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MEMORIEPER LA STORIA

D E L

GIACOBINISMOS C R I T T E

DALL' ABATE BARRUEL

TRADUZIONE DAL FRANCESE .

TOMO II

1802

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n questa seconda Parte delle Memorie sul Giacobinismo dir inqual modo i sofisti dell'empiet, divenendo i sofisti dellaribellione, aggiunsero alla loro congiura contro tutti gli altari

del cristianesimo una nuova congiura contro i troni dei sovrani. Devoprovare che, dopo aver giurato di distruggere Ges Cristo, questiuomini sedicenti Filosofi giurarono di distruggere tutti i re.

IHo gi annunziato che ai sofisti dell'empiet divenuti i sofisti della

ribellione si un una setta da lungo tempo nascosta nelle retro-loggedella massoneria, che meditava contro l'altare ed il trono gli stessicomplotti e che faceva come i moderni filosofi il giuramento didistruggere il Cristo e tutti i re.

Questo doppio argomento divide naturalmente il presente secondovolume in due parti: la prima sar dedicata a sviluppare l'origine ed iprogressi della cospirazione dei sofisti cosiddetti Filosofi; la secondasveler la setta che io qui designo col nome di massoni delle retro-logge per distinguere i veri adepti da una folla di Fratelli troppo onestiper essere ammessi ai segreti delle retro-logge e peraltro abbastanzareligiosi, buoni cittadini e fedeli sudditi per prestarsi ai loro complotti.Dopo aver separatamente trattato ciascuna di queste cospirazionitendenti allo stesso scopo, dir come i loro seguaci si riunirono e siaiutarono mutualmente per realizzare quella parte della rivoluzioneche abbatt in Francia la religione e la monarchia, gli altari delCristo, il trono e la testa di Luigi XVI.

Obbligato dai fatti e risoluto a nulla concedere all'immaginazione, devo ai miei lettori alcune riflessioni facili da comprendere manecessarie per seguire i progressi dei sofisti nella loro nuovacospirazione, per mostrare le fasi attraverso cui sono passati opiuttosto attraverso cui sono stati portati loro malgrado solamente in

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forza dei loro principi, passando dalla loro scuola di empiet allascuola ed ai giuramenti della ribellione.

Finch sotto gli auspici di Voltaire i cosiddetti filosofi si eranoaccontentati di applicare alle idee religiose i loro principi dieguaglianza e di libert e di concluderne che bisognava distruggere ilDio del Vangelo per lasciare a ciascuno il diritto di farsi una religionealla propria maniera, essi non avevano avuto grandi ostacoli datemere da parte delle diverse classi d'uomini che eranoparticolarmente desiderosi di attirare alla loro scuola. In questaguerra contro il cristianesimo tutte le passioni combattevano con loro eper loro. Non dovette costar loro molto illudere degli uomini che assaispesso non vogliono provare ripugnanza per dei misteri che noncapiscono solo allo scopo di dispensarsi dai precetti e dalle virt cheessi non amano affatto.

Dei sovrani solitamente poco versati nello studio dei fatti e delleverit relative alla religione, degli uomini i quali ambiscono, nella loroopulenza e nella loro condizione, solo all'indipendenza della lorocondotta, morale; degli altri che aspirano alla ricchezza solo tentandodi rendere leciti tutti i mezzi per arrivarvi; dei pretesi geni anelanti ilfumo della celebrit e pronti a sacrificare tutte le verit al brio di unsarcasmo o di una bestemmia che si dice concetto spiritoso (bon mot);altri che avrebbero avuto poche speranze di diventare celebri se nonavessero diretto il loro genio contro il loro Dio; tutti coloro infinedisposti a prendere i sofismi per dimostrazioni; e tutti gli adepti diqueste diverse classi si davano poca pena di esaminare questaeguaglianza di diritti e questa libert di ragione che la setta presentavaloro come incompatibili con una religione rivelata e piena di misteri.

Non sembra che la maggior parte di questi adepti abbia riflettutoquanto sia assurdo opporre alla Rivelazione i diritti della loro ragione,come se i limiti e l'insufficienza di questa ragione dovessero servir diregola a Dio che si rivela, alla verit dei suoi oracoli e alla missionedei suoi Profeti e dei suoi Apostoli.

Non pare che costoro abbiano riflettuto che tutti i diritti dellaragione si riducono a sapere se Dio ha parlato, a credere ed adorare leverit da lui annunziate, di qualunque sorta siano. Uomini cos pocoatti a conoscere e difendere i diritti della Divinit non erano avversari

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molto temibili per dei sofisti che non cessavano di opporre al Vangelotutta la pretesa libert della ragione.

Ma la faccenda era diversa quando la setta, applicando alla societpolitica e all'impero delle leggi civili questi principi di eguaglianza e dilibert, si permise di concludere che, distruggendo l'altare, bisognavaanche distruggere tutti i troni, per restituire a tutti gli uomini la loroeguaglianza e la loro libert naturali. Una cospirazione ordita su taliprincpi e conseguenze si rendeva evidentemente nemici tutti gliinteressi e tutte le passioni dei sofisti coronati, dei prncipi protettori edi tutti gli adepti delle classi alte della societ, prima cos docili allelezioni di una libert che parlava solo di distruggere la religione.

Voltaire e d'Alembert naturalmente non potevano sperare di trovareFederico, Giuseppe II, Caterina III e Gustavo di Svezia ben disposti adistruggere loro stessi i propri troni. Era verosimile che molti altriadepti, ministri, cortigiani, ricchi o nobili sentissero il pericolo didipendere da una moltitudine la quale, non conoscendo pi superiori,si sarebbe assai presto eretta a sovrana, e come primo uso della suasovranit avrebbe potuto essere tentata di abbattere tutte le fortune etutte le teste al di sopra del suo livello.

Dal canto dei sofisti medesimi, se la riconoscenza era per loro soloun debole motivo, l'interesse per la loro stessa esistenza sembravadover rallentare il loro ardore contro il trono. D'Alembert viveva dellepensioni dei re di Francia e di Prussia, e doveva alla bont di LuigiXVI perfino il suo alloggio al Louvre. L'Imperatrice di Russiasosteneva da sola Diderot che aveva dilapidato i propri averi, ed il dilei Erede elargiva una pensione all'adepto la Harpe. Damilaville nonavrebbe avuto pi di che vivere se il re gli avesse tolto l'impiego. IlSinedrio filosofico dell'accademia francese, composta di tanti adepti,doveva solo al Monarca la sua esistenza, i suoi compensi e le suerisorse. Vi erano in Parigi ben pochi altri sofisti scrittori che nonaspirassero a qualche pensione o non ne fossero provvisti dagli intrighidei ministri protettori.

Voltaire si era fatta una fortuna indipendente; ci nondimeno sidimostr assai contento quando il Duca di Choiseul gli fece restituireuna pensione che le sue empiet gli avevano fatto togliere. ( Lett. diVolt. a Damilav. 9 Gennaio 1762.) Di pi, Voltaire sapeva meglio di

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ogni altro tutti i successi che la cospirazione contro il Cristo dovevaagli adepti coronati, ed inoltre era troppo voglioso di avere alla suascuola dei re e degli Imperatori per entrare egli stesso in unacospirazione che non doveva lasciare sulla terra n Imperatori n re.

Queste considerazioni diedero ai complotti dei sofisti contro il tronouna direzione del tutto diversa da quella della loro cospirazione control'altare; nella loro guerra contro il Vangelo l'eguaglianza e la libertavrebbero potuto esser state solo un vano pretesto, in quanto in lorodominava l'odio verso di Cristo, ed difficile che se lo potesseronascondere; fu una guerra delle passioni contro le virt religiose assaipi che della ragione contro i misteri del cristianesimo. Nella guerradei sofisti contro il trono il pretesto divenne evidenza, l'eguaglianza ela libert sembrarono dimostrate, i sofisti non dubitarono pi dei loroprincipi e credettero di fare ai re una guerra giusta e saggia. Nellaprima guerra le passioni inventarono i principi contro di Cristo; nellaseconda, la ragione pervertita da questi princpi si faceva una gloriaed un dovere di trionfare sui re.

Il progresso delle passioni era stato rapido; fino dalla sua nascital'odio di Voltaire per il Cristo era al suo colmo: appena lo conobbe loodi, e appena lo odi giur di distruggerlo. Non fu cos per l'odio deire; questo sentimento, come l'opinione e l'evidenza, ebbe le suegradazioni, e gli interessi medesimi dell'empiet si opposero perqualche tempo a quelli della ribellione. Alla setta necessitarono deglianni per formare i propri sistemi, per sistemare i propri complotti efissare il loro oggetto. Qui noi esporremmo male le mosse dei sofisti sele affrettassimo; come storici fedeli dovremo mostrare l'odio per i re inqualche modo ancora nell'infanzia, cio nascente dall'odio contro diCristo e che quindi applica i princpi inventati contro l'altare allarovina dei troni. L'odio dei re avr le sue gradazioni tra gli stessi capi,e per stabilirlo nel cuore dei seguaci i sistemi della setta verranno inaiuto all'illusione; dominer nella loro accademia segreta, dove infinesi trameranno contro il trono gli stessi complotti che il filosofismoaveva inizialmente ordito contro l'altare. Gli stessi mezzi e gli stessisuccessi faranno una sola e medesima cospirazione: gli stessi delitti egli stessi disastri faranno un'unica rivoluzione.

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COSPIRAZIONE CONTRO I RE.

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CAPITOLO I.

PRIMO GRADO DELLA COSPIRAZIONE CONTRO I RE.

VOLTAIRE E D'ALEMBERT PASSANO DALL 'ODIODEL CRISTIANESIMO ALL 'ODIO DEI RE.

l desiderio di essere veritiero e giusto verso un uomo che cospoco si premur di esserlo riguardo alla religione ci far inizi