sia in edizione rilegata sia in paperback, e insieme al resto della trilogia ha visto una piacevole versione a fumetti adattata dallo sceneggiatore americano Mike Baron (in Italia pubblicata nel 1999 da Magic Press). Ecco allora pienamente giustificata questa ripubblicazione arricchita della storia di alcuni dei personaggi pi interessanti all'interno della saga di Star Wars non partoriti dalla mente di George Lucas: il Grand Ammiraglio Thrawn, uno dei pochi alieni giunto ai vertici della potenza militare dell'Impero, che conta di distruggere l'ancora instabile Repubblica mediante non solo i sistemi rimasti fedeli all'Impero, ma anche grazie alle armi e ai progetti segreti dell'Imperatore; l'agente speciale dell'Imperatore Mara Jade, personalmente addestrata da Palpatine e a lui legata da un ambiguo ma profondo sentimento di devozione, tanto da giurare di vendicare la morte del suo mentore uccidendo Luke Skywalker. A far fronte ai piani di tali nemici troviamo un'ancora insicura Repubblica in cui Luke Skywalker cerca potenziali Jedi per rifondare i Cavalieri, mentre i coniugi Han e Leia devono prepararsi all'imminente arrivo di due gemelli. Per quanto testi annotati non siano certo una novit (vedere ad esempio la recente splendida edizione della Divina Commedia pubblicata da Olschki), tale libro, proprio per l'accostamento ad analoghi prodotti digitali della saga, fa pensare a quali potenzialit potrebbe avere l'ebook se slegato dai (per altro fastidiosi ed inutili) vincoli del Drm. Addirittura si potrebbe pensare a ritornare - con mezzi adeguati - alla narrativa interattiva ipertestuale che aveva fatto parlare di s alla fine degli anni '80, grazie soprattutto all'opera di Michael Joyce, Afternoon. Non che l'Erede, per ora almeno, sia disponibile in ebook. Ma almeno Multiplayer.it prevede, oltre alla ripubblicazione di tutta la saga di Thrawn, la presentazione della nuova trilogia in cui Zahn riprende i suoi fortunati personaggi.

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INTERVISTA

SPORT

ANTIFA BOXELa palestra popolare Antifa Boxe nasce nel 2001 presso il centro sociale Askatasuna di Torino con un corso di pugilato, recuperando materiale di seconda mano da altre palestre, un'occasione per avvicinare i giovani del quartiere a questo sport. unesperienza di autogestione in cui nessuno guadagna soldi e dove le conoscenze tecniche vengono messe a disposizione di tutti con lobiettivo di crescere allenamento dopo allenamento. Antifa Boxe coinvolge persone di ogni et, dai quindicenni allex operaio Fiat Giovanni di 60 anni, che ha scoperto la passione per il pugilato che non aveva mai potuto coltivare. La nostra scelta di consentire a tutti di apprendere le tecniche pugilistiche e raggiungere un livello atletico accettabile per confrontarsi in combattimento, sempre nellambito della palestra. Info: antifaboxe.blogspot.com

di PASQUALE COCCIA

STORIE INTERVISTA AL COORDINATORE STEFANO SALLUSTI

Popolare un termine che non si usa pi, stato cancellato innanzitutto dal linguaggio della politica. I politici negli studi televisivi, sostituiti da tempo alle piazze, ormai non parlano pi di masse popolari, e neppure di iniziative popolari o di manifestazioni popolari, eppure la crisi economica ci ha uniti per farci sprofondare nella povert, una condizione comune a una moltitudine di persone, una condizione popolare, che ci rende tutti vittime dello spread, delle bolle e delle speculazioni. A rievocare il termine popolare e a unirlo allo sport ci hanno pensato i giovani di tanti centri sociali sparsi in varie parti d'Italia, in particolare nel centro-nord, per nulla preoccupati che quel termine fosse d'antan. Una decina di anni fa, presi dalla passione per lo sport, hanno dato vita alle palestre popolari, non solo nella definizione, ma anche nella politica sportiva attiva di tutti i giorni. Si era all'inizio del nuovo secolo, quando alcuni giovani dei centri sociali di varie parti d'Italia dettero vita ai corsi autogestiti, tendenti principalmente alla difesa personale, alle arti marziali, riservati esclusivamente ai militanti di quei centri. Un'iniziativa che ha avuto nel corso degli anni un certo successo, perci a Roma nel quartiere popolare di San Lorenzo, in via dei Volsci, una strada alquanto famosa negli anni Settanta del secolo scorso per essere stata la sede politica di Autonomia Operaia, nata la polisportiva popolare, anche se qualche centinaio di metri pi avanti rispetto a quella storica sede. La polisportiva si definisce popolare, perch andata ben oltre la ristretta cerchia dei militanti dei centri sociali e si aperta al territorio, ai comitati per la casa, agli anziani e alle

Politica per il corpo. A San Lorenzo la palestra popolareLesperienza romana si via via allargata a molte altre citt italiane, da Torino a Lecce, da Perugia a Cagliaricasalinghe, ai bambini, insomma al popolo, anche se con numeri non molto grandi, ma nel significato politico s. Oggi a Roma esistono dodici palestre popolari, nate sul modello di quella di via dei Volsci a San Lorenzo - dice Simone Sallusti, istruttore di pugilato della federazione pugilistica del Coni e anima di una delle prime palestre popolari sorte in Italia -. Gli spazi dove si svolgevano i primi corsi non erano stati progettati per le attivit sportive, ma si trattava di capannoni abbandonati, locali a destinazione commerciale di propriet del comune di Roma vuoti da anni, case sfitte di enti pubblici rimaste inutilizzate, da noi occupati a seguito delle lotte politiche per la casa. Inizialmente le palestre popolari avevano una forte connotazione politica, poi con il passare del tempo abbiamo aperto i corsi ai territori e la gente che partecipava ci ha chiesto di variare l'offerta. Abbiamo seguito i corsi di formazione, che riguardavano

In grande linterno della palestra popolare di San Lorenzo a Roma. A destra un momento di un incontro di boxe allinterno della struttura capitolina

principalmente le tecniche della ginnastica dolce, come lo shiatsu e lo yoga, per i corsi di queste discipline abbiamo utilizzato anche spazi a dimensione umana, come, ad esempio, le case occupate di 150-200 metri quadri. Cambia, rispetto a un tempo, la prospettiva politica dei comitati di quartiere per la lotta alla casa, spazi non pi concepiti quali luoghi esclusivi della discussione politica, dell'organizzazione dei cineforum e i

conseguenti dibattiti, ma anche come spazi per l'organizzazione di corsi per il benessere del corpo. Sotto questo aspetto la nascita delle palestre popolari a opera dei centri sociali, rappresenta una svolta politica per il corpo, alcuni luoghi occupati per vivere e pensare diventano anche spazio per il benessere fisico, per la promozione della ginnastica dolce. La logica che ci spinge a promuovere queste iniziative per il benessere fisico in netta contrapposizione con i centri fitness continua l'istruttore di pugilato della polisportiva San Lorenzo di Roma -, che sono organizzati all'insegna del profitto e della speculazione, i nostri corsi sono popolari anche nel prezzo, i partecipanti pagano una quota simbolica, accessibile a tutti, una quota popolare. Sui territori dove sorgono le palestre popolari, gli organizzatori hanno conquistato la fiducia degli abitanti dei quartieri, dai nonni alle casalinghe, che hanno apprezzato l'impegno e i corsi proposti dagli istruttori, e nella politica delle palestre popolari da qualche tempo hanno fatto capolino anche i bambini, infatti quei giovani organizzano corsi per i pi piccoli in collaborazione con le scuole e gli enti locali. A frequentare le palestre popolari, per, sono anche degli adolescenti che nulla hanno a che fare con i centri sociali, e neppure con la lotta per la casa portata avanti dagli animatori di quei luoghi di aggregazione giovanile, perch solo negli spazi autogestiti trovano accoglienza e attenzione alle loro esigenze motorie. Negli ultimi anni ai corsi di shiatsu e yoga, se ne sono aggiunti di nuovi. Su richiesta dei ragazzi dei quartieri dove siamo presenti, organizziamo corsi di parkour, giocoleria e acrobatica aerea.

Tutto quello che si muove in periferia, riguardo alle mode sportive dei ragazzi e rappresenta il nuovo, passa prima qui da noi e poi raggiunge i circuiti ufficiali, conclude con una punta di orgoglio il coordinatore delle palestre popolari. L'esperienza della polisportiva popolare di San Lorenzo non solo ha fatto da apripista alle altre di Roma, ma negli ultimi dieci anni sono progressivamente nate, su quel modello, palestre popolari anche in altre citt italiane come Milano, Perugia, Bergamo, Torino, Livorno, Lecce, Taranto, Cagliari e altri centri minori, tanto che oggi sono operative sul territorio pi di sessanta palestre, e i promotori stanno pensando di federarsi in un organismo nazionale. Una rete, quella delle palestre popolari, che dal momento della fondazione a oggi ha consentito a circa diecimila persone di frequentare corsi per il proprio benessere fisico e a due passi da casa, ma soprattutto a prezzi, il caso di dirlo, davvero popolari.

ALIAS 16 FEBBRAIO 2013

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I FILMA PEZZI - UNDEAD MENDI ALESSIA DI GIOVANNI, DANIELE STATELLA, CON ELENA DI CIOCCIO, MARCO SILVESTRI. ITALIA 2013

SINTONIELINCOLNDI STEVEN SPIELBERG, CON DANIEL DAY-LEWIS, SALLY FIELD. USA 2013

A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON ANTONELLO CATACCHIO, ARIANNA DI GENOVA, GIULIA DAGNOLO VALLAN, MARCO GIUSTI, CRISTINA PICCINO

IL FILMCAPTIVEDI BRILLANTE MENDOZA, CON ISABELLE HUPPERT, KATHERINE MULVILLE, MARC ZANETTA, RUSTICA CARPIO, TIMOTHY MABALOT, MARIA ISABEL LOPEZ . FILIPPINE 2013

La ricostruzione di un corpo per due amiche il punto di partenza di un viaggio nel deserto del vecchio west, rivisitazione del western in chiave di commedia. Statella un disegnatore di Diabolik, Stivaletti agli effetti speciali, le musiche sono di Manuel De Sica, la canzone di titoli di coda composta dagli Extrema, band metal. BEAUTIFUL CREATURES - LA SEDICESIMA LUNADI RICHARD LAGRAVENESE, CON ALICE ENGLERT E ALDEN EHRENREICH. USA 2013

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Ethan, un ragazzo che abita in una cittadina del Sud Carolina incontra la nuova ragazza in citt, Lena Duchannes. la ragazza dei suoi sogni e tra i due si instaura subito un fortissimo legame, connessi tra loro con il Metapensiero cos che ognuno sente i pensieri dellaltro. Ben presto Ethan scoprir che la famiglia di Lena tormentata da una terribile maledizione e che lui lunico in grado di proteggerla. GANGSTER SQUADDI RUBEN FLEISCHER, CON RYAN GOSLING, SEAN PENN. USA 2013

Sul presidente pi riverito degli States Spielberg voleva fare un film da sempre, come lo fecero tra gli altri, Griffith, Clarence Brown, Ford (pi volte). Ma la chiave lha trovata solo nel libro della storica Doris Kearns Goodwin. In realt un film da camera, il set dominante dentro alla Casa bianca, una successione di scene risolte quasi sempre con inquadrature fisse e quello che sembra il minor numero di stacchi possibile. Minimalista anche loggetto apparente del film: il passaggio di una legge, quel tredicesimo emendamento della costituzione americana con cui il repubblicano Lincoln si assicur - stato di guerra o meno - che la schiavit sarebbe stata bandita per sempre dal suo paese. (g.d.v.) LES MISRABLESDI TOM HOOPER, CON RUSSEL CROWE E ANNE HATHAWAY, UK 2012

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come Elephant e Last Days. Qui adotta il registro classico del genere sociale hollywoodiano, una formula non senza al sua quota di mel ma pur sempre importante. (l.ce.) QUARTETDI DUSTIN HOFFMAN, CON MAGGIE SMITH, TOM COURTENAY, UK 2012

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Allorigine della storia c qualcosa che ci riguarda: la casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi di Milano, spostata in Inghilterra, a rischio di chiusura, bisogna quindi trovare il modo di racimolare quattrini freschi. Nel frattempo sta per arrivare una nuova ospite: lodiosa Jean che sta per ritrovare l lex marito. Suona magnifico vedere i personaggi passare dal suggestivo eloquio raffinato al colorito turpiloquio in un crescendo da grandi interpreti che Dustin Hoffman in questo suo esordio a 75 anni ha non solo lasciato lavorare al meglio ma ha saputo valorizzare al massimo. (a.ca.) OPERAZIONE ZERO DARK THIRTY

LENERGIA DELLE DONNEALIVEUk, 2013, 3'30'", musica: Ayah Marar con P Money, regia: Luke Biggins, fonte: Youtube

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Captive si ispira a un fatto di cronaca, i rapimenti di turisti da parte di gruppi islamici e indipendentisti nelle Filippine, qui pi precisamente per lindipendenza dellisola di Mindanao. Unassistente sociale francese e la sua collega filippina sono anchesse portate via per sbaglio tutti trasportati su una barca da pesca per centinaia di chilometri e poi su per le montagne con i militari sulle loro tracce. Una estenuante esperienza che dura pi di un anno. Il regista, Brillante Mendoza, uno dei nomi di punta delle nuove onde del cinema filippino che hanno conquistato mercati e platee mondiali. interpretato da Isabelle Huppert, il suo personaggio quello della volontaria religiosa che si trova all'improvviso catapultata tra gli altri. Per interpretarlo lattrice dice di aver pensato a Ingrid de Betancourt, avevo letto il suo libro un po' per caso, che rende in modo molto preciso quella sensazione di perdita di riferimenti, di essere in balia a decisioni brutali, in un movimento continuo. E la reazione alla natura che spesso spaventosa. Ho conosciuto Brillante Mendoza al festival di Cannes, un regista che mi subito piaciuto molto. Fa un cinema che non somiglia a niente, totalmente libero, si muove in un caos che solo lui riesce a controllare. Anche sulla lavorazione di Captive le cose sono andate in questo modo. Avevamo una sceneggiatura ma la scommessa per lui era di trasformarla sul set. (c.pi.)

Los Angeles, 1949. Lo spietato gangster Mickey Cohen (Sean Penn) domina la citt, raccogliendo guadagni illeciti dalla droga, dalle armi, dalla prostituzione e dalle scommesse. E tutto questo avviene anche con laiuto di politici e agenti corrotti. Ma la piccola e segreta squadra guidata dal sergente John OMara (Josh Brolin) e dal suo braccio destro Jerry Wooters (Ryan Gosling), sono decisi a tutto per catturare Cohen. PINOCCHIODI ENZO D'AL. ANIMAZIONE. ITALIA 2013

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Diretto dal regista di Il discorso del re che sceglie la via dellopera vera e propria, dove tutto cantato dal vivo, e un cast importante in cui si fronteggiano come Jean Valjean-Javert, Hugh Jackman e Russel Crowe, che molto si sforzano di recitare e cantare alla perfezione, anche se per il secondo lo sforzo piuttosto vano. Qui la novit, se vogliamo, lidea di confrontarsi con lopera di Hugo a partire da una rilettura, il musical appunto. Il fatto che Hooper non regista da respiro epico e tantomeno visionario, si adagia su scene sontuose, costumi, sullaccumulo di materiali e immagini incastonandoli uno dopo laltro senza sfumature. I suoi bassifondi di Parigi, in cui si aggira lumanit dolente e stracciona, non mutano di tonalit n azzardano letture politicamente aguzze o spiazzanti. (c.pi.) IL PRINCIPE ABUSIVODI ALESSANDRO SIANI, CON ALESSANDRO SIANI, CHRISTIAN DE SICA. ITALIA 2013

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DI KATHRYN BIGELOW, CON JESSICA CHASTAIN, JOEL EDGERTON. USA 2013

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Zero Dark Thirty, in gergo militare, il il cuore della notte. anche l'ora (le 24.30) in cui i Navy Seals di Team Six, il primo maggio 2011, misero piede nel cortile delle residenza fortificata di Osama Bin Laden. Il film apre su un'oscurit ancora pi profonda e vertiginosa. La mise en scne classica e precisissima di Bigelow non ci risparmia niente, e non cerca scorciatoie: quello che si vede una combinazione di metodicit scientifica e macelleria medioevale. I rituali e gli attrezzi di scena svelati al mondo dalle micidiali foto di Abu Ghraib ci sono tutti - cappio, cappuccio, collare da cane, waterboarding, le umiliazioni sessuali, l'heavy metal a volume assordante... un film che non prevede zone di conforto per lo spetattore. (g.d.v.)

La cantante di origini giordane, ma ormai inglese di adozione, accompagnata dal dj P Money, si esibisce in questo Alive (tratto dallalbum The Real) filmata in un claustrofobico interno illuminato da tubi al neon e decolorato nella fotografia. La camera di Biggins si muove nervosamente sul corpo della Marar e degli altri performer, sagome nella penombra. Stacchi e piani ravvicinati rendono caotico e angosciante il visual, raddoppiando leffetto di soffocamento dato dal martellante sound elettronico. Un modo come un altro per neutralizzare leventuale (e rischioso) glamour. STAY

IL DOCUMENTARIOTHE SUMMITDI FRANCO FRACASSI, MASSIMO LAURIA. ITALIA 2012

Usa, 2013, 4',,musica: Rihanno con Mikky Ekko, regia: Sophie Muller, fonte: Youtube

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Le avventure del burattino ideato da Collodi portate sul grande schermo dal regista italiano Enzo D'Al dopo quattro anni di lavoro, con fondali che ricordano gli orizzonti collinari toscani e poi i personaggi che abbiamo conosciuto nellinfanzia. Il regista lo definisce quasi un musical. VIETATO MORIREDI TEO TAKAHASHI, CON ARIANNA DI CORI, PATRICK RAMHALHO. ITALIA 2013

RE DELLA TERRA SELVAGGIADI BENH ZEITLIN, CON QUVENZHANE WALLIS E DWIGHT HENRY, USA 2012

Quattro storie si incrociano all'interno della comunit di recupero per la tossicodipendenza di Villa Maraini. Sullo sfondo di una Roma scarna e reale i personaggi affrontano il muro dell'abbandono sociale e gli operatori sociali, spesso ex tossicodipendenti, non possono che vegliare sulle tragedie che hanno di fronte. BLUE VALENTINEDI DEREK CIANFRANCE, CON MICHELLE WILLIAMS, RYAN GOSLING, USA 2010

Dopo il successo di Benvenuti al nord, ci si aspetta parecchio dal debutto alla regia di Alessandro Siani (anche regista), che ha scritto il film assieme a Fabio Bonifacci. Tornano i conflitti di classe, i poveri e i ricchi, i cafoni e gli eruditi, addirittura i popolani e i principi. Qui il povero napoletano (Siani) viene scelto da Anastasio, cio Christian De Sica, ciambellano del re di un oscuro principato (il solito Trentino) come fidanzato della principessa Sarah Felderbaum solo per farle pubblicit. Magari il film non brilla per costruzione di racconto e esplosione di gag e battute, anzi spesso gira un po a vuoto, e Siani-Bisio erano una coppia pi affiatata di Siani-Christian, ma alla fine una graziosa commedia che si vede con piacere. (m.gi.) PROMISED LANDDI GUS VAN SANT, CON MATT DAMON, FRANCES MCDORMAND. USA 2012

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Zeitlin porta il suo amore per lacqua, New Orleans e il senso di uno spiazzamento fisico/cultural/social/mentale nelle sfere del mito, della fiaba e della tragedia. Lidea di partenza era di spiegare perch, dopo il disastro di Katrina, molti avevano rifiutato di andarsene. Suoi alleati imperdibili sono una bimba di 6 anni (lesordienteQuvenzhane Wallis, una forza della natura, nominata anche agli Oscar) e Dwight Herny, un panettiere. A cavallo tra mitologia, realismo fantastico e news, il film buca il tetto di timidezza e grigiore che spesso opprime il cinema indipendente Usa, di cui una delle avventure pi affascinanti degli ultimi anni. (g.d.v.) VIVA LA LIBERT

Il volto gonfio di pianto (o di botte?), lo sguardo quasi sotto leffetto di qualche droga quello di Rihanna, il cui corpo immerso per tutta la durata del video in una vasca da bagno avvolta nella penombra. Ekko non compare mai nello stesso ambiente, ma ripreso a parte in altri angoli della stessa sala da bagno o su una poltrona. Ancora una volta la maestra del music video Sophie Muller riesce a fare centro con poco, quasi nulla. Il suo proverbiale minimalismo fatto di corpi e volti in primo piano crea come sempre uno strano magnetismo che ipnotizza lo spettatore, senza neppure regalargli banale eros ben confezionato IM A WOMAN

Diretto dai giornalisti d'inchiesta Franco Fracassi e Massimo Lauria, getta luce, a dieci anni di distanza, su molte zone d'ombra del G8 di Genova, (19-21 luglio 2001), le speranze dei manifestanti, i meccanismi che hanno portato alla violenza indiscriminata da parte delle forze dellordine e di una parte dei manifestanti, gli interessi politici internazionali. The Summit il frutto di lavoro di oltre cinquanta persone, pi di cento intervistati, pi di mille pagine di documenti, mille ore di registrazioni audio e oltre cento ore di video. Tra gli intervistati, oltre a numerosi manifestanti vi sono anche don Gallo, Vittorio Agnoletto, Claudio Giardullo segretario generale Silp/Cgil, il generale Fabio Mini, Vincenzo Canterini ex comandante VII nucleo sperimentale squadra mobile, Dario Rossi avvocato del Genova Social Forum. Sergio Finardi esperto di tattiche di guerre informali dice nel film: Ci fu in Germania una dimostrazione contro i bastioni nucleari e la polizia intervenne in modo estremamente duro. Questo ha portato poi questo movimento antinucleare a essere un po lespressione dei primi passi di quelli che si sarebbero chiamati black bloc perch portavano abiti e cose di difesa neri e volti mascherati. Sanno che verranno filmati.

LA SATIRAIL NUOVO MALEFEBBRAIO 2013 N. 12, EURO 2.50

Francia, 2002, 355, musica: Cassius (con Jocelyn Brown), regia: autore ignoto, fonte: Youtube

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DI ROBERTO AND, CON TONI SERVILLO E ANNA BONAIUTO, ITALIA 2013

In una cittadina della Pennsylvania, isolati nellambiente familiare e sociale che resta sullo sfondo pur caratterizzato precisamente, Dean (Ryan Gosling, ora in Gangster Squad)) e Cindy (Michelle Williams, la Marylin di Simon Curtis) si offrono al pubblico nel percorso inverso dellhappy end con un andamento di lieve sadismo. Limmagine appassionata del come eravamo interviene a spezzare il livore dei due. Cinema indipendente assai apprezzato al Sundance e a Cannes, con occhio esperto da documentarista ma forse ancor pi da esperto davanguardia (allievo di Stan Brakhage), tanto da far riferimento non casualmente al film di famiglia in chiave arty. E Non scivola sulle chine pericolose della narrazione. (s.s.)

Matt Damon un agente di una grande corporation del settore energetico, il suo lavoro acquistare le concessioni dai modesti agricoltori di una cittadina rurale del Midwest. un piazzista del fracking, cioe la fratturazione idraulica che da qualche anno permette di estrarre idrocarburi (greggio pesante e gas naturale) con conseguenze ambientali potenzialmente devastanti. Ma anche la crisi ha devastato le gia misere prospettive economiche dei farmer costretti a cedere. Il film di Gus Van Sant un classico di denuncia sociale, il ricco filone di cinema Usa che va da Furore a Norma Rae passando per Matewan di John Sayles. Van Sant si muove con facilit sia nel cinema degli ampi consensi come Will Hunting e Milk, che in progetti di sensibilit artistica

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A parte il titolo, che ci riporta un po al Rene Clair di A nous la libert, un po a Roberto Rossellini di Dov la libert, con Viva la libert di Roberto And per una volta il cinema italiano quasi ci piglia. A neanche dieci giorni dalle elezioni pi incasinate che si siano svolte in questi ultimi anni, ci arriva una vera bomba comico-politico. Pure parecchio divertente grazie a un Toni Servillo che sembra rifare il Tot sdoppiato, anzi triplicato di Tot terzo uomo di Mario Mattoli. Qui Servillo si sdoppia da depresso leader bersaniano che ha ridotto il partito al 17% a un gemello pazzo, colto e allegro che, prendendo il suo posto, porter il Pd al 66%. Ci credi? No. Infatti solo un film. E alla fine la parte sana del marchingegno, puro slapstick alla Capra, funziona. (m.gi.)

Lenergia delle donne salver il mondo? A quanto pare si vedendo questo ennesimo clip prodotto dalla Partizan per Cassius. Il video inizia con il volto della vocalist afro Jocelyn Browne che si apre in due, rivelandoci un immaginario cosmico dal sapore fortemente hi-tech, dominato da alcune danzatrici moltiplicate allinfinito che ballano scatenate contornate da canne di pistola lucidamente metalliche da cui vengono esplosi numerosi colpi. Ne scaturisce del sangue (violenza ma anche passione) che colora di rosso i corpi sensuali delle performer e ricopre il pianeta. Im a Woman unapoteosi di raggi lumninosi e deflagrazioni, un trionfo coreografico tra il mistico e il fantascientifico, realizzato con ridondanza di effetti speciali. Nel finale il globo diventa una sorta di atomo e i vari continenti si riunificano in un solo blocco.

in edicola Il nuovo Male, il mensile di satira diretto da Vincenzo Sparagna, che firma in questo numero un editoriale col nome del suo storico alter ego Tersite, dal titolo Le mani sull'Italia, sull'orribile campagna elettorale 2013. Tra gli autori della Rassegna stampa dei Mali pi diffusi, curata da Cleono Zanzara, Piefrancesco Cantarella e Pablito Morelli pi Il Malinteso. Guido Giacomo Gattai apre un nuovo capitolo con La sporca storia di Sofia. Letteratura e satira anche nell'articolo sulle nuove religioni (assurde e reali) di Teodonio Diodato (Graziano Graziani), che racconta il Dudeismo, ispirato allo stile di vita del Grande Lebowski. Un'intervista postuma al regista Mario Monicelli, brevi testi sull' Astrofisica dell'urna. Tra i vignettisti Giuliano, che firma la copertina e l'intera pagina eroticomica, Giorgio Franzaroli, con un fumetto sulle tresche del trio Berlusconi-Alfano-Samor, e poi Ugo Delucchi, Frago, Giulio Laurenzi, Giuseppe Del Buono, Antonio Vecchio, Mal, SS-Sunda, Cecigian, le new-entry Paolo Cammello e Stefano Tirasso, Filippo Sczzari. Il giornale falso/vero nelle pagine centrali, Il Porco fondato e diretto da Libero Suino, illustrato con le grottesche incisioni di Massimo Boccardini e una vignetta di Giuliano.

IL FESTIVALBERGAMO FILM MEETING9 - 17 MARZO 2013

MAGICO

Sar Robert Gudiguian, il protagonista del Bergamo Film Meeting 2013: al famoso regista marsigliese infatti dedicata la personale di questanno. I suoi film ambientati nei quartieri popolari, raccontano la vita dei lavoratori e la solidariet che emerge nei momenti difficili. Saranno presentati accompagnati da un volume monografico, i diciassette film del regista tra cui Marius e Jeannette (1997), A lattaque! e La ville est tranquille (2000), fino ai pi recenti Le promeneur du champ de Mars (Le passeggiate al campo di Marte, 2005) e Les neiges du Kilimandjaro (Le nevi del Kilimangiaro, 2011) il film che racconta lattuale stato di crisi. Il regista sar presente alla manifestazione e terr una master class per gli studenti di cinema. In concorso lungometraggi inediti in Italia, tra cui Chaika (Spagna, Georgia, Russia 2012) di Miguel ngel Jimnez, opera seconda del regista spagnolo, gi ospite a Bergamo Film Meeting nel 2010, Mobile Home di Franois Pirot (Francia, Belgio, Lussembrugo 2012), racconto di due trentenni disoccupati, Le monde nous appartient di Stephan Streker (Belgio 2013). Inoltre produzioni indipendenti, un omaggio ad Alec Guinness, sette film della recente produzione europea e la sezione Falso dautore con 10 film di maestri del genere: Losey, Mankiewicz, Clment, Hawks, Orson Welles, Hitchcock. (s.s.)

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ALIAS 16 FEBBRAIO 2013

di GUIDO MARIANI

Nel pop mai nulla come appare. Ogni canzone una piccola finzione e ogni interprete veste anche i ruoli di un personaggio. Ma se travestitismi, trucchi scenografici e esagerazioni fanno parte della stoffa stessa con cui cucito il grande sogno dellimmaginario musicale, in alcuni casi lindustria discografica ha prodotto dei clamorosi falsi e delle vere e proprie truffe. Lera del rock ha collezionato furbi inganni, astuti piani di marketing e autentici raggiri. A volte i protagonisti hanno subito amare conseguenze, pi spesso i colpevoli si sono redenti e sono stati amati proprio per il loro inganno. Perch nel magico mondo dello spettacolo il talento anche larte di mascherare la realt. THE MONKEES Sullonda della Beatlemania nellautunno del 1966 negli Stati Uniti si pens di confezionare un serial televisivo che conquistasse i teenager come aveva fatto il film A Hard Days Night. Nacque cos lo show The Monkees in cui un quartetto musicale proponeva canzoni e situazioni divertenti esattamente sullesempio dei Fab four nei loro film musicali. I protagonisti della serie (Davy Jones, Micky Dolenz, Peter Tork e Michael Nesmith) erano solo degli attori-musicisti, reclutati dopo diverse audizioni. Le canzoni del telefilm erano state confezionate, ideate e registrate da session men e in sala di registrazione i Monkees erano poco pi di figuranti che obbedivano solo agli ordini sulle parti cantate. Il successo dello spettacolo fu clamoroso e altrettanto clamoroso fu quello dei brani dello show. Allatto, per, di vendere i dischi si pens di veicolare limmagine dei Monkees come quella di una band autentica, esattamente come i Beatles, senza accennare che erano in realt un prodotto di una fiction. La scelta sorprese gli stessi membri della formazione. Ricorder Nesmith: Quando vidi il nostro primo album lo guardai con orrore. Non cera nessun accenno ai musicisti. Ci presentavano come se fossimo stati una rocknroll band. Stavamo prendendo in giro il pubblico: noi non eravamo una gruppo rock, stavamo solo recitando!. Dal punto di vista commerciale il trucco fu un trionfo, llp di esordio rimase 13 settimane al numero uno della classifica di vendita Usa (un record rimasto imbattuto per pi di 15 anni) e i Monkees vennero frettolosamente paragonati ai loro modelli di Liverpool. Eroi in televisione, nelle classifiche e nelle radio, i quattro protagonisti decisero di non mentire ai media e nelle interviste scelsero, sin dalla fine del 66, a dichiarare candidamente di non essere una vera rock band ma solo di recitare. Il loro successo era per ormai assolutamente inarrestabile e Jones, Dolenz, Tork e Nesmith iniziarono quindi a prendere gli strumenti in mano, a suonare dal vivo e lottarono per interpretare completamente le canzoni della serie. Il loro terzo album, Headquarters, pubblicato nel maggio 1967, era tutta farina del loro sacco e fin ancora al primo posto in classifica. Fino al 1970 pubblicarono altri sei album usciti anche dopo la fine della serie televisiva che li aveva inventati. Collaborarono con un giovanissimo Neil Young e Jimi Hendrix and in tour con loro. La fiction era diventata realt. THE ARCHIES Firmarono la pi grande hit del 1969, ma non sono mai esistiti. Il brano Sugar Sugar domin le classifiche di mezzo mondo e divenne un evergreen. Gli Archies erano sulla carta formati da Archie, Reggie, Jughead, Bette e Veronica, ma di carta erano anche fatti, visto che erano una band nata da un fumetto diventato poi un cartone animato (i

Gorrilaz non hanno inventato niente). Le loro hit erano frutto di un team produttivo capitanato dal discografico Don Kirshner che era gi stato tra gli ideatori del fenomeno Monkees. Voci e cori degli Archies appartenevano a due cantanti Ron Dante, lead vocalist, e Toni Wine che impersonava le parti femminili. Proprio quando Sugar Sugar dominava le classifiche, nella top ten americana arriv anche il singolo Tracy opera dei The Cuff Links. Si trattava di unaltra band virtuale, il cui cantante era ancora Ron Dante che si trov cos leader di due band da top ten pur essendo un perfetto sconosciuto. Niente di nuovo per lui che gi nel 1965 aveva avuto un successo sotto falso nome con i bizzarri Detergents (i detersivi) un gruppo parodia che aveva pubblicato la hit Leader of the Laundromat (Il capo della lavanderia a gettoni, rilettura ironica di Leader of the Pack delle Shangri-Las). In una recente intervista ha elencato il numero di gruppi, veri o finti, a cui aveva prestato la voce: The Pearly Gate, The Eight Day, The Two Dollar Question, The Webspinners, Ronnie and The Dirt Riders. Ho inciso un disco con il nome C. G. Rose. E questi sono solo quelli che ricordo. Dante, nomen omen, per un inspiegabile gioco del destino, divenne poi leditore della prestigiosa rivista letteraria americana Paris Review che pubblic negli Stati Uniti anche

alcuni inediti di Italo Calvino. Il cavaliere inesistente del pop. DRIFTERS Iniziarono la carriera agli albori dellera pop e sfornarono hit a ripetizione per ventanni, ma furono una delle band pi taroccate della storia. Gli originali Drifters, guidati da Clyde McPhat