- E danno ingiusto la lesione dellaspettativa legittima di mantenimento in capo al convivente more...

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  • - E danno ingiusto la lesione dellaspettativa legittima di mantenimento in capo al convivente more uxorio in caso di uccisione del convivente che lo manteneva economicamente. Orientamento tradizionale 1) Cass., 21-09-1981: Il risarcimento del danno cagionato da un fatto illecito altrui, richiede che il fatto abbia provocato un danno ingiusto, cio consistente nella lesione di una situazione giuridica, soggettiva, riconosciuta e garantita dall'ordinamento nella forma del diritto soggettivo.. -Problema se il convivente more uxorio possa chiedere risarcimento del danno patrimoniale al terzo che ha provocato la morte del convivente che lo manteneva economicamente IV) Negli ultimi anni la giurisprudenza ritiene danno ingiusto non solo la lesione di un diritto soggettivo altrui (diritto assoluto o relativo) ma anche la lesione di un interesse di una persona che, seppure non protetto come dir. soggettivo, comunque tutelato dallord. giur.
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  • 2) Cass., 07-07-1992, Giur. it., 1993, II, 659: In base al principio sancito dallart. 2043 c.c. per cui danno risarcibile solo quello che si verifica per la lesione di un diritto soggettivo, nel caso di morte di una persona, il soggetto convivente more uxorio che riceveva vantaggi e prestazioni e che chiami in giudizio il responsabile dellevento mortale deve ritenersi carente di legittima- zione per il risarcimento di danni in conseguenza della morte del proprio compagno, non avendo alcun diritto, per legge o avente titolo in una particolare convenzione, alle prestazioni patrimoniali della persona deceduta (anche se la convivenza more uxorio perdurava da lungo tempo e se siano nati dei figli, salvo il diritto di questi ultimi come figli naturali). perch il vincolo della convivenza, in quanto tale, non attribuisce, nellordinamento vigente, un diritto soggettivo a specifiche prestazioni a carattere patrimoniale. la convivente more uxorio della vittima di un omicidio non pu chiedereil risarcimento del danno patrimoniale
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  • Il convivente di fatto non ha nei confronti dellaltro convivente dei diritti soggettivi riconosciuti e garantiti dallordinamento giuridico. Orientamento giurisprudenziale pi recente Tuttavia varie norme dellordinamento riconoscono rilevanza protezione) giuridica alla convivenza more uxorio (almeno nei confronti dei terzi) - Art. 2 Cost. - Art. 6 l. 1978 n. 392 sulla locazione: Nella locazione di immobili urbani ad uso di abitazione in caso di morte del conduttore, gli subentrano nel contratto non solo il coniuge o i parenti con lui abitualmente conviventi ma anche il convivente more uxorio (Corte cost. sent. del 1988) - Legge sulladozione 2001/184: anche la coppia meramente convivente, purch in modo stabile, pu procedere ad adozione. Il terzo che provoca la morte del soggetto che mantiene il convivente lede non un dir. soggettivo di questi ma un interesse comunque protetto (o meritevole di protezione) da parte dellord. giuridico = danno ingiusto interpretato elasticamente
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  • 1) Cass., 28-03-1994, n. 2988, Giust. civ., 1994, I, 1849: Nellipotesi della c.d. famiglia di fatto (ossia di una relazione interpersonale, con carattere di tendenziale stabilit, di natura affettiva e parafamiliare, che si esplichi in una comunanza di vita e di interessi e nella reciproca assi- stenza morale e materiale), la morte del convivente provocata da fatto ingiusto fa nascere il diritto dellaltro al risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi dellart. 2059 c.c. (per il patema analogo a quello che si ingenera nellambito della famiglia) e del danno patrimoniale ai sensi dellart. 2043 c.c. (per la perdita del contributo patrimoniale e personale apportato in vita, con carattere di stabilit, dal convivente defunto, irrilevante essendo invece la sopravvenuta mancanza di elargizioni meramente episodiche .).
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  • 2) Trib. Milano 9.3.2004; App. Milano, sentenza, 17-03-2008 (Franchi c. Reggiani): Nel risarcimento dei danni da uccisione per fatto illecito ammissibile la legittimazione ad agire del convivente more uxorio per il risarcimento dei danni morali e patrimoniali. Anche se nellambito del rapporto interno, il convivente more uxorio non ha azione per ottenere nei confronti dellaltro ladempimento della prestazione patrimoniale ed tutelato solo con la soluti retentio ex art.2034 c.c.; ci non implica che i terzi possano pregiudicare senza conseguenze la legittima aspettativa di uno dei conviventi allattribuzione patrimoniale dellaltro, e quindi anche la perdita di aspettativa di un incremento del patrimonio per il fatto illecito del terzo obbliga questultimo al risarcimento del danno ex art.2043 c.c.". (sul tema cfr. anche Cass., 16-09-2008, n. 23725).
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  • Lesione dellintegrit fisica, in s considerata, Invalidit (inabilit) temporanea: Danno biologico (o danno alla salute) stato di malattia immediatamente conseguente alla lesione, il quale col decorso del tempo pu guarire o stabilizzarsi: dopo che la malattia ha compiuto il suo decorso, suscettibile di accertamento da un punto di vista medico-legale: residua una forma di lesione che permarr per tutta la vita: Invalidit permanente: somma di denaro per ogni giorno di malattia o convalescenza c.d. punti di invalidit in base a tabelle medico-legali In caso di lesione di diritti della personalit (in particolare, integrit fisica) sono risarcibili in astratto: a)il danno patrimoniale (2043); b) il danno non patrimoniale (2059) (danno biologico, morale soggettivo, esistenziale) (C. S.U. 2008/29672) cfr. art. 32 Cost., artt. 138-139 Cod. ass.; art. 2059 c.c.
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  • Se dal fatto illecito altrui deriva la morte Cass., 24-04-1997, n. 3592: Se dal fatto illecito altrui deriva la morte immediata di una persona, ad essa non spetta alcun risarcimento per danno biologico (o morale) danno biologico (o morale), poich la morte impedisce che la lesione si rifletta in una perdita a carico della persona offesa, ormai non pi in vita, sicch non sorge nel patrimonio dell'offeso un diritto al risarcimento per la perdita della vita; del resto vista la funzione non sanzionatoria ma di riparazione svolta dal risarcimento del danno risulta impossibile che un risarcimento per equivalente operi quando la persona pi non esiste (Cass., 25-05- 2007, n. 12253). Il problema del danno risarcibile in caso di morte (immediata) del soggetto che ha subito il fatto illecito Cass., 10-09-1998, n. 8970: Il bene salute ed il bene vita sono beni distinti e tutelati in forma distinta; mentre infatti il primo ammette una forma di tutela risarcitoria, il secondo no, in quanto, essendo strettamente connesso alla persona del suo titolare, non se ne pu concepire la autonoma risarcibilit quando tale persona abbia cessato di esistere
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  • Cass., 16-05-2003, n. 7632: Non accoglibile la domanda di risarci- mento del danno da perdita del diritto alla vita, o danno tanatolo- gico, proposta iure hereditatis dagli eredi del de cuius, in quanto levento letale immediato non pu tradursi nel contestuale acquisto al patrimonio della vittima di un corrispondente diritto al risarcimento, trasferibile agli eredi (cfr. anche Cass., 25-02-1997, n. 1704; Cass., 19-02-2007, n. 3760; Cass., 25-05-2007, n. 12253) Cass., 10-09-1998, n. 8970: in caso di morte di un individuo causata dall'altrui atto illecito, ove la morte sia contestuale all'azione dannosa, nulla dovuto agli eredi a titolo di risarcimento iure successionis del danno biologico sofferto dal loro dante causa, in quanto questi non ha mai subito alcun danno biologico rigorosamente inteso. 1) In caso di morte conseguente a fatto illecito altrui, non solo non c danno risarcibile a favore dellucciso per perdita della vita, ma un danno per perdita della vita dellucciso non viene neppure riconosciuto a favore degli eredi della vittima
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  • Trib. Cassino, 08-04-1999, Giur. it., 2000, 1200: Il diritto al risarcimento in conseguenza di una lesione mortale entra nel patrimonio del danneggiato allatto stesso in cui viene integrata detta lesione e quindi prima della sua morte; ne consegue che in ogni caso di morte, sia istantanea che non, spetta alla vittima il risarcimento del danno biologico nella misura massima del cento per cento; detta pretesa risarcitoria si trasmette in pari misura jure hereditatis agli eredi del soggetto deceduto, poich ci che si trasmette agli eredi non il diritto personalissimo della persona defunta, bens... il diritto di credito risarcitorio relativo alla produzione dellevento letale. (cfr. anche Trib. Napoli, 17-04-2007; Trib. Bari, 20-03-2004; Trib. S. Maria Capua Vetere, 14.1. 2003; Trib. Vibo Valentia, 28.5.2001; Trib. Massa Carrara 16.12.1997; App. Roma, 4.6.1992; Trib. Firenze, 18-11-1991 ) Orientamento contrario della giurisprudenza di merito T. Terni, 04-03-2008, Corriere merito, 2008, 803: Nellipotesi di persona deceduta a causa dellillecita condotta altrui, i prossimi congiunti hanno diritto al risarcimento del danno tanatologico (o da morte immediata).
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  • 1) Cass., 24-04-1997, n. 3592, Arch. circolaz., 1997, 899: Se dal fatto illecito altrui deriva la morte immediata di una persona, ad essa non spetta alcun risarcimento per danno biologico perci gli eredi della vittima non hanno alcun diritto ad esser risarciti per il danno biologico dalla medesima subito, mentre, iure proprio, hanno diritto ad esser risarciti per i danni patrimoniali, biologici e morali derivatine. 2) Cass., 06-02-2007, n. 2546; Trib. Bolzano, 27-07-1998, Riv. circolaz. e trasp., 1999, 347: I congiunti di persona deceduta in conseguenza dellaltrui atto illecito hanno diritto al risarcimento sia del danno morale, sia del danno biologico subito in conseguenza dellevento luttuoso, 2) Danno subito iure proprio dai congiunti della vittima purch dimostrino, per quanto attiene il danno biologico: a) leffettiva sussistenza di una patologia psichica o fisica; b) leffettiva sussistenza di un valido nesso causale tra la morte del congiunto e linsorgenza della malattia in senso medico-legale.
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  • 1) Cass. 23.2. 2004, n. 3549: Nel caso in cui intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni personali e la morte causata dalle stesse configurabile un danno biologico (e morale) risarcibile subto dal danneggiato, da liquidarsi in relazione alla effettiva menomazione della integrit psicofisica da lui patita per il periodo di tempo indicato, e il diritto del danneggiato a conseguire il risarcimento trasmissi- bile agli eredi che potranno agire in giudizio nei confronti del danneggiante jure hereditatis (Cass., 16-05-2003, n. 7632; Cass., 29- 09-1995, n. 10271; Cass., 10-02-1999, n. 1131) 2) Cass., 28-11-1995, n. 12299, Foro it., 1996, I, 3108: Nel caso in cui da un fatto illecito sia derivata dopo un lasso di tempo, anche breve (nella specie, pochi giorni), la morte del soggetto leso, configurabile per tale lasso di tempo una lesione della salute dell'offeso, per cui gli eredi di quest'ultimo possono far valere iure hereditatis, nei confronti dei responsabili dell'illecito, il diritto di risarcimento del danno biologico sofferto dal de cuius nel periodo che va dal momento della lesione a quello della morte. 3) Lesione integrit fisica e morte dopo apprezzabile lasso di tempo
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  • 4) Cass. 17.01.2008, n. 870; Cass., 13-01-2006, n. 517: La lesione dellintegrit fisica con esito letale, intervenuta immediatamente o a breve distanza dallevento lesivo, non configurabile come danno biologico, giacch la morte non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma incide sul diverso bene giuridico della vita, a meno che non intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra le lesioni subite dalla vittima del danno e la morte causata dalle stesse, nel qual caso configurabile un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, che si trasferisce agli eredi, i quali potranno agire in giudizio nei confronti del danneggiante iure hereditatis. 3) Cass., 14-03-1996, n. 2117: In caso di morte di un soggetto, cagio- nata dal fatto illecito altrui, i congiunti del defunto acquistano iure hereditatis il diritto al risarcimento del danno biologico (e morale) sof- ferto dal proprio dante causa limitatamente ai soli danni verificatisi tra il momento dell'illecito e quello del decesso, qualora i due momenti siano separati da un apprezzabile lasso di tempo; in caso di morte immediata, invece, gli eredi non acquistano alcun diritto al risarcimento del danno biologico (e morale) sofferto dal proprio dante causa....
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  • Cass., 28-08-2007, n. 18163; Cass., 19-10-2007, n. 21976; Cass., 23- 02-2004, n. 3549; Cass., 14-07-2003, n. 11003; Cass., 16-06-2003, n. 9620: la menomazione della integrit psicofisica nel lasso di tempo tra le lesioni e la morte causata dalle stesse il c.d. >: in questo caso, lammontare del danno biologico terminale calcolato per il solo tempo di permanenza in vita, e non gi in relazione ad un periodo di tempo pari alle speranze di vita per il caso di mancata morte a causa delle lesioni; tuttavia la sua liquidazione dovr tenere contodel fatto che, se pure temporaneo, tale danno massimo nella sua entit ed intensit, tanto che la lesione alla salute cos elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte. in particolare, lammontare del danno biologico terminale commisurato allinvalidit temporanea assoluta del danneggiato, per il tempo di permanenza in vita, 4) Il danno biologico c.d. terminale
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  • Cass., 30-01-2006, n. 1877: Il danno biologico e morale che la vittima di un sinistro subisce nellapprezzabile lasso di tempo tra la lesione e la conseguente morte (c.d. danno terminale) un danno nel quale, stante la tendenza ad un aggravamento progressivo, i fattori della personalizzazione debbono valere in grado assai elevato; esso, pertanto, non pu essere liquidato attraverso la meccanica applicazione di criteri contenuti in tabelle chesono predisposte per la liquidazione delle invalidit temporanee di soggetti che sopravvivono allevento dannoso (cfr. anche Cass., 28-04-2006, n. 9959: confermata la sentenza di merito che aveva liquidato a questo titolo 15.000 euro in relazione al danno patito dalla vittima, deceduta trentatr giorni dopo il fatto dannoso; Cass., 23-02-2005, n. 3766; Trib. Napoli, 25-05-2005; App. Caltanissetta, 29-02-2008).
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  • Cass., 17-01-2008, n. 870: Mentre non possibile risarcire il c.d. danno tanatologico o da morte, inteso quale lesione definitiva ed immediata del diritto alla vita (diverso in quanto tale dal diritto alla salute), per ammesso il risarcimento del c.d. danno terminale biologico, ossia del danno che maturato in capo alla vittima (trasmissibile agli eredi) ove la morte della stessa non sia seguita immediatamente alle lesioni ma tra linfortunio (nella fattispecie sinistro stradale) e la morte sia intercorso un apprezzabile lasso temporale, ancorch minimo (nella specie, tre giorni).
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  • 1) Cass., 06-10-1994, n. 8177, Foro it., 1995, I, 1852: Nell'ipotesi di lesioni personali seguite, dopo apprezzabile lasso di tempo, dalla morte ad esse conseguente, debbono essere distinti: a) i danni subiti dal soggetto passivo delle lesioni, cui compete il diritto al risarcimento del danno biologico e morale, trasmissibile agli eredi iure hereditatis (in via successoria) e b) i danni subiti, per effetto del decesso, dai congiunti, cui compete il diritto al risarcimento del danno iure proprio (Cass., 2003, n. 3414) 2) Trib. Genova, 05-06-1992, Nuova giur. civ., 1993, I, 575: Nellipo- tesi di persona deceduta per fatto illecito altrui, ai prossimi congiunti spetta iure proprio il risarcimento del danno morale (per le sofferenze patite in conseguenza della morte della vittima) e del danno patrimoniale, nonch, iure hereditario, il risarcimento del danno morale per i turbamenti psichici e del danno biologico patiti dalla vittima nellarco di tempo intercorso tra la lesione e il decesso (cfr. anche Trib. Milano, 31-05-1999, Danno e resp., 2000, 67). 5) Danni iure hereditatis e danni iure proprio in caso di morte dopo apprezzabile lasso di tempo
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  • 3) Cass., 25-02-1997, n. 1704, Nuova giur. civ., 1997, I, 221: Il risar- cimento del danno morale (e biologico) compete iure successionis ai prossimi congiunti della persona deceduta, che abbiano agito in qualit di eredi e nei limiti della relativa quota, onde ottenere la riparazione dei danni sofferti in vita dal defunto e cos da far valere il diritto al risarcimento gi entrato a far parte del patrimonio del defunto; la proposizione di domanda risarcitoria al suindicato titolo non preclude la presentazione di altra domanda volta a conseguire, nella qualit di prossimi congiunti del defunto, il risarcimento dei danni morali o patrimoniali a ciascuno di essi spettante iure proprio a causa della morte del congiunto (cfr. anche Cass., 9.3.2004, n. 4754).
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  • 1) Cass., 23-11-1985, n. 5814: il danno morale, inteso come il turbamento e la sofferenza psichica conseguente al fatto illecito, risarcibile a norma degli art. 2059 c.c. e 185, 2 comma c.p., nel caso di fatto illecito civile costituente reato. 2) Cass., 06-10-1994, n. 8177: Il danno morale o non patrimoniale, per il combinato disposto degli art. 2059 c.c. e 185 c.p., risarcibile nel caso in cui derivi da un fatto illecito costituente reato, e con- siste in un turbamento ingiusto dello stato danimo (cfr. anche Cass., 24-05-2001, n. 7075). 3) Cass., 14-03-2002, n. 3728: Presupposto necessario per il ricono- scimento del diritto al risarcimento del danno morale, ai sensi degli artt. 2059 c.c. e 185 c.p., laccertamento del fatto come reato. Tradizionalmente il danno morale viene riconosciuto nei casi in cui lillecito civile costituisce contemporaneamente reato
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  • T. Roma, 09-06-1993. Riv. pen., 2006, 1202: In caso di lesione del diritto di identit personale, qualora, non sia possibile ravvisare lesione dellonore e della reputazione della persona (e quindi risulti inconfigurabile una fattispecie criminosa, con conseguente irrisarcibilit del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c.), potr farsi luogo solo al risarcimento del danno patrimoniale. T. Firenze, 13-05-1996: Nel caso di lesione del diritto allimmagine non ipotizzabile un danno non patrimoniale per insussistenza di estremi di reato T. Roma, 31-01-1989. Foro it., 1991, I, 947: Poich lart. 7 c.c. si limita a disporre che linteressato possa chiedere la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento del danno, non risarcibile il danno morale in caso dusurpazione di nome non costituente reato. Cass., 05-10-1994, n. 8081: In caso di uso del nome altrui che non integri gli estremi del reato, va esclusa la risarcibilit del danno morale...
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  • -Trib. Roma, 17-03-1998, Foro it., 1998, I, 3660:Il produttore di una bottiglia d'acqua minerale, scoppiata nella mano di un consumatore che l'aveva presa da un bancone self-service, responsabile dei danni da quest'ultimo riportati. - Trib. Milano, 31-01-2003, Foro it., 2003, I, 1260: Dal momento che la responsabilit da prodotto difettoso prescinde dallaccertamento della colpevolezza del produttore, Posto che la responsabilit prevista dal d.p.r. 224/88 ha natura sostanzialmente obiettiva (e quindi prescinde dalla colpa, che invece necessario accertare in concreto per la configurabilit dellillecito penale rilevante ex art. 2059 c.c.), il produttore che sia ritenuto responsabile ai sensi di tale normativa non pu essere condannato al risarcimento del danno morale. questultimo, ove ritenuto responsabile in applicazione del d.p.r. 224/88, non pu essere condannato al risarcimento del danno morale (cos anche Trib. La Spezia, 27-10-2005, Foro it., 2005, I, 3500). Secondo orientamento tradizionale no danno morale nei casi di responsabilit oggettiva o per colpa (legalmente) presunta
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  • Cass., 22-03-2001, n. 4113: Allorch la responsabilit dellautore del fatto illecito dipendente dalla circolazione dei veicoli (lesioni personali) sia affermata non gi a seguito dellaccertamento dellelemento psicologico (colpa) che costituisce indefettibile elemento del reato, ma in base alla presunzione stabilita dallart. 2054 c.c. manca il necessario presupposto per il risarcimento del danno non patrimoniale (c.d. danno morale) ex art. 2059 c.c.. Cfr. anche Cass., 17-11-1999, n. 12741; Cass., 11-03-1998, n. 2674. Cass., 14-03-2002, n. 3728: Presupposto necessario per il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno morale, ai sensi degli art. 2059 c.c. e 185 c.p., laccertamento del fatto come reato, il cui elemento soggettivo lo stato psicologico (colpa o dolo) dellautore di esso, da accertare in concreto e non in base ad una presunzione legale di responsabilit.
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  • Cass., 31-05-2003, n. 8827 e n. 8828, in Foro it., 2003, I, 2273: Ri- tiene il Collegio che non pu essere ulteriormente condivisa la tradi- zionale restrittiva lettura dell'art. 2059, in relazione all'art. 185 c.p., come diretto ad assicurare tutela soltanto al danno morale soggettivo, alla sofferenza contingente, al turbamento dell'animo transeunte de- terminati da fatto illecito integrante reato. Tutte le volte che si verifichi la lesione di un interesse inerente alla persona costituzionalmente protetto, il pregiudizio conseguenziale integrante il danno morale soggettivo (patema d'animo), e pi in generale il danno non patrimoniale, risarcibile anche se il fatto non sia configurabile come reato (cfr. anche Corte Cost. 11.7.2003, n. 233). C. Stato, sez. VI, 09-06-2005, n. 3033, Giur. it., 2006, 949: Il danno non patrimoniale, pur in assenza di reato ai sensi dellart. 185 c.p., va sempre risarcito ove connesso alla lesione di diritti essenziali della persona sanciti dalla carta costituzionale (nel caso di specie il danno lamentato riferito a valori essenziali della persona, quali lonore, la reputazione e la propria immagine). Nuovo orientamento
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  • Cass., 06-08-2004, n. 15179: Alla risarcibilit del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. non osta n la mancanza di un accertamento in concreto della colpa dellautore del danno (tutte le volte in cui essa venga ritenuta sussistente in base ad una presunzione di legge, quale quella di cui allart. 2054 c.c.) n la inqualificabilit del fatto dannoso in termini di reato . Cass., 12-05-2003, n. 7282 e 7283.Cass., 01-04-2004, n. 6383: Alla risarcibilit del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. e 185 c.p. non osta il mancato positivo accertamento della colpa dellautore del danno se essa, come nei casi di cui allart. 2054 c.c., debba ritenersi sussistente in base ad una presunzione di legge e se ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato Cass., 27-10-2004, n. 20814).
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  • Trib. Roma, 04/12/2003, Guida al Diritto, 2004, 7, 57: Deve ritenersi che anche nell'ipotesi di responsabilit oggettiva del produttore, ai sensi del D.P.R. 224 del 1988, comportante una presunzione iure et de iure di colpa in caso di messa in circolazione di un prodotto difettoso, deve essere riconosciuto al consumatore, ove vi sia stata lesione di diritti alla persona, il risarcimento del danno non patrimoniale, inteso quest'ultimo come sofferenza psicologica. Cass. 12.5. 2003, n. 7281; Cass., 01-06-2004, n. 10482: Il danno morale (e pi in generale quello non patrimoniale), allorch vengano lesi valori della persona costituzionalmente garantiti, risarcibile tanto nelle ipotesi in cui il danneggiante sia ritenuto responsabile civile in base ad una presunzione di colpa, quanto in quelle di responsabilit oggettiva (cfr. art. 2054). App. Milano, 21-02-2007, Foro it., 2007, I, 2886: Il produttore risponde del danno morale patito da chi abbia riportato lesioni personali per luso del prodotto, ancorch si verta in unipotesi di responsabilit oggettiva, che prescinde dallaccertamento della colpevolezza dellagente.