Gerarchia politico-sociale popolo grasso (Arti Maggiori, alta borghesia, associazioni delle...

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Gerarchia politico-sociale “popolo grasso” (Arti Maggiori, alta borghesia,

associazioni delle attività economiche più prestigiose e redditizie) al vertice del governo

“popolo minuto” composto dalla piccola borghesia (le Arti Minori, attività economiche meno redditizie)

“popolo magro”: braccianti, operai e piccoli commercianti, privi di qualsiasi forma di rappresentanza politica

Giudici, Mercanti, Cambio, Lana, Seta, Medici, Pellicciai

Michele di Lando, capo della rivolta dei Ciompi (operai delle botteghe della lana)

Nominato Gonfaloniere di Giustizia Fondazione delle arti del Popolo di

Dio (Ciompi, Farsettai, Tintori) Governo popolare 31 agosto: fine della rivolta,

abolizione delle nuove arti, restaurazione del potere precedente

1347: Nuovi ordinamenti per fare di Roma un Comune governato dai rappresentanti del popolo

Col favore del popolo sottomise i baroni ed eliminò l’anarchia feudale

Cominciò un breve periodo in cui sembrò che Roma, partendo dalla memoria dell’antica grandezza, potesse sviluppare una civiltà comunale:

le classi che allora rappresentavano la modernità e altrove conducevano le città fuori dal Medioevo - giudici, notai, mercanti - vennero a giurare fedeltà al nuovo Comune

Ma Cola si montò la testa Precipitò nel lusso e nella corruzione Fu cacciato in esilio Riuscì a tornare a Roma e riprendere il potere Ma si era trasformato in un tiranno Il popolo insorse l’8 settembre 1354 e l’uccise Il cardinale Egidio Albornoz, inviato dal Papa,

ristabilì l’ordine a Roma

I più importanti: Repubblica di Venezia (oligarchia aristocratica) Ducato di Milano (Visconti, poi Sforza) Repubblica di Firenze (Signoria di fatto dei Medici dal

1434) Stato della Chiesa (Papato) Regno di Napoli, Sicilia e Sardegna (Aragonesi, anche

Re di Spagna) Minori:

Ducato di Ferrara (Este) – Ducato di Mantova (Gonzaga) – Repubblica di Genova - Ducato di Urbino (Montefeltro) - Ducato di Rimini (Malatesta) – Ducato di Savoia

Approfittando della debolezza del Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia aveva conquistato i territori di Bergamo e Brescia fino all’Adda

Il Duca di Milano Filippo Maria Visconti dopo aver riconquistato territori in Emilia, tentò di recuperare quelli caduti in mano di Venezia

La Repubblica di Firenze si alleò con Venezia temendo l’eccessiva potenza dei Visconti

Il 12 ottobre 1427 si svolse una battaglia decisiva a Maclodio tra le truppe di Milano e quelle, alleate, di Venezia e Firenze alla guida del Conte di Carmagnola

Venezia e Firenze vinsero la battaglia Ciò rafforzò Venezia Allora Firenze passò dalla parte di

Milano Il conflitto proseguì fino al 1454 La caduta di Costantinopoli nelle mani

degli Ottomani (1453) spinse gli Stati italiani a maggior prudenza

9 aprile 1454 presso il Castello Visconteo di Lodi pace definitiva tra Venezia e Milano

Trattato ratificato dai principali Stati regionali Stabilì:

la successione di Francesco Sforza al Ducato di Milano (sottratto ai Visconti)

la fissazione della frontiera tra Venezia e Milano sul fiume Adda (alcuni segni di confine esistono ancora)

l'inizio di un'alleanza tra Stati italiani che culminò nell'adesione – in tempi diversi – alla Lega Italica.

Rilevanza storica del trattato: aver garantito all'Italia 40 anni di pace

stabile contribuendo di conseguenza a favorire la

rifioritura artistica e letteraria del Rinascimento.