1. EVOLUZIONE STORICA DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; EVOLUZIONE STORICA DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE;...

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  • EVOLUZIONE STORICA DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; EVOLUZIONE STORICA DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; COMPOSIZIONE E STATUS DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; COMPOSIZIONE E STATUS DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; LA GIURISDIZIONE DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; LA GIURISDIZIONE DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE; LA COMPETENZA; LA COMPETENZA; Il RICORSO Il RICORSO 2
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  • Secondo la tesi sostenuta dal prof. Russo, il giudizio che si instaura davanti le commissioni tributarie un giudizio di impugnazione- merito. Sotto il profilo formale, esso si atteggia come un giudizio di impugnazione: il giudizio deve essere introdotto con limpugnazione di atti tassativamente elencati nellart. 19, dlgs 546/92.
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  • Sotto il profilo sostanziale (contenuto della tutela) va rilevato che il giudice tributario non si limita a dichiarare legittimi o ad annullare gli atti dellente impositore, ma emette pronunce che attengono al merito del rapporto di imposta: giudizio di accertamento negativo della pretesa avanzata con latto investito dal ricorso e della correlata obbligazione.
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  • Tale ricostruzione non sarebbe convincente in riferimento ai casi in cui il ricorso sia fondato sui vizi meramente formali dellatto impugnato. Il giudice non emetterebbe, nel caso in parola, una pronuncia di accertamento attinente al merito della pretesa tributaria, ma si limiterebbe ad annullare o meno latto, a seconda che reputi sussistenti o meno i vizi dedotti dal ricorrente: giudizio di impugnazione-annullamento e non di impugnazione-merito
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  • La critica innanzi esposta fondata sulla premessa, che i vizi dellatto impugnato siano qualificabili come vizi di annullabilit e non di nullit. Ci sulla base dei principi generali secondo i quali: lazione di annullamento soggetta a prescrizione e linutile decorso del termine prescrizionale determina la sanatoria del vizio, mentre lazione di nullit imprescrittibile, e non possibile sanatoria alcuna.
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  • Per il prof. Russo, invece, i vizi in questiono sono configurabili come cause di nullit, nonostante che essi debbano essere dedotti entro i termini perentori previsti per la proposizione del ricorso. Si deve infatti tener conto del particolarismo del diritto tributario che giustifica lapposizione di rigidi termini di decadenza sia a carico dellente impositore che a carico del soggetto passivo dellobbligazione tributaria.
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  • sono organi del processo tributario: sono organi del processo tributario: le Commissioni tributarie provinciali (giudici speciali); le Commissioni tributarie provinciali (giudici speciali); le Commissioni tributarie regionali (giudici speciali); le Commissioni tributarie regionali (giudici speciali); la Corte di Cassazione, presso la quale istituita unapposita sezione tributaria (giudice ordinario) la Corte di Cassazione, presso la quale istituita unapposita sezione tributaria (giudice ordinario) 3
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  • sono attribuite alle commissioni tributarie tutte le controversie in materia di tributi, di ogni genere e specie e comunque denominati, ad eccezione di quelle riguardanti gli atti dellesecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento (art.2 d.lgs. 546/1992) sono attribuite alle commissioni tributarie tutte le controversie in materia di tributi, di ogni genere e specie e comunque denominati, ad eccezione di quelle riguardanti gli atti dellesecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento (art.2 d.lgs. 546/1992) 4
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  • la competenza territoriale delle commissioni provinciali determinata sulla base della sede dellufficio che ha emesso latto impugnato (art.4, c.1) la competenza territoriale delle commissioni provinciali determinata sulla base della sede dellufficio che ha emesso latto impugnato (art.4, c.1) la competenza territoriale delle commissioni regionali determinata sulla base della sede della commissione provinciale che ha emesso la sentenza impugnata (art.4, c.2) la competenza territoriale delle commissioni regionali determinata sulla base della sede della commissione provinciale che ha emesso la sentenza impugnata (art.4, c.2) 5
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  • Allepoca dellUnit dItalia, vigeva un sistema di giustizia tributaria che distingueva le controversie in materia di imposte dirette, nelle quali si riteneva prevalessero questioni tecnico-estimative da risolvere con valutazioni essenzialmente equitative in sede amministrativa, e controversie in materia di imposte indirette, per le quali si consideravano prevalenti le questioni di diritto, che venivano risolte secondo le regole giuridiche previste nel giudizio ordinario.
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  • Unaltra causa di tale distinzione era da ricondurre alla preminenza delle imposte dirette nel sistema tributario italiano che le riteneva, per questo, secondo lAmministrazione pubblica non sottoponibili al sindacato giudiziario.
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  • A seguito della Legge 14 luglio 1864. n. 1830, istitutiva dell'imposta di ricchezza mobile, furono introdotte le Commissioni tributarie comunali (o consorziali) e provinciali, le prime avevano il compito di determinare il reddito imponibile; in seguito fu istituita la Commissione centrale, con il regolamento 14 agosto 1864, n. 1884.
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  • Solo con lentrata in vigore della nuova legge sulla ricchezza mobile (r.d. luog. 28 giugno 1866, n. 3023) e l abolizione, nella tassazione mobiliare, del sistema del contingente con quello della quotit, fu devoluta la funzione accertativa all'agente delle imposte, e di conseguenza anche alle commissioni di primo grado fu concesso di decidere delle controversie che sorgono tra il contribuente e l'agente per l'accertamento dei redditi, sui quali l'imposta si riscuote mediante ruoli.
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  • Questo sistema che caratterizzava le commissioni tributarie successivamente fu oggetto di una graduale e progressiva giurisdizionalizzazione, anche se vi erano sporadici autori (E. Guicciardi) che gi allinizio del novecento le consideravano inserite fra le giurisdizioni amministrative speciali.
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  • Tale mutamento della natura delle commissioni culmin nella riforma degli ordinamenti tributari (r.d.l. 1936, n. 1639 e r.d. 1937, n. 1516) che suddivise le Commissioni amministrative sulle imposte dirette e sulle imposte indirette sugli affari in tre gradi, ed ampli loriginaria competenza relativa solo allimposta di ricchezza mobile a tutte le imposte dirette
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  • aument l'esigenza di una riforma dell'assetto esistente delle commissioni tributarie in virt delle norme in essa contenute, che nel sancire il divieto dell istituzione di giudici straordinari o speciali come espressione del principio dell'unit della giurisdizione (art. 102, co. 1 e 2), mentre conservavano alcuni giudici speciali (art. 103), facevano obbligo al legislatore ordinario, nella VI disposizione transitoria, di procedere entro cinque anni alla revisione degli organi speciali di giurisdizione esistenti, perch fosse assicurata anche per legge lindipendenza anche dei giudici speciali (art. 108, co. 2)
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  • Tuttavia, la Corte costituzionale, per evitare una pronuncia di illegittimit delle commissioni tributarie esistenti, si vide costretta a negare carattere giurisdizionale alle commissioni medesime (C. cost., n. 6 e 10/1969), in contrasto con il precedente orientamento, confermato, invece, dalla Corte di cassazione (Cass., sez. un,, n. 2175/1969; Cass., sez. un., n. 2201/1969; Cass., sez. un., n. 1181/1970), ma, in questo modo, salvaguard la loro sopravvivenza.
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  • L'articolazione delle commissioni era prevista in: commissioni tributarie di primo grado, aventi sede nella stessa dei tribunali; commissioni tributarie di secondo grado, con sede in ciascun capoluogo di provincia e commissione tributaria centrale, i cui componenti erano nominati, per il primo ed il secondo grado, con decreto del ministro delle finanze ma in conformit con le scelte effettuate, rispettivamente dal presidente del tribunale o della corte di appello, mentre, per la centrale, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle finanze.
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  • Avverso le decisioni delle commissioni di secondo grado, in alternativa al ricorso avanti la commissione centrale, dopo la scadenza del termine, era esperibile il ricorso avanti la corte di appello: in entrambi i casi l'impugnativa era ammessa soltanto per violazione di legge e per questioni di fatto escluse quelle relative a valutazione estimativa ed alla misura delle pene pecuniarie.
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  • Chiamata a pronunciarsi sulla natura delle commissioni dopo la riforma, la Corte costituzionale, proprio in relazione ai nuovi criteri di nomina dei componenti, esprimeva con sicurezza la convinzione che hanno natura di organi speciali di giurisdizione, nell'interpretare la legislazione precedente, si potesse attribuire alle vecchie commissioni carattere semplicemente amministrativo (C. cosi., n. 287/1974), in virt del fatto che l'art. 102 cost. stabiliva, in realt, che non possono essere istituiti, cio creati ex novo, giudici speciali (C. cost., n. 215/1976).
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  • non erano mancate critiche circa la idoneit del nuovo assetto a garantire una piena tutela dell'autonomia e indipendenza dei giudic